
Dallo spot Una storia italiana della Banca Monte dei Paschi di Siena
Fai di me un vestito di alghe e coralli
di spuma e di baci nel tuo mare d’amore
Il bel canto della primavera. L’usignolo annuncia la mite stagione dei fiori. Comincia la sesta edizione del CONCORSO DI EMOZIONI.
Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari!
Puoi partecipare in modo del tutto gratuito postando per un mese, fino al 18 aprile, direttamente nei commenti di questo post poesie, racconti e parole per una canzone d’autore. Gli autori di opere edite possono partecipare anche con poesie e brevi brani estratti dai loro libri.
Quest’anno, nella nuova sezione “Poesia e Musica”, curata in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente, le tue parole potranno diventare anche il testo di una canzone d’autore!
Il nome dell’autore del testo scelto per creare una nuova canzone sarà comunicato nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore” (23 e 24 aprile 2010).
Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.
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Il mio cuore era ridotto a poco più che un guscio di noce vuoto. Batteva per inerzia perché sapeva che quello era il suo compito e lo svolgeva così, senza infamia e senza lode. Avevo chiuso con gli uomini, tutti gli uomini e ormai li dividevo in due categorie: quelli che mi avevano ferito e quelli che lo avrebbero fatto.
Il lato positivo della faccenda era che dopo tutte quelle bruciature riuscivo a relazionarmi con loro “da amica” senza coinvolgimenti emotivi e mi ero scoperta abile consigliera nelle loro faccende amorose. Insomma, ero un po’ una Hitch al femminile e non mi sentivo in colpa per questo perché molte volte le loro prede si trasformavano in compagne per la vita. Solo io volevo continuare a restare sola, tanto l’amore era solo un’inutile complicazione, ma non avevo fatto i conti con il destino che era deciso a giocarmi un tiro mancino. Di corteggiatori ne avevo molti: persone che all’apparenza erano “ottimi partiti” ma non per me, io volevo di più perché cercavo la perfezione.
Ma esiste la perfezione?
Certo che esiste. Ti incrociai per caso per la strada. Eri un mix di sensualità ed ingenuità, con il sorriso accattivante e gentile. Eri il mio esatto contrario: classica bellezza mediterranea, alto, dagli occhi color cioccolato. Forse per questo mi sei subito piaciuto: mi ricordavi il cioccolato fondente che ho sempre adorato.
L’unico neo: eri il ragazzo più desiderato della città. Tutte spasimavano per te, tutte volevano uscire con te e venivano a chiedere a me come poterti conquistare. Ricordo che ogni volta era una sofferenza: ormai eri diventato il mio amico più caro e mio confidente e lo stesso valeva per te. Ricordo quante volte scherzando ti proponevo di incontrare questa o quell’altra persona che potevano essere perfette per te. E il mio cuore si stringeva ogni volta. Ero tua amica, ti volevo un bene dell’anima ed era mio compito desiderare che tu fossi felice, seppur lontano da me ma ciò non mi evitava il dolore. Scoprii che ti eri innamorato quasi per caso, in quella sera di maggio. Mi dicesti solo”non ci vedremo per un po’, uscirò più spesso con lei” e ovviamente lei era gelosa di me: non solo aveva avuto l’amore della mia vita, ma mi aveva rubato anche il mio amico. Ma non ero arrabbiata perché in fondo la capivo: anche io sarei stata gelosa al posto suo. Tu con me ridevi, scherzavi, raccontavi la tua vita…lei era “solo” la tua ragazza. Decisi di andare via, di non vederti più. Incrociarti per strada con lei mi avrebbe solo procurato sofferenza. E così passarono gli anni. Per caso ci incontravamo e per un attimo mi sembrava di ritornare ai vecchi tempi, ma tu stavi con lei e io non potevo permettermi di soffrire ancora per te.
Ricordi quella sera di luglio? A quel concerto andasti da solo con i tuoi amici, io con la mia nuova comitiva. I nostri sguardi si incrociarono e per un attimo vidi (o forse immaginai?) una luce diversa. Non potevo permettermi di ricominciare a sognare di noi. Poi squillò il telefono. Eri tu: “perché non ci vediamo qualche volta? Ho bisogno di chiarire tutta questa situazione”. Allora era vero! Ci tenevi alla nostra amicizia proprio come ci tenevo io. Mi sarei fatta male, ma non mi importava: al diavolo tutti i problemi, io ti volevo nella mia vita perché avevo bisogno di te e non mi importava se solo come amico,mi bastava che tu ci fossi stato.
Quella sera seduta al tavolino del bar scoppiai a piangere, ricordi? Ti dissi che mi avevi ferito, la realtà era che ero consapevole che una volta finita quella serata niente sarebbe stato più come prima perché tu mi avresti salutato con “ciao piccola” e sarebbe stato il nostro addio. Lo capivo dai tuoi silenzi che avevi solo bisogno di chiarire con me per chiudere definitivamente la questione.
Mi riaccompagnasti a casa. Era ottobre ma la serata era meravigliosa, io scesi dall’auto e anche tu lo facesti. Per la prima volta il mio cuore inizio a battere veramente. Mi sorridesti e dicesti semplicemente “ti ho perso una volta, non posso permettermi di perderti di nuovo. Vuoi sposarmi?”tu fosti pazzo a chiedermelo e io fui pazza a risponderti di sì.
Ecco la perfezione esiste: noi due non siamo esseri perfetti, ma i nostri difetti si incastrano a perfezione con i nostri pregi e insieme siamo una vera forza della natura e così dopo poco più di due anni da quella sera, finalmente tra due mesi coroneremo il nostro sogno che ha già il sapore di una favola.
Replica
Il punto di non ritorno
La luce cadeva di traverso dalle fronde degli alberi, poi si diffondeva, riflettendosi sull’acqua del mare, così azzurro, così verde, come una gemma liquida preziosa.
Ero appena arrivata al villaggio turistico, ancora assopito, nel cuore di una lunga spiaggia bianca, in prossimità della giungla e delle montagne.
Ero approdata ad un luogo remoto, sola come sempre, alla ricerca di quell’altra me stessa che avevo perso di vista da un po’ di tempo, da quando per l’ennesima volta la vita e i suoi eventi mi avevano fanno sprofondare in uno stato di apatia urbana e piatta, fredda con addosso tutta l’umidità di un inverno che dura troppo a lungo, che ti entra nelle ossa e non riesci più a mandare via .
Ero arrivata ad un punto di non ritorno, era giunto il momento della fine o della svolta , ma né io, né mio marito sapevamo ancora dirlo.
Un giorno, durante la pausa pranzo, avevo visto un’offerta sensazionale in un’agenzia di viaggi, lunghe spiagge e mari profondi, sole su tutta la pelle.
Al rientro la sera ne parlai con Pietro, mio marito, ma lui, come sempre, travolto dagli impegni inderogabili del suo lavoro, per l’ennesima volta mi lasciò a bocca asciutta, con un consueto: “Non posso, credimi, ma se lo desideri ci puoi andare da sola o con qualche tua amica…”, così determinai un qualcosa che in cuor mio avevo già deciso.
Con l’agenzia avevo organizzato il viaggio e la vacanza nei più minuti dettagli, così quando arrivai a Jakarta, la capitale dell’Indonesia, impiegai un altro giorno per giungere ad una piccola isola dell’arcipelago indonesiano.
All’orizzonte s’intravedeva la linea bianca della spiaggia, le colline fitte di alberi. Le case erano di tek e paglia, con tetti dalle tegole rosse, lo stesso rosso della terra.
Vicino al mare c’erano dei bungalow, con stanze ariose, porte e finestre che si aprivano su verande ombrose.
Venti giorni tutti per me!
La notte dormivo al suono delle onde e al mattino mi immergevo in acque limpide e trasparenti come l’aria.
Non riuscivo a cancellare la distanza dai sentimenti che provavo per mio marito, volevo sentire la sua voce e le sue mani, ma poi pesante mi cadeva addosso la consapevolezza che anche a casa, seppur presente, lui non c’era. Mi aveva lasciata da sola, per anni ed io mi ero persa.
Adoravo fare piccole immersioni, mi piaceva rimanere sospesa in quel silenzio azzurro, io e il mare abbracciati e vivi più che mai.
La sera mangiavo pesce alla griglia, con gli altri ospiti del villaggio e bevevo vino ambrato in un grande calice. Si festeggiava, mentre il tramonto incendiava d’oro e di rosso il mondo.
Gli animatori accendevano i fuochi nelle noci di cocco, ballavano e cantavano, la serenità ci avvolgeva con un manto di tranquillità.
Mi tornarono alla mente i primi anni di matrimonio, quel forte legame che ci univa, eppure io bruna con gli occhi marroni e lui biondo con gli occhi azzurri, una strana e perfetta coppia di opposti.
John, un animatore inglese, mi prese per il braccio e mi invitò a ballare. Il mio inglese scolastico ed arrugginito, era alquanto scadente, ma lui riuscì comunque a strapparmi un sorriso. John conosceva un po’ d’italiano e così tra un ballo e un altro, ci siamo divertiti inciampando su concetti che riuscivamo comunque a condividere.
La mattina successiva lo trovai davanti alla porta del mio alloggio con un cioccolatino in mano e un fiore d’azalea fra le labbra.
Una piacevole sorpresa che mi turbò. La notte avevo dormito male, il pensiero tornava a lui, alle sue robuste braccia, al verde dei suoi occhi, ai folti capelli castani, lunghi fin sopra le spalle.
Sicuramente doveva essere più giovane di me ed io a confronto, con addosso la bellezza di 35 anni suonati, mi sentivo un po’ vecchia.
Mi prese per mano e ci avviammo verso la foresta, lasciando il villaggio alle nostre spalle, ad ovest la scogliera, una roccia ruvida ed aspra che scivolava via sotto l’acqua limpida.
Attraversammo il bosco, tra il fogliame lussureggiante, palme, piante di cocco e di mango, fino a giungere ad una strada che si apriva su un villaggio. Mi condusse ad un edificio dalla struttura molto semplice, vicino alla porta c’era un ibisco e altri fiori tropicali che lasciavano nell’aria una fragranza densa e pesante nella calura del giorno.
All’interno c’erano persone che leggevano, altre che chiacchieravano. Ci siamo seduti su una panca e abbiamo fatto colazione con caffé, frutta e fette di pane.
Questo giovane uomo che mi stava seduto di fronte, che parlava sorridendo, era un perfetto estraneo, eppure il suo sguardo mi catturava, aleggiava in me una strana sensazione, mi sembrava di conoscerlo da sempre.
Volevo vivere la mia vacanza in libertà, senza regole, sconfiggere almeno per una volta, quelle imposte da mio marito, dalle mie prigioni, dagli isolamenti dei molteplici silenzi che Pietro non aveva mai ascoltato.
John parlava di musica e poesia, aveva la freschezza frizzante di chi si aspetta molto dalla vita, mentre io mi sentivo l’anima racchiusa in una cantina ammuffita.
La lampada delle mie disillusioni aveva accecato ogni parvenza di sogno.
Ci siamo alzati e dopo aver passeggiato un po’, ci siamo seduti su una panchina che s’apriva all’immensità dell’oceano.
Il sole era alto e l’aria era piena di suoni che non conoscevo, versi d’uccelli, ronzii d’insetti e movimenti di animali impercettibili.
Intorno a noi conchiglie frantumante risplendevano di microscopici arcobaleni.
Lui parlava di come amava questo posto, della sua passione per il mare.
Ebbi una sensazione di struggimento, per quello che mi stavo avvicinando a comprendere, uno struggimento per l’attimo sfuggente e bellissimo che stavo assaporando e che avrei dovuto lasciare:
momenti di condivisione, mentre io e Pietro la sera stavamo seduti sul divano quasi senza parlare, sprofondati nelle nostre vite staccate.
Io e John in quel momento stavamo contemplando la perfezione della natura e per un attimo sfiorai con un dito la felicità.
Adoravo la sua voce, il modo in cui pronunciava Teresa, il mio nome.
Camminavamo silenziosi mano nella mano mentre un’inquietudine mi turbava.
I riti della vacanza s’alternavano a momenti di riposo assoluto, d’immersioni e d’esplorazioni frequenti.
Spesso andavo sul bordo della scogliera a guardare l’acqua, con quel vento caldo nei capelli, l’abisso del mare era ad un passo dall’abisso che mi squarciava il cuore.
Il fatto di non incontrare John era voluto.
Si erano spente le speranze taciute a me stessa. Quando mi addormentavo sognavo le onde del mare che s’infrangevano l’una su l’altra sulla battigia.
Ogni tanto lo intravedevo mentre correva sulla spiaggia con un gruppo di persone che ridevano a crepapelle e lui di sottecchi mi faceva l’occhiolino.
L’ultima sera abbiamo bevuto birra attorno al falò, ero un po’ brilla, John era alla seconda, qualcuno propose di fare un bagno.
Tra le risate e l’allegria un po’ smorzata da una sottile tristezza per la partenza imminente, senza pensarci sopra, m’incamminai verso la riva e lui era al mio fianco.
Nell’acqua le sue mani sfiorarono i miei fianchi e avvicinò il suo corpo al mio.
Le nostre mani si toccarono. Affondò le labbra sul mio collo e la passione mi travolse.
Nuotammo per raggiungere una spiaggia nascosta in un’insenatura isolata, ci togliemmo i costumi.
Sulla spiaggia, a metà tra il mare e la sabbia, ci siamo uniti, con l’acqua che sfuggiva da sotto le nostre schiene. La luce delle stelle fluiva sopra la nostra pelle, sopra le mie gambe, sulla sua fronte, sulle nostre labbra. Restammo abbracciati così, a lungo, con i nostri corpi a contatto.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma speravo che mi dicesse di rimanere, di tagliare col resto del mondo.
Quando si mise a sedere mi disse: “Finita la stagione torno in Ighilterra”, mi baciò nuovamente e mi accarezzò il viso “Teresa sei bellissima…”.
Poi rimase solo il rumore delle onde.
Restai con il buio, sperando di diventare invisibile, di confondermi nell’oscurità.
Il senso confuso di perdita mi si parò davanti come un abisso.
L’oscurità abbracciava cielo e mare, pesante come un macigno, occultando la stanza segreta dei miei desideri. Il vento calmo di quella notte mi accarezzò i capelli.
Tornai al bungalow, le valigie erano già pronte.
Pensai a Pietro, al mio rientro e al punto di non ritorno che mi aveva squarciato l’anima.
Replica
DUBBI
Chissà se un giorno
troverò di nuovo
il coraggio
di dar voce alle melodie
del mio cuore.
La mia lira
simile a quella che vinse l’Ade
un tempo vibrava
lucente
Ora giace sul mio comodino
impolverata.
Replica
L’AMORE
L’inesprimibilità ai molti
del supremo sentimento umano
si fa comunque
Sudore
Battito
Gelo
Dalle labbra serrate a morsa
nessuna parola
E improvvisamente
la ragione
cede il passo
al cuore
folle
per la vittoria.
Replica
IN RICORDO DELL’AMOR
Mi cingesti d’amor vitreo e vipereo.
Ti vestivi inutilmente d’erculea forza
ciecamente inebriato
mi prostravo ai tuoi piedi
come condannato in limine.
Ora rimembro con precisione:
al principio ti avvicinasti
maestosa puledra solitaria
in cerca di domatore.
Volteggiasti con inganno nell’erme praterie
del mio cuore inerme.
Presto tramutasti in boa che avvinghia
pallida preda
incosciente del funereo destino.
Ti sussurrai Amor
tu ricambiasti stringendo la morsa.
L’inganno fu durevole:
paonazzo
gonfio per lo sforzo
con rossi occhi rigati come fulmini nel ciel sereno
mi svincolai inutilmente.
Il sopraggiungere di passi ti fece distogliere
per un attimo
la presa.
E finalmente potei riabbracciare la Vita
soave, unica, estranea.
Ora che il Tempo mi è amico
tocco senza timore
le ferite indelebili
non più dolenti.
Replica
NELLA GRANDE LUCE DEL PERDONO
Un salto nel buio,
mi manca il coraggio di volare,
il coraggio di dimenticare,
il coraggio d’amare.
Non voglio!
Non posso!
Resisto.
Eppure basterebbe un attimo
ed in quell’attimo, l’oblio di una vita.
All’improvviso,
però,
apro le ali,
le mie,
le più grandi!
Fresche rugiade sconosciute,
impalpabili essenze d’amore
ricoprono il mio corpo completamente nudo
e, solo adesso,
incredibilmente leggero…
Volo!
Volo in una dimensione senza tempo, né spazio.
Volo sui ricordi più bui.
Volo sui pregiudizi.
Volo sulla paura d’amarti.
Volo!
E dolcemente approdo in un abbraccio di luce.
Non ricordo più nulla e non vedo più nulla
all’infuori del tuo viso stagliato
nella grande luce del perdono.
Marina Maria Iosè Riotto
Replica
Sarai un uomo
che ha tanto lottato
sarai un bambino
finalmente cresciuto
sarai tu il sogno
e la tua realtà
sarai tu la vita
sarai, si sarai…
(per poesia e musica)
Replica
* Io sono *
Per molti non sono nessuno
anzi
sono uno dei tanti
Racconto la vita
quella mia
quella che ogni giorno trascorro
spiego di getto
d’istinto posto in versi
non rime baciate ne rime degne di poeti ben più autorevoli
Sono uno de tanti
così però mi piaccio
e così ad alcuni trasmetto le emozioni mie
Sono uno dei tanti
non un numero uno
e nemmeno un numero due
sono uno dei tanti
Vivo e comunico a volte in versi a volte in scritti
ma sempre e solo emozioni vissute
tristi e meno tristri
Sono uno dei tanti
che si mescola a gioie e dolori
amori e tradimenti
passioni e pentimenti
e allora racconto
e racconto il vero
il vero mio
Vivo tra tanti
e sono uno dei tanti…
Replica
RICORDI TRA IL VERO E IL FANTASTICO DELLA MIA GIOVENTU’
Una delle cose più appaganti per me è camminare nei boschi . Ricordo quando ero ragazzo le storie che mi raccontava la Nonna , di cosa fosse un bosco al tempo dei Nonni dei suoi Nonni ,quanta illusione e fantasia, una Nonna poteva creare raccontando dell’effetto che il sole poteva emanare sposandosi con il buio degli alberi.
Non mi è mai capitato di vedere un elfo, ne una fata ne altro spiritello del bosco,tuttavia, la mia Nonna mi diceva di guardarmi dalle streghe cattive ,mentre attraversavo quei boschi che
per noi ragazzi ,erano la nostra principale fonte di gioco.
Le streghe per noi era rappresentate da una coppia di persone ,del mio paese, non ho mai saputo il grado di parentele , chi diceva fossero marito e moglie, chi due fratelli, fatto sta che per noi erano la rappresentazione della strega e del diavolo nella nostra immaginazione in quella casupola sulla strada che dalla valle del mulino porta al paese di fronte ,succedevano cose terribili, e noi quando di ritornavamo dai giochi, davanti alla casa correvamo, e alle volte la paura era tanta che ci faceva sentire urla, e risate che facevano venire i brividi, come se in quella casa si facessero festeggiamenti abominevoli lontano dagli occhi dei profani, e certe sere guardando dalla finestra della mia camera mi sembrava di vedere dei roghi sicuramente erano sterpaglie che bruciavano , ma per la mia immaginazione di bambino potevano essere
chissà cosa magari anche riti malefici o chissà cosa altro peggio.
Noi davamo molto credito alle superstizioni della gente del paese, che mai dalla nascita si era
allontanata da questi posti, eppure fu in quei boschi intrisi di credenze che avrei passato la mia gioventù senza allontanarmene.
Inutile dire che nell’attraversare il bosco non mi sentivo solo, ma questo era piuttosto normale, quando l’unica fonte di luce erano i raggi del sole che le foglie lasciavano filtrare, tutto il resto può essere intravisto solo con gli occhi dell’immaginazione, voglio raccontare una storia che mi e capitata in quei boschi, diciamo un poco inventata ma nelle parti più importanti vera.
Attorno a me vi era solo il rumore di un leggero venticello che cantava tra gli alberi e a due passi di distanza c’era il fiume a sbarrarmi il cammino, il passaggio era un piccolissimo sbarramento che serviva per deviare l’acqua del fiume nella roggia che portava l’acqua per fare funzionare il mulino e la segheria.
Quando l’ebbi attraversato la luce del Sole appariva più intensa, tanto da illuminare quel tratto di bosco come lo sarebbe un parco pubblico nel ventunesimo secolo, e la cosa più strana erano i giochi di luci ed ombre che mai si fermavano, ma continuavano a inseguirsi tra gli alberi fitti.
Improvvisamente sobbalzai nel sentire voci ambigue e d’istinto mi nascosi dietro il fogliame fitto. Poco più in là scorsi chiaramente le figure della copia che abitava nella casina della streghe , che trascinavano il cadavere di un uomo con il volto completamente irriconoscibile. All’inizio pensai ai che due briganti, astuti assaltatori dei boschi e delle strade di campagna, però ripensandoci bene da noi non si era mai sentito di gente assalita da briganti ,e banditi, queste cose succedevano solo nei nostri giochi di bambini , la prima cosa che notai era il volto dell’uomo, rude e invecchiato, provato da una vita faticosa, i capelli sembravano ormai i peli arruffati di un cane randagio, e le vesti sembravano quelle di un poveretto, un
contadino probabilmente. La donna mostrava anch’ella povertà nella presenza ma al contrario era giovanissima, una fanciulla che nessuna mano aveva ancora deturpato e il cui corpo comincia appena a prendere le forme di una giovinetta, Poi all’improvviso dal bosco apparve una terza persona, che doveva essere la madre, era agghindata in un manto azzurro ricamato finemente che solo una donna ricca poteva concedersi.
Quest’ultima scoprì il suo viso calando il cappuccio celeste, mostrando così un volto inondato dai raggi del sole, i capelli erano di tenebra e gli occhi di un azzurro cielo profondo e intenso, costei nella sua immensa bellezza sembrava portare nei tratti della sua persona le caratteristiche stesse di quegli strani boschi, l’ombra nera dei suoi capelli giocava insieme al candore della pelle, gli occhi erano vivaci sebbene velati di tristezza, proprio come il fiume che in quel momento pensai essere un limite tra due mondi.
Fu, infatti, soltanto guardando quella figura surreale avvolta nella veste azzurra che cominciai a pensare di essermi imbattuto davvero nelle streghe o nelle fate ,che tante volte mi aveva raccontate la Nonna .
Che il tuo corpo inondi la terra rendendola fertile e viva, disse la donna con voce solenne mentre posava a terra quella figura senza volto che avevano trasportato fino li,cosi dicendo mentre faceva questo rituale accese il fuoco, li capii che era un fantoccio di paglia, non un cadavere di un uomo, poi la donna riprese a parlare dicendo:che le tue ceneri possano benedire la terra e darci un raccolto abbondante quest’anno,in quel momento realizzai che non c’era proprio niente di malefico in quelle persone, ma stavano facendo un rito propiziatorio per la stagione del raccolto.
Qualcosa di misterioso accadde in seguito a queste parole, e non nel modo in cui le cose accadono normalmente, era qualcosa che potevi avvertire solo sulla tua pelle.
Poco dopo la donna bellissima ordinò che il pupazzo bruciato e sottoposto ai riti propiziatori fosse
gettato nel fiume, l’uomo e la ragazza si affrettarono a lasciare la bella signora, la più giovane poco prima di andar via le si avvicinò e disse <>, La Donna attraversò il fiume e il candore del Sole scomparve dal suo volto.
Mi affrettai a seguirla silenziosamente tra gli alberi, nonostante d’altra parte fossi indeciso se continuare a seguirla o fare ritorno a casa riprendendo il sentiero.
Il bosco nel frattempo diventava sempre più buio e muoversi nel fogliame senza causar rumore era ormai impresa ardua. Presto la mia impazienza di seguire quella figura prese il sopravvento, e lo fece attraverso un idea che è azzardato definire brillante, così piombai dinnanzi a quella donna e sfilando un finto il pugnale di legno le intimai di fermarsi.
La donna urlò ,e aggrappandosi ad un albero chiese spaventata:chi sei cosa vuoi da me? perché mai mi spaventi così in mezzo al bosco puntandomi quell’arma addosso?.
Ma il bello che in quella scena tragicomica ,uno spettatore non sarebbe riuscito a capire che era il più impaurito dei due, lei che gridava terrorizzata ,io che ad un certo punto ho iniziato a correre verso casa e ancora oggi non ricordo come feci ad attraversare il fiume .
Da quella volta mi sono tenuto alla larga da quel bosco , e per recarmi a pescare dall’altra parte del fiume facevo un giro lunghissimo, tanta era la paura, ma non di quelle persone che avevo ormai capito anche se un pochino strane erano persone come me, ma della magra figura che avevo fatto spaventando a morte quella signora.
Poi un giorno avevo ormai sedici anni ,ad un torneo di calcio mi innamorai di una bellissima ragazza di nome Maria Rosa, una sera mi chiese di accompagnarla a casa perche essendo ormai calata la notte aveva paura, mentre scendevamo la lunga scalinata che dal paese di fronte al mio portava alla casa della ragazza, mi spiegava una strana storia che era capitata alla madre,tanti anni prima, era capitato che lei la Mamma e il suo Babbo si erano recati nel bosco per celebrare uno strano rito che facevano tutti gli anni.
Per propiziare il raccolto,loro compivano un rito che hai suoi occhi di bambina sembrava magico, ma era legato al tipo di concimazione che faceva il padre.
Poiché nel bosco il padre sotterrava dei corni di bue pieni di un particolare concime, era usanza loro di recarsi , alla fine dell’Inverno nel bosco , per dissotterrare questi corni, e siccome il bosco era molto buio e a volte il terreno era ancora gelato portavano con loro uno spaventapasseri di paglia per riscaldare il terreno nel caso fosse ghiacciato,il tutto facendolo sembrare un rito magico per i suoi giochi di bambina, fu cosi che un giorno dopo aver fatto il rito della raccolta del concime lei e suo padre si incamminavano verso casa,e la madre si stava dirigendo verso il paese per fare la spesa udirono un grido di terrore corsero pensando fosse capitato qualche cosa di grave alla madre, una volta raggiunta la donna ancora terrorizzata , racconto di avere visto apparire uno spirito cattivo del bosco con un coltello in mano, ma
cosa strana era più impaurito di lei tanto di fuggire a sua volta .
Potete immaginare come mi sentivo io mentre la ragazza mi raccontava quella storia, e ancora di più al momento che arrivammo davanti alla sua abitazione, che ormai avevo capito ,era quella che da ragazzi noi chiamavamo la casa delle streghe.
Ora non è rimasto più niente di quella casa ,Maria Rosa è rimasta nei miei ricordi più belli ,alla voce primo Amore, ma è bello ricordare a distanza di tanti anni ,questi momenti felici e spensierati, che porto nel cuore come una fotografia, questo racconto è nato ,per ricordare che in quei posti una volta abbandonati, all’incuria, oggi si sta creando un parco ,e anche ripristinando una vecchia ferrovia, e spero tanto un giorno possa fare ritorno nella mia valle ,per ricordare passeggiando le avventure tra l’immaginario e il vero vissute nella mia gioventù.
Replica
“Non fare del male a Sabrina,” aveva detto la mamma morente “promettimi che non gliene farai.” E lui l’aveva promesso, su Allah, sul suo Dio e sul nostro, che poi sono la stessa cosa, poiché uno solo può essere il Dio dei cieli e della terra.
“Ti giuro che veglierò su di lei e la proteggerò.”
Così Hassad, che non possedeva altro che il proprio vestito, che non aveva casa, né denaro, né lavoro, che era clandestino e dunque delinquente, secondo un’equiparazione falsa e razzista, fece una promessa che non sapeva come mantenere. Ma si era impegnato, giurando a sé stesso, di raccattare negli angoli delle strade le speranze disperse, per curare le ferite che il mondo aveva inferto a quella povera ragazza, regalandole quel poco che aveva.
E Sabrina, che aveva visto il padre morire sul lavoro, che era stata cacciata dalla sua casa, che credeva di morire il giorno stesso in cui aveva visto chiudersi gli occhi di sua madre, perché quelli erano i suoi stessi occhi e solo con quelli vedeva, si affidò a quella mano e le sembrò che la vita non fosse più così brutta.
Ora erano al mare. La sabbia era bianca e la luna disegnava losanghe di luce sull’acqua.
“Com’è il mare?” chiese Sabrina, mentre si sedeva sulla sabbia e piccoli grani freddi le scivolavano tra le mani. “Non è giusto che una persona attraversi questa vita senza sapere cosa sia il mare.”
Hassad cercò lentamente le parole che potessero darle il senso di quell’immensità che le era negata.
“Il mare non si può dire com’è. Il mare è acqua infinita, ed è di più, è movimento senza fine ed è di più. Il mare ha colori rubati al cielo e lascia specchiare la luna. Il mare è una curva lontana che segna il confine del mondo. Ma il mare è ancora di più, entra dentro, diventa parte di chi lo guarda, è la speranza di partire, è la certezza che la pace è possibile, è il sole che esce dalle onde e dice che, nonostante tutto, nonostante noi, da qualche parte lontana o vicina, Dio esiste.”
“Hassad come fai a trovare parole così belle? Che gusto ci provi nel farmi commuovere?”
I due giovani stavano sulla spiaggia, tenendosi strette le mani e sentivano i loro corpi toccarsi. Ascoltavano parole che i loro cuori riconoscevano e che non nascondevano altro che la loro felicità.
Nel silenzio, si udì il richiamo di un uccello notturno.
“Che colore ha il mare, Hassad?” chiese ancora Sabrina.
Hassad vide i riflessi della luna sull’acqua e le disse del colore nero e di quella striscia luminosa che finiva sulla spiaggia, scherzando con le onde. E quella striscia era come un nastro che avvolgeva il mondo e lo rendeva bello, come un regalo di Natale, come un fermacapelli d’argento sulla testa di una donna, come una strada di luce che conduce dove c’è ancora spazio per i sogni.
“Il mare dev’essere la cosa più grande che ci sia. Come mi piacerebbe, per una volta vederlo anch’io. Dimmi Hassad, cosa si prova di fronte a tanta acqua?“
Hassad avrebbe voluto darle i suoi occhi. Avrebbe voluto strapparsi quegli occhi che avevano visto dolore e miseria, sporcizia e crudeltà, che aveva chiusi per la vergogna e l’impotenza di fronte alle miserie della sua gente e regalarglieli, perché potessero riscoprire la bellezza dimenticata e raccontarla al mondo.
“Sono sporca Hassad, non è assurdo rimanere sporchi con tanta acqua?”.
“Vuoi bagnarti? Puoi farlo se vuoi.”
“Oh dio, se lo vorrei, ma non ho un costume, non ho niente.”
“Non c’è nessuno. Siamo soli, Sabrina, non senti che c’è solo il rumore del mare?”
Allora lei si tolse i vestiti laceri, si tolse tutto e restò nuda nella luna mentre un brivido di felicità le attraversò la schiena.
“Come sono Hassad?”.
“Sei la creatura più bella che la luna abbia mai illuminato.”
“Ti sei spogliato?” chiese Sabrina.
“No.”
“Allora fallo anche tu!”
Sentì che Hassad si toglieva i vestiti e poi la sua mano sicura che la conduceva verso l’acqua. I loro corpi erano luminosi come quelli degli angeli. Quando sentì il rumore del mare vicino, Sabrina gli lasciò la mano e si mise a correre. Corse verso quel leggero ritmico fruscio, verso l’odore fresco di salsedine, ridendo di felicità. Sentiva Hassad che le correva dietro. Tutta la vita, tutta l’emozione, tutto l’amore confluiva in quell’unico momento. Due corpi bellissimi che corrrevano verso il mare, che si lasciavano bagnare dalle onde, ridendo e inciampando, abbracciandosi e lasciandosi.
Niente è perduto se così assurda e improvvisa può nascere dal nulla la felicità.
Tratto dal Romanzo “Ombre” di Renato Fiorito Ed. il miolibro in vendita nelle librerie Feltrinelli e nel sito “laFeltrinelli.it”
Replica
Regalami una poesia
Regalami una poesia
Mary
perché il buio
abbia parole amiche
e non ci sia bisogno della luna
per ingannare il cuore.
Regalami frasi nuove
Mary
che annuncino altre stagioni
portate dal maestrale
col polline dei fiori
e i profumi dei monti
per diventare carezze.
Regalami una canzone,
Mary,
che sia canto di allodole
e tunica bianca
a rivestire i monti
sicchè io sappia finalmente
appartenerle
e appartenerti.
Regalami parole dolci
Mary
che abbiano lunghe braccia
e dita sottili
che accarezzino lievi
il mio dolore
con unguenti d’oriente.
Regalami una poesia
Mary
fatta di labbra rosse
e bianchissima pelle
e fluenti capelli
in cui stanotte
affondare il viso.
Replica
Energia d’amore
Ti ho sentito nel cuore,
nel corpo e nell’anima, la tua energia d’amore
mi scorreva dentro e si univa alla mia
diventando una.
Insieme vibravamo d’estasi nell’aria
nel vento, tra boschi profumati
di piacere infinito.
Replica
Ti cerco tra cieli d’Oriente
Amore ti cerco fra cieli d’Oriente,
templi e pagode che s’affacciano
al giorno tra garriti e affanni di ali.
Anima mia ti cerco, fra colombi
che s’alzano in volo a roteare sui bagliori
dorati dello Stupa d’oro,
contro il sole nei cieli d’Oriente.
Riflessi perlati s’intrecciano fra nuvole
profumate d’incenso, che sembrano
danzare al suono di un flauto, mentre ti
cerco nel volto di ogni uomo che incontro.
Il fior di loto pulsa ai rintocchi del cuore,
mentre io ti cerco allo stagno del tempo,
e tra colline fiorite d’incanto. Il mio pensiero corre
ai ricordi del passato a quando tu eri con me.
Ti cerco alle porte del cielo, sulle
ali del vento, ma tu non ci sei.
Intravedo la tua aura dorata che vaga tra la folla,
fra cieli d’Oriente, tra templi e pagode che
s’affacciano al giorno tra garriti e affanni di ali.
Amore mio ti vedo fluttuare ai confini
del cielo, con ali dorate che illuminano
la mia mente di ricordi lontani.
***
“Poesia e Musica”
Replica
Marina Maria Iosè Riotto replica:
maggio 3rd, 2011 alle 17:05
@Elisabetta Errani Emaldi,
Sublime poesia Elisabetta! Elegante lirica profumata d’inebrianti profumi d’oriente, figure velate dal mistero di terre lontane, amori che sollevano il velo di una sensualità nascosta.
Marina Maria Iosè Riotto
Replica
A una donna speciale di Roberto Cardone
Principessa, avrei voluto farti leggere questa mia lettera tanto tempo fa. Avrei dovuto dartela la prima volta che mi chiamasti Amore e le tue labbra si avvicinarono alle mie. L’impercettibile tremore, il sussulto che sentimmo nello sfiorarci, è quanto di più tenero si possa provare e ricordare. I tuoi capelli sbarazzini e il tuo elegante incedere non sarebbero andati d’accordo se fossi stata un’altra ma eri tu, capace di rubare la scena a qualunque avvenimento con quell’andamento di rassicurante tenerezza. Che tempo orribile quando ci incontrammo. La pioggia era incessante ma non ricordo che fossimo bagnati, vicino a te mi sentii subito bene. Ci accorgemmo d’esser zuppi solo dopo quel tuono particolarmente forte che sembrò svegliarci, ricordi? Ci guardammo e scoppiammo a ridere, i nostri abiti grondanti sembravano darci un aspetto altolocato, smettemmo solo quando abbracciandoci i nostri corpi sentirono il calore l’uno dell’altra.
Fu allora che nascesti in me, Principessa.
In quell’istante mi resi conto di una cosa: Avevo trovato la donna della mia vita, anzi, avevo trovato la vita.
Ancora oggi, dopo tanto tempo, è come se quella pioggia non si fosse mai fermata. Quando mi chiami Amore sento una brezza che mi sfiora il viso. Il tuo modo di sussurrarmi Amore mi fa guardare lontano, oltre il mare, i fiumi, le montagne, oltre la terra, l’universo… la mia vita senza di te non ha più valore. Quando ti sento dire questa parola dolce il mio pensiero torna velocemente indietro a quando per la prima volta ci abbandonammo a noi senza
riserve. Non posso stare lontano da te, mi assale la tristezza, la malinconia mi si attacca addosso come una seconda pelle ma poi sento l’aria fresca, i fiori, il mare, l’odore della pioggia, una carezza sulle labbra e mi ritorna in mente la parola Amore e come solo tu sai dirla.
Torna presto Principessa.
Replica
Sonia replica:
aprile 14th, 2011 alle 18:41
@roberto cardone,
Questa lettera è una carezza per l’anima, commuove il suono delle parole lette nella mente… Dolcezza e sensualità si fondono come burro al sole… Semplicemente meravigliosa… Complimenti, spero davvero che questa Principessa torni davvero… e se non torna tanto Principessa non è…
Replica
roberto cardone replica:
aprile 17th, 2011 alle 19:49
@Sonia, grazie davvero le tue parole sono dolcissime…
Replica
Le dita del tempo
Le dita del tempo con un fruscio di fogli
sfogliano inquiete le pagine della mia vita.
S’assottiglia la sorte delle belle stagioni
in stracci di nuvole rosee sottili
come svolazzare di farfalle frettolose.
Vortici violenti e minacciosi nembi
delle stagioni tristi…
Del destino tagliente dalle fosche ombre…
Sulle lunghe attese e gli infiniti silenzi
incalza il freddo…
Tramonti sfumati di grigio…
Colori di pioggia…
Tempo inquieto e un po’ maledetto…
Invincibile nostalgia che diventa tagliente lama…
Nell’ultimo miraggio un fiore vuole
donare ancora il suo profumo…
Una lucertola sparisce sotto ai sassi…
Un’ombra corre su un prato…
Un passo frettoloso e distratto
schiaccia foglie cadute a terra
che dormono nella quiete del bosco…
Una goccia più grande di un’altra
cola sul vetro della finestra…
Lungo taglio d’acqua che divide la notte…
Stringo nel cuore queste emozioni
riaffiorate, analizzate, sminuzzate e indagate
per farmi percepire il senso ritrovato del tempo perduto
e qualcosa mi riporta a sogni ancora possibili!
Replica
Tratto da “Sfumature del deserto” di Simona Liubicich, romanzo edito da Gammarò Edizioni.
Che disastro aveva combinato! Era proprio una stupida.
Credere di amare per tutto questo tempo un uomo, ed accorgersi alla fine, di amarne un altro, quando lui se ne sta ormai andando,stufo dei suoi capricci. Che beffa!
Lo stava perdendo, Greg stava uscendo dalla sua vita, e lei se lo meritava.
Replica
Tornano i miei giorni a inventarsi
nuovi inganni,
ad annegare in pallidi incanti,
per cancellare
questa malinconia da naviganti.
Di te mi restano specchi infranti,
un rotolare d’anni,
un leggero fruscio di panni,
i nostri affanni.
Di te mi resta
il sogghigno del sogno,
un freddo stagno,
un segno, amore,
come un ostinato
silenzio, un dolore.
Replica
Cari amici, eccomi di nuovo con voi nel Manuale di Mari.
Ascolta
Ascolta le mie parole.
C’è un vento freddo
di stanze vuote
nella tua anima, l’assenza
di un raggio di sole.
Apri la tua porta,
almeno uno spiraglio
perché io possa entrare.
Sarà un attimo,
un battito di ciglia,
il lampo
di una carezza amica
sul tuo scoglio nudo.
Lenio Vallati
Replica
tutte molto belle e sentite,semplici e penetranti. Ecco le mie parole: E ti penso e ti amo e ti vorrei ancora tra le mie braccia e mi manchi
Voglio amarti ed essere amato senza riserve,io e te una cosa sola,anima e corpo,no,non mi accontento di poco amore scialbo…pretendo tutto di te, io ti darò tutto di me , perchè è questo che vuoi anche tu.
E ti penso e ti amo e ti vorrei ancora tra le mie braccia e mi manchi.
Ho scelto te e sono un uomo che non ha mai giocato con l’amore, tu sei mia,si sei mia, sei la mia donna.
E ti penso e ti amo e mi manchi
Pensami,amami,desiderami tra le braccia e mi manchi.Ricordami si, pensami si , amami si e mi manchi siii….
Cammina con me , non spegnere te stessa ,alimenterò la tua fiamma, ci soffierò sopra e la brace diventerà un fuoco d’amore.
E mi manchi e ti amo
Replica
很浪漫的主题,但我看不懂这些语言
Replica
NAVIGANDO NEL MARE VIRTUALE
Un impulso fu non certo casuale,
che a navigar mi spinse tra i sentieri
del vasto e intricato mare virtuale,
per risvegliar dal sonno i miei pensieri.
Muovendomi tra i flutti, a destra e a manca,
pria di uscirne con la mente stanca,
volevo trarre dalla mia immersione
materia di novella ispirazione:
tra avvisi, notizie e pettegolezzi,
offerte d’amore, giochi e canzoni,
libri ed oggetti, a modici prezzi,
vidi un concorso di sole emozioni,
di cui il blog “il Manuale di Mari”,
per fini meramente culturali,
s’era fatto zelante promotore,
per invitare a parlare d’amore.
Per dare impulso ad estro e fantasia,
il concorso invitava a pubblicare
di narrativa opere e poesia,
nel proprio web del gran fittizio mare.
Del tempo stabilito, alla scadenza,
ho visto chi, con stile e competenza,
ha decantato, in prosa ovvero in versi,
amori vissuti, trovati e persi.
In tanti han duellato nel certame,
volto ad esaltar l’amore coi baci:
folla di gente, che ancor oggi ha fame
di amplessi appassionati oppur fugaci.
Del poetare, nel nobile esercizio,
tra gli altri, ho apprezzato Gianna e Patrizio,
Francesco, Sabina, Luca e Fiorella,
Gaia, Alessandra, Artemide e Dorella.
In tutto il susseguirsi di emozione,
tant’altri esperti e bravi concorrenti,
degni mi son sembrati di menzione,
nonché di favorevoli commenti;
Tutti vorrei conoscer di persona,
mentre li leggo, seduto in poltrona,
ma, poiché so di non poterlo fare,
idealmente li voglio abbracciare.
Replica
CHISSA’ SE ERA AMORE
Chissà se era amore
l’emozione che mi trasaliva
quando passavi dritto
con le scarpe da tennis
e il libro di Montale
sotto il braccio.
Incautamente
con l’innocenza impudente
dei miei verdi anni decisi
che avevi bisogno di un’anima
e con un soffio lacerai il tuo io.
E non so se fui intrusa,
se debbo chiederti scusa.
Insieme
intraprendemmo un cammino,
certi che la vita ci avrebbe
dischiuso i cancelli
dei suoi più ameni giardini.
Ci ritrovammo respinti
entro cerchi chiusi
in eternità scandita
da ritmi di alveari,
comuni mortali assaporammo
il sudore della fronte
e il dolore dei parti.
E teniamo stretto in pugno
questo palpitante rosario
di interminabili ore
e di pochi fatti salienti:
i figli ormai grandi
e accanto noi, bambini
non ancora cresciuti.
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2010 alle 23:25
@Gianna Campanella, molto toccanti I tuoi versi Gianna. Gaia
Replica
Gianna Campanella replica:
aprile 21st, 2010 alle 01:16
@Gaia,
Grazie Gaia del tuo gentile commento.. un caro saluto
Gianna
Replica
IL PROFUMO DELL’AMORE
I grandi dolori così come le malattie, i tradimenti delle persone che amiamo lasciano ferite indelebili ed è solo allora che si delinea la vera personalità di un essere umano, prende forma il suo vero carattere e quelle potenzialità che fino allora erano rimaste sommerse.
Alcuni ne restano annientati, come incapaci di prendere una qualsiasi iniziativa di rialzarsi in qualche modo, per altri invece accade la trasformazione, come un vulcano che scoppiando si libera di tutto ciò che premeva all’interno in uno sfogo pirotecnico di lava e lapilli, sciogliendo finalmente tutta la sua energia; così per alcune persone può avere inizio la vera avventura della vita.
A me era successo proprio così, dopo un lungo periodo di
sofferenza ,avevo trovato finalmente l’amore ed era iniziata per me una nuova vita: da casalinga? io avrei insinuato molto modestamente da fata e da regina.
Risale a quel tempo, in cui ero pazzamente innamorata di mio marito, una singolare scoperta…
Mi ritrovavo mio malgrado sempre in ammollo, come ritornata alle percezioni della primissima infanzia, o forse a un periodo primordiale quando si è ancora completamente avvolti in liquidi…
O avevo il mestruo, oppure perdite vaginali, o secrezioni che mi imbarazzavano e mi costringevano a nascondermi.
Vivevo immersa in una acquatica vischiosità…come protetta in una grossa placenta.
Anche quella mattina, come ogni giorno i nostri corpi avevano fatto felicemente l’amore.
Era d’estate.
Andai direttamente al mare e dopo aver fatto il bagno mi allungai pigramente, in beata solitudine sulla sdraio.
Mi sentivo in perfetta forma psico-fisica, avvolta in una cascata di gocciole d’oro che mi attraversavano da capo a piedi.
Non molto lontano da me un numeroso gruppo di giovani ragazzi e ragazze giocavano a palla sulla spiaggia.
Un ragazzo volgendosi alle ragazze del gruppo disse: chi di voi ha questo meraviglioso profumo? Scherzando tra loro e annusandosi a vicenda seguendo la scia del profumo quasi impercettibilmente si avvicinarono alla mia persona.
Rimasi impassibile all’esterno, ma dentro di me mi sentivo una dea baciata da un esaltante incantesimo…Così semplicemente
avevo scoperto che i corpi nell’amore profumano come i fiori.
Replica
NOI
…Io e te
il fiume risale il monte
il sole impallidisce
e la luna arrossisce
Replica
Mario Prontera replica:
aprile 19th, 2010 alle 10:11
@giulia meloncelli,
Questa per me, verseggiatore elementare del Capo di Lèuca, è POESIA VERA nel senso letterale della parola!!
Complimenti sinceri, bravissima, considerami pure tra i tuoi lettori più fedeli e appassionati.
con simpatia
Mario Prontera
Replica
giulia meloncelli replica:
aprile 19th, 2010 alle 23:09
@Mario Prontera,
ora sono io ad arrossire, ti ringrazo di vero cuore
Replica
Sergio Franceschi replica:
aprile 22nd, 2010 alle 13:00
@giulia meloncelli,
questa bellissima poesia è la sintesi della felicità. Hai una vena poetica veramente ad alto livello. BRAVISSIMA
Replica
giuliana meloncelli replica:
aprile 22nd, 2010 alle 18:15
@Sergio Franceschi,
grazie sergio,grazie immensamente per le tue belle parole di apprezzamento.
Replica
INCONTRO
Due sguardi che si incrociano
Due mani che si intrecciano
Due cuori
che un petto non può più trattenere
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2010 alle 23:20
@giulia meloncelli, ..è bellissima Giulia, Complimenti anche per le altre poesie. Gaia
Replica
giulia meloncelli replica:
aprile 19th, 2010 alle 23:08
@Gaia,
grazie davvero grazie
Replica
Gianna Campanella replica:
aprile 21st, 2010 alle 01:26
@giulia meloncelli,
Non a tutti è dato di dire tanto con poco.
Un ammirato, sincero apprezzamento
Gianna
Replica
giuliana meloncelli replica:
aprile 21st, 2010 alle 22:52
@Gianna Campanella,
grazie gianna grazie di cuore
Replica
Dove osano le aquile
Lì
sulla vetta del creato
dove il mondo si riconcilia con l’azzurro
sfumando le paure
con l’acquerello dell’armonia
Lì
dove nessuno ha nome
e l’unica eco grida “Amore”
oltre ogni nube
oltre ogni confine
Lì
dove il tempo non ha tempo
e la pace si diffonde e abbraccia
ogni fremito di vita
Lì
dove osano le aquile
Griderò il tuo nome….
Giusy Maugeri
Replica
Carmela Tùccari replica:
aprile 19th, 2010 alle 14:29
@Giusy Maugeri,
Bella e musicale…
Complimenti anche per le altre poesie,
ciao da Carmela
Replica
Franca Fasolato replica:
aprile 19th, 2010 alle 20:22
@Giusy Maugeri,
molto etera la tua poesia. Franca
Replica
Nuvole ovattate di sogno
Ho incontrato il tuo bacio
su nuvole ovattate di sogno
i tuoi occhi
specchio di dolcezza infinita
in cui immergersi
per non riemergere più
Nel tocco delle tue mani
frementi d’amore
calore di vita
desiderosa di vita
Aleggiava intorno una nube…
piccole goccioline di sale…
…mi sono state compagne
al risveglio
Giusy Maugeri
Replica
Sbiadisce il tempo
Respiro fin dentro l’anima
ogni tua vibrazione
e lascio che scorra
senza sfiorarti
Ricamo fiori
sparsi lungo i tuoi sentieri
e dipingo il tuo cielo
con l’acquerello del cuore
Sbiadisce il tempo
scolorano le foglie
e la neve imbianca ogni corolla
Il silenzio è mio amico
e intona il tuo nome
Giusy Maugeri
Replica
Se ancora
Se ancora posso baciarti
Amarti
oltre i confini del mondo
e perdermi con te nell’universo…
se ancora
aspergo di fragranze la mia vita
sarà perché un pennello
dipinge di colori il grigio
e la neve imbianca il paesaggio
avvolgendo di magia ogni profilo
Due mani
Lungo il sentiero della vita
Si stringono
E si ritrovano forti
Contro ogni bufera
Giusy Maugeri
Replica
Vorrei
Vorrei che il sole d’aprile
accarezzasse il tuo sorriso
e le tue labbra
come succose arance sanguigne
maturassero baci d’amore
Vorrei che il tiepido vento di maggio
schiudesse la corolla purpurea
del tuo cuore
per farla librare
serena nel cielo della vita
Vorrei che l’onda del mare d’agosto
lambisse il tuo corpo
come delicata rugiada di rose
e si consumasse nell’abbraccio del mare
ogni tua incertezza
Giusy Maugeri
Replica
Quando…l’amore
Catene
già disegnate dal fato,
a noi non è dato sapere
il quando…il come…..
ma è pura emozione
quella che senti crescere dentro
quando incontri quegli occhi
e ti sembra di averli sempre amati,
sempre disperatamente cercati…
I cuori vibrano note celestiali
e scandiscono all’unisono
magiche atmosfere
in cui perdersi,
quasi in un mondo irreale,
dove ogni respiro è vita!
E’ l’amore
che ti ha scelto,
ti conduce per mano,
ti accarezza dolcemente
e ti chiede solo
di abbandonarti fra le sue braccia,
adesso…
in questa vita
Giusy Maugeri
Replica
UNA VITA SENZA AMORE
Una vita senza amore
è un vuoto sentimento,
è una minestra,
che non ha sapore,
è come un aquilone
in assenza di vento,
è un lavoro senza vacanza,
è un discorso senza senso
è un domani senza speranza.
Una vita senza amore
è come una giornata
uggiosa e senza sole,
è come una pianta
che non produce fiori,
è come un canto
strozzato in gola.
Una vita senza amore
non è vita,
ma solo uno scorrere
monotono del tempo,
è un’inutile fatica,
è tempo sprecato,
è una povera vita
al vento buttata.
da “Pensieri d’amore e…”
Replica
VENT’ANNI
Vent’anni, che bella età,
ma poco apprezzata
da chi ce l’ha!
Quante speranze, quante fatiche,
quante avventure, quante energie,
stupidamente buttare via!
Vent’anni, che tenera età,
che assai velocemente se ne va:
quante promesse, quante iniziative,
quante illusioni, quante aspettative,
di concretezza restate prive!
Vent’anni, meravigliosa età,
che le mani fa mordere
a chi più non ce l’ha,
a chi, con nostalgia, guarda al passato,
ai sogni e ai progetti non realizzati,
a quegli amori brevemente vissuti
e ai giuramenti non mantenuti.
Pur se la vita,
nel prosieguo degli anni,
ci dona gioia e risparmia malanni,
tutt’altra cosa è avere vent’anni,
quell’irrepetibile, splendida età,
che solo rimpiange
chi più non ce l’ha!
Da “Pensieri d’amore…”
Replica
UNA VOCE NELLA SOLITUDINE
Oggi,
mi sento solo,
apatico, depresso,
intorno vuoto e buio
mi assediano da presso.
Uno squillo,
improvviso,
trilla acuto nell’aria,
poi due, tre, quattro…
Svogliatamente,
distratto e senza fretta,
sollevo a mezz’aria
la cornetta,
incerto se ascoltare,
oppure riattaccare.
Da lontano,
una voce,
esitante,
mi chiama per nome,
sospira, spiega
e chiede mie nuove.
Incredulo,
ascolto suoni e parole,
che forano il buio
come un raggio di sole.
E’ bastata una voce,
una dimenticata abitudine
a ridar luce e calore
alla mia solitudine.
da “Pensieri d’amore e…” Aletti Editore
Replica
sabina replica:
aprile 18th, 2010 alle 17:58
@Giuseppe D’Uva Cifelli, concordo, approvo e mi ritrovo, basta poco per vedere il giorno illuminato, finalmente! ciao, sabina
Replica
Giuseppe D'Uva Cifelli replica:
aprile 19th, 2010 alle 08:56
@sabina,
grazie Sabina, ti saluto e ti auguro che tu possa vedere sempre splendido ed illuminato il tuo giorno.
Giuseppe
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2010 alle 17:59
@Giuseppe D’Uva Cifelli, .. È proprio così Giuseppe, talvolta basta una voce anche lontana a risvegliare dalla solitudine. Talvolta anche un sussurro o un sospiro … Talvolta. Caro Giuseppe grazie ancora dei tuoi bellissimi versi. Ti auguro pace e amore. Gaia
Replica
Giuseppe D'Uva Cifelli replica:
aprile 19th, 2010 alle 08:58
@Gaia,
Grazie a te, cara Gaia, per le tue belle parole Auguro anche a te, tanta gioia e felicità, Giuseppe
Replica
FASCINO LUNARE
Un circolo perfetto
l’essenza imprigionata in una sfera,
si staglia dolcemente
in un profondo blu abissale:fascino lunare.
Catturati da quell’argentea confidente
dei più recessi ed intimi pensieri
i miei occhi
ipnotizzati e persi
in un fascio di luce surreale
eternamente immune dai secolari eventi,
d’un brulicante, terreno alveare.
Sprofondo in un sol guizzo
in quel pallor pur sempre fascinoso e…
mi ci perdo.
Memore dei tuoi infinitesimal sospiri,
sussurran gioie all’amor trascorso e del divenir
certezze più non doneranno.
Artemide dei riti sei regina,
e,d’essi saprò cibarmi avida,
finchè fame di te non sarà sazia:
sei calamita ,ahimè….
ed io tentar non sdegno !
Replica
Franca Fasolato replica:
aprile 19th, 2010 alle 20:32
@Artemide,
mi sembra che il tuo moderno verseggiare guardi con un pò di nostalgia il tempo passato, ma è molto carino e surreale il tuo perderti nel ricordo.
Replica
SOVENTI RIFLESSIONI
Immersa nel vociare
confuso della gente,
come un pesce fuor d’acqua
sguizzerei,per ritrovarmi
in quel congeniale mio caro silenzio.
Prezioso alleato dei miei intimi pensieri,
rifugio agognato d’una mente avulsa
da tutte le futilità di questa vita,
fatta di patine dorate e fatua venalità.
Rimembro in un istante quello sguardo
profondo,come l’immenso mare,
e l’emozione dolce m’assale,
mista a tristezza per la realtà,tangibile,
desideroso è il mio cuore in tumulto,
d’un futuro sentimento corrisposto al fine,
senza paure, solo certezze di mille e mille baci…
Quante lacrime trascorse sul mio viso,
quante notti passate insonni ad ascoltare,
il battito impazzito e mal celato
per un amore a cui non so che nome dare.
Vorrei tranquilla posare i miei occhi nei tuoi,
stelle lucenti d’un firmamento senza tempo,
e poterti dire,senz’ira alcuna suscitare,
quanto conti per me, come sei caro,
ma inafferrabile come l’aria che respiro,
eppur mi sfiori lieve,ed io gioisco.
Replica
DOLCE E CRUDELE DESTINO
I miei lunghi passi,
cercavano da sempre, la luce viva dei tuoi occhi,
per strade deserte e piazze affollate.
Il mio cammino deciso,
ma confuso
insegue da lontano il profilo dei nostri cuori,
crudele destino che non ti vuole a me vicino.
Davanti a me
ho solo il dolce ricordo
delle nostre labbra sincere,
che sussurravano tenere emozioni.
Nelle semitrasparenze reali del crepuscolo,
rapisco al tempo un attimo di sogno
per ritrovare dentro i tuoi occhi verdi,
un po’ di speranza perduta.
Riflessi di luce trascolorano,
avanza pigra la luce di stelle
che danza sull’onda del mare.
La brezza serale
lascia nell’anima la freschezza
di un nostro “segreto messaggio d’Amore”.
“Sezione Poesia e Musica”
Replica
L’ora cammina su piagge deserte
è onda che dal cielo lenta sprofonda
naufraga nell’arcipelago della memoria
Mi siedo chiudo gli occhi e ascolto
acerba scende quieta la sera
mentre tra refoli di primavera
odo nell’arcano incanto
dell’ultima parte del giorno
l’eterna bellezza del tuo sorriso
che brilla nell’iride attenta della luna
Replica
LA SENTINELLA SULL’ ACQUA
(poesia 1 po’ psichedelica)
Ero rimasto
lì a guardare,in
un mirabil desìo
avvolto e cullato.
La sentinella sull’ acqua
guarda ora per ora
le piccole increspature
sulla distesa luccicante
di colore verde
scintillante, rifrangente.
Chiarori sorridenti
riflessi galleggianti
questa vastità
è tutta per me, adesso?
Guardo il vasto mare
su misura ridotto
da invisibili correnti
non più immensità ignota.
Piccole onde come
piccoli specchi di
desideri inespressi
d’ amore e allegria
che protette dalla Luna
e velate d’ argentea luce
viaggiano gioiose verso me.
Qual dolce invito;
che sottile, sussurrato appello!
Come una sentinella sull’ acqua,
appoggiato al muretto
guardo l’ orizzonte.
Che dolce visione,
invitati dall’ onde
a rimirar il ridente orizzonte
sfioriamo il lunare riflesso
camminando sulla rilucente distesa.
E se invece di camminar
verso una meta lontana
eppur splendente,
mi fermassi un attimo
e vedessi…
Chi sono quei due
immersi in acqua?
Si guardano,
cogli occhi s’ accarezzano, due volti
dal dolce verde mare ravvivati
come sfere luminescenti
abbracciate dalla notte.
Replica
Nell’ovattata bellezza dell’alba
che apre su brume appena sospese
è stupore il nostro sguardo sul mondo
È meraviglia l’abbraccio
nel brivido del contatto
per ogni gemma di fremito
che conduce alla luce
A cogliere l’essenza tra sospiri
fradici di rugiada
in danza tra pulviscolo oro
è il battito del nostro unico cuore
pulsante partecipe
dell’infinito amore
Replica
LA TUA ASSENZA
Non resta che chiudersi in una stanza
e prendere a ridere.
Ridere come se si fosse dinanzi
alla persona più divertente del mondo,
alla vittoria più grande,
a un miracolo immaginifico
dell’ultimo Cielo.
Come se esistesse -
una cosa più immensa di te
Come se potesse illustrarsi -
una vita più grande della tua
Come ci fosse altro,
sotto la volta di queste stelle,
per cui valga la pena davvero
-di sorridere ancora.
Replica
DI SERA
Non è vero che non si paga
con la moneta della propria anima
la sorte di non parlare con te.
Non è vero che il tempo scorre lieve
e non lascia segni la tua assenza.
Qui tu manchi –
come le ultime nuvole
che annegano nel cielo d’oriente,
le parole finali d’un libro
cancellate agli occhi di una donna,
come gli occhiali rotti
nell’inciampare di un vecchio,
o il tabacco finito,
nel giorno che un figlio parte.
Sei l’inizio di una storia
che mai si potrà leggere,
un filato di seta
che non si può carezzare,
un vento che non si respira;
sei il giorno e le stelle,
che non hanno più un tramonto
dove incontrarsi.
Perché hanno perso l’amore.
Replica
maria rizzi replica:
maggio 11th, 2010 alle 21:07
@Lerry, torno a scriverti, perchè v’è qualcosa di magico e struggente nei tuoi versi. Il senso dell’assenza, in questa lirica, riempie anche lo spazio interiore di noi lettori, rende chiara l’idea di quanto si possa naufragare in un amore che ha perso senso e scopo. Sei anche un filosofo. Grazie infinite, mi arricchisci! Maria
Replica
Lerri Baldo replica:
maggio 13th, 2010 alle 16:25
@maria rizzi,
Cara Maria, grazie ancora una volta di cuore. E’ bella l’immagine del senso dell’assenza come un’entità concreta che si sostituisce alla persona amata portando un poco di lei nella vita delle altre persone!
E certo lo spaesamento di chi si ritrova allo stesso tempo fra le mani un sentimento enorme ma privato del suo senso e scopo precipuo: la reciprocità!
In quanto alla filosofia la amo, ma non la so di certo “produrre”! ; )
Ciao e a presto risentirci.
Lerri
Replica
maria rizzi replica:
maggio 14th, 2010 alle 13:31
Caro Lerri,
Spesso, anzi direi sempre, la filosofia la ‘produciamo’ in modo inconsapevole. Ancora complimenti!
M.
Con quel viso sorridente potresti fare da sfondo
alle strisce dei papaveri
lungo la riva del fiume,
sostituirti alle montagne
oppure al sole che s’inargenta di rosso;
tanto non sorride più niente
al di fuori di te
sei la spiga che scolora
ed il vento che ripiega il suo capo,
l’ultimo riflesso della luce
quello che serve agli occhi
-per vederci ancora.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2010 alle 23:30
@Caro Lerry, una lirica simile deve necessariamente essere ispirata. L’afflato poetico è talmente intenso che trascina lungo le metafore e le similitudini l’anima del lettore e e la svuota in commozione. Grazie. Sei un vero Artista!
Replica
Lerri Baldo replica:
aprile 20th, 2010 alle 08:54
@maria rizzi, Grazie di cuore Marzia, fa molto piacere che tu abbia colto l’autenticità che sta dietro e dentro alle parole, permettendo loro di rinascere nel senso e nell’emozione! Un caro saluto! Lerri
Replica
PERCHE’ SEI UN ESSERE SPECIALE
Non invitarmi mai
dove tu stai ballando,
dove la stoffa fine
sfiora le tue caviglie.
Non incrociare il mio sguardo
mentre ti muovi leggera,
mentre la tua lievezza si fa note
e tasti scuri di pianoforte;
non invitarmi mai.
Non guardarmi
mentre i tuoi piedi si librano
nell’ estasi dolce
d’una danza infinita,
mentre la tua figura
diventa un origami di seta,
e il divino
canta la sua canzone.
Non sorridermi
quando la bellezza del tuo corpo
si fa scrigno per le parole
e si intravvede il seno bianco
sotto alla camicia.
Abbiamo perso qualcosa di grande
a non guardarci negli occhi noi due,
a non incontrarci nelle pause di questa musica,
stringendoci alla voce calda di Battiato,
confusi al groviglio
-dei tuoi capelli.
Chissà com’eri già bella tu,
nel millenovecento
novantasei.
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2010 alle 10:58
@Lerri Baldo, .. Tutti molto belli i tuoi versi tra malinconia e desiderio di amore profondo. Complimenti. Gaia
Replica
Lerri replica:
maggio 7th, 2010 alle 15:28
@Gaia, Grazie per il tempo che hai dedicato ai miei versi e per la scelta di lasciare un tuo commento… ogni parola “compresa” e “sentita” è proprietà di chi l’ha voluta e saputa apprezzare. ; ) Un caro saluto!
Lerri
Replica
Lerri Baldo replica:
maggio 7th, 2010 alle 15:31
@Gaia, Grazie mille Gaia per il tempo che hai dedicato ai miei versi e per la scelta di lasciare un commento!
Ogni parola “compresa” e “sentita” è proprietà di chi l’ha voluta e saputa ascoltare e comprendere!
Un caro saluto.
Lerri
Replica
ETERNI DESIDERI ACCESI DI FANTASIA E DI SOGNO
Mondo odoroso di api
ghiotti fagotti sciropposi
depone ai miei piedi fasciati
in danza carnale esaltata
dall’impossibilità della fuga
mi vesto di tutti i colori dell’eros
e di tutti i veli da strappare
in sottomissione a condiviso piacere
rapito a ’gene egoista’
palesa divina fusione
magica alchimia del cosmo
e muove il tuo nome d’Amore
verso l’unione del tutto
dalla volta mirabile della notte
ammiro piovere profusione
di polvere dorata a rendere
compatto e splendente il tuo corpo
di indolenza e passione disteso
nel letto della mia vita
Forse ti ho inventato io,
in sortilegio di assenze e di fuoco
ad abitare paesi d’ombra
dove tondeggianti androgini
di lune e di soli
rotolano da tracotanti cieli
a testimoniare in abbracci voluttuosi
eterni desideri accesi
di fantasia e di sogno
Replica
PER NON MORIRE NEL VUOTO DI ROVINOSE ASSENZE
Scende una notte a singhiozzo
sull’ultima trasgressione in abbandono
icona perfetta in calzamaglia a rete
a cui prostrarsi e dissacrare..
Pensieri arrossiti di sudore
volano scomposti in cieli di chimere
con le loro ali nere di cormorani
macchiati da flutti di bitume
ho fatto un patto di gelsomini bianchi
traslocati pallidi da un prato di vetro
a braccia aperte ho pregato sulla rena
setaccio fine a gettare a mare
fibre distorte di cuore e alghe esangui
di vene disseccate al sole
Nel viale che sale discinta e in confusione
assalimi ancora a scorrere con piedi nudi
su tasti di pianoforte melodie solo a noi
consentite e se perderai tutte le chiavi
l’ombra azzurra della siepe ci allatterà
da gemelli seni tra stami di rugiade
Fermeremo i nostri passi in fuga
per non morire nel vuoto di rovinose assenze
dove si annida il declino della vita..
Strategie impigliate come ciuffi su rovi
si scioglieranno in manna ad appagare
ventri allacciati nel libero fluire
in danza di emozioni vitali
Replica
ACCOMPAGNAMENTO FLUVIALE
Sillabe sciolte veleggiano
acque lunari di fiume
in abbraccio a soffio leggero
di fronde autunnali ghermite
intreccia danza a fior d’acqua
steli e corolle recise
in filigrane immacolate
da tracimare alle derive
scivola carro trainato da Cupido
su liquido sentiero di giardino
antico di soli rossi profumati
incorniciati alla bellezza
di irridente viso
Corteo mesto di violette
di reminiscenze intriso
indulge al rito immortale
del mito disgiunto dal divino
[mi sono incontrata da sola
nera sposa al valico
umido dei desideri
la lunga veste insanguinata
da mille specie di fiori]
finché tra orme di labili dune
coperta da velo acceso
di biancore sensuale appare
in intoccabile spazio assisa
la stele della memoria
in ginocchio la contemplano
increduli gli amanti
che ancora allacciati trattengono
un lembo sgualcito di presente
Replica
ANCORA
I nostri corpi nudi
e tu sopra di me,
in un percorso antico
che si ripete magico
quando riusciamo a scrivere
un’altra volta ancora
la pagina del vivere
il nostro qui ed ora.
E non è un dopo, è ancora,
il tempo senza età
che misterioso svela
come completa il sesso
le nostre intimità.
Si cercano le mani
e ci vogliamo ancora,
ed io ti chiedo ancora
cosa accadrà domani
del nostro divenire,
tu mi rispondi ancora,
per sempre t’amerò.
Ed io sorrido e taccio
come se fosse niente
viversi un dolore,
e ti accarezzo ancora,
ti sembro indifferente,
tutta la pelle ancora
i tuoi pensieri ancora,
e tutti i miei li scaccio,
spero tu sia felice
quando non ci sarò.
Sezione Poesia e Musica
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2010 alle 18:06
@Mario Sodano, ..caro Mario, l’amore va certo oltre tutti gli ancora… Gaia
Replica
Mario Sodano replica:
aprile 19th, 2010 alle 01:34
@Gaia,
Forse sì Gaia.
Io dico che l’amore è “ancora”.
Perché resterà ancora dentro te.
E forse intendiamo proprio la stessa cosa.
Mario
Replica
Gaia replica:
aprile 19th, 2010 alle 13:43
@Mario Sodano, …. Forse da angolature diverse … ma credo proprio di si caro Mario. grazie di cuore delle tue parole. Gaia
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2010 alle 13:38
@Mario Sodano,
Caro Mario, “la pagina del vivere il nostro qui e ora”…l’essenza della tua lirica, dal sapore di canzone, l’essenza del tempo che ci è concesso in dono…Versi d’amore strazianti e dolcissimi, versi che rare sensibilità maschili possono arrivare a concepire. La chiusa è un groppo in gola. Possibile che ogni tuo scritto possa incantare fino a questo punto? Un abbraccio e un grazie commosso.
Replica
Mario Sodano replica:
aprile 19th, 2010 alle 19:13
@maria rizzi,
Mia cara Maria, certo mi ripeto.
Comunque grazie “ancora” a te.
Forse riesco a regalare le mie emozioni.
Tu certamente me le rendi.
Un abbraccio.
Replica
Gianna Campanella replica:
aprile 22nd, 2010 alle 01:46
@Mario Sodano,
In punta di delicatezza.. ti inoltri e penetri il mistero dell’amore cogliendone l’essenza allettante del presente e l’ineluttabile malinconia del divenire. Bella e velata di dolore la chiusa. Grazie per questa emozionante lettura!
Un caro saluto.
Gianna
Replica
Mario Sodano replica:
aprile 22nd, 2010 alle 13:16
@Gianna Campanella,
Cara Gianna, grazie a te.
La commozione nel leggerci è stata senz’altro reciproca.
Sinceramente grazie di cuore per la stupenda recensione.
Cari saluti.
Mario
Replica
UN GIORNO D’INVERNO
Fa freddo…
Il disgustoso gelo
attanaglia il buio inoltrato.
“Ma il mio cuore è
caldo perchè il tuo amore
lo avvolge”
Il mio corpo ambrato
sul tuo orizzonte
sorge
danza
al ritmo dei tamburi stivi…
Ora,
il mio giardino confina con il tuo.
Le grazie abbondano il tuo eccitato respiro.
Lo sguardo fulmineo assale
si confonde con il lamento
lontano della pantera ferita…
Luci di memorie antiche
si riaccendono
intrecciando il futuro solitario
che si perde nel tempo e nello spazio illusorio.
Graffito ha la sua gloria
di gelide brine
profumo di viole
purezza dei gigli
caldo dorato di spighe
petali accesi di papaveri
perpetuamente si rincorrono
come eterni bambini
gioiosi o, mlinconici;
per cercare dentro l’era del tempo
e dello spazio
le multiforme
fenomeni
rappresentazioni e,
la distanza connessa tra l’amicizia e l’amore
che si spoglia solo nell’essenza!…
“Sezione Poesia e Musica”
Replica
daniela megna replica:
maggio 8th, 2010 alle 10:27
@Franca Fasolato, molto bella la tua poesia parla dell’amore in modo molto raffinato e seducente,arriva dritta al cuore!!Brava!!Con simpatia Daniela Megna
Replica
Franca Fasolato replica:
maggio 8th, 2010 alle 21:14
@daniela megna,
carinissimo è molto gradito il tuo bel commento Daniela… grazie mille! Vedi, è semplice per me scrivere emozioni intense, arrivano come un fulmine a ciel sereno… mi avvolgono in un caldo abbraccio di luce; come fa l’alba rosa con il giono nascente. Vibra di energia pura il mio pensiero, e poi la filtro nel laboratorio alchemico dell’intelletto per gustarmi e donare l’emozione calda e raffinata! In effetti, il mio modo di scrivere è per lo più l’essenza di come sono io dentro e fuori. E voglio che rimanga possibilmente così per me, è importante essere me stessa! Anche quando la corrente spinge in altri fluidi.
Per questo, io non scrivo tantissimo… e quando vengo delusa lascio molti spazi vuoti sulla pagina candida; è come se il mio cuore volesse chiudere una finestra sul mondo o sull’oggetto deludente. Ma questo… io credo succeda un po’ a tutti gli AUTENTICI CREATIVI.
Ciao un affettuoso abbraccio poetico FF
Replica
Ho Visto il Mare
Avevi gli occhi chiusi
una piega agli angoli della bocca
il respiro ti martellava il petto
il corpo abbandonato ai fremiti
la tua mano che stringevo solo io…
la ricordavo grande, mi conteneva
Ora si perdeva nella mia…
scivolava via…
mi lasciava tra le dita
l’ultimo granello di te
in una perla di sudore
Avevi gli occhi chiusi
Vedevi il mare…
Eri la mia grande conchiglia
Preziosi sedimenti d’amore
composti dal tempo
Ho chiuso gli occhi anch’io
Occhi pieni di sabbia
Onde di lacrime tornavano al cuore
Ho visto anch’io, il mare.
Fiorella Cappelli
Replica
dorella dignola replica:
aprile 18th, 2010 alle 06:48
@Fiorella Cappelli, questa poesia dolce e triste, dice bene la vibrazione d’amore e dolore che più di frequente coesistono. Ma quello è l’unico percorso alla felicità.
Complimenti per il tuo verseggiare tenue ed appassionato.
Complimenti Fiorella.
Replica
RE DEI SENTIMENTI
Giungi come rugiada
alle corolle dischiuse all’orizzonte
che esalano generose vergini essenze!
Tra gli steli al vento scivola il silenzio…
ombra furtiva
che ruba l’ultima goccia di luna sull’erba.
Scende un aroma di pace,
beatitudine sull’eden dell’anima
che non conosce fine né morte.
L’eternità della natura
ha disegnato spruzzi di luce
sul volto dell’Amore.
I pensieri echeggiano liberi
intrisi di spazio e di tempo
senza confini.
Poi, prigionieri dei sensi
stendono le loro ali
per riprendersi l’orizzonte
terso di mistero ancestrale.
Oh…figlio di Venere e di Giove
enigma ed essenza alchèmica
astro siderale dell’universo
che lanci sorridente le frecce
del tuo arco atavico,
e nel tuo scrigno custodisci
con orgoglio sapienza e follia
…virtù e malia.
Di miele e rugiada disseta
le mie porpore labbra ma,
difendi sempre il corpo sinuoso
e l’anima mia!…
Sezione Poesia e Musica
Replica
ALESSIA replica:
maggio 13th, 2010 alle 18:47
@Franca, SEI VERAMENTE BRAVISSIMA !!!
UNA POESIA PIU’ BELLA DELL’ALTRA !!!
BACIONE MIA TALENTUOSA AMICA.
ALESSIA cantapoeti
Replica
Franca Fasolato replica:
maggio 14th, 2010 alle 21:39
@ALESSIA,
carissima che sopresa piacevole! Ti ringrazio di cuore per il tuo frizzante e simpatico commento.
Ricevere dei sinceri apprezzamenti è sempre un buon stimolo per chi come me fa tutto da sola, pensa in poco tempo dal titolo al verso finale.
Ma quando l’essenza della creatività ce l’hai dentro di te…fa parte di te e di come sei e allora diventa naturale far scendere gocce di pensieri e spruzzi di emozioni vibrazionali sul foglio bianco. Anche se come base hai fatto studi tecnici che poco hanno a che spartire con il pensiero filosofico, l’arte, la poesia, la musica o la letteratura.
Un cordiale e poetico saluto Franca Fasolato alle prossime.
Replica
LA FARFALLA
Sei così leggera
Da posarti su di me
Senza chiedermi scusa
Sei così sottile da entrare
Nei miei pensieri
In punta di piedi
E danzare sul mio cuore
Tutta la notte
Note d’amore … note d’amore
Che mi faranno impazzire
Ricadiamo l’uno sull’altro
In un sottile respiro
Lo specchio ci osserva nudi
Sopra un letto di seta
Il tuo tatuaggio una farfalla immobile
Apre le ali
E con quanta passione ci avvolge
Questa storia d’amore
Con quanta tenerezza
Mi dici “solo con te amore mio!”
Non muoverti
Baciami adesso
La farfalla resta così
In punta di piedi
l’ azzurro dei tuoi occhi
delimitano un orizzonte
dove mi potrei smarrire
sono onde del mare
I tuoi capelli sopra di me
Scaldano parole e gemiti
Cullando i tuoi caldi seni
Non muoverti……
Baciami adesso
Sezione Poesia e Musica
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maria rizzi replica:
aprile 19th, 2010 alle 20:42
@Caro Roberto, credo proprio che tu abbia scritto una splendida canzone d’amore. L’erotismo dolce, che avvolge i tuoi versi è degno di un Poeta poderoso che sa unire passione dolcezza e melodia….
Grazie di cuore, mi sono profondamente emozionata!
Replica
Roberto replica:
aprile 25th, 2010 alle 18:41
@maria rizzi, grazie per aver speso intense parole di miele per i miei versi, e come miele mi sono sciolto dalla commozione. Grazie di cuore Roberto.
Replica
I Silenzi Giusti.
I silenzi giusti…sono quelli che mi impongo
quando ho paura delle tue risposte.
Sono spazi vuoti di tempo, riempiti di memoria,
i silenzi giusti…
Ricordi che tornano, ad inquietare l’anima.
Stendo immagini di te, nelle notti di luna piena,
rincorro pensieri, per incartarli in versi…poi
stremata, tra silenzi giusti mi addormento…
senza goderti mai.
Fiorella Cappelli
Replica
BUGIA
L’ultima volta si dormiva sui palmi
ed era di flanella il sonno
e se non fosse per l’arroganza dei metri
con la fretta nelle caviglie, verrei
a farti il caldo nelle mani
castagne ad ottobre.
Sapessi com’è sbiadito il furore dagli occhi
forse per via della tramontana
che ci è passata in mezzo, ma non temere
il freddo era solo all’inizio, ora sembra
quasi pace. Quasi
pace.
Ed intanto che non mi sai
vorrei tanto giocassimo assieme
a recitare le foglie, tu con le tue
ed io me le invento
sulle palpebre scese.
O anche provare a inseguirci
dita di maglie nel vento, tane su un muro,
le vite che voglio
con te.
Intanto che non ci sono
tu non aspettarmi così, coi gomiti
sugli stipiti ruvidi delle attese
ché non tornano. Ed io non torno,
ma non te lo sto neanche a dire
che il cielo non può attendermi
e che questo è un paradiso muto
senza la tua voce.
Arrivo presto
come posso
come questa
(poesia e musica)
Replica
Mario Prontera replica:
aprile 17th, 2010 alle 22:30
@Francesca Pellegrino,
Bugia contro BUGIA,la tua, questi versi non mi piacciono affatto,anzi..
In realtà, li trovo talmente emozionanti nella loro capacità raffigurativa, e nel ritmo incalzante e tranquillo insieme,che ogni volta che li leggo, riescono a mettermi i brividi addosso, reazione invero molto rara oramai.
Complimenti sinceri , Francesca e continua così.
Replica
Gianna Campanella replica:
aprile 22nd, 2010 alle 23:14
@Francesca Pellegrino,
Essenzialità e scavo raffinato sono le costanti delle tue poesie.. sigillo di gran pregio per tale ermetismo d’Autore!
Lieta di trovarti anche qui Francesca. Un inchino e un caro saluto :)
Gianna
Replica
SENZA TITOLO
Arpeggia
sulla mia pelle
la tenerezza
delle tue dita
cercando
accordi d’anima . . .
. . . e ti ritrovo
fragile all’abbandono
in un concerto
di canti paralleli
. . . ti ritrovo
nella timidezza
delle tue parole
racchiuse
nell’aria satura
di promesse
come la nostalgia
dei giochi dell’infanzia
. . . ti ritrovo . . .
Indugia
sull’orlo d’un silenzio
sdrucito
l’eterna sinfonia
di fughe e di ritorni
. . . e ti ritrovo
mentre sui binari
del tempo
freme l’intesa
e scivola la noia
nell’emozione
rinnovata
. . . e ti ritrovo
nel ritmo pacato
dei nostri respiri
altro da me
ma d’uguale anelito
sospinto
in questo mare quieto
d’una realtà senza confini
. . . ti ritrovo . . .
e . . . mi ritrovo ! ! !
( Sezione Poesia e Musica )
Replica
maria rizzi replica:
maggio 11th, 2010 alle 21:16
@Cara Carmela, grazie. Il tuo canto d’addio ha la consapevolezza di quanto la vita allestisca scenari improbabili anche per le situazioni dolorosi. E possiede la melodia pura dei versi, che rendono lievi i concetti poderosi. Sei un’ottima poetessa. Continua a incantarmi…
Replica
CANTO LA NOTTE
Attendo sul ciglio dei sogni,
quel bacio dell’onda alla riva,
quel tono minore del vento.
Mi getto col cuore sul fondo
ma gli occhi li lascio più in alto,
finestre ad un passo dal mondo.
Poi una nota si stacca dal gruppo
e mi viene a cercare…
RIT. E canto, canto la notte e poi
il buio si stende accanto a noi,
se chiudo gli occhi rimani qua,
se canto forte non finirà.
E faccio la guerra al passato,
preparo la nave e non parto,
mi tengo gli dei là in salotto.
Mi chiedo se l’alba del giorno
incontra le stelle un momento
oppure le perde per poco.
Poi una nota si stacca dal gruppo
e mi viene a cercare…
RIT. E canto, canto la notte e poi
il buio si stende accanto a noi,
se chiudo gli occhi rimani qua,
se canto forte non finirà.
Sezione Poesia e musica
Replica
“QUASI,…senza titolo e comunque delle distrazioni”.
QUASI, mi dimentico ormai,
di fare la spesa al mercato
di un parco di giochi e di sogni,
di bancali di carta e di legno e di niente!
E mentre ripenso e mi fermo ai tuoi occhi,
QUA SI che mi piace cercare una sosta.
Ma…è una sosta in divieto di amore
e di baci e di cose non dette oppure ridette,
e una multa salata per carezze negate,
per licenze poetiche e vene…safène,
me la prendo per scherzo
e il piacere di vivere.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 17th, 2010 alle 15:15
@Mario Prontera,
Si paga la “multa salata per carezze negate” ed ogni “sosta in divieto d’amore” è una scelta libera fatta col cuore…
La consapevolezza del vivere risiede “nel farlo con piacere”: sacrosanta verità.
Fiorella Cappelli
Replica
Mario Prontera replica:
aprile 19th, 2010 alle 08:54
@Fiorella Cappelli,
Grazie di cuore, cara Fiorella, del pensiero benevolo e, mi pare emozionato, per le mie distrazioni terrene, profondamente umane nella loro ..debolezza!
Replica
AMORE
Ho paura
di non trovarti
lì
ad aspettarmi
che tu sia atratto
da altri seni
e che non mi riconosca più
tra tanti corpi
Che potrò fare io?
Oltre ad aspettare?
Riempire gli spazi
vuoti
con gocce di vita
nell’attesa
che prorompa
l’oceano
che ti sommerge
e
ti frastona
e
che ti disorienta
La devastazioone
felice
di un amore
completo
che ti riempie
di sole
e
di luce
il viso e il corpo
e ti scalda
il cuore
ti fa tremare
le mani
ti fa mancare
le parole
ti fa venire
meno i sensi
ma ti fa risorgere
alla continuità
e
alla pienezza
della gioia
e
della speranza
Replica
Franca Fasolato replica:
aprile 19th, 2010 alle 21:07
@Gabriella,
vedo che a te questo amore non fa mancare le belle parole anzi! Ciao Franca
Replica
Gabriella replica:
aprile 21st, 2010 alle 19:54
@Franca Fasolato, grazie per avere espresso un commento positivo: è il primo in assoluto! Vale sempre vivere un amore anche se non corrisposto: l’importante è amare!!
Il tuo attestato di stima mi incoraggia a scrivere ancora…
Un abbraccio forte!
E grazie ancora..:-)
Replica
ARSA
Strigliata
fino alla viva pelle
Arsa
d’amore
sopravvivendo
Replica
DETTAGLIO D’AMORE
E’ sorto
il Sole di una nuova era
Tutti corriamo
ma ce ne freghiamo
perchè non abbiamo alcuna meta
Questo è il progresso:
l’indifferenza totale
per l’altro
che muore di fame
al margine di una società
che non paga le tasse
e pensa solo al personale interesse
I politici
sono i nuovi mentori:
si affannano a parlare
ma sono sempre sazi,
corrotti e, solidali,
attaccano la giustizia
invece di servirla
Siamo gli automi
della nuova tecnologia
immersi in un mondo virtuale
non rispettiamo
l’ambiente in cui viviamo
reale e generoso
di frutti che disprezziamo
senza apprezzare
Non ci accorgiamo
che solo l’Amore
è la soluzione
non è un dettaglio
fa battere il cuore
ed è il motore
di tutta la vita e del mondo intero.
Sezione Poesia e Musica
Replica
L’AMORE
Il grande amore
è come un lenzuolo bianco
di seta sulla tua pelle,
ti avvolge, ti racchiude
come fa un’ostrica con la perla.
Le sue mani sul tuo viso,
fra i capelli al vento,
sul tondeggiante seno.
Se c’è un soffrir,
anche il soffrir è di meno.
Il suo sguardo
ti scioglie come neve al sole,
ti spoglia come un vento d’autunno,
ti fa sentire grande come nessuno.
Ti accende dopo la fatica,
ti culla nell’insonnia,
ti plasma dopo la rabbia.
Vivi questi momenti felici;
perchè il grande amore
è come l’arcobaleno
t’illumina dei suoi colori,
ma non sempre fiorisce dopo una pioggia.
Non è…
dell’arcobaleno che devi temere,
ma dei suoi colori, che abbagliano,
ti accompagnano per la vita e, rimangono graffiti in te
anche se con te da tempo non sono.
1980 Poesia e musica
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 17th, 2010 alle 18:35
@Franca Fasolato, Cara Franca, complimenti per le belle immagini di questo grande amore che avvolge, accende e illumina la vita. Un affettuoso abbraccio Daniela
Replica
Franca Fasolato replica:
aprile 17th, 2010 alle 20:09
@Daniela Quieti,
gentilissima Daniela grazie per il tuo prezioso commento. Un abbraccio poetico FF
Replica
Sul ballatoio dell’immaginario impossibile
sognando di musica le pietre
parto e ritorno all’amore
Così accade sull’andare
che vento e fiume mi parlino
dell’acqua e della terra
del tuo sangue di creta
Dietro e avanti a me
salgono dall’argilla
anche i tuoi sorrisi
diamanti nelle mie mani di fango
Sognando di musica le pietre
plasmo il ventre di materia e tempo
desto si fa il tuo respiro
più dolce il mio canto
Replica