Concorso di Emozioni, il bel canto della primavera

Dallo spot Una storia italiana della Banca Monte dei Paschi di Siena
Fai di me un vestito di alghe e coralli
di spuma e di baci nel tuo mare d’amore
Il bel canto della primavera. L’usignolo annuncia la mite stagione dei fiori. Comincia la sesta edizione del CONCORSO DI EMOZIONI.
Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari!
Puoi partecipare in modo del tutto gratuito postando per un mese, fino al 18 aprile, direttamente nei commenti di questo post poesie, racconti e parole per una canzone d’autore. Gli autori di opere edite possono partecipare anche con poesie e brevi brani estratti dai loro libri.
Quest’anno, nella nuova sezione “Poesia e Musica”, curata in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente, le tue parole potranno diventare anche il testo di una canzone d’autore!
Il nome dell’autore del testo scelto per creare una nuova canzone sarà comunicato nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore” (23 e 24 aprile 2010).
Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.
Clicca qui per commentare e pubblicare
*Le opere si postano direttamente nei commenti *
*Alcune raccomandazioni.*
- Evita di pubblicare testi troppo lunghi
- I testi saranno pubblicati così come li inserisci
- Commenta anche le opere e gli interventi di altri autori
- Segnala le opere per la canzone d’autore con la dicitura “Poesia e Musica”

Vorrei nascere ora,
per non conoscerti
per non soffrire della mancanza d’amore.
Vorrei nascere ora,
per poterti conoscere di nuovo,
per essere felice.
Replica
sergio doretti replica:
marzo 24th, 2010 alle 15:25
@Lidia,
Cara Lidia, complimenti per il tuo brevissimo intervento che “c’è tutto”.
In definitiva si capisce che la persona indicata ti è nel cuore e tu la ami, anche se vorresti stabilire il periodo della convivenza.
Da quanto sono riuscito a capire, indipendentemente dal periodo in cui si svolge la tua vita, è con lui e non con altri che vorresti trascorrerla.
Complimenti, con l’augurio di poter scegliere il “periodo” favorevole e magico.
Aff.mo sergio
Replica
Lidia replica:
marzo 24th, 2010 alle 19:20
@sergio doretti,
Grazie Sergio per il tuo commento.
Purtroppo il mio amore ha scelto un altra vita,
ed io non ho più amato.
Replica
Tratto da “Viaggio nella memoria” di Vittorio Sartarelli, pubblicato nel 2005. – L’AMORE -
Si era quasi alla metà dell’estate, quando, un giorno Marco si accorse casualmente che in spiaggia, a distanza di alcune cabine dalla sua, c’era una ragazza che lo fissava intensamente e con insistenza. All’inizio non lo notò più di tanto, era consapevole d’essere un bel ragazzo e non era la prima volta che era stato fatto segno dell’attenzione da parte delle ragazze, pensò che la cosa sarebbe finita lì.
Constatato, invece, che anche nei giorni seguenti quella ragazza continuava a fissarlo, il fatto l’incuriosì alquanto. Era una ragazza bruna, piccolina, piuttosto rotondetta, perfettamente formata e proporzionata, con un corpo da donna adulta. Quella cosa in sè così strana, era anche intrigante e avvincente perchè, a quell’epoca, stiamo parlando dei primi anni ’50, non accadeva tutti i giorni che una ragazza prendesse l’iniziativa, cercando di provocare in ogni caso una reazione da parte sua. Marco decise che doveva trovare il modo di conoscerla….
Tenuto nel giusto conto le consuetudini e i pregiudizi ambientali dell’epoca, non era facile iniziare un rapporto di conoscenza con una persona dell’altro sesso, bisognava trovare il modo. A questo punto, bisogna fare un inciso di carattere sociologico che sia utile a chiarire qual’era, in Sicilia, la così detta “morale dominante” che regolava, senza possibilità di trasgressioni, i rapporti tra due persone di sesso diverso. In ogni caso,il rapporto di conoscenza e di frequentazione doveva avere la sua ragion d’essere che di solito era identificata nella finalità del matrimonio. Alla luce di queste considerazioni tutto sembrava molto complicato e quasi impossibile da realizzare, tenuto conto che Marco e quella ragazza avevano appena quindici anno ciascuno.Quel codice tribale di comportamenti che regolava l’instaurarsi di un rapporto fra due persone di sesso diverso, si riconosceva in un’epoca e costituiva la “summa” di tradizioni, usi e costumi d’intere generazioni passate e costituiva il retaggio, atavico, nella formazione della cultura e della morale delle popolazioni d’intere regioni….
E venne il giorno della dichiarazione d’intenti, accadde tutto com’era cominciato, fu lei Sara, che disse a Marco d’essere certa di amarlo perdutamente e che, se lui voleva, il suo amore sarebbe durato per sempre. Marco rimase in silenzio, affermare che non se l’aspettava sarebbe stato un mentire a sè stesso, forse avrebbe voluto prendere lui l’iniziativa ma, non si sentiva sicuro forse, aveva paura d’impegnarsi per il futuro.Non si sentì di dire niente, erano entrambi molto giovani, prendere un impegno del genere per tutta la vita a quindici anni gli sembrava un’enormità. Si sentiva confuso, aveva bisogno di riflettere, la cosa lo faceva diventare, per il ruolo che doveva assumere, più grande di quello che era in realtà.Quella notte Marco non potè chiudere occhio, mille pensieri affollavano la sua mente; per la prima volta, nella sua vita si ritrovò a farsi un profondo e sincero esame introspettivo. Si trovava di fronte ad un evento nuovo come non mai, qualcosa che lo aveva aggredito improvvisamente e lo teneva stretto, prigioniero di sè stesso. L’estate stava finendo, forse la stagione più bella che egli avesse mai trascorso e non solo per quell’ultima cosa che gli era capitata. Stranamente, non si rendeva ancora conto che proprio quest’ultima cosa, era la più importante e la più bella che gli potesse capitare: si era innamorato! (…)
Replica
Timur Lenk replica:
marzo 25th, 2010 alle 07:59
@Vittorio Sartarelli, Considero questo scritto un bell’esempio di trionfo del sentimento sulle catene imposte dall’ambiente e dall’età. Per il protagonista il mondo sboccia nel caldo dell’estate, portandolo ad aprirsi alla vita. Complimenti. Timur
Replica
Vittorio Sartarelli replica:
marzo 25th, 2010 alle 16:05
@Timur Lenk,
caro Timur ti ringrazio per i complimenti, il brano che ho pubblicato è tratto dal libro “Viaggio nella memoria” pubblicato nell’ormai lontano 2005, con questo libro ho conseguito il maggior numero di primi premi per la narrativa nei vari concorsi nazionali e internazionali ai quali ho partecipato. Essendo stata la mia “opera prima” di narrativa impegnata, non avrei mai pensato di ottere tanti preziosi riconoscimenti, si vede che in questo libro c’è veramente qualcosa di buono. Mi piacerebbe intrattenere rapporti di corrispondenza letteraria con qualcuno che comprende e apprezza la cultura e la buona letteratura,grazie ancora e cordiali saluti.
Vittorio Sartarelli
Replica
L’ascenzore
Ho visto ‘na coppia coccolasse
come se tutto intorno nun contasse.
Lui je teneva er viso fra le mani
Lei l’occhi dentro l’occhi, abbandonati.
A vedelli così, salì coll’ascenzore
a me che l’aspettavo, me s’è sciorto er core
Pareva ‘na coppietta ‘nnammorata
li primi tempi der fidanzamento.
Me so sentita ‘n più. Me so girata,
stampato dentro ar core quer momento.
Quanta dolcezza ce stava in quer quadretto!
A mi marito puro je l’ho detto:
è bello amasse…l’acciacchi, li malanni…
er primo giorno o dopo sessant’anni
Ma bisogna fallo bbene come Dio comanda
come drento l’ascenzore… Mario e Wanda.
Replica
Giuseppe replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:17
@jallee, Semplicemente e teneramente stupenda.
Replica
jallee replica:
marzo 24th, 2010 alle 10:03
@Giuseppe, fatto vero, vere persone, 175 anni in due.
grazie Giuseppe
Replica
FrancyBlog replica:
marzo 24th, 2010 alle 16:30
@jallee,
davvero bella,…il senso dell’amore vero che non ha mai fine…toccante!! un ottimo spunto su cui riflettere e da tenere sempre presente per non sbagliare….
Grazia Finocchiaro replica:
marzo 24th, 2010 alle 17:12
@jallee,
hai proiettato una piccola parte di un film, le immagini più salienti l’hai portato davanti ai nostri occhi…ed è bellissimo pensare che anche non più ragazzini con un bacio si resta avvinghiati al piacere con un cuore che non ha età!! Complimenti! Grazia
Replica
Arsomnia replica:
marzo 24th, 2010 alle 21:10
@jallee,
bella! spontanea, fresca.. come quegli innamorati dentro “l’ascenzore” .. Complimenti!
Ars
Replica
Tu
Tu
Sei il mio vento divino
Che spazzi ogni dubbio
Dalla mia mente confusa
Che inebri i miei passi
Tra selvatich’erte di colli
Tu
Sei la mia onda improvvisa
Che scavalchi la pace di un sogno
Per lasciarmi il pulsare di vene
Un cuore impazzito che danza nel petto
Tu
Che mi porti per mano sei la bruma
Che arriva leggera, senza fare rumore
Sulla palude di una mia visione
Dove crescono i fiori d’erioforo.
Tu
Sei l’abbraccio che smorza il respiro
Il caldo che brucia il deserto di dune
Il confine che tremula incerto
Sull’orizzonte di un cielo di sabbia
Tu
Sei la fine di un bosco bruciato
Annerito dal fuoco di rossi fantasmi
Dove la terra divora radici di alberi morti
Riaffiorati dall’onda che ritorna al suo mare.
Cristina Mantisi
Sezione Poesia e Musica
Replica
Caro amico di penne e piume,
ti scrivo per dirti che le emozioni mi ubriacano,sprofondo in un mare troppo vasto per il mio cuore così piccolo e mi ritrovo debole come una roccia al vento. Cammino in silenzio con il pensiero assillante di te,e non ho voglia di lanciarmi per questo gomitolo di strade senza fine.
Fammi ritagliare qualche istante del tuo tempo,fammi scivolare tra le dita i tuoi sguardi infuocati,pieni di amore per la vita,fammi essere la finestra dei tuoi desideri e fammi camminare in cima agli alberi del tuo sorriso.Vorrei essere lungo i viali verso cui stai camminando e i grattacieli non sono più per me pupazzi impazziti, ma sono dolci risvegli del mio corpo fremente.
Non ho buttato via i sentimenti e potrai tu stesso cercare dentro di me la maggior parte di te. La mia forza d’amore ha stracciato ogni brezza, ogni respiro di tristezza,perchè so di essere immagine rapita dal tuo volto.
Ora vivo di questa mia danza di luna piena,malata d’infinito e vorrei poterti accendere con le mie parole,ma so di non poterlo fare, perchè il sole pigro sguscia dalle lenzola di questa canzone che dedico a te.
Replica
SOLO
Quando sei un uomo solo
cadi subito nel gioco
tu ti lasci trasportare
da una donna da salvare
che ti espone i suoi problemi
come fossero patemi
che ti illumina e ti apprezza
conoscendo la tua stazza.
Tu ti lasci coccolare
lei ti ha acceso e ci sa fare
non ti vuole comandare
riesce a farti contraddire
non ti obbliga a seguirla
ma ti impone di capirla
lei ti stimola,ti esalta,
tu potresti solo amarla
e ti prende dritto al cuore
con un paio di parole.
Forse non lo sai
ma ti spegne sul piu’ bello
al momento di capire
cosa l’ha fatta soffrire
nell’istante in cui pensavi
che è la donna che sognavi
perchè è lei che sa intuire
quando è ora di finire
non ti dice che ha scherzato
ma lo ha sempre pensato
come pensa a un vero amore
che la possa mantenere
soddisfandola a dovere.
Quando sei un uomo solo
cadi subito nel gioco
ti distrai e sei confuso
sei già cotto e fuori uso
hai un unico pensiero
che ammala la tua mente
diventata vacua e sorda
che ti complica la vita
mentre lei è già sparita.
Poesia e Musica
Replica
Arsomnia replica:
marzo 24th, 2010 alle 21:06
ma poi, forse, era solo un fraintendimento…
Non amo troppo la rima, ma la tua poesia è piacevole ed efficace.
Un saluto
Ars
Replica
Luca Gamberini replica:
marzo 25th, 2010 alle 10:07
@Arsomnia,
è pratica, sì, sbrigativa e allo stesso tempo vuota come può essere da riempire un uomo che ragiona così…
credo di avere sbagliato, volevo inserirla come testo canzone e non come poesia ma non ho ben capito come funziona questo blog. Grazie per avermi donato attenzione
Replica
“DEL SUPERESISTENZIALISMO”.- da “ESTATE 2005 e dintorni”.
(ad Arsomnia,così benevola verso il mio lirismo sensuale)
Mi manca qualcosa,
non so se alla pelle ancòra vogliosa
o alla mente smaniosa,
se un paio di cosce sinuose e già pronte
o un paio di idee a fregare la morte,
se un paio di mani da tenere soltanto
o soltanto le mie a rubare una stella
e dove la stella si rigonfia di luce!
Replica
Arsomnia replica:
marzo 24th, 2010 alle 21:01
@Mario Prontera,
“Mi manca qualcosa” … un’apertura che già pone il lettore in tensione, per sè, per il poeta, per l’umanità… Umanità, si.. perchè forse a molti manca qualcosa. Sai a volte penso che quello che manca, in fin dei conti, è quella sensazione, quell’idea di Infinito che ci portiamo dentro da quando siamo nati. E fregare la morte, forse, non è la soluzione migliore …
..grazie per la dedica
.. mi sa che ho “smontanto” un pò il tuo lirismo sensuale. Non volermene 
Un saluto
Ars
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 24th, 2010 alle 23:06
@Arsomnia,
Ars, carissima ARS di tutto, ma cosa dici?Non solo non te ne voglio, ma sono contento che non ti siano dispiaciuti questi versi semplici; poi il lirismo, la sensualità,l’amore, gli AMORI, sono davvero poca cosa rispetto a quel desiderio -paura dell’Infinito che ci portiamo tutti dentro. SEI UNA BRAVA RAGAZZA, molto sensibile.
COSE PICCOLE E BELLE
Mario
Replica
MIO GIOVANE AMORE (*)
Mio giovane amore, mia sete,
la mia terra riarsa ti divora
e divento con te gemma di grano
e vite gonfia per la tua vendemmia.
Mia fresca voce d’uomo
tu penetri il mio corpo col tuo suono
ed apri la mia festa
per le cinque porte dei sensi.
Mio giovane amore , mia sorgente,
la mia terra riarsa ti divora
e divento per te gemma di grano
e vite gonfia per la tua vendemmia.
Tu mi percorri tutta,
le tue carezze
fioriscono fontane traboccanti,
scendi nell’orto dei meli selvatici
cresciuti fra i rovi
e mi fai mordere frutti dolcissimi.
Mio giovane amore , mia tempesta,
la mia terra riarsa ti divora
e divento per te gemma di grano
e vite gonfia per la tua vendemmia.
Fiore di spiga
fiore di cactus
in te fermo il mio tempo,
occhio di ghepardo
io ti guardo ti odoro ti tocco
Fioredivento fra le mie bandiere,
fiamma di un fuoco spento
acceso dal tuo soffio.
Fiore del mio passato
in te vivo e mi perdo,
o mio santo peccato.
Mio giovane amore, mia sete,
la mia terra riarsa ti divora
e divento per te gemma di grano
e vite gonfia per la tua vendemmia.
***
(*) Cantata da una donna
Sezione Poesia e Musica
Replica
Le mani salde al timone
sfidando il mare
oltre i confini dell’universo conosciuto
per donarti giochi di luci colorate
piccole pietre di cristallo
conchiglie ancora vive.
Senza meta
cullata dalle onde,
il viso infuocato dai riflessi del sole
gli occhi colmi di meraviglia
labbra salate sulle mie,
tra le mie braccia.
Senza timore
spazzando via quei cumuli neri
presagio di tempeste.
Senza rimpianto
per quella terra
che si allontana alla vista.
Senza amarezza
per chi ci ha dimenticato.
Mai ad altri sarà permesso
spegnere il tuo sorriso
discutere il tuo pensiero
tradire i tuoi sogni.
Replica
Timur Lenk replica:
marzo 23rd, 2010 alle 13:31
@ornella gatti, Cara Ornella, vivissime congratulazioni. Nella tua poesia si sente l’emozione dell’inizio di un nuovo cammino. Potrebbe essere il prologo di “Itaca” di Kavafis, che è per me una via di vita e di cui ho curato io stesso una traduzione. COMPLIMENTI. Timur
Replica
ornella gatti replica:
marzo 24th, 2010 alle 12:26
@Timur Lenk, Ho apprezzato molto la tua replica, sperando di leggere al più presto le tue emozioni. Ornella
Replica
NON PIANGERE AMORE MIO
Non piangere amore mio
se per funesta tormenta
il mio uragano prenderà il largo.
Gli ori e smeraldi ricchi di alma,
la luce sibillina m’ accompagna
nel viaggio
con placide stelle e vele stregate.
Non piangere amore bello
la lontana casa spoglia
saprà attendere, con fioca luce
lo spirito libero dai fuggiti passati.
Il sonno accompagnerà
la folle umiliazione
che si disintegra alla fede del caro Padre.
Non Piangere amore mio
saprò navigare lontano
con l’indovina dai riti magici,
saprò sopportare il silenzio
della luna accorta che protegge
discreta il mio essere.
Non fuggirò,
ma non piangere amore
avrai rugiada e brina,
audaci nubi sapranno lavare via
l’inganno del tempo.
Replica
sabina replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:47
@Marisan, non piangere, …le nubi sapranno lavare via l’inganno del tempo..molto bella questa immagine, davvero bella!
sabina
Replica
Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti
TUMULO DI TEMPO
Tumulo di tempo
scartato in soffitta
assorbe opaco
colore di spettro
fremito teso
su cervello
in vetro sigillato.
Alla terra di mezzo
io chiedo riparo
all’arco e alle frecce
su sangue rappreso
di sabbia
che oscura compone
e intervalla ballata
di storia sbranata
ripristina un flusso
di nulla
in acque di caos
in rotta
sulla stretta tolda
che incede.
Replica
dorella dignola replica:
marzo 23rd, 2010 alle 08:48
@Daniela Quieti,
intensa la tua poesia, cara Daniela, sciolta e concisa ad un tempo mentre l’attimo dolorante colma l’istante in un tempo vissuto.
Replica
Fiorella Macchioni replica:
marzo 23rd, 2010 alle 12:28
@dorella dignola,
dai un ritmo alle parole e… sembran musica
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:31
@Fiorella Macchioni, grazie per le belle parole e un caro saluto Daniela Quieti
Daniela Quieti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:29
@dorella dignola, grazie infinite, cara Dorella, per come hai saputo interpretare le mie emozioni. E complimenti per le tue liriche, sempre intensamente profonde. Un caro abbraccio
Daniela
Replica
D'Arrigo Francesca replica:
marzo 27th, 2010 alle 11:03
@Daniela Quieti, colpita!
Forma che si discosta dal comune.
Grazie per le piacevolissime note
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 28th, 2010 alle 11:00
@D’Arrigo Francesca, grazie per le belle parole Daniela
Replica
UN AMORE
(…)
Accelerò il passo e si ritrovò a correre; aveva paura che tutto sparisse all’improvviso, paura di essere nel sogno senza saperlo. Le mancava il respiro e il cuore le batteva nel petto impazzito, ma non aveva tempo per fermarsi a riprendere fiato. Lo fece soltanto quando si trovò sul promontorio in cima alla scogliera e riconobbe le piante di agave protese sul bordo e aspirò il profumo dei pini.
Lentamente si girò indietro e vide la casa. Si avvicinò al cancello che si aprì con una leggera spinta e percorse il viale alberato: ovunque foglie gialle e rosse ricoprivano il prato e la fontana di pietra zampillava sotto il salice.
In quel momento si fermò aveva creduto a quell’amore senza sapere se fosse reale, immaginato, sognato. Desiderato, però, sì: lo aveva desiderato con tutta se stessa sebbene adesso che ne era così vicina venne assalita da una paura incontrollabile tanto che credette di poterne morie.
Sussultò quando la porta della casa si aprì e lui apparve sulla soglia sorridendole con quel suo sorriso che tanto l’aveva turbata. “Patrizio!“ sussurrò quasi incredula. “Ciao Rossana, ti stavo aspettando” Rossana si fece catturare dal suo abbraccio e finalmente respirò profondamente quell’amore inspiegabile, quel profumo di pini, l’aroma del mare e l’urlo dei gabbiani sospesi a mezz’aria tra mare e cielo: era a casa!
La porta si richiuse alle loro spalle mentre, fuori, il vento faceva danzare tutte le foglie.
Una mattina di primavera una scolaresca si fermò davanti al cancello della villa. “Quanto è bella!” esclamò una ragazza “Mi piacerebbe vivere in una casa così”. L’accompagnatore sorrise “A chi non piacerebbe? E’ una villa molto antica, era dei signori del paese”.
“Che belle piante sulla scogliera” ammirò l’insegnante.
“Vedete quell’agave?” disse l’uomo “E’ morta da tanti anni, ma è rimasta così come fossilizzata nel tempo”
“Si può visitare la casa?” chiese qualcuno del gruppo. “Oh no, la villa è chiusa e nessuno ha mai avuto le chiavi”. I compagni chiamarono la ragazza rimasta dietro il cancello a fantasticare una storia d’amore.
“Peccato” disse “sarebbe stato bello vederla. Non si può chiedere ai proprietari?”
L’accompagnatore scosse la testa: “Non è possibile, gli ultimi proprietari sono morti da più di cinquant’anni e non c’è più nessuno della famiglia”
“Nessuno” sussurrò la ragazza e ripeté “peccato!” , ma, andando via e girandosi per l’ultimo sguardo, le parve di vedere una giovane coppia passeggiare nel parco sotto le fronde del salice.
(…)
Cristina Mantisi
Replica
Cristina Mantisi replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:50
Per POESIA E MUSICA
Tu
Tu
Sei il mio vento divino
Che spazzi ogni dubbio
Dalla mia mente confusa
Che inebri i miei passi
Tra selvatich’erte di colli
Tu
Sei la mia onda improvvisa
Che scavalchi la pace di un sogno
Per lasciarmi il pulsare di vene
Un cuore impazzito che danza nel petto
Tu
Che mi porti per mano sei la bruma
Che arriva leggera, senza fare rumore
Sulla palude di una mia visione
Dove crescono i fiori d’erioforo.
Tu
Sei l’abbraccio che smorza il respiro
Il caldo che brucia il deserto di dune
Il confine che tremula incerto
Sull’orizzonte di un cielo di sabbia
Tu
Sei la fine di un bosco bruciato
Annerito dal fuoco di rossi fantasmi
Dove la terra divora radici di alberi morti
Riaffiorati dall’onda che ritorna al suo mare.
Cristina Mantisi
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 13:22
@Cristina Mantisi,
abbiamo già pubblicato il testo della canzone. Grazie!
Replica
Cristina Mantisi replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:56
@Robert, infatti è stato un errore. Grazie
ORIONE
(PARTE 1ª)
Nella fredda notte d’inverno
dominio di Venere e Bacco
guidami a casa.
Percorro i campi di stelle
seguendo il mio istinto cacciatore
e il fiuto infallibile dei Cani.
Forti, le spalle, sorreggono
scudo e bastone,
ma dentro, nell’anima,
fragile e sola, scopro
Il timore di perdermi
fra miti e leggende, e di perderti
Amore.
Dove sei, Luna?
Padrona dei miei desideri.
Orione ti chiama al suo cospetto!
Ma ogni suo ordine
È un grido di dolore,
E il cuore si stringe nel petto.
Nascosto, il tuo volto stanotte,
non vedo riflesso negli occhi
di giovani amanti
il tenue bagliore
dei candidi raggi e gela,
da dentro, il mio cuore.
Le gambe non reggono
il peso di millenarie solitudini;
La vecchia spada, appesa alla cintura,
contro nessuno si alzerà più,
e piangerà i suoi otri amari
il dolce Acquario, sui Pesci
morenti.
Dove sei, Luna?
Padrona dei miei desideri.
Orione ti chiama al suo cospetto!
Ma ogni suo ordine
É un grido di dolore,
E il cuore si stringe nel petto.
Rischiara, Regina, l’empia tenebra,
ch’io possa trovare la via.
Illumina ancora il sentiero
del mio ritorno,
che più non perda la strada
per il tuo ascoso rifugio.
Mostrati a me
da dietro le nuvole,
che eterno, il tuo viso,
risplenda i suoi raggi su me,
lasciando puri, i miei sentimenti,
e mai soli, gli amanti
di notte.
Replica
ASPETTANDO UNA STELLA
Se un astro cadendo
mi ispirasse un desiderio
al mondo chiederei
di ruotare all’incontrario,
e ritrovar così
il mio punto di partenza.
Ricomincerei a godere
del tuo amore in ogni istante,
mi inebrierei del gusto
di ogni nostro bacio…
ed il cielo scruterei
per una nuova stella.
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 09:57
@Giuseppe,
cercare in cielo una nuova stella per una nuova emozione, forte e vera, una speranza che altro non ha che dolcezza e amore, vissuto come la prima volta.Riconferma di una promessa con l’incanto e la sovranità di un eterno amore.Dolcissima. marisa
Replica
Giuseppe replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:20
@Marisan, Grazie, molto gentile. Un caro saluto
Replica
PASSO DOPO PASSO
Nei colli fugaci della memoria
ho avvertito il tuo quieto procedere
su strade sigillate dall’imprevisto
dove mani sporgono a cogliere fiori di campo
e cardellini prigionieri cantano
a un falso mattino confuso con la sera
Ho avvertito il tuo quieto procedere
nel desiderio di convivio alla tarda ora scontata
seguendo lo zufolare di un angelo
tra sagome ovvie nel nitore dei contorni
Ma nel cammino mi hanno offerto un calice
e in fondo vidi una bocca che parlava
ho avvicinato alle labbra un calice
e ne uscì un soffio gelido
solo a me erano rivolte le parole
ma non ne compresi il suono
E ora seguo il tuo quieto procedere
nella strada dove i fiori sono fiori
dove il mattino ha acceso le sue ore
dove i calici traboccano di vino
dove il ruscello irrora la terra
passo dopo passo adesso so
ogni istante a venire è già passato.
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:44
@Andrea Masotti, complimenti, Andrea, sei sempre coinvolgente. Un caro saluto Daniela
Replica
NON SAPEVO…
Ancora non sapevo…
Che avresti distrutto il mio sogno
Ancora non sapevo…
Che era l’amore di un giorno
Ancora non sapevo…
Che a me lasciavi l’oscurità
Dopo un giorno
di sole e tanta felicità.
Ancora non sapevo…
Dopo notti insonni,
come fosse amara la vita
E come sei riuscito
A fare di me un’anima ferita.
Ma poi ho capito..
niente è per sempre…
Ora…le tue mani sul mio corpo
Sono solo un lontano ricordo.
Fra le mie dita giro una pansé
L’ho trovata fra le pagine
di un libro di poesie,
vecchie nostalgie…
Solo per un attimo,
ho pensato a te..
Non sono più ferita
Ora…sono guarita.
Maria Luisa Seghi
Sezione Poesia e Musica
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:52
@Maria Luisa Seghi,
Cara Maria Luisa, è bella la tua poesia che sfuma l’infelicità in una dolce nostalgia.
Un caro abbraccio
Daniela
Replica
Maria Luisa Seghi replica:
marzo 24th, 2010 alle 09:08
@Daniela Quieti,
Grazie Daniela è sempre un piacere ritrovarti.
Penso che proprio la sfumatura dell’infelicità, renda più dolce un ricordo.
Un abbraccio
Maria Luisa
Replica
Marisan replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:59
@Maria Luisa Seghi,… mai si conoscerà il mistero dell’amore…le ferite fanno male e guariscono,i ricordi rimangono dentro l’anima e nulla li farà svanire.Lirica intrisa di sofferenza ma anche di tanta speranza “ora…sono guarita”. complimenti
Replica
Maria Luisa Seghi replica:
marzo 24th, 2010 alle 09:15
@Marisan,
Grazie Marisan, le tue parole fanno capire di come sia misterioso il sentimento Amore, forse perchè ha una forza selvaggia, se le ferite ci colpiranno l’anima proprio per la sua forza..l’importante è guarire..
Maria Luisa Seghi
Replica
Un racconto molto simpatico.. quanto sanno prenderci i sogni? Quanto è possibile fantasticare su un amore?
Ars
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:10
@Arsomnia, quanto siamo disposti a credere in noi seguendo tutti gli immensi misteri che essi ci offrono? quanti sogni in questi sogni? Tanti credo, come le poche tue parole che racchiudono un mondo.
Replica
Canzone
Col passo del coraggio
con gli occhi della brina,
catturo dal sole un raggio,
dentro una rara mattina.
Le ombre del giorno
son più lunghe per la mente,
le ombre nel giorno
fanno luce sulla gente.
Quando il dubbio mi pervade
sopravvivendo alla ragione,
mi guiderà nel tempo
dell’eterna grande illusione.
Le ombre della notte
guardano spesso in faccia la luna,
le ombre nella notte
contano i grilli per buona fortuna.
Parole rinchiuse
fra labbra distanti,
echeggiano al vento soffuse,
creando nel cuore rimpianti.
Le ombre dell’amore
danzano nude attorno a un bel fuoco,
le ombre nell’amore
prendono forma se ami per gioco.
Replica
da “ESTATE 2005 e dintorni”.
SENZA TITOLO
Fammi ancòra stupire:
all’odore del timo e della pioggia,
al sapore del pane e dei sogni,
al colore del tramonto e dell’ansia,
allo scalpitare del tempo e dello spazio,
a questa specie d’amore e di mistero…
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:00
@Mario Prontera,
Gentile Mario, complimenti, sono davvero suggestivi questi versi
Daniela Quieti
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 01:39
@Mario Prontera,
Sono davvero belli questi versi. Complimenti e un caro saluto
Daniela Quieti
Replica
Gaia replica:
aprile 12th, 2010 alle 17:58
@Mario Prontera, .. L’odore di timo misto alla pioggia, lo stupore, il mistero d’amore… Versi intrisi di sensazioni ed emozioni vivide, versi molto belli… Gaia
Replica
Mario Prontera replica:
aprile 13th, 2010 alle 05:20
@Gaia,
Se le cose stanno così, come tu dici,
“…e ti lascio pagine sparse,
tra un fuso orario e il mio telaio di vetro”.
di Anònimo Capuàno
Replica
TU CHE MI CHIEDI LA MANO
Tu che mi chiedi la mano
e sussurrando promesse
poggi il capo sul mio petto nudo,
mi chiedo se mai comprenderai
il peso che mi porto dentro
dell’angoscia
che mi trapassa l’anima
e nel silenzio svela
i turbamenti e i timori
che mi resero fragile.
L’ enfasi della passione
da tempo s’è placata
ma io veglio ancora,
nell’attesa di onirici eventi,
in una realtà glabra
chiusa da un’indifferenza
ostile e impenetrabile.
Ed intanto parliamo sicuri
già appagati nei sensi,
distesi supini
su un lussureggiante tappeto
di smeraldina rugiada
tra gli acanti e le agavi
dalle foglie carnose,
con i volti che riflettono il sole.
I nostri corpi già corrotti
dall’amplesso dell’amore
si struggono
carezzati dal vento
e inquietati dal pensiero
che un giorno i destini
si spezzeranno
e di quest’amore intruso
resterà uno struggente soqquadro.
Replica
La tua parola alata,
liana che avvince
nel regno verde d’un mondo
scomparso.
Mi sorregge l’ardito volo
oltre il possibile
dove il tutto crea
ciò che la mente sogna
e la tua voce plasma
una desueta realtà
articolata tra ieri e oggi,
tra passato e presente
dal punto al cerchio
e l’infinito s’inanella
di riverberi ondeggianti.
Replica
OBLIQUE MAGIE
Tu, donna mia,
non puoi uscire
dalla mia anima,
né puoi
valicare
come ogni altra ombra
la pallida frontiera
della dimenticanza..
Tu sei un’immagine
tanto viva
che io non so
davvero
quale parte di me
ancora m’appartenga..
Ecco,
io ti vedo
ancora là:
abbandonata e dolce,
con la fronte calda,
con le labbra gelide,
come sempre
dopo un’ora d’amore..
E mi rivedo,
sai,
come corteccia vivida
proteggere frenetico
la tua bellezza schiva
e nuda..
Né può passare via
la vertigine
dell’attimo d’assenza,
con il respiro che cresce..
Tu sei ancora lì:
ti sento
mormorare frasi
mentre detergo
stanco
l’umida dolcezza
dal volto e dalle ciglia..
E so già
che poi
la fuga inarrestabile
dei baci sulla pelle
mi porterà lo scoppio
di quel tuo riso
schietto
che sai quanto mi piace..
No,
strana donna mia,
la luce del tuo viso
in quei minuti dopo..
non può svanire più,
non sarà mai un ricordo..
Tu indugi
nel mio giorno
chiara e ferma:
come stupore d’anima
smarrita..
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 17:34
@Osvaldo Ammendola,
abbiamo già pubblicato questa tua opera. Grazie.
Replica
NON BASTA…
Eppure ti amo.
Anche per quello
che non riesci a darmi…
E t’amo
di un amore che è mio,
di un amore
che non sai amare…
Io t’amo pure
per ciò
che non sai capire
di me..
Io so amarti
anche per la dolcezza
che non avrai mai
e per la quale
sognai l’ incanto
di una vita d’amore…
Io amo
la corda aspra
dell’anima tua
e i crucci meschini
di un cuore incostante,
né so non amare
la favola triste
di un bacio insicuro,
di un freddo sospiro
che emetti distratta…
Io t’amo per quello
che non sai essere
e che pretendo tu sia,
e t’amo perché dispero
di possederti.
Io riesco ancora
a sognarti
in un sogno
che non fu mai tuo
e che non è più mio…
Eppure io ti amo…
E so che non vale.
Tu non hai capito
molto..
tu non mi ami.
Non importa perché,
no, amore mio,
non importa…
Replica
Maria Luisa Seghi replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:52
@Osvaldo Ammendola,
Questa è la storia di un amore grande e impossibile..
Quanti esseri umani bramerebbero un amore così, ma a lui non importa se lei non ha capito..a lui non importa, perchè riesce ancora a sognare e a desiderare quello che non avrà mai.
Maria Luisa Seghi
Replica
Nel mio cuore per te.
Sei stata per me una luce che ha illuminato le mie
notti d’inverno e l’ombra dell’estate assolata,
e che adesso ti spegni davanti ai miei occhi.
Ti guardo ora e prima non mi accorgevo
che non eri mia, perchè tanti altri bramavano
per conquistare il tuo cuore.
Affidavo a te il mio amore giorno dopo giorno,
certo come respirare l’aria senza accorgermi che
ti seguivo su di una rotta che non era la mia.
Ti porterò sempre nel mio cuore, troppo piccolo
per contenere te, che credevo fossi la mia Stella
vicino a me fino agli ultimi giorni della mia vita,
e quando guarderò il cielo non avrò paura
di confonderti con qualcun`altra, perché per troppo
tempo hai abbagliato i miei occhi fino a farli lacrimare.
Adesso non ti riconosco più in quello sguardo quando
cercavi me, ma rivolto verso l’infinito a cercare
le braccia di qualcun altro.
pulvigiu
Replica
STORIA DI UN AMORE
Un colombo beccava se stesso
nell’acqua piovana
e i riflessi del sole a gennaio.
Le auto a migliaia
tingevano i palazzi di nero.
Da bambino andavo
a rubare ciliegie,
ingoiavo profumi col pane
dei primi tormenti d’amore.
Era vita. Era gioia.
Oggi ho bussato al silenzio
del suo cuore gelato.
ho parlato ai suoi occhi,
“verde – buio”, nel sole a gennaio,
mentre il mondo ruotava
intorno ad un’estate affollata,
sulle strade di carta,
con migliaia di flash,
su inutili affanni,
interminabili scie
di rancori d’acciaio.
Arrugginito – spietato.
L’amore quando viene
ha le catene sciolte,
è un fiume puntuale
con gelosie distese.
è infermità sacra,
con l’anello d’oro,
che fa gonfiare il cuore.
Ma lei non s’accorse
o fu ormai forse tardi,
che ero io il suo Angelo.
Replica
HO PER TE…
Ho per te, solo per te,
diletti e gioie.
Non farti strappare le ali
e vola nel mio nido accogliente.
Ho da sussurrarti parole
come perle splendenti.
Non farti strappare le ali.
Ho da raccontarti
i sogni che l’anima schiude.
Ho da portarti avanti
l’aperto giorno
e percorrere sentieri
inesplorati.
Vola nel mio nido accogliente.
Ho da mostrarti orizzonti
dove nessuna luce
si perde al tramonto.
Ho da guidarti
fra le montagne del cielo
e conquistare alture
che nessun asceta
giunse a contemplare.
Non farti strappare le ali.
Ho da condurti oltre il sole
e varcare la soglia
di tutte le dimore dell’amore.
Navigheremo
fuori dai confini del pensiero
di là dall’esteso impero
dei desideri.
Vola nel mio nido accogliente.
(Per POESIA E MUSICA)
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:15
@Rocco Giuseppe Greco, accoglienza, protezione e tanta tenerezza.Inno alla vita, inno alla salvezza con la gioia dell’amore.
Replica
PAROLE FRA I PREDONI
Io ti parlerei
della paura antica
del bambino
e dell’ardore adulto
che s’oblitera
per noia..
ma le parole
devastate
dall’abuso
non servirebbero a spiegarti
perché tacendo
e a un tratto
io ho voglia d’intristire..
Io ti racconterei
la storia di viaggi
comuni o inenarrabili
e ti stupirei
io forse
col fuoco delle immagini
che cantano
le vette
e la conquista..
ma le parole
che dilapido
con gli anni
non servirebbero
a spiegarti l’angoscia
del ritorno fra la gente
e l’ansia mai corrotta
di vagare..
Io ti saprei parlare
ancora
dei giochi consumati
nell’amore
e di ogni fuga
in versi
fra scintillanti stelle..
Ma le parole
non ti farebbero sapere
neppure questa volta
perché vorrei amarti
soltanto nel silenzio..
E ti potrei parlare
perfino di quell’ombra
che chiara per incanto
ci adesca da millenni
fra le pareti scabre
di questa solitudine..
ma tutte le parole,
sì, proprio le parole,
non ci farebbero capire
che i sogni non si narrano
ai predoni..
Se nascono,
si vivono.
Ma nell’ombra..
Replica
Hola Carmen
Stasera mi sono fatta un regalo senza volerlo e senza intercessione alcuna, semplicemente il caso ha voluto così. E’ iniziato tutto nel primo pomeriggio con un sms, una chiamata per un concerto di flamenco
– Ok, vengo – Passo a prendere un’amica e ci precipitiamo, perché il concerto inizia alle 19,30: parcheggio relativamente lontano dal carcere borbonico, dove si tiene il concerto, corriamo e arriviamo trafelate alle 19.40. Sentiamo della musica, ci affacciamo nella sala: nessuno, solo musicisti e ballerina senza abiti di scena che provano. Beh, indubbiamente è presto, ma intanto, nell’attesa? Una puntata in bagno è richiesta con urgenza ed è salutare, i miei reni funzionano troppo bene o, come dice mia madre, sono laschi per via del freddo? Confesso che non capisco il nesso causa-effetto, comunque vado. Per ingannare il tempo visitiamo ben due mostre: una di antiquariato di cui non mi piaceva quasi nulla, ed una di presepi provenienti da tutto il mondo; carini. Intanto conosciamo altre persone, tutte femmine manco a dirlo…
Sono le 20, 30 finalmente ci chiamano, iniziano! Ci accomodiamo: siamo in tutto 4 persone , più tre tecnici, con un’altra signora in disparte. Non inizia. Non ancora, non può iniziare, siamo pochi. Parliamo, aspettiamo, fuori fa freddo, c’è gelo, dentro si sta bene, sarà questo il motivo di tante assenze? Disquisizioni sulla mancata pubblicizzazione del concerto, le attenuanti,
e le possibili varianti per tutti i colpevoli assenteisti. Finalmente alle 21,15 compaionogli artisti: un chitarrista con la faccia da tipo proveniente dall’altairpinia, il violinista provenienza norditalia, il percussionista capello lungo, identità indecifrabile, ma finalmente qualcosa di spagnolo c’è: la voce: macho non male, capello lungo raccolto in un toupetdoppio, dietro la nuca, molto scenico e molto spagnolo stereotipato. Si presentano: tranne la voce sono tutti italiani, di dove non si capisce, e non è dato saperlo, suonano flamenco e varianti di flamenco, con ballerina annessa. Bene . Inizia, la musica del flamenco è particolare. L’essere accompagnato dal ritmo delle mani, dai palmi che continuano a battere per dare ritmo e contenuto a chitarre , violino e percussioni, appare quasi superfluo, inizialmente, poi ti trovi dentro e vorresti battere le mani anche tu con lo stesso ritmo e seguirli. I brani sono belli, intensi, e si sente il ritmo man mano crescente e si capisce come il battere delle mani e le percussioni diventano dominanti su chitarra e violino.
Viene annunciato un brano che vedrà la partecipazione anche della ballerina.
Entra: sembra quasi un uomo con i capelli tiratissimi, raccolti dietro la nuca, un attillatissimo completino rosso, giacca e pantalone, con camicetta nera. L’effetto scenico è rilevante , niente vestito lungo, niente fronzoli, è un abito moderno. Addirittura un pantalone ed una giacca corta che lasciano vedere le forme ben disegnate dei glutei, ma risalta anche il seno. Ho pensato: fatto su misura naturalmente, bravissimo sarto, ottimo. Lei inizia a danzare, i movimenti sono lenti, quasi sacri, scatti di orgoglio, misurati. La prima cosi che apprezzi sono le mani che si agitano nell’aria disegnando infinite forme armoniche che insegui con lo sguardo; seguo il polso, non si sloga, seguo il braccio, si leva a tagliarelo spazio con maestria e sensualità., ma ora vedo anche tutto il resto del corpo, il viso che sembra una maschera severa accigliata e con la stessa espressione sempre…il tronco rotea a scatti fulminei sulle gambe che danzano con movimenti prima lenti poi sempre più veloci, tronchi di muscoli sezionati dalla nostra mente leonardiana. L’abbigliamento mette in risalto la fascia muscolare dei glutei, manto adiposo ben disegnato, neppure un filo di pancia, vista da tutte le angolazioni. E’ perfetta.
Perfetta nel suo abito rosso, nel suo muoversi con sensuale passione, nel suo sbattere i tacchi, le punte, in un ritmo che coinvolge la sala. Mentalmente balliamo tutti. Una voce maschile fuori campo, dal pubblico, grida frasi di apprezzamento in spagnolo ”Hola Carmen! Guapa” e il battito delle mani diventa frenetico, accompagna la danza un lunghissimo amplesso di ritmo e suoni …La ballerina non ci delude, dà il meglio di sé e piovono applausi, bravaaa! La musica continua, altri brani strumentali vengono presentati dai musicisti e alla fine, dulcis in fundo, eccola: ancora lei, la ballerina, in un brano dal titolo “Allegria”. Compare, e anche questa volta, ci stupisce: l’abito è rosso, rosso rosso, ed è l’abito classico del flamenco, scollato, lungo con tanti volants( si chiameranno così?).. applausi a scena aperta, solo per averci stupito ancora. Grazie. Il flamenco è una musica particolare – l’ho detto prima – alla chitarra, al violino, alle percussioni e alle mani che battendo danno ritmi lenti e poi sempre più veloci si accompagna una voce che canta melodie spagnole incomprensibili: sono lamenti,sofferenze d’amore, sicuramente…le espressione di sofferenza si leggono sul viso del cantante ( fa strane smorfie e perde un po’ del suo fascino iniziale)… fuori campo la solita voce “…Che te duole?” Ed è un vero lamento – e meno male che il brano s’intitola allegria – ma lei balla, fiera, altera nel suo abito rosso ed io la seguo, seguo il suo ritmo lento il muovere delle mani ed immagino… Immagino dolci sinuose carezze,seguo le sue braccia che si alzano verso l’alto, immagino anche le mie braccia sollevate in un abbraccio impetuoso…seguo il ritmo, la gonna svolazza, lei la alza, sbatte i tacchi di punta e di tacco, diventa un ritmo che non si esaurisce, continua, aumenta, quando alza la gonna si intravede la calza nera, la gamba; la alza ancora e si vedono bene ora le calze a rete nere. Tutto molto sensuale, eccitante. Gli uomini emettono gridolini di bravaa…si contengono …composti, ma nelle loro menti hanno già spogliato quel corpo e vi hanno abbondantemente affondato non solo le mani…io intanto ballo la mia danza personale…metà fisica e metà mentale: muovo i piedi. ..ma la mente trascina a galla, a suon di ritmi sempre più intensi e veloci, sensazioni passate, sensazioni future…è un lungo ricorrere di emozioni vissute…la mente si riempie di musica, l’animo gioisce di tanta armonica bellezza, ma nel profondo del mio essere donna mi sono regalata attimi di puro piacere, immaginando di fare l’amore al ritmo del flamenco… un lunghissimo amplesso, inesauribile, complesso, instancabile, infinito quasi. Potrei concludere con un Olè è stato bellissimo, ma rifletto dopo tanseguoto godimento – i buoni propositi, consigli per gli acquisti – bisognerebbe usare più spesso il flamenco come sottofondo musicale…in certe occasioni: il lamento d’amore conduce ad incredibili momenti di estasi accompagnate dal ritmo incalzante dei tacchi, delle mani che cadenzano congiungimenti carnali. Musica che si trasforma in carezza, danza che si trasforma in corpi animati da mille voglie irrefrenabili… misture di sensi, odori e sapori, sensazioni ed emozioni senza fine, bello danzare così, vorticoso, passionale, sensuale come le mani che vibrano nell’aria a disegnare arabeschi indecifrabili. Ancora baci, baci passionali, appassionati, ovunque, parole non dette . La befana …mi ha portato questo mare di sensazioni: forse dormirò sognando lenzuola rosse che sventolano, si arrotolano, che gridano a ritmo di flamenco ed io che mi immergo, sprofondo in esse, alla ricerca di…tanto amore.
P.S.: Troverò mai delle lenzuola di seta rosse in cui perdermi?
(da Hola Carmen – Sabina Porfido – Agenda Noitrè 2010 – )
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:23
@sabina, La bellezza sensuale di una danza lascia brividi sulla pelle, fa battere il cuore di tante emozioni che dolcemente accompagnano i nostri pensieri.Complimenti Sabina, rileggerti è sempre un piacere, marisa
Replica
sabina replica:
marzo 23rd, 2010 alle 11:10
@Marisan,
Grazie marisa, come sempre sei molto attenta e non solo!
Dimmi se hai pubblicato qualcosa…vado direttamente…
a presto, sab
Replica
UN AMORE IMPRIGIONATO NEL RESPIRO DEL TEMPO
Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono… Tu non sei mai stata lontana un attimo dalla mia mente, presente nel mio cuore, in ogni battito.
Mi sono chiesto per tutta la vita, come sarebbe andata a finire tra di noi, se non ci avessero allontanato…
Io non ti ho mai conosciuta, ma i tuoi occhi, l’armonia del tuo volto, l’ho custodito dentro me.
I tuoi occhi li ho incorniciati nella mia anima, è li che ogni notte, al buio, vedo un’altra vita, la luce di un’ emozione che straripa al pensiero che vola immaginando ciò che avremmo potuto vivere….
In questo tempo imprigionato, c’è stato spazio solo alle domande, incognite senza intravedere ombre all’orizzonte.
Chissà dove sei stata in tutto questo tempo, chissà se la vita ti ha sorriso, più di me…
Ho vissuto aspettando ancora “un domani”, un incontro con i tuoi occhi, per renderti conto poi, che stai vivendo con il cuore sospeso…
Ci trascina questo mare di malinconia che ci portiamo dentro, c’è da affrontare con coraggio le insidie del mare “mai vissuto”, rischiare la vita per averne una migliore…
Certe volte mi rivedo magari che cammino accanto a Te, sogno ad occhi aperti,e mi risveglio senza Te.
Tu, come me, non hai mai avuto niente dall’amore,la vita non è stata facile neanche per te…
Ti ho cercata da sempre al di là di ogni luce.
Ti ho cercata nel mondo tra la guerra e la pace.
Nelle onde del mare che hanno odore di casa e calore di braccia tese. (un giorno nuovo – C. De Andrè)
Ora che ti ho davanti, che il destino è stato generoso, mi porti a guardare il mare…. come e’ azzurra questa acqua, li sotto questo mare c’e’ un mondo silenzioso fatto di colori meravigliosi, la nostra vita e’ come questo mare, sconosciuta, incognita…
Le cose vanno e vengono come le onde, e quando il mare e’ in burrasca in superficie nel profondo e’ calmo.
Le lacrime che inondano il cuore, sono gocce di quel mare infinito in cui le braccia faticano per coprire distanze incolmabili… ed io e te questo lo sappiamo bene.
Ciò che cicatrizza è la vita, che vince la malinconia e si fa corteccia di tanta fragilità.
Il buio delle nostre ferite sono occhi chiusi sulla vita, gli occhi di chi è mancato per troppo tempo.
Hanno chiuso una volta le porte delle nostre vite,prima che potessimo attraversarle e viverle…seguire la sua natura d’amore.
Ma ora che siamo uno di fronte all’altra, ora che possiamo intrecciare le parole, che diventano discorsi, che costruiscono persorsi, ponti di vita, possiamo essere padroni del nostro destino.
Da quest’istante in cui sei giunta a me nel mistero di questa vita,io ti ho riconosciuto nella mia anima, ho sentito la tua brezza soffiare nei miei ricordi ancestrali.
Che stano, in fondo siamo persone sconosciute, oceani immensi, eppure cosi’ simili e sentite…due persone che non si conoscono ma che si ritrovano in uno sguardo e affondano in un abbraccio…
Tu sei qui per la prima volta presente nella realtà, identica ai miei desideri, alle mie speranze, ai miei sogni…
Sei parte di me, e la mia anima lo sapeva, da sempre…
Ora c’è la vita che ci attende, non facciamola aspettare!
Replica
Dal romanzo “A Santillana del Mar, amori, intrighi e tormenti”
Dopo lo sfogo con Miguel che l’aveva ascoltata e compresa, Sonia provò a ricominciare a vivere, ricominciò le sue corse mattutine, tornò al lavoro che la teneva impegnata, e si lasciò convincere da Miguel e Lolita ad andare qualche sera al locale dove ballavano per vederli…Una sera mentre stava facendo la doccia una voglia improvvisa di vedere Miguel l’assalì, decise perciò di andare all’”Ombre del Sol”. Per la prima volta dopo la disgrazia, aveva voglia di farsi bella, di dedicare del tempo a se stessa…Mentre percorreva la strada che da Suances la portava a Torrelavega, pensò a tutti gli avvenimenti che erano successi in quell’anno e mezzo…proprio in quei momenti più difficili, si rese conto che le uniche persone che le erano state vicine erano Miguel e Lolita. Percepì chiaramente di volere un bene profondo a Lolita, ma non sapeva dare un nome a ciò che provava per Miguel…
Replica
GEORGE
Nessuno può immaginare
quello che di notte
i miei occhi
un po’ particolari
riescono a vedere.
Finalmente
quando il sole è andato a farsi a benedire
e le stelle incominciano a brillare
dalla luna piano piano lei appare.
La notte
lei rinuncia al paradiso
per venirmi a consolare
solo in sogno lo può fare
questa notte sul mio letto
ho messo un fiore.
Prima di entrare in questa stanza
fredda
buia
e troppo silenziosa
si assicura che i miei occhi siano chiusi.
A volte quando il sonno non arriva
impaziente
per vederla
faccio finta di dormire.
Ma lei sa quando dormo
e quando sono sveglio.
… Non c’è niente da fare
finché non dormo veramente
lei non entra.
Quando il sonno arriva finalmente
lei entra piano piano
aggiusta il mio cuscino
mi bacia sulla fronte.
Lei è talmente vera
che sento il suo profumo.
Questi momenti sono belli
vorrei fermarli!
Vorrei fermarla
trattenerla
ma poi mi sveglio
e il mio unico pensiero
è quello di essere ancora più anormale
per non capire quanto mi manca il suo amore
e quanto ho bisogno del suo calore.
Ma poi sto meglio
perché penso che lei lassù nel cielo
non sta poi tanto male.
Questa vita per lei è stata troppo amara
troppo dura
anche un figlio scemo le doveva capitare!
Forse il suo unico pensiero
è di sapermi qui da solo.
Qui vicino all’istituto c’è il mare
qualche volta vado a passeggiare!
Questa sera la luna è così piena
sta per scoppiare.
La luna mi fa sentire solo.
Questa sera però c’è un uomo
si chiama Henry.
Piange
sua moglie lo ha lasciato
e i suoi figli non lo vogliono vedere.
Ci abbracciamo
anche lui si sente solo.
(…)
Replica
Afrore di mallo
Conduceva il pensiero
della casa,
da lontano si avvertiva
portato dal sole
afrore di mallo.
Avevi nella bisaccia
quattro pesche, il pane
e le posate che servivano
per imbandire bellezza.
Con la scorza delle noci
avevo macchiato le dita,
e a iosa ne cogliemmo
ridendo
tingendoci senza paura.
Ci traslocava il pensiero
quel giorno alle strade fiorite
già scorse,
e dei frutti raccolti
serbavamo il profumo.
In fondo al campo
l’acqua per bagnarci
e per saziare la sete
fiottava parlotti e gorgogli
con fili di gocce
sottili.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:51
@Fiorella Macchioni,
l’amore e la natura. La natura che si presta per l’amore. L’amore che vive della natura. La natura che si intreccia per il bene dell’amore. E allora anche raccogliere frutti, diventa un gioco d’amore; viceversa l’acqua non avrebbe potuto far sentire la sua voce…
Molto bella.
Un saluto
Ars
Replica
Fiorella Macchioni replica:
marzo 23rd, 2010 alle 10:20
@Arsomnia,
Grazie delle parole.
E’ sgorgata in un
giorno intessuto
d’anima e d’amore
Un saluto
Fiorella
Replica
Lucia Visconti replica:
marzo 30th, 2010 alle 18:40
@Fiorella Macchioni,
Ho letto i versi di Fiorella Macchioni. Mi convincono particolarmente e mi auguro trovino un musicista adeguato all’intensità.
Replica
Fiorella Macchioni replica:
marzo 31st, 2010 alle 10:59
@Lucia Visconti, Grazie Lucia sono lieta che ti piacciano
un caro saluto
Fiorella
Replica
Itinerario
Nel grembo
sgrano piccole pietre;
gli anni
nel nostro spazio…
tu lontano
infili grani di parole
ed io
fiera/ornata le porto.
Recito cantando il mio rosario
e trovo
il fuoco delle nostre cene
il rumore dei piatti ritirati
briciole della tovaglia scossa.
Sul terrazzo la quiete delle stelle
per scandagliare il buio
e veder più lontano
dall’altra parte.
Replica
Sperami
Quando tornerò sperami
dove mi aspettavi.
Vorrei svegliarti
solo guardandoti.
Cavalco l’onda
per arrivare prima
tra i ciottoli rotondi;
tu mare e tenda d’acqua.
Tu paese diviso
premio innamorato,
io nido e volo.
Replica
Per te
Io ti carezzo
con la parte migliore di me
e ti porto con la mente
nel posto d’acqua
dove vivo.
Ci sono muschi verdi
abbandonati
e salamandre all’erta
per il troppo
silenzio.
Ti addormento
spruzzandoti negli occhi
la polvere
soffiando fra i capelli
questo sonno
E ti guardo
con la parte migliore di me,
ti accompagno nel posto d’ombra
dove giocano la luce e sogno.
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 21:15
@Fiorella Macchioni, complimenti per questi versi così belli e suggestivi. Un caro saluto
Daniela Quieti
Replica
Fiorella Macchioni replica:
aprile 11th, 2010 alle 21:03
@Daniela Quieti, ti ringrazio, scusa se non l’ho fatto prima ma solo ora ho aperto la posta. Sono stata messa K.O. dall’ influenza.
Grazie ancora e ricambio volentieri i saluti.
Fiorella
Replica
S E R A
La sera è breve, la notte sopravviene.
Facendo gesti usuali – il tempo passa
anche a non fare niente – arriva il sonno
che addebita in oblio un po’ di questa vita
che resta sul mio conto.
Potresti essere qui. Guardandoti, sorpreso,
ritroverei la via, riprenderei il cammino,
anche se poco, felice del tuo riso,
pensandoti serena.
Così nel sogno. Ma non sei qui.
A poco a poco io prenderò coscienza
che tu non vuoi baratti alla tua libertà.
Vivi dicendo “E’ bello anche così”.
Diventi impenetrabile come tutte
le donne che ho conosciuto.
Tu resti altrove.
Torna la sera ed è già notte.
Arrivi il sonno, un sonno senza sogni.
Replica
Da ‘Appuntamento alle sette’ – ‘I racconti di CasaLuet’ di Susanna Trippa
Riaccese il motore, riprese a guidare, un’occhiata alla lista… era stata l’ultima consegna su quella parte del lago.
Sulla lista contò ancora tredici nomi.
Erano le due del pomeriggio: il prossimo, seguendo l’ordine
indicato dalla preferenza di visita del cliente, era quello di Cecilia Maggi.
Non abbiamo finora parlato dell’aspetto fisico di Mac. Non
ci piace dilungarci su quello che, a nostro parere, nel contesto generale dell’esistenza ha una importanza relativa, e questa convinzione concordava in pieno con quella di Mac, se solo lo facevi parlare un po’ seriamente.
Ora però ci troviamo costretti a farlo perché Mac, per la prima volta da quando alle sette e trentasette del mattino si era dato un’occhiata veloce nello specchio del bagno, ora Mac, dicevamo, si sporse verso lo specchietto retrovisore ad incontrare la sua faccia, che non vedeva da quasi mezza giornata.
Come descriverlo? Possiamo cercare di essere asettici e dire
che aveva ventinove anni, alto un metro e settantacinque, né
magro né grasso, come dicono i bambini… con occhi, barba e
capelli castano scuro.
Ma se avessimo chiesto alle ragazze che frequentava, ci saremmo trovati dinanzi ad un elenco di giudizi, anche contradittori tra loro, del tipo: carino, affascinante, dolcissimo, due occhi che ti incantano… il sorriso poi… ci sa fare, uno stronzo, capisce sempre quello che vuoi… in ogni situazione, un bambino… non sarà mai un uomo, ironico, divertente, malinconico e depresso… a volte un po’ strano, un vulcano di idee e sempre allegro… prepotente… se ne frega di te, volubile… sarà sempre speciale perché conosce l’importanza del gioco, un tesoro… sensibile, un grande amico.
A parte il fatto che l’ultima affermazione era condivisa con
grande convinzione da tutti i suoi amici, avrete notato come
l’aspetto fisico di Mac, come per tutti del resto, dava solo il la d’inizio per l’orchestrazione dell’insieme.
Va’ però a dirlo al povero gobbo di Notre Dame che l’aspetto
fi sico non ha importanza! Ce l’ha eccome! Forse però, gran parte del fascino di Mac stava proprio nella sua assoluta mancanza di vanità.
Così gettò un’occhiata veloce alla sua faccia, quasi a controllare di avercela ancora, e si mise a posto i capelli con la mano; gli venne da sorridere di se stesso, una leggera ironia gli era sempre a fianco come il migliore degli angeli, pensando che il guardarsi
allo specchio coincideva con la visita a Cecilia Maggi.
Lui lo sapeva di essere un pochettino rubacuori… veramente era di più con chi non gli interessava granché, e Cecilia Maggi non era certo una delle solite pollastrelle… neanche per idea!
L’aveva vista tre volte, ogni quindici giorni; questa sarebbe stata la quarta.
La prima, non l’avrebbe mai scordato, lei aveva preso fi letti di platessa, crepes e gelato fragola/limone, aveva pagato e basta; le altre due volte si erano messi a parlare; l’ultima stavano uno di qua e uno di là dal cancellino verniciato di bianco… lei faceva l’infermiera… aveva ancora su il camice, perché era tornata in quel momento dal turno e non si era cambiata… era tutto bianco,
lei, il camice e il cancellino con relativo steccato… capiva che era stanca da leggeri segni azzurrini che aveva sotto agli occhi… la pelle del viso era trasparente e molto chiara, come i capelli corti e un po’ ricci.
Stavano lì a parlare, lui già fuori dal cancellino, dopo averle consegnato crocchette di patate, bastoncini di pesce e pizza ai funghi, di un libro che avevano scoperto di avere letto tutti e due.
Mac faceva di sì con la testa… lei si era infervorata non sapeva bene su cosa… lui continuava a guardarla e pensava solo che era adorabile.
Si trovò a fissare una parte del viso di lei, tra l’orecchio piccolo e scoperto e lo zigomo, dove la pelle gli sembrò proprio come quella di una pesca… è stanca… troppo… tra un minuto mi dice «Arrivederci». Sì, e io le rispondo «Arrivederci… ci vediamo traquindici giorni».
Sì certo, cosa posso dirle di più… non è mica una scema!
E se n’era andato così, pensando solo che l’avrebbe rivista
dopo quindici giorni. (prima parte)
Replica
Il nostro tempo.
Saremo al centro dell’arcobaleno
saremo unici in mezzo
ad un oceano di silenzio
Perchè l’amore, perchè l’amore,
e la tua voce sarà il mio vento
e la tua voce sarà l’oceano infinito.
Guarderemo lontano il mondo
camminare a fatica verso il cielo.
Guarderemo lontano il mondo
camminare a fatica verso il cielo.
Solo per un attimo saremo
io e te lontano
dal caos dal cuore che pulsa
dal cuore d’odio e rancore.
A cerchio il nostro tempo
a cerchio il nostro tempo.
Avanti su pianeti inesplorati
indietro quando pastori pigri
avevano lo sguardo al sole
e donne donavano a danza
il loro bacio, il loro bacio.
Replica
Tra un istante. Libertà
Non è giusto soffrire ancora
Per non essere partiti insieme
C’è un treno. E parte di sera
Puntuale come acqua del fiume.
C’è una strada che scorre vicino
Col sole alle spalle lontano.
È un treno che parte di notte
Il mio cuore ha posto per tutti.
Se la festa è vera ti senti accolto,
ti prego di esserci, vieni presto,
è un treno senza destra o sinistra
su un mare importante ha la vista.
Di certo la gioia è dentro ogni cosa,
vieni assonnata, esci presto da casa,
prendi un cornetto e un caffé spettinata,
giù al bar da una vita ti aspetto.
Vieni senza soldi, staremo in silenzio
A sfiorarci prima del fischio d’inizio.
Ti massaggerò sulle gambe del dubbio
Senza qualificare, senza niente in cambio.
Vieni a sentire l’effetto della Milano dabbene,
di chi c’è dentro lo spirito dei cartelloni,
vieni per il film d’amore degli ultimi istanti,
è un film di “chi sta sopra è trasparente”.
Guardami! È un incontro benedetto.
Tra gli alberi radi in cima alla collina,
con i piedi a terra e le braccia in alto
‘Che da qualche parte in cielo
è sempre primavera.
Ma… il treno, non ce ne siamo accorti,
come un pregiudizio, il treno è un fuoco…
Il cuore ha i cavalli con scalpiti forti
E non so dove mi porterà fra poco!
sezione poesia e musica
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:44
@ANTONIO ROMEO,
Il cuore ha i cavalli con scalpiti forti/E non so dove mi porterà fra poco!
… nessuno sa mai dove porta ..
Bella!
Ars
Replica
TU non amore
Ti cercavo, non c’eri!
Ti chiamavo, non rispondevi!
Io ti amavo, m’ignoravi!
Ti parlavo, tu tacevi e ridevi!
Cercavo un po’ d’amore
Tu volevi e non volevi!
Perché anima non t’acquieti?
Perché l’anelito ripeti?
Lo sai com’ è la vita e
l’amore è un dente cariato;
duole, finchè non è levato.
Istanti di gioia tra mari di noia,
trepidanti attese e poi deluse.
Eppure, a tratti mi guardavi
Nel silenzio m’amavi!
Mi ammiravi e soffrivi.
Mi volevi e non ti davi!
L’abisso tra noi ormai,
e so che non ci sei.
Io lasciarti non vorrei,
meglio del nulla questo
dolce dolore che mi prende
ed il pianto per un amore
che poteva essere grande.
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 22nd, 2010 alle 11:49
@dorella dignola,
Molto bella questa poesia e vera e struggente,segno di grande passionalità esistenziale, di voglia e DOVERE DI VIVERE!
Complimenti sinceri
Mario Prontera
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:40
@dorella dignola,
Piacevole il ritmo incalzante di questa poesia. (che l’amore fosse come un dente cariato, ancora non sapevo.. simpatica metafora)
Complimenti e un caro saluto
Ars
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:14
@dorella dignola,
Appassionato, tormentato e reale, come la vita, è questo male d’amore evocato dai tuoi bei versi, cara Dorella. Ancora complimenti per il meritato Premio e un caro abbraccio
Daniela
Replica
Dal “GIORNALINO DI TITO” di Timur Lenk
21 giugno
E’ sera, giornalino.
Oggi è stata la giornata più felice della mia vita.
Lo so che è una frase impegnativa, ma ora ti racconto e sono sicuro che mi darai ragione.
Dunque, alle undici sono arrivato alla fontana dei delfini, e pochi minuti dopo è arrivata Magìa. Mi hanno detto una volta che le donne arrivano sempre tardi agli appuntamenti perché devono essere… com’era quella parola? Ah sì: “civettuole”. Se ho capito bene, si devono far desiderare dagli uomini che le aspettano… mah!
Comunque Magìa è abbastanza puntuale. Vedo che ha lo stesso vestito della scorsa domenica, ma non ha il cappellino.
- Ciao, come va?
- Bene – mi risponde lei, ma ho l’impressione che abbia qualche pensiero.
- C’è un lato del parco che non abbiamo ancora visto. Ci andiamo?
- Va bene.
Cominciamo a camminare, e ad un certo punto mi viene di prenderla sotto braccio. Lei mi guarda e sorride.
Continuiamo la passeggiata fino a un viale adornato da file d’alberi folti, che ci porta a una piazzetta che ha al centro una sorta di tempio greco o romano con tutto un lato aperto. Al suo interno si vedono delle panche di pietra.
Entriamo in quel finto tempio (finto l’era davvero, si vedeva) e ci sediamo. Magìa è sempre svagata.
- Oggi ti vedo pensierosa. Cosa c’è?
Lei mi guarda e sorride dolcemente.
- C’è che ho passato una settimana difficile.
- Molto lavoro?
- No, molti pensieri.
- Erano belli o brutti?
- La gente direbbe che sono brutti mentre invece io li considero belli, molto belli.
A questo punto ho preso la sua mano.
Non so se ora riuscirò a descrivere quello che è successo, perché ancora mi chiedo se ho vissuto un sogno o la realtà.
Guardo nei suoi bellissimi occhi d’oro e le chiedo ancora:
- Magìa, quali pensieri?
A questo punto sento che mi avvicino a lei finchè poso le mie labbra sulle sue. E’ stato solo un attimo, mi sento imbarazzato e faccio per scostarmi, ma ora è lei che mi prende il capo fra le mani e mi bacia.
Le nostre labbra congiunte si dischiudono e sento le nostre lingue toccarsi, unirsi come in un gioco. Dopo un istante (ma quanto era durato quell’istante? Non lo saprò mai) il nostro bacio è cessato, e vedo gli occhi di Magìa fissarmi con dolcezza.
- Tito sono felice, felice che tu mi abbia preceduta: stavo per dirti che in tutti questi giorni non ho fatto altro che pensare a te, perché mi sono innamorata di te.
- Anch’io, Magìa, ti amo.
Era la mia voce che lo diceva ed era il mio cuore che dettava le parole.
- Sono felice che tu mi abbia baciata per primo: ancora un attimo, sai, e sarei stata io a baciare te!
Replica
federica replica:
marzo 22nd, 2010 alle 19:41
@Timur Lenk, il giornalino del tuo 21 giugno non a caso e’ vicino al mio racconto ermetico ma l’intensita’ dell’innamoramento, la vivacita’, l’ingenuita’ e lo slancio li accomunano molto…Magìa si arrende, si accende con quegli’occhi d’oro e senza portarsi appresso le altre esperienze beve immobile dallo stesso calice arrendevole piu’ che mai…Si i testi si intrecciano…E’ un piacere averti letto.
Replica
Timur Lenk replica:
marzo 23rd, 2010 alle 12:23
@federica, Cara Federica, grazie. Hai ragione per le affinità dei nostri scritti. Anche Tito ha con sè l’essenziale dei suoi sentimenti, che porterà con sè nella sua fuga dal collegio, attraverso la sua storia d’amore fino alla tragedia della guerra.
Con amicizia, Timur
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:46
@Timur Lenk,
ritrovo la sua piacevole scrittura.. “prende”, mai ridondante, lineare e sempre emozionante.
Ammirata
Ars
Replica
Timur Lenk replica:
marzo 23rd, 2010 alle 08:13
@Arsomnia, Cara Ars, grazie per le tue parole. Se desideri leggere ancora la mia scrittura invito te, e tutti gli amici scrittori, poeti e lettori, a visitare e lasciare un commento sul mio libro “Il giornalino di Tito”, presentato proprio nel Manuale di Mari. Tengo sempre a conoscere il parere dei miei lettori.
Caramente, Timur
Replica
Simone Carlini replica:
aprile 3rd, 2010 alle 18:14
@Timur Lenk,
il tuo genio creativo ci dona sapientemente uno spaccato di vita vissuta di uno dei tanti ignoti valorosi che silentemente hanno contribuito a scrivere le pagine più entusiasmanti del nostro Risorgimento. Nel ricomporre la complessa e travagliata esistenza del giovane Tito Barozzo, descrivi, nei semplici aspetti del quotidiano, talvolta con toni di assoluta malinconia, le peripezie di chi, deciso a ricercare la sua dimensione, avverte l’imperturbabile corso della storia del nostro paese, maturando col passare degli anni la saggezza di una profonda moralità che lo immolerà nella sua eroica sorte. Un romanzo che calibra i sentimenti fondamentali della personalità di un uomo che, seppur vissuto cento anni fa, appare moderno e risoluto. Un racconto intimo e spregiudicato, denso di ricordi del passato: dalla prima esperienza da emigrato in Svizzera, ai numerosi personaggi ed artisti incontrati, alla travolgente passione per la sua amata, ai tristi momenti delle battaglie, giungendo infine ad una intensa disamina meditativa sulle debolezze dello spirito ed alla scelta di un destino glorioso. Uno dei tanti anonimi eroi, un uomo qualunque di esempio per tutti o più semplicemente, come ci ricordi tu: “…quel Tito che vive in ognuno di noi”… che dire ancora… solamente complimenti e grazie per questo entusiasmante spunto di riflessione!
Timur Lenk replica:
aprile 4th, 2010 alle 09:44
Caro Simone, mi è difficile trovare le parole per ringraziarti delle tue espressioni bellissime e profonde. E’ vero, Tito è un giovane uomo (come lo chiama la sua adorata Magìa) che è innanzitutto se stesso quando lotta per la vita, quando ama e quando combatte. E se pensa di morire, è perchè il mondo ha tradito i suoi ideali. Ma il suo esempio vivrà.
Con il più profondo ringraziamento. Timur
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:27
@Timur Lenk,
Rinnovo i complimenti per questa bella pagina del giornalino così accesa di “magia”.
Un caro saluto
Daniela Quieti
Replica
Vita nuova
Tra vortici di fumo
tenuti bassi nella campagna
ho incontrato il sole.
Come rosoni multicolore
di una cattedrale
ho moltiplicato la luce.
I sogni che fino ad allora
avevano passato parola ad altri,
spezzano la catena.
Che piacevoli forme geometriche,
abbracci di calore,
fiumi di parole sugli avambracci tesi.
Le mani carezzevoli
spiegate come vele verso quel
timido viso incolto.
Carica sulle spalle
l’essenziale porto, audace ad occhi chiusi,
ferma immobile bevo nel tuo calice.
Replica
Timur Lenk replica:
marzo 22nd, 2010 alle 14:55
@federica, Bella, Federica. Una poesia viva e profonda, che accende il desiderio di una vita nuova. Complimenti.
Timur
Replica
Caro Amore,
che banale iniziare così,
ma che dire,l’amore c’è,
il cuore batte forte,
il tuo sguardo immenso su di me,
il tuo abbraccio, pensieri e parole
come diceva una vecchia canzone,
un battito di ciglia uno sfiorarsi la mano,
e percepirne l’emozione, vivere nei tuoi occhi,
respirare la tua aria, nutrirsi di sentimenti,
chiudere la porta e stare insieme
a te per sempre caro dolce amore mio.
Replica
sergio doretti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 18:15
@irene puddu,
Complimenti Carissima Irene,
qui vorrei contraddirti. No… non è banale ma è bellissimo rivolgersi alla propria anima gemella con Caro Amore perché la parola amore è la parola più bella del nostro vocabolario.
Io sono del parere che la nostra vita ha bisogno di amare, perché ha bisogno di donare parte di noi alla persona amata, ma vorrei dire di più parte della nostra vita non può fare a meno di donare qualcosa, in “primis” alla persona o alle persone, che ti sono vicine, ma poi anche ad altre persone che soffrono ed hanno bisogno della nostra solidarietà. E anche questo è amore.
Complimenti ed auguri.
Af. Sergio.
Replica
irene puddu replica:
marzo 22nd, 2010 alle 18:28
@sergio doretti, grazie per i complimenti, ma è vero amore che dire di più.
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:29
@irene puddu,Come non essere concorde con Sergio, ” Caro Amore ” è ricco e prezioso più di mille scritti.Caro amore al mondo, alla vita intera a tutto ciò che l’amore dà. Complimenti
Replica
irene puddu replica:
marzo 24th, 2010 alle 16:38
@Marisan, grazie dei complimenti ma le parole sono scritte col cuore. Saluti.
Replica
Racconto:
Le labbra di Parvati
Ho fatto un sogno.
Eravamo in ufficio, solo noi nella stanza,caldo, estate, atmosfera rilassata e tu mi stavi mostrando qualcosa sul computer.
Appoggiata alla scrivania, hai afferrato il mouse e nel gesto mi hai strusciato una tetta sul dorso della mano. Ti sei voltata come sorpresa e mi hai guardato negli occhi. Lo stesso ho fatto anch’io e ci siamo baciati sulla punta delle labbra. Un bacetto così, da niente, e ci è venuto da ridere a tutti e due, insieme. Tutto qua. Un sogno erotico, senza dubbio, ma che erotismo leggero, garbato, inconsistente! Eppure erotico.
Poi ci ho pensato su e ho capito che desideravo un bacio da te, un bacio sulla punta delle labbra. Questo era il mio sogno. Se mi avessi baciato sulla punta delle labbra, sarei stato felice!
Non è strano, non è meraviglioso tutto questo? Mi pareva di sì.
Ci pensi Francesca? Tu mi dai un bacio con quelle tue labbra sottili, neanche tanto sensuali, neanche tanto attraenti, ed ecco che proprio quelle labbra diventano magiche e distribuiscono nientemeno che la felicità! E neanche ti serve un gran contatto per questo, quasi mi sfiori, pochi decimi di secondo, appena il tempo perché le cellule mandino un messaggio al cervello e a me viene, irrefrenabile, un sorriso da orecchio a orecchio! Quale potere indescrivibile! Quale portento! E se pensi che nessun’altra potrebbe fare altrettanto, diventa tutto ancora più fantastico! Chiunque altra facesse oggi lo stesso, non ne risulterebbe che un bacetto sulla punta delle labbra, magari un saluto, niente di niente!
Ma Francesca no, Francesca con le sue labbra sottili distribuisce felicità solo sfiorandomi! Non è incredibile? Vengono le lacrime a pensarci.
Così ti ho scritto. Non riuscivo a dirtelo. Non così di punto in bianco in quell’ufficio. Te l’ho detto scrivendolo. Non ero capace di fare di più. Te l’ho detto perché non volevo un sogno sulla coscienza.
Ma non era cosa. Giusto due righe di risposta, rispettose, banali, quattro parole in croce. Nulla di più. E va bene. Sei sposata. Anch’io. E va bene. Tutto regolare. Va bene. Devi andare in ferie. Due settimane, anch’io. Trenta giorni. Non vuoi più ballare Francesca? E’ tardi per ballare? O non vuoi ballare con me? Ti basta il mutuo da pagare, l’antitarme nell’armadio e la cucina nuova?
Siamo alla fine di luglio, la città è una fornace ardente, tutti partono. Ci rivedremo a settembre, tra più di un mese. Va bene. Niente da dire.
Volevo solo un bacio, nient’altro. Nessun impegno, nessuna promessa, un bacio solo. Nient’altro. Non chiedevo nient’altro. Nessuno l’avrebbe saputo mai, la reputazione era intatta, il posto era intatto, le promozioni erano intatte, nessun bisogno, nulla di nulla.
“Poi”, potevi dire, “al ritorno dalle ferie, tra un mese, tra trenta giorni, ne riparliamo. Non diciamo niente per ora, non promettiamoci niente. Tra trenta giorni arriverà anche troppo presto, ma sarà diverso, saremo diversi, e lasceremo stare”.
Certo io non avrei chiesto nulla. Tra trenta giorni sarebbe stato tra una vita.
Ma tu non usi dire molto. Hai tutta una serie di convenzioni. Devi aspettare, giocare di rimando, non prendere l’iniziativa, mettere solo due parole in croce. Quasi sempre così.
Eppure si indovinava il mistero. C’è un soffio di divino in questo, il poco di divino che ci è dato sperimentare mentre ci arrabattiamo in giro e giriamo la ruota dello scoiattolo per nessuno.
Tu, con un bacio sulla punta delle labbra, tenendomi la mano per dieci secondi, dicendomi una frase qualsiasi, che so, “qualche volta pensa a me mentre sei in ferie”, e nient’altro, potevi farmi felice per tutto il mese d’agosto! Trenta giorni di felicità per un bacio con quelle labbra esangui, per uno sfioramento di pelle, per dieci secondi di contatto tra le palme delle mani, per una vibrazione impercettibile delle corde vocali! Trenta giorni di felicità! Ci pensi Francesca? Avere il potere di dare trenta giorni di felicità ad una persona, ad un essere umano! Per di più con un gesto magico, gratuito, da dea! Non è un potere meraviglioso? Neanche il Papa ce l’ha, neanche Pippo Baudo, neanche il presidente di Washington, forse neanche gli Dei stessi ce l’hanno! Ma tu sì, Francesca! Con quelle labbra sottili e poco sensuali, tu ce l’hai! Perché quelle labbra le ho sognate, perché il sogno gli ha dato un potere, perché l’illusione è sovrana tra gli uomini ed ha più forza del re del mondo e spalanca le porte del cielo e dell’inferno, perché non importa il perché.
Cosa puoi dare di più ad un essere umano se non trenta giorni di felicità? Non valgono forse più di tutte le carriere, del denaro, stellette e promozioni? Un potere terribile e favoloso e dolcissimo e incredibile e tu ce l’hai e non lo puoi usare, lo getti via, tra le cartacce, come fosse uno scarto, un inutile accidente, un intralcio alla tua vita.
Cammino per questa strada torrida, specchiante, strada di sole, di marciapiedi secchi come ossi spolpati. Una vecchia mendicante siede per terra tra i suoi sacchetti di plastica. Le regalo un euro. Deve pur mangiare anche lei. Di certo un euro la soddisfa di più di un bacio sulla punta delle labbra. Nella sua posizione, la capisco. Ma io, di un euro, cosa ne faccio? Se anche tu mi regalassi un euro, che cosa ne farei?
Ad ogni modo il mio potere su di lei è nulla in confronto al tuo! Con un euro posso forse farla sorridere. Forse scopre un dente. Gliene sono rimasti pochi, ma può essere che un dente lo scopre. Niente di più. Non un sorriso da orecchio a orecchio. Un euro è poco per tutti e due.
Ma se sapessi di farla felice per trenta giorni, pure cento gliene darei di euro, lo giuro! E tu, quanto le daresti per farla felice? Cento euro per trenta giorni di felicità, di pensieri tranquilli di odore di rose quando ti svegli la notte, e poi ti riaddormenti, solo cento euro! Un affare! Non li pagheresti cento euro per trenta giorni di felicità? Chi non li pagherebbe cento euro per trenta giorni di felicità?
E se le dessi un bacio alla vecchietta? Se le sfiorassi la punta delle labbra avvizzite solo per donarle trenta giorni di felicità?
“Giovanotto”, se mi dicesse, “giovanotto, non mi dare un euro, dammi un bacio sulla punta delle labbra, tienimi la mano, dimmi che sono la cosa più bella che hai visto da stamani ed io sarò felice per trenta giorni e mi ricorderò di te per trenta giorni!”
No le darei un bacio se mi dicesse così? E se me lo scrivesse su un foglietto perché non ha il coraggio di chiedermelo? Riuscirei a dire di no?
Non ce la farei mai. Anzi, mi farebbe piacere accontentarla, non perché le sue labbra avvizzite siano un richiamo erotico, ma siamo pur sempre due esseri umani che s’incontrano per un attimo prima del nulla. Mi scalderebbe il cuore una mendicante così. Aggiungerebbe molto al mondo una mendicate così! Pure un cane bacerei per una mendicante così!
Le do il suo euro.
Tu non mi dai il mio bacio.
I miei trenta giorni di felicità se ne spariscono nel nulla. Penserò a qualche altra cosa per trenta giorni di felicità. Potrei diventare direttore. Comprare un’auto nuova. Si può anche da sposati. Anzi, è quasi un dovere.
Non è tutto orribile e meraviglioso? Parvati ha preso il suo aspetto di Durga, è Kali la nera. E’ meravigliosa ed anche terribile. Gli dei sono entrambe le cose.
Non occorrono grandi mezzi, si può costruire la felicità e l’orrore con piccoli ingredienti, con quasi nulla o con nulla del tutto, basta crederci. Basta investire di senso le tue labbra sottili.
Sei sposata, va bene. Certo, anch’io sono sposato e non è saggio mescolare rapporti di lavoro con quelli personali. Oh no! Certo che no. Ma quale rapporto hanno le tue labbra sottili con queste sciocchezze, con queste banalità?
Sono scuse. Certo, lo capisco. Qualcosa devi dire. Va bene. Infatti non ci ho creduto, altrimenti perché ti direi tutto questo adesso? Se credessi in quello che scrivi, sarebbe inutile parlarti e non capiresti una parola e ne rideresti con qualche amica in un bar del centro.
Eppure era solo un bacio sulla punta delle labbra.
Senza conseguenze, senza una frattura tra l’inizio e la fine.
Non baceresti anche un rospo per trenta giorni di felicità? Anche un rospo baceresti.
Eppure no.
Non un regalo, non un gesto gratuito, non un segno d’affetto, di comprensione, di calore umano. Quattro parole in croce.
Quale sottile, incredibile, meravigliosa, insensata crudeltà! Di cosa siamo capaci noi uomini Durga, Kali la nera, di cosa siamo capaci per nulla!
Di quale senso investiamo tutto questo dolce Parvati dalle labbra meravigliose? Giriamo la ruota dello scoiattolo.
Sei felice Parvati? Lo sarai di più in futuro? Ballerai ancora la danza cosmica? Io, se potessi, preferirei non essere qua.
Intanto i miei trenta giorni di felicità, che, lo confesso, mi sarei goduto a dispetto delle nozze, della chiesa, del cielo e dell’inferno, sono volati via e non torneranno più. E le tue labbra sottili, orribili e meravigliose, sono un poco meno luminose di prima e l’autunno, ineluttabile, verrà.
Replica
da libro IL PROGETTO – di Dorella Dignola
“Ma no, guarda Violante, sono preparato, ho portato il mio abito più bello, guarda!”
Violante non lo aveva neppure guardato e gli aveva detto in tono insolitamente concitato:
“No, no, non è d’ambiente, non è fashion, non è moda!”
Al che Ubaldo spalancò gli occhi ed ebbe l’impressione di vedere l’amica per la prima volta:
“Che ti prende Violante, sei ammattita?”
In un baleno aveva ricordato tutte le loro feste con gli abiti colorati dell’India e le giacche nere dell’hotel che suo padre indossava ai “Gala” e che egli gli rubava di nascosto. Gli si era insinuata una sorta di amara repulsione per quel tono esotico e snob.
Lasciò tuttavia che la ragazza lo trascinasse come un fantoccio nella stanza di Gianluca a scegliersi lo smoking adatto.
All’istante aveva deciso di non pensare più a nulla, altrimenti avrebbe voluto chiedere come mai si fosse permessa d’entrare nella camera di Gianluca in sua assenza.
All’ora stabilita per il ricevimento, era arrivata gente di tutte le età: famiglie al completo con nonni e bambini; la sala dell’ingresso era adibita a salotto, con poltrone e divani messi in tutti gli spazi, alternati a tavolini ricolmi di dolci, di salati, di bevande d’ogni tipo e colore. Foriere ornavano ogni mensola, ogni colonnina, ogni trespolo. Sparsi nella grande sala. Il tutto rendeva l’ambiente molto accogliente e le persone abituate alla casa, lo vivacizzavano con le loro risate, i loro abiti firmati, le loro acconciature stravaganti.
Ubaldo era andato verso la vetrata che s’affacciava alla terrazza ed aveva guardato fuori pensando alla città notturna illuminata. Aveva invece visto soltanto il riflesso delle luci di casa sul muretto e sul muretto la grande chioma dei capelli di Violante vestita di color rubino, con le mani posate tra le mani di Gianluca.
Gli era parso subito un atteggiamento eccessivo, pensando a quanto poco fosse il tempo della loro conoscenza. Era vero che fosse un suo lontano cugino, però quello poteva sembrare più il comportamento di due che si stanno dicendo cose intime.
“Ma cosa vuole quello?” “Perché tiene tra le sue le mani di Violante? Ed ora cosa fa?
Perché le parla all’orecchio? Oddio! Ubaldo vedeva la mano di Gianluca sul corpo di Violante, vedeva la bocca di lui sui capelli di lei; si sentì male, ebbe la sensazione di veder ruotare tutto intorno a sé e buio, tutto intorno era buio. Il ragazzo aveva posato la fronte sulla vetrata ed era rimasto impietrito e fermo a guardare i due che là fuori si baciavano appassionatamente.
Ubaldo aveva provato un dolore acutissimo che gli tormentò l’anima in mille domande: “Perché soffri, cretino! Non hai mai pensato a lei come donna, praticamente non l’hai mai voluta, non ti è mai piaciuta…no, questo non è vero; mi è invece piaciuta molto e sempre, ma non ne ero innamorato. Ma allora perché sto soffrendo di gelosia come un cane? Che significa? Può esserci gelosia senza amore? Non credo…! Credo di essere in delirio, devo fare qualcosa: “Smettetela voi due, non vedete che sto morendo?”
“Signore, Signore,come si sente? Ha bisogno di qualcosa? Oh, ma com’è pallido! Aspetti, vado a prenderle un bicchiere d’acqua.”
La donna era arrivata poco dopo, lo aveva fatto bere e, tenendolo per la mano lo aveva fatto sedere su una poltrona di vimini che era a portata di mano.
Replica
Primavera verde! Dei primi sorrisi.
Primavera all’agrodolce, imprevedibile!
Dai piccoli occhi e l’aria pudica,
dagli odori improvvisi.
Primavera mattiniera.
Primavera eroica, amante infedele.
Primavera che non dai raccolti:
primavera generosa.
Primavera dei messaggi d’amore,
delle farfalle policrome, come sguardi in amore!
Primavera di brezza e di vento,
che portano solo messaggi d’amore.
Primavera dei fiori aperti
che non vanno raccolti:
attendono solo messaggi d’amore.
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:31
@ANTONIO ROMEO, Primavera fresca e speranzosa. Che bella. marisa
Replica
AMORE OLTRE LA VITA
Desolato e vuoto il gran letto,
un tempo teatro di passione
e poi di tranquilla compagnia;
allineati con cura vestiti ed oggetti,
in ricordo di Chi non è più;
una vecchina, curva e infiacchita,
coi fiori,
per la tomba,
semplice e spoglia;
un “requiem”, biascicato a fatica,
un bacio alla foto,
lacrime a solcare le gote
e un amore…oltre la vita.
Replica
“….quel riflesso inconfondibile sul vetro sporco del metrò…”
Era strano per lei , svegliarsi in un letto non suo per andare a lavorare. Quel sogno che da anni accompagnava la maggior parte dei suoi risvegli era divenuto realtà e aveva un volto dolcissimo. “ Sta accadendo proprio a me?!!”, continuava a ripetere fissando quel soffitto sconosciuto. “ Vuole sposarmi ed io non so cosa rispondere. Sono o non sono una scema?” Ancora non lo aveva detto a nessuno. Era successo dopo la cena. Pensò per un attimo alla mamma anziana sola in casa ad attenderla. “Mi fermo da un’amica”, le aveva detto al telefono. Poi le ritornarono in mente sue colleghe “vipere” che ormai l’avevano etichettata come neo-zitella!!”. Un pensiero pulito lo riservò all’unico vero amico che aveva, così prodigo di consigli e soprattutto schietto e sincero : “Stai attenta!! Da donne come te si vuole solo una cosa: portarti a letto!!”. Distolse lo sguardo dal soffitto sconosciuto, si voltò verso di lui e lo sfiorò con un bacio. Il suo respiro si fece irregolare. Poi aprì gli occhi, sorridendo. Una carezza tra i capelli e le labbra si unirono alle sue. Il desiderio divampò in un istante e lei si ritrovò a danzare sulle note di quel sogno. Nel bagno , anch’esso semi-sconosciuto s’abbandonò ad una doccia bollente. Sistemò i capelli e il trucco. In bocca aveva ancora il sapore di quell’ultimo bacio. Uscì e si precipitò a prendere la metro. Riflessa nel finestrino riconobbe dal suo sguardo tutte quelle donne che ogni mattina aveva incontrato con addosso il profumo di un sogno. Scoprì la mano facendo luccicare quell’anello , nuovo , dai colori meravigliosi dell’amore e lasciò che l’ammirassero tutti, quel mattino, sul metrò.
Marco
Replica
Parlo del tuo sguardo *
Parlo del tuo sguardo
di un notturno profondo
e lampeggiante
e della tua risata
calda, che riempie il cuore.
Di te che ridi,
spaventata,
del mio amore
e posi gli occhi
nei miei occhi,
sconsolata.
Perché sei bella e dolce
anche se fa paura
leggerlo nei miei occhi
o sentirmelo dire.
(29 03 1986)
* …sarebbe stato facilissimo sostituire una “o” ad una “a”…non l’ho fatto, vent’anni fa, circa, non avrei potuto. Ora non sarebbe onesto.
Replica
sergio doretti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 18:48
@cecilia cartocci,
Cara Cecilia,
non è facile rispondere a questo tuo intervento molto dolce e pieno di sentimenti, ma quando c’è l’amore c’è la vita e quindi una semplice lettera passa inosservata.
Complimenti.
sergio
Replica
Mario Sodano replica:
aprile 7th, 2010 alle 11:28
@cecilia cartocci,
Brava Cecilia.
Brava per la lealtà.
Brava per l’emizione che trasferisci.
Posso abbracciarti?
Mario.
Replica
“CERTE SERE,…D’ESTATE”.
(a Martina).
Nuvole basse
sbiadiscono la notte
e se ne vanno
in processione
per i venti del mondo…
Così nascoste,
le stelle amoreggiano
nella penombra
e poi fanno finta
di ritrarsi pudiche,
ma restano appese
a un filo invisibile
come per incanto
e mi incanto alla loro magia.
da “ESTATE 2005 e dintorni”.
Replica
“DEL SOLITO AMORE”
(a Carmen)
A un palmo dal cielo e dai tuoi occhi,
scivolano i miei a sfiorare le labbra,
ma dove le mani si vanno a fermare,
intreccio una nenia di canti d’amore.
da “ESTATE 2005 e dintorni”.
Replica
NUVOLE
Nuvole basse, nuvole sinuose,
sfuggite a un mare di pioggia
e a un campo di mimose!
Nuvole pettegole, nuvole di poche parole,
a ricordare i toni dell’erba
e la danza delle viole!
Nuvole di calce viva, nuvole di ceralacca,
stampate tra fogli d’azzurro
e il ritmo della risacca!
Nuvole pensose, nuvole sbarazzine,
come i dispetti del vento
e i capelli delle bambine!
Nuvole vere e anche un po’ inventate,
come certe storie d’amore
sognate e dimenticate!
Nuvole a un tiro di schioppo,nuvole a un palmo dal cielo,
nuvole dai mille volti,..
nuvole senza velo…
da “ESTATE 2005 e dintorni”.
Sezione Poesia e Musica
Replica
Notturno n°13
Potrei stare ore ed ore ad ammirare a naso in su questo cielo povero di luce, se non fosse per la pallida luna, nascosta talvolta da nuvole sottili. Talvolta piccole entità argentee brillano nel cielo, scivolando giù verso la terra, talvolta invece si smarriscono anche loro nell’oscurità della notte. Il frinire insistente dei grilli somiglia ad una cantilena stanca e assonnata, che di tanto in tanto lascia traspirare il sussurro di un gufo. Il respiro della notte si fa man mano che passano i minuti sempre più affannoso e lento, sembra essere assonnato anche lui, forse tra un po’ il silenzio prenderà il sopravvento tacendo ogni brusio, ogni vocio, ogni respiro. Nel frattempo rivolgo me stesso alla luna piena, bianco di un torpore alcolico. Un torpore seduttore, che cerca di assopirmi, cerca di farmi perdere nella notte, cerca di sedarmi con l’aiuto di un dolce nettare paradisiaco, che scende leggero in gola e ti rende debole agli attacchi esterni. Stordito da questo nettare chiamato sonno mi guardo intorno nella speranza di trovare salvezza nel suo sguardo, ma intorno a me c’erano solo filari di viti che si allungavano verso una fitta macchia di ulivi dalle foglie argentate dalla luce lunare e si allungavano verso delle verdi colline in chiaro-scuro. Ero ancora steso sul muro a secco lungo il crinale di una lieve collina, le pietre non mi davano alcun fastidio perché il sonno intorpidisce i sensi. Come è bella la notte, col suo silenzio così eloquente e la sua oscurità che ti guida verso un mondo diverso. Il mondo dei sogni il giorno dorme dentro la mente ed aspetta la notte per sguisciare fuori, ma questa notte rimarrà nascosto, a dormire ancora un po’, mentre io cercherò di trattenermi ancora dal dormire, tentando in tutti i modi di ammirare la luna finché calerà dietro le colline, lasciando alla notte soltanto un suo pallido sorriso, prima che il sole rovini tutto, spuntando dietro la soffice coltre di nubi, tagliando l’etereo mare buio coi suo luminosi raggi e cancellando ogni minimo accenno di poesia da questo posto desolato e triste, una poesia che sarebbe volata via con il buio, per essere raccontata da qualcun altro in un modo migliore, in un posto diverso, magari migliore anch’esso.
Replica
D E S T I N O
Quello che io vorrei,
quello che tu non vuoi,
lo cerco nelle stelle.
Vorrei che una Sibilla
nel volo degli uccelli
leggesse il mio destino
legato alla tua sorte,
e l’àugure togato
scorgesse nelle viscere
di un tenero animale
per te sacrificato,
i segni inconfondibili
che il cielo ha già deciso
da tempo immemorabile
quel che sarà di noi,
insieme, indissolubili.
Il Fato che cos’è?
La nostra volontà
o quel che è stato scritto
su nuvole dorate
lassù, lassù, oltre il sole,
ancora più lontano
dell’astro che riluce
nella notte più viola
di un piccolo brillìo
distante anni luce?
Ma i segni tu li sai.
Non serve la Sibilla
o l’àugure togato,
la sordida megera
che guarda dentro il piatto
lo spargersi dell’olio,
la scienza dell’occulto
dei sacri sacerdoti
dell’India o della Cina,
d’Egitto o Babilonia.
I segni tu li sai.
Son nelle nostre mani,
son sulla nostra pelle.
Tu non li vuoi capire.
A me più non rimane
che quel che tu non vuoi
cercarlo nelle stelle.
Replica
Alba Venditti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 22:35
@Pasquale, la parola “destino” riassume tutto il contenuto di questa suggestiva poesia. Qui c’è tanta voglia di amare, ma non si riesce a trovare, per colpa del destino, la stella che brilla più delle altre che accetti la nostra attenzione. Questa voglia di amare resta soffocata finchè non diventerà veramente esplosiva per la stella del nostro destino e con la quale si creerà un rapporto indissolubile e dolcissimo. Non smettere mai di cercare la tua anima gemella tra l’infinito delle stelle che riconoscerai dalla sua scia d’amore.
Replica
SEI
Geografia lunare dopo mezzanotte ai vetri
con un silenzio centrifugo che s’allarga
tra assenze e giustificazioni di rimando
non chiarirà se non questo procedere
metro su metro e nessun dio
nel raggio di molti e molti chilometri
Andare tornare definire
azioni pause d’azioni riprese
con la carne che suda non fermarti
Poi
Chiamo respiri appena
sotto le coperte sei forma ipotesi incerta
se mi avvicino ti sento
spezzarmi il silenzio
darmi un’identità
Replica
Dal romanzo “Il pizzo dell’aspide” di Dianora Tinti(Ed.IL FILO)
…riprendere la solita vita fu difficile e doloroso. Continuarono comunque a scriversi, a sentirsi spesso per telefono, a parlare sinceramente di ciò che accadeva loro, senza dirsi bugie, senza giri di parole. Ambedue sapevano perfettamente, ormai, che cosa significassero l’uno per l’altra e anche che cosa rappresentassero per i rispettivi congiunti e per i figli. Non riuscirono a vedersi spesso. Non poterono. Ma ogni tanto sì, scappavano dal resto del mondo e si incontravano. Nei momenti dell’anno più strani, nei luoghi più disparati. Passeggiavano, parlavano, ridevano, facevano l’amore: semplicemente, spontaneamente, con identità di sentimenti ed emozioni, con confidenza complicità e gioia.
Trascorsero così molti anni. Senza che nessuno dei due dubitasse mai della intimità più profonda e segreta di questo amore, continuarono a sentirsi sempre vicini, l’uno dentro all’altra, con una sorta di uguaglianza fisica e mentale che oltrepassava tutte le barriere tanto da giungere fino alle più lontane costellazioni dell’universo. Non fu mai abitudine, assuefazione, rassegnazione, ma piuttosto una continua ricerca di conoscenza dei desideri, delle aspirazioni, degli aneliti più nascosti e profondi dell’altro, in un crescendo continuo e progressivo fino a che, tra loro, non esistettero più segreti. Non fu facile. Molte volte cercarono di lasciarsi, tentarono di cancellarsi con una specie di convincimento ipnotico e forse autopunitivo, ma non ci riuscirono. Mai. Anche quando trascorsero lunghi periodi senza vedersi, nè sentirsi, e con il cuore gonfio di angoscia, di rimorsi e di rimpianti. Non ci riuscirono. Mai. Non fu possibile.
Replica
Frida
Ammira! Il cielo sta dormendo,
riposa, socchiude gli occhi.
Lieve un frinir sta salendo
scuotendo i cupi rintocchi
del cuore, un tetro pendolo
implacabile, finché la morte
lo fermerà, corrompendolo
e dopo un ultimo battito forte,
Silenzio.
Ascolta! Il canto della Natura
fluisce carezzevole abbracciando
una fievole atmosfera chiaro-scura.
Come vento si sta insinuando
tra cupidi crisantemi di cera
il languido ricordo di Frida,
astratta idea di bellezza vera,
rompendo l’armonia con le sue grida.
Silenzio.
Apri gli occhi, è tutto finito!
Il sole bagna quest’angolo di cielo,
affoga nel blu di un sogno infinito
e risorge fra gli strappi di un velo.
Sciolto il ricordo in un verde veleno
bisogna ricominciare a vivere come prima,
la speranza di un domani sicuro e sereno
e un grido fra le parole scritte in rima.
Caos.
Replica
UN SOGNO
La stella della sera guarda
Da dietro il tramonto
L’oro riflesso degli occhi
Nel vento.
Muovi piano lo sguardo
Verso lei e sospira
Le calde parole d’amore
Che nascono dentro di te.
La tua mano accarezza l’aria bruna
E afferra le flebili note
Da portare all’orecchio
E socchiudere il cuore ascoltando.
Non parlare più, non chiedere più:
Niente di ciò che è detto
Vale un tuo bacio,
O il tuo corpo premuto sul mio.
Non gridare più, non piangere più,
Solo una lacrima sospesa
Verso l’incanto di questo momento
e la dolce magia della luce d’autunno.
Nel sogno del mattino, quello che resta più vivo,
Con gli occhi socchiusi nel buio ti vedo, così.
Replica
PAROLE E MUSICA
Amore mio
E canterò con te, amore mio
fino al limite dei sogni
canterò con te finche sarà
respiro dentro alla mia gola.
Abbiamo molto e resta tanto
io non ti accetto come un altro,
sei stato un attimo improvviso,
sei una scala in cima a un monte,
arriverò col cuore in gola e tu
sarai la prima carta in mano,
tu sei la base del pensiero,
il meccanismo dei miei sensi…
E scriverò per te, amore mio
fino ai limiti mentali,
scriverò per te finché sarà
la vita dentro alle mie dita.
Non ho con me che il tuo ricordo,
il vento che gonfia i capelli,
parliamo piano noi di notte
per non svegliare il mondo vero,
tu non mi pensi che ogni tanto,
ma basto io con la mia forza
non ti muovere, fai piano
che la memoria può falsare.
E amerò il tuo te dentro la gente,
semplicemente le tue mani,
amerò il tuo te, niente di meglio
che fare finta di pregare.
Andare avanti implica il tuo corpo
Uniformato con le mie parole,
non ci sarà tempo neanche per pensare
che nei miei occhi sono fissi i tuoi
e scorrerò persino che respiro,
quando respiro, solo la tua vita
e le tue strade e la mia pioggia
e i pomeriggi scoloriti.
E griderò di te, amore mio
senza pensare che risponde un’eco
griderò di te semplicemente
perché per sempre tu sei sotto la mia pelle.
(bis)
Replica
DEDICATO
Rabbrividite le rondini volano nel cielo.
Le ali spiegate verso il sole,
sembrano salutare il nostro amore.
Un amore profondo…
Un amore sincero…
Un filo di piacevole aurea.
Un tremolio di viva luce.
Un raggio luminoso che fende la
nuvolagia dopo il temporale.
Chi può fermare il fiume che infuria
verso il mare.
Chi può fermare il sanguigno fuoco che
crepita nella foresta.
Chi può fermare l’amore…
l’amore mio per te.
Replica
Bramante replica:
marzo 21st, 2010 alle 19:58
@Fabiola Lucidi, Bella, evocativa e sincera
Replica
IMPRONTE
L’arco teso
che sei,
la spinta dell’onda,
il lampo
o il palmo delicato della mano,
lo sguardo scuro
che sfugge il mio
giù per la spalla.
Sarai
l’impronta che lasci
come il segno di un morso
o il tuo profumo sui miei abiti,
la sera.
E io come farò
senza la tua risata improvvisa
che mi accende la voglia di fare
perché ti meriti davvero?
Sarò una freccia
che ha percorso il suo tratto,
un’onda
sbattuta sullo scoglio,
un tuono
che si spegne in lontananza.
Replica
Bramante replica:
marzo 21st, 2010 alle 20:00
@cecilia cartocci, Mi piace, abbastanza profonda
Replica
I geni coinvolgono la dopamina, sostanza chimica cerebrale conosciuta come neurotrasmettitore collegato al movimento ed all’adozione di rischi, e la serotonina, neurotrasmettitore importante nel controllo dello stato d’animo. Le persone con una versione “alto rischio” del gene della dopamina tendono a investire in attività rischiose ma potenzialmente lucrative, mentre quelli con la versione “alta ansietà” di serotonina gestiscono con più prudenza i loro soldi (Camelia Kuhnen e Joan Chiao della Northwestern University di Chicago).
Amore mio, freneticamente agito le dita sulla tastiera. Il pensiero viaggia alla velocità della luce. Si affastella. Vibra, si alza, non può attendere la battuta del tasto. Va oltre l’ostacolo; non riesco a seguirlo. Virgole, punti, ciò che serve a rendere più intelligibile lo scritto è di impedimento. Quello che dico nel mio intimo, nel mio pensiero, nella mia mente, da qualche parte nel mio corpo non è limitabile con le parole.
Ti sento: avanzi nel petto, nel cuore, nelle braccia, fra le mani, sulla bocca, sui capelli. Rabbrividisco pensando alla tua carezza. Le carni a pezzi dal desiderio di vederti, di conoscerti, di saperti come sei. Non voglio che tu sia diverso! Mio gioiello, mio anello, mia perla, mio giocattolo, mio tutto, mio nulla, mio paradiso, mio inferno, mio nirvana!
Angelo mio, ascoltami! Lo so che tutto è difficile, lontano, forse impossibile, ma permettimi almeno di esserti accanto mentre scrivo. Di immaginarmi accanto a te. Di specchiarmi negli occhi, in quei profondi occhi che nascondi dietro la rotondità di miopi occhiali che, delicatamente, io dal tuo viso depongo. Le mie piccole, pallide efelidi rabbrividiscono nell’attesa, pensando all’accostarsi del tuo viso.
Occhi negli occhi, mi respiri di fronte; avverto la tua presenza! Il tuo incenso colpisce i miei sensi dilatati, pronti ad assaporare ogni segnale che provenga da te. Il mio respiro è tuo. Aritmicamente, sempre più tremanti, all’unisono, attratte dalla calamita dei nostri sentimenti, le mie labbra si fanno tue. Il calore della tua bocca affamata mi pretende.
Alzo la testa, ricusandoti. Troppo facile cederti in un momento! I miei capelli fluenti battono sulle spalle denudate. Tu scivoli sul mento, sollevato come un ponte levatoio, a diniego di quell’assenso da troppo tempo rinviato e che, giunto ormai, sarebbe sciocco sprecare in un attimo. Anch’io ti pretendo, amore mio, ma assaporare ogni istante di attesa che precede il nostro reciproco dono mi alletta.
Scivoli lungo la gola baciando ogni millimetro della mia pelle, luminescente di desiderio. Il mio animo si strugge nell’attesa di soddisfare la sottesa lussuria. Allo sterno, accarezzi con le labbra infuocate le morbide saliere del mio collo. Le mani mi serrano le anche imprigionandomi in una morsa che non sfuggo, ma cedevole, abbandono al tuo volere. La pressione della tua mano che mi risale sul dorso, si fa insistente. Ridisegna la curva apofisaria lungo le vertebre. Mi sostieni alle spalle, mentre, d’altro verso la tattile lingua risale le valli, verso rotondità collinari, verso la punta estrema del monte per troppo tempo innevato dal gelo – pinnacolo rosa santificato dall’estrema aureola. Non resisto! La testa sprofonda nella morbida nebbia dei tuoi capelli. Vorrei baciarli uno ad uno, milioni di volte per ognuno e poi ancora altre mille volte. Sei mio! In questo momento, almeno… Il tempo?! Non voglio pensare ad altro che a sentirti, toccarti, baciarti, strofinarmiti addosso, girarmi, rotolarmi in te, sfinirmi – sfinirti – nel desiderio che avvampa, che brucia, che distrugge…che annienta. Solo oggi, senza domani. Brandelli di tempo connettono cavità e protuberi differenze. Combaciano perfettamente l’una nell’altro, incastro perfetto, un puzzle, un tutt’uno, come un dono celeste. Desiderio è dir poco…!
Ti richiamo su me, ti abbraccio, ti succhio le labbra, mi faccio conca, monte, ti cullo. Ti abbraccio le spalle, mentre pendi su me. Stringo, le tue costole, modello il tuo ventre che si protende verso di me. Il turgido messaggio d’amore mi trafigge. Connubio, colonna insopprimibile del nostro esistere, meta agognata, turgida fonte che ristori la mia sete, mia speranza, mio fiato. Io fiore, tu ape, io alveare, tu miele, io pappa reale, tu bimbo goloso; io donna, tu…mio uomo!
Mi schiudo sotto di te, corolla al sole, luna nel cielo notturno, fiamma nel buio, sirena nel suo mare. Mi invadi, mi seppellisci, mi inondi, mi strazi, mi dividi in mille pezzi e poi li ricomponi, mi mondi. Fà di me quel che vuoi, sono io che lo voglio! Mia dolcezza, mia speranza, mio ultimo fiato, mia tenerezza, Amore mio, ti Amo!
Replica
Voli di rondini fugaci
disegnano il cielo
in una primavera
che rifiuta il gelo
e nuvole,che indossano
abiti arricciati
da candidi merletti,
si afflosciano sull’etere
azzurrino all’alba
e porpora al tramonto.
Schiudono le uova di nidi
sulle alture
e sui rami d’alberi vestiti
di nuove foglie.
Si sveglia il mare
e fa sentire la sua frizzante
voce,brusca d’inverno
e soave d’estate.
Le dune di sabbia
si frantumano e rincorrono
il freddo vento
ormai lontano.
Si accendono le stelle
che coprono il cielo
per far nascere l’amore
tanto atteso nel regno del cuore
sospeso nell’anima
sempre felice di ospitare
il re dei sentimenti
con ardore.
Replica
Bramante replica:
marzo 21st, 2010 alle 20:02
@Consuelo Greco, oh, una poesia così, il giorno dell’ingresso nella primavera di questo bellissimo tappeto verde della vita. Mi piace
Replica
SOLO
Io le correvo incontro
e amavo la sua pelle
e non potevo dire
quanto per me era bella;
è stata proprio lei
che non mi ha più voluto.
è stata proprio lei
che mi ha dimenticato;
volevo una carezza
prima di andare via,
invece non l’ho vista
e non mi ha detto addio.
Non voglio più l’amore,
non voglio più padroni
io sono solo un cane,
io sono un cane solo.
Elisa Barone
Replica
Alba Venditti replica:
marzo 23rd, 2010 alle 22:46
@elisa barone, la solitudine in certe situazioni è meglio che essere in coppia con una persona che non ci apprezza affatto. Certamente, quando ci lascia l’altra metà (soprattutto se senza neanche un addio) ci si sente cani bastonati. Ma come sappiamo tutti, i cani hanno l’intelligenza e lo sviluppo dei sensi per distinguere chi li ama davvero altrimenti, preferiscono allontanare gli intrusi e profittatori nella loro vita. Non voglio più l’amore ha significato nei confronti della persona che ci ha deluso ma non si rinuncia ad un nuovo amore nei confronti di una nuova persona che ci accorgiamo essere speciale. Amare significa anche vivere emozioni non soltanto a lieto fine.
Replica
TI CERCHERO’ FRA I COLORI DEL VENTO
Violerò quella celata penombra
per cercare il tuo volto smarrito
arriverò dal sentiero di un sogno,
fra le braccia di una foresta incantata
e nella penombra di un cielo che piange
ti cercherò in quel bosco d’autunno,
ma ti vedrò volare fra i colori del vento
arriverò con le ali della speranza,
e ti rapirò all’angelica brezza
e voglio nel ciel teneramente amarti
fra le stelle timidamente nascoste.
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:33
@sergio doretti,
Complimenti, caro Sergio, e un affettuoso saluto
Daniela
Replica
La primavera non ha colori
se manchi tu
non ha profumi
se non ci sei
non mostra il suo abito migliore
se tu non puoi lodarlo
e ammirarlo insieme a me
non possono cantare
gli uccelli del roseo cielo
all’alba,svegliando la natura
ora alleggerita dal manto nevoso
e non più bruciata dai venti invernali
non esistono i tramonti più belli
dove perdersi con il dolce sguardo
non si svegliano le stelle
per farmi sperare ancora
e sorridere con me
nessun volo di rondini ammiro
all’orizzonte
se non sei accanto a me
nessun abbraccio è così caldo
quanto il tuo
nessun bacio è così vero
nessun respiro è così sincero
nessuna gioia è riempitiva
e il sole brilla senz’anima
poichè l’hai rubata tu
torna presto,vola all’impazzata
perchè ora è la vita.
Replica
*Finalmente la primavera*
Penetra
da una fessura dello stipite consumato dal tempo
in quel monolocale dall’unica finestra
dove dormo con la mia compagna
un sottile profumo di primavera
Abbracciati sul divano
respiriamo inalando la vitale linfa
che rigenera le membra intorpidite dal lungo inverno
Con il cuore colmo d’amore
mano nella mano
stretti
uno vicino all’altro
ci lasciamo trasportare fino all’intenso bacio
come a voler salutare
a modo nostro
l’arrivo della stagione dei mille profumi
Benvenuta primavera!
Replica
La tua voce soddisfa
il mio desiderio di quiete
e di calma,come balsamo
per l’anima,che lentamente
si addolcisce al suono
delle tue parole
e sogna un nuovo giorno
pieno delle tue emozioni
che non riesci
ad esprimere
e tronchi le parole
trascinandole a fatica
verso il cuore.
Replica
…Joe non amava molto parlare di donne e di sesso. Era sposato. A lui bastava sua moglie, se solo l’avesse avuta al suo fianco. La sera tirava fuori dal taschino la foto di Teresa e la baciava di nascosto, per paura di essere deriso dai compagni per quell’atto da femminuccia. Dalla foto gli occhi sottili e allungati di sua moglie sorridevano timidi. Era una bella ragazza di campagna di quelle solide, con i fianchi generosi che rassicurano gli uomini. E, infatti, non ci avevano messo molto ad allargare la famiglia. Dopo il matrimonio aveva avuto due sole settimane insieme a lei. Ancora aveva il gusto in bocca di quelle notti timide in cui, tutti e due, restavano nel silenzio, al buio, sotto la
trapunta rosso vermiglio. Erano due giovani timorati di Dio che si vergognavano ad abbandonarsi l’uno nelle braccia dell’altra. Ma si erano scambiati sguardi di tenerezza e si erano tenuti per mano, quel poco tempo che se n’erano stati da soli, nella casa sovraffollata dei suoceri.
Prima di partire si era voluto imprimere bene nella mente il colore dei suoi occhi, della sua pelle, dei capelli neri e setosi che le aveva baciato e accarezzato, man mano con più spudoratezza, quando i giorni che restavano prima della partenza avevano incominciato a scorrere come i grani del rosario tra le mani. A sera Teresa pregava in cucina con le altre donne e dalla camera da letto dove lui la aspettava impaziente giungevano voci sonnecchianti e lamentose che quasi non credevano più in quelle implorazioni consunte come stracci e non sempre produttive di felicità. Peppino, steso nel letto con le braccia sotto il capo, come se stesse prendendo il sole nei campi, lo sguardo al soffitto, aspettava e trepidava e s’infiammava di desiderio. Poi arrivava lei, richiudeva la porta con delicatezza, gli si stendeva al fianco e lui si vergognava di quel suo desiderio, per paura che dopo le preghiere le sembrasse impuro. Se l’era portato dentro con sé in America. Lo aveva perseguitato sul bastimento, nei giorni di depressione dell’arrivo, nelle notti rumorose della baracca con Tony, quando uscivano ed entravano lavoratori sudici di miniera, fetidi di mare e di grasso dei motori, sguaiati e volgari. Un desiderio che gli opprimeva il petto, che gli dava scontento e che riusciva a placare solo nelle uscite a mare, che nella quiete lanciava bagliori argentei e nella burrasca appariva grandioso come un Dio…
da “La Fidanzata di Joe” romanzo breve di Lucia Sallustio- II premio Sez. Romanzo e narrativa inedita del premio naturalistico ambientale di Abbateggio edizione 2009
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 22:16
@Lucia Sallustio,
..è bastato un assaggio per essere dentro la storia e, come spesso succede quando si è “presi” dal raccontare, se ne vorrebbe sapere di più sulle vicende prossime…
Brava! .. mi ricorda i racconti che ho sentito in campagna dai più vecchietti..
Un caro saluto
Ars
Replica
Daniela Quieti replica:
marzo 22nd, 2010 alle 23:46
@Lucia Sallustio,
Ti rinnovo i complimenti, cara Luciana, per questa toccante storia d’emigrazione, d’amore, di dolore e di speranza così ben raccontata. Un caro abbraccio
Daniela
Replica
Ebbene, ogni esperienza ha una sua magia.
La mia consisteva nel fatto che la primavera in arrivo, già sentita con gioia nel camminare su prati umidi nell’aroma della terra e delle gemme, si concentrava ora nel fortissimo dell’odore di sambuco in un simbolo concreto e in un incanto.
Probabilmente, anche se quella piccola esperienza fosse rimasta unica, non avrei più dimenticato quel profumo. Anzi ogni futuro incontro con esso avrebbe ridestato in me fino alla vecchiaia il ricordo di quella prima volta in cui ne avevo avuto coscienza.
Ma ora vi si aggiunse un secondo elemento.
In quel tempo avevo trovato presso il mio insegnante di pianoforte un vecchio volume di musica che suscitò la mia attenzione: era un volume di Lieder di Franz Schubert. Lo avevo sfogliato un giorno mentre aspettavo l’insegnante il quale, a mia richiesta, me lo aveva poi prestato per alcuni giorni. Vissi allora il mio tempo libero nelle gioie della scoperta poichè prima non avevo conosciuto nulla di Schubert e ne rimasi affascinato.
Ed ecco, il giorno di quella passeggiata fra i sambuchi o il giorno dopo scoprii il canto primaverile di Schubert “L’aria dolce si è destata” e nei primi accordi dell’accompagnamento mi parve di riconoscere qualcosa: essi olezzavano come il giovane sambuco, di un aroma altrettanto dolce, amaro, penetrante e pieno di indizi primaverili.
Da quel momento l’associazione sentore di primavera-profumo di sambuco- accordo di Schubert è fissa e assolutamente valida. Suonando l’accordo tosto mi torna l’aspro aroma della pianta e tutti e due insieme significano: la primavera si avvicina.
Questa associazione privata è una mia bella proprietà, una cosa che non cederei per nulla al mondo. L’associazione però, il rinnovato balenare di quelle due esperienze concrete all’idea dei “prodomi di primavera” è una cosa privata. La si può comunicare, certo, come io ora ve ne ho parlato, ma non la si può trasmettere. Io posso rendervela comprensibile, ma non posso fare in modo che uno di voi vi trovi un segno valido, un meccanismo che reagisca infallibilmente al richiamo e si snodi sempre in modo uguale.
Il gioco delle perle di vetro herman Hesse
Replica
Per augurarvi una buona primavera, vi posto un estratto da “Il gioco delle perle di vetro, Herman Hesse”
A voi come arriva la primavera?
Il gioco delle perle di vetro herman Hesse
Replica
Sabatino DI FILIPPO replica:
marzo 22nd, 2010 alle 05:18
A quanto pare hai il mio stesso nome, ovviamente al femminile. Mi identifico pienamente nelle associazioni mentali di Herman Hesse, che evidentemente fai tue. Uno dei miei scrittori e filosofi preferiti.
Proprio brava per la scelta del tipo d’augurio!
Sabatino DI FILIPPO.
Replica
Notte
(A mia moglie)
Le tue dita intrecciano le mie:
sono vite ridestate, s’indovinano.
Le mie mani cercano le tue:
anime ansanti scalpitano senza freni.
Un turbinìo di sguardi,
un mulinar di baci,
un ardere di membra quasi ingorde.
Nuda
sei il miele della mia notte:
sul tuo corpo ne saggio
la misteriosa essenza.
E la tua voce
è calda, possente:
un reboante maroso che gorgheggia.
I tuoi occhi terragni
corruscano in eterno,
diradano d’un colpo
le dubbiose nebbie:
policromi,
m’insegnano
percorsi d’armonia.
Nel vortice di tenebre
agogno impaziente
un focolare antico:
Il tuo corpo
si staglia
maestoso,
sapiente anfratto
all’anima mia!
Replica
Alba Venditti replica:
marzo 25th, 2010 alle 19:03
@bonaventura perrone, questa poesia è molto profonda nei confronti di tua moglie. Secondo me dimostra che il matrimonio, come si suol dire, non è sempre la tomba dell’amore, anzi certe volte diventa anche sublime e senza fine. E le vostre mani si cercano … all’infinito.
Replica
Sfumature
Rimango muto ad ammirare
due anelli di azzurro cielo
che non vorrei mai incrociare
per paura di sentirmi solo.
Due anelli che, illuminati dal sole,
diventano chiari, come la neve,
e, all’ombra, diventano viole
appena sbocciate di tepore lieve.
I tuoi occhi mi stregano
come benevole maledizioni,
che mi confondono e mi cullano
in un dedalo di emozioni.
Vorrei assaporare i tuoi baci,
le tue labbra sapor di veleno
che sanno esser silenziose e loquaci
e mi rendono irrequieto e sereno.
Labbra sapor di pesca in primavera,
dolci come un sogno o una poesia,
uniche come le stelle della sera,
irraggiungibili come frutti di follia.
Le tue labbra mi incantano
come malevole benedizioni,
che mi confondono e mi cullano
in un dedalo di emozioni.
Replica
Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti sez. poesia e musica
BAGLIORE
Bagliore
nei tuoi occhi
nuda ala
di carezza
mi rapisce
mi ammanta
di sospiri
d’universo
mi acceca
e ti penso
amore
immagino
il tuo abbraccio
d’illusione
riempio
la lontananza
io marinaio
senza vela
relitto
inabissato
scopro
una costa
nella profondità
dei desideri segreti
con te
dove la notte
canta il giorno
che canta già
il domani.
Replica
D'Arrigo Francesca replica:
marzo 28th, 2010 alle 11:12
@Daniela Quieti, belli anche i tuoi artigli, questo graffio che leggo adesso, molto bello.
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 3rd, 2010 alle 23:44
@D’Arrigo Francesca, grazie per l’apprezzamento e complimenti a te per le tue bellissime liriche.
Replica
LA DONNA DEL LAGO
(…)
Le piaceva il Natale, le piaceva restare a guardare le luci del suo bellissimo albero colorato, magari bevendo una cioccolata calda. Aveva scovato in soffitta un baule della precedente proprietaria, aveva chiesto in agenzia cosa doveva farne e le avevano risposto che la proprietaria era morta da anni e nessuno lo avrebbe mai reclamato. Lo aveva trascinato giù e lo aveva aperto, un vecchio abito da sposa ingiallito, alcune foto color seppia che ritraevano una giovane donna sorridente insieme ad un uomo in divisa ed alcuni diari.
Anno 1910: “L’ho incontrato al ballo delle debuttanti, i suoi occhi verdi non mi hanno lasciato per un attimo…”
Cominciò a leggere la storia della donna che aveva abitato quella casa prima di lei, il suo primo amore, un figlio, la guerra, le lettere dal fronte. Si stava affezionando alla donna che scriveva, ai suoi pensieri.
Un’idea si fece strada nella sua testa: quello sarebbe stato il suo secondo racconto.
Trascorreva ore immensa nella lettura, ridendo e piangendo di una storia vera. Scriveva per ore
Le pagine si susseguivano man mano che la storia di Dora emergeva da quelle pagine ingiallite.
Il tempo scorreva sospeso tra passato e presente.
La notte di Natale, i notturni di Chopin, il fuoco acceso, il suo pc sulle ginocchia.
Improvvisamente sentì odore di neve, si alzò ed andò alla finestra. Dolcemente, dal cielo, scendevano lievi fiocchi che volteggiavano come farfalle, in pochi minuti tutto il mondo tacque sommerso da quel velo bianco. Aprì la porta ed uscì nel giardino, le braccia aperte, il viso rivolto verso il cielo, i fiocchi di nevi che le baciavano il viso. Rideva di una gioia inaspettata, potente.
Chiuse gli occhi e li riaprì improvvisamente, qualcosa era cambiata nell’aria. Un uomo la stava osservando, il bavero del cappotto alzato, le mani in tasca.
“Tu”.
“Ho visto la casa illuminata e sentivo che eri tu, che eri tornata. Ti ho cercata ovunque.Vorrei parlarti, ti prego…”
Gli volse le spalle e rientrò in casa senza voltarsi. Chiuse la porta. Con il cuore impazzito tornò davanti al suo caminetto, si avvolse nel plaid mentre le battevano i denti. Si versò con mani tremanti del vino e solo quando la bevanda scese nel suo stomaco smise di tremare.
Cosa voleva da lei? Perché era lì? Perché ora? Era troppo tardi. Non voleva ascoltare le sue parole.
Guardò fuori dalla finestra, attraverso le tende, era ancora lì, con quella sua aria da cane bastonato.
Forse… no! Torno al suo pc, ma non riusciva a concentrarsi. Guardò ancora fuori, sempre fermo lì. Livido.
La neve si stava tramutando in una tempesta. Il vento schiacciava i fiocchi di neve contro i vetri.
Non avrebbe resistito. Lui che non aveva coraggio. Che non sapeva decidere. Si sarebbe arreso e sarebbe andato via.
Vinse la tentazione di guardare ancora fuori, sapeva che quando non l’avesse più visto la sua delusione sarebbe stata cocente. Il pendolo batté la mezzanotte. Era sicuramente tornato a casa sua.
Spostò le tende, nessuno. Un sorriso amaro le inondò il cuore. Spense tutto ed andò a dormire.
Una notte di strani sogni, il suo viso, le sue mani, la sua voce.
Si svegliò nel silenzio più assoluto, era tornato il sole ed il bianco tutt’intorno era abbagliante. Aprì le finestre e rabbrividì all’aria gelata. Si chiese se la sera prima fosse stata solo un sogno.
Scese giù e mise la moka sul fuoco. Andò ad aprire la porta.
Lui era lì, addormentato sul dondolo di legno, avvolto nella sua coperta. Restò senza fiato e lo guardò, le guance incavate, l’ombra della barba, l’aria da bambino che tanto amava.
Tornò in cucina e versò un’abbondante tazza di caffè. Lo scosse dolcemente e quando aprì gli occhi gliela porse.
“Entra, in casa c’è caldo”
(…)
Replica
CUMULONEMBO
Certamente anche tu hai la mente fissa all’incontro imminente, mentre cammini lungo il sentiero ondulato – appena una traccia nell’erba alta – che attraversa l’infinita prateria.
Ti attendo. Ogni tanto un avvallamento ti nasconde.
Poi riappari, piccola, cara figura ancora lontana.
Ancora non sei riconoscibile ma io so che sei tu.
L’elettricità dell’aria è percepibile, con l’odore dell’ozono, acuto ed aspro. Spesso ti volgi a controllare il cumulonembo che si gonfia, si innalza sempre più e si avvicina velocemente a te.
Ora quasi ti sovrasta.
Forse ti chiedi se potrai arrivare, asciutta ma soprattutto salva, al capanno ancora lontano, il tetto appena visibile da dove ti trovi, dietro le foglie frementi delle betulle.
Incongruamente a volte rallenti: forse ti trattiene l’emozione eccitante, repulsiva e calamitante ad un tempo, della nera minaccia che ti insegue. Tu sembri temerla, nera nel cuore, sfrangiata e candida nei bordi continuamente mutanti. A volte sembra che tu voglia sfidarla.
Nel corpo nuvoloso, torreggiante ed immenso, pulsa un lampeggiare continuo. Scariche improvvise ne scaturiscono, accecanti, colpendo il terreno alle tue spalle: allora ti metti a correre. I tuoni sono un brontolio quasi senza pause, un lontano cannoneggiamento.
Quella coltre minacciosa e volvente pare esercitare su di te una specie di vertigine che non puoi evitare; oppure forse non lo vuoi. Come un abisso rovesciato che sprofonda nell’alto del cielo. La mole del cumulonembo dà all’azzurro la terza dimensione, come quando in un mare calmo e limpidissimo, vedi improvviso il fondo abissale.
Il suo mistero ti turba e lo guardi ma obliquamente, come sperando, tesa e contratta, che si riveli un’ingannevole visione anziché un’arcana realtà mortale.
L’ombra ora ti ha raggiunta.
L’elettricità statica percorre ad onde la distesa erbosa e la piega come un’eccitante carezza infinita. Risale lungo il tuo corpo fino ad irrigidirti la punta dei seni; la percepisci tra le sopracciglia poi tra i capelli.
Vorresti riprendere a correre ma non puoi e fremi per gli sbalzi di tensione dell’immensa forza della natura. Percepisci il variare repentino della pressione dell’aria, a folate irregolari, che ora attendi, ora fuggi. Libera per un tratto, ti senti poi come trattenuta in una rete sottile di invisibili maglie, tenaci ed elettriche.
Finalmente corri sotto scrosci di pioggia repentini e piegati dal vento che subito cessano. Le cortine di acqua si spostano rapide, visibili e mutevoli.
L’afosa umidità ti copre di vapore. Ne pregusto il sapore dolce sulla tua pelle e l’odore eccitante.
Ora ti attendo sdraiato al fuoco che crepita nel vento: penetra dalle fessure e scende dal tetto come una lama. Proprio negli ultimi metri della tua corsa, esplode infine quel cielo e la pioggia cade come doccia calda e fitta. I lunghi capelli bagnati ti coprono il viso, le spalle ed il petto. Come ali piegate.
Ti avvolgo nella calda coperta, che odora di ginepro e di fumo di castagno. Sulla sedia ti attende la camicia di chiffon che hai dimenticato l’ultima volta. Oppure, forse, l’hai lasciata perché mi rimanesse di te quel velo che non nasconde.
“Devo proprio andarmene!”, dicesti allora con un sospiro. Ti osservai disteso al tepore del fuoco del camino. Ricordi ?
“Tornerà…la rivedrò ?”, mi chiedevo.
CUMULONEMBO
Ansioso attendo al capanno
dove già sei venuta quel giorno
senza osare, incerta, d’entrare.
Tu tacevi: la tua tensione,
vedevo riflessa negli occhi
resi scuri dal grigio del cielo
che incombeva tagliato dai lampi
e tremavi nell’aria frizzante.
Ti bagnava la pioggia sottile
turbinante nel vento rabbioso
che piegava ad onde quel mare
d’erba esausta, annuncio d’autunno.
Io ti vidi, laggiù, fuor dal fitto
di quel bosco lontano, oscurato
dal virar della luce calante
e si spense il tramonto incendiato
nella striscia sgombra di nubi,
tra i capelli tuoi rossi, ribelli;
poi il giallo esplose in colori
che Van Gogh creava nel sole.
Finalmente all’incontro eri giunta.
Tu sembravi avanzare danzando
e le gocce rigavan le gote.
Non avvenne ciò che bramavo.
Tornerai in un giorno di sole?
Sei tornata, finalmente. È un giorno di sole.
Tu ti inginocchi a cavallo del mio petto e, lentamente, ti sfili quel tessuto di nulla…
Un raggio di sole illumina il capanno dall’unica, piccola finestra sul tetto. Ti colpisce. Si accende il tuo ventre abbronzato.
Il riflesso dorato illumina il tuo abito giallo appeso nell’angolo buio del capanno. Il vetro, coperto dal dolce dei fiori maturi del tiglio spogliato dal vento, frantuma la luce. Il pulviscolo, frammenti turbinanti incendiati di luce, è sconvolto dai tuoi gesti.
Sei tu, ora, il sole…
Mi rimproveri col gesto: “E se qualcuno, passando, avesse…” , ma poi scoppi a ridere radiosa, come fuori, oggi, il sereno.
Ti guardo mentre ti allontani. Mi saluti col braccio senza volgerti indietro.
Il sole al tramonto è ancora così forte che la pioggia recente evapora fumando. Serpenti di nebbia sottile corrono nei fossi, strisciano sul terreno. Mi portano sapori di terra, di zolle bagnate.
Il sentiero, nei tratti fangosi, porta ancora le tracce del tuo passo veloce e danzante.
“Tornerà…la rivedrò ?”
Luciano Rossi
Replica
COME ALLORA
Dammi la mano ancor
che ancora tremo,
trenta le primavere e inverni che vivemmo
e portami come una volta lungo il fiume
a far promesse e sogni che sperammo.
Quante le notti a farci compagnia
Nel ricamare storie a lieto fine,
tanti dolori e pene abbiam sepolto
forte l’amore vero che ci scelse
Vado allo specchio e scopro le mie rughe,
le tue non sono impresse nei miei occhi,
ti vedo come allor senza difetti
tu linfa dei miei giorni e del mio tempo
Un solo giorno par la nostra vita
è sempre vivo il sorgere del sole
ma portami per mano come allora
e che la strada sia sempre più lunga.
Ma spero che al tramonto della vita
sia la prima a giungere il Traguardo,
per non vederti andare in un momento
solo,per la via del non ritorno!.
Marzia carocci
Replica
Sabatina replica:
marzo 21st, 2010 alle 15:32
@marzia carocci,
un caro ricordo d’amore, una sequela d’infinite semplicità che si portano nell’animo come bagaglio d’eternità, buona primavera!
Sabatina
Replica
elisa barone replica:
marzo 21st, 2010 alle 19:07
A Marzia
I pensieri di chi ama intensamente,diventano poesia attraverso
questi versi dolcissimi e armoniosi.
Complimenti.
Elisa
Replica
La rondine attesa.
La risacca tenace
mostra i suoi denti di sale sugli scogli,
le onde
bisticciano sotto le barche ancorate
scuotendo con cupi tonfi i loro remi,
il vento
arruffa le nuvole sfrangiandole in mille disegni striati
che si disperdono
nel cielo,
seduto sulle scale della vuota cattedrale
io attendo.
Attendo
la prima rondine pellegrina
che tarda anche quest’anno lasciando i miei occhi vuoti..
Francesco Paolo Percoco
Replica
dorella dignola replica:
marzo 21st, 2010 alle 11:16
@Francesco Paolo Percoco,
un breve momento, uno scorcio di attenzione alla natura che ti protende l’anima ad un evento nuovo.
Complimenti, Dorella
Replica
Francesco Paolo Percoco replica:
marzo 21st, 2010 alle 11:26
@dorella dignola, Sei molto sensibile.Oggi, nonstante quel che appare, non è facile esserlo veramente
Replica
Sabatina replica:
marzo 21st, 2010 alle 15:34
@Francesco Paolo Percoco,
quello che scorge l’anima contemplativa di un poeta, con la penna dello scrittore. Rumorosa e fresca,
buona primavera, Sabatina.
Replica
Francesco Paolo Percoco replica:
marzo 21st, 2010 alle 17:25
@Sabatina, Con quel che tu scrivi, mi pare di udire in lontananza l’allegro rumore delle rondini nella freschezza del cielo primaverile. Fortunatamente almeno per i prossimi vicini anni l’appunatmento è ineludibile.
Replica
Patrizia replica:
marzo 21st, 2010 alle 17:05
Vorrei.
Vorrei essere una stella,
per illuminare il tuo viso,
il sole delle tue giornate buie,
la realta dei tuoi desideri,
il diario segreto delle tue parole.
Vorrei essere luce per i tuoi occhi,
sorriso per le tue labbra,
la speranza per il tuo domani,
la ragione della tua vita.
Vorrei essere tutto questo perche
ti amo.
Replica
Nella danza della vita
la musica dell’anima
suona dolce e soave
scandita da battiti
d’emozione verace
solidale con il fluire
dei sentimenti più puri
che non conoscono
rive sulle quali morire
e vivono in eterno
nutrite dallo spirito
sempre presente
come un immenso mondo
invisibile,fatto solo di cuore
e d’amore infinito.
E regala fiocchi dai colori
unici,lucenti e setati
fatti di un tessuto
forte e resistente
alle intemperie della vita
fugace ed effimera chimera
in balia di illusioni
bugiarde comparse senza volto.
Replica
La Morte di Aurora, di Andrea Trofino
Ci siamo lasciati alle spalle il dolore fortuito, quell’infortunio caduto come un mattone durante un terremoto sul nostro letto di sorte. Un tira alla fune, un tira alla sorte, un tira all’acqua del mio mulino dove tu ne hai sempre bevuto troppo e abbastanza. Adesso come cicalecci fuori le foglie si sgretolano sul manto scuro delle strade al fragore del vento autunnale che dirompe piano attraverso l’aria, si sentono le erbe bruciate scoppiettare come carta vecchia stretta in un pugno. Ogni inverno è la nostra nuova stagione, ma sono anni ormai che non cambia mai nulla. Forse è colpa dell’inquinamento globale, dell’effetto serra che ci lascia impietriti e imbambolati come statue nella piazza principale di una città come sempre deserta, vuota e spenta.
Adoro la luce dei lampioni. Adoro la forma dei lampioni e il loro bagliore nella notte, nelle piazze e nei lunghi passeggi. Forse perchè è proprio così che mi sento a volte: fuori come un lampione, solo di notte, ma che pur tuttavia splende, all’interno c’è qualche fiamma che divampa.
Fiammelle, fuochi fatui, i fantasmi del passato. Siamo invasi. Abbiamo bisogno di un esorcismo.
Ti prego dammi la tua schiena che io possa baciarla, che possa manovrarla e accarezzarla con le mie mani, sentire l’esistenza del tuo corpo, di te. Sai, siamo così svaniti, scomparsi, in questo mondo dove nulla più ha un valore, un costo. Tu sei il mio costo a tutti i costi, il mio prezzo da pagare per averti amata. Mi costi tanto in termini di cuore e vasi sanguigni, in mal di testa ed esaurimenti nervosi. Sono isterico, sto diventando folle. Salvami.
E’ una cosa ridicola. Nessuno può salvarti. Nessuno è il tuo Dio personale.
Forse sbagliamo a considerare l’amore. Pensiamo che il nostro amato sia il nostro Dio. Lui ci perdona sempre da ogni peccato, lui ci guarisce sempre da ogni dolore, lui ci fa godere e gioire quando vogliamo, o meglio, quando vorremmo. Fin che dura. Ma l’amore non è eterno come Dio e non ci perdona sempre, così come non ci cura o ci rende mai davvero felici.
Mi sorge un dubbio che forse è una certezza. L’amore così come Dio semplicemente non esistono. Abbiamo sbagliato a pensare. Un’intera storia da riscrivere. Un’intero inconscio collettivo da riprogrammare.
Esistono relazioni. Noi stessi siamo assoluti e liberi e non abbiamo bisogno di nessun altro che lo faccia per noi. Gli altri ci incatenano, ci pongono limiti, paletti al cuore, ci fermano, bloccano la nostra crescita personale. Mai aggrapparsi, mai farsi trascinare. E’ sempre meglio il detto di continuare sempre a volare, da soli o in compagnia, ma senza corde che ci stringono.
Replica
Un giorno mi farai molto male.
(amandomi, naturalmente)
litigheremo per stabilire
i confini e le precedenze
(la frontiera virtuale senza pietà,
senza buona notte, senza mestiere
di vivere).
Intanto
per ora
stammi dietro
coccolandomi,
senza amarmi ancora.
8.04.2009
raccolta PROFANERIE PRIVATE
Replica
Fremito d’amore infinito,
l’arcobaleno qui
e un bacio farfalla riposa
sulle tue labbra fiorite.
Ti amo d’un amore impossibile
così antico e nuovo
stupido
nel mio ritrovarmi bambino.
T’accarezzo e poi mi perdo:
in te, qualcosa che m’appartiene.
Sono riflessi di vive emozioni,
richiami ancestrali,
dolcezze
di baci autunnali.
Replica
Scopriamo insieme
L’emozione della felicità.
dedicata agli emigranti di ieri
e agli immigrati di oggi.
Sulle ali dell’amore,
ti farò scoprire
la felicità-
Ti porterò lontano,
vicino a quella stella,
che la notte ci sorride,
e ci fa sognare.
Ti porterò lontano,
lontano dalla notte,
da questa buia notte,
Là troveremo
Il colore della vita,
e della libertà.
Il colore
del nostro amore
che
resterà presente.
Nel sorriso della vita
la nostra stella,
che ci guardava da lassù,
la notte ci raggiunge
e col pensiero
e con l’amore,
ci porta dei ricordi,
ricordi del passato
ricordi di un amore,
che ancora
viviamo
intensamente.
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 21st, 2010 alle 10:38
@sergio doretti,
Ciao ,carissimo Sergio,come va?
E a proposito di emigranti e immigrati di tutti i tempi, a me piace pensarli così, con affetto semplice:
MED intanto sogna la sua donna,
più o meno bella, più o meno sempre quella,
e la corteggia dal bordo di una foto
e la prende dal soffio di un vetro;
e intanto corre la luna al suo destino,
mentre i miei gatti si beano di me.
Cose piccole e belle
Mario
Replica
sergio doretti replica:
marzo 21st, 2010 alle 12:27
@Mario Prontera,Grazie Mario per il tuo commento.
Io in quella semplice poesia mi ci vedo perché dopo la seconda guerra mondiale (io sono del ’25, diplomato perito agrario nel ’45, due anni dopo persi per la guerra), avevo fatto la domanda per emigrare in Argentina, come tecnico nella fattoria di un mio zio.
Fortunatamente poi trovai lavoro a Livorno in uno stabilimento e quindi non ne feci di niente.
In quel periodo ero innamorato di una ragazza che divenne poi mia moglie (che ora purtroppo non c’è più) e quindi il mio pensiero attuale va a quei periodo di tempo.
Grazie di nuovi e saluti
Aff.mo sergio.
Replica
IL RICHIAMO DEL MARE
I battiti del cuore
mi avvolgono…
riscoprendo il richiamo del mare
mi spaventa la sua corsa,
i giochi caldi.
Forse era crudele irrompere
tra le vecchie bambole
abbandonate su di un treno
ricomponendo un’anima
e assaporando un bacio
dopo il sole
a Venezia.
L’azzurro non lo ricordo,
c’era troppa nebbia
sopra i ponti
mentre passeggiavo.
Ho ripetuto il brivido…
anche le barche aspettano l’alba.
Mi stupisco dei lunghi capelli
che ricercano il vento.
Gianfranco Corona
Replica
“Davanti ai miei occhi”
Curva sul tuo viso
vedo che si disegna appena un sorriso,
sulla morbida pelle la luce si culla
mentre guardi assorta il nulla,
fugge un ciuffo di capelli
lo sai che il vento li rende così belli,
un punto di energia vedo
alla bellezza poco sopra cedo
e questa meravigliosa immagine
si rispecchia fra le mie pagine…
Replica
Racconto Edito 2010 da Pensieri e Parole
L’Angelo che non poteva camminare.
Un piccolo Angelo, senza piedi, fu mandato sulla terra dal Signore.
Nel percorso celeste andò tutto bene, ma quando arrivò sulla Terra, si accorse di non poter camminare.
L’Angelo, un po’ triste, allora, si rivolse al Signore :” Signore, sono arrivato dove Tu mi hai mandato, ma come faccio ad atterrare se non ho i piedi?”
“ A te non servono i piedi” rispose il Signore “ io ti ho dato le ali per volare.
Il piccolo Angelo, che voleva cogliere nelle parole del Signore un significato più profondo, non aggiunse parola, ringraziò il Signore e fece quello per cui era stato mandato : continuò a volare.
Volò sopra ogni cosa…volò sui prati, volò sui fiumi e sui mari, volò sopra le grandi metropoli e sui piccoli paesi di montagna, volò e volò ancora…per interi giorni ed intere notti, senza mai stancarsi…fino a che, non si abbassò così tanto da scorgere l’uomo.
Volò anche su di lui ma l’uomo, correva più veloce.
Correva dentro le macchine, correva dentro e sopra ogni mezzo di locomozione e correva anche a piedi, correva così tanto che il piccolo angelo non riusciva a stargli dietro…
Il piccolo Angelo, fu costretto, un’altra volta a rivolgersi al Signore : “Signore, io ho fatto la tua volontà, ho volato su ogni cosa, su ogni luogo e su tutto ciò che ho incontrato quaggiù ma poi ho incontrato l’uomo e a questo punto mi sono accorto che con le mie ali sono troppo distante da lui, ho bisogno anche dei piedi, per potergli “camminare accanto” , le ali mi serviranno, per sollevarlo, nei momenti in cui non ce la farà.
Il Signore sorrise, perché il piccolo angelo aveva capito da solo il senso della sua missione e gli fece dono dei piedi.
E’ per questo che solo “rallentando” la nostra corsa, possiamo percepire dei piccoli passi accanto a noi e se il cuore è “attento” anche un leggero fremito d’ali.
Dedica: A tutti coloro che hanno voglia di “rallentare” i propri passi. La “corriamo troppo”, questa vita.
Fiorella Cappelli
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:54
@Fiorella Cappelli,
concordo con te…
Un saluto
Ars
Replica
NOTTE
Notte turbata
da prsenze invadenti,
da voci urlanti e imperiose,
dall’estro ostinato e capriccioso.
Notte buia e silente
pregna di dolorose assenze,
scevra di sospirate armonie,
fammi confondere
nei sogni piu’ agognati,
placa lo spirito
logorato da scomposti pensieri.
Uccelli e fiori delle tenebre,
atre parvenze di morte,
non offuscate la mia notte:
odo fragranze di nettare di fiori.
Replica
SETE
Dalia si alzò dal letto, erano ormai le 3 e ancora il ronzio nella testa non le era passato.
In cerca di un pò d’acqua che potesse toglierle la sensazione di stordimento che le impediva di riposare, camminava a tentoni nella cucina, scalza. Il fresco delle mattonelle le davano sollievo, nell’afa di agosto.
Bevve d’un fiato, come se non lo avesse mai fatto prima, con una voracità mai provata e mai vista in nessun altro. Bevve e le sembrava di bere la vita, di vedere in quell’acqua, banale acqua di una banale marca, di un banale supermercato, le risposte che aspettava da un pò, da se stessa.
Pianse, senza farsi accorgene, benchè in casa fosse sola, anche se SOLA non lo era più da un pò.
Andò a letto, distesa, serena, si addormentò.
La sveglia suonò dopo 4 ore, c’era un appuntamento a cui andare.
Aprì gli occhi, spense la sveglia, sorrise. A se stessa, al sole che le stava illuminando il viso, sole caldo d’agosto.
Si rigirò dall’altra parte, di scatto, si guardò la pancia, ancora piatta, ma piena di vita. Sorrise con la consapevolezza che quel giorno, l’appuntamento lo aveva preso lei, ma con la vita. L’ avrebbero aspettata in quella clinica, per qualche minuto, avrebbero chiamato il suo nome, lei invece era nel suo letto, a riposare, ad aspettare.
Per la prima volta, si accarezzò la pancia.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:51
@pamela,
… e in quella carezza stava racchiuso tutto l’Amore del mondo…
Un sorriso
Ars
Replica
Conosci l’emozione che non
tiene a freno nulla, la febbre
al mancato appuntamento
assonanze e risposte, tutte
le domande, quando sceglie
amore il gioco indecifrabile
chiude e stordisce.
Replica
Blue replica:
marzo 21st, 2010 alle 15:25
@anna maria e, ed è nudità a dire il tempo che respira nel cuore
[stupenda emozione annamaria...]
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:50
@anna maria e,
Poche sacrosante verità in un pugno di parole. Complimenti!
Ciao Annamaria
Ars
Replica
Manuel replica:
marzo 30th, 2010 alle 18:11
@anna maria e, mi piace questa velocissima poesia!, è amore
Replica
Gaia replica:
aprile 13th, 2010 alle 15:38
@anna maria e, .. Ho letto solo ora i tuoi versi e voglio farti I complimenti perchè in poche parole sei riuscita a comunicare emozioni universali…. Gaia
Replica
PER DIRTI QUELLO CHE NON SAI
Lieve fiata un’ombra su di noi
che siamo liberi
in quest’angolo di cielo
creato per essere abbracciato
dai nostri respiri…
Planano e cingono
la terra
che si dona come segno
d’amore eterno.
Ascolta,
ascolta ancora un poco
e lascerai le chiavi appese
sul davanzale dei tuoi perché
io vi entrerò
in punta di piedi
mentre il tempo frastaglia
pause di parole.
Non basta una intera vita
per comprendere
quale coscienza vera
irromperà in quest’ombra
che siamo.
Ma tu ascolta ancora un poco
e lascerai le chiavi appese
sul davanzale dei tuoi perché…
io ho spento tutte
le luci attorno
e acceso le stelle
di colore mio…
per meglio luminare
la calda oscurità della coscienza
perché il respiro è sottile
e trepida ad ogni passo sulla via
è un palpito
questo del cuore
scolpito al costato
che profonda armonia
nell’imperterrita agonia cela…
E adesso
torchiato
spremo grani di stelle
in nettare d’uva:
ambrosia densa
assieme al sale;
ma tu lascia le chiavi appese
sul davanzale dei tuoi perché
e io vi entrerò
per dirti tutto quello che non sai…
*Sezione Poesia e Musica*
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:47
@Paolo,
mi piace molto: “ma tu lascia le chiavi appese/sul davanzale dei tuoi perchè/ e io vi entrerò/ per dirti tutto quello che non sai”…
Una bella canzone, sisi…
Un saluto
Ars
Replica
Paolo replica:
marzo 25th, 2010 alle 13:17
@Arsomnia, Grazie carissima per il tuo apprezzamento, speriamo di poterla vedere realizzare un giorno…solo per una soddisfazione personale, non tanto per i diritti da acquisire…speriamo e grazie ancora
ciao
Replica
Immagini d’amore
Amare
guardare quel sorriso spegnersi
nella paura e nel dolore.
Leggere la tristezza nello sguardo
di chi mi ha dato la vita;
mi ha insegnato a donare
ed a voler bene
generosamente
senza aspettare nulla in cambio.
Sentirla piangere un addio
imminente
ogni giorno
ed assistere impotenti
al suo consumarsi.
E poi perdersi in un altro sguardo
imparare ogni giorno
scontrandosi
e poi ritrovandosi
vivendo del respiro, del sorriso
dello sguardo
di chi mi ha scelto per la vita
e mi è accanto
a guidarmi
e lasciarsi guidare
confortando e rimproverando
rintuzzando gli egoismi
fino ad essere una sola anima.
Amare
guardarsi in quei due occhi
nuovi e curiosi
attenti alla vita
e a questo mondo
in cui muove i primi passi.
Vederla cercare noi
come conforto
ad ogni caduta
o tentativo fallito.
Vivere la gioia
del godersi questa piccola donna
del suo donare gioia
a chi non ha più lacrime
calore
a chi è consumato dai brividi.
Essere testimoni
della forza dell’amore
che ci ha donato questa frugoletta
che impara adesso a sperimentare la vita
ma riesce a leggere
lacrime
sul volto di colei che
col il peso di troppe esperienze,
anche nel dolore,
sa coccolare e dare amore.
Guardare questo mucchietto
di balbettii e smorfiette
giocare la nonna
in tentativi
goffi ma teneri
di farla sorridere…
Replica
SEI
Quando mi sveglio e non dormo più
ti siedi vicino e m’ascolti
col velo copri la lampada blu
cancelli il ricordo dei sogni…
domani se sapremo esistere
potremo conservare dentro noi
la realtà.
Quando mi perdo e non cerco più
le tracce d’un integro amore
la chiave apre… la porta sei tu
cancello le fiabe imbruttite…
domani saprò come spegnere
la sete che io porto dentro me
perché sei…
come l’acqua nel deserto
una nave in mare aperto
che mi aspetta sempre.
Sei… come un cielo sempre terso
quella stella che ho scoperto
nella notte scura.
Sei… il mio sangue nelle vene
hai spezzato le catene
che portavo addosso.
Sei… il thè verde nel bicchiere
mi conforti nelle sere
quando sono triste.
Sei… sei …
Quando svanisco e non spero più
ti prendo la mano e ritorno
nell’aspro ballo… ma non cado giù
m’aggrappo al tuo libro ingiallito…
domani io potrò resistere
al freddo che ogni giorno è dentro me
perché sei…
come il fuoco nel camino
la risata di un bambino
che mi stringe forte.
Sei… il mio morbido cuscino
l’aria fresca del mattino
che mi sveglia ancora.
Sei… come l’acqua nel deserto
quella stella che ho scoperto
nella notte buia.
Sei… il mio fuoco nel camino
l’aria fresca del mattino
che mi sveglia ancora.
Sei… sei… sei.
Sezione Poesia e Musica
Replica
MALGRADO ME
In una stanza lucida della mente m’aggrediscono pensieri che disertano dalla linea di confine, scavalcano muri d’aria ostile per cercare un riparo più accogliente, meno esposto alla vigilanza della ragione. Scivolano quasi i miei passi in queste vie gelate di rumori spessi e fragori incomprensibili, la gente è un flusso incombente, uno sciame che occupa spazi sempre più ampi nella strada che ha solo qualche fessura d’umanità. Cerco porte da spalancare nella bruma di questa sera che avanza, preservando il pudore di un malessere ingovernabile; il buio mi cammina addosso, scorre sulla pelle non omologata a queste cerimonie, la sento attonita, non ne può più dell’oscurità che m’avvolge in fiocchi sempre più neri e mi sommerge, infine, in questi fiumi metropolitani che hanno volti pieni di numeri, non parole nei loro aliti convertiti a un credo al quale io devo ancora aderire. Sarà la sacra religione della vita che io ignoro, quei dogmi che non sanno attraversare i veti dei miei sotterranei, vigilati da occhi altrui, forse…
E sono sola, sempre sola, io, tu non ci sei mai con me, così m’allontano da queste proiezioni di realtà che feriscono con punte acuminate di tacere. Invento spazi immuni, compatibili, accendo un bivacco nella mente, ignoro i crolli e le macerie e mi riscaldo con i surrogati dell’assenza; è sempre più freddo il pensiero, le parole mi gelano nelle mani, sono fluidi ciechi che cadono in queste aree dismesse del sentire, e in questi momenti c’è forse la parte più autentica di me. In questi vuoti tu manchi più che mai alla norma, sei l’attimo ingiusto che non riesco a far tacere, è così che diventi allucinogeno nelle fughe, improntitudine, derivazione delle mie strade inutili, impercorribili. Ed io non so arrivare nelle onde ostili dei tuoi porti chiusi, ascolto da lontano queste consuetudini e non avanzo; l’orgoglio come un molosso rabbioso blocca le mie fragili penombre, m’impedisce di dire che ho sete.
La mente ha trasparenze che il cuore non approva, disprezza. Al pensiero di te non trovo neppure eufemismi in questo mio nulla insolente, che mi precede sul fianco, proiettando abbagli sinistri mentre io li schiaccio come insetti molesti. Sono fuori dalle adiacenze della vita, lontana dai suoi perimetri, non vesto gli abiti della scena, anche l’aria ha i vapori delle periferie.
Io non ti chiamo, lotto per escluderti da queste ribalte di natura fraudolenta, ma le frequentazioni del cuore non accettano imposture, sono arroganze che non posso contraffare. Sono esausta di bambagia, e i lampioni stasera mi urtano contro, non voglio questa luce, che forse tu hai già letto, attraversato, ne avverto il riflesso e fa male, non voglio nemmeno una molecola di questa congettura.
Eppure ti cerco, malgrado me.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:43
@Virginia Murru,
uno spaccato d’anima e pensieri in un rapporto d’amore. Eppure ti cerco, malgrado me… perchè ci sono forze interiori che vanno dove vogliono e non ascoltano ragioni…
D’altra parte, il cuore ha le sue…
..senza tralasciare il dolore, l’orgoglio – ah! l’orgoglio – e un senso di solitudine che ha un gusto amaro…
Piacevole leggerti.
Un saluto
Ars
Replica
Perduto amore (1996)
Tengo stretto il mio cuscino bagnato dalle nostre lacrime.
Lo tengo stretto a difesa del pericolo, nella mia fetale posizione notturna.
Piango ancora.
Nuove lacrime vanno a posarsi sul mio cuscino.
Solo, al buio, è il pensiero l’unico movimento.
Movimento che mi porta in avanti verso un futuro non più comune.
Le lacrime corrono ancora, nel loro impeto scavano solchi non visibili sul mio volto; solchi che esistono, che resteranno non visti da altri, ma da me solo sentiti.
Altri pensieri si sovrappongono.
Fuori piove, piove forte; sembra che il mondo intero ci stia a guardare, noi simbolo di un destino comune a tutti.
Lacrime e pioggia, pioggia e lacrime.
Mi chiedo se queste lacrime del cielo sono per noi, per il nostro dolore.
Il dolore rimane.
Dolore forte che toglie il respiro, ma che domani più non sarà.
Le nostre nicchie più nostre non saranno.
Il tempo cambia le persone, cambia il dolore che diviene altro.
Insorgo contro il tempo che mi toglie quel sentimento che diviene altro.
Vorrei per sempre poter ricordare, provare ciò che sento ora, ma capisco che ciò non potrà essere, non sarà.
Insorgo contro il tempo.
Le nostre nicchie più nostre non saranno.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:28
@francesco,
Il dolore è palpabile.. mi ha commosso questo scritto.. l’epilogo di un amore, di un progetto a due.. travolto da una fatalità “noi simbolo di un destino comune a tutti”. E quella frase ripetuta, straziante: ” le nostre nicchie più nostre non saranno”. E mi vengono in mente tutti i rituali, le intimità, le case e le cose, i pensieri e quegli sguardi che non hanno bisogno di parole tanto si è uno nell’anima dell’altro… e, pure, la vita che incalza e richiede altro.. “Insorgo contro il tempo”…
Molto sentito.
Un saluto
Ars
Replica
Acrostico per Rita (2/12/2001)
Ricordo fremiti di dolcezza estrema
incastonati al tepore di due labbra:
trama sagace ove s’invischia amore
approdo eterno di madidi languori.
Replica
BALLATA ONIRICA PER UNA DONNA
(ovverosia sbirciando candidamente tra le righe del Cantico dei Cantici)
C’era una donna più o meno bella
ed era sempre più o meno quella:
donna di mare, di terra e d’argento,
venduta per caso ai fruscii del vento;
donna di ghiaccio, di paglia e di biada,
sempre a cercare di trovare una strada.
E quando a un’alba decise di andare,
venne e poi di nuovo a danzare!
E allora danza, vestita di poco,
fino a che mi vedrai prendere fuoco,
danza da sola, danza per me,
fallo, se vuoi, come Salomè;
e non temere di annoiare i tuoi piedi,
tanto ti vedo e forse mi vedi,
e non fermarti, nè maledire,
ma danza fino, sognando, a venire.
Sezione Poesia e Musica
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:23
@Mario Prontera,
sensualissima 
buona Mario, può essere una buona canzone
anche se – posso mettere un se? – “C’era una donna più o meno bella”…??? oh, le donne sono tutte belle!!!!
Un caro saluto
Ars
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 23rd, 2010 alle 06:36
@Arsomnia,
Grazie, carissima e bella Arsomnia, è verissimo, tutte le donne sono belle, ma qui dovevo lavorare per la rima, perciò ..”più o meno belle”..
E poi, se a te non è dispiaciuta questa poesia, vuol dire che non è male..
Mario
Replica
*La finestra*
Felicemente libere
Dopo giorni
stretti in un abbraccio di petali infreddoliti
si sono aperte
Bianche..dal cuore giallo
si donano al sole con gioia immensa
le margherite nate nel prato vicino casa
La finestra
la cornice di un quadro ridente e naturale
che spalancata unisce gli odori
il profumo di te dopo l´amore
e delle margherite finalmente aperte.
Replica
VOLI DI FARFALLE
Con un volo di farfalle
accarezzo la tua vita
mentre al sorgere del sole
ti perdi nel nero caffè.
Con un volo di farfalle
asciugo le tue lacrime
e soffio fra le tue mani
un’impronta di sorriso.
Con un volo di farfalle
tingo le orme dei tuoi passi
per renderli più leggeri.
Con un volo di farfalle
abito sempre dentro te
e i fiori sbocciano soavi
profumando ancora il vento.
Replica
Tratto dal romanzo LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari edito da A&B:
“Il matrimonio”
Quando Adelfo partì per il Continente dovette salutare la fidanzata che aveva già da tempo. Le promise che non l’avrebbe mai dimenticata e che, appena possibile, sarebbe tornato per sposarla.
Promise di cuore, era sicuro dei suoi sentimenti, il suo animo era sincero, ma spesso è la vita che si fa beffa delle promesse.
Era estate, quando fu inviato in un paesino in provincia di La Spezia.
Il posto era tranquillo, si faceva servizio per lo più durante le processioni religiose, si tenevano sotto controllo i veicoli, lo stadio, il cinema e il night, si prestava attenzione anche alla colonia.
Lei, quando lui la vide, indossava i calzoncini bianchi su un corpo longilineo abbronzantissimo, il sole le aveva reso i capelli d’un biondo abbagliante, il suo sorriso pareva luccicasse tra l’incarnato color miele ambrato, la sua voce dolce e argentina, con un’accattivante inflessione toscana, era rivolta ai bimbetti che correvano di qua e di là.
Lui era moro, magro,con i lineamenti regolari, lo sguardo profondo e altero, ma soprattutto molto interessante per via della scura uniforme che gli conferiva un non so che di solenne.
Lei apparve a lui come una star del cinema americano, una creatura da perderci la testa.
Anche lei ebbe la stessa impressione di lui e lo identificò subito con il suo attore preferito: Gregory Peck.
Fu un’attrazione reciproca, fulminante e ineluttabile tra l’odore salmastro, la luce accecante, lo sciabordio delle onde coperto a tratti dal vociare dei bambini.
Si guardarono, si presentarono, i battiti cardiaci accelerarono, ma si diedero un contegno. Parlarono del più e del meno e fissarono un appuntamento per approfondire meglio i discorsi.
Quando si rincontrarono lui, era in borghese, aveva perso già un po’ del suo fascino e i discorsi a ruota libera mettevano troppo in risalto la dizione meridionale. Lei con il vestitino a fiori, il rossetto ed i capelli tirati in su aveva un’aria molto sofisticata, che stonava con il parlare piuttosto frivolo. Nonostante ciò la prima impressione era stata così incisiva da non dar troppo peso ai dettagli che emersero in seguito.
Si incontrarono ancora, tutte le volte che ebbero un po’ di tempo libero contemporaneamente, non furono molte, ma sufficienti per un “arrivederci” a casa di Irina.
Quando Irina ne parlò ai genitori, Pia e Gigi furono contenti da una parte e preoccupati dall’altra. Non era esattamente quel che si aspettavano, anche se di preciso non sapevano bene chi avrebbero preteso per quella ragazza già da un po’ in età da marito.
Una volta rimasti soli presero a ragionare.
-E’ anche ora che metta la testa a partito . Quell’omo lì ha pane assicurato. La potrebbe tenere a far la signora in casa . –
Costatava Gigi.
- Tocca però pensare che è uno della “Bassa!”
Ribadiva Pia.
-Che sarà mai? Un meridionale è un omo come un altro.-
- Bel mi te’ Gigi, li conosci assai i meridionali! -
- Il mi’ babbo diceva che era gente coraggiosa e generosa.-
- Sta a dar ascolto al tu’ babbo ora! O che son gli stessi tempi? Non lo senti al giornale radio di quella roba lì, la mafia, la delinquenza che c’è giù in Sicilia?-
- Però c’è da dire che porta una divisa. Se non è una persona a modo non lo tengon mica a far quel servizio.-
- Certo che se si sta a far troppo i preziosi quella lì ci resta vecchia in casa, stramba com’è. Fa tutto a modo suo, non dà retta a nessuno.
Bisogna però avvertirlo che un domani non voglio mi si rinfacci nulla.-
- Avvertire di che? Com’è la vede da solo, se la vole noi non ci si tira indietro.-
- Del resto non si può continuare a dare da mangiare in eterno a questa qui, mentre a quell’altro ci han pensato più gli estranei che noialtri.-
Passarono pochi giorni da questi discorsi e Adelfo andò a trovare Irina.
Non indossò la divisa. Ai genitori sembrò un omino magro, col parlare poco simpatico, non tanto per quel che diceva, ma per come pronunciava le parole e ordinava le frasi. Non si capiva bene quando ci metteva la “d” e quando la “t”, arrotolava tutte le “r” e poi quel verso di far cadere sempre il verbo in fondo al discorso Pia non lo digeriva proprio. Gigi era un po’ più tollerante perché teneva in conto la sostanza più che la forma.
Sembrava un giovane fin troppo educato in special modo con loro. Chiedeva permessi e pareri ai genitori tenendoli sempre in alta considerazione: questo piacque molto a Pia. Cercava sempre la maniera di rendersi utile e si offriva nel dare una mano in ogni situazione: questo piacque molto a Gigi.
Alla fine si decisero a mettere in chiaro ogni cosa:
- Se la figliola ti garba, com’è la vedi da te. Noi non si ha nulla di che darle. Se pensi alla casa e alle terre sappi che saran tutte del figliolo che è lontano. Per questa qui ci si è tolto il pan di bocca fin ora, a quell’altro invece ci han sempre pensato gli americani e mi par giusto sistemare le cose in codesto modo. Poi, a sentir te, con la storia che per via della divisa ti tocca aspettare fino a trentun anni, bisognerà mantenerla per altri cinque. Se dovesse capitare che non se ne farà nulla, l’avremo solo tenuta in casa a far la muffa. Che Dio ce la mandi bona!
Noi, sta tranquillo, pagheremo la nostra parte di spese per lo sposalizio. L’importante è non far cose in grande, perché, ovvia, non si è mica signori.-
Tutto questo precisò Gigi con il parere favorevole di Pia.
- Io nulla pretendo. Un lavoro ce l’ho e la famiglia ci posso mantenere. Per il tempo che si deve aspettare della mia parola vi dovete fidare.-
- Certo che cinqu’anni son lunghi! Irina ci passa tutta la gioventù, andrà poi quasi per i trenta, non la vorrà più nessuno.-
- Altre soluzioni non ce ne stanno e tutte chiacchiere inutili sono: io sicuro in moglie la prenderò! -
Il fidanzamento si concluse, ma ce n’era un altro da sciogliere di cui in Toscana non se ne sapeva nulla. Di tutta questa nuova storia doveva avvertire anche la madre e i parenti più stretti visto che in Sicilia non era ancora trapelata alcuna notizia.
La faccenda andava risolta al più presto, alla prima licenza senz’altro.
Da un po’ di tempo Adelfo aveva anche smesso di leggere le lettere della fidanzata siciliana perché erano diventate uno strazio. La ragazza, quando non ricevette più posta dall’amato, dopo che le ultime missive erano piuttosto fredde e distaccate,capì che l’aveva messa da parte per qualcun’altra, ma non si diede pace. Lo supplicò che non la dimenticasse, si dichiarò disposta a perdonargli qualunque sbaglio pur di riaverlo tutto per sé.
Adelfo pensava che se la ragazza avesse già intuito qualcosa era meglio perchè sarebbe stato più facile avviare il discorso di presenza. Non provava alcun senso di colpa, si sentiva in pieno diritto di spendere la propria vita come meglio gradiva senza doverne rendere conto a nessuno.
Per pararsi i colpi di Santuzza cominciò ad anticiparle qualcosa per lettera anche se in modo piuttosto evasivo.
Ciò nonostante, non appena se lo ritrovò sulla soglia di casa lo aggredì a via di improperi:
- Disgraniatu, disonestu, chi facesti! Cu ci cumpare ora cu ddi cristiani? E dda picciottedda, meschina! Chiangi jornu e notti! Mancu ‘n rigo ci scrivisti cchiù! Na strafallaria di dda supra ti rimminghiuniu!
Maliditta a stidda ca tu purtava c’ava a fari na mala maritata!- (Disgraziato, disonesto, cosa facesti! Chi può comparire adesso di fronte a quelle persone? I genitori di lei.E quella ragazzina, poveretta! Piange giorno e notte, neanche una riga le hai più scritto. Una poco di buono di là sopra ti ha rincoglionito! Maledetta la stella del destino che te lo prediceva che avresti fatto un matrimonio sbagliato.)
Replica
Robert replica:
marzo 20th, 2010 alle 21:54
@Tosca Pagliari,
il brano era troppo lungo ed è stato pubblicato in modo ridotto. Puoi pubblicare la continuazione di questo stesso brano o altri estratti nei prossimi giorni.
Replica
Tosca Pagliari replica:
marzo 21st, 2010 alle 07:24
Tratto da LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari
“Il matrimonio” (parte seconda)
- Ancora con questa stella! Non è una mala femmina, è una ragazza a posto e bellissima.-
- Comu parri bonu ora tuttu ‘talianu! U sai chi dicu: ai bedde ci fete a pedde!
E cu dda svinturata comu avemu a fari? Diccillu currendo accussì ci livamu subbitu l’opera. E ca Diu v’abbinnidici tutti para.- (Come parli bene ora tutto in italiano! Lo sai che ti dico: alle belle puzza loro la pelle!
E con quella sventurata come dovremo fare? Diglielo alla svelta così togliamo subito l’incomodo. E che Dio vi benedica tutti quanti.)
Così concluse la madre, che tanto sapeva di che sangue era fatto il figlio: era nipote di Concetta Nucifora. Chi poteva fargli cambiare idea?
Scosse le spalle, poichè ognuno ragiona con la propria testa e di che mondo e mondo al cuore non si comanda.
Per Adelfo fu meno facile di quel che pensasse parlare con quella ragazza in preda ad una disperazione, ai suoi occhi, quasi esagerata. Senza accorgersene cominciò a farsi l’esame di coscienza. L’aveva mai davvero amata se era bastato posare lo sguardo su una bella ragazza per dimenticarla? No, era proprio un disgraziato come diceva sua madre e la poveretta ci guadagnava più a perderlo che a trovarlo. Proprio così le disse, che non meritava un tipo come lui, che avrebbe avuto di meglio, che in fondo c’era troppo distanza e troppo tempo da aspettare, che non si poteva alla lunga andare avanti per lettera, che non aveva senso, che lei doveva rifarsi una vita con uno del luogo e metter su famiglia, che avrebbe trovato chi veramente l’avrebbe amata e che…e che… e che…
Solo chiacchiere.
Chiacchiere inutili, che cercavano solo di seppellire tutte le promesse, le belle parole, le attese lusinghiere, i sogni sublimi che la gioventù sa cullare, i batticuori, le preghiere nelle notti insonni quando lo sapeva impelagato in un affare poco chiaro, la gioia nel vederselo apparire anche stanco, scalzo e mal vestito. Adesso si dava lustro con la divisa, mangiava pane sicuro, parlava in italiano, si permetteva la fidanzata continentale bionda e bella come una donna del cinema. Tanto lo amava che quasi lo giustificava, se poteva prendersi di più dalla vita era bene che lo facesse, l’importante era saperlo felice.
Adelfo fu risollevato nel comprendere che in fondo la cosa era andata in modo meno catastrofico del previsto e finì tutto lì laconicamente, senza troppi preamboli, come un affare non concluso perché ce n’era per le mani uno migliore.
Ripartì sentendo d’essersi tolto un peso e reputandosi fortunato del fatto che migliaia di chilometri avrebbero impedito il trapelare lassù di così compromettenti informazioni.
Rivide la sua bella, che gioì del sapere d’essere bene accetta in famiglia, ma quell’altra rimase come un “uccellino sparato sotto un’ala”, incapace di spiccare un nuovo volo, di trovare cibo per la sopravvivenza.
Si ammalò. Alcuni dissero che aveva d’ammalarsi, molti affermarono che si ammalò di pena. La madre nel sistemarle l’abito bianco sul letto di morte pianse tutte le sue lacrime, urlò e maledisse:
- Non si l’ha a godire! ‘Na figghia m’ammazzau! Giustizia divina ci voli! Malidittu iddu e tutta a so giniraziune !-
( Non se la deve godere! Mi ha ammazzato una figlia.! Giustizia divina ci vuole! Maledetto lui e tutta la sua generazione! Ci vuole la giustizia divina!)
Il padre pietoso rettificò:
- Lassa perdire a giniraziune, se l’albiru pecca a rama non avi a ricivire. I nnucenti non ponu sempri paiari,ma si u capitu u mmazzu! Bestia ca si lassau imminghiuniri di na continentale!- (Lascia perdere la generazione. Se l’albero pecca il ramo non deve ricevere. Gli innocenti non possono sempre pagare. Ma se mi capita lo ammazzo! Stupido che si è lasciato rincitrullire da una continentale.)
Poi si prese la testa fra le mani scuotendola:
- Ma comu po essire ca ‘n pilo di na fimmina tira ‘n travu di centu cantari? -(Ma come è possibile che un pelo di una femmina tiri una trave di cento cantari? )
E pianse anche se era un uomo.
Il miglior tempo della sua vita Irina lo spese tutto in quella lunga attesa del matrimonio.
Ci furono lettere lunghissime e appassionate scritte da ambo le parti. Lei sapeva bene come fare, aveva studiato abbastanza per quei tempi, leggeva i romanzetti, ascoltava alla radio le canzonette d’amore . Lui da autodidatta si era formato un suo sapere, anche più profondo di quello della fidanzata: aveva corretto e ampliato il lessico attraverso le metodiche esercitazioni con i cruciverba della “Settimana Enigmistica”. Come osservava Pia, “stava sempre lì a far segnini” tutte le volte che poteva con la sigaretta accesa tra le dita diventate ancor più nere per il fumo.
Le lettere andavano e venivano eleganti e appassionate, ad una puntata ne seguiva un’altra. Irina confuse la vita col romanzo che ne veniva fuori.
Adelfo confuse il romanzo che stava intessendo con la realtà, che lo circondava. Era un romanzo, che doveva avere lo scontato epilogo del “vissero felici e contenti” così come lo erano quando si incontravano nei giorni della licenza, sempre troppo pochi perché andavano ripartiti anche con i viaggi in Sicilia. Non pensò mai di portare qualche volta anche la fidanzata al suo paese, la madre di lui avrebbe trovato cosa assai sconveniente un uomo e una donna che viaggiavano da soli prima del matrimonio, avrebbe definitivamente bollato la ragazza come una “strafallaria”. D’altro canto intuiva che Pia non si sarebbe mai prestata ad accompagnarli, con quel suo disgusto malcelato in merito alla “Bassa” e Gigi aveva troppo da fare nelle sue terre.
I due fidanzati conducevano vite separate, riallacciate, in modo effimero, dallo scorrere di una penna su di un pezzo di carta. Ognuno dei due scambiò l’altro con un personaggio immaginario e, in fondo, non si conobbero mai per le persone vere qual erano: esseri totalmente contrapposti.
IAdelfo era convinto che tutto quel che pensasse o facesse fosse giusto agli occhi del mondo. Non si poneva mai il pensiero di interpretare le cose dal punto di vista degli altri. Era estremamente ligio al dovere. Amava i ritmi prestabiliti e le consuetudini, la routine giornaliera era per lui fonte di sicurezza. Aveva il senso del comando, detestava tornare indietro sulle decisioni prese, le sue posizioni, cadesse il mondo, restavano irremovibili. Qualunque discussione si intraprendesse, la ragione stava sempre dalla sua parte, altrimenti si immusoniva, rompeva i contatti, non rivolgeva più la parola. Sapeva essere duro fino all’altrui esasperazione. L’unico essere umano che poteva in qualche modo dominarlo era sua madre perché possedeva il suo stesso temperamento, ma con le sottigliezze tipiche delle donne. E poi soltanto lei conosceva il tenero che c’era sotto tanta dura scorza di protezione. Adelfo a volte sospettava che la fidanzata non corrispondesse in pieno al suo ideale di donna, l’avrebbe voluta un po’ meno civettuola, più presa dal ruolo di donna di casa, ma era tanto bella e per di più una del Continente. Non se ne dava troppo pensiero, una volta sposati avrebbe saputo come farla filare.
Irina, dal canto suo, era una creatura irriverente verso tutto e tutti, difficilmente teneva la lingua a freno. Era una sognatrice, un’esteta, un’irrequieta. I suoi interessi legati alle trame intrigate dei racconti d’amore, alla bellezza in senso assoluto: tutto doveva essere sempre bello e perfetto. Là dove non era possibile se lo inventava, lo camuffava con le illusioni.
Cantava le canzonette in voga, seguendo la radio ed impostando la voce per riuscire ad imitarle alla perfezione. Si faceva prestare dalle amiche le riviste che parlavano di vita mondana, visto che i genitori erano molto parchi nello spendere soldi in tali futilità, poi se le sorbiva, ne faceva vangelo, si convinceva che i miti del tempo fossero gente comune da ritrovare nella vita reale a costo di travisare ogni cosa o di ammantarla con fantasticherie : qualunque difetto avrebbe potuto riscontrare in Adelfo restava il fatto che somigliava a Gregory Peck. Si cuciva i vestiti alla moda ed enfatizzava al massimo il suo biondo naturale con sostanze schiarenti fino a portarli quasi alla tinta di Marylin Monroe. Calzava scarpe con i tacchi a spillo e usciva spesso con le amiche. Provava i passi dei nuovi balli davanti allo specchio. Disegnava e dipingeva con piacere. Ricamava il suo corredo tirando le gugliate con un sospiro.
Continua…
Replica
Tosca Pagliari replica:
marzo 22nd, 2010 alle 10:14
Tratto da LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari edito da A&B “Il matrimonio” (parte terza)
A ricamare aveva imparato dalle suore del vicino convento quando era ancora una bimbetta. Spesso era ilare, altrettanto spesso nostalgica. Era pigra ed improvvisamente piena di voglia di fare chissà che. Si mostrava comprensiva verso gli altri e al tempo stesso pareva non dover sopportare nessuno. Non manteneva mai un atteggiamento costante.
La sua fissazione principale restava comunque la bellezza estesa in tutto e tutti. Il bello doveva essere ovunque, ogni cosa doveva apparire bella dalla natura, agli oggetti, ma in modo particolare alle persone. Le guardava e le catalogava in belle o brutte senza mezze misure. Guai, a parer suo, non esser belli. Chi non era bello non contava nulla, aveva addosso la peggior sciagura della vita. Lei si ammirava costantemente e si compiaceva del proprio aspetto in un narcisismo esasperante fino all’antipatia di chi alla fine la teneva alla larga. La corte di amiche che si era formata invece era ormai talmente ammaliata da sorbire, quasi con soddisfazione, ogni suo auto- elogio.
- Anche se indosso una cosina da poco faccio una gran figura.-
Oppure:
- Se non fossi fidanzata con un meridionale geloso potrei anche presentarmi ad un concorso di bellezza.-
Così parlava alle amiche tutte rigorosamente scelte in modo che fossero meno avvenenti di lei.
Il “bello ideale” riferito agli esseri umani, secondo la sua opinione, doveva avere dei connotati ben precisi: la carnagione candida, i lineamenti delicati, il sorriso impeccabile, una certa altezza ed armoniose forme, i capelli biondissimi e gli occhi chiari.
- E’ la razza ariana la vera bellezza. Se avessi preso gli occhi del mi’ babbo sarei stata perfetta. Mi toccarono questi come la mi’ mamma, per fortuna son sempre d’una tinta chiara. S’accostano al colore dei miei capelli, c’è chi mi dice che ho gli occhi biondi.-
- Il ganzo però ce l’hai moro.-
-Si dice che due belli nello stesso letto non posson dormire. Intanto di cognome va Lo Bello perciò in qualche modo deve esser bello per forza. Poi lui è un uomo. Gli uomini possono andar bene anche mori: prendi Gregory Peck, Tyrone Power…-
- Ma si sta sempre a discutere di codeste cose! Qualche volta m’annoio, si potrebbe anche parlar d’altro un pochino!-
Si lamentava qualche amica destinata a durar poco nel gruppo.
Irina rispondeva picche :
- E di che vorresti stare a dire? Di guerra, di spaventi, di pidocchi e miseria, di lavoro, di malattie! Si sta insieme per divertirci mica per far piagnistei.-
Ribatteva Irina.
-Ci sarà pure una via di mezzo. Si parla di un libro che si è letto, d’una poesia che ci ha fatto effetto-
- Non ho mica voglia di stare a fare l’intellettuale ora. Quando mi garbava studiare i miei genitori un han voluto, adesso di ‘ose troppo intelligenti son stufa io.-
- Via, che si canta una canzone, comincia te Irina che sei più intonata.-
Tornando al bello e al brutto, al biondo e al moro, Irina aveva proprio le fisime .
Una volta, quando mancava poco al matrimonio, con la raccolta di punti, di non si sa che prodotto, ricevette una bambola.
Era una bambolona, alta quasi un metro con l’ampio vestito di taffettà rosa confetto, il cappello di paglia a larghe tese guarnito con un nastro della stessa stoffa dell’abito, i capelli di stoppa raccolti a boccoli, ma tinti di un insolito nero corvino e con gli occhi anch’essi scuri. Come ci si arrabbiò quando la tirò fuori dalla scatola e la vide!
- Oddio, ma ora le fan more le bambole? Non s’usan più bionde?-
- O che non si posson fare le bambole del colore che si vole? Mettila lì e sta bona, tanto non dovrai mica darle marito!-
La riprese Pia, poi sembrò rimuginare qualcosa nella sua mente e aggiunse:
- Tanto se vai in moglie a quel terrone scuro ti verrà magari una figlia dello stesso colore e ti toccherà portarla anche in giro. Abituati a guardare la bambola.-
Come s’inviperì Irina! Neanche le avesse detto che c’era il rischio di mettere al mondo una figliola storpia.
- Te stai sempre a fare l’uccellaccio del malagurio! Chiudi la tua boccaccia da strega che le disgrazie te le sei sempre chiamate, ma pensa per te, non per me!-
- Che malagurio voi che ci sia in una bimba mora. Fossero anche bionde splendenti più del sole e poi vedersele morire tra le braccia, quelli sì che son dolori!-
- Ora non ricominciare con la solita solfa che se ne può mica più. Da che son nata non t’ho sentito dire altro, non le hai mai fatte dormire in pace povere figliole. Fossi morta anch’io almeno non mi toccava di starti a sentire.-
Infuriata usciva sbattendo la porta, si chiudeva nella stanza con la radio a tutto volume per soffocare i singhiozzi.
Pia si consolava pensando che aveva trovato “quell’omo della Bassa” e di lì a poco se la sarebbe presa in moglie.
Le restava meno di un anno da darle ancora pane e companatico, poi ci avrebbe pensato il terrone in divisa a starle dietro.
Gigi non si curava tanto delle due donne, che non facevano altro se non contendere dalla mattina alla sera. La vecchia era un piagnisteo continuo di disgrazie rievocate e di disgrazie presagite. La giovane era sempre in preda alle bizze e non s’accontentava mai di nulla. Meno male che lui aveva il suo bel barroccio col suo bel cavallino e, quando aveva finito con i campi intorno alla casa, andava a spaccarsi volentieri la schiena negli altri poderi che ancora possedeva.
Adelfo in quegli anni veniva trasferito su e giù per l’Italia. Vicino alla data del matrimonio finì nel foggiano. Una posizione geografica conveniente ad ambedue i futuri sposi: sarebbero potuti andare per la licenza una volta in Toscana e una volta in Sicilia. Dubitava che la futura moglie lo avrebbe seguito volentieri a casa dei suoi, visto il continuo lavaggio del cervello da parte dei genitori di lei, ma era sicuro che ce l’avrebbe portata.
- O Irina! E se ti porta giù nella bassa te che fai? Ci vai? Con tutto quel che si sente dire?-
A volte pareva preoccuparsi Pia
- Neanche morta! Non la voglio proprio vedere la gente di laggiù!-
- Anche il tuo ganzo è di quella gente lì.-
- Stai sempre a rinfacciar le ‘ose!-
Rispondeva Irina inviperita.
- Intanto è via da quei posti da un bel pezzo, poi ha una divisa e non sarà mi’a un mafioso o un morto di fame o un analfabeta o un poco di buono qualunque.-
- Te che ne sai? “Parere e non essere è come filare senza tessere”. Le divise, alle volte, son come le tonache di certi preti, ti pare di vederci dentro il Padreterno e poi invece son òmini poco precisi come tutti gli altri.-
- Invece te ne saprai assai di preti!-
- Dopo quello che mi gettò il collare sul letto e mi morì la bimba. Pareva tanto buono e caro con noi Italiani in giro per l’America come disgraziati. Ci rincuorava, giocava con Irene, poi mi fece quel tradimento.-
- Te devi esser proprio matta oltre che superstiziosa. Figuriamoci se lo fece perchè ti succedesse quella cosa lì. La bimba ti morì perché l’avevi fatta anche tanto bellina, ma cagionevole di salute. Io non sono ancora morta e si è passati anche da una guerra.-
Rispondeva Irina più nifita che mai. E Pia di rimando:
- L’erba cattiva non more mai. Con la linguaccia che ti ritrovi camperai cent’anni.-
- Si sta a vedere quanto camperai te allora. Tanto appena mi sposo vo via e ti starà a sentire la tu’ santa figliola dall’altro mondo.-
Replica
SIMULACRO
Voglio viverti come terra da esplorare,
senza dare alcuna cosa per scontato,
per scoprirti un po’ alla volta e conquistare
tutto quello che natura ti ha donato.
Nella carne e nel tuo sangue voglio entrare,
dissetarmi alla tua fonte della vita,
ritrovarmi,sazio,come un grande altare
mentre attende che la messa sia finita
per godermi in pace quel silenzio sacro,
in sottofondo solo il suono del tuo cuore,
e vederti bella come un simulacro
che radioso emana tutto il suo splendore.
Non stancarmi voglio mai di venerarti,
perché viverti è una già tale grandezza
che io tremo con la mano nel toccarti
per paura di non esserti all’altezza.
D. PENCO
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 21st, 2010 alle 08:08
@David Penco,
Commento di Fiorella Cappelli alla poesia di David Penco
Un percorso,in un territorio da esplorare, fatto di camminamenti inattesi e mai scontati, attraversamenti dell’anima che si districano tra respiri profondi e battiti del cuore da ascoltarsi e godersi in religioso silenzio…davanti allo splendore di ciò che appare e che amiamo, sia essa una donna sia la Madre Terra stessa , perchè come dice il poeta : “…viverti è una già tale grandezza che io tremo con la mano nel toccarti
per paura di non esserti all’altezza”.
Fiorella Cappelli
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:16
@David Penco,
Una poesia molto intensa, assolutamente apprezzabile.
Ogni quartina ha la sua giusta “carica”, per cui mi risulta davvero difficile scegliere quella che più mi ha emozionato.
Ognuna merita un plauso…
Un saluto
Ars
Replica
TI AMERO’
Io amo il mio amore.
Lo copro con i petali del mio sorriso,
nel faro acceso della notte,
nella tempesta che cambia.
Ti amerò nella casa della mente
curata e sorretta dai fedeli astri,
vegliata dalla lucerna della fede,
dal mio cuore eloquente.
I miei baci profumano del tuo miele,
limpido nettare per sopravvivere
alla notte dalle calate tende
nel buio dei tuoi respiri.
Ti amerò perché altro non so fare,
incastonare il tuo nome nel mio cuore
lasciarlo a riposare eterno
pietrificarlo di universale amore.
Vendemmierò la tua memoria,
ne farò distillato di gloria del nostro amore,
lo custodirò tra la seta
lo berrò come acqua sorgiva.
Ti amerò vegliando le stelle,
con i tuoi occhi le guardo,
tante lucciole che cantano nella notte
…saranno la nostra mantella.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:09
@Marisan,
hanno un profumo delicato questi versi.. leggerli è come bere acqua sorgiva.
Ammirata
Ars
Replica
Marisan replica:
marzo 23rd, 2010 alle 00:04
@Arsomnia, Grazie
Replica
SOGNO
Una finestra aperta
nel buio della notte invita
Gli occhi sono chiusi o sono aperti?
Il cuore che batte
é qualcuno che ti insegue
Lieve nel vento un guizzo veloce
Un botto che non ti aspetti
sussulti
Voli lontani e liberi
sopra tutti i colori del mondo
Gli abbracci che ti tengono
un pianto sgorga spontaneo
Lacrime solcano il viso
e scorrono libere
Li sul cuscino
lascio ogni volta un poco di me
Sorriso che oltrepassa la finestra
esce ad incontrare la stella
che li ferma ogni notte
aspetta
Gli occhi son chiusi o aperti?
Un resprio due respiri
Un sonno profondo
Replica
Volevo l’amore, ma ero brutta e quell’amore avevo paura non arrivasse mai, mi vergognavo di vivere. Le mie coetanee erano tutte “fashion”. Poi un giorno conobbi un uomo bello, che mi accettava per come ero, con il mio viso acneizzato, il mio grasso superfluo, ma lui vide il cuore che brillava dentro me. Ora quell’uomo è mio marito e anche se son passati 11 anni e tre figli, il mio cuore brilla come quel giorno.
Ti amo ancora!
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 21st, 2010 alle 08:16
@laura,
Per Laura:
“Le cose più belle albergano dove nessuno osa cercarle”
Frasi e aforismi di Fiorella Cappelli
Replica
Poesia d’Amore: Ti sono fedele: Asma Gherib
Da quando ti vidi, all’alba di quel Venerdì Santo,
innalzai dentro il mio cuore un tempio per te.
Io ti sono fedele, ti amo
e non ti ho mai dimenticato.
Ancora sono vivi dentro la mia anima
i profumi mattutini dei tuoi gelsomini,
della mirra, dei fiori bianchi della boswellia,
della salvia e dei garofani.
Oh quanto mi manca il tuo adorato volto!
Dimmi perché avvicinandoti a me con amore,
apristi il mio petto quel giorno
e dal cuore togliesti e aggiungesti delle cose che ancora non conosco?
Senza di te non vi è esistenza,
energia sei, trabocchi dal mio cuore verso i tuoi occhi
ed io verso la tua linfa cammino senza tregua,
senza guida e senza lumi.
Maria mi chiedeva di te quel Venerdì santo,
era triste e gli occhi contenevano lacrime
ed io, dal Santo cuore, le dissi: pazienza, vedrai che presto lo raggiungeremo.
E presso il recinto della Ka‘aba, a Mecca, ti trovammo.
Perché, come me, hai sempre il cuore gonfio di tristezza?
Perché tanto silenzio e tanti respiri,
sarà forse giunta l’Ora, proprio adesso che ti ho trovato?
Parlami, sorridimi, fammi un cenno, o mandami dei segni.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:06
@Asma Gherib,
l’Amore sublime in questi versi..
Grazie e complimenti
Ars
Replica
Asma Gherib replica:
marzo 23rd, 2010 alle 08:32
Grazie per avermi letta e commentato con grazia il mio testo.
A.Gherib
Replica
IL TUO SORRISO
Ovunque andrò
qualsiasi cosa
possa accadere
lungo il corso
della mi esistenza
non potrò staccarmi
dall’immagie nitida
che ho nel mio cuore
del tuo sorriso.
Non è possibile
trovare un’altra
che possa sorridermi
come facevi tu.
In quelle ore fantastiche
dove sogno e realtà
formavano un connubio
confidavamo i nostri desideri
le nostre ansie, le nostre aspirazioni.
Tutto, tutto è legato a quei momenti
ogni attimo, ogni gesto,
ogni suono, ogni parola!
Ed è per questo
che ovunque andrò
ti vedrò accanto.
Luciano Somma
Replica
Marisan replica:
marzo 20th, 2010 alle 20:57
@LUCIANO SOMMA, Una promessa, una preghiera al proprio amore, una riconferma della propria attenzione. Molto dolce
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 21:02
@LUCIANO SOMMA,
L’immagine nitida di un sorriso: niente altro serve all’amore.
Avere accanto chi si è amato tanto, in questo modo, è il miglior omaggio che potremmo dargli.
Un caro saluto
Ars
Replica
Robert replica:
marzo 24th, 2010 alle 00:03
@LUCIANO SOMMA,
Grazie Luciano, mi raccomando inviaci altre tue.
R.
Replica
I PRATI DELL’EDEN
Volerò amore,
volerò sul tuo respiro…
ali di nubi
adagerò
sui pensieri.
Chiederò aiuto al vento
per soffiare sui ricordi,
ed al sole…
a lui suggerirò
d’asciugar le lacrime.
Intreccerò i suoi raggi
per scaldarti l’anima
e la luna… io… comanderò.
A lei dirò
di vegliar sui sogni,
perché al sorger
dell’alba svanirò…
ma lungo i prati dell’Eden
riprenderò a vivere.
Replica
Marisan replica:
marzo 20th, 2010 alle 20:59
@Giuseppe, Protezione di chi ama per librarsi sereno. Bella
Replica
La mia conoscenza della lingua italiana
incomincia a ridursi appena ti penso
imbattendosi in una unica frase
che
mi viene senza errori e
mi ronza attorno
come l’ape fastidiosa sopra lo zuccherino.
Ti amo! Ti amo! Ti amo!
Lo ripeto
come fosse una filastrocca, ma anch’essa
è troppo piccola rispetto a quello
che vorrei gridare ad ogni mio risveglio.
17.2.2010
Replica
Marisan replica:
marzo 20th, 2010 alle 21:01
@Natasha Bondarenko,… due parole, intense emozioni… non serve altro.ciao
Replica
Ai Suoi ordini …
Comincia questa “attività” ma il pensiero non resta … va oltre … nessuno parla ma pesano gli sguardi degli uomini nell’ascoltare le mie valutazioni senza senso accompagnate da direttive errate … come un malato che dopo anni ritorna dal coma mi ritrovo spaesato a chiedermi perché … perché proprio oggi … perché proprio tu … con i miei sogni occulto la quotidianità ben consapevole che la realtà non andrà via, che rimarrà in agguato pronta a mostrarsi prima o poi in tutta la sua crudeltà … la porta chiusa ma la tua presenza aleggia in tutto il luogo … qui tutto sa di te, i mobili, gli oggetti, persino le pareti color pastello adorne di “calendari misti” per non “scontentare” nessuno … “posso entrare?” – un cenno di assenso della segretaria … busso … mi accogli con uno sguardo asettico pronto a divenire dolce quando la porta si richiude alle mie spalle … impacciato ti guardo e subito dal “lei” passi al “tu” … mi parli, forse ti ascolto … o forse no … ed io, forse rispondo o forse sussurro … chissà se afferri le mie idee, chissà se percepisci le mie emozioni quando mi prendi la mano per stringerla lievemente tra le tue … ancora tu, bella più che mai, ancora tu capace di parlare di lavoro come se stessi raccontando una fiaba, ancora tu col sorriso accattivante e allo stesso tempo accogliente … il tuo sorriso … si il tuo sorriso … Dio, se potessi lo porterei via con me … passi al di la della parete, gente che attende per parlare con te, capisco che devo andare … mi alzo mentre lentamente fai il giro della scrivania per stringermi in un abbraccio che mi accompagnerà per tutto il giorno … per tutta questa lunga giornata … o forse per tutta la vita … le labbra che si toccano per qualche istante o forse per l’eternità … adesso devo proprio andare … so che non ti fidi di me, in fondo nessun “branco” mi sostiene, ma vorrei comunque dirti che sei il mio desiderio, il mio sogno racchiuso in una bolla di sapone che va alla deriva spinta via dal vento del destino … una bolla di sapone così fragile che persino un soffio di cielo potrebbe danneggiare e quando questo accadrà il mio sogno andrà perduto … andrà perduto per sempre lasciando solo un tenue ricordo a lungo riflesso nel mio cuore … vorrei raccontarti tutto questo mentre ti guardo un’ultima volta prima di allontanarmi dalla stanza … vorrei supplicarti di proteggere quella bolla … vorrei dirti … vorrei dirti che “io ti amo” … ma non posso e allora, come in un vecchia favola, sostituisco quelle parole con altre ugualmente solenni: “ai Suoi ordini” e tutte le volte che le pronuncerò saprai che in realtà vorrò dire: “io ti amo” … sarà il nostro segreto … uno dei tanti … mi fermo ancora sulla porta per salutarti con un sonoro “buongiorno” pronunciato a voce alta affinché tutti sentano …
… “ai Suoi ordini” sussurro invece mentre mi allontano …
Maluan
Replica
SETTEMBRE
Silvia era morta da due anni. Il suo cuore aveva smesso di battere una mattina di settembre. Benny l’aveva vista appassire giorno dopo giorno negli ultimi mesi di malattia. Il suo corpo era diventato scarno e la pelle diafana. Gli occhi neri erano diventati una galleria senza luci.
Erano in quell’età in cui si pensa di poter vivere per sempre. I loro vent’anni erano spensierati. Spesso si erano fermati a immaginare a come sarebbe stato svegliarsi ogni mattina insieme, condividere tutte quelle piccole cose della convivenza. Trovarsi a casa per la cena dopo il lavoro, un film insieme prima di andare a dormire, ogni notte abbracciati. Ma purtroppo quel film muto era rimasto senza la sua attrice principale.
Erano passati due anni precisi. E come ogni anno settembre portava via le foglie dagli alberi, promettendo un autunno sterile. Gli occhi di Benny erano puntati alla finestra. La pioggia tagliava impietosa l’aria e aveva riempito d’acqua l’asfalto. Aveva ancora la stessa sensazione d’annegamento quando ripensava a quel sorriso che non poteva più vedere. Ogni anno settembre era sempre lo stesso mattino devastante. Quel mattino temuto e preannunciato.
Amore. Amore. Continuava a ripetere questa parola nei suoi pensieri. Per non dimenticarne mai il vero senso. Quell’instancabile motorino che mandava avanti le giornate e lo faceva sentire vivo. L’unica spinta verso ogni altro obiettivo della sua vita. Forse per non diventare arido e depresso a soli venticinque anni doveva trovare il modo di reagire. E una parte di sé, una piccola parte di sé, era proiettata al futuro. Un futuro senza Silvia. Ma pur sempre di vita si trattava. I suoi anni sarebbero corsi ugualmente, con o senza di lei. Ne erano passati due, e ne sarebbero passati altri dieci e poi venti e poi…e poi avrebbe guardato fuori da quella stessa finestra accorgendosi di avere finito il tempo. E di avere mani e cuore vuoti.
Ma la morte lo aveva reso vecchio dentro. E tutti quei desideri di ragazzo erano finiti chissà dove ammassati, coperti da un dolore senza limiti. Tale da non rendersi conto che l’unica cosa che voleva veramente era tornare a vivere. In quel giorno poi…
Ma era rimasto tutto così in sospeso. Avrebbe almeno voluto vederla un’ultima volta. Lei avrebbe trovato il modo di lasciarlo andare. Ma non era possibile. Non c’era più. E non sarebbe mai tornata.
Erano le dieci di mattina. Dieci come i chili che aveva perso da quando era rimasto da solo. Si alzò dalla sedia girevole della sua stanza a aprì la finestra. Mise un braccio fuori e sentì sulla pelle scorrere rivoli di pioggia. La sensazione di freddo gli confermò che era ancora vivo, restituendolo alla realtà, e distogliendolo da quei pensieri assurdi. Si strofinò la mano bagnata sulla faccia, assaggiando il sapore dolciastro della pioggia.
Gli sembrava solo ieri quella mattina in cui era uscito con Silvia. Era una mattina di dicembre e avevano deciso di vedere il mare d’inverno. Mano nella mano avevano percorso tutto il lungomare, incuranti delle nuvole che si stavano addensando sopra di loro. Sempre più livide iniziavano ad avvicinarsi. La pioggia li aveva sorpresi con le scarpe sulla sabbia. Erano rimasti a guardare verso l’alto quegli spilli umidi sferzarli, come se fino a un momento prima avesse brillato il sole. Si erano messi a ridere ed avevano corso per la strada mentre l’acqua li inondava. Completamente bagnati si erano andati a rifugiare per qualche minuto sotto un portone. Lui le aveva accarezzato i lunghi capelli biondi, incollati sulla testa, mentre l’acqua le scorreva lungo la faccia.
Poi l’aveva baciata, teneramente, bevendo dalle sue labbra fredde le stille di pioggia che scendevano verso il mento. Aveva sentito quel sapore dolciastro che adesso, affacciato a quella finestra, lo stava torturando in un incendio di ricordi. Si appoggiò sul letto e i pensieri turbinarono.
La sua mente gli diceva solo che voleva tornare sotto quel portone. Sapeva che le sue intenzioni sadiche lo avrebbero distrutto. Ma doveva andare. Doveva ripercorrere quella strada bagnata lungo il mare, sentire la pioggia sulla pelle, nascondersi sotto lo stesso portone. Non importava se avrebbe preso una polmonite. Se avrebbe dovuto passare un mese a letto. La sua mente era solo e pioggia. Senza neanche coprirsi, aprì la porta. Dopo due rampe di scale era giù in strada.
(…)
Replica
Robert replica:
marzo 24th, 2010 alle 00:01
@gabriele rocco,
racconto molto lungo che abbiamo dovuto tagliare… Se vuoi, inviaci la continuazione divisa in brani più piccoli.
R.
Replica
DIMENTICARE
Il profumo della tua assenza
accarezza stanze spoglie
dove il tuo passo disperdeva amore.
E resto qui,assaporando
quel che rimane del tuo vagare
– ostinato -
nel cercare quiete ai tuoi sensi.
Abile burattinaio che hai mosso
– invisibili fili -
imprigionando le mie tenere piume
negli incastri preparati con cura.
Rimane su pallide pareti
l’eco evanescente dei sussurri incantati
-mai più ripetuti-
e il soffocato grido del cuore che muore.
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 20:53
@MARIAROSA,
dimenticare, o almeno tentare di dimenticare… Ma si può dimenticare davvero? Quelle pallide pareti a cui giunge il soffocato grido del cuore che muore, forse direbbero di no…
Una composizione pregna di sentimento. COmplimenti!
Un saluto
Ars
Replica
Robert replica:
marzo 24th, 2010 alle 00:00
@MARIAROSA,
molto bella anche questa poesia. Grazie Mariarosa.
R.
Replica
AMORE SENZA TEMPO
Il volo degli
uccelli tra
le nuvole
forate dai
raggi del sole
che tingono
il cielo di
tutti i colori
prosegue
senza sosta
giorno dopo
giorno e come
le onde del
mare vanno
e vengono.
Movimenti
senza tempo
come il
battito del
cuore degli
innamorati
di tutto il
mondo di
tutti i tempi.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:58
@ramondini nicoletta,
“Movimenti senza tempo come il battito del cuore degli innamorati di tutto il mondo di tutti i tempi”!
Complimenti Nicoletta. Molto bello.
R.
Replica
D'Arrigo Francesca replica:
marzo 27th, 2010 alle 15:05
@Robert,
movimento, fluido, delle parole.
Attraente.
Replica
UNA STORIA UNA FAVOLA
Come tutte le volte Linda percorreva la leggera salita di casa a passo lento, svogliato. Con la sua borsa a zainetto inclinata un po’ cadente da una spalla, le braccia incrociate sul petto, lo sguardo lontano, i pensieri altrove. Anche quel giorno, come tutte le volte che si incontravano, stava rivivendo Max. Si erano appena lasciati e lo sentiva ancora vicino a sé presente come sempre. Anche adesso le rimaneva accanto concreto, suadente, come fossero ancora fisicamente insieme. Ad ogni passo percepiva di nuovo il suo profumo su di lei. Lo annusava, lo respirava. Ne ascoltava ancora i toni di voce. Le parole avvolgenti come un abbraccio infinito. Le carezze sul volto. E le mani, le sue splendide mani. Gli occhi chiari cangianti alla luce del sole che diventano carichi e profondi quando sono in lei. Mentre loro due si ascoltano e si raccontano, si affidano l’un l’altro. Si riconoscono. Si confidano con l’emozione di condividersi fino alle memorie più nascoste. La storia antica di un amore laico, la sposa senza velo e senza anello. Quell’amore tenero ed appassionato che ogni volta si ripete speciale nel tempo. Lì e ovunque. Delicato e deciso. Forte, rassicurante, gioioso. E lei se ne nutre. Lo beve. E poi ancora. Fino a sentirlo fluire dentro di sé. Paga, pervasa. E poi lo sente di nuovo. Insieme alla felicità raggiante di parlarsene ancora e mentre. Continuare a sorridere. Ridere insieme per la gioia di un altro splendido reciproco dono appena scambiato, con la sorprendente incredula conferma, ogni volta, che il tempo sono loro due insieme. Che Max esiste davvero. A casa trovò solo Micia. Meglio così. Le piaceva restarsene a luce soffusa sul suo bel divano bordeau, seduta a gambe incrociate in posizione vagamente yoga, la testa poggiata all’indietro sul morbido cuscino, lo sguardo all’intorno sui marmi chiari, gli arredi, le sue splendide piante ed in mezzo a loro il piccolo arancio seminato insieme a Max, ora incredibilmente in fiore. Gli oggetti antichi e recenti ciascuno testimone e custode dei propri segreti ricordi: la maschera indiana intagliata nel legno, la ciotola birmana dal suono rilassante, i libri, il cofanetto di film e cd, i fiori di campo per la loro ricorrenza di ieri, il computer con le sue mail impazzite, la loro bella melagrana verde e vermiglio dell’anno passato sul tavolino di fronte a lei. Quando era sola la sentiva veramente sua quella casa. Ed anche di Sara. E pure di Micia. L’altra presenza costante che appariva all’improvviso. Le saltava accanto, morbida, sinuosa, giovane e bella. La guardava speranzosa, languida, con i suoi occhi scuri da cucciolo sornione e giocoso che se ne resta in attesa di carezze quasi a cercare nella fisicità di una mano protesa le sue conferme. E Linda gliele diede anche quella volta. Come sempre. Come a tutti coloro che in qualche modo si affidano, restano affidati a lei. Quanto somiglia a Max, pensò, tanto fiera ed indipendente, orgogliosa ed attenta, memore, presente, giocatrice superba in difesa che non disdegna di andare all’attacco. Felina e furtiva nel cogliere l’attimo. Ed altrettanto amorevole. Bisognosa ed intuitiva di me. Tenera, coccolosa, tenace, condiscendente, affidata. Proprio come era già stato per lei ancora tanto, tanto tempo fa! E quanto somiglia anche a Sara, si ripeté. La mia Sara. Eppure Micia sarebbe andata via. Una notte sarebbe fuggita in silenzio a vivere la propria vita da giovane gatta altrove come era giusto e naturale che fosse. E poi forse sarebbe tornata per farsi rivedere. Linda lo sapeva bene. Ne temeva il momento perché era cosciente che prima o poi sarebbe accaduto. Proprio come con Sara che un giorno le avrebbe detto perdonami mamma se ti lascio qui da sola. Non è un ingrato abbandono. Io non sto solo fuggendo altrove. Devo andare. La vita non è qui, è là fuori che chiama. Io non posso continuare a far finta di nulla.
(…)
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:54
@Mario Sodano,
questo racconto era troppo lungo ed abbiamo pubblicato una breve estratto… Prova ad inviarci altri brani.
Grazie.
R.
Replica
Mario Sodano replica:
marzo 24th, 2010 alle 00:29
@Robert,
grazie a te Robert. Intendi proprio altri racconti, oppure ritieni che possa inviare anche un tratto successivo di una “storia una favola”?
Replica
Robert replica:
marzo 24th, 2010 alle 08:38
@Mario Sodano,
certamente ma evita di postare brani troppo lunghi, perchè rendono difficoltosa la navigazione e la lettura nel blog.
Grazie.
R.
L’ AMORE CHE VERRA’
L’amore no non muore, amore passa
su alti ponti di cristallo fine
e quando il calendario lo sorpassa
restano fari sopra le colline
d’estati calde, torride stagioni
e primavere splendide di sogni,
d’aspettative contro le ragioni,
confusi desideri nei bisogni
d’amanti, madri, d’emozioni, figli,
del tuo coraggio volitivo, sordo,
e lotte travolgenti senza artigli,
mari d’incanto con la quiete a bordo,
poi nuovi saliscendi senza appigli
l’amore che verrà, ne fa ricordo.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:56
@Mario Sodano,
questa poesia può diventare anche una canzone! Grazie Mario.
Inviaci altre tue opere.
R.
Replica
Laura Di Marco replica:
marzo 24th, 2010 alle 22:53
@Mario Sodano, complimenti …
Replica
Mario Sodano replica:
marzo 25th, 2010 alle 10:07
@Laura Di Marco,
Grazie Laura.
Sono contento di essere riuscito a donare un’emozione.
Replica
DECISIONE
Ripongo i miei sogni, quasi fossero reliquie
nelle pieghe di stoffa fine,
le mani tremanti al tocco, lieve.
Assopitevi , amici, dopo tanto migrare,
come rondini in ansia alla ricerca di un nido.
Domani, forse, vi lascerò volare
tra nuvole capricciose e rinsecchiti rami.
Incalza il tempo degli addii,
compagni fedeli di un lungo viaggio,
silenziosi e vivi, nutriti dall’amore.
Ritornerò, poi, nell’angolo buio
della torre di carta, creata a difesa
d’imprudenti, bizzarri viandanti
attirati da fanciulleschi candori.
Rimane nello spicchio della luna d’inverno
– a me sola destinato -
il segreto che dona pienezza, sognando.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:51
@MARIAROSA,
molto molto bella Mariarosa.
Grazie di cuore. Inviaci altre tue opere.
R.
Replica
Inchiodandomi al muro
mi sussurravi nell’orecchio
tutto il ben di Dio
e dai pori
della mia pelle uscivano germogli
impazziti che aggirando i tempi
si trasformavano in fioriture
primaverili.
Tu sussurravi e
io maturavo come una mela
con le macchie rosse del ritegno
e quando ti sei zittito
tirandomi
giù dal ramo -
mi hai mangiato.
22.1.2010
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 20th, 2010 alle 19:32
@Natasha Bondarenko,
Carissima Natasha,un paio di immagini, bellissime, sono di un verismo esistenziale e di una immediatezza espressiva che raramente mi capita di cogliere altrove, forse per via dell’età non più giovanile e poco incline, ormai,ad apprezzare le sdolcinature stilistiche( problema tutto mio ovviamente); insomma, mi piace molto questo tuo modo di scrivere in versi, complimenti sinceri.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:49
@Natasha Bondarenko,
l’immagine di cui si alimenta la poesia è bella. E come osserva Prontera, realistica. Ma l’amore, forse, è più sogno che realtà perché in questa non trova tutto il suo fecondo potere.
Grazie Natasha.
R.
Replica
AMORE AMARO
Amore, un grande amore mai nato
un amore quasi inventato.
Amore, un frutto dolce e un po’ amaro
con un cuore spesso tanto… avaro.
Amore, con un cuore sempre prudente
ma con un grande vuoto nella mente.
Amore, simile ad un buco nella sabbia
a volte si grida di gioia a volte di rabbia.
Amore, con piccolo dolce sorriso
ma spesso e’ solo una sformia sul viso.
Amore, un grande dolce sentimento
sembra un gioco che dura solo un momento.
Amore, spesso c’e’ confusione – delusione
ma dopo un po’ viene la consolazione.
Amore, un dolcissimo pensiero
poi il dubbio ma: tutto cio’ sara vero?.
Replica
Preannnucio
(Invio un testo di poesia per Concorso di emozioni Il bel canto della primavera)
Sul belvedere che costeggia il borgo,
nella vallata,
case sparse al sole,
gemme sui rami ,
quasi alberi in fiore,
gaudio nel cuore,
ambita primavera, stagione amata,
preludio a nuovo amore.
Finestre aperte sulle vie in pendenza,
nel desiderio di ospitare luce;
gente tranquilla nella piazza, al sole;
Cammina, sola, nell’azzurro cielo,
passo felpato, bianca nuvoletta,
nuov’aria annuncia,
calma, senza fretta.
Poco più in là, dilegua lentamente,
prepara il cielo al rosso del tramonto…
la sera scende, si respira amore.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:43
@li_mas,
mi è piaciuta moltissimo la chiusa.
Però aspettiamo di leggere anche altre tue opere.
R.
Replica
Il sole dell’inverno
E’ un respiro di drago il nostro amore
consumato dall’arsura del mare
faticoso vento dilagante nella sera
l’ho cercato a lungo sull’asfalto dai cardi azzurri e viola
sotto una capanna di mattoni rossi
prezioso in un barlume raro
vacillante d’illusioni ai bordi del sentiero
l’ho visto barattare un taglio di sole con un bastoncino di zucchero filato
una pietra e una fionda con un piovasco al cuore
l’ho visto nei confini della sete
il fiato incagliato nei fondali
a mendicare pane e stelle
in un inverno bianco
nella piana di Sibari
bello in un ciondolo d’argento
l’ho chiuso in una stanza all’imbrunire
coperto di germogli profumati
in una luce smorta di malinconia
e ho visto il fuoco
la sua coda di serpente
allungata su una scaglia di bucato
transitare nel mio tempo lento
in un tedio di volo rovesciato.
Questo amore che mastica parole
crudele d’api
dormiente di coltelli.
Sezione Poesia e musica
Replica
Laura Di Marco replica:
marzo 20th, 2010 alle 12:53
@Tiziana Monari: molto bella …
Replica
Arsomnia replica:
marzo 22nd, 2010 alle 20:46
@Tiziana Monari,
..una ricerca che non tralascia nulla, di questo amore, che pare continui a “camminare”, tanto è l’essenza della vita… e quasi sorprende, verso la fine quel fuoco e la sua coda di serpente.. dispiace che sia transitato nel tuo tempo lento.. E la chiusa, semplicemente splendida.
Che sia poesia o poesia per musica, poco importa… è bellissima…
Un saluto
Ars
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:42
@Tiziana Monari,
una poesia dal respiro prevertiano. Complimenti Tiziana. Molto bella.
Mi raccomando, posta altre tue opere.
R.
Replica
UN GIORNO TI INCONTRAI-
Un giorno Ti incontrai,
e di Te mi innamorai.
Eri come un fiore appena fiorito,
per me eri l’infinto.
Mi guardavi fisso nei miei occhi neri,
come galanti cavalieri.
Sembrava mi dicessi dolcemente
non togliermi mai dalla tua mente.
Ma all’improvviso,
grosse lacrime rgavano il mio viso.
Ad un tratto non mi guardasti piu’,
ed io sconvolto mi sentii cadere giu’.
Sicuramente non mi avrai mai dimenticato,
Signore di Te resto sempre piu’ innamorato.
Franco Carlis
Replica
Per la sezione ” Poesia ”
Titolo : ” Per sempre ”
Dietro il mio pensiero
c’è la fame di te.
Sopra il mio corpo
c’è il fantasma di un desiderio.
Oltre la mia immagine
c’è il Triangolo delle Bermude.
Sparirò anch’io,
come spariscono la fame
e il desiderio.
Ma l’anima accarezzerà
per sempre
il ricordo di quest’amore.
DANIELA PATRASCANU
Replica
Brandon Valoriani replica:
marzo 20th, 2010 alle 12:45
Questa poesia è un lampo di luce nella nebbia di mistero che ti avvolge sempre. Ti rende più umana ma nello stesso tempo fa consolidare l’idea che ho di te e che anche l’immagine sopra conferma : sei speciale !
Brandon
Replica
Sergio B. replica:
marzo 20th, 2010 alle 13:08
Sei riuscita a farmi emozionare con questa poesia e mi fai pensare al passato , ai treni che non ho saputo prendere in tempo.
Complimenti !
Sergio
Replica
Robert replica:
marzo 20th, 2010 alle 13:17
@Sergio B.,
Attenzione Sergio stai intervenendo nelle repliche ai commenti di altre persone. Per lasciare un commento all’autrice devi cliccare sul link “Replica” presente proprio sotto il testo dell’opera.
Roberto T. replica:
marzo 21st, 2010 alle 12:57
@Daniela Patrascanu, Concisa e determinata , informi che le tue emozioni esistono e non vogliono più stare nascoste. Questa poesia sembra scolpita in pietra , ma emana calore ! Brava, Dana !
Replica
SOSTENUTA DA UNO SGUARDO
Semplice e libera
la stagione della fioritura
precoce di marzo.
Con la natura riposata
che spia dalle fessure
il nuovo sole.
Anch’io risvegliata dal
potente contatto con il tuo
sguardo sono rinata.
Per l’uscio aperto sono
entrata con un’aria d’intesa,
di perdita di coscienza.
Sostenuta al fianco da quello
sguardo ho potuto affrontare
il cielo violato dalla scia d’aereo.
Ho potuto regalarmi per un
ritaglio di tempo l’illusione
della danza della fata confetto.
federica
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 16:06
@federica,
Se non avessimo i sogni e le illusioni a spiare frammenti di luce, non potremmo mai schiudere le ali, per eseguire danze guidate da uno sguardo.
Belli i respiri pastello di questa leggiadra poesia…
Fiorella Cappelli
Replica
Bel testo. Auguri per il compositore!
Replica
NON SO PERCHE’
Non so perché,
non so per quanto tempo
c’è questo nuovo Io ribellato
in un contesto calmo, rilassato…
Cosa vorrei,
come dovrei agire
per non lasciar cadere delle strisce
pronte a diventare delle bisce ?
Non so perché,
non so per quanto tempo
sarò disposta a reggere il peso
di un confronto allarmante, teso.
DANIELA PATRASCANU
sezione Poesia e musica
Replica
Brandon Valoriani replica:
marzo 20th, 2010 alle 12:54
In questo momento si fa avanti la voglia di tranquillizzarti , ma so che quel momento di tensione è già andato via e che tu hai già trovato la risposta . Leggerti mi avvicina sempre di più a te, e penso che succeda questo anche con altre persone. E ‘ come poter entrare in una sala di un museo che prima era chiusa al pubblico ! Grazie, Daniela !
Replica
Sergio B. replica:
marzo 20th, 2010 alle 13:13
Ho riconosciuto i tuoi quadri. Penso che questo portale sia il posto giusto per te, ormai la pittrice dei portali. Aspetto una tua poesia in cui si parli anche dei tuoi viaggi nello spazio della fantasia. E faresti bene a scrivere un volume. Non è un consiglio, so che l’hai pensato anche tu. Però, per chi ti conosce e ti vuole bene, sarebbe importante.
Ti auguro successo !
Sergio
Replica
Roberto T. replica:
marzo 21st, 2010 alle 13:04
@Daniela Patrascanu, Qui ti si percepisce davanti ad un bivio esistenziale , fragile ed inquieta…Forse hai immortalato questo momento per poterlo superare prima possibile. Conoscendoti…
Replica
Concorso di Emozioni, il bel canto della primavera
Poesia Dal Libro “Padrone il Vento” di Fiorella Cappelli
Titolo: “Equinozio di Primavera”
La notte uguale…
Preciso istante
di un sogno astrale
punto a diamante
E tu…appartieni
ai desideri
e li mantieni
accesi e veri
nei lunghi giorni
notti stringate
poi tu ritorni
tra le mie fate.
Fiorella Cappelli
Replica
federica replica:
marzo 22nd, 2010 alle 10:46
@Fiorella Cappelli,
grazie per il commento alla mia lirica, nella tua invece sono i desideri piu’ reconditi a sciogliersi in danze primitive, il punto a diamante e’ il luogo preciso dove tu quando vuoi puoi andare a rivivere cio’ che ti rende viva, accesa, e solo quando tu lo vuoi tutto cio’ ritorna sogno. bellissima, intensa.Ciao.
Replica
La primavera ha il sapore di un sole a Praga
Abbiamo i nostri anni
abbiamo i nostri figli
e cuciamo orchidee
sulle rosse bandiere di Praga.
Alexander ha messo
le corolle sui nostri cuori
e la speranza di un futuro migliore
e Praga non è mai stata così bella
amore mio
e nostra figlia
sarà il futuro sulla strada d’aprile.
Questa primavera
sa di socialismo
e di bicchieri sui brindisi nei balconi
perchè c’è un nuovo futuro amore mio
c’è un nuovo socialismo al confine del tempo.
A piazza san Venceslao
c’è gente che sorride di nuovo
compagni la primavera è arrivata
nostra figlia
intreccerà ghirlande
sulla Moldava
nostra figlia amore mio
nascerà in agosto
di questo sessantotto
di nuovi colori.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 15:31
@giuseppe diodati,
Mi hai ricordato il mio amato poeta Nazim Hikmet, la sua impronta, la sua intensità di condivisione di ogni emozione, con la sua donna…
Emozioni senza tempo…
Fiorella Cappelli
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:38
@giuseppe diodati,
complimenti. Ha un “sapore” particolarmente evocativo questa tua lirica.
Grazie. Posta altre tue opere Giuseppe.
R.
Replica
IL COLORE DELL’AMORE
fra i colori adamantini
del romantico bosco,
fra le secche foglie,
rimembra un ricordo
nel mio cuore:
si accende una luce
di suoni lontani:
di una musica divina
portata dal vento del mare
che vola nell’immensità
del cielo
e si colora di te
si colora di
Amore
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:36
@sergio doretti,
molto bella la chiusura. Bella anche per una canzone. Grazie Sergio.
R.
Replica
Concorso di Emozioni
Sezione Poesia
“Tu Che Sei”
Tu che sei
magico momento
di una brezza
catturata per incanto
averti nella mente
sentirti vibrare dolcemente
al suono delle mie parole
per vederti poi svanire
allo spuntar del sole
e lasciarti andar via…
senza chiamarti “amore”.
Replica
Tratto dal mio libro “Carezze D’Aria”
ASCOLTAMI
Ascoltami tesoro mio, non piangere
asciuga quelle lacrime e abbracciami
A piedi scalzi, per non far rumore…
nei tuoi sogni arriverò
ti condurrò in fantastiche avventure
ti porterò con me, in immense praterie
dove potrai correre, libera
dal mondo che ti soffoca
vedrai tramonti inverosimili
lungo torrenti di emozioni
e sarai viva più che mai, pensando a me
Ascoltami tesoro mio, non piangere
asciuga quelle lacrime e abbracciami
prendimi per mano nei ricordi tuoi incredibili
trasforma la nostra storia in una favola
innamorati persi noi…incontravamo il sole
andando in moto verso il mare
l’azzuro era speciale…
vestita d’onde e spuma bianca per farti baciare
sognavi ad occhi aperti questo amore
il tempo regalava forme al corpo tuo
che rifletteva luce nell’essenza della vita
e ti vedevo correre su spiagge abbandonate…
attraversare deserti senza perderti
per perderti soltanto poi con me…
si, con me, nell’estasi…
Ti vedo sai, bellissima…
la notte due stelle nei tuoi occhi ha incastonato
illumini il cammino che farai
non potrai più perderti
anche se non ci sarò a raggiungerti
un angelo vicino arriverà a proteggerti
ma tu dovrai sorridergli, stupenda come sei
ti regalerà gioia di vivere…
Ascoltami tesoro mio, non piangere
asciuga quelle lacrime e abbracciami.
sezione Poesia e Musica
Replica
dorella dignola replica:
marzo 20th, 2010 alle 13:15
@Fiorella Cappelli,
Presenza preziosa, dolcissima, di colui che è e che ama, consola, solleva il viso alla vita.
Luoghi incantevoli figurati nel mondo dell’amore di due creature che superano il tempo e lo spazio per incontrarsi.
Molti complimenti e grazie per le EMOZIONI che mi hai dato.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 15:24
@dorella dignola,
La sensibilità si fonde in attimi che si attraversano quando ci mettiamo “in ascolto” con il cuore.
Onorata della Tua replica.
Fiorella Cappelli.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:32
@Fiorella Cappelli,
bello lo slancio di questo tuo testo che con un buon adattamento forse potrebbe anche diventare una canzone.
Grazie!
R.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 24th, 2010 alle 10:14
@Robert,
Grazie Robert, A.A.A. cercasi adattatore per adattamento …
Replica
Proprio mentre uscivo sulla Sharia Gohar El Qaid, a destra appena fuori dell’ultimo portone posto sulla destra, che avevo superato, mi accorsi con l’angolo dell’occhio destro di uno sguardo che mi fissava. Era una ragazza che aveva i tratti somatici e gli occhi di un’europea, doveva avere sui venti-ventidue anni, ed era vestita di uno straccio color giallo ocra. Aveva un corpo esile e slanciato, i fianchi non larghi, appena accennati. Sul suo volto delicatissimo, meraviglioso nei suoi lineamenti signorili , ma quasi smunto, con un ovale allungato e non arabo, era dipinta la fame. I suoi occhi erano di un verde smeraldo chiaro che contrastava come un miraggio con tutto cio’ che mi circondava. Aveva le lentiggini ed i capelli ricci, lunghi e di un bel colore rosso fulvo. Lo sguardo piu’ che fissarmi, mi implorava. Aveva i piedi scalzi e sudici, ma il volto era bellissimo, di una delicatezza quasi angelica. Non riuscivo piu’ a procedere oltre. Feci qualche passo indietro, per ritornare all’ombra del vicolo. Per vedere meglio. Quegli occhi verdi erano lì, ma non piu’ imploranti, erano adesso quasi riconoscenti per il fatto che mi ero accorto di loro. Dopo qualche istante non resse il mio sguardo, improvviso e pronto, ed abbasso’ il suo volto. Forse aveva vergogna di come mi appariva, non aveva capito che la sua bellezza mi aveva come folgorato. Ero certo soltanto che s’era accorta che mi interessava: forse proprio questo la imbarazzava.
Perche’ mi rivolsi in avanti e tornai nel traffico assolato dell’ampia strada? Perche’ non mi avvicinai a te, fantasma di bellezza e di vita? Almeno avrei scrutato nelle profondita’ delle tue pupille supplicanti! Avrei ammirato quel quadro di fascinosa miseria e di sensuale poverta’!
Invece sei rimasta lì, ferma nella mia memoria in un’immagine risucchiata dal mio passato.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:30
@Sabatino DI FILIPPO,
è un istante l’amore. Passa come un treno nella nostra vita e se non facciamo in tempo a salire…
Grazie Sabatino.
R.
Replica
Sabatino DI FILIPPO replica:
marzo 24th, 2010 alle 16:08
‘Ah felicità! Su quale treno questa volta arriverai? Lo so che passerai! Ma sempre in fretta: Tu non ti fermi mai.’.
Grazie a Te. Cari saluti,
Sabatino DI FILIPPO.
Replica
“ Dando tempo al tempo, tutte le cose dell’Universo finiranno per incontrarsi le une nelle altre”
(José Saramago)
Dal mio spazio dell’anima
dal mio tempo del cuore
che non hanno bisogno di presenza fisica né di orologio
ti saluto, mamma
Nel tuo spazio dell’anima
nel tuo tempo del cuore
sconosciuti, dove come quando, l’inizio e la fine della loro presenza
sussurro con la forza del mio bene: GRAZIE!
Grazie alla mamma che sei stata
Che comprende e sostiene
Che aiuta e non pretende
Che non comanda ma serve
Che rispetta e che ama senza chiedere ritorno
In questo luogo interiore, in questo battito… stai qui
luciana
Replica
UOMO
Alta e disegnata l’ampia fronte;
dritto il profilo e chiari i bei
capelli a onde!
Occhi profondi, ridenti,
in un sorriso smagliante,
tra labbra sporgenti e chiare
che ho sognato di baciare.
Acque di lago alpino, profonde,
specchio di cielo di picchi innevati,
di cime scure, orlate di pietra
e di luce sui fianchi.
Non femmineo il gesto,
ma garbato il tuo fare
e maschia energia
che sprigiona passione nel tuo rider
ed il tuo agire.
Ti guardo!
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 10:59
@Dorella Dignola,
Commento alla Poesia “Uomo” di Dorella Dignola
“Dipinto” con parole immerse nella profondità della natura,
l’uomo fiorisce in una dimensione di passione ed energia che solo la grande sensibilità di una Donna sa elevare…
Fiorella Cappelli
Replica
A NOI
Abbiamo parole di cui vestirsi
(per pudicizia di sentimenti)
Frasi banali dove celarsi
(lenzuola stese)
tra cui nascondersi
Abbiamo stagioni di cui(s)parlarsi
per evitare di non capirsi
(il sole e nuvole)
per lamentarsi
Abbiamo bozzoli di delusioni
(tessuti di lacrime)
in cui rinchiudersi
in attesa di morte o di metamorfosi.
Ma infine una notte per cui spogliarsi
che guarda lasciva le anime sciogliersi
(cancella tutto)
per poi sorridere
quando nel giorno torniamo a rincorrerci.
sezione Poesia e musica
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:27
@Laura Di Marco,
complimenti. Un testo molto originale che potrebbe stimolare chi deve creare la musica di una nuova canzone.
Puoi proporre anche altri testi Laura.
R.
Replica
Laura Di Marco replica:
marzo 24th, 2010 alle 00:05
@Robert,
grazie davvero. In realtà questa é la prima poesia che ho sentito come testo per un brano da quando é nata, non molto tempo fa, ma sarei lieta di proporne altri.
Laura.
Replica
AMORE ED EMOZIONE
Una romantica
principessa
bussò
alla porta,del mio cuore,
arrivava da un castello
incantato
viaggiava su carrozza
e
bianchi cavalli
sotto
un cielo
di stelle,
e sopra
un prato fiorito
Emergeva
dallo splendore
di una immagine,
meravigliosa
e
Il mio cuore
per una magia,
si è collegato a lei.
Splendono allora,
delle luci di amore,
che arrivano dall’infinito,
ma vivo solo… emozioni,
per un amore
che resta vivo,
nel mondo,
della magia
virtuale.
Replica
I miei più cordiali auguri
e complimenti alla
Redazione e a tutti gli amici.
Verso la Primavera
Vorrei eliminare
le notti oscure,
ed accendere,
con la luce
dei nostri occhi,
miliardi di stelle
e di lune giganti,
che portino dal cielo,
i riflessi della felicità,
nei nostri cuori.
e
un amore grande
che cancelli
le tenebre della vita.
Vorrei
essere
una nube
e dal cielo,
versare sui
nostri cuori,
una
pioggia di felicità.
Aff.mo sergio
Replica
dorella dignola replica:
marzo 20th, 2010 alle 13:10
@sergio doretti,
Com’è bella la tua espresione: “pioggia di felicità”! Descrive efficacemente l’anelito dell’uomo che di questa pioggia ha sempre sete.
Grazie Sergio.
Dorella
Replica
“IL TEMPO E LO SPAZIO”.
(a mia madre, che domani festeggia 64 anni di viaggio con quel simpaticone di mio padre e ancòra mi emoziona).
Il tempo è un burlone,
ti prende alla gola:
un po’ si nasconde,
un po’ ti opprime;
lo spazio è un fantasma
e ti prende per le mani:
un po’ le accarezza,
un po’ le tiene legate…
…e te ne vai per i tuoi pensieri
e i miei sproloqui di mezzanotte,
di questa notte di mezza estate
metà inseguita dal tempo,
metà affogata nello spazio
e,…tuttavia bella,
come l’ammiccare magico
del crepuscolo alla sera,
della biada alla mucca,
della vita alla morte,
dei tuoi sguardi curiosi alle mie rughe perfette,
delle tue paure alle mie malinconie.
da “ESTATE 2005 e dintorni: sproloqui notturni in cerca di audizione e, comunque, fatalmente alle stelle!”
Replica
MARIAROSA replica:
marzo 20th, 2010 alle 19:27
@Mario Prontera, quell’ammicare magico della sera!Eccezionale, da te solo carezze di vera poesia :BRAVO!!!!!!!!!!!!!!!
Replica
Mario Prontera replica:
marzo 20th, 2010 alle 19:54
@MARIAROSA,
Grazie, carissima MARIAROSA, ma il merito dei miei ‘poetici – eretici’ capillari venosi è tutto di mia madre, che normalmente si emoziona quando legge questa poesia, ma che veramente è l’anima della mia scrittura elementare in versi, come è ancòra l’anima del mio modo di essere nella vita di tutti i giorni.
Replica
SEGRETO
Intimo ti nascondi
profondo, dove nessuno
vede e sa.
Mi risali in mente,
all’improvviso,
mi riapri il cuore,
ti rifai sorriso e, lieve,
un brivido mi ritorna a te
e ricompone l’immagine
d’una gioia provata,
d’una bocca baciata,
d’una poesia ascoltata.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 11:29
@Dorella Dignola,
Commento alla poesia “Segreto” di Dorella Dignola
Nello scrigno dei ricordi, gemme preziose illuminano ombre assopite. Un refolo di vento soffia sulle vele ammainate della vita; tra riverberi di luce si ricercano i diamanti…
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:24
@Dorella Dignola,
l’amore è un segreto che per avverarsi spesso deve restare tale.
Grazie Dorella.
R.
Replica
Danzando sull’acqua.
Si era impossessata di lui senza che se ne rendesse conto, senza che lei volesse farlo o potesse immaginarlo, senza che nessuno di loro lo pensasse veramente, ma forse, in fondo, desiderandolo profondamente. Era stato un gioco o la necessità di colmare un vuoto all’improvviso apertosi nella vita di entrambi?
Il tedio e l’infelicità, nella loro forma immateriale, si erano incontrati, parlati, studiati e compresi, incatenandosi l’uno all’altra, trasferendo le sensazioni agli inconsapevoli corpi di cui avevano il controllo. E quella sera, complice un breve intervallo concesso dal rigido Inverno, trepidanti per quell’appuntamento, si erano incontrati sulla passeggiata lungo il mare.
La luna non aveva iniziato il suo turno di notte. Il cielo, nero, restava cieco sopra la calotta luminescente che impregnava la città, abbagliando le povere stelle, cancellate da tanta artificiale arroganza.
I palazzi affacciati sull’ansa di mare vibravano nei riflessi cangianti sulla mobile lama d’acqua che si stendeva, lucida come granito, rispecchiando la festosa scia luminosa del lungomare.
I riflessi vibravano nel moto quasi impercettibile delle acque cantando i loro colori più vividi, dal caldo arancio al metallico argento.
I riflettori si erano accesi e illuminavano il palcoscenico. Silenzio in sala. La danza poteva iniziare. Lui, felice di poterla incontrare,aspettava impaziente di guidarla fra le braccia.
Oh, come desiderava ballare con lei. L’atmosfera intrigante, la pista perfettamente liscia, ideali per l’incontro d’arte. Nella buca dell’orchestra la leggera risacca iniziava a intonare il motivo in quattro tempi.
Valzer. Cosa c’è di più, di più…di stupendo, meraviglioso, splendido, coinvolgente, briosamente esaltante del valzer. Il gattopardo. Giuseppe Verdi. La stessa gioiosa, frivola aria che spirava sul Titanic nella corsa verso l’appuntamento finale.
S’inchinarono l’uno all’altro e iniziarono a danzare. Giravano, vorticando sul levigato marmo liquido che sosteneva le loro figure immateriali.
Lei ondeggiava la testa di lato, seguendo i “crescendo” e i “minuendo” del ballo austro-ungarico.
Il principe di Salina, dimentico di baffi e barba, ammirava la giovane creatura, dimentico della sua matura fisicità e sorpreso dalla leggerezza che ancora lo sosteneva, insopportabilmente esultante di sostenere quel corpo duttile e così fragile.
Un soffio gli sembrò la durata del ballo. Il tempo è sempre breve e passa mentre noi godiamo la nostra vita.
Ben presto la musica s’acquieta. Non vortica più, ma si distende in un valzer lento, struggente. “Anche se non ci sentiamo più come fosse un valzer lento, come un vecchio movimento”
“muovi ora un passo fallo tu”
“prendi bene questo tempo”
“questo spirito di vento”
“sali molto e già non mollare e giù non mollare”
“no, non guardare giù”
“raccogli forte il mio pensiero che arriva fino a te”
“senza farci male ancora”
“raccogli forte il mio pensiero che arriva fino a te”
“senza farci male ancora ”
“fino a toccare le tue mani, come se fossimo lontani”
“fallo per me”
“balla con me “
“gira con meeeee…”.
Leggeri, i passi sfiorano l’acqua che estasiata li guarda, languidamente abbracciati, e non osa muoversi nella sua fissità. Trattiene il fiato. Non vuole ritrarsi né bagnare loro le punte delle scarpine, per non rovinare la danza.
Ed essi danzavano nella notte come se non avessero mai fatto altro in vita loro, come se non avessero altro da fare per il tempo restante, per l’eternità. La musica lentamente suggeriva il movimento. I corpi disegnavano nell’aria giri ampi come fossero tracciati da un compasso che, invisibile, inanellasse cerchi su cerchi.
Ma l’ansia si fa strada nel ballerino. Avverte l’avvicinarsi delle ultime note, mentre lei gli si abbandona, dimentica di tutto.
Le onde del valzer iniziano ad allontanarsi sempre più. A lui sfugge la presa della dama. La delicata pressione che la mano esercitava al centro del busto della ballerina scivola inesorabilmente. I corpi si staccano, le mani, districate, perdono il contatto, si lasciano, si cercano inutilmente. La musica si attenua ancora di più.
Leggera, Lei va via vorticando, come un palloncino liberato dalla mano del bimbo che lo reggeva e si sgonfia, vibrando nell’aria. Lui non controlla più il movimento della piuma che gli era tra le braccia. La perde nell’oscurità, risucchiata dal mare che l’ha voluta per se.
Desolatamente, tutto tace. Solo la risacca lo rimprovera amaramente e resta il rimorso di essersi capiti troppo tardi, fino a sentirsi male.
Le luci si sono spente e vortica la neve. L’Elfo della luce si è ripreso il suo dono. Infuriato, il generale Inverno ora imperversa. Voci si mischiano al vento che turbina e reca il gelo della lontananza. La Speranza trema nella tempesta e sembra che dica in un eco: “A domani…domani…mani… mai…”.
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:09
@nesso,
bel racconto. L’amore è una danza sopraffina. Torna a postare altre tue opere.
Replica
Baci colorati
Baci colorati si posano furtivi sulle tue labbra assetate d’amore.
Languide parole, frammenti, schegge impazzite
si avvicinano alla tua bocca che le inghiotte una dopo l’altra…
come il cratere di un vulcano spento
Inizia l’attesa…
Tra breve s’accende la passione…
Mille e mille giochi d’artificio
si stagliano nel firmamento di una notte stellata.
Una miriade di colori…
Vermiglio, oro, turchese, cobalto, verde smeraldo
Squarciano il Buio della notte.
Il corpo insieme all’anima è in festa… una festa di colori, di suoni…
Una musica celestiale invade l’essere e la mente…
Come per incanto il suono di violini lontani e le note di un pianoforte
intonano una canzone:è quella che aspettavo da una vita…
Che meraviglia… la canto insieme a te per sempre….
Un caro saluto a tutti, Cettina
Complimenti per l’iniziativa.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
marzo 20th, 2010 alle 11:12
@CETTINA LASCIA CIRINNA’,
Commento alla poesia “Baci Colorati”
Servono sempre “tutti i colori” per ammirare l’arcobaleno della vita. Complimenti a Cettina, per averli scelti così intensi e vivi da catturare anche i nostri sguardi.
Fiorella Cappelli
Replica
Robert replica:
marzo 23rd, 2010 alle 23:06
@CETTINA LASCIA CIRINNA’,
grazie Cettina. Ti aspettiamo, puoi postare altre tue opere.
Buon Concorso di Emozioni!
R.
Replica
Donna
Donna,
gemma impreziosita
dal tempo che rifulge
di passioni mai spente,
donna,
donna nell’alba del giorno,
nel tramonto della sera,
donna nel poi degli anni
che disegnano sul volto
rughe di speranze.
Fresca rugiada
dei canti di primavera,
donna,
donna di notti d’amore,
lune mai spente,
luccichio di occhi innamorati
nel verde profondo del mare…
Donna,
pagina di storie
che l’argento delle tempie
ferma nel cuore come i ricordi di ieri.
Donna,
vita,
sogno…
rima d’amore!
Maria Rita Cuccurullo
Replica
PER TE
Per te, ascolto la mia anima
per Leggere i tuoi sentimenti
e le tue emozioni.
Per te scrivo le frasi più belle
e le conservo come cartoline illustrate
con l’immagine invisibile di noi due.
Per te chiudo gli occhi e respiro
il vento di primavera,immaginando
che mi stringi forte le mani
fino a farmi male.
per te mi perdo nell’immenso
cielo buio della notte stellata
per incontrarti nel volo più bello
della fantasia.
Per te aspetto di rigenerarmi
con nuovi pensieri di gioia
che solo tu puoi regalarmi
poichè solo tu sei l’altra parte di me.
sezione Poesia e musica
Replica