Il Pianista

Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall’infanzia all’età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.
“Cosa ti fa più male? Pensaci. Quello che ti fa più male questo ti faremo. Tu sei un pianista? E ti colpiremo sapendo che sei un pianista!” Gli urlavano i torturatori che, nell’illusione d’infliggergli il peggiore dei supplizi, si accanivano contro quelle dita prodigiose. Non avrebbero suonato mai più il piano. Cosa sono le mani per un pianista? Le ali di un’aquila per librarsi nel vento? Le bianche vele di una caravella? Ma lui sognava l’estate in cui si era innamorato e ricordando gli occhi di lei rivedeva quel cielo e ripensando alle sue parole ricordava il vento e così non smise mai di suonare. Prese a muoversi nello stambugio in cui lo avevano segregato. Braccia senza mani segnavano nell’aria uno spartito e i piedi si posavano sul pavimento come dita sulla tastiera, eseguendo la solita melodia. Ossessionati da quei movimenti che erano per loro come note di condanna sul pentagramma dell’anima, gli uomini delle milizie infierirono anche contro braccia e gambe, riducendo lo sventurato, nel loro disumano furore, alla quasi totale immobilità. Ma il pianista, appena poteva sottrarsi allo sguardo vigile dei suoi feroci carcerieri, riprendeva a dondolare il capo lentamente, in modo impercettibile, seguendo le note del malinconico notturno. Agli aguzzini, rassegnati e vinti, non restava che contemplare quella furia superiore.
Per farlo smettere avrebbero dovuto levargli il cuore. Avrebbero dovuto colpire lì dove risuonano le infinite melodie dell’amore. Ma il cuore non muore mai. Puoi strapparlo dal petto di un uomo, schiacciarlo e bruciarlo. Ma non muore. Continuerai a sentire i suoi battiti, in paradiso o all’inferno, per sempre risuoneranno dentro di te.
Adesso il pianista non suona più ma nel fragoroso silenzio di quella cella ancora oggi si vede la sua ombra che, stagliata contro il muro sbrecciato, si dondola nella luce della luna e continua a suonare, a sognare, ad amare.
Ancora oggi quella dolce melodia risuona in chi sosta in quel luogo di dolore.
Un uomo solo, come sempre, salva tutti gli uomini.

Non solo chi suona può capire queste parole, immaginare la scena, descrivere con la mente ogni azione.
Se mi fosse precluso di suonare penso a ragione che ne soffrirei profondamente.
E se ci fosse impedito di scrivere?
Il grande Rilke nelle “Lettere a un giovane poeta” indirizzate a Kappus rispondeva con una parola: – moriresti -.
E’ proprio su questo bisogno che la nostra riflessione ci rende palese quanto l’uomo sia intrinsecamente più che un’entità fisica, perno di bisogni anche non materiali.
Il brano mi ha molto colpito; la resa è efficace, sobria.
Manca quell’alone di retorica che spesso appesantisce le costruzioni letterarie riconnesse al “dolore”.
E queso è un grandissimo merito, complimenti!
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Un decalogo del dolore, della memoria dentro i luoghi della Shoah, questo commovente racconto: perché dalla storia, dalle gesta di eroismo quotidiano emerse nei giorni terribili di un conflitto spietato giunga l’insegnamento per costruire un futuro degno.
Daniela Quieti
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Come potrei esprimere con parole, qualunque parola, la ferita che sanguina di un’anima. Immane dolore, immane cattiveria, potente volontà di riscatto.
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Con malinconica profondità lo scrittore fa echeggiare una musica che la crudeltà non riesce ad impedire.
E’ musica che viene dal cuore del pianista e quello appartiene solo a lui,mai potrà esser toccato dalle mani sporche degli aguzzini.
Con originale descrizione viene tracciato il limite invalicabile che trincera il cuore del pianista.
L’uomo tocca e commuove, soffre e vince perpetuando il proprio essere, la propria musica suonata con uno strumento eterno: il cuore.
Sembra che la lettura del racconto abbia veramente avuto una colonna sonora con note dolci e vibranti di un pianoforte tanto che chi rilegge il racconto ne riascolta anche la musica.
Complimenti.
Elisa
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“Per farlo smettere avrebbero dovuto levargli il cuore. Avrebbero dovuto colpire lì dove risuonano le infinite melodie dell’amore. Ma il cuore non muore mai. Puoi strapparlo dal petto di un uomo, schiacciarlo e bruciarlo. Ma non muore. Continuerai a sentire i suoi battiti, in paradiso o all’inferno, per sempre risuoneranno dentro di te.”
Stupendo per quanto al cuore si presenta questo racconto! Intenso, profondo, struggente da farsi proprio il dolore e le unghie per diffendersi da chi opera il male. Non riuscivano a capire che potevano uccidere il corpo, ma poi l’ anima? No. Quella proprio no! L’ anima non perde il respiro, ma continua a pulsare nell’aria, nei silenzi di lontani loculi, fra le onde del vento aspro. Immensa, l’anima insormontabile che vibra lungo il tempo nella triste dolcezza dei suoni di un pianoforte, invincibile come l’amore come la vita come l’eternità.
Grazie di aver condiviso una tale emozione, pura e cruda. Grazie di averci ricordato “di non dimenticare” che “ancora oggi quella dolce melodia risuona in chi sosta in quel luogo di dolore.”
Un uomo solo, come sempre, salva tutti gli uomini.
Davvero grazie di cuore.
Manuela
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“Un uomo solo, come sempre, salva tutti gli uomini.”
Un bellissimo, toccante racconto. Così profondamente vero e carico di pàthos, la stessa commozione che suscitavano le note de “Il pianista” tutt’ora vive in quel luogo di dolore.
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Robert replica:
febbraio 20th, 2010 alle 10:15
@nicla morletti,
la frase “Un uomo solo, come sempre, salva tutti gli uomini” è in verità una citazione del grandissimo Borges e richiama il concetto di salvezza incarnato da Gesù e valido per ogni uomo.
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Sei riuscito a farmi immaginare la scena con la tua descrizione…ho i brividi…
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Complimenti!!
Leggerti e davvero ascoltare musica.
Un abbraccio
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@ognidove
Forse la ragione dell’accanimento del distruttore sta proprio nel voler dimostrare a se stesso, prima di tutto, che esiste quella possibilità delle ombre che ci sopravvivono.
Forse…
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Mi sembra di sentirlo quel notturno, persino nelle mie mani… Che bella lezione ha dato questo pianista coraggioso alle mie note dolenti, ma ancora troppo amare per seguire il suo esempio! Vorrei anch’io avere il suo cuore che continua a vibrare dopo la sventura, con la Musica compagna di vita e fedele confidente… Robert che questo etereo notturno risuoni ancora per te e per la tua ammirabile arte
Angela
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Ma l`accanimento del distruttore … perchè è tale?
La cecità del distruttore, nel voler ignorare che le ombre sopravviveranno alla devastazione operata dal di fuori (no – quella dal di dentro, ilpianista non la sopravviverebbe, e quindi, senza di lei, senza il suo amore no) – come fa ad essere assoluta?
Abbiamo piani di disconoscenza differenti?
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è stupenda, soprattutto l’ultima frase… tante volte è successo che l’esempio di uno ha dato forza a tanti altri
Maluna
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ciao…ho appena scoperto dopo tempo che ti leggo, che siamo entrambi pugliesi
che dire…evviva!
un caro saluto.
isabella
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ciao a presto!
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per caso mi sono ritrovata nel tuo blog. ho provato un piacere immenso leggendo ciò che hai scritto. tornerò a trovarti.
Alice
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grazie robert……
x l’ntensa emozione che mi hai fatto provare leggendo questo struggente racconto…….
m.teresa
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Le note di un pianoforte: onde sonore che si propagano nelle vibrazioni tumultuose del cuore..le melodie sono creazioni d’amore, battiti di cuore. La sua musica non morirà mai: le sue note continueranno a vibrare nell’universo… Sono tanti gli uomini che possono salvare tutti..attraverso le sue note..l’uno salverà tutti..e tutti salveranno il mondo…
baci…
-Meg-
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Blog esaltante complimenti, venite a visitare anche il mio specie se siete contro la caccia o solo semplicemente se siete pazzi!
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@Edo
Grazie! Vale anche per te quando passi per Bari!
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@Alidada
Cara amica, eppure chissà quanti eroi non abbiamo mai conosciuto e quanti eroismi non riusciamo nemmeno a immaginare nella storia dell’umanità.
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Un delicato omaggio a chi sa dare emozione accarezzando una tastiera… mi sarebbe piaciuto imparare a suonare.
PS… grazie delle sempre belle parole che a me riservi… se passi da Milano fammelo sapere.
Ciao
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Dio com’è struggente questo racconto! E come al solito mi sono commossa…
“Ma il cuore non muore mai” —> come vorrei fosse vero.
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Racconto che suscita intense emozioni..bello tornare a leggerle..
Femme.
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Amore, impresso nel cuore …
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Un uomo solo…..è vero, ma quanto inutile, stupido, assurdo dolore! Il tuo brano mi ha molto coinvolto, è scritto molto bene, complimenti. Un caro saluto.
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Davvero molto intenso questo racconto, pieno di emozioni…un abbraccio
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Versi delicati come la melodia del pianoforte che in questo suono struggente di sofferenza s’innalza di una bellezza interiore non comune.
Carissimo Robert riesci a far fluire dalle parole meraviglie della tua anima, viste con occhi profondi di un pensiero importante.
Un abbraccio a te
Nicoletta Perrone
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eppure torture di questo genere esistono davvero! Difficile sfuggire a tanta barbarie e saper essere superiori.. Più facile è lasciarsi andare e morire.
Un abbraccio per te, mio caro Robert
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Ampio.. questo racconto è ampio.. come un respiro che va da questo luogo ad un punto lontano perso nell’Universo.. chissà dove, chissà dove… toccando tutte le corde d’anime e stelle e pianeti.. perchè c’è, da qualche parte, un luogo chiamato Amore…
Ti abbraccio
Ars
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bellissimo, intenso…suono anche io il piano, mi ha coinvolta moltissimo!
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