Concorso di Emozioni, il bel canto della primavera


Dallo spot
Una storia italiana della Banca Monte dei Paschi di Siena

Fai di me un vestito di alghe e coralli
di spuma e di baci nel tuo mare d’amore

Il bel canto della primavera. L’usignolo annuncia la mite stagione dei fiori. Comincia la sesta edizione del CONCORSO DI EMOZIONI.
Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari!

Puoi partecipare in modo del tutto gratuito postando per un mese, fino al 18 aprile, direttamente nei commenti di questo post poesie, racconti e parole per una canzone d’autore. Gli autori di opere edite possono partecipare anche con poesie e brevi brani estratti dai loro libri.

Quest’anno, nella nuova sezione “Poesia e Musica”, curata in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente, le tue parole potranno diventare anche il testo di una canzone d’autore!
Il nome dell’autore del testo scelto per creare una nuova canzone sarà comunicato nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore” (23 e 24 aprile 2010).

Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.

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*Le opere si postano direttamente nei commenti *

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© 2010, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

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Commenti

  1. Cassanaluce scrive:

    Il punto di non ritorno

    La luce cadeva di traverso dalle fronde degli alberi, poi si diffondeva, riflettendosi sull’acqua del mare, così azzurro, così verde, come una gemma liquida preziosa.
    Ero appena arrivata al villaggio turistico, ancora assopito, nel cuore di una lunga spiaggia bianca, in prossimità della giungla e delle montagne.
    Ero approdata ad un luogo remoto, sola come sempre, alla ricerca di quell’altra me stessa che avevo perso di vista da un po’ di tempo, da quando per l’ennesima volta la vita e i suoi eventi mi avevano fanno sprofondare in uno stato di apatia urbana e piatta, fredda con addosso tutta l’umidità di un inverno che dura troppo a lungo, che ti entra nelle ossa e non riesci più a mandare via .
    Ero arrivata ad un punto di non ritorno, era giunto il momento della fine o della svolta , ma né io, né mio marito sapevamo ancora dirlo.

    Un giorno, durante la pausa pranzo, avevo visto un’offerta sensazionale in un’agenzia di viaggi, lunghe spiagge e mari profondi, sole su tutta la pelle.
    Al rientro la sera ne parlai con Pietro, mio marito, ma lui, come sempre, travolto dagli impegni inderogabili del suo lavoro, per l’ennesima volta mi lasciò a bocca asciutta, con un consueto: “Non posso, credimi, ma se lo desideri ci puoi andare da sola o con qualche tua amica…”, così determinai un qualcosa che in cuor mio avevo già deciso.

    Con l’agenzia avevo organizzato il viaggio e la vacanza nei più minuti dettagli, così quando arrivai a Jakarta, la capitale dell’Indonesia, impiegai un altro giorno per giungere ad una piccola isola dell’arcipelago indonesiano.
    All’orizzonte s’intravedeva la linea bianca della spiaggia, le colline fitte di alberi. Le case erano di tek e paglia, con tetti dalle tegole rosse, lo stesso rosso della terra.
    Vicino al mare c’erano dei bungalow, con stanze ariose, porte e finestre che si aprivano su verande ombrose.
    Venti giorni tutti per me!
    La notte dormivo al suono delle onde e al mattino mi immergevo in acque limpide e trasparenti come l’aria.

    Non riuscivo a cancellare la distanza dai sentimenti che provavo per mio marito, volevo sentire la sua voce e le sue mani, ma poi pesante mi cadeva addosso la consapevolezza che anche a casa, seppur presente, lui non c’era. Mi aveva lasciata da sola, per anni ed io mi ero persa.

    Adoravo fare piccole immersioni, mi piaceva rimanere sospesa in quel silenzio azzurro, io e il mare abbracciati e vivi più che mai.
    La sera mangiavo pesce alla griglia, con gli altri ospiti del villaggio e bevevo vino ambrato in un grande calice. Si festeggiava, mentre il tramonto incendiava d’oro e di rosso il mondo.
    Gli animatori accendevano i fuochi nelle noci di cocco, ballavano e cantavano, la serenità ci avvolgeva con un manto di tranquillità.

    Mi tornarono alla mente i primi anni di matrimonio, quel forte legame che ci univa, eppure io bruna con gli occhi marroni e lui biondo con gli occhi azzurri, una strana e perfetta coppia di opposti.

    John, un animatore inglese, mi prese per il braccio e mi invitò a ballare. Il mio inglese scolastico ed arrugginito, era alquanto scadente, ma lui riuscì comunque a strapparmi un sorriso. John conosceva un po’ d’italiano e così tra un ballo e un altro, ci siamo divertiti inciampando su concetti che riuscivamo comunque a condividere.
    La mattina successiva lo trovai davanti alla porta del mio alloggio con un cioccolatino in mano e un fiore d’azalea fra le labbra.
    Una piacevole sorpresa che mi turbò. La notte avevo dormito male, il pensiero tornava a lui, alle sue robuste braccia, al verde dei suoi occhi, ai folti capelli castani, lunghi fin sopra le spalle.
    Sicuramente doveva essere più giovane di me ed io a confronto, con addosso la bellezza di 35 anni suonati, mi sentivo un po’ vecchia.
    Mi prese per mano e ci avviammo verso la foresta, lasciando il villaggio alle nostre spalle, ad ovest la scogliera, una roccia ruvida ed aspra che scivolava via sotto l’acqua limpida.
    Attraversammo il bosco, tra il fogliame lussureggiante, palme, piante di cocco e di mango, fino a giungere ad una strada che si apriva su un villaggio. Mi condusse ad un edificio dalla struttura molto semplice, vicino alla porta c’era un ibisco e altri fiori tropicali che lasciavano nell’aria una fragranza densa e pesante nella calura del giorno.
    All’interno c’erano persone che leggevano, altre che chiacchieravano. Ci siamo seduti su una panca e abbiamo fatto colazione con caffé, frutta e fette di pane.
    Questo giovane uomo che mi stava seduto di fronte, che parlava sorridendo, era un perfetto estraneo, eppure il suo sguardo mi catturava, aleggiava in me una strana sensazione, mi sembrava di conoscerlo da sempre.
    Volevo vivere la mia vacanza in libertà, senza regole, sconfiggere almeno per una volta, quelle imposte da mio marito, dalle mie prigioni, dagli isolamenti dei molteplici silenzi che Pietro non aveva mai ascoltato.

    John parlava di musica e poesia, aveva la freschezza frizzante di chi si aspetta molto dalla vita, mentre io mi sentivo l’anima racchiusa in una cantina ammuffita.
    La lampada delle mie disillusioni aveva accecato ogni parvenza di sogno.
    Ci siamo alzati e dopo aver passeggiato un po’, ci siamo seduti su una panchina che s’apriva all’immensità dell’oceano.
    Il sole era alto e l’aria era piena di suoni che non conoscevo, versi d’uccelli, ronzii d’insetti e movimenti di animali impercettibili.
    Intorno a noi conchiglie frantumante risplendevano di microscopici arcobaleni.
    Lui parlava di come amava questo posto, della sua passione per il mare.

    Ebbi una sensazione di struggimento, per quello che mi stavo avvicinando a comprendere, uno struggimento per l’attimo sfuggente e bellissimo che stavo assaporando e che avrei dovuto lasciare:
    momenti di condivisione, mentre io e Pietro la sera stavamo seduti sul divano quasi senza parlare, sprofondati nelle nostre vite staccate.
    Io e John in quel momento stavamo contemplando la perfezione della natura e per un attimo sfiorai con un dito la felicità.
    Adoravo la sua voce, il modo in cui pronunciava Teresa, il mio nome.
    Camminavamo silenziosi mano nella mano mentre un’inquietudine mi turbava.

    I riti della vacanza s’alternavano a momenti di riposo assoluto, d’immersioni e d’esplorazioni frequenti.
    Spesso andavo sul bordo della scogliera a guardare l’acqua, con quel vento caldo nei capelli, l’abisso del mare era ad un passo dall’abisso che mi squarciava il cuore.
    Il fatto di non incontrare John era voluto.
    Si erano spente le speranze taciute a me stessa. Quando mi addormentavo sognavo le onde del mare che s’infrangevano l’una su l’altra sulla battigia.
    Ogni tanto lo intravedevo mentre correva sulla spiaggia con un gruppo di persone che ridevano a crepapelle e lui di sottecchi mi faceva l’occhiolino.
    L’ultima sera abbiamo bevuto birra attorno al falò, ero un po’ brilla, John era alla seconda, qualcuno propose di fare un bagno.
    Tra le risate e l’allegria un po’ smorzata da una sottile tristezza per la partenza imminente, senza pensarci sopra, m’incamminai verso la riva e lui era al mio fianco.

    Nell’acqua le sue mani sfiorarono i miei fianchi e avvicinò il suo corpo al mio.
    Le nostre mani si toccarono. Affondò le labbra sul mio collo e la passione mi travolse.
    Nuotammo per raggiungere una spiaggia nascosta in un’insenatura isolata, ci togliemmo i costumi.
    Sulla spiaggia, a metà tra il mare e la sabbia, ci siamo uniti, con l’acqua che sfuggiva da sotto le nostre schiene. La luce delle stelle fluiva sopra la nostra pelle, sopra le mie gambe, sulla sua fronte, sulle nostre labbra. Restammo abbracciati così, a lungo, con i nostri corpi a contatto.
    Non sapevo cosa aspettarmi, ma speravo che mi dicesse di rimanere, di tagliare col resto del mondo.
    Quando si mise a sedere mi disse: “Finita la stagione torno in Ighilterra”, mi baciò nuovamente e mi accarezzò il viso “Teresa sei bellissima…”.
    Poi rimase solo il rumore delle onde.
    Restai con il buio, sperando di diventare invisibile, di confondermi nell’oscurità.
    Il senso confuso di perdita mi si parò davanti come un abisso.
    L’oscurità abbracciava cielo e mare, pesante come un macigno, occultando la stanza segreta dei miei desideri. Il vento calmo di quella notte mi accarezzò i capelli.
    Tornai al bungalow, le valigie erano già pronte.
    Pensai a Pietro, al mio rientro e al punto di non ritorno che mi aveva squarciato l’anima.

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  2. daniele gangemi scrive:

    DUBBI
    Chissà se un giorno
    troverò di nuovo
    il coraggio
    di dar voce alle melodie
    del mio cuore.
    La mia lira
    simile a quella che vinse l’Ade
    un tempo vibrava
    lucente
    Ora giace sul mio comodino
    impolverata.

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  3. daniele gangemi scrive:

    L’AMORE
    L’inesprimibilità ai molti
    del supremo sentimento umano
    si fa comunque
    Sudore
    Battito
    Gelo
    Dalle labbra serrate a morsa
    nessuna parola
    E improvvisamente
    la ragione
    cede il passo
    al cuore
    folle
    per la vittoria.

    Replica

  4. daniele gangemi scrive:

    IN RICORDO DELL’AMOR
    Mi cingesti d’amor vitreo e vipereo.
    Ti vestivi inutilmente d’erculea forza
    ciecamente inebriato
    mi prostravo ai tuoi piedi
    come condannato in limine.
    Ora rimembro con precisione:
    al principio ti avvicinasti
    maestosa puledra solitaria
    in cerca di domatore.
    Volteggiasti con inganno nell’erme praterie
    del mio cuore inerme.
    Presto tramutasti in boa che avvinghia
    pallida preda
    incosciente del funereo destino.
    Ti sussurrai Amor
    tu ricambiasti stringendo la morsa.
    L’inganno fu durevole:
    paonazzo
    gonfio per lo sforzo
    con rossi occhi rigati come fulmini nel ciel sereno
    mi svincolai inutilmente.
    Il sopraggiungere di passi ti fece distogliere
    per un attimo
    la presa.
    E finalmente potei riabbracciare la Vita
    soave, unica, estranea.
    Ora che il Tempo mi è amico
    tocco senza timore
    le ferite indelebili
    non più dolenti.

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  5. NELLA GRANDE LUCE DEL PERDONO

    Un salto nel buio,
    mi manca il coraggio di volare,
    il coraggio di dimenticare,
    il coraggio d’amare.
    Non voglio!
    Non posso!
    Resisto.
    Eppure basterebbe un attimo
    ed in quell’attimo, l’oblio di una vita.
    All’improvviso,
    però,
    apro le ali,
    le mie,
    le più grandi!
    Fresche rugiade sconosciute,
    impalpabili essenze d’amore
    ricoprono il mio corpo completamente nudo
    e, solo adesso,
    incredibilmente leggero…
    Volo!
    Volo in una dimensione senza tempo, né spazio.
    Volo sui ricordi più bui.
    Volo sui pregiudizi.
    Volo sulla paura d’amarti.
    Volo!
    E dolcemente approdo in un abbraccio di luce.
    Non ricordo più nulla e non vedo più nulla
    all’infuori del tuo viso stagliato
    nella grande luce del perdono.

    Marina Maria Iosè Riotto

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  6. Sarai un uomo
    che ha tanto lottato
    sarai un bambino
    finalmente cresciuto
    sarai tu il sogno
    e la tua realtà
    sarai tu la vita
    sarai, si sarai…

    (per poesia e musica)

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  7. roberto scrive:

    * Io sono *

    Per molti non sono nessuno
    anzi
    sono uno dei tanti
    Racconto la vita
    quella mia
    quella che ogni giorno trascorro
    spiego di getto
    d’istinto posto in versi
    non rime baciate ne rime degne di poeti ben più autorevoli
    Sono uno de tanti
    così però mi piaccio
    e così ad alcuni trasmetto le emozioni mie
    Sono uno dei tanti
    non un numero uno
    e nemmeno un numero due
    sono uno dei tanti
    Vivo e comunico a volte in versi a volte in scritti
    ma sempre e solo emozioni vissute
    tristi e meno tristri
    Sono uno dei tanti
    che si mescola a gioie e dolori
    amori e tradimenti
    passioni e pentimenti
    e allora racconto
    e racconto il vero
    il vero mio
    Vivo tra tanti
    e sono uno dei tanti…

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  8. riccardo scrive:

    RICORDI TRA IL VERO E IL FANTASTICO DELLA MIA GIOVENTU’

    Una delle cose più appaganti per me è camminare nei boschi . Ricordo quando ero ragazzo le storie che mi raccontava la Nonna , di cosa fosse un bosco al tempo dei Nonni dei suoi Nonni ,quanta illusione e fantasia, una Nonna poteva creare raccontando dell’effetto che il sole poteva emanare sposandosi con il buio degli alberi.
    Non mi è mai capitato di vedere un elfo, ne una fata ne altro spiritello del bosco,tuttavia, la mia Nonna mi diceva di guardarmi dalle streghe cattive ,mentre attraversavo quei boschi che
    per noi ragazzi ,erano la nostra principale fonte di gioco.
    Le streghe per noi era rappresentate da una coppia di persone ,del mio paese, non ho mai saputo il grado di parentele , chi diceva fossero marito e moglie, chi due fratelli, fatto sta che per noi erano la rappresentazione della strega e del diavolo nella nostra immaginazione in quella casupola sulla strada che dalla valle del mulino porta al paese di fronte ,succedevano cose terribili, e noi quando di ritornavamo dai giochi, davanti alla casa correvamo, e alle volte la paura era tanta che ci faceva sentire urla, e risate che facevano venire i brividi, come se in quella casa si facessero festeggiamenti abominevoli lontano dagli occhi dei profani, e certe sere guardando dalla finestra della mia camera mi sembrava di vedere dei roghi sicuramente erano sterpaglie che bruciavano , ma per la mia immaginazione di bambino potevano essere
    chissà cosa magari anche riti malefici o chissà cosa altro peggio.
    Noi davamo molto credito alle superstizioni della gente del paese, che mai dalla nascita si era
    allontanata da questi posti, eppure fu in quei boschi intrisi di credenze che avrei passato la mia gioventù senza allontanarmene.
    Inutile dire che nell’attraversare il bosco non mi sentivo solo, ma questo era piuttosto normale, quando l’unica fonte di luce erano i raggi del sole che le foglie lasciavano filtrare, tutto il resto può essere intravisto solo con gli occhi dell’immaginazione, voglio raccontare una storia che mi e capitata in quei boschi, diciamo un poco inventata ma nelle parti più importanti vera.
    Attorno a me vi era solo il rumore di un leggero venticello che cantava tra gli alberi e a due passi di distanza c’era il fiume a sbarrarmi il cammino, il passaggio era un piccolissimo sbarramento che serviva per deviare l’acqua del fiume nella roggia che portava l’acqua per fare funzionare il mulino e la segheria.
    Quando l’ebbi attraversato la luce del Sole appariva più intensa, tanto da illuminare quel tratto di bosco come lo sarebbe un parco pubblico nel ventunesimo secolo, e la cosa più strana erano i giochi di luci ed ombre che mai si fermavano, ma continuavano a inseguirsi tra gli alberi fitti.
    Improvvisamente sobbalzai nel sentire voci ambigue e d’istinto mi nascosi dietro il fogliame fitto. Poco più in là scorsi chiaramente le figure della copia che abitava nella casina della streghe , che trascinavano il cadavere di un uomo con il volto completamente irriconoscibile. All’inizio pensai ai che due briganti, astuti assaltatori dei boschi e delle strade di campagna, però ripensandoci bene da noi non si era mai sentito di gente assalita da briganti ,e banditi, queste cose succedevano solo nei nostri giochi di bambini , la prima cosa che notai era il volto dell’uomo, rude e invecchiato, provato da una vita faticosa, i capelli sembravano ormai i peli arruffati di un cane randagio, e le vesti sembravano quelle di un poveretto, un
    contadino probabilmente. La donna mostrava anch’ella povertà nella presenza ma al contrario era giovanissima, una fanciulla che nessuna mano aveva ancora deturpato e il cui corpo comincia appena a prendere le forme di una giovinetta, Poi all’improvviso dal bosco apparve una terza persona, che doveva essere la madre, era agghindata in un manto azzurro ricamato finemente che solo una donna ricca poteva concedersi.
    Quest’ultima scoprì il suo viso calando il cappuccio celeste, mostrando così un volto inondato dai raggi del sole, i capelli erano di tenebra e gli occhi di un azzurro cielo profondo e intenso, costei nella sua immensa bellezza sembrava portare nei tratti della sua persona le caratteristiche stesse di quegli strani boschi, l’ombra nera dei suoi capelli giocava insieme al candore della pelle, gli occhi erano vivaci sebbene velati di tristezza, proprio come il fiume che in quel momento pensai essere un limite tra due mondi.
    Fu, infatti, soltanto guardando quella figura surreale avvolta nella veste azzurra che cominciai a pensare di essermi imbattuto davvero nelle streghe o nelle fate ,che tante volte mi aveva raccontate la Nonna .
    Che il tuo corpo inondi la terra rendendola fertile e viva, disse la donna con voce solenne mentre posava a terra quella figura senza volto che avevano trasportato fino li,cosi dicendo mentre faceva questo rituale accese il fuoco, li capii che era un fantoccio di paglia, non un cadavere di un uomo, poi la donna riprese a parlare dicendo:che le tue ceneri possano benedire la terra e darci un raccolto abbondante quest’anno,in quel momento realizzai che non c’era proprio niente di malefico in quelle persone, ma stavano facendo un rito propiziatorio per la stagione del raccolto.
    Qualcosa di misterioso accadde in seguito a queste parole, e non nel modo in cui le cose accadono normalmente, era qualcosa che potevi avvertire solo sulla tua pelle.
    Poco dopo la donna bellissima ordinò che il pupazzo bruciato e sottoposto ai riti propiziatori fosse
    gettato nel fiume, l’uomo e la ragazza si affrettarono a lasciare la bella signora, la più giovane poco prima di andar via le si avvicinò e disse <>, La Donna attraversò il fiume e il candore del Sole scomparve dal suo volto.
    Mi affrettai a seguirla silenziosamente tra gli alberi, nonostante d’altra parte fossi indeciso se continuare a seguirla o fare ritorno a casa riprendendo il sentiero.
    Il bosco nel frattempo diventava sempre più buio e muoversi nel fogliame senza causar rumore era ormai impresa ardua. Presto la mia impazienza di seguire quella figura prese il sopravvento, e lo fece attraverso un idea che è azzardato definire brillante, così piombai dinnanzi a quella donna e sfilando un finto il pugnale di legno le intimai di fermarsi.
    La donna urlò ,e aggrappandosi ad un albero chiese spaventata:chi sei cosa vuoi da me? perché mai mi spaventi così in mezzo al bosco puntandomi quell’arma addosso?.
    Ma il bello che in quella scena tragicomica ,uno spettatore non sarebbe riuscito a capire che era il più impaurito dei due, lei che gridava terrorizzata ,io che ad un certo punto ho iniziato a correre verso casa e ancora oggi non ricordo come feci ad attraversare il fiume .
    Da quella volta mi sono tenuto alla larga da quel bosco , e per recarmi a pescare dall’altra parte del fiume facevo un giro lunghissimo, tanta era la paura, ma non di quelle persone che avevo ormai capito anche se un pochino strane erano persone come me, ma della magra figura che avevo fatto spaventando a morte quella signora.
    Poi un giorno avevo ormai sedici anni ,ad un torneo di calcio mi innamorai di una bellissima ragazza di nome Maria Rosa, una sera mi chiese di accompagnarla a casa perche essendo ormai calata la notte aveva paura, mentre scendevamo la lunga scalinata che dal paese di fronte al mio portava alla casa della ragazza, mi spiegava una strana storia che era capitata alla madre,tanti anni prima, era capitato che lei la Mamma e il suo Babbo si erano recati nel bosco per celebrare uno strano rito che facevano tutti gli anni.
    Per propiziare il raccolto,loro compivano un rito che hai suoi occhi di bambina sembrava magico, ma era legato al tipo di concimazione che faceva il padre.
    Poiché nel bosco il padre sotterrava dei corni di bue pieni di un particolare concime, era usanza loro di recarsi , alla fine dell’Inverno nel bosco , per dissotterrare questi corni, e siccome il bosco era molto buio e a volte il terreno era ancora gelato portavano con loro uno spaventapasseri di paglia per riscaldare il terreno nel caso fosse ghiacciato,il tutto facendolo sembrare un rito magico per i suoi giochi di bambina, fu cosi che un giorno dopo aver fatto il rito della raccolta del concime lei e suo padre si incamminavano verso casa,e la madre si stava dirigendo verso il paese per fare la spesa udirono un grido di terrore corsero pensando fosse capitato qualche cosa di grave alla madre, una volta raggiunta la donna ancora terrorizzata , racconto di avere visto apparire uno spirito cattivo del bosco con un coltello in mano, ma
    cosa strana era più impaurito di lei tanto di fuggire a sua volta .
    Potete immaginare come mi sentivo io mentre la ragazza mi raccontava quella storia, e ancora di più al momento che arrivammo davanti alla sua abitazione, che ormai avevo capito ,era quella che da ragazzi noi chiamavamo la casa delle streghe.
    Ora non è rimasto più niente di quella casa ,Maria Rosa è rimasta nei miei ricordi più belli ,alla voce primo Amore, ma è bello ricordare a distanza di tanti anni ,questi momenti felici e spensierati, che porto nel cuore come una fotografia, questo racconto è nato ,per ricordare che in quei posti una volta abbandonati, all’incuria, oggi si sta creando un parco ,e anche ripristinando una vecchia ferrovia, e spero tanto un giorno possa fare ritorno nella mia valle ,per ricordare passeggiando le avventure tra l’immaginario e il vero vissute nella mia gioventù.

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  9. Renato Fiorito scrive:

    “Non fare del male a Sabrina,” aveva detto la mamma morente “promettimi che non gliene farai.” E lui l’aveva promesso, su Allah, sul suo Dio e sul nostro, che poi sono la stessa cosa, poiché uno solo può essere il Dio dei cieli e della terra.
    “Ti giuro che veglierò su di lei e la proteggerò.”
    Così Hassad, che non possedeva altro che il proprio vestito, che non aveva casa, né denaro, né lavoro, che era clandestino e dunque delinquente, secondo un’equiparazione falsa e razzista, fece una promessa che non sapeva come mantenere. Ma si era impegnato, giurando a sé stesso, di raccattare negli angoli delle strade le speranze disperse, per curare le ferite che il mondo aveva inferto a quella povera ragazza, regalandole quel poco che aveva.
    E Sabrina, che aveva visto il padre morire sul lavoro, che era stata cacciata dalla sua casa, che credeva di morire il giorno stesso in cui aveva visto chiudersi gli occhi di sua madre, perché quelli erano i suoi stessi occhi e solo con quelli vedeva, si affidò a quella mano e le sembrò che la vita non fosse più così brutta.
    Ora erano al mare. La sabbia era bianca e la luna disegnava losanghe di luce sull’acqua.
    “Com’è il mare?” chiese Sabrina, mentre si sedeva sulla sabbia e piccoli grani freddi le scivolavano tra le mani. “Non è giusto che una persona attraversi questa vita senza sapere cosa sia il mare.”
    Hassad cercò lentamente le parole che potessero darle il senso di quell’immensità che le era negata.
    “Il mare non si può dire com’è. Il mare è acqua infinita, ed è di più, è movimento senza fine ed è di più. Il mare ha colori rubati al cielo e lascia specchiare la luna. Il mare è una curva lontana che segna il confine del mondo. Ma il mare è ancora di più, entra dentro, diventa parte di chi lo guarda, è la speranza di partire, è la certezza che la pace è possibile, è il sole che esce dalle onde e dice che, nonostante tutto, nonostante noi, da qualche parte lontana o vicina, Dio esiste.”
    “Hassad come fai a trovare parole così belle? Che gusto ci provi nel farmi commuovere?”
    I due giovani stavano sulla spiaggia, tenendosi strette le mani e sentivano i loro corpi toccarsi. Ascoltavano parole che i loro cuori riconoscevano e che non nascondevano altro che la loro felicità.
    Nel silenzio, si udì il richiamo di un uccello notturno.
    “Che colore ha il mare, Hassad?” chiese ancora Sabrina.
    Hassad vide i riflessi della luna sull’acqua e le disse del colore nero e di quella striscia luminosa che finiva sulla spiaggia, scherzando con le onde. E quella striscia era come un nastro che avvolgeva il mondo e lo rendeva bello, come un regalo di Natale, come un fermacapelli d’argento sulla testa di una donna, come una strada di luce che conduce dove c’è ancora spazio per i sogni.
    “Il mare dev’essere la cosa più grande che ci sia. Come mi piacerebbe, per una volta vederlo anch’io. Dimmi Hassad, cosa si prova di fronte a tanta acqua?“
    Hassad avrebbe voluto darle i suoi occhi. Avrebbe voluto strapparsi quegli occhi che avevano visto dolore e miseria, sporcizia e crudeltà, che aveva chiusi per la vergogna e l’impotenza di fronte alle miserie della sua gente e regalarglieli, perché potessero riscoprire la bellezza dimenticata e raccontarla al mondo.
    “Sono sporca Hassad, non è assurdo rimanere sporchi con tanta acqua?”.
    “Vuoi bagnarti? Puoi farlo se vuoi.”
    “Oh dio, se lo vorrei, ma non ho un costume, non ho niente.”
    “Non c’è nessuno. Siamo soli, Sabrina, non senti che c’è solo il rumore del mare?”
    Allora lei si tolse i vestiti laceri, si tolse tutto e restò nuda nella luna mentre un brivido di felicità le attraversò la schiena.
    “Come sono Hassad?”.
    “Sei la creatura più bella che la luna abbia mai illuminato.”
    “Ti sei spogliato?” chiese Sabrina.
    “No.”
    “Allora fallo anche tu!”
    Sentì che Hassad si toglieva i vestiti e poi la sua mano sicura che la conduceva verso l’acqua. I loro corpi erano luminosi come quelli degli angeli. Quando sentì il rumore del mare vicino, Sabrina gli lasciò la mano e si mise a correre. Corse verso quel leggero ritmico fruscio, verso l’odore fresco di salsedine, ridendo di felicità. Sentiva Hassad che le correva dietro. Tutta la vita, tutta l’emozione, tutto l’amore confluiva in quell’unico momento. Due corpi bellissimi che corrrevano verso il mare, che si lasciavano bagnare dalle onde, ridendo e inciampando, abbracciandosi e lasciandosi.
    Niente è perduto se così assurda e improvvisa può nascere dal nulla la felicità.

    Tratto dal Romanzo “Ombre” di Renato Fiorito Ed. il miolibro in vendita nelle librerie Feltrinelli e nel sito “laFeltrinelli.it”

    Replica

  10. Renato Fiorito scrive:

    Regalami una poesia

    Regalami una poesia
    Mary
    perché il buio
    abbia parole amiche
    e non ci sia bisogno della luna
    per ingannare il cuore.

    Regalami frasi nuove
    Mary
    che annuncino altre stagioni
    portate dal maestrale
    col polline dei fiori
    e i profumi dei monti
    per diventare carezze.

    Regalami una canzone,
    Mary,
    che sia canto di allodole
    e tunica bianca
    a rivestire i monti
    sicchè io sappia finalmente
    appartenerle
    e appartenerti.

    Regalami parole dolci
    Mary
    che abbiano lunghe braccia
    e dita sottili
    che accarezzino lievi
    il mio dolore
    con unguenti d’oriente.

    Regalami una poesia
    Mary
    fatta di labbra rosse
    e bianchissima pelle
    e fluenti capelli
    in cui stanotte
    affondare il viso.

    Replica

  11. Energia d’amore

    Ti ho sentito nel cuore,
    nel corpo e nell’anima, la tua energia d’amore
    mi scorreva dentro e si univa alla mia
    diventando una.
    Insieme vibravamo d’estasi nell’aria
    nel vento, tra boschi profumati
    di piacere infinito.

    Replica

  12. Ti cerco tra cieli d’Oriente

    Amore ti cerco fra cieli d’Oriente,
    templi e pagode che s’affacciano
    al giorno tra garriti e affanni di ali.

    Anima mia ti cerco, fra colombi
    che s’alzano in volo a roteare sui bagliori
    dorati dello Stupa d’oro,
    contro il sole nei cieli d’Oriente.

    Riflessi perlati s’intrecciano fra nuvole
    profumate d’incenso, che sembrano
    danzare al suono di un flauto, mentre ti
    cerco nel volto di ogni uomo che incontro.

    Il fior di loto pulsa ai rintocchi del cuore,
    mentre io ti cerco allo stagno del tempo,
    e tra colline fiorite d’incanto. Il mio pensiero corre
    ai ricordi del passato a quando tu eri con me.

    Ti cerco alle porte del cielo, sulle
    ali del vento, ma tu non ci sei.

    Intravedo la tua aura dorata che vaga tra la folla,
    fra cieli d’Oriente, tra templi e pagode che
    s’affacciano al giorno tra garriti e affanni di ali.

    Amore mio ti vedo fluttuare ai confini
    del cielo, con ali dorate che illuminano
    la mia mente di ricordi lontani.

    ***
    “Poesia e Musica”

    Replica

    Marina Maria Iosè Riotto replica:

    @Elisabetta Errani Emaldi,
    Sublime poesia Elisabetta! Elegante lirica profumata d’inebrianti profumi d’oriente, figure velate dal mistero di terre lontane, amori che sollevano il velo di una sensualità nascosta.
    Marina Maria Iosè Riotto

    Replica

  13. roberto cardone scrive:

    A una donna speciale di Roberto Cardone

    Principessa, avrei voluto farti leggere questa mia lettera tanto tempo fa. Avrei dovuto dartela la prima volta che mi chiamasti Amore e le tue labbra si avvicinarono alle mie. L’impercettibile tremore, il sussulto che sentimmo nello sfiorarci, è quanto di più tenero si possa provare e ricordare. I tuoi capelli sbarazzini e il tuo elegante incedere non sarebbero andati d’accordo se fossi stata un’altra ma eri tu, capace di rubare la scena a qualunque avvenimento con quell’andamento di rassicurante tenerezza. Che tempo orribile quando ci incontrammo. La pioggia era incessante ma non ricordo che fossimo bagnati, vicino a te mi sentii subito bene. Ci accorgemmo d’esser zuppi solo dopo quel tuono particolarmente forte che sembrò svegliarci, ricordi? Ci guardammo e scoppiammo a ridere, i nostri abiti grondanti sembravano darci un aspetto altolocato, smettemmo solo quando abbracciandoci i nostri corpi sentirono il calore l’uno dell’altra.
    Fu allora che nascesti in me, Principessa.
    In quell’istante mi resi conto di una cosa: Avevo trovato la donna della mia vita, anzi, avevo trovato la vita.
    Ancora oggi, dopo tanto tempo, è come se quella pioggia non si fosse mai fermata. Quando mi chiami Amore sento una brezza che mi sfiora il viso. Il tuo modo di sussurrarmi Amore mi fa guardare lontano, oltre il mare, i fiumi, le montagne, oltre la terra, l’universo… la mia vita senza di te non ha più valore. Quando ti sento dire questa parola dolce il mio pensiero torna velocemente indietro a quando per la prima volta ci abbandonammo a noi senza
    riserve. Non posso stare lontano da te, mi assale la tristezza, la malinconia mi si attacca addosso come una seconda pelle ma poi sento l’aria fresca, i fiori, il mare, l’odore della pioggia, una carezza sulle labbra e mi ritorna in mente la parola Amore e come solo tu sai dirla.
    Torna presto Principessa.

    Replica

    Sonia replica:

    @roberto cardone,
    Questa lettera è una carezza per l’anima, commuove il suono delle parole lette nella mente… Dolcezza e sensualità si fondono come burro al sole… Semplicemente meravigliosa… Complimenti, spero davvero che questa Principessa torni davvero… e se non torna tanto Principessa non è…

    Replica

    roberto cardone replica:

    @Sonia, grazie davvero le tue parole sono dolcissime…

    Replica

  14. Genoveffa Pomina scrive:

    Le dita del tempo

    Le dita del tempo con un fruscio di fogli
    sfogliano inquiete le pagine della mia vita.
    S’assottiglia la sorte delle belle stagioni
    in stracci di nuvole rosee sottili
    come svolazzare di farfalle frettolose.
    Vortici violenti e minacciosi nembi
    delle stagioni tristi…
    Del destino tagliente dalle fosche ombre…
    Sulle lunghe attese e gli infiniti silenzi
    incalza il freddo…
    Tramonti sfumati di grigio…
    Colori di pioggia…
    Tempo inquieto e un po’ maledetto…
    Invincibile nostalgia che diventa tagliente lama…
    Nell’ultimo miraggio un fiore vuole
    donare ancora il suo profumo…
    Una lucertola sparisce sotto ai sassi…
    Un’ombra corre su un prato…
    Un passo frettoloso e distratto
    schiaccia foglie cadute a terra
    che dormono nella quiete del bosco…
    Una goccia più grande di un’altra
    cola sul vetro della finestra…
    Lungo taglio d’acqua che divide la notte…
    Stringo nel cuore queste emozioni
    riaffiorate, analizzate, sminuzzate e indagate
    per farmi percepire il senso ritrovato del tempo perduto
    e qualcosa mi riporta a sogni ancora possibili!

    Replica

  15. simona liubicich scrive:

    Tratto da “Sfumature del deserto” di Simona Liubicich, romanzo edito da Gammarò Edizioni.

    Che disastro aveva combinato! Era proprio una stupida.
    Credere di amare per tutto questo tempo un uomo, ed accorgersi alla fine, di amarne un altro, quando lui se ne sta ormai andando,stufo dei suoi capricci. Che beffa!
    Lo stava perdendo, Greg stava uscendo dalla sua vita, e lei se lo meritava.

    Replica

  16. Antonio Carano scrive:

    Tornano i miei giorni a inventarsi
    nuovi inganni,
    ad annegare in pallidi incanti,
    per cancellare
    questa malinconia da naviganti.
    Di te mi restano specchi infranti,
    un rotolare d’anni,
    un leggero fruscio di panni,
    i nostri affanni.
    Di te mi resta
    il sogghigno del sogno,
    un freddo stagno,
    un segno, amore,
    come un ostinato
    silenzio, un dolore.

    Replica

  17. lenio vallati scrive:

    Cari amici, eccomi di nuovo con voi nel Manuale di Mari.

    Ascolta

    Ascolta le mie parole.
    C’è un vento freddo
    di stanze vuote
    nella tua anima, l’assenza
    di un raggio di sole.
    Apri la tua porta,
    almeno uno spiraglio
    perché io possa entrare.
    Sarà un attimo,
    un battito di ciglia,
    il lampo
    di una carezza amica
    sul tuo scoglio nudo.

    Lenio Vallati

    Replica

  18. Caterina scrive:

    tutte molto belle e sentite,semplici e penetranti. Ecco le mie parole: E ti penso e ti amo e ti vorrei ancora tra le mie braccia e mi manchi
    Voglio amarti ed essere amato senza riserve,io e te una cosa sola,anima e corpo,no,non mi accontento di poco amore scialbo…pretendo tutto di te, io ti darò tutto di me , perchè è questo che vuoi anche tu.
    E ti penso e ti amo e ti vorrei ancora tra le mie braccia e mi manchi.
    Ho scelto te e sono un uomo che non ha mai giocato con l’amore, tu sei mia,si sei mia, sei la mia donna.
    E ti penso e ti amo e mi manchi
    Pensami,amami,desiderami tra le braccia e mi manchi.Ricordami si, pensami si , amami si e mi manchi siii….
    Cammina con me , non spegnere te stessa ,alimenterò la tua fiamma, ci soffierò sopra e la brace diventerà un fuoco d’amore.
    E mi manchi e ti amo

    Replica

  19. 博士 scrive:

    很浪漫的主题,但我看不懂这些语言

    Replica

  20. Giuseppe D'Uva Cifelli scrive:

    NAVIGANDO NEL MARE VIRTUALE

    Un impulso fu non certo casuale,
    che a navigar mi spinse tra i sentieri
    del vasto e intricato mare virtuale,
    per risvegliar dal sonno i miei pensieri.
    Muovendomi tra i flutti, a destra e a manca,
    pria di uscirne con la mente stanca,
    volevo trarre dalla mia immersione
    materia di novella ispirazione:
    tra avvisi, notizie e pettegolezzi,
    offerte d’amore, giochi e canzoni,
    libri ed oggetti, a modici prezzi,
    vidi un concorso di sole emozioni,
    di cui il blog “il Manuale di Mari”,
    per fini meramente culturali,
    s’era fatto zelante promotore,
    per invitare a parlare d’amore.
    Per dare impulso ad estro e fantasia,
    il concorso invitava a pubblicare
    di narrativa opere e poesia,
    nel proprio web del gran fittizio mare.
    Del tempo stabilito, alla scadenza,
    ho visto chi, con stile e competenza,
    ha decantato, in prosa ovvero in versi,
    amori vissuti, trovati e persi.
    In tanti han duellato nel certame,
    volto ad esaltar l’amore coi baci:
    folla di gente, che ancor oggi ha fame
    di amplessi appassionati oppur fugaci.
    Del poetare, nel nobile esercizio,
    tra gli altri, ho apprezzato Gianna e Patrizio,
    Francesco, Sabina, Luca e Fiorella,
    Gaia, Alessandra, Artemide e Dorella.
    In tutto il susseguirsi di emozione,
    tant’altri esperti e bravi concorrenti,
    degni mi son sembrati di menzione,
    nonché di favorevoli commenti;
    Tutti vorrei conoscer di persona,
    mentre li leggo, seduto in poltrona,
    ma, poiché so di non poterlo fare,
    idealmente li voglio abbracciare.

    Replica

  21. Gianna Campanella scrive:

    CHISSA’ SE ERA AMORE

    Chissà se era amore
    l’emozione che mi trasaliva
    quando passavi dritto
    con le scarpe da tennis
    e il libro di Montale
    sotto il braccio.

    Incautamente
    con l’innocenza impudente
    dei miei verdi anni decisi
    che avevi bisogno di un’anima
    e con un soffio lacerai il tuo io.
    E non so se fui intrusa,
    se debbo chiederti scusa.

    Insieme
    intraprendemmo un cammino,
    certi che la vita ci avrebbe
    dischiuso i cancelli
    dei suoi più ameni giardini.

    Ci ritrovammo respinti
    entro cerchi chiusi
    in eternità scandita
    da ritmi di alveari,
    comuni mortali assaporammo
    il sudore della fronte
    e il dolore dei parti.

    E teniamo stretto in pugno
    questo palpitante rosario
    di interminabili ore
    e di pochi fatti salienti:
    i figli ormai grandi
    e accanto noi, bambini
    non ancora cresciuti.

    Replica

    Gaia replica:

    @Gianna Campanella, molto toccanti I tuoi versi Gianna. Gaia

    Replica

    Gianna Campanella replica:

    @Gaia,
    Grazie Gaia del tuo gentile commento.. un caro saluto
    Gianna

    Replica

  22. Gianna Campanella scrive:

    IL PROFUMO DELL’AMORE

    I grandi dolori così come le malattie, i tradimenti delle persone che amiamo lasciano ferite indelebili ed è solo allora che si delinea la vera personalità di un essere umano, prende forma il suo vero carattere e quelle potenzialità che fino allora erano rimaste sommerse.
    Alcuni ne restano annientati, come incapaci di prendere una qualsiasi iniziativa di rialzarsi in qualche modo, per altri invece accade la trasformazione, come un vulcano che scoppiando si libera di tutto ciò che premeva all’interno in uno sfogo pirotecnico di lava e lapilli, sciogliendo finalmente tutta la sua energia; così per alcune persone può avere inizio la vera avventura della vita.

    A me era successo proprio così, dopo un lungo periodo di
    sofferenza ,avevo trovato finalmente l’amore ed era iniziata per me una nuova vita: da casalinga? io avrei insinuato molto modestamente da fata e da regina.

    Risale a quel tempo, in cui ero pazzamente innamorata di mio marito, una singolare scoperta…
    Mi ritrovavo mio malgrado sempre in ammollo, come ritornata alle percezioni della primissima infanzia, o forse a un periodo primordiale quando si è ancora completamente avvolti in liquidi…
    O avevo il mestruo, oppure perdite vaginali, o secrezioni che mi imbarazzavano e mi costringevano a nascondermi.
    Vivevo immersa in una acquatica vischiosità…come protetta in una grossa placenta.

    Anche quella mattina, come ogni giorno i nostri corpi avevano fatto felicemente l’amore.

    Era d’estate.

    Andai direttamente al mare e dopo aver fatto il bagno mi allungai pigramente, in beata solitudine sulla sdraio.
    Mi sentivo in perfetta forma psico-fisica, avvolta in una cascata di gocciole d’oro che mi attraversavano da capo a piedi.

    Non molto lontano da me un numeroso gruppo di giovani ragazzi e ragazze giocavano a palla sulla spiaggia.
    Un ragazzo volgendosi alle ragazze del gruppo disse: chi di voi ha questo meraviglioso profumo? Scherzando tra loro e annusandosi a vicenda seguendo la scia del profumo quasi impercettibilmente si avvicinarono alla mia persona.
    Rimasi impassibile all’esterno, ma dentro di me mi sentivo una dea baciata da un esaltante incantesimo…Così semplicemente
    avevo scoperto che i corpi nell’amore profumano come i fiori.

    Replica

  23. giulia meloncelli scrive:

    NOI

    …Io e te
    il fiume risale il monte
    il sole impallidisce
    e la luna arrossisce

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @giulia meloncelli,
    Questa per me, verseggiatore elementare del Capo di Lèuca, è POESIA VERA nel senso letterale della parola!!
    Complimenti sinceri, bravissima, considerami pure tra i tuoi lettori più fedeli e appassionati.
    con simpatia
    Mario Prontera

    Replica

    giulia meloncelli replica:

    @Mario Prontera,

    ora sono io ad arrossire, ti ringrazo di vero cuore

    Replica

    Sergio Franceschi replica:

    @giulia meloncelli,
    questa bellissima poesia è la sintesi della felicità. Hai una vena poetica veramente ad alto livello. BRAVISSIMA

    Replica

    giuliana meloncelli replica:

    @Sergio Franceschi,

    grazie sergio,grazie immensamente per le tue belle parole di apprezzamento.

    Replica

  24. giulia meloncelli scrive:

    INCONTRO

    Due sguardi che si incrociano
    Due mani che si intrecciano
    Due cuori
    che un petto non può più trattenere

    Replica

    Gaia replica:

    @giulia meloncelli, ..è bellissima Giulia, Complimenti anche per le altre poesie. Gaia

    Replica

    giulia meloncelli replica:

    @Gaia,

    grazie davvero grazie

    Replica

    Gianna Campanella replica:

    @giulia meloncelli,
    Non a tutti è dato di dire tanto con poco.
    Un ammirato, sincero apprezzamento
    Gianna

    Replica

    giuliana meloncelli replica:

    @Gianna Campanella,

    grazie gianna grazie di cuore

    Replica

  25. Giusy Maugeri scrive:

    Dove osano le aquile


    sulla vetta del creato
    dove il mondo si riconcilia con l’azzurro
    sfumando le paure
    con l’acquerello dell’armonia


    dove nessuno ha nome
    e l’unica eco grida “Amore”
    oltre ogni nube
    oltre ogni confine


    dove il tempo non ha tempo
    e la pace si diffonde e abbraccia
    ogni fremito di vita


    dove osano le aquile

    Griderò il tuo nome….

    Giusy Maugeri

    Replica

    Carmela Tùccari replica:

    @Giusy Maugeri,
    Bella e musicale…
    Complimenti anche per le altre poesie,
    ciao da Carmela

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @Giusy Maugeri,
    molto etera la tua poesia. Franca

    Replica

  26. Giusy Maugeri scrive:

    Nuvole ovattate di sogno

    Ho incontrato il tuo bacio
    su nuvole ovattate di sogno
    i tuoi occhi
    specchio di dolcezza infinita
    in cui immergersi
    per non riemergere più

    Nel tocco delle tue mani
    frementi d’amore
    calore di vita
    desiderosa di vita

    Aleggiava intorno una nube…
    piccole goccioline di sale…

    …mi sono state compagne
    al risveglio

    Giusy Maugeri

    Replica

  27. Giusy Maugeri scrive:

    Sbiadisce il tempo

    Respiro fin dentro l’anima
    ogni tua vibrazione
    e lascio che scorra
    senza sfiorarti

    Ricamo fiori
    sparsi lungo i tuoi sentieri
    e dipingo il tuo cielo
    con l’acquerello del cuore

    Sbiadisce il tempo
    scolorano le foglie
    e la neve imbianca ogni corolla

    Il silenzio è mio amico
    e intona il tuo nome

    Giusy Maugeri

    Replica

  28. Giusy Maugeri scrive:

    Se ancora

    Se ancora posso baciarti
    Amarti
    oltre i confini del mondo
    e perdermi con te nell’universo…
    se ancora
    aspergo di fragranze la mia vita
    sarà perché un pennello
    dipinge di colori il grigio
    e la neve imbianca il paesaggio
    avvolgendo di magia ogni profilo

    Due mani
    Lungo il sentiero della vita
    Si stringono
    E si ritrovano forti
    Contro ogni bufera

    Giusy Maugeri

    Replica

  29. Giusy Maugeri scrive:

    Vorrei

    Vorrei che il sole d’aprile
    accarezzasse il tuo sorriso
    e le tue labbra
    come succose arance sanguigne
    maturassero baci d’amore
    Vorrei che il tiepido vento di maggio
    schiudesse la corolla purpurea
    del tuo cuore
    per farla librare
    serena nel cielo della vita
    Vorrei che l’onda del mare d’agosto
    lambisse il tuo corpo
    come delicata rugiada di rose
    e si consumasse nell’abbraccio del mare
    ogni tua incertezza

    Giusy Maugeri

    Replica

  30. Giusy Maugeri scrive:

    Quando…l’amore

    Catene
    già disegnate dal fato,
    a noi non è dato sapere
    il quando…il come…..
    ma è pura emozione
    quella che senti crescere dentro
    quando incontri quegli occhi
    e ti sembra di averli sempre amati,
    sempre disperatamente cercati…
    I cuori vibrano note celestiali
    e scandiscono all’unisono
    magiche atmosfere
    in cui perdersi,
    quasi in un mondo irreale,
    dove ogni respiro è vita!
    E’ l’amore
    che ti ha scelto,
    ti conduce per mano,
    ti accarezza dolcemente
    e ti chiede solo
    di abbandonarti fra le sue braccia,
    adesso…
    in questa vita

    Giusy Maugeri

    Replica

  31. Giuseppe D'Uva Cifelli scrive:

    UNA VITA SENZA AMORE

    Una vita senza amore
    è un vuoto sentimento,
    è una minestra,
    che non ha sapore,
    è come un aquilone
    in assenza di vento,
    è un lavoro senza vacanza,
    è un discorso senza senso
    è un domani senza speranza.
    Una vita senza amore
    è come una giornata
    uggiosa e senza sole,
    è come una pianta
    che non produce fiori,
    è come un canto
    strozzato in gola.
    Una vita senza amore
    non è vita,
    ma solo uno scorrere
    monotono del tempo,
    è un’inutile fatica,
    è tempo sprecato,
    è una povera vita
    al vento buttata.

    da “Pensieri d’amore e…”

    Replica

  32. Giuseppe D'Uva Cifelli scrive:

    VENT’ANNI

    Vent’anni, che bella età,
    ma poco apprezzata
    da chi ce l’ha!
    Quante speranze, quante fatiche,
    quante avventure, quante energie,
    stupidamente buttare via!
    Vent’anni, che tenera età,
    che assai velocemente se ne va:
    quante promesse, quante iniziative,
    quante illusioni, quante aspettative,
    di concretezza restate prive!
    Vent’anni, meravigliosa età,
    che le mani fa mordere
    a chi più non ce l’ha,
    a chi, con nostalgia, guarda al passato,
    ai sogni e ai progetti non realizzati,
    a quegli amori brevemente vissuti
    e ai giuramenti non mantenuti.
    Pur se la vita,
    nel prosieguo degli anni,
    ci dona gioia e risparmia malanni,
    tutt’altra cosa è avere vent’anni,
    quell’irrepetibile, splendida età,
    che solo rimpiange
    chi più non ce l’ha!

    Da “Pensieri d’amore…”

    Replica

  33. Giuseppe D'Uva Cifelli scrive:

    UNA VOCE NELLA SOLITUDINE

    Oggi,
    mi sento solo,
    apatico, depresso,
    intorno vuoto e buio
    mi assediano da presso.
    Uno squillo,
    improvviso,
    trilla acuto nell’aria,
    poi due, tre, quattro…
    Svogliatamente,
    distratto e senza fretta,
    sollevo a mezz’aria
    la cornetta,
    incerto se ascoltare,
    oppure riattaccare.
    Da lontano,
    una voce,
    esitante,
    mi chiama per nome,
    sospira, spiega
    e chiede mie nuove.
    Incredulo,
    ascolto suoni e parole,
    che forano il buio
    come un raggio di sole.
    E’ bastata una voce,
    una dimenticata abitudine
    a ridar luce e calore
    alla mia solitudine.

    da “Pensieri d’amore e…” Aletti Editore

    Replica

    sabina replica:

    @Giuseppe D’Uva Cifelli, concordo, approvo e mi ritrovo, basta poco per vedere il giorno illuminato, finalmente! ciao, sabina

    Replica

    Giuseppe D'Uva Cifelli replica:

    @sabina,
    grazie Sabina, ti saluto e ti auguro che tu possa vedere sempre splendido ed illuminato il tuo giorno.
    Giuseppe

    Replica

    Gaia replica:

    @Giuseppe D’Uva Cifelli, .. È proprio così Giuseppe, talvolta basta una voce anche lontana a risvegliare dalla solitudine. Talvolta anche un sussurro o un sospiro … Talvolta. Caro Giuseppe grazie ancora dei tuoi bellissimi versi. Ti auguro pace e amore. Gaia

    Replica

    Giuseppe D'Uva Cifelli replica:

    @Gaia,
    Grazie a te, cara Gaia, per le tue belle parole Auguro anche a te, tanta gioia e felicità, Giuseppe

    Replica

  34. Artemide scrive:

    FASCINO LUNARE
    Un circolo perfetto
    l’essenza imprigionata in una sfera,
    si staglia dolcemente
    in un profondo blu abissale:fascino lunare.
    Catturati da quell’argentea confidente
    dei più recessi ed intimi pensieri
    i miei occhi
    ipnotizzati e persi
    in un fascio di luce surreale
    eternamente immune dai secolari eventi,
    d’un brulicante, terreno alveare.
    Sprofondo in un sol guizzo
    in quel pallor pur sempre fascinoso e…
    mi ci perdo.
    Memore dei tuoi infinitesimal sospiri,
    sussurran gioie all’amor trascorso e del divenir
    certezze più non doneranno.
    Artemide dei riti sei regina,
    e,d’essi saprò cibarmi avida,
    finchè fame di te non sarà sazia:
    sei calamita ,ahimè….
    ed io tentar non sdegno !

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @Artemide,
    mi sembra che il tuo moderno verseggiare guardi con un pò di nostalgia il tempo passato, ma è molto carino e surreale il tuo perderti nel ricordo.

    Replica

  35. Artemide scrive:

    SOVENTI RIFLESSIONI
    Immersa nel vociare
    confuso della gente,
    come un pesce fuor d’acqua
    sguizzerei,per ritrovarmi
    in quel congeniale mio caro silenzio.
    Prezioso alleato dei miei intimi pensieri,
    rifugio agognato d’una mente avulsa
    da tutte le futilità di questa vita,
    fatta di patine dorate e fatua venalità.
    Rimembro in un istante quello sguardo
    profondo,come l’immenso mare,
    e l’emozione dolce m’assale,
    mista a tristezza per la realtà,tangibile,
    desideroso è il mio cuore in tumulto,
    d’un futuro sentimento corrisposto al fine,
    senza paure, solo certezze di mille e mille baci…
    Quante lacrime trascorse sul mio viso,
    quante notti passate insonni ad ascoltare,
    il battito impazzito e mal celato
    per un amore a cui non so che nome dare.
    Vorrei tranquilla posare i miei occhi nei tuoi,
    stelle lucenti d’un firmamento senza tempo,
    e poterti dire,senz’ira alcuna suscitare,
    quanto conti per me, come sei caro,
    ma inafferrabile come l’aria che respiro,
    eppur mi sfiori lieve,ed io gioisco.

    Replica

  36. Franca scrive:

    DOLCE E CRUDELE DESTINO

    I miei lunghi passi,
    cercavano da sempre, la luce viva dei tuoi occhi,
    per strade deserte e piazze affollate.

    Il mio cammino deciso,
    ma confuso
    insegue da lontano il profilo dei nostri cuori,
    crudele destino che non ti vuole a me vicino.

    Davanti a me
    ho solo il dolce ricordo
    delle nostre labbra sincere,
    che sussurravano tenere emozioni.
    Nelle semitrasparenze reali del crepuscolo,
    rapisco al tempo un attimo di sogno
    per ritrovare dentro i tuoi occhi verdi,
    un po’ di speranza perduta.

    Riflessi di luce trascolorano,
    avanza pigra la luce di stelle
    che danza sull’onda del mare.
    La brezza serale
    lascia nell’anima la freschezza
    di un nostro “segreto messaggio d’Amore”.

    “Sezione Poesia e Musica”

    Replica

  37. Gaia scrive:

    L’ora cammina su piagge deserte
    è onda che dal cielo lenta sprofonda
    naufraga nell’arcipelago della memoria

    Mi siedo chiudo gli occhi e ascolto
    acerba scende quieta la sera
    mentre tra refoli di primavera

    odo nell’arcano incanto
    dell’ultima parte del giorno
    l’eterna bellezza del tuo sorriso
    che brilla nell’iride attenta della luna

    Replica

  38. Ermanno Petitti scrive:

    LA SENTINELLA SULL’ ACQUA
    (poesia 1 po’ psichedelica)

    Ero rimasto
    lì a guardare,in
    un mirabil desìo
    avvolto e cullato.

    La sentinella sull’ acqua
    guarda ora per ora
    le piccole increspature
    sulla distesa luccicante
    di colore verde
    scintillante, rifrangente.

    Chiarori sorridenti
    riflessi galleggianti
    questa vastità
    è tutta per me, adesso?

    Guardo il vasto mare
    su misura ridotto
    da invisibili correnti
    non più immensità ignota.

    Piccole onde come
    piccoli specchi di
    desideri inespressi
    d’ amore e allegria
    che protette dalla Luna
    e velate d’ argentea luce
    viaggiano gioiose verso me.
    Qual dolce invito;
    che sottile, sussurrato appello!

    Come una sentinella sull’ acqua,
    appoggiato al muretto
    guardo l’ orizzonte.

    Che dolce visione,
    invitati dall’ onde
    a rimirar il ridente orizzonte
    sfioriamo il lunare riflesso
    camminando sulla rilucente distesa.

    E se invece di camminar
    verso una meta lontana
    eppur splendente,
    mi fermassi un attimo
    e vedessi…

    Chi sono quei due
    immersi in acqua?
    Si guardano,
    cogli occhi s’ accarezzano, due volti
    dal dolce verde mare ravvivati
    come sfere luminescenti
    abbracciate dalla notte.

    Replica

  39. Gaia scrive:

    Nell’ovattata bellezza dell’alba
    che apre su brume appena sospese
    è stupore il nostro sguardo sul mondo

    È meraviglia l’abbraccio
    nel brivido del contatto
    per ogni gemma di fremito
    che conduce alla luce

    A cogliere l’essenza tra sospiri
    fradici di rugiada
    in danza tra pulviscolo oro
    è il battito del nostro unico cuore
    pulsante partecipe
    dell’infinito amore

    Replica

  40. Lerri Baldo scrive:

    LA TUA ASSENZA

    Non resta che chiudersi in una stanza
    e prendere a ridere.
    Ridere come se si fosse dinanzi
    alla persona più divertente del mondo,
    alla vittoria più grande,
    a un miracolo immaginifico
    dell’ultimo Cielo.
    Come se esistesse -
    una cosa più immensa di te
    Come se potesse illustrarsi -
    una vita più grande della tua
    Come ci fosse altro,
    sotto la volta di queste stelle,
    per cui valga la pena davvero

    -di sorridere ancora.

    Replica

  41. Lerri Baldo scrive:

    DI SERA

    Non è vero che non si paga
    con la moneta della propria anima
    la sorte di non parlare con te.
    Non è vero che il tempo scorre lieve
    e non lascia segni la tua assenza.

    Qui tu manchi –

    come le ultime nuvole
    che annegano nel cielo d’oriente,
    le parole finali d’un libro
    cancellate agli occhi di una donna,
    come gli occhiali rotti
    nell’inciampare di un vecchio,
    o il tabacco finito,
    nel giorno che un figlio parte.
    Sei l’inizio di una storia
    che mai si potrà leggere,
    un filato di seta
    che non si può carezzare,
    un vento che non si respira;
    sei il giorno e le stelle,
    che non hanno più un tramonto
    dove incontrarsi.

    Perché hanno perso l’amore.

    Replica

    maria rizzi replica:

    @Lerry, torno a scriverti, perchè v’è qualcosa di magico e struggente nei tuoi versi. Il senso dell’assenza, in questa lirica, riempie anche lo spazio interiore di noi lettori, rende chiara l’idea di quanto si possa naufragare in un amore che ha perso senso e scopo. Sei anche un filosofo. Grazie infinite, mi arricchisci! Maria

    Replica

    Lerri Baldo replica:

    @maria rizzi,

    Cara Maria, grazie ancora una volta di cuore. E’ bella l’immagine del senso dell’assenza come un’entità concreta che si sostituisce alla persona amata portando un poco di lei nella vita delle altre persone!
    E certo lo spaesamento di chi si ritrova allo stesso tempo fra le mani un sentimento enorme ma privato del suo senso e scopo precipuo: la reciprocità!
    In quanto alla filosofia la amo, ma non la so di certo “produrre”! ; )
    Ciao e a presto risentirci.

    Lerri

    Replica

    maria rizzi replica:

    Caro Lerri,
    Spesso, anzi direi sempre, la filosofia la ‘produciamo’ in modo inconsapevole. Ancora complimenti!

  42. Lerri Baldo scrive:

    M.

    Con quel viso sorridente potresti fare da sfondo
    alle strisce dei papaveri
    lungo la riva del fiume,
    sostituirti alle montagne
    oppure al sole che s’inargenta di rosso;
    tanto non sorride più niente
    al di fuori di te
    sei la spiga che scolora
    ed il vento che ripiega il suo capo,
    l’ultimo riflesso della luce
    quello che serve agli occhi
    -per vederci ancora.

    Replica

    maria rizzi replica:

    @Caro Lerry, una lirica simile deve necessariamente essere ispirata. L’afflato poetico è talmente intenso che trascina lungo le metafore e le similitudini l’anima del lettore e e la svuota in commozione. Grazie. Sei un vero Artista!

    Replica

    Lerri Baldo replica:

    @maria rizzi, Grazie di cuore Marzia, fa molto piacere che tu abbia colto l’autenticità che sta dietro e dentro alle parole, permettendo loro di rinascere nel senso e nell’emozione! Un caro saluto! Lerri

    Replica

  43. Lerri Baldo scrive:

    PERCHE’ SEI UN ESSERE SPECIALE

    Non invitarmi mai
    dove tu stai ballando,
    dove la stoffa fine
    sfiora le tue caviglie.
    Non incrociare il mio sguardo
    mentre ti muovi leggera,
    mentre la tua lievezza si fa note
    e tasti scuri di pianoforte;

    non invitarmi mai.

    Non guardarmi
    mentre i tuoi piedi si librano
    nell’ estasi dolce
    d’una danza infinita,
    mentre la tua figura
    diventa un origami di seta,
    e il divino
    canta la sua canzone.

    Non sorridermi
    quando la bellezza del tuo corpo
    si fa scrigno per le parole
    e si intravvede il seno bianco
    sotto alla camicia.

    Abbiamo perso qualcosa di grande
    a non guardarci negli occhi noi due,
    a non incontrarci nelle pause di questa musica,
    stringendoci alla voce calda di Battiato,
    confusi al groviglio
    -dei tuoi capelli.

    Chissà com’eri già bella tu,
    nel millenovecento
    novantasei.

    Replica

    Gaia replica:

    @Lerri Baldo, .. Tutti molto belli i tuoi versi tra malinconia e desiderio di amore profondo. Complimenti. Gaia

    Replica

    Lerri replica:

    @Gaia, Grazie per il tempo che hai dedicato ai miei versi e per la scelta di lasciare un tuo commento… ogni parola “compresa” e “sentita” è proprietà di chi l’ha voluta e saputa apprezzare. ; ) Un caro saluto!
    Lerri

    Replica

    Lerri Baldo replica:

    @Gaia, Grazie mille Gaia per il tempo che hai dedicato ai miei versi e per la scelta di lasciare un commento!
    Ogni parola “compresa” e “sentita” è proprietà di chi l’ha voluta e saputa ascoltare e comprendere!

    Un caro saluto.

    Lerri

    Replica

  44. Gianna Campanella scrive:

    ETERNI DESIDERI ACCESI DI FANTASIA E DI SOGNO

    Mondo odoroso di api
    ghiotti fagotti sciropposi
    depone ai miei piedi fasciati
    in danza carnale esaltata
    dall’impossibilità della fuga

    mi vesto di tutti i colori dell’eros
    e di tutti i veli da strappare
    in sottomissione a condiviso piacere
    rapito a ’gene egoista’

    palesa divina fusione
    magica alchimia del cosmo
    e muove il tuo nome d’Amore
    verso l’unione del tutto

    dalla volta mirabile della notte
    ammiro piovere profusione
    di polvere dorata a rendere
    compatto e splendente il tuo corpo
    di indolenza e passione disteso
    nel letto della mia vita

    Forse ti ho inventato io,
    in sortilegio di assenze e di fuoco
    ad abitare paesi d’ombra
    dove tondeggianti androgini
    di lune e di soli
    rotolano da tracotanti cieli
    a testimoniare in abbracci voluttuosi

    eterni desideri accesi
    di fantasia e di sogno

    Replica

  45. Gianna Campanella scrive:

    PER NON MORIRE NEL VUOTO DI ROVINOSE ASSENZE

    Scende una notte a singhiozzo
    sull’ultima trasgressione in abbandono
    icona perfetta in calzamaglia a rete
    a cui prostrarsi e dissacrare..
    Pensieri arrossiti di sudore
    volano scomposti in cieli di chimere
    con le loro ali nere di cormorani
    macchiati da flutti di bitume

    ho fatto un patto di gelsomini bianchi
    traslocati pallidi da un prato di vetro
    a braccia aperte ho pregato sulla rena
    setaccio fine a gettare a mare
    fibre distorte di cuore e alghe esangui
    di vene disseccate al sole

    Nel viale che sale discinta e in confusione
    assalimi ancora a scorrere con piedi nudi
    su tasti di pianoforte melodie solo a noi
    consentite e se perderai tutte le chiavi
    l’ombra azzurra della siepe ci allatterà
    da gemelli seni tra stami di rugiade

    Fermeremo i nostri passi in fuga
    per non morire nel vuoto di rovinose assenze
    dove si annida il declino della vita..
    Strategie impigliate come ciuffi su rovi
    si scioglieranno in manna ad appagare
    ventri allacciati nel libero fluire

    in danza di emozioni vitali

    Replica

  46. Gianna Campanella scrive:

    ACCOMPAGNAMENTO FLUVIALE

    Sillabe sciolte veleggiano
    acque lunari di fiume
    in abbraccio a soffio leggero
    di fronde autunnali ghermite

    intreccia danza a fior d’acqua
    steli e corolle recise
    in filigrane immacolate
    da tracimare alle derive

    scivola carro trainato da Cupido
    su liquido sentiero di giardino
    antico di soli rossi profumati
    incorniciati alla bellezza
    di irridente viso

    Corteo mesto di violette
    di reminiscenze intriso
    indulge al rito immortale
    del mito disgiunto dal divino

    [mi sono incontrata da sola
    nera sposa al valico
    umido dei desideri

    la lunga veste insanguinata
    da mille specie di fiori]

    finché tra orme di labili dune
    coperta da velo acceso
    di biancore sensuale appare
    in intoccabile spazio assisa

    la stele della memoria

    in ginocchio la contemplano
    increduli gli amanti
    che ancora allacciati trattengono
    un lembo sgualcito di presente

    Replica

  47. Mario Sodano scrive:

    ANCORA

    I nostri corpi nudi
    e tu sopra di me,
    in un percorso antico
    che si ripete magico
    quando riusciamo a scrivere
    un’altra volta ancora
    la pagina del vivere
    il nostro qui ed ora.
    E non è un dopo, è ancora,
    il tempo senza età
    che misterioso svela
    come completa il sesso
    le nostre intimità.
    Si cercano le mani
    e ci vogliamo ancora,
    ed io ti chiedo ancora
    cosa accadrà domani
    del nostro divenire,
    tu mi rispondi ancora,
    per sempre t’amerò.
    Ed io sorrido e taccio
    come se fosse niente
    viversi un dolore,
    e ti accarezzo ancora,
    ti sembro indifferente,
    tutta la pelle ancora
    i tuoi pensieri ancora,
    e tutti i miei li scaccio,
    spero tu sia felice
    quando non ci sarò.

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    Gaia replica:

    @Mario Sodano, ..caro Mario, l’amore va certo oltre tutti gli ancora… Gaia

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Gaia,
    Forse sì Gaia.
    Io dico che l’amore è “ancora”.
    Perché resterà ancora dentro te.
    E forse intendiamo proprio la stessa cosa.
    Mario

    Replica

    Gaia replica:

    @Mario Sodano, …. Forse da angolature diverse … ma credo proprio di si caro Mario. grazie di cuore delle tue parole. Gaia

    maria rizzi replica:

    @Mario Sodano,
    Caro Mario, “la pagina del vivere il nostro qui e ora”…l’essenza della tua lirica, dal sapore di canzone, l’essenza del tempo che ci è concesso in dono…Versi d’amore strazianti e dolcissimi, versi che rare sensibilità maschili possono arrivare a concepire. La chiusa è un groppo in gola. Possibile che ogni tuo scritto possa incantare fino a questo punto? Un abbraccio e un grazie commosso.

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @maria rizzi,
    Mia cara Maria, certo mi ripeto.
    Comunque grazie “ancora” a te.
    Forse riesco a regalare le mie emozioni.
    Tu certamente me le rendi.
    Un abbraccio.

    Replica

    Gianna Campanella replica:

    @Mario Sodano,
    In punta di delicatezza.. ti inoltri e penetri il mistero dell’amore cogliendone l’essenza allettante del presente e l’ineluttabile malinconia del divenire. Bella e velata di dolore la chiusa. Grazie per questa emozionante lettura!
    Un caro saluto.
    Gianna

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Gianna Campanella,
    Cara Gianna, grazie a te.
    La commozione nel leggerci è stata senz’altro reciproca.
    Sinceramente grazie di cuore per la stupenda recensione.
    Cari saluti.
    Mario

    Replica

  48. Franca Fasolato scrive:

    UN GIORNO D’INVERNO

    Fa freddo…
    Il disgustoso gelo
    attanaglia il buio inoltrato.

    “Ma il mio cuore è
    caldo perchè il tuo amore
    lo avvolge”

    Il mio corpo ambrato
    sul tuo orizzonte
    sorge
    danza
    al ritmo dei tamburi stivi…

    Ora,
    il mio giardino confina con il tuo.
    Le grazie abbondano il tuo eccitato respiro.

    Lo sguardo fulmineo assale
    si confonde con il lamento
    lontano della pantera ferita…

    Luci di memorie antiche
    si riaccendono
    intrecciando il futuro solitario
    che si perde nel tempo e nello spazio illusorio.

    Graffito ha la sua gloria
    di gelide brine
    profumo di viole
    purezza dei gigli
    caldo dorato di spighe
    petali accesi di papaveri
    perpetuamente si rincorrono
    come eterni bambini
    gioiosi o, mlinconici;
    per cercare dentro l’era del tempo
    e dello spazio
    le multiforme
    fenomeni
    rappresentazioni e,
    la distanza connessa tra l’amicizia e l’amore
    che si spoglia solo nell’essenza!…

    “Sezione Poesia e Musica”

    Replica

    daniela megna replica:

    @Franca Fasolato, molto bella la tua poesia parla dell’amore in modo molto raffinato e seducente,arriva dritta al cuore!!Brava!!Con simpatia Daniela Megna

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @daniela megna,
    carinissimo è molto gradito il tuo bel commento Daniela… grazie mille! Vedi, è semplice per me scrivere emozioni intense, arrivano come un fulmine a ciel sereno… mi avvolgono in un caldo abbraccio di luce; come fa l’alba rosa con il giono nascente. Vibra di energia pura il mio pensiero, e poi la filtro nel laboratorio alchemico dell’intelletto per gustarmi e donare l’emozione calda e raffinata! In effetti, il mio modo di scrivere è per lo più l’essenza di come sono io dentro e fuori. E voglio che rimanga possibilmente così per me, è importante essere me stessa! Anche quando la corrente spinge in altri fluidi.
    Per questo, io non scrivo tantissimo… e quando vengo delusa lascio molti spazi vuoti sulla pagina candida; è come se il mio cuore volesse chiudere una finestra sul mondo o sull’oggetto deludente. Ma questo… io credo succeda un po’ a tutti gli AUTENTICI CREATIVI.

    Ciao un affettuoso abbraccio poetico FF

    Replica

  49. Fiorella Cappelli scrive:

    Ho Visto il Mare

    Avevi gli occhi chiusi
    una piega agli angoli della bocca
    il respiro ti martellava il petto
    il corpo abbandonato ai fremiti

    la tua mano che stringevo solo io…
    la ricordavo grande, mi conteneva
    Ora si perdeva nella mia…
    scivolava via…
    mi lasciava tra le dita
    l’ultimo granello di te
    in una perla di sudore

    Avevi gli occhi chiusi
    Vedevi il mare…
    Eri la mia grande conchiglia
    Preziosi sedimenti d’amore
    composti dal tempo

    Ho chiuso gli occhi anch’io
    Occhi pieni di sabbia
    Onde di lacrime tornavano al cuore
    Ho visto anch’io, il mare.

    Fiorella Cappelli

    Replica

    dorella dignola replica:

    @Fiorella Cappelli, questa poesia dolce e triste, dice bene la vibrazione d’amore e dolore che più di frequente coesistono. Ma quello è l’unico percorso alla felicità.
    Complimenti per il tuo verseggiare tenue ed appassionato.
    Complimenti Fiorella.

    Replica

  50. Franca scrive:

    RE DEI SENTIMENTI

    Giungi come rugiada
    alle corolle dischiuse all’orizzonte
    che esalano generose vergini essenze!

    Tra gli steli al vento scivola il silenzio…
    ombra furtiva
    che ruba l’ultima goccia di luna sull’erba.

    Scende un aroma di pace,
    beatitudine sull’eden dell’anima
    che non conosce fine né morte.

    L’eternità della natura
    ha disegnato spruzzi di luce
    sul volto dell’Amore.

    I pensieri echeggiano liberi
    intrisi di spazio e di tempo
    senza confini.

    Poi, prigionieri dei sensi
    stendono le loro ali
    per riprendersi l’orizzonte
    terso di mistero ancestrale.

    Oh…figlio di Venere e di Giove
    enigma ed essenza alchèmica
    astro siderale dell’universo
    che lanci sorridente le frecce
    del tuo arco atavico,
    e nel tuo scrigno custodisci
    con orgoglio sapienza e follia
    …virtù e malia.

    Di miele e rugiada disseta
    le mie porpore labbra ma,
    difendi sempre il corpo sinuoso
    e l’anima mia!…

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    ALESSIA replica:

    @Franca, SEI VERAMENTE BRAVISSIMA !!!
    UNA POESIA PIU’ BELLA DELL’ALTRA !!!
    BACIONE MIA TALENTUOSA AMICA.
    ALESSIA cantapoeti

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @ALESSIA,
    carissima che sopresa piacevole! Ti ringrazio di cuore per il tuo frizzante e simpatico commento.

    Ricevere dei sinceri apprezzamenti è sempre un buon stimolo per chi come me fa tutto da sola, pensa in poco tempo dal titolo al verso finale.
    Ma quando l’essenza della creatività ce l’hai dentro di te…fa parte di te e di come sei e allora diventa naturale far scendere gocce di pensieri e spruzzi di emozioni vibrazionali sul foglio bianco. Anche se come base hai fatto studi tecnici che poco hanno a che spartire con il pensiero filosofico, l’arte, la poesia, la musica o la letteratura.

    Un cordiale e poetico saluto Franca Fasolato alle prossime.

    Replica

  51. Roberto scrive:

    LA FARFALLA

    Sei così leggera
    Da posarti su di me
    Senza chiedermi scusa
    Sei così sottile da entrare
    Nei miei pensieri
    In punta di piedi
    E danzare sul mio cuore
    Tutta la notte
    Note d’amore … note d’amore
    Che mi faranno impazzire
    Ricadiamo l’uno sull’altro
    In un sottile respiro
    Lo specchio ci osserva nudi
    Sopra un letto di seta
    Il tuo tatuaggio una farfalla immobile
    Apre le ali

    E con quanta passione ci avvolge
    Questa storia d’amore
    Con quanta tenerezza
    Mi dici “solo con te amore mio!”
    Non muoverti
    Baciami adesso
    La farfalla resta così
    In punta di piedi
    l’ azzurro dei tuoi occhi
    delimitano un orizzonte
    dove mi potrei smarrire
    sono onde del mare
    I tuoi capelli sopra di me
    Scaldano parole e gemiti
    Cullando i tuoi caldi seni
    Non muoverti……
    Baciami adesso

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    maria rizzi replica:

    @Caro Roberto, credo proprio che tu abbia scritto una splendida canzone d’amore. L’erotismo dolce, che avvolge i tuoi versi è degno di un Poeta poderoso che sa unire passione dolcezza e melodia….
    Grazie di cuore, mi sono profondamente emozionata!

    Replica

    Roberto replica:

    @maria rizzi, grazie per aver speso intense parole di miele per i miei versi, e come miele mi sono sciolto dalla commozione. Grazie di cuore Roberto.

    Replica

  52. Fiorella Cappelli scrive:

    I Silenzi Giusti.

    I silenzi giusti…sono quelli che mi impongo
    quando ho paura delle tue risposte.
    Sono spazi vuoti di tempo, riempiti di memoria,
    i silenzi giusti…
    Ricordi che tornano, ad inquietare l’anima.
    Stendo immagini di te, nelle notti di luna piena,
    rincorro pensieri, per incartarli in versi…poi
    stremata, tra silenzi giusti mi addormento…
    senza goderti mai.

    Fiorella Cappelli

    Replica

  53. BUGIA

    L’ultima volta si dormiva sui palmi
    ed era di flanella il sonno
    e se non fosse per l’arroganza dei metri
    con la fretta nelle caviglie, verrei
    a farti il caldo nelle mani
    castagne ad ottobre.

    Sapessi com’è sbiadito il furore dagli occhi
    forse per via della tramontana
    che ci è passata in mezzo, ma non temere
    il freddo era solo all’inizio, ora sembra
    quasi pace. Quasi
    pace.

    Ed intanto che non mi sai
    vorrei tanto giocassimo assieme
    a recitare le foglie, tu con le tue
    ed io me le invento
    sulle palpebre scese.
    O anche provare a inseguirci
    dita di maglie nel vento, tane su un muro,
    le vite che voglio
    con te.

    Intanto che non ci sono
    tu non aspettarmi così, coi gomiti
    sugli stipiti ruvidi delle attese
    ché non tornano. Ed io non torno,
    ma non te lo sto neanche a dire
    che il cielo non può attendermi
    e che questo è un paradiso muto
    senza la tua voce.

    Arrivo presto

    come posso

    come questa

    (poesia e musica)

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Francesca Pellegrino,
    Bugia contro BUGIA,la tua, questi versi non mi piacciono affatto,anzi..
    In realtà, li trovo talmente emozionanti nella loro capacità raffigurativa, e nel ritmo incalzante e tranquillo insieme,che ogni volta che li leggo, riescono a mettermi i brividi addosso, reazione invero molto rara oramai.
    Complimenti sinceri , Francesca e continua così.

    Replica

    Gianna Campanella replica:

    @Francesca Pellegrino,
    Essenzialità e scavo raffinato sono le costanti delle tue poesie.. sigillo di gran pregio per tale ermetismo d’Autore!
    Lieta di trovarti anche qui Francesca. Un inchino e un caro saluto :)
    Gianna

    Replica

  54. Carmela Tùccari scrive:

    SENZA TITOLO

    Arpeggia
    sulla mia pelle
    la tenerezza
    delle tue dita
    cercando
    accordi d’anima . . .
    . . . e ti ritrovo
    fragile all’abbandono
    in un concerto
    di canti paralleli
    . . . ti ritrovo
    nella timidezza
    delle tue parole
    racchiuse
    nell’aria satura
    di promesse
    come la nostalgia
    dei giochi dell’infanzia

    . . . ti ritrovo . . .

    Indugia
    sull’orlo d’un silenzio
    sdrucito
    l’eterna sinfonia
    di fughe e di ritorni
    . . . e ti ritrovo
    mentre sui binari
    del tempo
    freme l’intesa
    e scivola la noia
    nell’emozione
    rinnovata
    . . . e ti ritrovo
    nel ritmo pacato
    dei nostri respiri
    altro da me
    ma d’uguale anelito
    sospinto
    in questo mare quieto
    d’una realtà senza confini

    . . . ti ritrovo . . .
    e . . . mi ritrovo ! ! !

    ( Sezione Poesia e Musica )

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    maria rizzi replica:

    @Cara Carmela, grazie. Il tuo canto d’addio ha la consapevolezza di quanto la vita allestisca scenari improbabili anche per le situazioni dolorosi. E possiede la melodia pura dei versi, che rendono lievi i concetti poderosi. Sei un’ottima poetessa. Continua a incantarmi…

    Replica

  55. Alessandra scrive:

    CANTO LA NOTTE

    Attendo sul ciglio dei sogni,
    quel bacio dell’onda alla riva,
    quel tono minore del vento.

    Mi getto col cuore sul fondo
    ma gli occhi li lascio più in alto,
    finestre ad un passo dal mondo.

    Poi una nota si stacca dal gruppo
    e mi viene a cercare…

    RIT. E canto, canto la notte e poi
    il buio si stende accanto a noi,
    se chiudo gli occhi rimani qua,
    se canto forte non finirà.

    E faccio la guerra al passato,
    preparo la nave e non parto,
    mi tengo gli dei là in salotto.

    Mi chiedo se l’alba del giorno
    incontra le stelle un momento
    oppure le perde per poco.

    Poi una nota si stacca dal gruppo
    e mi viene a cercare…

    RIT. E canto, canto la notte e poi
    il buio si stende accanto a noi,
    se chiudo gli occhi rimani qua,
    se canto forte non finirà.

    Sezione Poesia e musica

    Replica

  56. Mario Prontera scrive:

    “QUASI,…senza titolo e comunque delle distrazioni”.

    QUASI, mi dimentico ormai,
    di fare la spesa al mercato
    di un parco di giochi e di sogni,
    di bancali di carta e di legno e di niente!
    E mentre ripenso e mi fermo ai tuoi occhi,
    QUA SI che mi piace cercare una sosta.
    Ma…è una sosta in divieto di amore
    e di baci e di cose non dette oppure ridette,
    e una multa salata per carezze negate,
    per licenze poetiche e vene…safène,
    me la prendo per scherzo
    e il piacere di vivere.

    Replica

    Fiorella Cappelli replica:

    @Mario Prontera,

    Si paga la “multa salata per carezze negate” ed ogni “sosta in divieto d’amore” è una scelta libera fatta col cuore…
    La consapevolezza del vivere risiede “nel farlo con piacere”: sacrosanta verità.
    Fiorella Cappelli

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Fiorella Cappelli,
    Grazie di cuore, cara Fiorella, del pensiero benevolo e, mi pare emozionato, per le mie distrazioni terrene, profondamente umane nella loro ..debolezza!

    Replica

  57. Gabriella scrive:

    AMORE

    Ho paura
    di non trovarti

    ad aspettarmi
    che tu sia atratto
    da altri seni
    e che non mi riconosca più
    tra tanti corpi
    Che potrò fare io?
    Oltre ad aspettare?
    Riempire gli spazi
    vuoti
    con gocce di vita
    nell’attesa
    che prorompa
    l’oceano
    che ti sommerge
    e
    ti frastona
    e
    che ti disorienta
    La devastazioone
    felice
    di un amore
    completo
    che ti riempie
    di sole
    e
    di luce
    il viso e il corpo
    e ti scalda
    il cuore
    ti fa tremare
    le mani
    ti fa mancare
    le parole
    ti fa venire
    meno i sensi
    ma ti fa risorgere
    alla continuità
    e
    alla pienezza
    della gioia
    e
    della speranza

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @Gabriella,
    vedo che a te questo amore non fa mancare le belle parole anzi! Ciao Franca

    Replica

    Gabriella replica:

    @Franca Fasolato, grazie per avere espresso un commento positivo: è il primo in assoluto! Vale sempre vivere un amore anche se non corrisposto: l’importante è amare!!
    Il tuo attestato di stima mi incoraggia a scrivere ancora…
    Un abbraccio forte!
    E grazie ancora..:-)

    Replica

  58. Gabriella scrive:

    ARSA

    Strigliata
    fino alla viva pelle
    Arsa
    d’amore
    sopravvivendo

    Replica

  59. Gabriella scrive:

    DETTAGLIO D’AMORE

    E’ sorto
    il Sole di una nuova era
    Tutti corriamo
    ma ce ne freghiamo
    perchè non abbiamo alcuna meta

    Questo è il progresso:
    l’indifferenza totale
    per l’altro
    che muore di fame
    al margine di una società
    che non paga le tasse
    e pensa solo al personale interesse

    I politici
    sono i nuovi mentori:
    si affannano a parlare
    ma sono sempre sazi,
    corrotti e, solidali,
    attaccano la giustizia
    invece di servirla

    Siamo gli automi
    della nuova tecnologia
    immersi in un mondo virtuale
    non rispettiamo
    l’ambiente in cui viviamo
    reale e generoso
    di frutti che disprezziamo
    senza apprezzare

    Non ci accorgiamo
    che solo l’Amore
    è la soluzione
    non è un dettaglio
    fa battere il cuore
    ed è il motore
    di tutta la vita e del mondo intero.

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

  60. Franca Fasolato scrive:

    L’AMORE

    Il grande amore
    è come un lenzuolo bianco
    di seta sulla tua pelle,
    ti avvolge, ti racchiude
    come fa un’ostrica con la perla.
    Le sue mani sul tuo viso,
    fra i capelli al vento,
    sul tondeggiante seno.

    Se c’è un soffrir,
    anche il soffrir è di meno.

    Il suo sguardo
    ti scioglie come neve al sole,
    ti spoglia come un vento d’autunno,
    ti fa sentire grande come nessuno.

    Ti accende dopo la fatica,
    ti culla nell’insonnia,
    ti plasma dopo la rabbia.

    Vivi questi momenti felici;
    perchè il grande amore
    è come l’arcobaleno
    t’illumina dei suoi colori,
    ma non sempre fiorisce dopo una pioggia.

    Non è…
    dell’arcobaleno che devi temere,
    ma dei suoi colori, che abbagliano,
    ti accompagnano per la vita e, rimangono graffiti in te
    anche se con te da tempo non sono.

    1980 Poesia e musica

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Franca Fasolato, Cara Franca, complimenti per le belle immagini di questo grande amore che avvolge, accende e illumina la vita. Un affettuoso abbraccio Daniela

    Replica

    Franca Fasolato replica:

    @Daniela Quieti,
    gentilissima Daniela grazie per il tuo prezioso commento. Un abbraccio poetico FF

    Replica

  61. Gaia scrive:

    Sul ballatoio dell’immaginario impossibile
    sognando di musica le pietre
    parto e ritorno all’amore

    Così accade sull’andare
    che vento e fiume mi parlino
    dell’acqua e della terra
    del tuo sangue di creta

    Dietro e avanti a me
    salgono dall’argilla
    anche i tuoi sorrisi
    diamanti nelle mie mani di fango

    Sognando di musica le pietre
    plasmo il ventre di materia e tempo
    desto si fa il tuo respiro
    più dolce il mio canto

    Replica

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