Il Pianista

Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall’infanzia all’età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.
“Cosa ti fa più male? Pensaci. Quello che ti fa più male questo ti faremo. Tu sei un pianista? E ti colpiremo sapendo che sei un pianista!” Gli urlavano i torturatori che, nell’illusione d’infliggergli il peggiore dei supplizi, si accanivano contro quelle dita prodigiose. Non avrebbero suonato mai più il piano. Cosa sono le mani per un pianista? Le ali di un’aquila per librarsi nel vento? Le bianche vele di una caravella? Ma lui sognava l’estate in cui si era innamorato e ricordando gli occhi di lei rivedeva quel cielo e ripensando alle sue parole ricordava il vento e così non smise mai di suonare. Prese a muoversi nello stambugio in cui lo avevano segregato. Braccia senza mani segnavano nell’aria uno spartito e i piedi si posavano sul pavimento come dita sulla tastiera, eseguendo la solita melodia. Ossessionati da quei movimenti che erano per loro come note di condanna sul pentagramma dell’anima, gli uomini delle milizie infierirono anche contro braccia e gambe, riducendo lo sventurato, nel loro disumano furore, alla quasi totale immobilità. Ma il pianista, appena poteva sottrarsi allo sguardo vigile dei suoi feroci carcerieri, riprendeva a dondolare il capo lentamente, in modo impercettibile, seguendo le note del malinconico notturno. Agli aguzzini, rassegnati e vinti, non restava che contemplare quella furia superiore.
Per farlo smettere avrebbero dovuto levargli il cuore. Avrebbero dovuto colpire lì dove risuonano le infinite melodie dell’amore. Ma il cuore non muore mai. Puoi strapparlo dal petto di un uomo, schiacciarlo e bruciarlo. Ma non muore. Continuerai a sentire i suoi battiti, in paradiso o all’inferno, per sempre risuoneranno dentro di te.
Adesso il pianista non suona più ma nel fragoroso silenzio di quella cella ancora oggi si vede la sua ombra che, stagliata contro il muro sbrecciato, si dondola nella luce della luna e continua a suonare, a sognare, ad amare.
Ancora oggi quella dolce melodia risuona in chi sosta in quel luogo di dolore.
Un uomo solo, come sempre, salva tutti gli uomini.

Canto Blues alla Deriva, sabato 26 agosto a Martano

"…Mille voci,
e nessun rimpianto,
e mille luci,
ed un solo canto."
(frammento…)

Il "Canto Blues alla Deriva" il nostro primo esperimento di scrittura collettiva, un poema al quale hanno preso parte dodici autori, è un libro della collana Poet/bar diretta da Mauro Marino per i tipi della Besa Editrice. Il punto di partenza è stato il frammento di Francesco Sasso, lettore critico, attento, umorale di tutto il materiale che si è susseguito. L’idea di una jam session di poesia, dove una voce prosegue ciò che la voce precedente ha scritto, replica del procedimento dei cantastorie, dei cunti popolari, dove su un ritmo si improvvisano strofe differenti, un quadrumano gorilla digitale. Un ritmo in levare, quello del Canto Blues alla Deriva, che è riuscito a distendersi nel tempo che chiede la poesia, quello del silenzio e dell’attesa. Il Canto Blues alla Deriva si è sedimentato in quattro fasi, una iniziale, preparatoria, dove io e Francesco abbiamo discusso confrontandoci sul ‘come’, tecnico-pratico e poetico, sulla dinamica da scegliere, sull’accordatura degli strumenti, almeno di due degli autori coinvolti. Dopodiché si sono succedute due fasi (marzo-luglio, settembre-novembre 2005) di stesura e completamento. Dall’inizio della prima stesura del Canto Blues alla Deriva e per tutta la durata della scrittura, fino a settembre, è stata disponibile online la pagina per l’inserimento dei frammenti, che era libero e aperto a tutti, purché venisse rispettato l’impegno di leggere ciò che gli altri avevano scritto prima di proseguire. L’ultima sezione è stata scritta invitando gli autori a partecipare con il loro ‘ultimo’ frammento. La chiusura del “Canto Blues alla Deriva” è stata scritta da Irene Leo, giovane autrice esordiente… (dalla nota al testo di Luciano Pagano)

La nota d’inizio di "Canto Blues alla Deriva" è stata affidata alla scrittura critica di Vittorino Curci.
Testi sono di: Francesco Sasso, Luciano Pagano, Irene Leo, Gioia Perrone, Tiziano Serra, Vito Antonio Conte, Rossano Astremo, Stefano Donno, Davide D’Elia, Matteo Chiarello, Angelo Ciciriello, Paolo Simoncini. Autori che si sono alternati su Musicaos.it.
Il testo è corredato da due riflessioni, scritte dagli ideatori Francesco Sasso e Luciano Pagano.

Potete acquistare il canto su IBS, mentre sarà in tutte le librerie da novembre.

Sabato 26 Agosto, presso il Palazzo Ducale di Martano (Lecce), alle ore 19.00 (circa), nell’ambito della rassegna Margini 2006, avremo occasione di presentare il “Canto Blues alla Deriva“, in un reading/presentazione con gli autori del "Canto Blues alla Deriva".

Dunque non mancate a Martano! Irene Leo, gli amici di Canto Blues alla Deriva e Manuale di Mari vi invitano a partecipare. Per eventuali dettagli e informazioni lasciate pure i vostri quesiti nei commenti.

Profumi di Provenza

La spiaggia è lontana e il mare è una macchia di azzurro intenso tra le colline cosparse di luce.
In mancanza di sabbia, ho scritto due "M" di fiori e lavanda sul bordo della piscina.

Un caro saluto dalla Provenza e dalla Costa Azzurra.

Ky

Dove sei Amore?

P. Picasso, Tete d'une femme lisant

Dove sei Amore? Dove sei?
T’inseguii sul crinale di primavera
e speravo di coglierti come grano
nelle valli dorate dell’estate
ma non eri tu, solo il desiderio di te
che implacabile incontro in ogni essere
perché tu hai questo, che in te sei buono
ma crudele e spietato è il tuo bisogno
e privi di te vaghiamo senza meta
creature affamate, come belve siamo
tutto l’amore degli altri divoriamo
ne facciamo sterco su cui posare il piede
in questo inesorabile cammino verso di te.
Ma se vago, ti scorgo nel volto della luna
e ripenso sempre a una bruna fanciulla
che colpì il mio cuore come una scure
in un giorno solo, perfetto e luminoso
e così, alla fine, ti ritrovo Amore
tu sei qui, nei ricordi e nelle ferite

in ogni goccia perduta del mio sangue
sulla bianca balaustra dell’anima.