Concorso di Emozioni, il bel canto della primavera


Dallo spot
Una storia italiana della Banca Monte dei Paschi di Siena

Fai di me un vestito di alghe e coralli
di spuma e di baci nel tuo mare d’amore

Il bel canto della primavera. L’usignolo annuncia la mite stagione dei fiori. Comincia la sesta edizione del CONCORSO DI EMOZIONI.
Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari!

Puoi partecipare in modo del tutto gratuito postando per un mese, fino al 18 aprile, direttamente nei commenti di questo post poesie, racconti e parole per una canzone d’autore. Gli autori di opere edite possono partecipare anche con poesie e brevi brani estratti dai loro libri.

Quest’anno, nella nuova sezione “Poesia e Musica”, curata in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente, le tue parole potranno diventare anche il testo di una canzone d’autore!
Il nome dell’autore del testo scelto per creare una nuova canzone sarà comunicato nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore” (23 e 24 aprile 2010).

Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.

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*Le opere si postano direttamente nei commenti *

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© 2010, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

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Commenti

  1. Cinzia scrive:

    LE OMBRE DELLA SERA (dal libro “L’Altra di me” Edizioni Giulio Perrone)

    Al calar delle tenebre
    si levano i miei foschi pensieri
    puntuali pretendono
    cure ed attenzioni,
    stridule note nell’aria frizzantina,
    squarci purpurei nei meandri dell’animo.
    Pigra m’attende
    la vestale sera,
    luna di false promesse
    in vista d’un alba nuova.
    E mi vedrà colma di speranze
    nella luce dei tuoi occhi,
    marchio di fuoco,
    indelebile follia.

    Replica

  2. Cinzia scrive:

    QUI SENZA TE (inserito nel libro “L’altra di me”Edizioni Giulio Perrone)

    Qui senza te
    un film dalla pellicola sbiadita
    attraversa la mia monotona solitudine
    e se nei miei sogni
    vedevo solo il tuo sorriso
    or mi ritrovo
    rotta come un giocattolo…
    intorno a me
    pezzi sparsi
    nella nebbia dei ricordi
    e delle attese dei tuoi ritorni.
    Qui senza te
    che esisti e sei lontano da me,
    come non pensarti mentre malattia sei
    dentro da tanto tempo ormai,
    estirparti vorrei,
    ma vallo a dire a questo stupido cuore…
    Qui senza te
    i dettagli mi annientano e la realtà
    spegne in me
    anche gli ultimi fuochi
    bagliori d’inferno
    nei tuoi splendidi occhi.

    Replica

  3. Consuelo Greco scrive:

    Scorgo all’improvviso
    luci fioche
    sul viale dell’amore
    come lucciole ammalate
    come tristi soldati
    privi di buon umore
    E nuvole di foschia
    coprono,come manto
    il paesaggio collinare
    che prima mi sembrava
    un incanto
    e mi portava da te
    facendomi sognare
    Dove sono andati
    i miei sogni
    ad albergare?
    Il cuore mi sussurra
    storie di nuove albe
    colorate di rosa
    come quarzo sospeso
    nell’etere infinito
    Forse nuove rive
    baceranno i miei desideri?
    O il vento primaverile
    che soffia lento
    porta un nuovo evento?
    Accoglilo mio cuore
    come fosse il primo amore.

    Replica

  4. Sabatina scrive:

    Rimbalzamenti

    Ora mi sproni
    a sprofondarti dentro
    e non lasci che sia l’anima a rivelarsi
    sepolta
    ma sei tu a presentarti come un arciere
    …che trafigge e conquista…
    …che trafigge…
    …e conquista….

    …poi ad un tratto perdo il vuoto,
    mi fermo e t’aspetto al varco della morte
    come un cumulo di segni infinitesimale
    come una donna, amante e mamma
    ti aspetto preoccupata

    e penso alla Mia Mamma.
    Le nuvole del cuore ti sfumano intorno,
    mentre dentro un desiderio
    di madre s’esalta

    e mi riconosco vittima dei legami,
    di queste frecce che rimbalzano
    questi sentimenti che ricollegano
    la Terra al Cielo
    l’Amore alla Morte.

    Io nel cuore,
    ho un cuore di mamma per te e per me
    e un cuore di figlia
    che mi richiama,
    che fa sentire i forti e i lenti
    scandisce i ritmi e me li separa
    definisce
    ma sono solo questo io
    un ponte di figlia
    un ponte di mamma.

    Questa è una poesia semplice, eppure è la mia storia d’amore, non so se può diventare una canzone, magari se tradotta in inglese, potrebbe e non sarebbe male. Un saluto a tutti voi, buona poesia, e un saluto particolare al signor. Robert! Buon week end

    Sabatina

    Replica

  5. Alba Venditti scrive:

    CANZONE D’AMORE (inserita nell’antologia Macchemu’ di Giulio Perrone Editore) – “POESIA E MUSICA”

    Si può cancellare un’immagine,
    si può cancellare una scritta
    ma non la dolce melodia
    che vibra le sue note
    e tanti consensi riscuote
    intensamente nella nostra mente
    fino a crearci tanta nostalgia
    e proprio con quella melodia
    avevamo preso la stessa via.
    Seduto in un caffé
    tu eri dietro a me
    e fissavi il tuo sguardo
    con tanto riguardo
    e stranamente quella volta
    mi voltai ma non so perché
    forse per semplice curiosità
    o per un pizzico di vanità.
    All’improvviso, dopo avermi
    accennato un bel sorriso
    ti recasti al juke box
    e a sorpresa mettesti quella canzone
    che mi sconvolse il cuore
    e apparve una lacrima di gioia sul mio viso:
    “Piccolo grande amore”
    Da allora vibra quella melodia
    nella mia mente con allegria
    perché diventasti l’uomo
    più coinvolgente per me
    e la ragione principale della mia vita.
    Chi avrebbe mai creduto
    che una comune canzone d’amore
    mi avrebbe cambiata nell’animo
    e nella voglia di vivere emozioni con te
    con cui voglio rivoluzionare anche il mondo.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Alba Venditti, Complimenti, cara Alba, sulle note della tua rivoluzione d’amore. Un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

  6. cecilia cartocci scrive:

    Sfumature

    Impercettibili sfumature
    sono in grado di cogliere,
    oltre ai colori caldi e freddi
    di un tuo sguardo,
    di una tua parola.

    Non basta il giallo caldo di un abbraccio
    né il freddo grigio di un singhiozzo.

    Tutte le tue sfumature velate
    sanno attirarmi e coinvolgere
    da sempre.

    Replica

  7. Lerri Baldo scrive:

    ONDE

    Lascerò che il caldo pomeriggio
    annuvoli col bianco delle rocce all’orizzonte,
    l’immagine di te
    che si sfuma e confonde
    con i respiri di questa distanza,
    il colore dei tuoi occhi,
    il segno incantevole delle tue labbra
    nella foschia evanescente.
    Sembra non possa muoversi altro
    che qualche bava d’acqua su una linea lontana,
    il volo dei gabbiani che accarezza
    il tripudio della tua voluttà,
    il riflesso statico delle barche a vela
    centuplica il peso
    delle nostre vite.
    C’è come il senso di fare un torto all’infinito
    a sognare questa calma
    al di fuori della dolcezza del tuo corpo,
    la pienezza dei tuoi fianchi,
    un’onda che abbraccia l’altra
    e scrive lettere intelligibili
    sulla crosta del mare.
    Tutto, qui,
    ha un qualcosa di grande,
    di non considerato.
    La distesa del tuo volto,
    con i capelli nel sole.
    – Sei come una marina d’estate.

    Replica

  8. Lerri Baldo scrive:

    QUANDO TI SVEGLI

    Quando ti svegli
    e accarezzi il tuo volto nell’acqua,
    perdona la luce fioca dell’alba
    che entra dalla finestra
    e fa l’amore fra i tuoi capelli di fata.
    Quando infili una sottoveste
    per vestire più fresca l’estate,
    perdona la stoffa che scorre
    le linee perfette del cielo,
    la stanza,
    perdona alla stanza
    la forza di non distoglier lo sguardo
    di non impazzire
    davanti alla tua bellezza.
    Quando cammini, alzi gli occhi,
    schivi un’immondizia lasciata per terra
    perdona le strade, l’asfalto,
    il giorno che non è mai bello
    come son belli i tuoi occhi.
    Quando piove e il cielo s’ annera
    perdona le molecole d’acqua e quelle del vento,
    che sfiorano la tua giacca mentre mi parli.
    Quando lavori, aspetti il tuo turno,
    quando sorridi, con gentilezza, a un passante.
    Perdona gli uomini.
    Perché in loro non potrai mai trovare
    l’immagine
    – della tua tenerezza.

    Replica

    Marisan replica:

    @Lerri Baldo,
    Dolce questo perdono, dolce il risveglio con la tenerezza che solo un cuore amabile può dare. Complimenti. marisa

    Replica

    Lerri Baldo replica:

    @Marisan,
    Grazie Marisa,
    come ho scritto prima, le cose precorrono sempre i versi.
    Pertanto fa piacere condividerle con chi le sa apprezzare e rispettare…

    Lerri

    Replica

  9. Lerri Baldo scrive:

    SE UNA FINE DEI GIORNI

    Se una fine dei giorni
    furente inattesa
    dovesse scendere in mezzo ai miei occhi
    reclamare come vendetta
    tutto ciò che presso di me dimora
    lascerei il sole i canneti
    la fibbia d’oro che si infiamma nel fiume,
    tutto ciò che si arde devasta
    tutto ciò che fa immenso il tramonto.
    Cederei la certezza, l’illusione,
    perfino la speranza di una quiete futura,
    e solo terrei per me questo libro,
    gelosamente custodito dentro al passo degli anni
    dove le pagine portano celato il tuo nome
    che rinnovi ad ogni solstizio di luna
    il mio incommutabile amore.

    Replica

  10. Lerri scrive:

    LA MANO FRA I CAPELLI

    Il pomeriggio dei tuoi capelli castani
    si spande dentro alla stanza,
    la luce avvolge con il tuo profilo sereno,
    i tuoi tratti si perdono
    in un incanto di solitudine.
    Diventi l’ora più languida
    che questa mia vita conosca,
    i tonfi sordi che segnano i minuti,
    sopra il quadrante sbiancato
    dell’orologio d’ estate.
    Sul tuo viso
    l’insicurezza che hanno le stagioni,
    quando il cuore conta i battiti,
    come gli anni di una donna.
    Sei fragile quanto l’argilla del cortile
    che segna il corso della pioggia,
    il bianco delle tue braccia –
    levigate come la pietra di marmo
    delle statue barocche.
    Lo sai,
    mentre la dolcezza accompagna
    il tuo corpo nell’aria,
    che basta aggiungere un solo verso
    al foglio abbandonato sul tavolino
    per comporre la poesia più bella.
    Passati una mano fra i capelli,
    e l’avrai scritta tu.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Lerri,

    Versi delicati .. è questa la poesia, o lo è la donna che la rappresenta? S’intrecciano i gesti dell’amata e le parole dell’innamorato poeta, dando vita ad un incanto.
    I miei complimenti
    Ars

    Replica

    Lerri Baldo replica:

    @Arsomnia,

    i poeti amano le loro poesie per quello che rappresentano, per quello che previene ai versi. Pertanto sia i complimenti che “l’incanto” sono accolti con vera gratitudine.

    Ciao!

    Lerri

    Replica

  11. Maluan scrive:

    Amore di poeta

    E’ lunga questa notte priva di sonno ma carica di pensieri sfuggenti … scorrono le immagini nella mente susseguendosi velocemente come i fotogrammi di una pellicola impazzita … a volte riesco a fermarli, a focalizzare il momento passato, presente, futuro … a volte, ma solo a volte e per un breve istante, la scatola dei sogni si schiude consentendomi di visualizzare al suo interno i possibili scenari, le parole non dette, i pensieri mai avuti, i sogni mai realizzati, le aspettative sempre disattese … a volte riesco a scorgere gli amori, quelli di sempre, quelli reali, vivi e passionali, o quelli di poeta narrati su carta, intrisi di inchiostro, da tramandare, da raccontare, così intensi da non poter essere solamente vissuti, così forti da sentire l’esigenza di manifestarli … a volte un poeta non si accontenta di vivere semplicemente l’amore, a volte sente l’esigenza di condividere il suo sentimento, di lasciare traccia della sua passione a costo di emozionare la persona amata, o peggio di sconcertarla, di spaventarla … di farla fuggire via … a volte può accadere … ma cosa fare … cosa può fare un poeta quando i pensieri sgorgano direttamente dal cuore, quando le parole vengono dettate solamente dalle emozioni, quando la sofferenza è così forte da divenire reale e palpabile … cosa può fare un poeta se non scrivere versi per cristallizzare il momento … per fotografare l’attimo … ma presto la scatola dei sogni si richiude, lasciandomi solo con le mie mille domande … i dubbi, le paure, le incertezze iniziano a ruotare vorticosamente nella testa creandomi tanta confusione … e allora … e allora mi reco in un luogo più tranquillo, in un luogo dove richiudere i miei pensieri, in un luogo dove proteggere le mie emozioni, in un luogo dove la realtà non potrà mai trovarmi … in un luogo chiamato cuore, dove finalmente riconoscere me stesso …

    Maluan

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Maluan,

    cosa può fare un poeta…
    nulla di differente da quello che fai tu. Non conosco altre modalità.
    Un saluto
    Ars

    Replica

  12. sergio doretti scrive:

    LA CANZONE DELLA PACE E DELL’AMORE NEL MONDO
    (contro ogni guerra)

    Grande gioia rivedere il tuo viso,
    nel giardino illuminato dai fiori,
    risplende ancora il tuo sorriso,
    e l’amor zampilla dai nostri cuori.

    La primavera giunta è con l’amore,
    sconfiggendo l’odio ed il terrore.

    Una luce di libertà nel mondo,
    si riaccende all’alba della pace,
    e nei cuori vi è amore profondo,
    ed ogni forma di odio ora tace.

    Amore e pace senza frontiere,
    e sogni di libertà senza barriere.

    E dal bosco riappare un coniglio,
    poi un cervo, poi un furetto,
    rose viole, primule e un giglio,
    ed una cicogna sopra un muretto.

    Un raggio di sole colora l’amore,
    e nei nostri cuor spegne ogni timore.

    Il cannone è coperto da fior,
    e sul campo di guerra ora tace,
    spara solo messaggi d’amor
    di libertà solidarietà e di pace.

    E nel cielo colombe dell’amore,
    festeggian la pace col bianco colore.

    sergio doretti

    Replica

    Marisan replica:

    @sergio doretti,
    Tutto un arcobaleno di sensazioni piacevoli e di speranza senza odio ne guerra,un inno alla pace. Rassicurante

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Marisan,

    Grazie Marisan per il tuo commento.
    Come si vede ho cercato di interpretare la voce dell’amore e della pace senza guerra e la fraternità fra tutte le genti.
    E’ un sogno che noi tutti dobbiamo cercare di renderlo attuale contro le guerre e contro l’odio.
    Grazie e aff, saluti
    sergio

    Replica

    Arsomnia replica:

    @sergio doretti,

    mi piace pensare che l’amore sconfigga tutte le guerre, a partire da quelle che nascono nel cuore. Leggendo te e altre opere qui in questi giorni, penso che non sia un sogno tutto mio, bensì un sogno che alberga in una moltitudine.
    Questo è rassicurante :)
    Grazie
    Un caro saluto
    Ars

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Arsomnia, Cara Ars,
    ti ringrazio del tuo cortese commento che mi ha dato anche la possibilità di riflettere.
    Premetto che questa poesia la scrissi alcuni anni dopo la fine della guerra e allora la cantavo in ottava rima nel gruppo dei poeti contadini della Maremma Toscana dove mi ci ero “intrufolato.”
    Poi ci fu il lavoro, la famiglia e misi tutto nel cassetto fino ad ora.
    Ripensando oggi ai primi anni di pace, nei nostri cuori vi era una gioia euforica per la fine del terrore.
    L’euforia che prendeva però non nascondeva i sacrifici, la miseria e le tante persone che non ci sono più.
    Ma la guerra ora è finita?
    Purtroppo no.
    I fiori che dagazzi metteva sopra i cannoni sono appassiti ed i “cannoni” sono rimasti.
    Ma noi dobbiamo credere alla pace, quella vera fra tutti i popoli della terra e lottare contro ogni guerra.
    Questo messaggio alcuni di noi Auser lo portano anche nelle scuole quando siamo chiamati dagli insegnanti per parlare della guerra, resistenza e Costituzione e ovviamente anche della speranza di pace.
    Con affetto
    Sergio.

    Replica

  13. Mariolina La Monica scrive:

    «È vero» ammise soccombendo: «È tutto vero. Sono arrabbiata con la vita».
    La malata assentì soddisfatta.
    «Però adesso basta zia. Fatta la confessione ti dico che non ho alcuna voglia di parlarne». E così dicendo, si allontanò andandosi ad affacciare alla finestra.
    Ci restò a lungo mentre il vento le sferzava il viso, sibilando e riportandole intatte le voci di una volta. Poi, sentendo sua zia mugugnare qualcosa, si voltò e si accostò nuovamente al letto.
    «Non ho bisogno di nulla» protestò la vecchia: «Voglio invece dirti che ti stai facendo del male, che non sei così sola come credi». E detto ciò, le mostrò il crocefisso del rosario.
    Ilde sorrise ironica: «Non dovevo dirtelo» stabilì: «Me lo dovevo aspettare che non ti saresti fermata alla notizia. Già, da te un discorso del genere me lo dovevo aspettare proprio! Tu hai il tuo Dio che pensa a tutto, che risolve tutto. Basta avere la sua mano sul capo per levitare oltre e andare! Bene zia, mi dispiace dirtelo, ma lui ha disertato da me. Che vuoi che ti dica? Forse, non ero all’altezza!». E, come a volere cancellare l’accaduto, tacque passandosi le dita tra i capelli: «Non parliamone più zia te ne prego. Ti voglio troppo bene per pensare che in queste condizioni tu debba preoccuparti per me».
    «Tu lo sai» disse l’altra con un filo di voce: «Io mi preoccuperò per te anche quando sarò lassù».
    Fu sulle sue ultime parole che Ilde sentì sfuggire il suo autocontrollo: «A questo punto devo dirti dell’altro» le disse duramente: «Sai, io nutro dei seri dubbi sul fatto che esista un Dio e un’altra vita. Essi sono qualcosa che noi uomini ci creiamo su misura per la necessità che abbiamo a proseguire. Un magnifico pretesto per giustificare il dolore, la solitudine, la fatica, la sfrenata corsa di questa inutile vita. Sai che penso veramente zia? Che la vita, la mia vita, è unicamente quella che sto vivendo e che dopo di quella non esiste nulla che possa darmi compensazione. Del resto cara zietta, osserva la realtà: un corpo imputridisce in un buco di terra o di cemento ed è preda dei vermi e si fa verme. E noi rimasti che facciamo? Pensiamo che ci sia ancora esclusivamente perché ci rifacciamo all’immagine di ciò che fu, così come pensiamo all’altra vita per non finire dentro. Osserva la realtà zia! Tu credi che se ci fosse un essere supremo che osserva e guida le vite degli uomini la gente marcia sparsa sulla faccia della terra ci sarebbe ugualmente? No, loro non esisterebbero neppure, perché ci sarebbe quella grande mano che indirizza! E invece basta guardarsi intorno per vedere questo tipo di persone affermarsi, detenere, controllare il mondo molto più di quelle vere e non nutrendo il più piccolo dubbio o rimorso per ciò che sono. E allora dimmi, perché dovrei vedere il bello in un mondo in cui il marcio è più del sano? Dammene un motivo zia, dimmi dov’è Dio in tutto ciò, dov’è l’altra vita, una parola di chi fu, il giusto bilanciamento di ogni cosa? Non ci sono cara zia. Sei sempre maledettamente e unicamente sola. Sei tu che devi batterti, se non vuoi restare fregata dalle cose».
    Così dicendo chinò il capo e, come parlando a se stessa, aggiunse sommessamente: «E cosa fa l’idea del bello in tutto questo? Fa che ci ovatta gli occhi con la cipria».
    Poi, come a scacciare quei fantasmi che involontariamente era stata costretta a rivisitare, la giovane si riaccostò alla finestra sentendosi prostrata e arrabbiata con se stessa per quel discorso rabbioso e sparato a raffica; un discorso che avrebbe preferito non fare a quella vecchia.
    Istintivamente fissò il cielo coperto della sera valutando che, adesso che aveva combinato la frittata, raccontandole delle sue beghe con Dio e con certi esseri di questa terra, doveva confortarla, dirle che tutto ciò che lei le aveva insegnato non era stato del tutto inconcludente.
    «Scusami zia» le disse riavvicinandosi: «È che sono stanca di chinarmi perché lo sai che a forza di chinarsi ci si riduce con la gobba!

    Brano tratto dal romanzo edito di Mariolina La Monica “Cipria”

    Replica

  14. Rimase a guardarla per un po’, provava per lei una profonda
    e struggente tenerezza, ripensò a quello che Irene gli aveva raccontato,in lei c’era una dolcezza infinita, si chiese se era l’alcol ad emozionarlo e a renderlo così vulnerabile. Lei dormiva, sembrava un angelo, con quell’aria infantile, e al tempo stesso molto sensuale e femminile. I suoi occhi verdi erano chiusi, si vedevano solo le lunghe ciglia, i lineamenti erano perfetti, l’ovale del viso, la pelle chiara e compatta. No, non era l’alcol, lei era la donna più bella che avesse mai conosciuto. Era come l’alba nel deserto, colmava gli occhi e il cuore di eterea bellezza, lasciandoti senza respiro.

    Tratto dal Romanzo: L’altra metà del cielo di Donatella Ferrara

    Replica

  15. Mariolina La Monica scrive:

    Quando il fratello di Sara vide che larva era diventa la congiunta, mise da parte ogni perplessità e s’inoltrò verso il feudo di don Pietro Casita a cercare del ragazzo bandito.
    Gino in quel momento si trovava nelle stalle a mungere le mucche e alla vista di Angelo la sua emozione fu così forte che versò un intero secchio di latte. Ma poi, tranquillizzato dai modi dell’altro e informato sulle condizioni della ragazza, spazzò via ogni imbarazzo e corse come un forsennato verso il paese.
    Nondimeno donna Giulia, vedendolo in cortile, spinse sua figlia dietro il tendone di mezzo e si rifiutò di farlo entrare. Solamente il sopraggiungere del figlio e il suo accorato intervento indussero la donna a desistere dal suo proposito.
    Quando finalmente Gino Forena e Sara s’incontrarono lei fu presa da un’emozione tanto forte che sbiancò come un lenzuolo e cascò come un sacco vuoto sul pavimento di cemento.
    Successe un parapiglia generale e la zza’ Giulia dovette ricorrere a dei rametti di lavanda che teneva tra la biancheria e finanche ad un intruglio di sua conoscenza che chiamava l’artighiu e che, a parer suo, era un vero toccasana.
    Ma da tutto quel bailamme, Sara e Gino ottennero l’importante risultato che ufficializzarono il loro rapporto, anche se lei era appena una ragazzina e lui un giovincello sbandato che faceva il vaccaio e quello che capitava nella tenuta di don Pietro.
    Poi, quando circa un anno dopo Gino partì per la guerra, Sara l’attese come in quel periodo facevano tante promesse spose e mogli del paese, e per cinque lunghi anni seguì un calvario che la vide sperare al giungere degli altri militari dal fronte e deludersi nel non vedere mai arrivare il suo Gino.
    Alla fine, in quell’assurda sera di magone del novecentodiciannove, la giovane ebbe la forza di dirsi che la sua attesa era ormai una ridicola follia.
    Così scrutò porte e finestre, si coprì col suo scialle e uscì al gelido clima della strada, accostandosi subito alla vecchia giara e traendone fuori l’ombrello galeotto di cotanto amore, ma anche di sì triste destino. Quindi ne ruppe l’impugnatura con una grossa pietra e, sempre con la stessa, piantò la restante asta sulla terra battuta ridosso alla loro abitazione.
    Suo fratello Angelo, attratto dal rumore, fece capolino dalla porta. «Sei impazzita!» la rimproverò.
    «Vattene!» gli ordinò lei, sfiatando a più non posso.
    «Perché?» le chiese l’altro, osservando la sua opera.
    «Perché Gino non potrà avere una tomba, ma per me, non c’è miglior cosa di questo ombrello per ricordarlo».
    Da allora Sara chiuse dentro il suo dolore e non fece mai più il nome del fidanzato. Però, sotto il cappello del fatidico ombrello, tutti quanti furono in grado di notare i fiori freschi che lei raccoglieva a villa Tripodi.
    Poi la tomba di Gino si ridusse in frantumi e lei la custodì per sempre nel suo cuore.

    Brano tratto dal romanzo edito di Mariolina La Monica “Cipria”

    Replica

  16. bonaventura perrone scrive:

    Notte tremula (poesia e musica)

    Vedo le ombre più fitte della notte,
    sono ospitali, sai, mi fanno compagnia,
    solo un alone di luce un po’ ribelle,
    mi ruba il fremito di quest’armonia.
    Ma, ecco, a squarciare il silenzio delle tenebre,
    sorge, d’incanto, il ritmo di una nuova canzone.
    Come potresti abbattere questa monotonia
    viva nella tua vita,
    senza una nota sinceramente amica?
    Come potresti scolpire un’avventura, una storia d’amore
    senza una melodia, fissa per sempre dentro di te?
    E allora lasciala entrare
    ti scava un solco nel cuore,
    ma non avere paura,
    perché è una piaga d’amore.
    Quanto più spazia nell’aria,
    più senti un brivido dentro:
    è la tua anima, fugge,
    e non la puoi più fermare.
    La vedi scalpita, prende il volo
    e tocchi il cielo con una mano.
    E’ una canzone d’amore
    che splende più delle stelle,
    ti scava un buco nel cuore
    filtrando nella tua pelle.
    Sì, sì, sei stata tu
    che mi hai bruciato l’anima,
    tu l’hai ridotta in cenere,
    ma se tu sei il mio mondo,
    io non ti posso perdere.
    Ancora e sempre di più
    il mio naufragio sei tu,
    potrai fuggire, andar via,
    ma seguirò la tua scia.

    Replica

  17. Mariolina La Monica scrive:

    La ragazza non piangeva più. Le lacrime le si erano asciugate strada facendo e fissava la prozia con una tale risolutezza che infine fu lei ad abbassare lo sguardo.
    «Ho capito: nessuno ti farà tornare indietro. Sei più testarda di un mulo e mi somigli. Forse non lo sai, ma mi somigli bambina!». E le sorrise con una strana nota malinconica. «Non pensare che l’amore sia da scartare per quello che vivi adesso, che sappia dare solo sofferenza. Ricordati piccola, egli dona anche forza e bellezza; dona una forma di sentire audace che spinge alla vita».
    Ilde chinò il capo dubbiosa. «Dici?».
    «Dico, dico perché è così».
    Tacquero entrambe per lunghi istanti.
    «Ascoltami mia cara» aggiunse poi la vecchia: «Vorrei che tu provassi a fare qualcosa che, purtroppo, io ho dovuto scoprire dopo avere vissuto un incubo. Usalo, usalo sempre l’amore che hai dentro, non riversalo solo su chi ami di più, ma mettilo in rapporto col mondo, colmati della sua musica e vedrai che, comunque andrà questa storia, esso non resterà fine a se stesso, ma ti accenderà prospettive e darà valore ai tuoi giorni.
    Tu dovresti intenderti di musica, ma questa che dico io è difficile; molto difficile! Però è un buon investimento, qualcosa che accorderà da sé più di uno strumento e manterrà acceso quel mondo dove non si è mai soli e che potrai riempire d’infinita luce, sino alla fine dei tuoi giorni.
    Ricorda una cosa mia cara Ilde, l’odio, la rabbia, l’invidia, tutti i sentimenti negativi sono fango. Vengono dal fondo più oscuro d’ognuno di noi, dal nostro arrivismo, dalla frenesia di giungere, dalla nostra voglia di possesso, da tutto il marciume che la vita depone in noi. E, poiché neppure i nostri parenti più prossimi ameranno ricordarli, il loro strascico determina la nostra morte interiore in questa vita e l’eterno oblio del mondo nei nostri confronti dopo la morte.
    L’amore di cui ti parlo è invece una parabola di luce. Basta volerlo fortemente, accenderlo, crescerlo dentro, lasciarsi avviluppare dal suo abbraccio, perché esso resti nonostante le storture, le cattiverie, la vita che passa. Esso resta con noi e nel mondo figliola, perché è una fiaccola accesa negli occhi di quelli a cui lo hai dato e che, a loro volta, lo daranno col cuore.
    Dunque ragazza mia, lascia agli stolti la rabbia ed il rancore che credi d’avvertire in questo momento nei confronti dei tuoi. Non convengono, non sono una buona base su cui costruire il proprio futuro. Provati, invece, a scoprire le motivazioni degli altri e a cercare quel bene che, con i limiti che ognuno possiede, ogni essere nutre, e lascia pure agli stupidi la voglia di sprecare la propria vita in odi e contese che ucciderebbero in te ogni più piccolo spessore di sereno.
    Per il resto, a volte bisogna solo avere pazienza, starsene buoni e lasciare fare al tempo. Corto o lungo che sia, Ilde, anche il tempo vissuto silenziosamente e pazientemente lascia la possibilità di fare giungere gli altri alla verità e aggiusta tante cose, sia dentro, che intorno a noi».
    La ragazza non fiatò, ma rimase a fissare quegli incredibili occhi trasparenti tra le orbite cadenti, sentendosi attraversata da qualcosa di grande. «Mi hai dato pace» le disse: «Non ti credevo capace di un discorso del genere!».
    «Sai figliola» rispose zia Sara con un sospiro: «penso spesso che, quando le nostre palpebre si abbasseranno per sempre, noi completeremo una trina preparata con lentezza. Comunque riuscirà, solo Lui e noi che ci abbiamo lavorato dentro conosceremo veramente quali sono i punti caduti e perché e cosa sono stati in grado di costruire in noi». Così dicendo, si chinò a raccattare la borsa.
    «Ciao Ilde. Parlerò a tuo padre; però non credo che risolverò qualcosa e che il tuo tempo d’attesa sarà corto. Ad ogni modo, fammi sapere come va a finire». E sollevandosi dalla sedia, attraversò i pochi metri che la separavano dalla porta e scomparve alla sua vista.
    Ilde restò attonita, stupita dal grande universo umano aperto dalle parole dell’anziana. Un universo in cui molto dipendeva dalla sua capacità d’amare, un galleggiante che era in lei e che non aveva affondato completamente tra gli scogli; un galleggiante per un difficile mondo, nel quale pareva fondamentale provarsi ad amare totalmente.

    Brano tratto dal romanzo edito di Mariolina La Monica “Cipria”

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  18. Daniela Quieti scrive:

    IL TUO POSTO

    Il tuo posto
    è accanto a me
    in me
    nei miei pensieri
    nei sogni
    che resistono
    ad albe di luce
    è nel fuoco
    acceso
    che consuma
    il mio tempo
    e brucia
    senza lasciare
    cenere.

    Da “Uno squarcio di sogno” di Daniela Quieti Ed. Tracce 2010

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Daniela Quieti

    Cara Daniela,

    Ci hai regalato una bella poesia di amore vero e completo che lo porti sempre con te. E questo è il vostro mondo completo di tutti gli ingredienti della vita: amore, felicità, dolcezza…
    Queste belle parole “rivoltano” il mondo, l’altro mondo, con tutta l’indifferenza verso le tante persone che soffrono e che hanno bisogno della solidarietà di tutti noi.
    Complimenti e tanti auguri.
    Aff.mo Sergio

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @sergio doretti, Grazie, Sergio, per aver condiviso le mie emozioni e auguri carissimi

    Replica

    Alba Venditti replica:

    @Daniela Quieti, ricambio il tuo caro abbraccio e ti faccio i complimenti per questi tuoi versi. Chiunque si domanda dov’è il suo posto nella vita fuggente e deve attendere segnali per capirlo. Ma quando si scopre il proprio posto allora, si raggiunge l’equilibrio dei sensi e tanto calore senza scottarsi.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Alba Venditti, Grazie, cara Alba, per le tue parole e affettuosi auguri di Buona Pasqua

    Replica

  19. MARIAROSA scrive:

    MARTA

    D’improvviso il buio mi prese – lusingandomi -
    ma sapevo di amarti : vita,
    ho sfidato la nebbia che m’avvolgeva,
    spezzato con forza invisibili catene.

    Sono qui, pulcino implume alla schiusa.

    Voi che trepidate spiando il mio andare,
    lasciate ansie e paure fuori dall’uscio.

    Io vivo di nuovo nel riso che illumina il mio viso,
    nel deciso, fluente affabulare, nei gesti consueti,
    nelle carezze, negli abbracci, nella tenerezza
    che il mio indomito cuore regala a voi
    per dirvi – sono rinata – a primavera.

    Replica

  20. MARIAROSA scrive:

    A Daniela, dolcissima creatura che ci accarezza con i suoi versi, a Giuseppina che insegna al figlio cos’è la cultura, a me che tento ancora di raggiungerle, vorrei ricordare il Marzo del 2009, dove tre belle “ragazze, dissimili tra loro, salirono sul palco del bellissimo teatro di Rapolano, confermando che le donne, se vogliono, arrivano sempre alla meta. Una meta che è il coronamento di ogni poeta e scrittore, grazie all’intuito della più bella di tutte : Nicla e dell’attenta supervisione di Robert. Ragazze di Manualedimari, tutte, nessuna esclusa siete nel mio cuore, mettiamoci anche i ragazzi se lo meritano. La mia famiglia che pare reciti come in una pochade dove tutti vanno e vengono, per fortuna mi lascia lo spazio che desidero, così
    riesco a leggere, la notte specialmente, tutto quello che si scrive in questa splendida iniziativa, e questa volta mi firmo : LA TIGRE

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @MARIAROSA,
    Carissima Mariarosa, grazie per queste tue belle parole che sanno così bene interpretare il comune sentire che ci unisce nella ricerca umana, letteraria e poetica di certezze e ideali, e che trovano condivisione in questo spazio privilegiato di Manuale di Mari, illuminato da tutto l’insieme degli Autori ma, soprattutto, dagli insostituibili Nicla Morletti e Robert.
    Nel ricordo della giornata unica e indimenticabile del Premio Molinello 2009, ti faccio tanti complimenti per la tua scrittura, sempre coinvolgente, e ti abbraccio affettuosamente

    Daniela

    Replica

    Arsomnia replica:

    @MARIAROSA,

    Cara Mariarosa, nemmeno quest’anno riuscirò ad esserci a Rapolano a causa di alcuni problemi in famiglia. Ricordo però un anno che fui là, e fu bellissimo: un ricordo che avrò sempre con me. Questo luogo dedicato alla scrittura, attraverso il metodo della condivisione, credo sia un luogo bellissimo. Una volta Nicla lo definì “un giardino”, con estrema delicatezza e freschezza.
    E’ bello trovarsi qui, conoscersi attraverso le parole, lo scrivere, i sentimenti; e sapere che il sentire il mondo in un certo modo, con sensibilità, “vedere” con l’occhio del poeta, degli altri poeti, mi fa sentire meglio.
    Complimenti a tutti, grazie Mariarosa
    Un abbraccio
    Ars

    Replica

  21. luca gamberini scrive:

    MIRAGGIO

    Dipingi la mia anima
    con i colori più vivi
    per pennello un sorriso

    detti al mio sapere le frasi più dolci
    riempiendo questi inutili fogli bianchi

    scolpisci dentro ai miei occhi una tua impronta
    leggero si fa il peso del mio tormento

    sei la voglia di solitudine
    che ispira il mio fragile e confuso pensiero

    tutto può accadere ora
    perfino accorgerti della mia esistenza.

    Replica

  22. luca gamberini scrive:

    IL DONO

    Un sorriso,è,
    tutto quello che posso donare
    rimanere ore ad ascoltare
    non che abbia niente da dire
    è che sono un uomo inutile
    come le mie parole

    giovane e attento
    fuggivo dal tempo
    complice il vento
    ora insormontabile ostacolo
    amplificatore
    del mio declino interiore
    ora siedo ai margini
    come una bottiglia rotta
    in attesa di essere spazzata via

    un frammento di vetro
    puoi coglierlo
    se desideri specchiarti nell’eterna infelicità
    o custodirlo come un piccolo segreto
    nella parte più anarchica del cuore

    un sorriso è quello che posso donare
    un sorriso
    evento eccezionale
    l’eco della musica giunge lontano
    più distante dell’ombra della nera signora
    che spirito galante
    mi segue in ogni istante

    finisce un altro giorno
    senza vita
    senza attenzione
    non cado più in tentazione

    il silenzio della notte
    rende il mio pensiero instabile
    questo è il mio tormento
    un sorriso mi fa sentire indispensabile.

    Replica

    Marisan replica:

    @luca gamberini,
    Un sorriso sincero e vero è un dono che vale tantissimo, non ha bisogno d’altro.

    Replica

  23. Mario Sodano scrive:

    UNA STORIA UNA FAVOLA

    (…3) Io non voglio proprio nulla. Sei tu che mi hai invocato e tu devi fare l’offerta per una contropartita adeguata. Ti avverto, ne puoi fare solamente una, se io non la giudicherò equa sparirò all’istante. Ora lo gnomo ghignava. Linda senza riflettere nemmeno un attimo cominciò a sillabare lenta, chiara, decisa: ti darò dieci anni dei miei. Marma diventò serio e pensoso. Perplesso. Poi esclamò corrucciato, si potrebbe anche fare. Ma tu non essere precipitosa ci hai pensato veramente bene? Il ghigno era sparito dal suo piccolo volto. Le labbra apparivano piene, carnose, gli occhi smisuratamente grandi per lui. Magnetici. Di uno splendido verde mare con riflessi paglierini come quelli di Max. La fissava attento, penetrante. Sì, credo proprio di sì ci ho pensato bene, abbozzò Linda subito interrotta da una raffica di domande roventi. Sai? Max avrà dieci anni di meno, come quando vi siete incontrati. E tu altrettanti di più. Come sarai? gli piacerai ancora? e lui in quell’epoca era già così pieno di te? quali erano i suoi programmi, i suoi vincoli? E poi avrai anche dieci anni completamente cassati dalla tua esistenza, mai vissuti. Potrebbe essere andato via da te. Potresti ritrovarti nonna senza averlo vissuto, senza saperlo nemmeno. Non trovare più amici, parenti. Aver perso il lavoro. Essere gravemente ammalata. Ritrovarti lontano, in un’altra città, in un altro paese. Sola. Ti consiglio di pensarci bene. E Linda ci pensò. Rivide la sua vita. Un percorso frastagliato interrotto a più riprese. Come una lampadina difettosa che se ne resta spenta e poi si riaccende all’improvviso per un solo attimo. Non era mai riuscita ad assaporare emozioni, non ne era mai stata capace. Nessuno glielo aveva insegnato. Fino a Max. Linda è sempre attenta, riflessiva, attendista. A volte persino timorosa. Ma anche ferma nei propositi, stabile sul percorso delle decisioni prese, logica, coerente, conse-quenziale. Eppure quella volta tentennò. Cercava di darsi velocemente quante più risposte possibili. Principalmente due. Su Max, forse, non aveva dubbi. Ma per Sara? E attraverso Sara per lei stessa. Aveva sempre pensato io da grande voglio fare la nonna! Quasi a giustificare la propria esistenza. Per riuscire finalmente a darle un senso. Cercava di prendere tempo. Marma la sollecitò con il tintinnio più veloce e sonoro della sua clava. Linda si scosse, e certa com’era che tutto ciò che doveva accadere sarebbe comunque accaduto gli chiese di procedere. Ma lui continuò imperterrito. E se tu dovessi morire mentre? A questo hai pensato? Vi sareste persi anche tutto il tempo che ancora vi resta. Cosa ne dici? Linda non ebbe esitazioni. Dico che non è possibile altrimenti non staresti qui a sprecare il tuo tempo con me. Per la prima volta il folletto della pioggia sembrò in imbarazzo. Bada che questa è l’ultima possibilità che hai di ritirati, sei ancora in tempo, perché non ne parli prima con Max? Perché non me lo permetterebbe mai. Lo perderei subito, in quel preciso momento. Ne sono certa. Va bene, si arrese lo gnomo, facciamo come vuoi tu. Adesso Marma sorrideva davvero. Le fece un cenno di saluto, poi sparì nella scia sonora dei suoi campanellini. E Linda continuò ad ascoltarli. A sentirli sempre più distanti. Eppure li percepiva precisi anche ora che si era ritrovata in un casa sconosciuta.

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  24. Vanda scrive:

    Non ho capito le mani
    del poeta abissi
    dove precipitando sali
    e son certa d’aver bestemmiato
    quando dissi ‘tra noi è finita’
    ma un’ostia calpestata è forse meno sacra?

    amore simile al padre
    figlio di un dio da noi crocefisso
    vestito di stracci emani la stessa identica luce
    e tu, tu chenon muori ora mi uccidi.

    Vanda Guaraglia
    da ‘le mani del poeta’ Ed. Lietocolle

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  25. elisa barone scrive:

    LA CITTA’ SUL LAGO

    Dopo anni son tornata,
    sembra tutto come allora
    e ti cerco in ogni strada
    però ho paura di vederti.
    Questa piazza che tu amavi,
    con i bar sempre affollati
    e la gente che cammina e non sa
    che cosa c’è in questa città.
    Amore mio,
    a che è servito se
    io sono qui,
    qui per maledire me,
    amore mio ,orgoglio non ho più,
    e forse tu
    hai pianto quanto me.
    La tua donna chi sarà,
    saprà darti più di me?
    Sei felice accanto a lei
    oppure no,sei felice
    almeno tu?
    Amore mio ,
    a che è servito se,
    io sono qui,qui per maledire me;
    amore mio,
    orgoglio non ho più,
    e forse tu
    hai pianto quanto me.
    Io ti respiro
    e cammino lungo il lago,
    la pioggia scende
    e mi porta un pò di te,
    il treno va,
    voglio rubare la tua città.

    ELISA BARONE

    sezione poesia e musica

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  26. CETTINA LASCIA CIRINNA' scrive:

    Cettina Lascia Cirinna’
    24/03/10

    Mi specchio nei tuoi occhi

    Mi specchio nei tuoi occhi
    Un velo m’impedisce di guardare oltre…
    Posso solamente immaginare
    La luce che vedevo un tempo…
    La trasparenza dei gesti coincide
    Con i pensieri nascosti
    Dentro la mente sovraffollata
    Di spiriti e di folletti, stranieri del vero amore
    Che portano all’interno di una foresta incantata
    Ogni albero,ogni creatura per uno strano incantesimo
    Si cristallizza e ci ritroviamo in una grotta sotterranea
    Dove non si trova facilmente una via d’uscita
    Al di sopra della folta chioma degli alberi
    Un misero raggio di sole, s’infiltra nel sottobosco
    Sembra ricordare che irrealtà e realtà
    Senza alcuna ragionevolezza si fondono insieme
    All’esterno esiste la vita vera, la quotidianità
    Che non aspetta più l’attesa del divenire
    Nell’incertezza dell’infinito…

    Replica

  27. CETTINA LASCIA CIRINNA' scrive:

    Cettina Lascia Cirinnà
    24/03/10

    In un giorno di luce

    In un giorno di luce abbagliante
    Affascina diventare…
    Materia nella materia
    Con la sola forza del pensiero
    Puoi sezionare un atomo
    Si può riuscire senza aiuto alcuno
    Ad arrivare alla Verità
    Basta questa luce abbagliante
    Bianca, nitida, candida…
    Questa luce passa attraverso gli occhi
    Per arrivare al cuore

    Replica

    Blue replica:

    @CETTINA LASCIA CIRINNA’, la Luce bianca e profonda dell’amore

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  28. Mario Sodano scrive:

    IO ANCORA QUI

    Uomo vivo e intelligente
    che mi scoppi nella mente
    non so più se è una fortuna
    quella storia insieme a te
    ora so chi sono io, questa vita non è mia
    ma però non vado via e posso perdere anche te

    E invece tu,
    senti quello che ti dico
    perché forse io il coraggio
    non lo troverò mai più
    anche adesso non lo so
    se davvero riuscirò
    a dire ogni verità
    su come sei davvero tu.

    E ancora tu,
    tu sei stupido e indolente
    non hai mai capito niente
    ogni volta che sei qua
    tu fai sempre sua maestà
    e perfino dentro al letto
    pensi sempre solo a te
    e io sto zitta, ma perché?

    Io ancora qui,
    anche adesso penso che
    forse non ce la farò
    e fra poco urlerò
    stringo i denti e aspetto che
    sia finita e tu vai via
    e poi dopo sola al buio
    maledico pure lui.

    Uomo vivo e intelligente
    tu mi scoppi nelle mente
    non so più se è una fortuna
    quella storia insieme a te
    ora so chi sono io, so che questa vita è mia
    ma però non vengo via, e sto perdendo anche te.

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Mario Sodano,
    Per Robert.
    Ho omesso di indicare che questo brano è indirizzato alla sezione testi da musicare.

    Replica

  29. Arsomnia scrive:

    BRUCIA, LA LUNA

    E’ la luna che brucia
    stanotte,
    maledetta luna
    che si stende sulle mie lenzuola
    e non mi fa dormire
    e mi impone il pensiero di te
    che sei troppo lontano
    dalle mie lenzuola
    e dalla mia voglia.
    E’ la luna che brucia
    stanotte,
    e graffia luce sulla pelle
    e marchia a fuoco l’anima
    e mi perdo nel pensiero di te
    che mi chiedo dove sei
    e cosa fai sotto a questo stesso cielo
    così lontano da me e da questo mio amore
    mentre muoiono giorni su giorni
    e sai, non ne resteranno molti.
    E’ la luna che brucia
    stanotte,
    e fatico ad ammetterlo,
    l’orgoglio mi smorza la voce,
    ma senza te ho perduto il senso
    ed anche il sorriso
    e questa lacrima che scivola
    e cade sulle mie lenzuola
    è l’assolo del mio cuore affranto
    e la mia angoscia è l’idea d’averti perso
    per colpa mia e non mi do pace.
    E’ la luna che brucia
    stanotte, sul mio cuore
    E’ la luna che brucia
    stanotte…

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Arsomnia,
    Carissima Arsomnia, sono sinceramente un po’ invidioso di questa luna ossessiva e molto sensuale e allora me la immagino proprio come la tua faccia pulita di brava ragazza, sensibile e passionale e dolcemente infantile.
    Mi piace questa tua specie di sogno e siccome ho paura di rovinartelo, ti lascio in pace , a gironzolare tra le pieghe dei tuoi piccoli segreti.
    COSE PICCOLE E BELLE.
    Mario

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Arsomnia,
    Anch’io ti saluto tra le brucianti pieghe della tua seducente luna con un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

    grazia finocchiaro replica:

    @Arsomnia, cara Ars, ho letto la tua lirica tutta d’un fiato dando senso e tono ..come l’avessi scritta io…e allora ti dico che è MERAVIGLIOSA…una lirica che scorre , senza lascire dubbi a chi legge, e il significato di questa luna che scotta, …quanto mi piace. Sei forte. Complimenti!!!Grazia

    Replica

    Cinzia replica:

    @grazia finocchiaro, Ragazzi quando si parla di LUNA non resisto:è la mia musa ispiratrice per eccellenza,mi aggrego e dico Complimenti Ars

    Replica

  30. Robert scrive:

    QUANDO FINISCE UN AMORE

    Si racconta che l’anima di una persona amata vive dentro di noi e quando esce dal nostro essere muta profondamente, diviene una diversa entità. Che è come dire che non esiste più. Non muore certo, ma è come se fosse un’altra persona. Ma questa verità, purtroppo, vale anche per noi.
    Per questo devo averti amata oltre ogni limite. Per me e per te. Quanto nemmeno riesci ad immaginare.
    Per questo ti sei sentita diversa, quando ho smesso di amarti. E quella sera, tornando nello stesso posto, ricordavi una notte completamente diversa. Come un altro mondo, un’altra vita. Pensando a come eravamo cambiati. Sentendoti come quando ci si sveglia da un dolce sogno, ti sei chiesta perché era così immensa quella notte. E la piazza e il cielo erano come un disegno pieno di dolci ghirigori, i più dolci che hai mai tracciato. E i suoni della strada, le voci della gente non un intollerabile frastuono ma una meravigliosa sinfonia.
    Eravamo innamorati. Perdutamente innamorati. Ora, quasi non lo ricordi più. Ora sei un’altra persona. Forse più bella e più brava dell’altra che non c’è più. Hai successo. Tutti pendono dalle tue labbra e dai tuoi sguardi. E pronunci parole preziose. Però non ricordi più l’origine di quei ghirigori, potresti tracciarli ancora, sempre più complessi e perfetti ma scopriresti che non si raggomitolano piu verso l’infinito, girano su se stessi e finiscono in un angolo. Un lato qualsiasi di una piazza. Anonima piazza. Un triste luogo finito.
    Ed io che ho conservato quel tuo disegno quasi non lo vedo più, i suoi contorni sono confini di un universo che non esiste più. Anche per me.

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @Robert,
    Robert, la vita genera l’amore, lo fa vivere e lo può anche uccidere. Se un amore sboccia in noi, lo viviamo ma possiamo anche consumarlo e ucciderlo. Perchè in quel momento non siamo più quelli di prima, quelli che hanno iniziato quel viaggio d’amore. Siamo cambiati o forse siamo solo cresciuti.
    Sinceri complimenti. Timur

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Robert, E’ vero, l’amore è un percorso che la vita genera, alimenta, consuma, rigenera, idealizza, uccide. Comunque, è un viaggio unico.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Robert,

    è che i ricordi sono come l’amore: se non li alimenti, ad un certo punto sfocano, fino a diventare carta velina… il tempo, la lontananza, così come le incomprensioni che si insinuano piano, i dubbi, tutto concorre ad uccidere l’amore se all’amore non si parla, non ci si parla…
    c’est la vie, rien d’autre..
    Ti abbraccio
    Ars

    Replica

    dorella dignola replica:

    @Robert, il crepuscolo dell’amore può durare per tutta la vita. La notte dell’amore attende il giorno nuovo; nuovi orizzonti, nuovo cammino, volto nuovo da amare.
    Dorella

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Robert,
    Sai Robert, io sono convinto che “il tempo non è: il tempo siamo noi”. Ho voluto partecipartelo dopo averti letto.

    Replica

  31. Mario Sodano scrive:

    IO E TE

    Io non ce l’ho con te che sei “diverso”
    nemmeno quando intralci il mio cammino,
    c’è tanto amore dentro l’universo
    che può cambiarci il corso del destino,

    io sento pena per i tuoi difetti
    e tu mi devi credere che t’amo
    ti dono aiuto se me lo permetti
    nel tuo disagio quando ci incontriamo,

    io voglio dirti: non aver paura,
    ho il coraggio giusto per entrambi
    in questo mondo che madrenatura
    solo d’amore ci permette scambi

    e non ho pregiudizi né rancore,
    cantiamo insieme che la vita è bella,
    un giorno ti dirò del mio dolore
    mentre mi spingi nella carrozzella.

    Replica

  32. federica scrive:

    DIALOGO DELLA PER – FE – ZIO – NE

    Senti?
    Sono sillabe che ti toccano?
    PER – FE – ZIO – NE ?
    O il tuo chiarore mi nega?
    Tranquilla ora uscirò dalla
    mia sagoma e sarò preso,
    sospeso, teso, in agonia
    davanti a te.
    Ah! Che laboriosa estate!
    Tutto è per me.
    Tu sceso da cavallo,
    cammini al mio fianco e
    anticipi le orme del mio destino!
    Si! Col passo a due, ti tolgo
    la polvere amore,
    farò emigrare i falchi.
    Basterà la tua pelle di seta,
    basterà la tua frutta,
    basterà la tua alga.
    Si!
    Le mie sillabe ti hanno toccato.
    Ora sono nel tuo chiarore,
    nel tuo tondo
    PER – FE – ZIO – NE.

    Replica

  33. Mario Sodano scrive:

    UNA STORIA UNA FAVOLA

    (…2) Ti prego ora pensa un poco anche a te. E gli altri? Non c’era nessun altro! E come ogni volta si intristì. Non c’era nessun altro. Se non l’ombra pesante di chi era fuggito da subito lontano da lei. Immediatamente distante. Eppure continuava a restarle ostinata-mente e penosamente accanto in una presenza-assenza incombente, disarmante, dolorosa. L’altra faccia dello specchio, pensò, l’incapa-cità di affidarsi e di affidare. E Max? No lui no. Max sarebbe rimasto. Per sempre, si andavano ripetendo da una decina d’anni. Qui ed in ogni luogo, ora ed in ogni tempo. Già, il tempo. Il loro magnifico tempo costantemente insieme eppure fisicamente distanti nella quotidianità negata e desiderata. Il suo tempo e quello di Max che aveva vent’anni più di lei. Siamo entrambi “degli anta”, ironizzava Linda quando capitava di parlarne e poi lo baciava con rinnovata passione. E’ vero, le rispondeva ogni volta Max amorevole e sorridente, solo che io sono vagamente “più anta” di te. E poi facevano l’amore nell’unico modo che conoscevano. Che avevano inventato ed imparato insieme. Allegro, chiacchierino, condiviso, partecipe, gioioso. Max, pensò come se gli stesse proprio parlando, quanto ti amo. Eppure devo restare almeno per Sara, lo sai. Tu stesso mi hai faticosamente e tristemente detto che dovevo rimanere qui. Che sofferenza ho provato quando lo dicesti. Ho avvertito dolore. Era tornato il mio antico dolore del rifiuto ormai ridotto ad un’ombra vaga sul muro. Mi sono fermata. Presi un giorno di distanza da te per riflettere. Per capire che cosa stava succedendo fra noi. Se fosse già accaduto qualcosa. Poi ho fatta mia la tua sofferenza riflessa che vivi per noi. Con me e per me. Che vivi per te. Ho anche compreso la tua spontanea e misteriosa dichiarazione fatta fin dall’inizio, più volte ripetuta, di non volermi fare del male. La costante ricerca di quanto fosse più opportuno per me, sempre. Avanti tutto e tutti solamente Linda e ciò che sarà di lei. E tu? Ora ti ho riconosciuto in una di quelle ombre dentro di noi
    che mai vogliamo carezzare. Tu lo stavi già facendo da allora. Ti amo sai. Ti amo profondamente. E ci sarò esattamente così come sono se tu mi vuoi. Per tutto il tempo che vorrai. Il tempo che vorrai! Ecco che tornava l’ombra del tempo. Quel tempo fra loro. L’età che li separa, e non solo. Guardò verso la finestra e colse una timida goccia sul vetro, poi un’altra e dopo un’altra ancora. Le era sempre piaciuta la pioggia. Le dava una sensazione di terso, di pulito. L’idea del cambiamento che arriva. Da piccola la amava già. Si lasciava bagnare con gioia come se ogni singola goccia fosse un’amorevole carezza riparatrice. La tenera carezza infantile mancata e piovuta dal cielo per miracolo. Ora poi la pioggia estiva ha il fascino della sensualità. All’improvviso ti asperge il volto accaldato. Scende lieve sul collo, le spalle. Poi ai fianchi come una carezza maliziosa. Pervade gli abiti. Ne fa la tua seconda pelle. Il tuo corpo che non amavi e adesso sì. Il tuo corpo nudo svelato, e rivelato al pudore. Adesso pioveva fitto e Linda si ricordò di Marma, lo gnomo della pioggia di quando era bambina, lo spiritello che poteva esaudire i desideri di chi avesse scorto la prima goccia caduta. Marma, sussurrò rapita, questa volta l’ho vista davvero, fa che Max abbia almeno dieci anni di meno. E lo gnomo comparve come un piccolo ectoplasma colorato di turchese e di blu lapis, con il cappellino di piume gialle ed arancio. Se ne stava davanti a lei sorridente, seduto sulla melagrana, cantilenando la sua nenia incomprensibile accompagnata dal suono dei campanellini tinnanti in cima alla sua minuscola clava arcobaleno. Continuò ad agitarla per tutto il tempo magnetica come un metronomo. Sono venuto da te solo per curiosità. Perché è la prima volta che mi giunge una richiesta a favore di un altro. Ora dimmi cosa sei disposta a darmi in cambio. Tutto quello che vuoi anelò Linda in un soffio. (…)

    Replica

  34. FrancyBlog scrive:

    Invisibile stella cadente

    Aveva letto qualcosa riguardo la chimica dell’innamoramento: gli occhi che avvistano la persona giusta e trasmettono l’immagine all’ipofisi che registra accompagnando il tutto con scariche di adrenalina, ecc…
    E dopo qualche mese, voilà: la coppia felice e innamorata!
    Puff….riviste! Quando sono a corto di articoli spesso le redazioni ti rifilano una storia qualsiasi e ti fanno credere che in essa stia l’essenza del fare la cosa giusta, del perchè si sbagli concedendo fiducia a chi non la merita, del metodo sicuro per trovare il vero amore…quante stupidaggini!

    - L’amore vero, forse esiste ma di certo è merce rara e non spetta a tutti tanto meno a te – ripeteva a se stessa evitando così di perdersi tra inutili sogni.
    - Al massimo forse, potrai avere qualche compromesso per ovviare alla solitudine, ma lascia le belle favole ai bimbi!- continuava rimuginando tra sè.
    In fondo però, anche se non voleva ammetterlo, a quel che diceva non ci credeva nemmeno lei.

    Una sera d’estate, uscendo dallo stadio alla fine di un concerto, la sua amica, con un colpettino del gomito, le indicò un gruppetto di ragazzi intravisti giorni prima mentre bevevano qualcosa al pub. Il sorrisetto che accompagnava il gesto dell’amica era di derisione ma a lei questo poco importava. A dire il vero, nel bene e nel male non dava mai importanza a nessuno negli ultimi tempi, soprattutto quando si trattava di persone del genere, con la sola voglia di mettersi in mostra e stare al centro dell’attenzione.
    Ma quella sera i suoi occhi, senza che lei lo volesse e senza che lei riuscisse a capire, ritagliarono un’immagine fissandola nella sua mente.
    Non avevano di certo scelto l’immagine del più bello o del più prestante del gruppo, ma per lei fu come un ritaglio di luce. Quella sera non capì..

    Mentre adesso, a distanza di qualche mese, appoggiando l’orecchio sul petto di lui assapora l’amore che rifiutava di sognare. Le sue mani la cercano e la accarezzano, i suoi baci la inondano di tenerezza. Brividi dolci percorrono il suo essere al contatto di quelle labbra.
    La notte di San Lorenzo il cuore di lei germogliò.
    Nessuna stella cadde.
    Non ne aveva bisogno.
    Il suo desiderio si era già avverato.

    Replica

    Cinzia replica:

    @FrancyBlog, Carissima,ora capisco leggendo il tuo racconto,perchè ti piace il mio testo di S.Lorenzo…Non so quale sia la tua situazione sentimentale attuale ,è vero l’amore è merce rara,non capita tutti i giorni, ma anche se ti delude e soffri,ti dico:NON SMETTERE MAI DI SOGNARE…SPALANCA GLI ABISSI DELL’ANIMO.Con affetto Cinzia

    Replica

    FrancyBlog replica:

    @Cinzia,
    già…la notte di San Lorenzo..sono state le tue parole a farmi scrivere questo racconto, sai?
    il racconto parla un po’ di me e di come è nato il fantastico sogno che sto vivendo! :-)
    Hai ragione cmq non si deve smettere mai di sognare ma neanche farsi travolgere dai sogni!!;-)
    grazie delle tue parole
    un bacio

    Replica

  35. baronerosso1 scrive:

    un attimo di cielo…

    lacrime di gioia
    bagnano gli
    occhi del sorriso…

    emozioni scucite
    battito del cuore…

    pelle di seta imperlata…
    gocce di passione…

    desiderio acceso da febbre
    fremente,
    febbre d’amore…

    nel lago d’oriente
    in mezzo a tanta gente
    abbracciati ed amanti
    tra mille occhi curiosi…

    … pioggia leggera
    di un cielo sensale
    che vuole fare
    testimone all’amore…

    Replica

    CETTINA LASCIA CIRINNA' replica:

    @baronerosso1, Una poesia fuori dal tempo e dallo spazio,dove i protagonisti esistono al di là di tutto quello che li circonda perchè la passione li trasporta in un pianeta nuovo, dove esiste solo Amore!
    Ciao da Cettina

    Replica

    baronerosso1 replica:

    @CETTINA LASCIA CIRINNA’,

    Grazie Cettina, sei molto generosa e il tuo giudizio mi lusinga.:-)

    Replica

  36. MARIAROSA scrive:

    PROBABILITA’ Da Percorsi(l’altrove di me)

    Non cercarmi nel sorriso di un’altra
    o tra le pieghe di parvenze d’amore.
    Fugace è stato il mio passaggio
    nelle cianfrusaglie del tuo disordine,
    il tuo rifugio rimarrà spento senza la mia luce
    e le farfalle non voleranno più nei tuoi pensieri.

    Cercami nel rimpianto che segnerà le tue ore,
    nel desiderio dei frammenti, che vorresti riavere:
    Accarezza, le scatole rosse rivestite di miele
    che ho lasciato sulle scale , alla rinfusa.

    Cercami, ascoltando il cigolio dell’altalena,
    il miagolio del gatto, il verso dei colombi.
    Sarò nel respiro delle sere d’estate,
    nella brezza, lieve, che sussurra il mio nome,
    nell’alba che, annuncia il giorno nuovo.

    Ricordami : un travolgente, dolcissimo dono
    che ha mutato il trascorrere delle tue stagioni.

    Replica

    cecilia cartocci replica:

    @MARIAROSA, sarà che il tuo splendido testo riesco a viverlo nel profondo…Complimento.

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @MARIAROSA,
    Mica male, per una sessantenne come me, tanta passione ancòra malsopita!
    Gli è, carissima Mariarosa, che non dipende dal fatto di essere, più o meno, poeti più o meno benedetti: poeti si diventa, non si nasce, e succede spesso per un gioco del caso, cioè per i giochi della vita, che sono quelli di tutti gli uomini e di tutte le donne: e tra questi giochi strani, quelli degli AMORI restano preponderanti e insopprimibili, che loo ammettiano oppure no.
    Complimenti per la tua voglia di esserci ancòra e non solo per la delicatezza del tuo parlare e raccontarti in versi.
    Mario

    Replica

  37. cecilia cartocci scrive:

    PER SEMPRE, SENZA SOSTA, SENZA RISPARMIO*

    Indistintamente
    avvertivi l’amore
    nelle mie risate
    o negli sguardi
    che da vaghi e sfiorati
    si facevano intensi
    - ed erano i miei occhi –
    d’oro e di giada
    fermi nei tuoi
    per sempre,
    senza sosta,
    senza risparmio.

    Ora le mie promesse,
    le mie carezze
    e i baci
    sai avvertirli
    più distintamente
    sotto le tue dita,
    sotto le tue spalle,
    sotto i tuoi fianchi…

    È quell’amore
    a guidare i miei occhi,
    la voce, la pelle
    a fondersi nei tuoi
    per sempre,
    senza sosta,
    senza risparmio.

    Replica

    cecilia cartocci replica:

    @cecilia cartocci, è quello che ho scritto a Fiò nei pressi del nostro matrimonio, il 1° luglio 1963

    Replica

  38. Giusy Maugeri scrive:

    TRA LE MIE MANI

    Sciogli tra le mie mani
    il pianto di quegli occhi tristi
    e abbandonati
    all’essenza dell’amore
    Ti offrirò un’anima pura
    e una carezza di velluto
    scivolerà sulle tue guance
    leggera, eterea, senza peso…
    La mia penna
    scrive ancora
    di romantiche armonie
    ormai fuori moda
    ma il suo inchiostro
    è indelebile e sincero
    tenace e colorato

    Non scriverà mai
    la parola fine
    sui fogli eterni
    della speranza

    ***
    dal libro FRA LE PAGINE DELLA MIA VITA di Giusy Maugeri

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Giusy Maugeri,

    la Speranza ricorre spesso nelle poesie di questo giorno. La speranza legata all’amore. L’amore legato alla speranza.
    Nulla è fuori moda, quando si tratta d’amore..
    Un abbraccio
    Ars

    Replica

    Cinzia replica:

    @Giusy Maugeri, Sono daccordo anch’io , non bisogna mai sentirsi ridicoli nell’esprimere i propri sentimenti e chi scrive così ha certamente un animo sensibile e veritiero:qualità di pochi…fortuna che esistiamo.Un bacio Giusy

    Replica

  39. GIUSEPPINA MIRA scrive:

    IN UN ANGOLO

    In un angolo
    di raggio lunare
    è scivolato
    tra le mie mani
    il tuo sorriso
    e l’ho portato
    alla bocca.
    Ho respirato
    il profumo
    dell’amore.
    Il mio viaggio
    non si è lasciato
    distrarre
    da nuvole
    di cupo colore.

    Giuseppina Mira

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @GIUSEPPINA MIRA,
    Carissima Giuseppina, sono tutte così belle le tue liriche che non saprei quale commentare per prima. E allora, grazie per tutte le emozioni che sai trasmettere e un forte abbraccio

    Daniela

    Replica

    GIUSEPPINA MIRA replica:

    Carissima Daniela,
    le tue parole mi gratificano moltissimo.
    Sei sempre molto gentile ed affettuosa.
    Un forte abbraccio
    Giuseppina

    Replica

  40. GIUSEPPINA MIRA scrive:

    NEL PENTAGRAMMA

    Nel pentagramma
    una nota
    resta in solitudine
    nel viale di misteri sconosciuti.
    Assieme alle altre note musicali
    libera incessanti armonie
    e le stagioni sui binari dell’amore
    giungono alla stazione del sole.
    Ripartono con presagi nel cuore
    di tornare a trovare la luce.

    Giuseppina Mira

    Replica

  41. GIUSEPPINA MIRA scrive:

    VOGLIO VESTIRMI DI LUCE

    Mamma, cos’è la cultura?
    Figlio mio, la cultura è luce.
    Allora mi stendo al sole
    m’addormento sotto le sue carezze
    mi sveglio con i suoi baci
    e quando le nuvole nascondono il sole
    corro nella mia stanza
    ad accendere la lampada
    senza spegnerla di notte
    perché voglio vestirmi di luce.
    Figlio mio, anche senza sole
    anche senza lampada
    puoi evitare il buio.
    E come, mamma?
    Basta accendere il tuo cuore.
    Insegnamelo, per favore.
    Ascolta:
    Se riempi gli occhi delle meraviglie
    del Creato
    e rincorri stagioni di fiabe
    se ti aggrappi alla primavera
    e forte a te stringi la terra
    se lasci al cielo la sua innocenza
    e liberi dal sangue l’orizzonte
    se fai tornare le rondini
    e lo sfarfallio dei sogni
    se fai crescere i fiori
    e trapunti il silenzio di sorrisi
    se credi nella vita
    e ad ogni costo la difendi
    accenderai il tuo cuore.
    Mamma, e se non ci riesco?
    Figlio mio, tutto puoi con l’amore.
    Mamma, t’ho chiesto cos’è la cultura
    non cos’è l’amore.
    Figlio mio, la cultura
    quella vera
    è amore.

    Giuseppina Mira

    Replica

    Arsomnia replica:

    @GIUSEPPINA MIRA,

    un piccolo gioiello questa poesia fatta di consigli preziosi. Bisognerebbe insegnarla ai bimbi, tutti i bimbi in età scolare e farla imparare a memoria …
    Grazie, un abbraccio
    Ars

    Replica

    GIUSEPPINA MIRA replica:

    Carissima Arsomnia,
    grazie di cuore per le tue parole che inondano il mio cuore di una grandissima gioia.
    Con tanto affetto
    Giuseppina

    Replica

  42. GIUSEPPINA MIRA scrive:

    CUCIRE LE STELLE AL MARE

    Cucire le stelle al mare
    con fili di pensieri azzurri
    e adornare di guizzi le reti
    dove le alghe lasciate dalle correnti
    sono le ombre catturate
    per non togliere alle spiagge la luce.
    Stendersi sulla riva di albe soavi
    e alzarsi quando il sole
    ammicca alle farfalle
    per entrare in giardini di sogni
    e trasalire come fiori innamorati.
    Non fare sommergere dalla marea
    le stelle scese sulla terra
    in cerca di radici profonde
    per dare colore ai glicini
    impalliditi di fronte alle sconfitte
    dell’amore.
    Cantare come sirene
    e non urlare come naufraghi
    quando gli uomini alla vita
    non danno confini.

    Giuseppina Mira

    Replica

  43. Mauro Barbetti scrive:

    “PAROLE E MUSICA”

    E’ AMORE

    E’ amore
    quando ti raggomitoli al mio petto
    e il letto
    diventa un mare chiaro
    come i tuoi occhi
    sento i tuoi baci
    sento che mi tocchi
    in questa notte scura
    no, non avere paura
    che la mia mano
    ti cercherà ancora
    sei così bella
    non avere paura.

    Ma questo
    non può essere vero
    senza il pensiero
    di noi
    che ci eravamo cercati
    in tutto questo tempo
    ci eravamo già sognati
    rincorsi a lungo e amati
    anche senza saperlo
    E la tua mano
    mi cercherà ancora
    sei così dolce
    sei così vera.

    Replica

  44. dorella dignola scrive:

    Dal romanzo DOMINA – di Dorella Dignola

    (…)
    Jacopo la chiamò. “Miriam, vuoi che continuiamo a parlare per approfondire quanto stavamo dicendo sull’amore?
    Non credette alle proprie orecchie. Poco prima aveva notato un gesto annoiato e persino scontroso quando gli aveva posto la domanda: “Che cosa pensa lei Professore dell’amore fra i giovani d’oggi? E’ molto diverso dal passato quando la sessualità, il sesso erano celati tra parole sussurrate, lunghi scritti romantici?
    Non ebbero bisogno di approfondire l’argomento. Una tacita complicità li mantenne silenziosi.
    Una gioia improvvisa le aveva inondato l’anima.
    Camminarono insieme ed insieme entrarono in università. Poco oltre l’androne d’ingresso si fermarono; Miriam guardò Jacopo negli occhi e vide in quelli di lui una luce nuova, mai prima notata. Sentì l’urgenza di dirgli qualcosa, di sapere se anche per lui la loro amicizia era diversa dalle altre, se provava qualcosa di particolare per lei. Le sue parole furono poche e mirate ad ottenere una riposta immediata. Jacopo non fu preso alla sprovvista, le sorrise e le disse:
    “Miriam, tu sei una donna stupenda ed io ricambio profondamente il sentimento che nutri per me!”.
    La ragazza rimase con la bocca aperta a metà, non credeva che fosse tutto vero, sentiva le parole che aveva tanto atteso e così chiare, senza preamboli, esattamente come lei le aveva volute. Fuochi d’artificio, luci d’ogni colore, melodie, le diedero il batticuore mentre un languore dolcissimo le toglieva la voce e la volontà di allontanarsi. Rimase ferma con gli occhi semichiusi, incapace d’aggiungere altro. Allora Jacopo, nel bel mezzo della folla che passando li urtava e proseguiva, le prese il volto tra le mani e la baciò con grande dolcezza.
    In quel preciso momento Miriam vide Veronica che stava camminando verso l’uscita, si sentì felice oltre ogni immaginazione e sperò d’essere vista proprio mentre Jacopo le dava il suo primo bacio.
    “Ti telefonerò nel pomeriggio a casa, così potremo parlarci al riparo dalla gente e poi decideremo di stare insieme ogni volta che il lavoro e lo studio ce lo consentiranno”. Miriam si sentì scoppiare di gioia; era accaduto tutto in modo così imprevisto e così appagante da non riuscire ancora a toglierle dal volto l’ espressione di stupore e di incredulità.
    (…)

    Replica

  45. maria lampa scrive:

    Un chicco d’amor

    Ti amo con l’impeto di un ruscello
    mentre ricevo solo piccole gocce.
    Se potessi ti affogherei di coccole
    ma non posso nemmeno toccarti.
    Solo i miei schizzi di gioia
    ti raggiungono
    ti pungono
    ti penetrano
    mentre ti inietto l’amore.

    Credo nel chicco di grano
    e nelle tante spighe che crea.
    Credo in un chicco d’amor
    che ti fa vivere con stupor!

    Continuo a picchiettare
    il tuo cuore
    finchè il mio amore pungente
    diventa capace
    di aprire una piccola falla
    nella tua diga di cinismo
    che prima o poi crollerà.
    Il bene, il sorriso, la speranza, l’amore
    come chicchi di grano
    nel tuo cuor
    attecchiranno con furor,
    e tante spighe di grano
    il mondo potrà avere ancor.

    Credo nel chicco di grano,
    in ogni goccia d’amor,
    in un soffio, una carezza,
    una parola
    che può far grande la vita
    da vivere con autentico amor!

    Maria Lampa

    Replica

    Arsomnia replica:

    @maria lampa,

    .. perchè l’amore sta nelle piccole cose e l’averlo scoperto ci consente una vita migliore.
    Un abbraccio
    Ars

    Replica

  46. Rosanna scrive:

    INTORNO E’ FESTA

    Giardini festosi
    freddi pensieri all’oblio
    ruscelli lenti
    riflettono schiudersi di petali,
    risvegli di fanciulle
    su strade asfaltate di sogni,
    cammini di luce
    tra ghirlande di rose
    al calar della sera,
    fragranze di glicini
    su lenzuola appese
    invitano danze di passioni
    adagiando emozioni
    su fili d’erba.

    Replica

  47. Grazia Finocchiaro scrive:

    La vita nell’abbraccio

    Amore ti ho ritrovato da tempo
    non avevo di te né carezze né baci
    il mondo stava nelle tenebre
    la vita le mie membra disertava.

    Dall’ultimo nostro abbraccio
    nella tua assenza nessun raggio
    di sole mi ha stretto, né balconi fioriti
    ho mostrato ai passanti.

    La primavera piccchiava alla mia finestra
    ma invano, non sentivo fragranza
    del novello mattino, Nè luce fluiva
    della stagione tenera e colorata.

    Sul materasso liberato dal sonno
    si posa un fascio di luce del nuovo giorno
    timorosa sopra poso la mia mano
    sento che mi scalda e mi rinfranca,
    non è sogno il cuore non è più infranto.

    Il cielo turchino è promessa, alla porta
    sta già chi ha deciso di tornare.
    La vita ci tuffa dentro ai nostri
    abbracci, le nostre bocche gorgogliano
    adesso di sorrisi e baci.

    Replica

    Fiorella Cappelli replica:

    @Grazia Finocchiaro,
    Commento alla lirica “La vita nell’abbraccio”
    Lirica piena di sentimento.
    Bello sarebbe poter riabbracciare il passato con una nuova consapevolezza ma non sempre le ali ci conducono
    sugli stessi luoghi, anche se amati.
    Fiorella Cappelli

    Replica

    Grazia Finocchiaro replica:

    @Fiorella Cappelli, Un grazie di cuore per l’inserimento, per il commento e per far parte della vostra “famiglia”.
    Grazia Finocchiaro

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Grazia Finocchiaro,

    Complimenti. Il tuo romantico racconto è molto bello A me viene di paragonarlo ad una bellissima favola.
    La principessa era stata abbandonata. Tutto ciò le causava momenti di sofferenza per la persona amata.

    Finalmente una fata turchina, con una bacchetta magica, fece ritornare il Principe e la vita riprese a scorrere con tanta felicità.

    Auguri
    Aff. sergio

    Replica

    Grazia Finocchiaro replica:

    @sergio doretti, mi hai portato le lacrime agli occhi…non credevo che potessi avere un commento così tenero…appunto, da favola…
    Ti ringrazio Sergio, sei stato anche affettuoso, te ne sono grata. Un abbraccio, se permetti. Grazia

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Grazia Finocchiaro, Cara Grazia, accetto molto volentieri l’abbraccio “virtuale” che contraccambio con grande affetto..
    Anche tu mi hai commosso e sono soddisfatto perché pensavo di “non saper parlar d’amore”.
    Tanti auguri, aff, sergio.

    Arsomnia replica:

    @Grazia Finocchiaro,

    le attese hanno il profumo della speranza… per questo spesso “sbocciano di nuovo sorrisi e baci”…
    Un abbraccio
    Ars

    Replica

    grazia finocchiaro replica:

    @Arsomnia, grazie di cuore Ars, quando ho scritto questa poesia davvero sentivo in bocca gorgogliare sorrisi e baci, è una poesia di sentito amore!
    Un abbraccio, Grazia

    PS: ho visitato il tuo bolg…stupendo, poesie MANIGNICHE!!! senbra di scrivere sulle stesse righe…(posso permettermi di dire così?, senza presunzione!)

    Replica

  48. dorella dignola scrive:

    IMMENSITA’

    Lassù
    Dove non piove
    e dove non soffia il vento,
    azzurra e tonda
    ti muovi Terra.
    Nell’universo nero,
    voluta al cominciar
    del tempo,
    dal Suo tocco
    respiri di vita e
    piccola sembri,
    quasi balocco
    che bimbo può tenere
    in mano e giocare
    a palla, con te
    che porti la veste
    colorata più bella.
    Perché l’uomo
    Continua la sua guerra?
    Perché non vede
    Quanto grottesco sia
    L’odio su questa
    Tanto amata stella?

    Replica

    Fiorella Cappelli replica:

    @dorella dignola,

    Lirica “tonda”, piena di vento, sole, aria, colore e vita che si trasforma in gioco tra le mani di un bambino.
    Il poeta ci regala attraverso “un grande occhio” l’immagine della nostra “immensa piccolezza” quando ci immergiamo nell’odio grottesco che porta alle guerre.
    Nel bambino, è l’innocenza…da salvare per un futuro migliore.
    (Mia libera interpretazione alla lirica poetica
    “Immensità” di Dorella Dignola)
    Fiorella Cappelli

    Replica

    dorella dignola replica:

    @Fiorella Cappelli, grazie Fiorella. Mi piace chiamarti per nome ora che conosco i tuoi pensieri.
    Un abbraccio da Dorella

    Replica

  49. elisa barone scrive:

    L’AMORE DENTRO

    Ti penso e ti sorrido
    e tu sorridi un pò,
    e tocchi i miei capelli
    che non sono più quelli;
    dimmi-son bella ancora,
    bella come dicevi-
    dimmi- son proprio grande
    come tu mi volevi-
    dimmi- son prpprio tutto,
    tutto ciò che credevi?-
    Oh ma perchè non passa
    la voglia di parlarti,
    di dirti tutto ciò
    che non ti dicevo allora!
    Perchè lo struggimento
    di sapere che è finita
    che tu non sarai più con me
    nella mia vita!
    Papà,papà lontano,
    dicono che sei morto,
    ma questo amore dentro
    è ancora così forte.

    Replica

    maria lampa replica:

    @elisa barone,
    commovente e molto intensa.
    Capisco questo tuo stato d’animo….nel profondo.
    Fortunatamente io penso che il contatto non sia mai finito, ma sia soltanto diverso il modo di comunicare…..
    Questa tua poesia è un bel ponte con l’aldilà….
    Brava. HO APPREZZATO MOLTO QUANTO HAI SCRITTO.

    Replica

  50. Daniele "ARX" Mezzalira scrive:

    NOTTE DI PRIMAVERA

    Buonanotte, stella delle mie notti di viaggi!
    Perso il mio sguardo tra le nuvole buie
    e la luminosa Diana,
    il mio cuore incontra il tuo e sorride.
    Nell’aria risuonano i canti di primavera
    e l’anima si accende al richiamo del falco.
    E’ un sogno, ma vale il prezzo di una vita.

    Replica

  51. Daniele "ARX" Mezzalira scrive:

    LA FATA DEL BOSCO

    E’ come in un sogno…
    Uno di quei sogni in cui non sai se vorrai svegliarti.
    Di fronte ai miei occhi,
    velati da lacrime che non riesco a trattenere
    le foglie di Lothlòrien accarezzano l’aria,
    leggere si staccano dai loro nidi,
    sembra quasi non cadano mai.
    Disteso, quasi in un abbraccio,
    fra gli alberi antichi mi vedo, sbalordito.
    Nel cuore un mescolarsi di emozioni,
    La gioia, l’incanto del momento,
    la paura di perdere tutto al risveglio.
    E mentre i miei pensieri vagano persi
    Volgendo lo sguardo al tramonto ti vedo.
    Di nuovo il mio cuore si spacca
    inondato dal troppo amore di questa visione,
    sorreggo a fatica lo sguardo mentre dentro di me
    il fuoco si spande e mi ridà forza.
    Ti sento ridere, lontana, distratta,
    mentre giochi col vento volando tra i rami.
    Un’aura color indaco esplode intorno a te
    Quando, ferma in una radura, ti accorgi di me.
    E’ questo il momento che non voglio dimenticare,
    l’attimo esatto in cui come due petali freschi
    le tue labbra si sono dischiuse nel più bello dei sorrisi
    e i tuoi occhi si sono fissati nei miei per un lungo
    e fulminante istante.
    Lontane, le voci delle tue compagne ansiose ti chiamano,
    ma tu non te ne puoi andare,
    io non te lo permetterò.
    Ma non ho la forza di muovermi, vinto così,
    da questa dolce visione, e con immenso dolore
    ti guardo, impotente.
    Un rapido movimento delle ali ti sposta fuori dal mio sguardo
    Per poi ritrovarti di fronte a me,
    felice ed emozionata, quanto me.
    E mentre mi baci una lacrima cade dal tuo viso
    e mi entra nel petto, calda e luminosa, come una stella elfica.
    Un breve e ammiccante cenno del viso che vuol dire: “tornerò”
    E in un istante se già lontana, verso la via di casa.
    E tutto ciò che mi rimane e il ricordo di quel bacio
    e un diamante puro come pegno d’amore,
    nell’attesa di rivederti ancora,
    fra le fronde infuocate del bosco d’oro.

    Replica

  52. Cinzia scrive:

    CANZONE PER NOI

    Ali di un aliante
    io dispiegherò,
    sempre più distante poi io diverrò
    solo nei tuoi sogni ti raggiungerò
    se saprai cercarmi io mi fermerò
    ma di sol promesse
    non ti ascolterò
    i tuoi antichi inganni
    non riproverò
    scelta hai la tua strada
    cedi il passo a chi,
    cuore ormai non vola
    non sarò più lì.
    Sto sugl’irti scogli
    memore di un dì
    rosso brucia sole, piansi allor per chi?
    Abile tu fosti,nel tuo folle gioco,
    cuore mi rapisti e non fu per poco,
    alchimie creasti,fuggi e poi ritorni,
    stanca dei miei appelli,vivo questi giorni.
    Cerco gl’irti scogli
    memore di un dì
    mi bruciavi l’animo
    or non più così…
    vivo questi giorni.

    SEZIONE “POESIA E MUSICA”

    Replica

  53. Cinzia scrive:

    NIGREDO
    Credevo e, forse m’illudevo
    che il mio nigredo fosse ormai lontano,
    poichè anzitempo scorsi
    dalle buie sponde
    illusorie missive di luce…
    Ma, conscia dei miei più cupi anfratti
    sprofondo negli abissi dei tormenti
    come novizia immagine
    già nota ahimè,e il circolo vizioso
    lì m’avvinghia.
    Tentacoli di notti senza fine
    affondano impietosi dentro me,deleteri,
    squarciando l’unicità di mille doni,
    umili nella nobiltà d’animo
    caledeoscopicamente infranti
    dall’aridità del tuo cuore.

    CINZIA 2006

    Replica

  54. Cinzia scrive:

    INNO ALL’ AMORE

    Coltre di plumbeo
    tra squarci di rosato cielo
    come le gote mie
    annuncianti il sereno.
    Spaziano i languidi pensieri
    nell’attesa dell’approdo,
    gongola l’animo ribelle
    riconoscendo il suo contrappunto.
    Si levano dalle forzanti catene
    liriche odi
    inneggianti l’amore.

    Replica

  55. Cinzia scrive:

    LE FANTASIE
    La tua candida schiena
    sa di mare e tempesta
    e al calar delle ombre
    ci gioca gagliarda la luna…
    Si perde nel riverbero
    delle tue ciocche ribelli
    il desiderio che di te m’accende
    e mai mi stanca…
    negli occhi ridenti
    promesse infinite
    d’amplessi e tormenti
    in quel confuso languore che
    molti chiamano…Amore.
    Fermo immagine nella mia mente,
    un dipinto firmato nei colori dell’arcobaleno.
    Galoppo leggiadra
    sul puledro delle mie fantasie..

    SEZIONE POESIA E MUSICA

    Replica

  56. Cinzia scrive:

    NOTTE DI SAN LORENZO

    Mia gioia
    mia disperazione
    mio sole che albeggia
    mia luna disperata
    e unica.
    Tendimi la mano
    e stringimi forte a te
    non negarmi il tuo amore
    lascia che io sia
    tutto ciò che vorrai
    lascia che
    questo cielo
    punteggiato di stelle cadenti
    mantenga la sua promessa
    e il desiderio mio
    più grande
    divenga la tua
    recondita realtà.

    SEZIONE POESIA E MUSICA

    Replica

    FrancyBlog replica:

    @Cinzia,
    se queste parole diventeranno una canzone, molte persone si rispecchieranno in essa… a cominciare da me..;-)

    Replica

  57. Cinzia scrive:

    Il tuo sguardo mi ha catturato il cuore rendendomi fragile e tenera come un fuscello in balìa del vento,
    il nulla intorno a me,solo la tua voce calma e profonda,
    che m’invade tutta.
    Chissà se le tue labbra sfioreranno mai le mie,
    per sussurrare quelle parole dolci che vorrei tanto udire…
    chissà se scoprirai mai chi sono, e ciò che veramente vorrei..
    Toccandomi forse sentiresti
    quel fremore che accende di una luce nuova
    i miei occhi persi nei tuoi

    Replica

  58. Giusy Maugeri scrive:

    per il CONCORSO DI EMOZIONI 2010

    dal libro FRA LE PAGINE DELLA MIA VITA

    Avanza il tempo

    E scrivo colori
    e dipingo sogni
    senza stancarmi mai

    Mi stupisco ancora delle stelle
    del vento
    e delle onde del mare

    Crescere…
    Andare…

    Verso nuove mete
    verso un amore più grande

    Avanza il tempo silenziosamente
    lascia sulla pelle solchi

    E nel cuore immensi tesori…

    Giusy Maugeri

    Replica

  59. AMORE INFINITO

    Cercami
    amore mio
    nel mio rincorrere
    il tempo che fugge…

    Trovami
    nel vento leggero
    tra soffi e respiri,
    nei granelli di sabbia
    lucenti di parole
    cadute da sogni
    di stelle distratte…

    Trovami
    ubriaca
    di pioggia fresca
    a danzare
    una sinfonia di luce
    stordita
    tra magia ed incanto…

    Cercami amore mio
    e scoprimi
    rorida di arcobaleno
    sulla rugiada mattutina…

    Sulle tue labbra
    il sapore di cio’
    che tra noi so essere
    infinito…

    Infinito e indefinito
    e’ il nostro tempo
    assetato di noi…

    Antonella Grassini

    Replica

  60. Fata scrive:

    LA FUGA

    I sogni diventano lividi all’alba
    La loro dolcezza svanisce col sole
    Col buio ogni lucciola sembra una stella
    Col sole tu scappi lontano da me

    La notte ti strego, lo sento, sei mio,
    Ma al sole mattino già scappi lontano…
    Per tutte le volte che siete scappati
    Vorrei solamente capire il perché

    Cosa faccio, cosa dico che vi terrorizza tanto?
    Che cos’è che voi vedete laggiù in fondo nei miei occhi?
    Un’unione troppo grande per poterla sopportare?
    Troppe cose da scoprire senza perdersi a vagare?

    Non concedo ipocrisia
    Metto tutto giù sul piatto
    E’ con l’anima negli occhi
    Che mi ripresento a voi
    Non ho voglia di giocare
    Con le regole mai scritte
    Per cui l’uomo è cacciatore
    Per cui non dovrei parlare
    Per cui io dovrei aspettare
    Di vedere cosa fai
    Prima di poter sapere
    Cosa c’è oramai tra noi

    I sogni diventano lividi all’alba
    La loro dolcezza svanisce col sole
    Col buio ogni lucciola sembra una stella
    Col sole tu scappi lontano da me

    La notte ti strego, lo sento, sei mio,
    Ma al sole mattino già scappi lontano…
    Per tutte le volte che siete scappati
    Vorrei solamente capire il perché

    Perché mai è tanto strano che ti voglia rivedere?
    Non è stato solo sesso ma tu non lo vuoi sentire
    L’ho sentito solo io quel tuo battito di cuore
    Ora ti vorrei parlare ma tu invece vuoi scappare

    E allora sai cosa ti dico
    Che il perdente qui sei tu
    Se non sai come capire
    Che non mi troverai mai più
    Non si trova tutti i giorni
    Una donna come me
    Compagna, madre
    Amante, figlia
    Donna solo e totalmente
    Senza mai mezze misure
    Senza chiedere il permesso
    A chi scappa via da me

    I sogni diventano lividi all’alba
    La loro dolcezza svanisce col sole
    Col buio ogni lucciola sembra una stella
    Col sole tu scappi lontano da me

    La notte ti strego, lo sento, sei mio,
    Ma al sole mattino già scappi lontano…
    Per tutte le volte che siete scappati
    Vorrei solamente capire il perché

    Federica Carmana

    Sezione “Poesia e Musica”

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Fata,

    bellissima. Faccio il tifo ;)
    Baci
    Ars

    Replica

    Fata replica:

    @Arsomnia,

    grazie di cuore!!!

    Baci!
    Fata

    Replica

  61. Lidia scrive:

    Vorrei nascere ora,
    per non conoscerti
    per non soffrire della mancanza d’amore.
    Vorrei nascere ora,
    per poterti conoscere di nuovo,
    per essere felice.

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Lidia,

    Cara Lidia, complimenti per il tuo brevissimo intervento che “c’è tutto”.
    In definitiva si capisce che la persona indicata ti è nel cuore e tu la ami, anche se vorresti stabilire il periodo della convivenza.
    Da quanto sono riuscito a capire, indipendentemente dal periodo in cui si svolge la tua vita, è con lui e non con altri che vorresti trascorrerla.
    Complimenti, con l’augurio di poter scegliere il “periodo” favorevole e magico.
    Aff.mo sergio

    Replica

    Lidia replica:

    @sergio doretti,
    Grazie Sergio per il tuo commento.
    Purtroppo il mio amore ha scelto un altra vita,
    ed io non ho più amato.

    Replica

  62. Tratto da “Viaggio nella memoria” di Vittorio Sartarelli, pubblicato nel 2005. – L’AMORE -

    Si era quasi alla metà dell’estate, quando, un giorno Marco si accorse casualmente che in spiaggia, a distanza di alcune cabine dalla sua, c’era una ragazza che lo fissava intensamente e con insistenza. All’inizio non lo notò più di tanto, era consapevole d’essere un bel ragazzo e non era la prima volta che era stato fatto segno dell’attenzione da parte delle ragazze, pensò che la cosa sarebbe finita lì.
    Constatato, invece, che anche nei giorni seguenti quella ragazza continuava a fissarlo, il fatto l’incuriosì alquanto. Era una ragazza bruna, piccolina, piuttosto rotondetta, perfettamente formata e proporzionata, con un corpo da donna adulta. Quella cosa in sè così strana, era anche intrigante e avvincente perchè, a quell’epoca, stiamo parlando dei primi anni ’50, non accadeva tutti i giorni che una ragazza prendesse l’iniziativa, cercando di provocare in ogni caso una reazione da parte sua. Marco decise che doveva trovare il modo di conoscerla….
    Tenuto nel giusto conto le consuetudini e i pregiudizi ambientali dell’epoca, non era facile iniziare un rapporto di conoscenza con una persona dell’altro sesso, bisognava trovare il modo. A questo punto, bisogna fare un inciso di carattere sociologico che sia utile a chiarire qual’era, in Sicilia, la così detta “morale dominante” che regolava, senza possibilità di trasgressioni, i rapporti tra due persone di sesso diverso. In ogni caso,il rapporto di conoscenza e di frequentazione doveva avere la sua ragion d’essere che di solito era identificata nella finalità del matrimonio. Alla luce di queste considerazioni tutto sembrava molto complicato e quasi impossibile da realizzare, tenuto conto che Marco e quella ragazza avevano appena quindici anno ciascuno.Quel codice tribale di comportamenti che regolava l’instaurarsi di un rapporto fra due persone di sesso diverso, si riconosceva in un’epoca e costituiva la “summa” di tradizioni, usi e costumi d’intere generazioni passate e costituiva il retaggio, atavico, nella formazione della cultura e della morale delle popolazioni d’intere regioni….
    E venne il giorno della dichiarazione d’intenti, accadde tutto com’era cominciato, fu lei Sara, che disse a Marco d’essere certa di amarlo perdutamente e che, se lui voleva, il suo amore sarebbe durato per sempre. Marco rimase in silenzio, affermare che non se l’aspettava sarebbe stato un mentire a sè stesso, forse avrebbe voluto prendere lui l’iniziativa ma, non si sentiva sicuro forse, aveva paura d’impegnarsi per il futuro.Non si sentì di dire niente, erano entrambi molto giovani, prendere un impegno del genere per tutta la vita a quindici anni gli sembrava un’enormità. Si sentiva confuso, aveva bisogno di riflettere, la cosa lo faceva diventare, per il ruolo che doveva assumere, più grande di quello che era in realtà.Quella notte Marco non potè chiudere occhio, mille pensieri affollavano la sua mente; per la prima volta, nella sua vita si ritrovò a farsi un profondo e sincero esame introspettivo. Si trovava di fronte ad un evento nuovo come non mai, qualcosa che lo aveva aggredito improvvisamente e lo teneva stretto, prigioniero di sè stesso. L’estate stava finendo, forse la stagione più bella che egli avesse mai trascorso e non solo per quell’ultima cosa che gli era capitata. Stranamente, non si rendeva ancora conto che proprio quest’ultima cosa, era la più importante e la più bella che gli potesse capitare: si era innamorato! (…)

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @Vittorio Sartarelli, Considero questo scritto un bell’esempio di trionfo del sentimento sulle catene imposte dall’ambiente e dall’età. Per il protagonista il mondo sboccia nel caldo dell’estate, portandolo ad aprirsi alla vita. Complimenti. Timur

    Replica

    Vittorio Sartarelli replica:

    @Timur Lenk,
    caro Timur ti ringrazio per i complimenti, il brano che ho pubblicato è tratto dal libro “Viaggio nella memoria” pubblicato nell’ormai lontano 2005, con questo libro ho conseguito il maggior numero di primi premi per la narrativa nei vari concorsi nazionali e internazionali ai quali ho partecipato. Essendo stata la mia “opera prima” di narrativa impegnata, non avrei mai pensato di ottere tanti preziosi riconoscimenti, si vede che in questo libro c’è veramente qualcosa di buono. Mi piacerebbe intrattenere rapporti di corrispondenza letteraria con qualcuno che comprende e apprezza la cultura e la buona letteratura,grazie ancora e cordiali saluti.
    Vittorio Sartarelli

    Replica

  63. jallee scrive:

    L’ascenzore

    Ho visto ‘na coppia coccolasse
    come se tutto intorno nun contasse.
    Lui je teneva er viso fra le mani
    Lei l’occhi dentro l’occhi, abbandonati.

    A vedelli così, salì coll’ascenzore
    a me che l’aspettavo, me s’è sciorto er core

    Pareva ‘na coppietta ‘nnammorata
    li primi tempi der fidanzamento.

    Me so sentita ‘n più. Me so girata,
    stampato dentro ar core quer momento.

    Quanta dolcezza ce stava in quer quadretto!
    A mi marito puro je l’ho detto:
    è bello amasse…l’acciacchi, li malanni…
    er primo giorno o dopo sessant’anni

    Ma bisogna fallo bbene come Dio comanda
    come drento l’ascenzore… Mario e Wanda.

    Replica

    Giuseppe replica:

    @jallee, Semplicemente e teneramente stupenda.

    Replica

    jallee replica:

    @Giuseppe, fatto vero, vere persone, 175 anni in due.
    grazie Giuseppe

    Replica

    FrancyBlog replica:

    @jallee,
    davvero bella,…il senso dell’amore vero che non ha mai fine…toccante!! un ottimo spunto su cui riflettere e da tenere sempre presente per non sbagliare…. :-)

    Grazia Finocchiaro replica:

    @jallee,
    hai proiettato una piccola parte di un film, le immagini più salienti l’hai portato davanti ai nostri occhi…ed è bellissimo pensare che anche non più ragazzini con un bacio si resta avvinghiati al piacere con un cuore che non ha età!! Complimenti! Grazia

    Replica

    Arsomnia replica:

    @jallee,

    bella! spontanea, fresca.. come quegli innamorati dentro “l’ascenzore” .. Complimenti!
    Ars

    Replica

  64. Cristina Mantisi scrive:

    Tu

    Tu
    Sei il mio vento divino
    Che spazzi ogni dubbio
    Dalla mia mente confusa
    Che inebri i miei passi
    Tra selvatich’erte di colli
    Tu
    Sei la mia onda improvvisa
    Che scavalchi la pace di un sogno
    Per lasciarmi il pulsare di vene
    Un cuore impazzito che danza nel petto
    Tu
    Che mi porti per mano sei la bruma
    Che arriva leggera, senza fare rumore
    Sulla palude di una mia visione
    Dove crescono i fiori d’erioforo.
    Tu
    Sei l’abbraccio che smorza il respiro
    Il caldo che brucia il deserto di dune
    Il confine che tremula incerto
    Sull’orizzonte di un cielo di sabbia
    Tu
    Sei la fine di un bosco bruciato
    Annerito dal fuoco di rossi fantasmi
    Dove la terra divora radici di alberi morti
    Riaffiorati dall’onda che ritorna al suo mare.

    Cristina Mantisi

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

  65. maria scrive:

    Caro amico di penne e piume,
    ti scrivo per dirti che le emozioni mi ubriacano,sprofondo in un mare troppo vasto per il mio cuore così piccolo e mi ritrovo debole come una roccia al vento. Cammino in silenzio con il pensiero assillante di te,e non ho voglia di lanciarmi per questo gomitolo di strade senza fine.
    Fammi ritagliare qualche istante del tuo tempo,fammi scivolare tra le dita i tuoi sguardi infuocati,pieni di amore per la vita,fammi essere la finestra dei tuoi desideri e fammi camminare in cima agli alberi del tuo sorriso.Vorrei essere lungo i viali verso cui stai camminando e i grattacieli non sono più per me pupazzi impazziti, ma sono dolci risvegli del mio corpo fremente.
    Non ho buttato via i sentimenti e potrai tu stesso cercare dentro di me la maggior parte di te. La mia forza d’amore ha stracciato ogni brezza, ogni respiro di tristezza,perchè so di essere immagine rapita dal tuo volto.
    Ora vivo di questa mia danza di luna piena,malata d’infinito e vorrei poterti accendere con le mie parole,ma so di non poterlo fare, perchè il sole pigro sguscia dalle lenzola di questa canzone che dedico a te.

    Replica

  66. Luca Gamberini scrive:

    SOLO

    Quando sei un uomo solo
    cadi subito nel gioco
    tu ti lasci trasportare
    da una donna da salvare
    che ti espone i suoi problemi
    come fossero patemi
    che ti illumina e ti apprezza
    conoscendo la tua stazza.
    Tu ti lasci coccolare
    lei ti ha acceso e ci sa fare
    non ti vuole comandare
    riesce a farti contraddire
    non ti obbliga a seguirla
    ma ti impone di capirla
    lei ti stimola,ti esalta,
    tu potresti solo amarla
    e ti prende dritto al cuore
    con un paio di parole.
    Forse non lo sai
    ma ti spegne sul piu’ bello
    al momento di capire
    cosa l’ha fatta soffrire
    nell’istante in cui pensavi
    che è la donna che sognavi
    perchè è lei che sa intuire
    quando è ora di finire
    non ti dice che ha scherzato
    ma lo ha sempre pensato
    come pensa a un vero amore
    che la possa mantenere
    soddisfandola a dovere.
    Quando sei un uomo solo
    cadi subito nel gioco
    ti distrai e sei confuso
    sei già cotto e fuori uso
    hai un unico pensiero
    che ammala la tua mente
    diventata vacua e sorda
    che ti complica la vita
    mentre lei è già sparita.

    Poesia e Musica

    Replica

    Arsomnia replica:

    ma poi, forse, era solo un fraintendimento…
    Non amo troppo la rima, ma la tua poesia è piacevole ed efficace.
    Un saluto
    Ars

    Replica

    Luca Gamberini replica:

    @Arsomnia,
    è pratica, sì, sbrigativa e allo stesso tempo vuota come può essere da riempire un uomo che ragiona così…
    credo di avere sbagliato, volevo inserirla come testo canzone e non come poesia ma non ho ben capito come funziona questo blog. Grazie per avermi donato attenzione :)

    Replica

    Valerio replica:

    @Luca Gamberini,
    una curiosità , è autobiografica ?

  67. Mario Prontera scrive:

    “DEL SUPERESISTENZIALISMO”.- da “ESTATE 2005 e dintorni”.
    (ad Arsomnia,così benevola verso il mio lirismo sensuale)

    Mi manca qualcosa,
    non so se alla pelle ancòra vogliosa
    o alla mente smaniosa,
    se un paio di cosce sinuose e già pronte
    o un paio di idee a fregare la morte,
    se un paio di mani da tenere soltanto
    o soltanto le mie a rubare una stella
    e dove la stella si rigonfia di luce!

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Mario Prontera,

    “Mi manca qualcosa” … un’apertura che già pone il lettore in tensione, per sè, per il poeta, per l’umanità… Umanità, si.. perchè forse a molti manca qualcosa. Sai a volte penso che quello che manca, in fin dei conti, è quella sensazione, quell’idea di Infinito che ci portiamo dentro da quando siamo nati. E fregare la morte, forse, non è la soluzione migliore …

    ..grazie per la dedica :) .. mi sa che ho “smontanto” un pò il tuo lirismo sensuale. Non volermene ;)
    Un saluto
    Ars

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Arsomnia,
    Ars, carissima ARS di tutto, ma cosa dici?Non solo non te ne voglio, ma sono contento che non ti siano dispiaciuti questi versi semplici; poi il lirismo, la sensualità,l’amore, gli AMORI, sono davvero poca cosa rispetto a quel desiderio -paura dell’Infinito che ci portiamo tutti dentro. SEI UNA BRAVA RAGAZZA, molto sensibile.
    COSE PICCOLE E BELLE
    Mario

    Replica

  68. Mario Sodi scrive:

    MIO GIOVANE AMORE (*)

    Mio giovane amore, mia sete,
    la mia terra riarsa ti divora
    e divento con te gemma di grano
    e vite gonfia per la tua vendemmia.

    Mia fresca voce d’uomo
    tu penetri il mio corpo col tuo suono
    ed apri la mia festa
    per le cinque porte dei sensi.

    Mio giovane amore , mia sorgente,
    la mia terra riarsa ti divora
    e divento per te gemma di grano
    e vite gonfia per la tua vendemmia.

    Tu mi percorri tutta,
    le tue carezze
    fioriscono fontane traboccanti,
    scendi nell’orto dei meli selvatici
    cresciuti fra i rovi
    e mi fai mordere frutti dolcissimi.

    Mio giovane amore , mia tempesta,
    la mia terra riarsa ti divora
    e divento per te gemma di grano
    e vite gonfia per la tua vendemmia.

    Fiore di spiga
    fiore di cactus
    in te fermo il mio tempo,
    occhio di ghepardo
    io ti guardo ti odoro ti tocco
    Fioredivento fra le mie bandiere,
    fiamma di un fuoco spento
    acceso dal tuo soffio.
    Fiore del mio passato
    in te vivo e mi perdo,
    o mio santo peccato.

    Mio giovane amore, mia sete,
    la mia terra riarsa ti divora
    e divento per te gemma di grano
    e vite gonfia per la tua vendemmia.

    ***

    (*) Cantata da una donna

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

  69. ornella gatti scrive:

    Le mani salde al timone
    sfidando il mare
    oltre i confini dell’universo conosciuto
    per donarti giochi di luci colorate
    piccole pietre di cristallo
    conchiglie ancora vive.
    Senza meta
    cullata dalle onde,
    il viso infuocato dai riflessi del sole
    gli occhi colmi di meraviglia
    labbra salate sulle mie,
    tra le mie braccia.
    Senza timore
    spazzando via quei cumuli neri
    presagio di tempeste.
    Senza rimpianto
    per quella terra
    che si allontana alla vista.
    Senza amarezza
    per chi ci ha dimenticato.
    Mai ad altri sarà permesso
    spegnere il tuo sorriso
    discutere il tuo pensiero
    tradire i tuoi sogni.

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @ornella gatti, Cara Ornella, vivissime congratulazioni. Nella tua poesia si sente l’emozione dell’inizio di un nuovo cammino. Potrebbe essere il prologo di “Itaca” di Kavafis, che è per me una via di vita e di cui ho curato io stesso una traduzione. COMPLIMENTI. Timur

    Replica

    ornella gatti replica:

    @Timur Lenk, Ho apprezzato molto la tua replica, sperando di leggere al più presto le tue emozioni. Ornella

    Replica

  70. Marisan scrive:

    NON PIANGERE AMORE MIO

    Non piangere amore mio
    se per funesta tormenta
    il mio uragano prenderà il largo.
    Gli ori e smeraldi ricchi di alma,
    la luce sibillina m’ accompagna
    nel viaggio
    con placide stelle e vele stregate.
    Non piangere amore bello
    la lontana casa spoglia
    saprà attendere, con fioca luce
    lo spirito libero dai fuggiti passati.
    Il sonno accompagnerà
    la folle umiliazione
    che si disintegra alla fede del caro Padre.
    Non Piangere amore mio
    saprò navigare lontano
    con l’indovina dai riti magici,
    saprò sopportare il silenzio
    della luna accorta che protegge
    discreta il mio essere.
    Non fuggirò,
    ma non piangere amore
    avrai rugiada e brina,
    audaci nubi sapranno lavare via
    l’inganno del tempo.

    Replica

    sabina replica:

    @Marisan, non piangere, …le nubi sapranno lavare via l’inganno del tempo..molto bella questa immagine, davvero bella!
    sabina

    Replica

  71. Daniela Quieti scrive:

    Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti

    TUMULO DI TEMPO

    Tumulo di tempo
    scartato in soffitta
    assorbe opaco
    colore di spettro
    fremito teso
    su cervello
    in vetro sigillato.
    Alla terra di mezzo
    io chiedo riparo
    all’arco e alle frecce
    su sangue rappreso
    di sabbia
    che oscura compone
    e intervalla ballata
    di storia sbranata
    ripristina un flusso
    di nulla
    in acque di caos
    in rotta
    sulla stretta tolda
    che incede.

    Replica

    dorella dignola replica:

    @Daniela Quieti,
    intensa la tua poesia, cara Daniela, sciolta e concisa ad un tempo mentre l’attimo dolorante colma l’istante in un tempo vissuto.

    Replica

    Fiorella Macchioni replica:

    @dorella dignola,

    dai un ritmo alle parole e… sembran musica

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Fiorella Macchioni, grazie per le belle parole e un caro saluto Daniela Quieti

    Daniela Quieti replica:

    @dorella dignola, grazie infinite, cara Dorella, per come hai saputo interpretare le mie emozioni. E complimenti per le tue liriche, sempre intensamente profonde. Un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

    D'Arrigo Francesca replica:

    @Daniela Quieti, colpita!
    Forma che si discosta dal comune.
    Grazie per le piacevolissime note

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @D’Arrigo Francesca, grazie per le belle parole Daniela

    Replica

  72. Cristina Mantisi scrive:

    UN AMORE

    (…)
    Accelerò il passo e si ritrovò a correre; aveva paura che tutto sparisse all’improvviso, paura di essere nel sogno senza saperlo. Le mancava il respiro e il cuore le batteva nel petto impazzito, ma non aveva tempo per fermarsi a riprendere fiato. Lo fece soltanto quando si trovò sul promontorio in cima alla scogliera e riconobbe le piante di agave protese sul bordo e aspirò il profumo dei pini.
    Lentamente si girò indietro e vide la casa. Si avvicinò al cancello che si aprì con una leggera spinta e percorse il viale alberato: ovunque foglie gialle e rosse ricoprivano il prato e la fontana di pietra zampillava sotto il salice.
    In quel momento si fermò aveva creduto a quell’amore senza sapere se fosse reale, immaginato, sognato. Desiderato, però, sì: lo aveva desiderato con tutta se stessa sebbene adesso che ne era così vicina venne assalita da una paura incontrollabile tanto che credette di poterne morie.
    Sussultò quando la porta della casa si aprì e lui apparve sulla soglia sorridendole con quel suo sorriso che tanto l’aveva turbata. “Patrizio!“ sussurrò quasi incredula. “Ciao Rossana, ti stavo aspettando” Rossana si fece catturare dal suo abbraccio e finalmente respirò profondamente quell’amore inspiegabile, quel profumo di pini, l’aroma del mare e l’urlo dei gabbiani sospesi a mezz’aria tra mare e cielo: era a casa!
    La porta si richiuse alle loro spalle mentre, fuori, il vento faceva danzare tutte le foglie.
    Una mattina di primavera una scolaresca si fermò davanti al cancello della villa. “Quanto è bella!” esclamò una ragazza “Mi piacerebbe vivere in una casa così”. L’accompagnatore sorrise “A chi non piacerebbe? E’ una villa molto antica, era dei signori del paese”.
    “Che belle piante sulla scogliera” ammirò l’insegnante.
    “Vedete quell’agave?” disse l’uomo “E’ morta da tanti anni, ma è rimasta così come fossilizzata nel tempo”
    “Si può visitare la casa?” chiese qualcuno del gruppo. “Oh no, la villa è chiusa e nessuno ha mai avuto le chiavi”. I compagni chiamarono la ragazza rimasta dietro il cancello a fantasticare una storia d’amore.
    “Peccato” disse “sarebbe stato bello vederla. Non si può chiedere ai proprietari?”
    L’accompagnatore scosse la testa: “Non è possibile, gli ultimi proprietari sono morti da più di cinquant’anni e non c’è più nessuno della famiglia”
    “Nessuno” sussurrò la ragazza e ripeté “peccato!” , ma, andando via e girandosi per l’ultimo sguardo, le parve di vedere una giovane coppia passeggiare nel parco sotto le fronde del salice.
    (…)

    Cristina Mantisi

    Replica

    Cristina Mantisi replica:

    Per POESIA E MUSICA

    Tu

    Tu
    Sei il mio vento divino
    Che spazzi ogni dubbio
    Dalla mia mente confusa
    Che inebri i miei passi
    Tra selvatich’erte di colli
    Tu
    Sei la mia onda improvvisa
    Che scavalchi la pace di un sogno
    Per lasciarmi il pulsare di vene
    Un cuore impazzito che danza nel petto
    Tu
    Che mi porti per mano sei la bruma
    Che arriva leggera, senza fare rumore
    Sulla palude di una mia visione
    Dove crescono i fiori d’erioforo.
    Tu
    Sei l’abbraccio che smorza il respiro
    Il caldo che brucia il deserto di dune
    Il confine che tremula incerto
    Sull’orizzonte di un cielo di sabbia
    Tu
    Sei la fine di un bosco bruciato
    Annerito dal fuoco di rossi fantasmi
    Dove la terra divora radici di alberi morti
    Riaffiorati dall’onda che ritorna al suo mare.

    Cristina Mantisi

    Replica

    Robert replica:

    @Cristina Mantisi,

    abbiamo già pubblicato il testo della canzone. Grazie!

    Replica

    Cristina Mantisi replica:

    @Robert, infatti è stato un errore. Grazie

  73. Daniele "ARX" Mezzalira scrive:

    ORIONE
    (PARTE 1ª)

    Nella fredda notte d’inverno
    dominio di Venere e Bacco
    guidami a casa.
    Percorro i campi di stelle
    seguendo il mio istinto cacciatore
    e il fiuto infallibile dei Cani.
    Forti, le spalle, sorreggono
    scudo e bastone,
    ma dentro, nell’anima,
    fragile e sola, scopro
    Il timore di perdermi
    fra miti e leggende, e di perderti
    Amore.
    Dove sei, Luna?
    Padrona dei miei desideri.
    Orione ti chiama al suo cospetto!
    Ma ogni suo ordine
    È un grido di dolore,
    E il cuore si stringe nel petto.
    Nascosto, il tuo volto stanotte,
    non vedo riflesso negli occhi
    di giovani amanti
    il tenue bagliore
    dei candidi raggi e gela,
    da dentro, il mio cuore.
    Le gambe non reggono
    il peso di millenarie solitudini;
    La vecchia spada, appesa alla cintura,
    contro nessuno si alzerà più,
    e piangerà i suoi otri amari
    il dolce Acquario, sui Pesci
    morenti.
    Dove sei, Luna?
    Padrona dei miei desideri.
    Orione ti chiama al suo cospetto!
    Ma ogni suo ordine
    É un grido di dolore,
    E il cuore si stringe nel petto.
    Rischiara, Regina, l’empia tenebra,
    ch’io possa trovare la via.
    Illumina ancora il sentiero
    del mio ritorno,
    che più non perda la strada
    per il tuo ascoso rifugio.
    Mostrati a me
    da dietro le nuvole,
    che eterno, il tuo viso,
    risplenda i suoi raggi su me,
    lasciando puri, i miei sentimenti,
    e mai soli, gli amanti
    di notte.

    Replica

  74. Giuseppe scrive:

    ASPETTANDO UNA STELLA

    Se un astro cadendo
    mi ispirasse un desiderio
    al mondo chiederei
    di ruotare all’incontrario,
    e ritrovar così
    il mio punto di partenza.
    Ricomincerei a godere
    del tuo amore in ogni istante,
    mi inebrierei del gusto
    di ogni nostro bacio…
    ed il cielo scruterei
    per una nuova stella.

    Replica

    Marisan replica:

    @Giuseppe,

    cercare in cielo una nuova stella per una nuova emozione, forte e vera, una speranza che altro non ha che dolcezza e amore, vissuto come la prima volta.Riconferma di una promessa con l’incanto e la sovranità di un eterno amore.Dolcissima. marisa

    Replica

    Giuseppe replica:

    @Marisan, Grazie, molto gentile. Un caro saluto

    Replica

  75. Andrea Masotti scrive:

    PASSO DOPO PASSO

    Nei colli fugaci della memoria
    ho avvertito il tuo quieto procedere
    su strade sigillate dall’imprevisto
    dove mani sporgono a cogliere fiori di campo
    e cardellini prigionieri cantano
    a un falso mattino confuso con la sera

    Ho avvertito il tuo quieto procedere
    nel desiderio di convivio alla tarda ora scontata
    seguendo lo zufolare di un angelo
    tra sagome ovvie nel nitore dei contorni

    Ma nel cammino mi hanno offerto un calice
    e in fondo vidi una bocca che parlava
    ho avvicinato alle labbra un calice
    e ne uscì un soffio gelido
    solo a me erano rivolte le parole
    ma non ne compresi il suono

    E ora seguo il tuo quieto procedere
    nella strada dove i fiori sono fiori
    dove il mattino ha acceso le sue ore
    dove i calici traboccano di vino
    dove il ruscello irrora la terra
    passo dopo passo adesso so
    ogni istante a venire è già passato.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Andrea Masotti, complimenti, Andrea, sei sempre coinvolgente. Un caro saluto Daniela

    Replica

  76. Maria Luisa Seghi scrive:

    NON SAPEVO…

    Ancora non sapevo…
    Che avresti distrutto il mio sogno
    Ancora non sapevo…
    Che era l’amore di un giorno
    Ancora non sapevo…
    Che a me lasciavi l’oscurità
    Dopo un giorno
    di sole e tanta felicità.
    Ancora non sapevo…
    Dopo notti insonni,
    come fosse amara la vita
    E come sei riuscito
    A fare di me un’anima ferita.
    Ma poi ho capito..
    niente è per sempre…
    Ora…le tue mani sul mio corpo
    Sono solo un lontano ricordo.
    Fra le mie dita giro una pansé
    L’ho trovata fra le pagine
    di un libro di poesie,
    vecchie nostalgie…
    Solo per un attimo,
    ho pensato a te..
    Non sono più ferita
    Ora…sono guarita.

    Maria Luisa Seghi

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Maria Luisa Seghi,
    Cara Maria Luisa, è bella la tua poesia che sfuma l’infelicità in una dolce nostalgia.
    Un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

    Maria Luisa Seghi replica:

    @Daniela Quieti,
    Grazie Daniela è sempre un piacere ritrovarti.
    Penso che proprio la sfumatura dell’infelicità, renda più dolce un ricordo.

    Un abbraccio
    Maria Luisa

    Replica

    Marisan replica:

    @Maria Luisa Seghi,… mai si conoscerà il mistero dell’amore…le ferite fanno male e guariscono,i ricordi rimangono dentro l’anima e nulla li farà svanire.Lirica intrisa di sofferenza ma anche di tanta speranza “ora…sono guarita”. complimenti

    Replica

    Maria Luisa Seghi replica:

    @Marisan,
    Grazie Marisan, le tue parole fanno capire di come sia misterioso il sentimento Amore, forse perchè ha una forza selvaggia, se le ferite ci colpiranno l’anima proprio per la sua forza..l’importante è guarire..

    Maria Luisa Seghi

    Replica

  77. Arsomnia scrive:

    Un racconto molto simpatico.. quanto sanno prenderci i sogni? Quanto è possibile fantasticare su un amore?

    Ars

    Replica

    Marisan replica:

    @Arsomnia, quanto siamo disposti a credere in noi seguendo tutti gli immensi misteri che essi ci offrono? quanti sogni in questi sogni? Tanti credo, come le poche tue parole che racchiudono un mondo.

    Replica

  78. Lidia scrive:

    Canzone

    Col passo del coraggio
    con gli occhi della brina,
    catturo dal sole un raggio,
    dentro una rara mattina.

    Le ombre del giorno
    son più lunghe per la mente,
    le ombre nel giorno
    fanno luce sulla gente.

    Quando il dubbio mi pervade
    sopravvivendo alla ragione,
    mi guiderà nel tempo
    dell’eterna grande illusione.

    Le ombre della notte
    guardano spesso in faccia la luna,
    le ombre nella notte
    contano i grilli per buona fortuna.

    Parole rinchiuse
    fra labbra distanti,
    echeggiano al vento soffuse,
    creando nel cuore rimpianti.

    Le ombre dell’amore
    danzano nude attorno a un bel fuoco,
    le ombre nell’amore
    prendono forma se ami per gioco.

    Replica

  79. Mario Prontera scrive:

    da “ESTATE 2005 e dintorni”.

    SENZA TITOLO

    Fammi ancòra stupire:
    all’odore del timo e della pioggia,
    al sapore del pane e dei sogni,
    al colore del tramonto e dell’ansia,
    allo scalpitare del tempo e dello spazio,
    a questa specie d’amore e di mistero…

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Mario Prontera,
    Gentile Mario, complimenti, sono davvero suggestivi questi versi

    Daniela Quieti

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Mario Prontera,
    Sono davvero belli questi versi. Complimenti e un caro saluto

    Daniela Quieti

    Replica

    Gaia replica:

    @Mario Prontera, .. L’odore di timo misto alla pioggia, lo stupore, il mistero d’amore… Versi intrisi di sensazioni ed emozioni vivide, versi molto belli… Gaia

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Gaia,
    Se le cose stanno così, come tu dici,
    “…e ti lascio pagine sparse,
    tra un fuso orario e il mio telaio di vetro”.
    di Anònimo Capuàno

    Replica

  80. Giovanni scrive:

    TU CHE MI CHIEDI LA MANO

    Tu che mi chiedi la mano
    e sussurrando promesse
    poggi il capo sul mio petto nudo,
    mi chiedo se mai comprenderai
    il peso che mi porto dentro
    dell’angoscia
    che mi trapassa l’anima
    e nel silenzio svela
    i turbamenti e i timori
    che mi resero fragile.
    L’ enfasi della passione
    da tempo s’è placata
    ma io veglio ancora,
    nell’attesa di onirici eventi,
    in una realtà glabra
    chiusa da un’indifferenza
    ostile e impenetrabile.
    Ed intanto parliamo sicuri
    già appagati nei sensi,
    distesi supini
    su un lussureggiante tappeto
    di smeraldina rugiada
    tra gli acanti e le agavi
    dalle foglie carnose,
    con i volti che riflettono il sole.
    I nostri corpi già corrotti
    dall’amplesso dell’amore
    si struggono
    carezzati dal vento
    e inquietati dal pensiero
    che un giorno i destini
    si spezzeranno
    e di quest’amore intruso
    resterà uno struggente soqquadro.

    Replica

  81. Corinina scrive:

    La tua parola alata,
    liana che avvince
    nel regno verde d’un mondo
    scomparso.
    Mi sorregge l’ardito volo
    oltre il possibile
    dove il tutto crea
    ciò che la mente sogna
    e la tua voce plasma
    una desueta realtà
    articolata tra ieri e oggi,
    tra passato e presente
    dal punto al cerchio
    e l’infinito s’inanella
    di riverberi ondeggianti.

    Replica

  82. Osvaldo Ammendola scrive:

    OBLIQUE MAGIE

    Tu, donna mia,
    non puoi uscire
    dalla mia anima,
    né puoi
    valicare
    come ogni altra ombra
    la pallida frontiera
    della dimenticanza..
    Tu sei un’immagine
    tanto viva
    che io non so
    davvero
    quale parte di me
    ancora m’appartenga..

    Ecco,
    io ti vedo
    ancora là:
    abbandonata e dolce,
    con la fronte calda,
    con le labbra gelide,
    come sempre
    dopo un’ora d’amore..
    E mi rivedo,
    sai,
    come corteccia vivida
    proteggere frenetico
    la tua bellezza schiva
    e nuda..
    Né può passare via
    la vertigine
    dell’attimo d’assenza,
    con il respiro che cresce..

    Tu sei ancora lì:
    ti sento
    mormorare frasi
    mentre detergo
    stanco
    l’umida dolcezza
    dal volto e dalle ciglia..
    E so già
    che poi
    la fuga inarrestabile
    dei baci sulla pelle
    mi porterà lo scoppio
    di quel tuo riso
    schietto
    che sai quanto mi piace..
    No,
    strana donna mia,
    la luce del tuo viso
    in quei minuti dopo..
    non può svanire più,
    non sarà mai un ricordo..

    Tu indugi
    nel mio giorno
    chiara e ferma:
    come stupore d’anima
    smarrita..

    Replica

    Robert replica:

    @Osvaldo Ammendola,

    abbiamo già pubblicato questa tua opera. Grazie.

    Replica

  83. Osvaldo Ammendola scrive:

    NON BASTA…

    Eppure ti amo.

    Anche per quello
    che non riesci a darmi…
    E t’amo
    di un amore che è mio,
    di un amore
    che non sai amare…
    Io t’amo pure
    per ciò
    che non sai capire
    di me..
    Io so amarti
    anche per la dolcezza
    che non avrai mai
    e per la quale
    sognai l’ incanto
    di una vita d’amore…

    Io amo
    la corda aspra
    dell’anima tua
    e i crucci meschini
    di un cuore incostante,
    né so non amare
    la favola triste
    di un bacio insicuro,
    di un freddo sospiro
    che emetti distratta…

    Io t’amo per quello
    che non sai essere
    e che pretendo tu sia,
    e t’amo perché dispero
    di possederti.

    Io riesco ancora
    a sognarti
    in un sogno
    che non fu mai tuo
    e che non è più mio…
    Eppure io ti amo…

    E so che non vale.

    Tu non hai capito
    molto..
    tu non mi ami.
    Non importa perché,
    no, amore mio,
    non importa…

    Replica

    Maria Luisa Seghi replica:

    @Osvaldo Ammendola,
    Questa è la storia di un amore grande e impossibile..
    Quanti esseri umani bramerebbero un amore così, ma a lui non importa se lei non ha capito..a lui non importa, perchè riesce ancora a sognare e a desiderare quello che non avrà mai.

    Maria Luisa Seghi

    Replica

  84. pulvigiu scrive:

    Nel mio cuore per te.

    Sei stata per me una luce che ha illuminato le mie
    notti d’inverno e l’ombra dell’estate assolata,
    e che adesso ti spegni davanti ai miei occhi.
    Ti guardo ora e prima non mi accorgevo
    che non eri mia, perchè tanti altri bramavano
    per conquistare il tuo cuore.
    Affidavo a te il mio amore giorno dopo giorno,
    certo come respirare l’aria senza accorgermi che
    ti seguivo su di una rotta che non era la mia.
    Ti porterò sempre nel mio cuore, troppo piccolo
    per contenere te, che credevo fossi la mia Stella
    vicino a me fino agli ultimi giorni della mia vita,
    e quando guarderò il cielo non avrò paura
    di confonderti con qualcun`altra, perché per troppo
    tempo hai abbagliato i miei occhi fino a farli lacrimare.
    Adesso non ti riconosco più in quello sguardo quando
    cercavi me, ma rivolto verso l’infinito a cercare
    le braccia di qualcun altro.

    pulvigiu

    Replica

  85. ANTONIO ROMEO scrive:

    STORIA DI UN AMORE

    Un colombo beccava se stesso
    nell’acqua piovana
    e i riflessi del sole a gennaio.
    Le auto a migliaia
    tingevano i palazzi di nero.
    Da bambino andavo
    a rubare ciliegie,
    ingoiavo profumi col pane
    dei primi tormenti d’amore.
    Era vita. Era gioia.
    Oggi ho bussato al silenzio
    del suo cuore gelato.
    ho parlato ai suoi occhi,
    “verde – buio”, nel sole a gennaio,
    mentre il mondo ruotava
    intorno ad un’estate affollata,
    sulle strade di carta,
    con migliaia di flash,
    su inutili affanni,
    interminabili scie
    di rancori d’acciaio.
    Arrugginito – spietato.
    L’amore quando viene
    ha le catene sciolte,
    è un fiume puntuale
    con gelosie distese.
    è infermità sacra,
    con l’anello d’oro,
    che fa gonfiare il cuore.
    Ma lei non s’accorse
    o fu ormai forse tardi,
    che ero io il suo Angelo.

    Replica

  86. Rocco Giuseppe Greco scrive:

    HO PER TE…

    Ho per te, solo per te,
    diletti e gioie.

    Non farti strappare le ali
    e vola nel mio nido accogliente.

    Ho da sussurrarti parole
    come perle splendenti.

    Non farti strappare le ali.

    Ho da raccontarti
    i sogni che l’anima schiude.

    Ho da portarti avanti
    l’aperto giorno
    e percorrere sentieri
    inesplorati.

    Vola nel mio nido accogliente.

    Ho da mostrarti orizzonti
    dove nessuna luce
    si perde al tramonto.

    Ho da guidarti
    fra le montagne del cielo
    e conquistare alture
    che nessun asceta
    giunse a contemplare.

    Non farti strappare le ali.

    Ho da condurti oltre il sole
    e varcare la soglia
    di tutte le dimore dell’amore.

    Navigheremo
    fuori dai confini del pensiero
    di là dall’esteso impero
    dei desideri.

    Vola nel mio nido accogliente.

    (Per POESIA E MUSICA)

    Replica

    Marisan replica:

    @Rocco Giuseppe Greco, accoglienza, protezione e tanta tenerezza.Inno alla vita, inno alla salvezza con la gioia dell’amore.

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  87. Osvaldo Ammendola scrive:

    PAROLE FRA I PREDONI

    Io ti parlerei
    della paura antica
    del bambino
    e dell’ardore adulto
    che s’oblitera
    per noia..
    ma le parole
    devastate
    dall’abuso
    non servirebbero a spiegarti
    perché tacendo
    e a un tratto
    io ho voglia d’intristire..

    Io ti racconterei
    la storia di viaggi
    comuni o inenarrabili
    e ti stupirei
    io forse
    col fuoco delle immagini
    che cantano
    le vette
    e la conquista..
    ma le parole
    che dilapido
    con gli anni
    non servirebbero
    a spiegarti l’angoscia
    del ritorno fra la gente
    e l’ansia mai corrotta
    di vagare..

    Io ti saprei parlare
    ancora
    dei giochi consumati
    nell’amore
    e di ogni fuga
    in versi
    fra scintillanti stelle..
    Ma le parole
    non ti farebbero sapere
    neppure questa volta
    perché vorrei amarti
    soltanto nel silenzio..

    E ti potrei parlare
    perfino di quell’ombra
    che chiara per incanto
    ci adesca da millenni
    fra le pareti scabre
    di questa solitudine..
    ma tutte le parole,
    sì, proprio le parole,
    non ci farebbero capire
    che i sogni non si narrano
    ai predoni..

    Se nascono,
    si vivono.

    Ma nell’ombra..

    Replica

  88. sabina scrive:

    Hola Carmen
    Stasera mi sono fatta un regalo senza volerlo e senza intercessione alcuna, semplicemente il caso ha voluto così. E’ iniziato tutto nel primo pomeriggio con un sms, una chiamata per un concerto di flamenco
    – Ok, vengo – Passo a prendere un’amica e ci precipitiamo, perché il concerto inizia alle 19,30: parcheggio relativamente lontano dal carcere borbonico, dove si tiene il concerto, corriamo e arriviamo trafelate alle 19.40. Sentiamo della musica, ci affacciamo nella sala: nessuno, solo musicisti e ballerina senza abiti di scena che provano. Beh, indubbiamente è presto, ma intanto, nell’attesa? Una puntata in bagno è richiesta con urgenza ed è salutare, i miei reni funzionano troppo bene o, come dice mia madre, sono laschi per via del freddo? Confesso che non capisco il nesso causa-effetto, comunque vado. Per ingannare il tempo visitiamo ben due mostre: una di antiquariato di cui non mi piaceva quasi nulla, ed una di presepi provenienti da tutto il mondo; carini. Intanto conosciamo altre persone, tutte femmine manco a dirlo…
    Sono le 20, 30 finalmente ci chiamano, iniziano! Ci accomodiamo: siamo in tutto 4 persone , più tre tecnici, con un’altra signora in disparte. Non inizia. Non ancora, non può iniziare, siamo pochi. Parliamo, aspettiamo, fuori fa freddo, c’è gelo, dentro si sta bene, sarà questo il motivo di tante assenze? Disquisizioni sulla mancata pubblicizzazione del concerto, le attenuanti,
    e le possibili varianti per tutti i colpevoli assenteisti. Finalmente alle 21,15 compaionogli artisti: un chitarrista con la faccia da tipo proveniente dall’altairpinia, il violinista provenienza norditalia, il percussionista capello lungo, identità indecifrabile, ma finalmente qualcosa di spagnolo c’è: la voce: macho non male, capello lungo raccolto in un toupetdoppio, dietro la nuca, molto scenico e molto spagnolo stereotipato. Si presentano: tranne la voce sono tutti italiani, di dove non si capisce, e non è dato saperlo, suonano flamenco e varianti di flamenco, con ballerina annessa. Bene . Inizia, la musica del flamenco è particolare. L’essere accompagnato dal ritmo delle mani, dai palmi che continuano a battere per dare ritmo e contenuto a chitarre , violino e percussioni, appare quasi superfluo, inizialmente, poi ti trovi dentro e vorresti battere le mani anche tu con lo stesso ritmo e seguirli. I brani sono belli, intensi, e si sente il ritmo man mano crescente e si capisce come il battere delle mani e le percussioni diventano dominanti su chitarra e violino.
    Viene annunciato un brano che vedrà la partecipazione anche della ballerina.
    Entra: sembra quasi un uomo con i capelli tiratissimi, raccolti dietro la nuca, un attillatissimo completino rosso, giacca e pantalone, con camicetta nera. L’effetto scenico è rilevante , niente vestito lungo, niente fronzoli, è un abito moderno. Addirittura un pantalone ed una giacca corta che lasciano vedere le forme ben disegnate dei glutei, ma risalta anche il seno. Ho pensato: fatto su misura naturalmente, bravissimo sarto, ottimo. Lei inizia a danzare, i movimenti sono lenti, quasi sacri, scatti di orgoglio, misurati. La prima cosi che apprezzi sono le mani che si agitano nell’aria disegnando infinite forme armoniche che insegui con lo sguardo; seguo il polso, non si sloga, seguo il braccio, si leva a tagliarelo spazio con maestria e sensualità., ma ora vedo anche tutto il resto del corpo, il viso che sembra una maschera severa accigliata e con la stessa espressione sempre…il tronco rotea a scatti fulminei sulle gambe che danzano con movimenti prima lenti poi sempre più veloci, tronchi di muscoli sezionati dalla nostra mente leonardiana. L’abbigliamento mette in risalto la fascia muscolare dei glutei, manto adiposo ben disegnato, neppure un filo di pancia, vista da tutte le angolazioni. E’ perfetta.
    Perfetta nel suo abito rosso, nel suo muoversi con sensuale passione, nel suo sbattere i tacchi, le punte, in un ritmo che coinvolge la sala. Mentalmente balliamo tutti. Una voce maschile fuori campo, dal pubblico, grida frasi di apprezzamento in spagnolo ”Hola Carmen! Guapa” e il battito delle mani diventa frenetico, accompagna la danza un lunghissimo amplesso di ritmo e suoni …La ballerina non ci delude, dà il meglio di sé e piovono applausi, bravaaa! La musica continua, altri brani strumentali vengono presentati dai musicisti e alla fine, dulcis in fundo, eccola: ancora lei, la ballerina, in un brano dal titolo “Allegria”. Compare, e anche questa volta, ci stupisce: l’abito è rosso, rosso rosso, ed è l’abito classico del flamenco, scollato, lungo con tanti volants( si chiameranno così?).. applausi a scena aperta, solo per averci stupito ancora. Grazie. Il flamenco è una musica particolare – l’ho detto prima – alla chitarra, al violino, alle percussioni e alle mani che battendo danno ritmi lenti e poi sempre più veloci si accompagna una voce che canta melodie spagnole incomprensibili: sono lamenti,sofferenze d’amore, sicuramente…le espressione di sofferenza si leggono sul viso del cantante ( fa strane smorfie e perde un po’ del suo fascino iniziale)… fuori campo la solita voce “…Che te duole?” Ed è un vero lamento – e meno male che il brano s’intitola allegria – ma lei balla, fiera, altera nel suo abito rosso ed io la seguo, seguo il suo ritmo lento il muovere delle mani ed immagino… Immagino dolci sinuose carezze,seguo le sue braccia che si alzano verso l’alto, immagino anche le mie braccia sollevate in un abbraccio impetuoso…seguo il ritmo, la gonna svolazza, lei la alza, sbatte i tacchi di punta e di tacco, diventa un ritmo che non si esaurisce, continua, aumenta, quando alza la gonna si intravede la calza nera, la gamba; la alza ancora e si vedono bene ora le calze a rete nere. Tutto molto sensuale, eccitante. Gli uomini emettono gridolini di bravaa…si contengono …composti, ma nelle loro menti hanno già spogliato quel corpo e vi hanno abbondantemente affondato non solo le mani…io intanto ballo la mia danza personale…metà fisica e metà mentale: muovo i piedi. ..ma la mente trascina a galla, a suon di ritmi sempre più intensi e veloci, sensazioni passate, sensazioni future…è un lungo ricorrere di emozioni vissute…la mente si riempie di musica, l’animo gioisce di tanta armonica bellezza, ma nel profondo del mio essere donna mi sono regalata attimi di puro piacere, immaginando di fare l’amore al ritmo del flamenco… un lunghissimo amplesso, inesauribile, complesso, instancabile, infinito quasi. Potrei concludere con un Olè è stato bellissimo, ma rifletto dopo tanseguoto godimento – i buoni propositi, consigli per gli acquisti – bisognerebbe usare più spesso il flamenco come sottofondo musicale…in certe occasioni: il lamento d’amore conduce ad incredibili momenti di estasi accompagnate dal ritmo incalzante dei tacchi, delle mani che cadenzano congiungimenti carnali. Musica che si trasforma in carezza, danza che si trasforma in corpi animati da mille voglie irrefrenabili… misture di sensi, odori e sapori, sensazioni ed emozioni senza fine, bello danzare così, vorticoso, passionale, sensuale come le mani che vibrano nell’aria a disegnare arabeschi indecifrabili. Ancora baci, baci passionali, appassionati, ovunque, parole non dette . La befana …mi ha portato questo mare di sensazioni: forse dormirò sognando lenzuola rosse che sventolano, si arrotolano, che gridano a ritmo di flamenco ed io che mi immergo, sprofondo in esse, alla ricerca di…tanto amore.
    P.S.: Troverò mai delle lenzuola di seta rosse in cui perdermi?

    (da Hola Carmen – Sabina Porfido – Agenda Noitrè 2010 – )

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    Marisan replica:

    @sabina, La bellezza sensuale di una danza lascia brividi sulla pelle, fa battere il cuore di tante emozioni che dolcemente accompagnano i nostri pensieri.Complimenti Sabina, rileggerti è sempre un piacere, marisa

    Replica

    sabina replica:

    @Marisan,
    Grazie marisa, come sempre sei molto attenta e non solo!
    Dimmi se hai pubblicato qualcosa…vado direttamente…
    a presto, sab

    Replica

  89. Mayra G Louis scrive:

    UN AMORE IMPRIGIONATO NEL RESPIRO DEL TEMPO

    Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono… Tu non sei mai stata lontana un attimo dalla mia mente, presente nel mio cuore, in ogni battito.
    Mi sono chiesto per tutta la vita, come sarebbe andata a finire tra di noi, se non ci avessero allontanato…
    Io non ti ho mai conosciuta, ma i tuoi occhi, l’armonia del tuo volto, l’ho custodito dentro me.
    I tuoi occhi li ho incorniciati nella mia anima, è li che ogni notte, al buio, vedo un’altra vita, la luce di un’ emozione che straripa al pensiero che vola immaginando ciò che avremmo potuto vivere….
    In questo tempo imprigionato, c’è stato spazio solo alle domande, incognite senza intravedere ombre all’orizzonte.
    Chissà dove sei stata in tutto questo tempo, chissà se la vita ti ha sorriso, più di me…
    Ho vissuto aspettando ancora “un domani”, un incontro con i tuoi occhi, per renderti conto poi, che stai vivendo con il cuore sospeso…
    Ci trascina questo mare di malinconia che ci portiamo dentro, c’è da affrontare con coraggio le insidie del mare “mai vissuto”, rischiare la vita per averne una migliore…
    Certe volte mi rivedo magari che cammino accanto a Te, sogno ad occhi aperti,e mi risveglio senza Te.
    Tu, come me, non hai mai avuto niente dall’amore,la vita non è stata facile neanche per te…
    Ti ho cercata da sempre al di là di ogni luce.
    Ti ho cercata nel mondo tra la guerra e la pace.
    Nelle onde del mare che hanno odore di casa e calore di braccia tese. (un giorno nuovo – C. De Andrè)
    Ora che ti ho davanti, che il destino è stato generoso, mi porti a guardare il mare…. come e’ azzurra questa acqua, li sotto questo mare c’e’ un mondo silenzioso fatto di colori meravigliosi, la nostra vita e’ come questo mare, sconosciuta, incognita…
    Le cose vanno e vengono come le onde, e quando il mare e’ in burrasca in superficie nel profondo e’ calmo.
    Le lacrime che inondano il cuore, sono gocce di quel mare infinito in cui le braccia faticano per coprire distanze incolmabili… ed io e te questo lo sappiamo bene.
    Ciò che cicatrizza è la vita, che vince la malinconia e si fa corteccia di tanta fragilità.
    Il buio delle nostre ferite sono occhi chiusi sulla vita, gli occhi di chi è mancato per troppo tempo.
    Hanno chiuso una volta le porte delle nostre vite,prima che potessimo attraversarle e viverle…seguire la sua natura d’amore.
    Ma ora che siamo uno di fronte all’altra, ora che possiamo intrecciare le parole, che diventano discorsi, che costruiscono persorsi, ponti di vita, possiamo essere padroni del nostro destino.
    Da quest’istante in cui sei giunta a me nel mistero di questa vita,io ti ho riconosciuto nella mia anima, ho sentito la tua brezza soffiare nei miei ricordi ancestrali.
    Che stano, in fondo siamo persone sconosciute, oceani immensi, eppure cosi’ simili e sentite…due persone che non si conoscono ma che si ritrovano in uno sguardo e affondano in un abbraccio…
    Tu sei qui per la prima volta presente nella realtà, identica ai miei desideri, alle mie speranze, ai miei sogni…
    Sei parte di me, e la mia anima lo sapeva, da sempre…
    Ora c’è la vita che ci attende, non facciamola aspettare!

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  90. Sandra Gallani scrive:

    Dal romanzo “A Santillana del Mar, amori, intrighi e tormenti”

    Dopo lo sfogo con Miguel che l’aveva ascoltata e compresa, Sonia provò a ricominciare a vivere, ricominciò le sue corse mattutine, tornò al lavoro che la teneva impegnata, e si lasciò convincere da Miguel e Lolita ad andare qualche sera al locale dove ballavano per vederli…Una sera mentre stava facendo la doccia una voglia improvvisa di vedere Miguel l’assalì, decise perciò di andare all’”Ombre del Sol”. Per la prima volta dopo la disgrazia, aveva voglia di farsi bella, di dedicare del tempo a se stessa…Mentre percorreva la strada che da Suances la portava a Torrelavega, pensò a tutti gli avvenimenti che erano successi in quell’anno e mezzo…proprio in quei momenti più difficili, si rese conto che le uniche persone che le erano state vicine erano Miguel e Lolita. Percepì chiaramente di volere un bene profondo a Lolita, ma non sapeva dare un nome a ciò che provava per Miguel…

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  91. GEORGE

    Nessuno può immaginare
    quello che di notte
    i miei occhi
    un po’ particolari
    riescono a vedere.
    Finalmente
    quando il sole è andato a farsi a benedire
    e le stelle incominciano a brillare
    dalla luna piano piano lei appare.
    La notte
    lei rinuncia al paradiso
    per venirmi a consolare
    solo in sogno lo può fare
    questa notte sul mio letto
    ho messo un fiore.
    Prima di entrare in questa stanza
    fredda
    buia
    e troppo silenziosa
    si assicura che i miei occhi siano chiusi.
    A volte quando il sonno non arriva
    impaziente
    per vederla
    faccio finta di dormire.
    Ma lei sa quando dormo
    e quando sono sveglio.
    … Non c’è niente da fare
    finché non dormo veramente
    lei non entra.
    Quando il sonno arriva finalmente
    lei entra piano piano
    aggiusta il mio cuscino
    mi bacia sulla fronte.
    Lei è talmente vera
    che sento il suo profumo.
    Questi momenti sono belli
    vorrei fermarli!
    Vorrei fermarla
    trattenerla
    ma poi mi sveglio
    e il mio unico pensiero
    è quello di essere ancora più anormale
    per non capire quanto mi manca il suo amore
    e quanto ho bisogno del suo calore.
    Ma poi sto meglio
    perché penso che lei lassù nel cielo
    non sta poi tanto male.
    Questa vita per lei è stata troppo amara
    troppo dura
    anche un figlio scemo le doveva capitare!
    Forse il suo unico pensiero
    è di sapermi qui da solo.
    Qui vicino all’istituto c’è il mare
    qualche volta vado a passeggiare!
    Questa sera la luna è così piena
    sta per scoppiare.
    La luna mi fa sentire solo.
    Questa sera però c’è un uomo
    si chiama Henry.
    Piange
    sua moglie lo ha lasciato
    e i suoi figli non lo vogliono vedere.
    Ci abbracciamo
    anche lui si sente solo.
    (…)

    Replica

  92. Fiorella Macchioni scrive:

    Afrore di mallo

    Conduceva il pensiero
    della casa,
    da lontano si avvertiva
    portato dal sole
    afrore di mallo.
    Avevi nella bisaccia
    quattro pesche, il pane
    e le posate che servivano
    per imbandire bellezza.
    Con la scorza delle noci
    avevo macchiato le dita,
    e a iosa ne cogliemmo
    ridendo
    tingendoci senza paura.

    Ci traslocava il pensiero
    quel giorno alle strade fiorite
    già scorse,
    e dei frutti raccolti
    serbavamo il profumo.
    In fondo al campo
    l’acqua per bagnarci
    e per saziare la sete
    fiottava parlotti e gorgogli
    con fili di gocce
    sottili.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Fiorella Macchioni,

    l’amore e la natura. La natura che si presta per l’amore. L’amore che vive della natura. La natura che si intreccia per il bene dell’amore. E allora anche raccogliere frutti, diventa un gioco d’amore; viceversa l’acqua non avrebbe potuto far sentire la sua voce…
    Molto bella.
    Un saluto
    Ars

    Replica

    Fiorella Macchioni replica:

    @Arsomnia,

    Grazie delle parole.
    E’ sgorgata in un
    giorno intessuto
    d’anima e d’amore

    Un saluto
    Fiorella

    Replica

    Lucia Visconti replica:

    @Fiorella Macchioni,

    Ho letto i versi di Fiorella Macchioni. Mi convincono particolarmente e mi auguro trovino un musicista adeguato all’intensità.

    Replica

    Fiorella Macchioni replica:

    @Lucia Visconti, Grazie Lucia sono lieta che ti piacciano
    un caro saluto
    Fiorella

    Replica

  93. Fiorella Macchioni scrive:

    Itinerario

    Nel grembo
    sgrano piccole pietre;
    gli anni
    nel nostro spazio…

    tu lontano
    infili grani di parole
    ed io
    fiera/ornata le porto.
    Recito cantando il mio rosario
    e trovo
    il fuoco delle nostre cene
    il rumore dei piatti ritirati
    briciole della tovaglia scossa.
    Sul terrazzo la quiete delle stelle
    per scandagliare il buio
    e veder più lontano
    dall’altra parte.

    Replica

  94. Fiorella Macchioni scrive:

    Sperami

    Quando tornerò sperami
    dove mi aspettavi.
    Vorrei svegliarti
    solo guardandoti.
    Cavalco l’onda
    per arrivare prima
    tra i ciottoli rotondi;
    tu mare e tenda d’acqua.
    Tu paese diviso
    premio innamorato,
    io nido e volo.

    Replica

  95. Fiorella Macchioni scrive:

    Per te

    Io ti carezzo
    con la parte migliore di me
    e ti porto con la mente
    nel posto d’acqua
    dove vivo.
    Ci sono muschi verdi
    abbandonati
    e salamandre all’erta
    per il troppo
    silenzio.
    Ti addormento
    spruzzandoti negli occhi
    la polvere
    soffiando fra i capelli
    questo sonno

    E ti guardo
    con la parte migliore di me,
    ti accompagno nel posto d’ombra
    dove giocano la luce e sogno.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Fiorella Macchioni, complimenti per questi versi così belli e suggestivi. Un caro saluto

    Daniela Quieti

    Replica

    Fiorella Macchioni replica:

    @Daniela Quieti, ti ringrazio, scusa se non l’ho fatto prima ma solo ora ho aperto la posta. Sono stata messa K.O. dall’ influenza.
    Grazie ancora e ricambio volentieri i saluti.
    Fiorella

    Replica

  96. Pasquale scrive:

    S E R A

    La sera è breve, la notte sopravviene.
    Facendo gesti usuali – il tempo passa
    anche a non fare niente – arriva il sonno
    che addebita in oblio un po’ di questa vita
    che resta sul mio conto.

    Potresti essere qui. Guardandoti, sorpreso,
    ritroverei la via, riprenderei il cammino,
    anche se poco, felice del tuo riso,
    pensandoti serena.

    Così nel sogno. Ma non sei qui.
    A poco a poco io prenderò coscienza
    che tu non vuoi baratti alla tua libertà.
    Vivi dicendo “E’ bello anche così”.
    Diventi impenetrabile come tutte
    le donne che ho conosciuto.
    Tu resti altrove.

    Torna la sera ed è già notte.
    Arrivi il sonno, un sonno senza sogni.

    Replica

  97. Susanna Trippa scrive:

    Da ‘Appuntamento alle sette’ – ‘I racconti di CasaLuet’ di Susanna Trippa

    Riaccese il motore, riprese a guidare, un’occhiata alla lista… era stata l’ultima consegna su quella parte del lago.
    Sulla lista contò ancora tredici nomi.
    Erano le due del pomeriggio: il prossimo, seguendo l’ordine
    indicato dalla preferenza di visita del cliente, era quello di Cecilia Maggi.
    Non abbiamo finora parlato dell’aspetto fisico di Mac. Non
    ci piace dilungarci su quello che, a nostro parere, nel contesto generale dell’esistenza ha una importanza relativa, e questa convinzione concordava in pieno con quella di Mac, se solo lo facevi parlare un po’ seriamente.
    Ora però ci troviamo costretti a farlo perché Mac, per la prima volta da quando alle sette e trentasette del mattino si era dato un’occhiata veloce nello specchio del bagno, ora Mac, dicevamo, si sporse verso lo specchietto retrovisore ad incontrare la sua faccia, che non vedeva da quasi mezza giornata.
    Come descriverlo? Possiamo cercare di essere asettici e dire
    che aveva ventinove anni, alto un metro e settantacinque, né
    magro né grasso, come dicono i bambini… con occhi, barba e
    capelli castano scuro.
    Ma se avessimo chiesto alle ragazze che frequentava, ci saremmo trovati dinanzi ad un elenco di giudizi, anche contradittori tra loro, del tipo: carino, affascinante, dolcissimo, due occhi che ti incantano… il sorriso poi… ci sa fare, uno stronzo, capisce sempre quello che vuoi… in ogni situazione, un bambino… non sarà mai un uomo, ironico, divertente, malinconico e depresso… a volte un po’ strano, un vulcano di idee e sempre allegro… prepotente… se ne frega di te, volubile… sarà sempre speciale perché conosce l’importanza del gioco, un tesoro… sensibile, un grande amico.
    A parte il fatto che l’ultima affermazione era condivisa con
    grande convinzione da tutti i suoi amici, avrete notato come
    l’aspetto fisico di Mac, come per tutti del resto, dava solo il la d’inizio per l’orchestrazione dell’insieme.
    Va’ però a dirlo al povero gobbo di Notre Dame che l’aspetto
    fi sico non ha importanza! Ce l’ha eccome! Forse però, gran parte del fascino di Mac stava proprio nella sua assoluta mancanza di vanità.
    Così gettò un’occhiata veloce alla sua faccia, quasi a controllare di avercela ancora, e si mise a posto i capelli con la mano; gli venne da sorridere di se stesso, una leggera ironia gli era sempre a fianco come il migliore degli angeli, pensando che il guardarsi
    allo specchio coincideva con la visita a Cecilia Maggi.
    Lui lo sapeva di essere un pochettino rubacuori… veramente era di più con chi non gli interessava granché, e Cecilia Maggi non era certo una delle solite pollastrelle… neanche per idea!
    L’aveva vista tre volte, ogni quindici giorni; questa sarebbe stata la quarta.
    La prima, non l’avrebbe mai scordato, lei aveva preso fi letti di platessa, crepes e gelato fragola/limone, aveva pagato e basta; le altre due volte si erano messi a parlare; l’ultima stavano uno di qua e uno di là dal cancellino verniciato di bianco… lei faceva l’infermiera… aveva ancora su il camice, perché era tornata in quel momento dal turno e non si era cambiata… era tutto bianco,
    lei, il camice e il cancellino con relativo steccato… capiva che era stanca da leggeri segni azzurrini che aveva sotto agli occhi… la pelle del viso era trasparente e molto chiara, come i capelli corti e un po’ ricci.
    Stavano lì a parlare, lui già fuori dal cancellino, dopo averle consegnato crocchette di patate, bastoncini di pesce e pizza ai funghi, di un libro che avevano scoperto di avere letto tutti e due.
    Mac faceva di sì con la testa… lei si era infervorata non sapeva bene su cosa… lui continuava a guardarla e pensava solo che era adorabile.
    Si trovò a fissare una parte del viso di lei, tra l’orecchio piccolo e scoperto e lo zigomo, dove la pelle gli sembrò proprio come quella di una pesca… è stanca… troppo… tra un minuto mi dice «Arrivederci». Sì, e io le rispondo «Arrivederci… ci vediamo traquindici giorni».
    Sì certo, cosa posso dirle di più… non è mica una scema!
    E se n’era andato così, pensando solo che l’avrebbe rivista
    dopo quindici giorni. (prima parte)

    Replica

  98. maura musy scrive:

    Il nostro tempo.

    Saremo al centro dell’arcobaleno
    saremo unici in mezzo
    ad un oceano di silenzio
    Perchè l’amore, perchè l’amore,
    e la tua voce sarà il mio vento
    e la tua voce sarà l’oceano infinito.
    Guarderemo lontano il mondo
    camminare a fatica verso il cielo.
    Guarderemo lontano il mondo
    camminare a fatica verso il cielo.
    Solo per un attimo saremo
    io e te lontano
    dal caos dal cuore che pulsa
    dal cuore d’odio e rancore.
    A cerchio il nostro tempo
    a cerchio il nostro tempo.
    Avanti su pianeti inesplorati
    indietro quando pastori pigri
    avevano lo sguardo al sole
    e donne donavano a danza
    il loro bacio, il loro bacio.

    Replica

  99. ANTONIO ROMEO scrive:

    Tra un istante. Libertà

    Non è giusto soffrire ancora
    Per non essere partiti insieme
    C’è un treno. E parte di sera
    Puntuale come acqua del fiume.

    C’è una strada che scorre vicino
    Col sole alle spalle lontano.
    È un treno che parte di notte
    Il mio cuore ha posto per tutti.

    Se la festa è vera ti senti accolto,
    ti prego di esserci, vieni presto,
    è un treno senza destra o sinistra
    su un mare importante ha la vista.

    Di certo la gioia è dentro ogni cosa,
    vieni assonnata, esci presto da casa,
    prendi un cornetto e un caffé spettinata,
    giù al bar da una vita ti aspetto.

    Vieni senza soldi, staremo in silenzio
    A sfiorarci prima del fischio d’inizio.
    Ti massaggerò sulle gambe del dubbio
    Senza qualificare, senza niente in cambio.

    Vieni a sentire l’effetto della Milano dabbene,
    di chi c’è dentro lo spirito dei cartelloni,
    vieni per il film d’amore degli ultimi istanti,
    è un film di “chi sta sopra è trasparente”.

    Guardami! È un incontro benedetto.
    Tra gli alberi radi in cima alla collina,
    con i piedi a terra e le braccia in alto
    ‘Che da qualche parte in cielo
    è sempre primavera.

    Ma… il treno, non ce ne siamo accorti,
    come un pregiudizio, il treno è un fuoco…
    Il cuore ha i cavalli con scalpiti forti
    E non so dove mi porterà fra poco!

    sezione poesia e musica

    Replica

    Arsomnia replica:

    @ANTONIO ROMEO,

    Il cuore ha i cavalli con scalpiti forti/E non so dove mi porterà fra poco!

    … nessuno sa mai dove porta ..
    Bella!

    Ars

    Replica

  100. dorella dignola scrive:

    TU non amore

    Ti cercavo, non c’eri!
    Ti chiamavo, non rispondevi!
    Io ti amavo, m’ignoravi!
    Ti parlavo, tu tacevi e ridevi!
    Cercavo un po’ d’amore
    Tu volevi e non volevi!
    Perché anima non t’acquieti?
    Perché l’anelito ripeti?
    Lo sai com’ è la vita e
    l’amore è un dente cariato;
    duole, finchè non è levato.
    Istanti di gioia tra mari di noia,
    trepidanti attese e poi deluse.
    Eppure, a tratti mi guardavi
    Nel silenzio m’amavi!
    Mi ammiravi e soffrivi.
    Mi volevi e non ti davi!
    L’abisso tra noi ormai,
    e so che non ci sei.
    Io lasciarti non vorrei,
    meglio del nulla questo
    dolce dolore che mi prende
    ed il pianto per un amore
    che poteva essere grande.

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @dorella dignola,
    Molto bella questa poesia e vera e struggente,segno di grande passionalità esistenziale, di voglia e DOVERE DI VIVERE!
    Complimenti sinceri
    Mario Prontera

    Replica

    Arsomnia replica:

    @dorella dignola,
    Piacevole il ritmo incalzante di questa poesia. (che l’amore fosse come un dente cariato, ancora non sapevo.. simpatica metafora)
    Complimenti e un caro saluto
    Ars

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @dorella dignola,
    Appassionato, tormentato e reale, come la vita, è questo male d’amore evocato dai tuoi bei versi, cara Dorella. Ancora complimenti per il meritato Premio e un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

  101. Timur Lenk scrive:

    Dal “GIORNALINO DI TITO” di Timur Lenk

    21 giugno
    E’ sera, giornalino.
    Oggi è stata la giornata più felice della mia vita.
    Lo so che è una frase impegnativa, ma ora ti racconto e sono sicuro che mi darai ragione.
    Dunque, alle undici sono arrivato alla fontana dei delfini, e pochi minuti dopo è arrivata Magìa. Mi hanno detto una volta che le donne arrivano sempre tardi agli appuntamenti perché devono essere… com’era quella parola? Ah sì: “civettuole”. Se ho capito bene, si devono far desiderare dagli uomini che le aspettano… mah!
    Comunque Magìa è abbastanza puntuale. Vedo che ha lo stesso vestito della scorsa domenica, ma non ha il cappellino.
    - Ciao, come va?
    - Bene – mi risponde lei, ma ho l’impressione che abbia qualche pensiero.
    - C’è un lato del parco che non abbiamo ancora visto. Ci andiamo?
    - Va bene.
    Cominciamo a camminare, e ad un certo punto mi viene di prenderla sotto braccio. Lei mi guarda e sorride.
    Continuiamo la passeggiata fino a un viale adornato da file d’alberi folti, che ci porta a una piazzetta che ha al centro una sorta di tempio greco o romano con tutto un lato aperto. Al suo interno si vedono delle panche di pietra.
    Entriamo in quel finto tempio (finto l’era davvero, si vedeva) e ci sediamo. Magìa è sempre svagata.
    - Oggi ti vedo pensierosa. Cosa c’è?
    Lei mi guarda e sorride dolcemente.
    - C’è che ho passato una settimana difficile.
    - Molto lavoro?
    - No, molti pensieri.
    - Erano belli o brutti?
    - La gente direbbe che sono brutti mentre invece io li considero belli, molto belli.
    A questo punto ho preso la sua mano.
    Non so se ora riuscirò a descrivere quello che è successo, perché ancora mi chiedo se ho vissuto un sogno o la realtà.
    Guardo nei suoi bellissimi occhi d’oro e le chiedo ancora:
    - Magìa, quali pensieri?
    A questo punto sento che mi avvicino a lei finchè poso le mie labbra sulle sue. E’ stato solo un attimo, mi sento imbarazzato e faccio per scostarmi, ma ora è lei che mi prende il capo fra le mani e mi bacia.
    Le nostre labbra congiunte si dischiudono e sento le nostre lingue toccarsi, unirsi come in un gioco. Dopo un istante (ma quanto era durato quell’istante? Non lo saprò mai) il nostro bacio è cessato, e vedo gli occhi di Magìa fissarmi con dolcezza.
    - Tito sono felice, felice che tu mi abbia preceduta: stavo per dirti che in tutti questi giorni non ho fatto altro che pensare a te, perché mi sono innamorata di te.
    - Anch’io, Magìa, ti amo.
    Era la mia voce che lo diceva ed era il mio cuore che dettava le parole.
    - Sono felice che tu mi abbia baciata per primo: ancora un attimo, sai, e sarei stata io a baciare te!

    Replica

    federica replica:

    @Timur Lenk, il giornalino del tuo 21 giugno non a caso e’ vicino al mio racconto ermetico ma l’intensita’ dell’innamoramento, la vivacita’, l’ingenuita’ e lo slancio li accomunano molto…Magìa si arrende, si accende con quegli’occhi d’oro e senza portarsi appresso le altre esperienze beve immobile dallo stesso calice arrendevole piu’ che mai…Si i testi si intrecciano…E’ un piacere averti letto.

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @federica, Cara Federica, grazie. Hai ragione per le affinità dei nostri scritti. Anche Tito ha con sè l’essenziale dei suoi sentimenti, che porterà con sè nella sua fuga dal collegio, attraverso la sua storia d’amore fino alla tragedia della guerra.
    Con amicizia, Timur

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Timur Lenk,

    ritrovo la sua piacevole scrittura.. “prende”, mai ridondante, lineare e sempre emozionante.
    Ammirata
    Ars

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @Arsomnia, Cara Ars, grazie per le tue parole. Se desideri leggere ancora la mia scrittura invito te, e tutti gli amici scrittori, poeti e lettori, a visitare e lasciare un commento sul mio libro “Il giornalino di Tito”, presentato proprio nel Manuale di Mari. Tengo sempre a conoscere il parere dei miei lettori.
    Caramente, Timur

    Replica

    Simone Carlini replica:

    @Timur Lenk,

    il tuo genio creativo ci dona sapientemente uno spaccato di vita vissuta di uno dei tanti ignoti valorosi che silentemente hanno contribuito a scrivere le pagine più entusiasmanti del nostro Risorgimento. Nel ricomporre la complessa e travagliata esistenza del giovane Tito Barozzo, descrivi, nei semplici aspetti del quotidiano, talvolta con toni di assoluta malinconia, le peripezie di chi, deciso a ricercare la sua dimensione, avverte l’imperturbabile corso della storia del nostro paese, maturando col passare degli anni la saggezza di una profonda moralità che lo immolerà nella sua eroica sorte. Un romanzo che calibra i sentimenti fondamentali della personalità di un uomo che, seppur vissuto cento anni fa, appare moderno e risoluto. Un racconto intimo e spregiudicato, denso di ricordi del passato: dalla prima esperienza da emigrato in Svizzera, ai numerosi personaggi ed artisti incontrati, alla travolgente passione per la sua amata, ai tristi momenti delle battaglie, giungendo infine ad una intensa disamina meditativa sulle debolezze dello spirito ed alla scelta di un destino glorioso. Uno dei tanti anonimi eroi, un uomo qualunque di esempio per tutti o più semplicemente, come ci ricordi tu: “…quel Tito che vive in ognuno di noi”… che dire ancora… solamente complimenti e grazie per questo entusiasmante spunto di riflessione!

    Timur Lenk replica:

    Caro Simone, mi è difficile trovare le parole per ringraziarti delle tue espressioni bellissime e profonde. E’ vero, Tito è un giovane uomo (come lo chiama la sua adorata Magìa) che è innanzitutto se stesso quando lotta per la vita, quando ama e quando combatte. E se pensa di morire, è perchè il mondo ha tradito i suoi ideali. Ma il suo esempio vivrà.
    Con il più profondo ringraziamento. Timur

    Daniela Quieti replica:

    @Timur Lenk,
    Rinnovo i complimenti per questa bella pagina del giornalino così accesa di “magia”.
    Un caro saluto

    Daniela Quieti

    Replica

  102. federica scrive:

    Vita nuova

    Tra vortici di fumo
    tenuti bassi nella campagna
    ho incontrato il sole.

    Come rosoni multicolore
    di una cattedrale
    ho moltiplicato la luce.

    I sogni che fino ad allora
    avevano passato parola ad altri,
    spezzano la catena.

    Che piacevoli forme geometriche,
    abbracci di calore,
    fiumi di parole sugli avambracci tesi.

    Le mani carezzevoli
    spiegate come vele verso quel
    timido viso incolto.

    Carica sulle spalle
    l’essenziale porto, audace ad occhi chiusi,
    ferma immobile bevo nel tuo calice.

    Replica

    Timur Lenk replica:

    @federica, Bella, Federica. Una poesia viva e profonda, che accende il desiderio di una vita nuova. Complimenti.
    Timur

    Replica

  103. irene puddu scrive:

    Caro Amore,
    che banale iniziare così,
    ma che dire,l’amore c’è,
    il cuore batte forte,
    il tuo sguardo immenso su di me,
    il tuo abbraccio, pensieri e parole
    come diceva una vecchia canzone,
    un battito di ciglia uno sfiorarsi la mano,
    e percepirne l’emozione, vivere nei tuoi occhi,
    respirare la tua aria, nutrirsi di sentimenti,
    chiudere la porta e stare insieme
    a te per sempre caro dolce amore mio.

    Replica

    sergio doretti replica:

    @irene puddu,
    Complimenti Carissima Irene,
    qui vorrei contraddirti. No… non è banale ma è bellissimo rivolgersi alla propria anima gemella con Caro Amore perché la parola amore è la parola più bella del nostro vocabolario.
    Io sono del parere che la nostra vita ha bisogno di amare, perché ha bisogno di donare parte di noi alla persona amata, ma vorrei dire di più parte della nostra vita non può fare a meno di donare qualcosa, in “primis” alla persona o alle persone, che ti sono vicine, ma poi anche ad altre persone che soffrono ed hanno bisogno della nostra solidarietà. E anche questo è amore.

    Complimenti ed auguri.
    Af. Sergio.

    Replica

    irene puddu replica:

    @sergio doretti, grazie per i complimenti, ma è vero amore che dire di più.

    Replica

    Marisan replica:

    @irene puddu,Come non essere concorde con Sergio, ” Caro Amore ” è ricco e prezioso più di mille scritti.Caro amore al mondo, alla vita intera a tutto ciò che l’amore dà. Complimenti

    Replica

    irene puddu replica:

    @Marisan, grazie dei complimenti ma le parole sono scritte col cuore. Saluti.

    Replica

  104. Daniele scrive:

    Racconto:

    Le labbra di Parvati

    Ho fatto un sogno.
    Eravamo in ufficio, solo noi nella stanza,caldo, estate, atmosfera rilassata e tu mi stavi mostrando qualcosa sul computer.
    Appoggiata alla scrivania, hai afferrato il mouse e nel gesto mi hai strusciato una tetta sul dorso della mano. Ti sei voltata come sorpresa e mi hai guardato negli occhi. Lo stesso ho fatto anch’io e ci siamo baciati sulla punta delle labbra. Un bacetto così, da niente, e ci è venuto da ridere a tutti e due, insieme. Tutto qua. Un sogno erotico, senza dubbio, ma che erotismo leggero, garbato, inconsistente! Eppure erotico.
    Poi ci ho pensato su e ho capito che desideravo un bacio da te, un bacio sulla punta delle labbra. Questo era il mio sogno. Se mi avessi baciato sulla punta delle labbra, sarei stato felice!
    Non è strano, non è meraviglioso tutto questo? Mi pareva di sì.
    Ci pensi Francesca? Tu mi dai un bacio con quelle tue labbra sottili, neanche tanto sensuali, neanche tanto attraenti, ed ecco che proprio quelle labbra diventano magiche e distribuiscono nientemeno che la felicità! E neanche ti serve un gran contatto per questo, quasi mi sfiori, pochi decimi di secondo, appena il tempo perché le cellule mandino un messaggio al cervello e a me viene, irrefrenabile, un sorriso da orecchio a orecchio! Quale potere indescrivibile! Quale portento! E se pensi che nessun’altra potrebbe fare altrettanto, diventa tutto ancora più fantastico! Chiunque altra facesse oggi lo stesso, non ne risulterebbe che un bacetto sulla punta delle labbra, magari un saluto, niente di niente!
    Ma Francesca no, Francesca con le sue labbra sottili distribuisce felicità solo sfiorandomi! Non è incredibile? Vengono le lacrime a pensarci.
    Così ti ho scritto. Non riuscivo a dirtelo. Non così di punto in bianco in quell’ufficio. Te l’ho detto scrivendolo. Non ero capace di fare di più. Te l’ho detto perché non volevo un sogno sulla coscienza.
    Ma non era cosa. Giusto due righe di risposta, rispettose, banali, quattro parole in croce. Nulla di più. E va bene. Sei sposata. Anch’io. E va bene. Tutto regolare. Va bene. Devi andare in ferie. Due settimane, anch’io. Trenta giorni. Non vuoi più ballare Francesca? E’ tardi per ballare? O non vuoi ballare con me? Ti basta il mutuo da pagare, l’antitarme nell’armadio e la cucina nuova?
    Siamo alla fine di luglio, la città è una fornace ardente, tutti partono. Ci rivedremo a settembre, tra più di un mese. Va bene. Niente da dire.
    Volevo solo un bacio, nient’altro. Nessun impegno, nessuna promessa, un bacio solo. Nient’altro. Non chiedevo nient’altro. Nessuno l’avrebbe saputo mai, la reputazione era intatta, il posto era intatto, le promozioni erano intatte, nessun bisogno, nulla di nulla.
    “Poi”, potevi dire, “al ritorno dalle ferie, tra un mese, tra trenta giorni, ne riparliamo. Non diciamo niente per ora, non promettiamoci niente. Tra trenta giorni arriverà anche troppo presto, ma sarà diverso, saremo diversi, e lasceremo stare”.
    Certo io non avrei chiesto nulla. Tra trenta giorni sarebbe stato tra una vita.
    Ma tu non usi dire molto. Hai tutta una serie di convenzioni. Devi aspettare, giocare di rimando, non prendere l’iniziativa, mettere solo due parole in croce. Quasi sempre così.
    Eppure si indovinava il mistero. C’è un soffio di divino in questo, il poco di divino che ci è dato sperimentare mentre ci arrabattiamo in giro e giriamo la ruota dello scoiattolo per nessuno.
    Tu, con un bacio sulla punta delle labbra, tenendomi la mano per dieci secondi, dicendomi una frase qualsiasi, che so, “qualche volta pensa a me mentre sei in ferie”, e nient’altro, potevi farmi felice per tutto il mese d’agosto! Trenta giorni di felicità per un bacio con quelle labbra esangui, per uno sfioramento di pelle, per dieci secondi di contatto tra le palme delle mani, per una vibrazione impercettibile delle corde vocali! Trenta giorni di felicità! Ci pensi Francesca? Avere il potere di dare trenta giorni di felicità ad una persona, ad un essere umano! Per di più con un gesto magico, gratuito, da dea! Non è un potere meraviglioso? Neanche il Papa ce l’ha, neanche Pippo Baudo, neanche il presidente di Washington, forse neanche gli Dei stessi ce l’hanno! Ma tu sì, Francesca! Con quelle labbra sottili e poco sensuali, tu ce l’hai! Perché quelle labbra le ho sognate, perché il sogno gli ha dato un potere, perché l’illusione è sovrana tra gli uomini ed ha più forza del re del mondo e spalanca le porte del cielo e dell’inferno, perché non importa il perché.
    Cosa puoi dare di più ad un essere umano se non trenta giorni di felicità? Non valgono forse più di tutte le carriere, del denaro, stellette e promozioni? Un potere terribile e favoloso e dolcissimo e incredibile e tu ce l’hai e non lo puoi usare, lo getti via, tra le cartacce, come fosse uno scarto, un inutile accidente, un intralcio alla tua vita.
    Cammino per questa strada torrida, specchiante, strada di sole, di marciapiedi secchi come ossi spolpati. Una vecchia mendicante siede per terra tra i suoi sacchetti di plastica. Le regalo un euro. Deve pur mangiare anche lei. Di certo un euro la soddisfa di più di un bacio sulla punta delle labbra. Nella sua posizione, la capisco. Ma io, di un euro, cosa ne faccio? Se anche tu mi regalassi un euro, che cosa ne farei?
    Ad ogni modo il mio potere su di lei è nulla in confronto al tuo! Con un euro posso forse farla sorridere. Forse scopre un dente. Gliene sono rimasti pochi, ma può essere che un dente lo scopre. Niente di più. Non un sorriso da orecchio a orecchio. Un euro è poco per tutti e due.
    Ma se sapessi di farla felice per trenta giorni, pure cento gliene darei di euro, lo giuro! E tu, quanto le daresti per farla felice? Cento euro per trenta giorni di felicità, di pensieri tranquilli di odore di rose quando ti svegli la notte, e poi ti riaddormenti, solo cento euro! Un affare! Non li pagheresti cento euro per trenta giorni di felicità? Chi non li pagherebbe cento euro per trenta giorni di felicità?
    E se le dessi un bacio alla vecchietta? Se le sfiorassi la punta delle labbra avvizzite solo per donarle trenta giorni di felicità?
    “Giovanotto”, se mi dicesse, “giovanotto, non mi dare un euro, dammi un bacio sulla punta delle labbra, tienimi la mano, dimmi che sono la cosa più bella che hai visto da stamani ed io sarò felice per trenta giorni e mi ricorderò di te per trenta giorni!”
    No le darei un bacio se mi dicesse così? E se me lo scrivesse su un foglietto perché non ha il coraggio di chiedermelo? Riuscirei a dire di no?
    Non ce la farei mai. Anzi, mi farebbe piacere accontentarla, non perché le sue labbra avvizzite siano un richiamo erotico, ma siamo pur sempre due esseri umani che s’incontrano per un attimo prima del nulla. Mi scalderebbe il cuore una mendicante così. Aggiungerebbe molto al mondo una mendicate così! Pure un cane bacerei per una mendicante così!
    Le do il suo euro.
    Tu non mi dai il mio bacio.
    I miei trenta giorni di felicità se ne spariscono nel nulla. Penserò a qualche altra cosa per trenta giorni di felicità. Potrei diventare direttore. Comprare un’auto nuova. Si può anche da sposati. Anzi, è quasi un dovere.
    Non è tutto orribile e meraviglioso? Parvati ha preso il suo aspetto di Durga, è Kali la nera. E’ meravigliosa ed anche terribile. Gli dei sono entrambe le cose.
    Non occorrono grandi mezzi, si può costruire la felicità e l’orrore con piccoli ingredienti, con quasi nulla o con nulla del tutto, basta crederci. Basta investire di senso le tue labbra sottili.
    Sei sposata, va bene. Certo, anch’io sono sposato e non è saggio mescolare rapporti di lavoro con quelli personali. Oh no! Certo che no. Ma quale rapporto hanno le tue labbra sottili con queste sciocchezze, con queste banalità?
    Sono scuse. Certo, lo capisco. Qualcosa devi dire. Va bene. Infatti non ci ho creduto, altrimenti perché ti direi tutto questo adesso? Se credessi in quello che scrivi, sarebbe inutile parlarti e non capiresti una parola e ne rideresti con qualche amica in un bar del centro.
    Eppure era solo un bacio sulla punta delle labbra.
    Senza conseguenze, senza una frattura tra l’inizio e la fine.
    Non baceresti anche un rospo per trenta giorni di felicità? Anche un rospo baceresti.
    Eppure no.
    Non un regalo, non un gesto gratuito, non un segno d’affetto, di comprensione, di calore umano. Quattro parole in croce.
    Quale sottile, incredibile, meravigliosa, insensata crudeltà! Di cosa siamo capaci noi uomini Durga, Kali la nera, di cosa siamo capaci per nulla!
    Di quale senso investiamo tutto questo dolce Parvati dalle labbra meravigliose? Giriamo la ruota dello scoiattolo.
    Sei felice Parvati? Lo sarai di più in futuro? Ballerai ancora la danza cosmica? Io, se potessi, preferirei non essere qua.
    Intanto i miei trenta giorni di felicità, che, lo confesso, mi sarei goduto a dispetto delle nozze, della chiesa, del cielo e dell’inferno, sono volati via e non torneranno più. E le tue labbra sottili, orribili e meravigliose, sono un poco meno luminose di prima e l’autunno, ineluttabile, verrà.

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  105. dorella dignola scrive:

    da libro IL PROGETTO – di Dorella Dignola

    “Ma no, guarda Violante, sono preparato, ho portato il mio abito più bello, guarda!”
    Violante non lo aveva neppure guardato e gli aveva detto in tono insolitamente concitato:
    “No, no, non è d’ambiente, non è fashion, non è moda!”
    Al che Ubaldo spalancò gli occhi ed ebbe l’impressione di vedere l’amica per la prima volta:
    “Che ti prende Violante, sei ammattita?”
    In un baleno aveva ricordato tutte le loro feste con gli abiti colorati dell’India e le giacche nere dell’hotel che suo padre indossava ai “Gala” e che egli gli rubava di nascosto. Gli si era insinuata una sorta di amara repulsione per quel tono esotico e snob.
    Lasciò tuttavia che la ragazza lo trascinasse come un fantoccio nella stanza di Gianluca a scegliersi lo smoking adatto.
    All’istante aveva deciso di non pensare più a nulla, altrimenti avrebbe voluto chiedere come mai si fosse permessa d’entrare nella camera di Gianluca in sua assenza.
    All’ora stabilita per il ricevimento, era arrivata gente di tutte le età: famiglie al completo con nonni e bambini; la sala dell’ingresso era adibita a salotto, con poltrone e divani messi in tutti gli spazi, alternati a tavolini ricolmi di dolci, di salati, di bevande d’ogni tipo e colore. Foriere ornavano ogni mensola, ogni colonnina, ogni trespolo. Sparsi nella grande sala. Il tutto rendeva l’ambiente molto accogliente e le persone abituate alla casa, lo vivacizzavano con le loro risate, i loro abiti firmati, le loro acconciature stravaganti.
    Ubaldo era andato verso la vetrata che s’affacciava alla terrazza ed aveva guardato fuori pensando alla città notturna illuminata. Aveva invece visto soltanto il riflesso delle luci di casa sul muretto e sul muretto la grande chioma dei capelli di Violante vestita di color rubino, con le mani posate tra le mani di Gianluca.
    Gli era parso subito un atteggiamento eccessivo, pensando a quanto poco fosse il tempo della loro conoscenza. Era vero che fosse un suo lontano cugino, però quello poteva sembrare più il comportamento di due che si stanno dicendo cose intime.
    “Ma cosa vuole quello?” “Perché tiene tra le sue le mani di Violante? Ed ora cosa fa?
    Perché le parla all’orecchio? Oddio! Ubaldo vedeva la mano di Gianluca sul corpo di Violante, vedeva la bocca di lui sui capelli di lei; si sentì male, ebbe la sensazione di veder ruotare tutto intorno a sé e buio, tutto intorno era buio. Il ragazzo aveva posato la fronte sulla vetrata ed era rimasto impietrito e fermo a guardare i due che là fuori si baciavano appassionatamente.
    Ubaldo aveva provato un dolore acutissimo che gli tormentò l’anima in mille domande: “Perché soffri, cretino! Non hai mai pensato a lei come donna, praticamente non l’hai mai voluta, non ti è mai piaciuta…no, questo non è vero; mi è invece piaciuta molto e sempre, ma non ne ero innamorato. Ma allora perché sto soffrendo di gelosia come un cane? Che significa? Può esserci gelosia senza amore? Non credo…! Credo di essere in delirio, devo fare qualcosa: “Smettetela voi due, non vedete che sto morendo?”
    “Signore, Signore,come si sente? Ha bisogno di qualcosa? Oh, ma com’è pallido! Aspetti, vado a prenderle un bicchiere d’acqua.”
    La donna era arrivata poco dopo, lo aveva fatto bere e, tenendolo per la mano lo aveva fatto sedere su una poltrona di vimini che era a portata di mano.

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  106. ANTONIO ROMEO scrive:

    Primavera verde! Dei primi sorrisi.

    Primavera all’agrodolce, imprevedibile!

    Dai piccoli occhi e l’aria pudica,

    dagli odori improvvisi.

    Primavera mattiniera.

    Primavera eroica, amante infedele.

    Primavera che non dai raccolti:

    primavera generosa.

    Primavera dei messaggi d’amore,

    delle farfalle policrome, come sguardi in amore!

    Primavera di brezza e di vento,

    che portano solo messaggi d’amore.

    Primavera dei fiori aperti

    che non vanno raccolti:

    attendono solo messaggi d’amore.

    Replica

    Marisan replica:

    @ANTONIO ROMEO, Primavera fresca e speranzosa. Che bella. marisa

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  107. ENRICO RIGAMONTI scrive:

    AMORE OLTRE LA VITA

    Desolato e vuoto il gran letto,
    un tempo teatro di passione
    e poi di tranquilla compagnia;
    allineati con cura vestiti ed oggetti,
    in ricordo di Chi non è più;
    una vecchina, curva e infiacchita,
    coi fiori,
    per la tomba,
    semplice e spoglia;
    un “requiem”, biascicato a fatica,
    un bacio alla foto,
    lacrime a solcare le gote
    e un amore…oltre la vita.

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  108. marco scrive:

    “….quel riflesso inconfondibile sul vetro sporco del metrò…”
    Era strano per lei , svegliarsi in un letto non suo per andare a lavorare. Quel sogno che da anni accompagnava la maggior parte dei suoi risvegli era divenuto realtà e aveva un volto dolcissimo. “ Sta accadendo proprio a me?!!”, continuava a ripetere fissando quel soffitto sconosciuto. “ Vuole sposarmi ed io non so cosa rispondere. Sono o non sono una scema?” Ancora non lo aveva detto a nessuno. Era successo dopo la cena. Pensò per un attimo alla mamma anziana sola in casa ad attenderla. “Mi fermo da un’amica”, le aveva detto al telefono. Poi le ritornarono in mente sue colleghe “vipere” che ormai l’avevano etichettata come neo-zitella!!”. Un pensiero pulito lo riservò all’unico vero amico che aveva, così prodigo di consigli e soprattutto schietto e sincero : “Stai attenta!! Da donne come te si vuole solo una cosa: portarti a letto!!”. Distolse lo sguardo dal soffitto sconosciuto, si voltò verso di lui e lo sfiorò con un bacio. Il suo respiro si fece irregolare. Poi aprì gli occhi, sorridendo. Una carezza tra i capelli e le labbra si unirono alle sue. Il desiderio divampò in un istante e lei si ritrovò a danzare sulle note di quel sogno. Nel bagno , anch’esso semi-sconosciuto s’abbandonò ad una doccia bollente. Sistemò i capelli e il trucco. In bocca aveva ancora il sapore di quell’ultimo bacio. Uscì e si precipitò a prendere la metro. Riflessa nel finestrino riconobbe dal suo sguardo tutte quelle donne che ogni mattina aveva incontrato con addosso il profumo di un sogno. Scoprì la mano facendo luccicare quell’anello , nuovo , dai colori meravigliosi dell’amore e lasciò che l’ammirassero tutti, quel mattino, sul metrò.
    Marco

    Replica

  109. cecilia cartocci scrive:

    Parlo del tuo sguardo *

    Parlo del tuo sguardo
    di un notturno profondo
    e lampeggiante
    e della tua risata
    calda, che riempie il cuore.
    Di te che ridi,
    spaventata,
    del mio amore
    e posi gli occhi
    nei miei occhi,
    sconsolata.
    Perché sei bella e dolce
    anche se fa paura
    leggerlo nei miei occhi
    o sentirmelo dire.

    (29 03 1986)

    * …sarebbe stato facilissimo sostituire una “o” ad una “a”…non l’ho fatto, vent’anni fa, circa, non avrei potuto. Ora non sarebbe onesto.

    Replica

    sergio doretti replica:

    @cecilia cartocci,

    Cara Cecilia,
    non è facile rispondere a questo tuo intervento molto dolce e pieno di sentimenti, ma quando c’è l’amore c’è la vita e quindi una semplice lettera passa inosservata.
    Complimenti.
    sergio

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @cecilia cartocci,
    Brava Cecilia.
    Brava per la lealtà.
    Brava per l’emizione che trasferisci.
    Posso abbracciarti?
    Mario.

    Replica

  110. Mario Prontera scrive:

    “CERTE SERE,…D’ESTATE”.
    (a Martina).

    Nuvole basse
    sbiadiscono la notte
    e se ne vanno
    in processione
    per i venti del mondo…
    Così nascoste,
    le stelle amoreggiano
    nella penombra
    e poi fanno finta
    di ritrarsi pudiche,
    ma restano appese
    a un filo invisibile
    come per incanto
    e mi incanto alla loro magia.

    da “ESTATE 2005 e dintorni”.

    Replica

  111. Mario Prontera scrive:

    “DEL SOLITO AMORE”
    (a Carmen)

    A un palmo dal cielo e dai tuoi occhi,
    scivolano i miei a sfiorare le labbra,
    ma dove le mani si vanno a fermare,
    intreccio una nenia di canti d’amore.

    da “ESTATE 2005 e dintorni”.

    Replica

  112. Mario Prontera scrive:

    NUVOLE

    Nuvole basse, nuvole sinuose,
    sfuggite a un mare di pioggia
    e a un campo di mimose!
    Nuvole pettegole, nuvole di poche parole,
    a ricordare i toni dell’erba
    e la danza delle viole!
    Nuvole di calce viva, nuvole di ceralacca,
    stampate tra fogli d’azzurro
    e il ritmo della risacca!
    Nuvole pensose, nuvole sbarazzine,
    come i dispetti del vento
    e i capelli delle bambine!
    Nuvole vere e anche un po’ inventate,
    come certe storie d’amore
    sognate e dimenticate!
    Nuvole a un tiro di schioppo,nuvole a un palmo dal cielo,
    nuvole dai mille volti,..
    nuvole senza velo…

    da “ESTATE 2005 e dintorni”.

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

  113. Francesco Carlucci scrive:

    Notturno n°13

    Potrei stare ore ed ore ad ammirare a naso in su questo cielo povero di luce, se non fosse per la pallida luna, nascosta talvolta da nuvole sottili. Talvolta piccole entità argentee brillano nel cielo, scivolando giù verso la terra, talvolta invece si smarriscono anche loro nell’oscurità della notte. Il frinire insistente dei grilli somiglia ad una cantilena stanca e assonnata, che di tanto in tanto lascia traspirare il sussurro di un gufo. Il respiro della notte si fa man mano che passano i minuti sempre più affannoso e lento, sembra essere assonnato anche lui, forse tra un po’ il silenzio prenderà il sopravvento tacendo ogni brusio, ogni vocio, ogni respiro. Nel frattempo rivolgo me stesso alla luna piena, bianco di un torpore alcolico. Un torpore seduttore, che cerca di assopirmi, cerca di farmi perdere nella notte, cerca di sedarmi con l’aiuto di un dolce nettare paradisiaco, che scende leggero in gola e ti rende debole agli attacchi esterni. Stordito da questo nettare chiamato sonno mi guardo intorno nella speranza di trovare salvezza nel suo sguardo, ma intorno a me c’erano solo filari di viti che si allungavano verso una fitta macchia di ulivi dalle foglie argentate dalla luce lunare e si allungavano verso delle verdi colline in chiaro-scuro. Ero ancora steso sul muro a secco lungo il crinale di una lieve collina, le pietre non mi davano alcun fastidio perché il sonno intorpidisce i sensi. Come è bella la notte, col suo silenzio così eloquente e la sua oscurità che ti guida verso un mondo diverso. Il mondo dei sogni il giorno dorme dentro la mente ed aspetta la notte per sguisciare fuori, ma questa notte rimarrà nascosto, a dormire ancora un po’, mentre io cercherò di trattenermi ancora dal dormire, tentando in tutti i modi di ammirare la luna finché calerà dietro le colline, lasciando alla notte soltanto un suo pallido sorriso, prima che il sole rovini tutto, spuntando dietro la soffice coltre di nubi, tagliando l’etereo mare buio coi suo luminosi raggi e cancellando ogni minimo accenno di poesia da questo posto desolato e triste, una poesia che sarebbe volata via con il buio, per essere raccontata da qualcun altro in un modo migliore, in un posto diverso, magari migliore anch’esso.

    Replica

  114. Pasquale scrive:

    D E S T I N O

    Quello che io vorrei,
    quello che tu non vuoi,
    lo cerco nelle stelle.

    Vorrei che una Sibilla
    nel volo degli uccelli
    leggesse il mio destino
    legato alla tua sorte,
    e l’àugure togato
    scorgesse nelle viscere
    di un tenero animale
    per te sacrificato,
    i segni inconfondibili
    che il cielo ha già deciso
    da tempo immemorabile
    quel che sarà di noi,
    insieme, indissolubili.

    Il Fato che cos’è?
    La nostra volontà
    o quel che è stato scritto
    su nuvole dorate
    lassù, lassù, oltre il sole,
    ancora più lontano
    dell’astro che riluce
    nella notte più viola
    di un piccolo brillìo
    distante anni luce?

    Ma i segni tu li sai.
    Non serve la Sibilla
    o l’àugure togato,
    la sordida megera
    che guarda dentro il piatto
    lo spargersi dell’olio,
    la scienza dell’occulto
    dei sacri sacerdoti
    dell’India o della Cina,
    d’Egitto o Babilonia.

    I segni tu li sai.
    Son nelle nostre mani,
    son sulla nostra pelle.
    Tu non li vuoi capire.
    A me più non rimane
    che quel che tu non vuoi
    cercarlo nelle stelle.

    Replica

    Alba Venditti replica:

    @Pasquale, la parola “destino” riassume tutto il contenuto di questa suggestiva poesia. Qui c’è tanta voglia di amare, ma non si riesce a trovare, per colpa del destino, la stella che brilla più delle altre che accetti la nostra attenzione. Questa voglia di amare resta soffocata finchè non diventerà veramente esplosiva per la stella del nostro destino e con la quale si creerà un rapporto indissolubile e dolcissimo. Non smettere mai di cercare la tua anima gemella tra l’infinito delle stelle che riconoscerai dalla sua scia d’amore.

    Replica

  115. Mauro Barbetti scrive:

    SEI

    Geografia lunare dopo mezzanotte ai vetri
    con un silenzio centrifugo che s’allarga
    tra assenze e giustificazioni di rimando
    non chiarirà se non questo procedere
    metro su metro e nessun dio
    nel raggio di molti e molti chilometri

    Andare tornare definire
    azioni pause d’azioni riprese
    con la carne che suda non fermarti

    Poi

    Chiamo respiri appena
    sotto le coperte sei forma ipotesi incerta
    se mi avvicino ti sento
    spezzarmi il silenzio
    darmi un’identità

    Replica

  116. dianora tinti scrive:

    Dal romanzo “Il pizzo dell’aspide” di Dianora Tinti(Ed.IL FILO)

    …riprendere la solita vita fu difficile e doloroso. Continuarono comunque a scriversi, a sentirsi spesso per telefono, a parlare sinceramente di ciò che accadeva loro, senza dirsi bugie, senza giri di parole. Ambedue sapevano perfettamente, ormai, che cosa significassero l’uno per l’altra e anche che cosa rappresentassero per i rispettivi congiunti e per i figli. Non riuscirono a vedersi spesso. Non poterono. Ma ogni tanto sì, scappavano dal resto del mondo e si incontravano. Nei momenti dell’anno più strani, nei luoghi più disparati. Passeggiavano, parlavano, ridevano, facevano l’amore: semplicemente, spontaneamente, con identità di sentimenti ed emozioni, con confidenza complicità e gioia.
    Trascorsero così molti anni. Senza che nessuno dei due dubitasse mai della intimità più profonda e segreta di questo amore, continuarono a sentirsi sempre vicini, l’uno dentro all’altra, con una sorta di uguaglianza fisica e mentale che oltrepassava tutte le barriere tanto da giungere fino alle più lontane costellazioni dell’universo. Non fu mai abitudine, assuefazione, rassegnazione, ma piuttosto una continua ricerca di conoscenza dei desideri, delle aspirazioni, degli aneliti più nascosti e profondi dell’altro, in un crescendo continuo e progressivo fino a che, tra loro, non esistettero più segreti. Non fu facile. Molte volte cercarono di lasciarsi, tentarono di cancellarsi con una specie di convincimento ipnotico e forse autopunitivo, ma non ci riuscirono. Mai. Anche quando trascorsero lunghi periodi senza vedersi, nè sentirsi, e con il cuore gonfio di angoscia, di rimorsi e di rimpianti. Non ci riuscirono. Mai. Non fu possibile.

    Replica

  117. Francesco Carlucci scrive:

    Frida

    Ammira! Il cielo sta dormendo,
    riposa, socchiude gli occhi.
    Lieve un frinir sta salendo
    scuotendo i cupi rintocchi
    del cuore, un tetro pendolo
    implacabile, finché la morte
    lo fermerà, corrompendolo
    e dopo un ultimo battito forte,
    Silenzio.

    Ascolta! Il canto della Natura
    fluisce carezzevole abbracciando
    una fievole atmosfera chiaro-scura.
    Come vento si sta insinuando
    tra cupidi crisantemi di cera
    il languido ricordo di Frida,
    astratta idea di bellezza vera,
    rompendo l’armonia con le sue grida.
    Silenzio.

    Apri gli occhi, è tutto finito!
    Il sole bagna quest’angolo di cielo,
    affoga nel blu di un sogno infinito
    e risorge fra gli strappi di un velo.
    Sciolto il ricordo in un verde veleno
    bisogna ricominciare a vivere come prima,
    la speranza di un domani sicuro e sereno
    e un grido fra le parole scritte in rima.
    Caos.

    Replica

  118. Daniele "ARX" Mezzalira scrive:

    UN SOGNO

    La stella della sera guarda
    Da dietro il tramonto
    L’oro riflesso degli occhi
    Nel vento.

    Muovi piano lo sguardo
    Verso lei e sospira
    Le calde parole d’amore
    Che nascono dentro di te.

    La tua mano accarezza l’aria bruna
    E afferra le flebili note
    Da portare all’orecchio
    E socchiudere il cuore ascoltando.

    Non parlare più, non chiedere più:
    Niente di ciò che è detto
    Vale un tuo bacio,
    O il tuo corpo premuto sul mio.

    Non gridare più, non piangere più,
    Solo una lacrima sospesa
    Verso l’incanto di questo momento
    e la dolce magia della luce d’autunno.

    Nel sogno del mattino, quello che resta più vivo,
    Con gli occhi socchiusi nel buio ti vedo, così.

    Replica

  119. cecilia cartocci scrive:

    PAROLE E MUSICA

    Amore mio

    E canterò con te, amore mio
    fino al limite dei sogni
    canterò con te finche sarà
    respiro dentro alla mia gola.
    Abbiamo molto e resta tanto
    io non ti accetto come un altro,
    sei stato un attimo improvviso,
    sei una scala in cima a un monte,
    arriverò col cuore in gola e tu
    sarai la prima carta in mano,
    tu sei la base del pensiero,
    il meccanismo dei miei sensi…
    E scriverò per te, amore mio
    fino ai limiti mentali,
    scriverò per te finché sarà
    la vita dentro alle mie dita.
    Non ho con me che il tuo ricordo,
    il vento che gonfia i capelli,
    parliamo piano noi di notte
    per non svegliare il mondo vero,
    tu non mi pensi che ogni tanto,
    ma basto io con la mia forza
    non ti muovere, fai piano
    che la memoria può falsare.
    E amerò il tuo te dentro la gente,
    semplicemente le tue mani,
    amerò il tuo te, niente di meglio
    che fare finta di pregare.
    Andare avanti implica il tuo corpo
    Uniformato con le mie parole,
    non ci sarà tempo neanche per pensare
    che nei miei occhi sono fissi i tuoi
    e scorrerò persino che respiro,
    quando respiro, solo la tua vita
    e le tue strade e la mia pioggia
    e i pomeriggi scoloriti.
    E griderò di te, amore mio
    senza pensare che risponde un’eco
    griderò di te semplicemente
    perché per sempre tu sei sotto la mia pelle.
    (bis)

    Replica

  120. Fabiola Lucidi scrive:

    DEDICATO

    Rabbrividite le rondini volano nel cielo.

    Le ali spiegate verso il sole,
    sembrano salutare il nostro amore.

    Un amore profondo…
    Un amore sincero…

    Un filo di piacevole aurea.

    Un tremolio di viva luce.

    Un raggio luminoso che fende la
    nuvolagia dopo il temporale.

    Chi può fermare il fiume che infuria
    verso il mare.

    Chi può fermare il sanguigno fuoco che
    crepita nella foresta.

    Chi può fermare l’amore…
    l’amore mio per te.

    Replica

    Bramante replica:

    @Fabiola Lucidi, Bella, evocativa e sincera

    Replica

  121. cecilia cartocci scrive:

    IMPRONTE

    L’arco teso
    che sei,
    la spinta dell’onda,
    il lampo
    o il palmo delicato della mano,
    lo sguardo scuro
    che sfugge il mio
    giù per la spalla.
    Sarai
    l’impronta che lasci
    come il segno di un morso
    o il tuo profumo sui miei abiti,
    la sera.
    E io come farò
    senza la tua risata improvvisa
    che mi accende la voglia di fare
    perché ti meriti davvero?
    Sarò una freccia
    che ha percorso il suo tratto,
    un’onda
    sbattuta sullo scoglio,
    un tuono
    che si spegne in lontananza.

    Replica

    Bramante replica:

    @cecilia cartocci, Mi piace, abbastanza profonda

    Replica

  122. Ilo scrive:

    I geni coinvolgono la dopamina, sostanza chimica cerebrale conosciuta come neurotrasmettitore collegato al movimento ed all’adozione di rischi, e la serotonina, neurotrasmettitore importante nel controllo dello stato d’animo. Le persone con una versione “alto rischio” del gene della dopamina tendono a investire in attività rischiose ma potenzialmente lucrative, mentre quelli con la versione “alta ansietà” di serotonina gestiscono con più prudenza i loro soldi (Camelia Kuhnen e Joan Chiao della Northwestern University di Chicago).

    Amore mio, freneticamente agito le dita sulla tastiera. Il pensiero viaggia alla velocità della luce. Si affastella. Vibra, si alza, non può attendere la battuta del tasto. Va oltre l’ostacolo; non riesco a seguirlo. Virgole, punti, ciò che serve a rendere più intelligibile lo scritto è di impedimento. Quello che dico nel mio intimo, nel mio pensiero, nella mia mente, da qualche parte nel mio corpo non è limitabile con le parole.
    Ti sento: avanzi nel petto, nel cuore, nelle braccia, fra le mani, sulla bocca, sui capelli. Rabbrividisco pensando alla tua carezza. Le carni a pezzi dal desiderio di vederti, di conoscerti, di saperti come sei. Non voglio che tu sia diverso! Mio gioiello, mio anello, mia perla, mio giocattolo, mio tutto, mio nulla, mio paradiso, mio inferno, mio nirvana!
    Angelo mio, ascoltami! Lo so che tutto è difficile, lontano, forse impossibile, ma permettimi almeno di esserti accanto mentre scrivo. Di immaginarmi accanto a te. Di specchiarmi negli occhi, in quei profondi occhi che nascondi dietro la rotondità di miopi occhiali che, delicatamente, io dal tuo viso depongo. Le mie piccole, pallide efelidi rabbrividiscono nell’attesa, pensando all’accostarsi del tuo viso.
    Occhi negli occhi, mi respiri di fronte; avverto la tua presenza! Il tuo incenso colpisce i miei sensi dilatati, pronti ad assaporare ogni segnale che provenga da te. Il mio respiro è tuo. Aritmicamente, sempre più tremanti, all’unisono, attratte dalla calamita dei nostri sentimenti, le mie labbra si fanno tue. Il calore della tua bocca affamata mi pretende.
    Alzo la testa, ricusandoti. Troppo facile cederti in un momento! I miei capelli fluenti battono sulle spalle denudate. Tu scivoli sul mento, sollevato come un ponte levatoio, a diniego di quell’assenso da troppo tempo rinviato e che, giunto ormai, sarebbe sciocco sprecare in un attimo. Anch’io ti pretendo, amore mio, ma assaporare ogni istante di attesa che precede il nostro reciproco dono mi alletta.
    Scivoli lungo la gola baciando ogni millimetro della mia pelle, luminescente di desiderio. Il mio animo si strugge nell’attesa di soddisfare la sottesa lussuria. Allo sterno, accarezzi con le labbra infuocate le morbide saliere del mio collo. Le mani mi serrano le anche imprigionandomi in una morsa che non sfuggo, ma cedevole, abbandono al tuo volere. La pressione della tua mano che mi risale sul dorso, si fa insistente. Ridisegna la curva apofisaria lungo le vertebre. Mi sostieni alle spalle, mentre, d’altro verso la tattile lingua risale le valli, verso rotondità collinari, verso la punta estrema del monte per troppo tempo innevato dal gelo – pinnacolo rosa santificato dall’estrema aureola. Non resisto! La testa sprofonda nella morbida nebbia dei tuoi capelli. Vorrei baciarli uno ad uno, milioni di volte per ognuno e poi ancora altre mille volte. Sei mio! In questo momento, almeno… Il tempo?! Non voglio pensare ad altro che a sentirti, toccarti, baciarti, strofinarmiti addosso, girarmi, rotolarmi in te, sfinirmi – sfinirti – nel desiderio che avvampa, che brucia, che distrugge…che annienta. Solo oggi, senza domani. Brandelli di tempo connettono cavità e protuberi differenze. Combaciano perfettamente l’una nell’altro, incastro perfetto, un puzzle, un tutt’uno, come un dono celeste. Desiderio è dir poco…!
    Ti richiamo su me, ti abbraccio, ti succhio le labbra, mi faccio conca, monte, ti cullo. Ti abbraccio le spalle, mentre pendi su me. Stringo, le tue costole, modello il tuo ventre che si protende verso di me. Il turgido messaggio d’amore mi trafigge. Connubio, colonna insopprimibile del nostro esistere, meta agognata, turgida fonte che ristori la mia sete, mia speranza, mio fiato. Io fiore, tu ape, io alveare, tu miele, io pappa reale, tu bimbo goloso; io donna, tu…mio uomo!
    Mi schiudo sotto di te, corolla al sole, luna nel cielo notturno, fiamma nel buio, sirena nel suo mare. Mi invadi, mi seppellisci, mi inondi, mi strazi, mi dividi in mille pezzi e poi li ricomponi, mi mondi. Fà di me quel che vuoi, sono io che lo voglio! Mia dolcezza, mia speranza, mio ultimo fiato, mia tenerezza, Amore mio, ti Amo!

    Replica

  123. Consuelo Greco scrive:

    Voli di rondini fugaci
    disegnano il cielo
    in una primavera
    che rifiuta il gelo
    e nuvole,che indossano
    abiti arricciati
    da candidi merletti,
    si afflosciano sull’etere
    azzurrino all’alba
    e porpora al tramonto.
    Schiudono le uova di nidi
    sulle alture
    e sui rami d’alberi vestiti
    di nuove foglie.
    Si sveglia il mare
    e fa sentire la sua frizzante
    voce,brusca d’inverno
    e soave d’estate.
    Le dune di sabbia
    si frantumano e rincorrono
    il freddo vento
    ormai lontano.
    Si accendono le stelle
    che coprono il cielo
    per far nascere l’amore
    tanto atteso nel regno del cuore
    sospeso nell’anima
    sempre felice di ospitare
    il re dei sentimenti
    con ardore.

    Replica

    Bramante replica:

    @Consuelo Greco, oh, una poesia così, il giorno dell’ingresso nella primavera di questo bellissimo tappeto verde della vita. Mi piace

    Replica

  124. elisa barone scrive:

    SOLO

    Io le correvo incontro
    e amavo la sua pelle
    e non potevo dire
    quanto per me era bella;
    è stata proprio lei
    che non mi ha più voluto.
    è stata proprio lei
    che mi ha dimenticato;
    volevo una carezza
    prima di andare via,
    invece non l’ho vista
    e non mi ha detto addio.
    Non voglio più l’amore,
    non voglio più padroni
    io sono solo un cane,
    io sono un cane solo.

    Elisa Barone

    Replica

    Alba Venditti replica:

    @elisa barone, la solitudine in certe situazioni è meglio che essere in coppia con una persona che non ci apprezza affatto. Certamente, quando ci lascia l’altra metà (soprattutto se senza neanche un addio) ci si sente cani bastonati. Ma come sappiamo tutti, i cani hanno l’intelligenza e lo sviluppo dei sensi per distinguere chi li ama davvero altrimenti, preferiscono allontanare gli intrusi e profittatori nella loro vita. Non voglio più l’amore ha significato nei confronti della persona che ci ha deluso ma non si rinuncia ad un nuovo amore nei confronti di una nuova persona che ci accorgiamo essere speciale. Amare significa anche vivere emozioni non soltanto a lieto fine.

    Replica

  125. sergio doretti scrive:

    TI CERCHERO’ FRA I COLORI DEL VENTO

    Violerò quella celata penombra
    per cercare il tuo volto smarrito
    arriverò dal sentiero di un sogno,
    fra le braccia di una foresta incantata
    e nella penombra di un cielo che piange
    ti cercherò in quel bosco d’autunno,
    ma ti vedrò volare fra i colori del vento
    arriverò con le ali della speranza,
    e ti rapirò all’angelica brezza
    e voglio nel ciel teneramente amarti
    fra le stelle timidamente nascoste.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @sergio doretti,
    Complimenti, caro Sergio, e un affettuoso saluto

    Daniela

    Replica

  126. Consuelo Greco scrive:

    La primavera non ha colori
    se manchi tu
    non ha profumi
    se non ci sei
    non mostra il suo abito migliore
    se tu non puoi lodarlo
    e ammirarlo insieme a me
    non possono cantare
    gli uccelli del roseo cielo
    all’alba,svegliando la natura
    ora alleggerita dal manto nevoso
    e non più bruciata dai venti invernali
    non esistono i tramonti più belli
    dove perdersi con il dolce sguardo
    non si svegliano le stelle
    per farmi sperare ancora
    e sorridere con me
    nessun volo di rondini ammiro
    all’orizzonte
    se non sei accanto a me
    nessun abbraccio è così caldo
    quanto il tuo
    nessun bacio è così vero
    nessun respiro è così sincero
    nessuna gioia è riempitiva
    e il sole brilla senz’anima
    poichè l’hai rubata tu
    torna presto,vola all’impazzata
    perchè ora è la vita.

    Replica

  127. roberto canini scrive:

    *Finalmente la primavera*

    Penetra
    da una fessura dello stipite consumato dal tempo
    in quel monolocale dall’unica finestra
    dove dormo con la mia compagna
    un sottile profumo di primavera
    Abbracciati sul divano
    respiriamo inalando la vitale linfa
    che rigenera le membra intorpidite dal lungo inverno
    Con il cuore colmo d’amore
    mano nella mano
    stretti
    uno vicino all’altro
    ci lasciamo trasportare fino all’intenso bacio
    come a voler salutare
    a modo nostro
    l’arrivo della stagione dei mille profumi
    Benvenuta primavera!

    Replica

  128. Consuelo Greco scrive:

    La tua voce soddisfa
    il mio desiderio di quiete
    e di calma,come balsamo
    per l’anima,che lentamente
    si addolcisce al suono
    delle tue parole
    e sogna un nuovo giorno
    pieno delle tue emozioni
    che non riesci
    ad esprimere
    e tronchi le parole
    trascinandole a fatica
    verso il cuore.

    Replica

  129. Lucia Sallustio scrive:

    …Joe non amava molto parlare di donne e di sesso. Era sposato. A lui bastava sua moglie, se solo l’avesse avuta al suo fianco. La sera tirava fuori dal taschino la foto di Teresa e la baciava di nascosto, per paura di essere deriso dai compagni per quell’atto da femminuccia. Dalla foto gli occhi sottili e allungati di sua moglie sorridevano timidi. Era una bella ragazza di campagna di quelle solide, con i fianchi generosi che rassicurano gli uomini. E, infatti, non ci avevano messo molto ad allargare la famiglia. Dopo il matrimonio aveva avuto due sole settimane insieme a lei. Ancora aveva il gusto in bocca di quelle notti timide in cui, tutti e due, restavano nel silenzio, al buio, sotto la
    trapunta rosso vermiglio. Erano due giovani timorati di Dio che si vergognavano ad abbandonarsi l’uno nelle braccia dell’altra. Ma si erano scambiati sguardi di tenerezza e si erano tenuti per mano, quel poco tempo che se n’erano stati da soli, nella casa sovraffollata dei suoceri.
    Prima di partire si era voluto imprimere bene nella mente il colore dei suoi occhi, della sua pelle, dei capelli neri e setosi che le aveva baciato e accarezzato, man mano con più spudoratezza, quando i giorni che restavano prima della partenza avevano incominciato a scorrere come i grani del rosario tra le mani. A sera Teresa pregava in cucina con le altre donne e dalla camera da letto dove lui la aspettava impaziente giungevano voci sonnecchianti e lamentose che quasi non credevano più in quelle implorazioni consunte come stracci e non sempre produttive di felicità. Peppino, steso nel letto con le braccia sotto il capo, come se stesse prendendo il sole nei campi, lo sguardo al soffitto, aspettava e trepidava e s’infiammava di desiderio. Poi arrivava lei, richiudeva la porta con delicatezza, gli si stendeva al fianco e lui si vergognava di quel suo desiderio, per paura che dopo le preghiere le sembrasse impuro. Se l’era portato dentro con sé in America. Lo aveva perseguitato sul bastimento, nei giorni di depressione dell’arrivo, nelle notti rumorose della baracca con Tony, quando uscivano ed entravano lavoratori sudici di miniera, fetidi di mare e di grasso dei motori, sguaiati e volgari. Un desiderio che gli opprimeva il petto, che gli dava scontento e che riusciva a placare solo nelle uscite a mare, che nella quiete lanciava bagliori argentei e nella burrasca appariva grandioso come un Dio…

    da “La Fidanzata di Joe” romanzo breve di Lucia Sallustio- II premio Sez. Romanzo e narrativa inedita del premio naturalistico ambientale di Abbateggio edizione 2009

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Lucia Sallustio,

    ..è bastato un assaggio per essere dentro la storia e, come spesso succede quando si è “presi” dal raccontare, se ne vorrebbe sapere di più sulle vicende prossime…
    Brava! .. mi ricorda i racconti che ho sentito in campagna dai più vecchietti..
    Un caro saluto
    Ars

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @Lucia Sallustio,
    Ti rinnovo i complimenti, cara Luciana, per questa toccante storia d’emigrazione, d’amore, di dolore e di speranza così ben raccontata. Un caro abbraccio

    Daniela

    Replica

  130. Sabatina scrive:

    Herman Hesse

    Ebbene, ogni esperienza ha una sua magia.
    La mia consisteva nel fatto che la primavera in arrivo, già sentita con gioia nel camminare su prati umidi nell’aroma della terra e delle gemme, si concentrava ora nel fortissimo dell’odore di sambuco in un simbolo concreto e in un incanto.
    Probabilmente, anche se quella piccola esperienza fosse rimasta unica, non avrei più dimenticato quel profumo. Anzi ogni futuro incontro con esso avrebbe ridestato in me fino alla vecchiaia il ricordo di quella prima volta in cui ne avevo avuto coscienza.
    Ma ora vi si aggiunse un secondo elemento.
    In quel tempo avevo trovato presso il mio insegnante di pianoforte un vecchio volume di musica che suscitò la mia attenzione: era un volume di Lieder di Franz Schubert. Lo avevo sfogliato un giorno mentre aspettavo l’insegnante il quale, a mia richiesta, me lo aveva poi prestato per alcuni giorni. Vissi allora il mio tempo libero nelle gioie della scoperta poichè prima non avevo conosciuto nulla di Schubert e ne rimasi affascinato.
    Ed ecco, il giorno di quella passeggiata fra i sambuchi o il giorno dopo scoprii il canto primaverile di Schubert “L’aria dolce si è destata” e nei primi accordi dell’accompagnamento mi parve di riconoscere qualcosa: essi olezzavano come il giovane sambuco, di un aroma altrettanto dolce, amaro, penetrante e pieno di indizi primaverili.
    Da quel momento l’associazione sentore di primavera-profumo di sambuco- accordo di Schubert è fissa e assolutamente valida. Suonando l’accordo tosto mi torna l’aspro aroma della pianta e tutti e due insieme significano: la primavera si avvicina.
    Questa associazione privata è una mia bella proprietà, una cosa che non cederei per nulla al mondo. L’associazione però, il rinnovato balenare di quelle due esperienze concrete all’idea dei “prodomi di primavera” è una cosa privata. La si può comunicare, certo, come io ora ve ne ho parlato, ma non la si può trasmettere. Io posso rendervela comprensibile, ma non posso fare in modo che uno di voi vi trovi un segno valido, un meccanismo che reagisca infallibilmente al richiamo e si snodi sempre in modo uguale.

    Il gioco delle perle di vetro herman Hesse

    Replica

  131. Sabatina scrive:

    Per augurarvi una buona primavera, vi posto un estratto da “Il gioco delle perle di vetro, Herman Hesse”

    A voi come arriva la primavera?

    Il gioco delle perle di vetro herman Hesse

    Replica

    Sabatino DI FILIPPO replica:

    A quanto pare hai il mio stesso nome, ovviamente al femminile. Mi identifico pienamente nelle associazioni mentali di Herman Hesse, che evidentemente fai tue. Uno dei miei scrittori e filosofi preferiti.
    Proprio brava per la scelta del tipo d’augurio!
    Sabatino DI FILIPPO.

    Replica

  132. bonaventura perrone scrive:

    Notte
    (A mia moglie)

    Le tue dita intrecciano le mie:
    sono vite ridestate, s’indovinano.
    Le mie mani cercano le tue:
    anime ansanti scalpitano senza freni.
    Un turbinìo di sguardi,
    un mulinar di baci,
    un ardere di membra quasi ingorde.
    Nuda
    sei il miele della mia notte:
    sul tuo corpo ne saggio
    la misteriosa essenza.
    E la tua voce
    è calda, possente:
    un reboante maroso che gorgheggia.
    I tuoi occhi terragni
    corruscano in eterno,
    diradano d’un colpo
    le dubbiose nebbie:
    policromi,
    m’insegnano
    percorsi d’armonia.
    Nel vortice di tenebre
    agogno impaziente
    un focolare antico:
    Il tuo corpo
    si staglia
    maestoso,
    sapiente anfratto
    all’anima mia!

    Replica

    Alba Venditti replica:

    @bonaventura perrone, questa poesia è molto profonda nei confronti di tua moglie. Secondo me dimostra che il matrimonio, come si suol dire, non è sempre la tomba dell’amore, anzi certe volte diventa anche sublime e senza fine. E le vostre mani si cercano … all’infinito.

    Replica

  133. Francesco Carlucci scrive:

    Sfumature

    Rimango muto ad ammirare
    due anelli di azzurro cielo
    che non vorrei mai incrociare
    per paura di sentirmi solo.

    Due anelli che, illuminati dal sole,
    diventano chiari, come la neve,
    e, all’ombra, diventano viole
    appena sbocciate di tepore lieve.

    I tuoi occhi mi stregano
    come benevole maledizioni,
    che mi confondono e mi cullano
    in un dedalo di emozioni.

    Vorrei assaporare i tuoi baci,
    le tue labbra sapor di veleno
    che sanno esser silenziose e loquaci
    e mi rendono irrequieto e sereno.

    Labbra sapor di pesca in primavera,
    dolci come un sogno o una poesia,
    uniche come le stelle della sera,
    irraggiungibili come frutti di follia.

    Le tue labbra mi incantano
    come malevole benedizioni,
    che mi confondono e mi cullano
    in un dedalo di emozioni.

    Replica

  134. Daniela Quieti scrive:

    Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti sez. poesia e musica

    BAGLIORE

    Bagliore
    nei tuoi occhi
    nuda ala
    di carezza
    mi rapisce
    mi ammanta
    di sospiri
    d’universo
    mi acceca
    e ti penso
    amore
    immagino
    il tuo abbraccio
    d’illusione
    riempio
    la lontananza
    io marinaio
    senza vela
    relitto
    inabissato
    scopro
    una costa
    nella profondità
    dei desideri segreti
    con te
    dove la notte
    canta il giorno
    che canta già
    il domani.

    Replica

    D'Arrigo Francesca replica:

    @Daniela Quieti, belli anche i tuoi artigli, questo graffio che leggo adesso, molto bello.

    Replica

    Daniela Quieti replica:

    @D’Arrigo Francesca, grazie per l’apprezzamento e complimenti a te per le tue bellissime liriche.

    Replica

  135. LA DONNA DEL LAGO

    (…)

    Le piaceva il Natale, le piaceva restare a guardare le luci del suo bellissimo albero colorato, magari bevendo una cioccolata calda. Aveva scovato in soffitta un baule della precedente proprietaria, aveva chiesto in agenzia cosa doveva farne e le avevano risposto che la proprietaria era morta da anni e nessuno lo avrebbe mai reclamato. Lo aveva trascinato giù e lo aveva aperto, un vecchio abito da sposa ingiallito, alcune foto color seppia che ritraevano una giovane donna sorridente insieme ad un uomo in divisa ed alcuni diari.
    Anno 1910: “L’ho incontrato al ballo delle debuttanti, i suoi occhi verdi non mi hanno lasciato per un attimo…”
    Cominciò a leggere la storia della donna che aveva abitato quella casa prima di lei, il suo primo amore, un figlio, la guerra, le lettere dal fronte. Si stava affezionando alla donna che scriveva, ai suoi pensieri.
    Un’idea si fece strada nella sua testa: quello sarebbe stato il suo secondo racconto.
    Trascorreva ore immensa nella lettura, ridendo e piangendo di una storia vera. Scriveva per ore
    Le pagine si susseguivano man mano che la storia di Dora emergeva da quelle pagine ingiallite.
    Il tempo scorreva sospeso tra passato e presente.
    La notte di Natale, i notturni di Chopin, il fuoco acceso, il suo pc sulle ginocchia.
    Improvvisamente sentì odore di neve, si alzò ed andò alla finestra. Dolcemente, dal cielo, scendevano lievi fiocchi che volteggiavano come farfalle, in pochi minuti tutto il mondo tacque sommerso da quel velo bianco. Aprì la porta ed uscì nel giardino, le braccia aperte, il viso rivolto verso il cielo, i fiocchi di nevi che le baciavano il viso. Rideva di una gioia inaspettata, potente.
    Chiuse gli occhi e li riaprì improvvisamente, qualcosa era cambiata nell’aria. Un uomo la stava osservando, il bavero del cappotto alzato, le mani in tasca.
    “Tu”.
    “Ho visto la casa illuminata e sentivo che eri tu, che eri tornata. Ti ho cercata ovunque.Vorrei parlarti, ti prego…”
    Gli volse le spalle e rientrò in casa senza voltarsi. Chiuse la porta. Con il cuore impazzito tornò davanti al suo caminetto, si avvolse nel plaid mentre le battevano i denti. Si versò con mani tremanti del vino e solo quando la bevanda scese nel suo stomaco smise di tremare.
    Cosa voleva da lei? Perché era lì? Perché ora? Era troppo tardi. Non voleva ascoltare le sue parole.
    Guardò fuori dalla finestra, attraverso le tende, era ancora lì, con quella sua aria da cane bastonato.
    Forse… no! Torno al suo pc, ma non riusciva a concentrarsi. Guardò ancora fuori, sempre fermo lì. Livido.
    La neve si stava tramutando in una tempesta. Il vento schiacciava i fiocchi di neve contro i vetri.
    Non avrebbe resistito. Lui che non aveva coraggio. Che non sapeva decidere. Si sarebbe arreso e sarebbe andato via.
    Vinse la tentazione di guardare ancora fuori, sapeva che quando non l’avesse più visto la sua delusione sarebbe stata cocente. Il pendolo batté la mezzanotte. Era sicuramente tornato a casa sua.
    Spostò le tende, nessuno. Un sorriso amaro le inondò il cuore. Spense tutto ed andò a dormire.
    Una notte di strani sogni, il suo viso, le sue mani, la sua voce.
    Si svegliò nel silenzio più assoluto, era tornato il sole ed il bianco tutt’intorno era abbagliante. Aprì le finestre e rabbrividì all’aria gelata. Si chiese se la sera prima fosse stata solo un sogno.
    Scese giù e mise la moka sul fuoco. Andò ad aprire la porta.
    Lui era lì, addormentato sul dondolo di legno, avvolto nella sua coperta. Restò senza fiato e lo guardò, le guance incavate, l’ombra della barba, l’aria da bambino che tanto amava.
    Tornò in cucina e versò un’abbondante tazza di caffè. Lo scosse dolcemente e quando aprì gli occhi gliela porse.
    “Entra, in casa c’è caldo”

    (…)

    Replica

  136. Luciano Rossi scrive:

    CUMULONEMBO

    Certamente anche tu hai la mente fissa all’incontro imminente, mentre cammini lungo il sentiero ondulato – appena una traccia nell’erba alta – che attraversa l’infinita prateria.
    Ti attendo. Ogni tanto un avvallamento ti nasconde.
    Poi riappari, piccola, cara figura ancora lontana.
    Ancora non sei riconoscibile ma io so che sei tu.
    L’elettricità dell’aria è percepibile, con l’odore dell’ozono, acuto ed aspro. Spesso ti volgi a controllare il cumulonembo che si gonfia, si innalza sempre più e si avvicina velocemente a te.
    Ora quasi ti sovrasta.
    Forse ti chiedi se potrai arrivare, asciutta ma soprattutto salva, al capanno ancora lontano, il tetto appena visibile da dove ti trovi, dietro le foglie frementi delle betulle.
    Incongruamente a volte rallenti: forse ti trattiene l’emozione eccitante, repulsiva e calamitante ad un tempo, della nera minaccia che ti insegue. Tu sembri temerla, nera nel cuore, sfrangiata e candida nei bordi continuamente mutanti. A volte sembra che tu voglia sfidarla.
    Nel corpo nuvoloso, torreggiante ed immenso, pulsa un lampeggiare continuo. Scariche improvvise ne scaturiscono, accecanti, colpendo il terreno alle tue spalle: allora ti metti a correre. I tuoni sono un brontolio quasi senza pause, un lontano cannoneggiamento.
    Quella coltre minacciosa e volvente pare esercitare su di te una specie di vertigine che non puoi evitare; oppure forse non lo vuoi. Come un abisso rovesciato che sprofonda nell’alto del cielo. La mole del cumulonembo dà all’azzurro la terza dimensione, come quando in un mare calmo e limpidissimo, vedi improvviso il fondo abissale.
    Il suo mistero ti turba e lo guardi ma obliquamente, come sperando, tesa e contratta, che si riveli un’ingannevole visione anziché un’arcana realtà mortale.
    L’ombra ora ti ha raggiunta.
    L’elettricità statica percorre ad onde la distesa erbosa e la piega come un’eccitante carezza infinita. Risale lungo il tuo corpo fino ad irrigidirti la punta dei seni; la percepisci tra le sopracciglia poi tra i capelli.
    Vorresti riprendere a correre ma non puoi e fremi per gli sbalzi di tensione dell’immensa forza della natura. Percepisci il variare repentino della pressione dell’aria, a folate irregolari, che ora attendi, ora fuggi. Libera per un tratto, ti senti poi come trattenuta in una rete sottile di invisibili maglie, tenaci ed elettriche.
    Finalmente corri sotto scrosci di pioggia repentini e piegati dal vento che subito cessano. Le cortine di acqua si spostano rapide, visibili e mutevoli.
    L’afosa umidità ti copre di vapore. Ne pregusto il sapore dolce sulla tua pelle e l’odore eccitante.
    Ora ti attendo sdraiato al fuoco che crepita nel vento: penetra dalle fessure e scende dal tetto come una lama. Proprio negli ultimi metri della tua corsa, esplode infine quel cielo e la pioggia cade come doccia calda e fitta. I lunghi capelli bagnati ti coprono il viso, le spalle ed il petto. Come ali piegate.
    Ti avvolgo nella calda coperta, che odora di ginepro e di fumo di castagno. Sulla sedia ti attende la camicia di chiffon che hai dimenticato l’ultima volta. Oppure, forse, l’hai lasciata perché mi rimanesse di te quel velo che non nasconde.
    “Devo proprio andarmene!”, dicesti allora con un sospiro. Ti osservai disteso al tepore del fuoco del camino. Ricordi ?
    “Tornerà…la rivedrò ?”, mi chiedevo.

    CUMULONEMBO

    Ansioso attendo al capanno
    dove già sei venuta quel giorno
    senza osare, incerta, d’entrare.
    Tu tacevi: la tua tensione,
    vedevo riflessa negli occhi
    resi scuri dal grigio del cielo
    che incombeva tagliato dai lampi
    e tremavi nell’aria frizzante.
    Ti bagnava la pioggia sottile
    turbinante nel vento rabbioso
    che piegava ad onde quel mare
    d’erba esausta, annuncio d’autunno.
    Io ti vidi, laggiù, fuor dal fitto
    di quel bosco lontano, oscurato
    dal virar della luce calante
    e si spense il tramonto incendiato
    nella striscia sgombra di nubi,
    tra i capelli tuoi rossi, ribelli;
    poi il giallo esplose in colori
    che Van Gogh creava nel sole.
    Finalmente all’incontro eri giunta.
    Tu sembravi avanzare danzando
    e le gocce rigavan le gote.
    Non avvenne ciò che bramavo.
    Tornerai in un giorno di sole?

    Sei tornata, finalmente. È un giorno di sole.

    Tu ti inginocchi a cavallo del mio petto e, lentamente, ti sfili quel tessuto di nulla…
    Un raggio di sole illumina il capanno dall’unica, piccola finestra sul tetto. Ti colpisce. Si accende il tuo ventre abbronzato.
    Il riflesso dorato illumina il tuo abito giallo appeso nell’angolo buio del capanno. Il vetro, coperto dal dolce dei fiori maturi del tiglio spogliato dal vento, frantuma la luce. Il pulviscolo, frammenti turbinanti incendiati di luce, è sconvolto dai tuoi gesti.
    Sei tu, ora, il sole…
    Mi rimproveri col gesto: “E se qualcuno, passando, avesse…” , ma poi scoppi a ridere radiosa, come fuori, oggi, il sereno.
    Ti guardo mentre ti allontani. Mi saluti col braccio senza volgerti indietro.
    Il sole al tramonto è ancora così forte che la pioggia recente evapora fumando. Serpenti di nebbia sottile corrono nei fossi, strisciano sul terreno. Mi portano sapori di terra, di zolle bagnate.
    Il sentiero, nei tratti fangosi, porta ancora le tracce del tuo passo veloce e danzante.

    “Tornerà…la rivedrò ?”

    Luciano Rossi

    Replica

  137. marzia carocci scrive:

    COME ALLORA

    Dammi la mano ancor
    che ancora tremo,
    trenta le primavere e inverni che vivemmo
    e portami come una volta lungo il fiume
    a far promesse e sogni che sperammo.

    Quante le notti a farci compagnia
    Nel ricamare storie a lieto fine,
    tanti dolori e pene abbiam sepolto
    forte l’amore vero che ci scelse

    Vado allo specchio e scopro le mie rughe,
    le tue non sono impresse nei miei occhi,
    ti vedo come allor senza difetti
    tu linfa dei miei giorni e del mio tempo

    Un solo giorno par la nostra vita
    è sempre vivo il sorgere del sole
    ma portami per mano come allora
    e che la strada sia sempre più lunga.

    Ma spero che al tramonto della vita
    sia la prima a giungere il Traguardo,
    per non vederti andare in un momento
    solo,per la via del non ritorno!.

    Marzia carocci

    Replica

    Sabatina replica:

    @marzia carocci,

    un caro ricordo d’amore, una sequela d’infinite semplicità che si portano nell’animo come bagaglio d’eternità, buona primavera!

    Sabatina

    Replica

    elisa barone replica:

    A Marzia
    I pensieri di chi ama intensamente,diventano poesia attraverso
    questi versi dolcissimi e armoniosi.
    Complimenti.
    Elisa

    Replica

  138. Francesco Paolo Percoco scrive:

    La rondine attesa.

    La risacca tenace
    mostra i suoi denti di sale sugli scogli,
    le onde
    bisticciano sotto le barche ancorate
    scuotendo con cupi tonfi i loro remi,
    il vento
    arruffa le nuvole sfrangiandole in mille disegni striati
    che si disperdono
    nel cielo,
    seduto sulle scale della vuota cattedrale
    io attendo.
    Attendo
    la prima rondine pellegrina
    che tarda anche quest’anno lasciando i miei occhi vuoti..

    Francesco Paolo Percoco

    Replica

    dorella dignola replica:

    @Francesco Paolo Percoco,
    un breve momento, uno scorcio di attenzione alla natura che ti protende l’anima ad un evento nuovo.
    Complimenti, Dorella

    Replica

    Francesco Paolo Percoco replica:

    @dorella dignola, Sei molto sensibile.Oggi, nonstante quel che appare, non è facile esserlo veramente

    Replica

    Sabatina replica:

    @Francesco Paolo Percoco,

    quello che scorge l’anima contemplativa di un poeta, con la penna dello scrittore. Rumorosa e fresca,

    buona primavera, Sabatina.

    Replica

    Francesco Paolo Percoco replica:

    @Sabatina, Con quel che tu scrivi, mi pare di udire in lontananza l’allegro rumore delle rondini nella freschezza del cielo primaverile. Fortunatamente almeno per i prossimi vicini anni l’appunatmento è ineludibile.

    Replica

    Patrizia replica:

    Vorrei.
    Vorrei essere una stella,
    per illuminare il tuo viso,
    il sole delle tue giornate buie,
    la realta dei tuoi desideri,
    il diario segreto delle tue parole.
    Vorrei essere luce per i tuoi occhi,
    sorriso per le tue labbra,
    la speranza per il tuo domani,
    la ragione della tua vita.
    Vorrei essere tutto questo perche
    ti amo.

    Replica

  139. Consuelo Greco scrive:

    Nella danza della vita
    la musica dell’anima
    suona dolce e soave
    scandita da battiti
    d’emozione verace
    solidale con il fluire
    dei sentimenti più puri
    che non conoscono
    rive sulle quali morire
    e vivono in eterno
    nutrite dallo spirito
    sempre presente
    come un immenso mondo
    invisibile,fatto solo di cuore
    e d’amore infinito.
    E regala fiocchi dai colori
    unici,lucenti e setati
    fatti di un tessuto
    forte e resistente
    alle intemperie della vita
    fugace ed effimera chimera
    in balia di illusioni
    bugiarde comparse senza volto.

    Replica

  140. Andrea Trofino scrive:

    La Morte di Aurora, di Andrea Trofino

    Ci siamo lasciati alle spalle il dolore fortuito, quell’infortunio caduto come un mattone durante un terremoto sul nostro letto di sorte. Un tira alla fune, un tira alla sorte, un tira all’acqua del mio mulino dove tu ne hai sempre bevuto troppo e abbastanza. Adesso come cicalecci fuori le foglie si sgretolano sul manto scuro delle strade al fragore del vento autunnale che dirompe piano attraverso l’aria, si sentono le erbe bruciate scoppiettare come carta vecchia stretta in un pugno. Ogni inverno è la nostra nuova stagione, ma sono anni ormai che non cambia mai nulla. Forse è colpa dell’inquinamento globale, dell’effetto serra che ci lascia impietriti e imbambolati come statue nella piazza principale di una città come sempre deserta, vuota e spenta.
    Adoro la luce dei lampioni. Adoro la forma dei lampioni e il loro bagliore nella notte, nelle piazze e nei lunghi passeggi. Forse perchè è proprio così che mi sento a volte: fuori come un lampione, solo di notte, ma che pur tuttavia splende, all’interno c’è qualche fiamma che divampa.

    Fiammelle, fuochi fatui, i fantasmi del passato. Siamo invasi. Abbiamo bisogno di un esorcismo.

    Ti prego dammi la tua schiena che io possa baciarla, che possa manovrarla e accarezzarla con le mie mani, sentire l’esistenza del tuo corpo, di te. Sai, siamo così svaniti, scomparsi, in questo mondo dove nulla più ha un valore, un costo. Tu sei il mio costo a tutti i costi, il mio prezzo da pagare per averti amata. Mi costi tanto in termini di cuore e vasi sanguigni, in mal di testa ed esaurimenti nervosi. Sono isterico, sto diventando folle. Salvami.

    E’ una cosa ridicola. Nessuno può salvarti. Nessuno è il tuo Dio personale.

    Forse sbagliamo a considerare l’amore. Pensiamo che il nostro amato sia il nostro Dio. Lui ci perdona sempre da ogni peccato, lui ci guarisce sempre da ogni dolore, lui ci fa godere e gioire quando vogliamo, o meglio, quando vorremmo. Fin che dura. Ma l’amore non è eterno come Dio e non ci perdona sempre, così come non ci cura o ci rende mai davvero felici.

    Mi sorge un dubbio che forse è una certezza. L’amore così come Dio semplicemente non esistono. Abbiamo sbagliato a pensare. Un’intera storia da riscrivere. Un’intero inconscio collettivo da riprogrammare.

    Esistono relazioni. Noi stessi siamo assoluti e liberi e non abbiamo bisogno di nessun altro che lo faccia per noi. Gli altri ci incatenano, ci pongono limiti, paletti al cuore, ci fermano, bloccano la nostra crescita personale. Mai aggrapparsi, mai farsi trascinare. E’ sempre meglio il detto di continuare sempre a volare, da soli o in compagnia, ma senza corde che ci stringono.

    Replica

  141. Un giorno mi farai molto male.
    (amandomi, naturalmente)

    litigheremo per stabilire
    i confini e le precedenze
    (la frontiera virtuale senza pietà,
    senza buona notte, senza mestiere
    di vivere).
    Intanto
    per ora
    stammi dietro
    coccolandomi,
    senza amarmi ancora.

    8.04.2009
    raccolta PROFANERIE PRIVATE

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  142. Fremito d’amore infinito,
    l’arcobaleno qui
    e un bacio farfalla riposa
    sulle tue labbra fiorite.
    Ti amo d’un amore impossibile
    così antico e nuovo
    stupido
    nel mio ritrovarmi bambino.
    T’accarezzo e poi mi perdo:
    in te, qualcosa che m’appartiene.
    Sono riflessi di vive emozioni,
    richiami ancestrali,
    dolcezze
    di baci autunnali.

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  143. sergio doretti scrive:

    Scopriamo insieme
    L’emozione della felicità.

    dedicata agli emigranti di ieri
    e agli immigrati di oggi.

    Sulle ali dell’amore,
    ti farò scoprire
    la felicità-

    Ti porterò lontano,
    vicino a quella stella,
    che la notte ci sorride,
    e ci fa sognare.

    Ti porterò lontano,
    lontano dalla notte,
    da questa buia notte,
    Là troveremo
    Il colore della vita,
    e della libertà.
    Il colore
    del nostro amore
    che
    resterà presente.

    Nel sorriso della vita
    la nostra stella,
    che ci guardava da lassù,
    la notte ci raggiunge
    e col pensiero
    e con l’amore,
    ci porta dei ricordi,
    ricordi del passato
    ricordi di un amore,
    che ancora
    viviamo
    intensamente.

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @sergio doretti,
    Ciao ,carissimo Sergio,come va?
    E a proposito di emigranti e immigrati di tutti i tempi, a me piace pensarli così, con affetto semplice:
    MED intanto sogna la sua donna,
    più o meno bella, più o meno sempre quella,
    e la corteggia dal bordo di una foto
    e la prende dal soffio di un vetro;
    e intanto corre la luna al suo destino,
    mentre i miei gatti si beano di me.
    Cose piccole e belle
    Mario

    Replica

    sergio doretti replica:

    @Mario Prontera,Grazie Mario per il tuo commento.
    Io in quella semplice poesia mi ci vedo perché dopo la seconda guerra mondiale (io sono del ’25, diplomato perito agrario nel ’45, due anni dopo persi per la guerra), avevo fatto la domanda per emigrare in Argentina, come tecnico nella fattoria di un mio zio.
    Fortunatamente poi trovai lavoro a Livorno in uno stabilimento e quindi non ne feci di niente.
    In quel periodo ero innamorato di una ragazza che divenne poi mia moglie (che ora purtroppo non c’è più) e quindi il mio pensiero attuale va a quei periodo di tempo.
    Grazie di nuovi e saluti
    Aff.mo sergio.

    Replica

  144. Gianfranco Corona scrive:

    IL RICHIAMO DEL MARE

    I battiti del cuore
    mi avvolgono…
    riscoprendo il richiamo del mare
    mi spaventa la sua corsa,
    i giochi caldi.
    Forse era crudele irrompere
    tra le vecchie bambole
    abbandonate su di un treno
    ricomponendo un’anima
    e assaporando un bacio
    dopo il sole
    a Venezia.
    L’azzurro non lo ricordo,
    c’era troppa nebbia
    sopra i ponti
    mentre passeggiavo.
    Ho ripetuto il brivido…
    anche le barche aspettano l’alba.
    Mi stupisco dei lunghi capelli
    che ricercano il vento.

    Gianfranco Corona

    Replica

  145. Manuel scrive:

    “Davanti ai miei occhi”

    Curva sul tuo viso
    vedo che si disegna appena un sorriso,
    sulla morbida pelle la luce si culla
    mentre guardi assorta il nulla,
    fugge un ciuffo di capelli
    lo sai che il vento li rende così belli,
    un punto di energia vedo
    alla bellezza poco sopra cedo
    e questa meravigliosa immagine
    si rispecchia fra le mie pagine…

    Replica

  146. Fiorella Cappelli scrive:

    Racconto Edito 2010 da Pensieri e Parole

    L’Angelo che non poteva camminare.

    Un piccolo Angelo, senza piedi, fu mandato sulla terra dal Signore.
    Nel percorso celeste andò tutto bene, ma quando arrivò sulla Terra, si accorse di non poter camminare.
    L’Angelo, un po’ triste, allora, si rivolse al Signore :” Signore, sono arrivato dove Tu mi hai mandato, ma come faccio ad atterrare se non ho i piedi?”
    “ A te non servono i piedi” rispose il Signore “ io ti ho dato le ali per volare.
    Il piccolo Angelo, che voleva cogliere nelle parole del Signore un significato più profondo, non aggiunse parola, ringraziò il Signore e fece quello per cui era stato mandato : continuò a volare.
    Volò sopra ogni cosa…volò sui prati, volò sui fiumi e sui mari, volò sopra le grandi metropoli e sui piccoli paesi di montagna, volò e volò ancora…per interi giorni ed intere notti, senza mai stancarsi…fino a che, non si abbassò così tanto da scorgere l’uomo.
    Volò anche su di lui ma l’uomo, correva più veloce.
    Correva dentro le macchine, correva dentro e sopra ogni mezzo di locomozione e correva anche a piedi, correva così tanto che il piccolo angelo non riusciva a stargli dietro…
    Il piccolo Angelo, fu costretto, un’altra volta a rivolgersi al Signore : “Signore, io ho fatto la tua volontà, ho volato su ogni cosa, su ogni luogo e su tutto ciò che ho incontrato quaggiù ma poi ho incontrato l’uomo e a questo punto mi sono accorto che con le mie ali sono troppo distante da lui, ho bisogno anche dei piedi, per potergli “camminare accanto” , le ali mi serviranno, per sollevarlo, nei momenti in cui non ce la farà.
    Il Signore sorrise, perché il piccolo angelo aveva capito da solo il senso della sua missione e gli fece dono dei piedi.
    E’ per questo che solo “rallentando” la nostra corsa, possiamo percepire dei piccoli passi accanto a noi e se il cuore è “attento” anche un leggero fremito d’ali.

    Dedica: A tutti coloro che hanno voglia di “rallentare” i propri passi. La “corriamo troppo”, questa vita.

    Fiorella Cappelli

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Fiorella Cappelli,

    concordo con te…
    Un saluto
    Ars

    Replica

  147. Assunta Abbate scrive:

    NOTTE

    Notte turbata
    da prsenze invadenti,
    da voci urlanti e imperiose,
    dall’estro ostinato e capriccioso.

    Notte buia e silente
    pregna di dolorose assenze,
    scevra di sospirate armonie,
    fammi confondere
    nei sogni piu’ agognati,
    placa lo spirito
    logorato da scomposti pensieri.

    Uccelli e fiori delle tenebre,
    atre parvenze di morte,
    non offuscate la mia notte:
    odo fragranze di nettare di fiori.

    Replica

  148. pamela scrive:

    SETE

    Dalia si alzò dal letto, erano ormai le 3 e ancora il ronzio nella testa non le era passato.
    In cerca di un pò d’acqua che potesse toglierle la sensazione di stordimento che le impediva di riposare, camminava a tentoni nella cucina, scalza. Il fresco delle mattonelle le davano sollievo, nell’afa di agosto.
    Bevve d’un fiato, come se non lo avesse mai fatto prima, con una voracità mai provata e mai vista in nessun altro. Bevve e le sembrava di bere la vita, di vedere in quell’acqua, banale acqua di una banale marca, di un banale supermercato, le risposte che aspettava da un pò, da se stessa.
    Pianse, senza farsi accorgene, benchè in casa fosse sola, anche se SOLA non lo era più da un pò.
    Andò a letto, distesa, serena, si addormentò.
    La sveglia suonò dopo 4 ore, c’era un appuntamento a cui andare.
    Aprì gli occhi, spense la sveglia, sorrise. A se stessa, al sole che le stava illuminando il viso, sole caldo d’agosto.
    Si rigirò dall’altra parte, di scatto, si guardò la pancia, ancora piatta, ma piena di vita. Sorrise con la consapevolezza che quel giorno, l’appuntamento lo aveva preso lei, ma con la vita. L’ avrebbero aspettata in quella clinica, per qualche minuto, avrebbero chiamato il suo nome, lei invece era nel suo letto, a riposare, ad aspettare.
    Per la prima volta, si accarezzò la pancia.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @pamela,
    … e in quella carezza stava racchiuso tutto l’Amore del mondo…

    Un sorriso
    Ars

    Replica

  149. anna maria e scrive:

    Conosci l’emozione che non
    tiene a freno nulla, la febbre
    al mancato appuntamento
    assonanze e risposte, tutte
    le domande, quando sceglie
    amore il gioco indecifrabile
    chiude e stordisce.

    Replica

    Blue replica:

    @anna maria e, ed è nudità a dire il tempo che respira nel cuore

    [stupenda emozione annamaria...]

    Replica

    Arsomnia replica:

    @anna maria e,

    Poche sacrosante verità in un pugno di parole. Complimenti!
    Ciao Annamaria
    Ars

    Replica

    Manuel replica:

    @anna maria e, mi piace questa velocissima poesia!, è amore

    Replica

    Gaia replica:

    @anna maria e, .. Ho letto solo ora i tuoi versi e voglio farti I complimenti perchè in poche parole sei riuscita a comunicare emozioni universali…. Gaia

    Replica

  150. Paolo scrive:

    PER DIRTI QUELLO CHE NON SAI

    Lieve fiata un’ombra su di noi
    che siamo liberi
    in quest’angolo di cielo
    creato per essere abbracciato
    dai nostri respiri…
    Planano e cingono
    la terra
    che si dona come segno
    d’amore eterno.
    Ascolta,
    ascolta ancora un poco
    e lascerai le chiavi appese
    sul davanzale dei tuoi perché
    io vi entrerò
    in punta di piedi
    mentre il tempo frastaglia
    pause di parole.
    Non basta una intera vita
    per comprendere
    quale coscienza vera
    irromperà in quest’ombra
    che siamo.
    Ma tu ascolta ancora un poco
    e lascerai le chiavi appese
    sul davanzale dei tuoi perché…
    io ho spento tutte
    le luci attorno
    e acceso le stelle
    di colore mio…
    per meglio luminare
    la calda oscurità della coscienza
    perché il respiro è sottile
    e trepida ad ogni passo sulla via
    è un palpito
    questo del cuore
    scolpito al costato
    che profonda armonia
    nell’imperterrita agonia cela…
    E adesso
    torchiato
    spremo grani di stelle
    in nettare d’uva:
    ambrosia densa
    assieme al sale;
    ma tu lascia le chiavi appese
    sul davanzale dei tuoi perché
    e io vi entrerò
    per dirti tutto quello che non sai…

    *Sezione Poesia e Musica*

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Paolo,

    mi piace molto: “ma tu lascia le chiavi appese/sul davanzale dei tuoi perchè/ e io vi entrerò/ per dirti tutto quello che non sai”…
    Una bella canzone, sisi…

    Un saluto
    Ars

    Replica

    Paolo replica:

    @Arsomnia, Grazie carissima per il tuo apprezzamento, speriamo di poterla vedere realizzare un giorno…solo per una soddisfazione personale, non tanto per i diritti da acquisire…speriamo e grazie ancora
    ciao

    Replica

  151. Immagini d’amore
    Amare
    guardare quel sorriso spegnersi
    nella paura e nel dolore.
    Leggere la tristezza nello sguardo
    di chi mi ha dato la vita;
    mi ha insegnato a donare
    ed a voler bene
    generosamente
    senza aspettare nulla in cambio.
    Sentirla piangere un addio
    imminente
    ogni giorno
    ed assistere impotenti
    al suo consumarsi.

    E poi perdersi in un altro sguardo
    imparare ogni giorno
    scontrandosi
    e poi ritrovandosi
    vivendo del respiro, del sorriso
    dello sguardo
    di chi mi ha scelto per la vita
    e mi è accanto
    a guidarmi
    e lasciarsi guidare
    confortando e rimproverando
    rintuzzando gli egoismi
    fino ad essere una sola anima.

    Amare
    guardarsi in quei due occhi
    nuovi e curiosi
    attenti alla vita
    e a questo mondo
    in cui muove i primi passi.
    Vederla cercare noi
    come conforto
    ad ogni caduta
    o tentativo fallito.
    Vivere la gioia
    del godersi questa piccola donna
    del suo donare gioia
    a chi non ha più lacrime
    calore
    a chi è consumato dai brividi.

    Essere testimoni
    della forza dell’amore
    che ci ha donato questa frugoletta
    che impara adesso a sperimentare la vita
    ma riesce a leggere
    lacrime
    sul volto di colei che
    col il peso di troppe esperienze,
    anche nel dolore,
    sa coccolare e dare amore.
    Guardare questo mucchietto
    di balbettii e smorfiette
    giocare la nonna
    in tentativi
    goffi ma teneri
    di farla sorridere…

    Replica

  152. SEI

    Quando mi sveglio e non dormo più
    ti siedi vicino e m’ascolti
    col velo copri la lampada blu
    cancelli il ricordo dei sogni…
    domani se sapremo esistere
    potremo conservare dentro noi
    la realtà.
    Quando mi perdo e non cerco più
    le tracce d’un integro amore
    la chiave apre… la porta sei tu
    cancello le fiabe imbruttite…
    domani saprò come spegnere
    la sete che io porto dentro me
    perché sei…
    come l’acqua nel deserto
    una nave in mare aperto
    che mi aspetta sempre.
    Sei… come un cielo sempre terso
    quella stella che ho scoperto
    nella notte scura.
    Sei… il mio sangue nelle vene
    hai spezzato le catene
    che portavo addosso.
    Sei… il thè verde nel bicchiere
    mi conforti nelle sere
    quando sono triste.
    Sei… sei …
    Quando svanisco e non spero più
    ti prendo la mano e ritorno
    nell’aspro ballo… ma non cado giù
    m’aggrappo al tuo libro ingiallito…
    domani io potrò resistere
    al freddo che ogni giorno è dentro me
    perché sei…
    come il fuoco nel camino
    la risata di un bambino
    che mi stringe forte.
    Sei… il mio morbido cuscino
    l’aria fresca del mattino
    che mi sveglia ancora.
    Sei… come l’acqua nel deserto
    quella stella che ho scoperto
    nella notte buia.
    Sei… il mio fuoco nel camino
    l’aria fresca del mattino
    che mi sveglia ancora.
    Sei… sei… sei.

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

  153. Virginia Murru scrive:

    MALGRADO ME

    In una stanza lucida della mente m’aggrediscono pensieri che disertano dalla linea di confine, scavalcano muri d’aria ostile per cercare un riparo più accogliente, meno esposto alla vigilanza della ragione. Scivolano quasi i miei passi in queste vie gelate di rumori spessi e fragori incomprensibili, la gente è un flusso incombente, uno sciame che occupa spazi sempre più ampi nella strada che ha solo qualche fessura d’umanità. Cerco porte da spalancare nella bruma di questa sera che avanza, preservando il pudore di un malessere ingovernabile; il buio mi cammina addosso, scorre sulla pelle non omologata a queste cerimonie, la sento attonita, non ne può più dell’oscurità che m’avvolge in fiocchi sempre più neri e mi sommerge, infine, in questi fiumi metropolitani che hanno volti pieni di numeri, non parole nei loro aliti convertiti a un credo al quale io devo ancora aderire. Sarà la sacra religione della vita che io ignoro, quei dogmi che non sanno attraversare i veti dei miei sotterranei, vigilati da occhi altrui, forse…

    E sono sola, sempre sola, io, tu non ci sei mai con me, così m’allontano da queste proiezioni di realtà che feriscono con punte acuminate di tacere. Invento spazi immuni, compatibili, accendo un bivacco nella mente, ignoro i crolli e le macerie e mi riscaldo con i surrogati dell’assenza; è sempre più freddo il pensiero, le parole mi gelano nelle mani, sono fluidi ciechi che cadono in queste aree dismesse del sentire, e in questi momenti c’è forse la parte più autentica di me. In questi vuoti tu manchi più che mai alla norma, sei l’attimo ingiusto che non riesco a far tacere, è così che diventi allucinogeno nelle fughe, improntitudine, derivazione delle mie strade inutili, impercorribili. Ed io non so arrivare nelle onde ostili dei tuoi porti chiusi, ascolto da lontano queste consuetudini e non avanzo; l’orgoglio come un molosso rabbioso blocca le mie fragili penombre, m’impedisce di dire che ho sete.

    La mente ha trasparenze che il cuore non approva, disprezza. Al pensiero di te non trovo neppure eufemismi in questo mio nulla insolente, che mi precede sul fianco, proiettando abbagli sinistri mentre io li schiaccio come insetti molesti. Sono fuori dalle adiacenze della vita, lontana dai suoi perimetri, non vesto gli abiti della scena, anche l’aria ha i vapori delle periferie.

    Io non ti chiamo, lotto per escluderti da queste ribalte di natura fraudolenta, ma le frequentazioni del cuore non accettano imposture, sono arroganze che non posso contraffare. Sono esausta di bambagia, e i lampioni stasera mi urtano contro, non voglio questa luce, che forse tu hai già letto, attraversato, ne avverto il riflesso e fa male, non voglio nemmeno una molecola di questa congettura.

    Eppure ti cerco, malgrado me.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Virginia Murru,
    uno spaccato d’anima e pensieri in un rapporto d’amore. Eppure ti cerco, malgrado me… perchè ci sono forze interiori che vanno dove vogliono e non ascoltano ragioni…
    D’altra parte, il cuore ha le sue…
    ..senza tralasciare il dolore, l’orgoglio – ah! l’orgoglio – e un senso di solitudine che ha un gusto amaro…
    Piacevole leggerti.
    Un saluto
    Ars

    Replica

  154. francesco scrive:

    Perduto amore (1996)

    Tengo stretto il mio cuscino bagnato dalle nostre lacrime.
    Lo tengo stretto a difesa del pericolo, nella mia fetale posizione notturna.
    Piango ancora.
    Nuove lacrime vanno a posarsi sul mio cuscino.
    Solo, al buio, è il pensiero l’unico movimento.
    Movimento che mi porta in avanti verso un futuro non più comune.
    Le lacrime corrono ancora, nel loro impeto scavano solchi non visibili sul mio volto; solchi che esistono, che resteranno non visti da altri, ma da me solo sentiti.
    Altri pensieri si sovrappongono.
    Fuori piove, piove forte; sembra che il mondo intero ci stia a guardare, noi simbolo di un destino comune a tutti.
    Lacrime e pioggia, pioggia e lacrime.
    Mi chiedo se queste lacrime del cielo sono per noi, per il nostro dolore.
    Il dolore rimane.
    Dolore forte che toglie il respiro, ma che domani più non sarà.
    Le nostre nicchie più nostre non saranno.
    Il tempo cambia le persone, cambia il dolore che diviene altro.
    Insorgo contro il tempo che mi toglie quel sentimento che diviene altro.
    Vorrei per sempre poter ricordare, provare ciò che sento ora, ma capisco che ciò non potrà essere, non sarà.
    Insorgo contro il tempo.
    Le nostre nicchie più nostre non saranno.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @francesco,

    Il dolore è palpabile.. mi ha commosso questo scritto.. l’epilogo di un amore, di un progetto a due.. travolto da una fatalità “noi simbolo di un destino comune a tutti”. E quella frase ripetuta, straziante: ” le nostre nicchie più nostre non saranno”. E mi vengono in mente tutti i rituali, le intimità, le case e le cose, i pensieri e quegli sguardi che non hanno bisogno di parole tanto si è uno nell’anima dell’altro… e, pure, la vita che incalza e richiede altro.. “Insorgo contro il tempo”…
    Molto sentito.
    Un saluto
    Ars

    Replica

  155. bonaventura perrone scrive:

    Acrostico per Rita (2/12/2001)

    Ricordo fremiti di dolcezza estrema
    incastonati al tepore di due labbra:
    trama sagace ove s’invischia amore
    approdo eterno di madidi languori.

    Replica

  156. Mario Prontera scrive:

    BALLATA ONIRICA PER UNA DONNA
    (ovverosia sbirciando candidamente tra le righe del Cantico dei Cantici)

    C’era una donna più o meno bella
    ed era sempre più o meno quella:
    donna di mare, di terra e d’argento,
    venduta per caso ai fruscii del vento;
    donna di ghiaccio, di paglia e di biada,
    sempre a cercare di trovare una strada.
    E quando a un’alba decise di andare,
    venne e poi di nuovo a danzare!
    E allora danza, vestita di poco,
    fino a che mi vedrai prendere fuoco,
    danza da sola, danza per me,
    fallo, se vuoi, come Salomè;
    e non temere di annoiare i tuoi piedi,
    tanto ti vedo e forse mi vedi,
    e non fermarti, nè maledire,
    ma danza fino, sognando, a venire.

    Sezione Poesia e Musica

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Mario Prontera,
    buona Mario, può essere una buona canzone :) sensualissima ;)
    anche se – posso mettere un se? – “C’era una donna più o meno bella”…??? oh, le donne sono tutte belle!!!!
    Un caro saluto
    Ars

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Arsomnia,
    Grazie, carissima e bella Arsomnia, è verissimo, tutte le donne sono belle, ma qui dovevo lavorare per la rima, perciò ..”più o meno belle”..
    E poi, se a te non è dispiaciuta questa poesia, vuol dire che non è male..
    Mario

    Replica

  157. roberto canini scrive:

    *La finestra*

    Felicemente libere
    Dopo giorni
    stretti in un abbraccio di petali infreddoliti
    si sono aperte
    Bianche..dal cuore giallo
    si donano al sole con gioia immensa
    le margherite nate nel prato vicino casa
    La finestra
    la cornice di un quadro ridente e naturale
    che spalancata unisce gli odori
    il profumo di te dopo l´amore
    e delle margherite finalmente aperte.

    Replica

  158. Rosalia Dematteis scrive:

    VOLI DI FARFALLE

    Con un volo di farfalle
    accarezzo la tua vita
    mentre al sorgere del sole
    ti perdi nel nero caffè.
    Con un volo di farfalle
    asciugo le tue lacrime
    e soffio fra le tue mani
    un’impronta di sorriso.
    Con un volo di farfalle
    tingo le orme dei tuoi passi
    per renderli più leggeri.
    Con un volo di farfalle
    abito sempre dentro te
    e i fiori sbocciano soavi
    profumando ancora il vento.

    Replica

  159. Tosca Pagliari scrive:

    Tratto dal romanzo LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari edito da A&B:

    “Il matrimonio”

    Quando Adelfo partì per il Continente dovette salutare la fidanzata che aveva già da tempo. Le promise che non l’avrebbe mai dimenticata e che, appena possibile, sarebbe tornato per sposarla.
    Promise di cuore, era sicuro dei suoi sentimenti, il suo animo era sincero, ma spesso è la vita che si fa beffa delle promesse.
    Era estate, quando fu inviato in un paesino in provincia di La Spezia.
    Il posto era tranquillo, si faceva servizio per lo più durante le processioni religiose, si tenevano sotto controllo i veicoli, lo stadio, il cinema e il night, si prestava attenzione anche alla colonia.
    Lei, quando lui la vide, indossava i calzoncini bianchi su un corpo longilineo abbronzantissimo, il sole le aveva reso i capelli d’un biondo abbagliante, il suo sorriso pareva luccicasse tra l’incarnato color miele ambrato, la sua voce dolce e argentina, con un’accattivante inflessione toscana, era rivolta ai bimbetti che correvano di qua e di là.
    Lui era moro, magro,con i lineamenti regolari, lo sguardo profondo e altero, ma soprattutto molto interessante per via della scura uniforme che gli conferiva un non so che di solenne.
    Lei apparve a lui come una star del cinema americano, una creatura da perderci la testa.
    Anche lei ebbe la stessa impressione di lui e lo identificò subito con il suo attore preferito: Gregory Peck.
    Fu un’attrazione reciproca, fulminante e ineluttabile tra l’odore salmastro, la luce accecante, lo sciabordio delle onde coperto a tratti dal vociare dei bambini.
    Si guardarono, si presentarono, i battiti cardiaci accelerarono, ma si diedero un contegno. Parlarono del più e del meno e fissarono un appuntamento per approfondire meglio i discorsi.
    Quando si rincontrarono lui, era in borghese, aveva perso già un po’ del suo fascino e i discorsi a ruota libera mettevano troppo in risalto la dizione meridionale. Lei con il vestitino a fiori, il rossetto ed i capelli tirati in su aveva un’aria molto sofisticata, che stonava con il parlare piuttosto frivolo. Nonostante ciò la prima impressione era stata così incisiva da non dar troppo peso ai dettagli che emersero in seguito.
    Si incontrarono ancora, tutte le volte che ebbero un po’ di tempo libero contemporaneamente, non furono molte, ma sufficienti per un “arrivederci” a casa di Irina.
    Quando Irina ne parlò ai genitori, Pia e Gigi furono contenti da una parte e preoccupati dall’altra. Non era esattamente quel che si aspettavano, anche se di preciso non sapevano bene chi avrebbero preteso per quella ragazza già da un po’ in età da marito.
    Una volta rimasti soli presero a ragionare.
    -E’ anche ora che metta la testa a partito . Quell’omo lì ha pane assicurato. La potrebbe tenere a far la signora in casa . –
    Costatava Gigi.
    - Tocca però pensare che è uno della “Bassa!”
    Ribadiva Pia.
    -Che sarà mai? Un meridionale è un omo come un altro.-
    - Bel mi te’ Gigi, li conosci assai i meridionali! -
    - Il mi’ babbo diceva che era gente coraggiosa e generosa.-
    - Sta a dar ascolto al tu’ babbo ora! O che son gli stessi tempi? Non lo senti al giornale radio di quella roba lì, la mafia, la delinquenza che c’è giù in Sicilia?-
    - Però c’è da dire che porta una divisa. Se non è una persona a modo non lo tengon mica a far quel servizio.-
    - Certo che se si sta a far troppo i preziosi quella lì ci resta vecchia in casa, stramba com’è. Fa tutto a modo suo, non dà retta a nessuno.
    Bisogna però avvertirlo che un domani non voglio mi si rinfacci nulla.-
    - Avvertire di che? Com’è la vede da solo, se la vole noi non ci si tira indietro.-
    - Del resto non si può continuare a dare da mangiare in eterno a questa qui, mentre a quell’altro ci han pensato più gli estranei che noialtri.-
    Passarono pochi giorni da questi discorsi e Adelfo andò a trovare Irina.
    Non indossò la divisa. Ai genitori sembrò un omino magro, col parlare poco simpatico, non tanto per quel che diceva, ma per come pronunciava le parole e ordinava le frasi. Non si capiva bene quando ci metteva la “d” e quando la “t”, arrotolava tutte le “r” e poi quel verso di far cadere sempre il verbo in fondo al discorso Pia non lo digeriva proprio. Gigi era un po’ più tollerante perché teneva in conto la sostanza più che la forma.
    Sembrava un giovane fin troppo educato in special modo con loro. Chiedeva permessi e pareri ai genitori tenendoli sempre in alta considerazione: questo piacque molto a Pia. Cercava sempre la maniera di rendersi utile e si offriva nel dare una mano in ogni situazione: questo piacque molto a Gigi.
    Alla fine si decisero a mettere in chiaro ogni cosa:
    - Se la figliola ti garba, com’è la vedi da te. Noi non si ha nulla di che darle. Se pensi alla casa e alle terre sappi che saran tutte del figliolo che è lontano. Per questa qui ci si è tolto il pan di bocca fin ora, a quell’altro invece ci han sempre pensato gli americani e mi par giusto sistemare le cose in codesto modo. Poi, a sentir te, con la storia che per via della divisa ti tocca aspettare fino a trentun anni, bisognerà mantenerla per altri cinque. Se dovesse capitare che non se ne farà nulla, l’avremo solo tenuta in casa a far la muffa. Che Dio ce la mandi bona!
    Noi, sta tranquillo, pagheremo la nostra parte di spese per lo sposalizio. L’importante è non far cose in grande, perché, ovvia, non si è mica signori.-
    Tutto questo precisò Gigi con il parere favorevole di Pia.
    - Io nulla pretendo. Un lavoro ce l’ho e la famiglia ci posso mantenere. Per il tempo che si deve aspettare della mia parola vi dovete fidare.-
    - Certo che cinqu’anni son lunghi! Irina ci passa tutta la gioventù, andrà poi quasi per i trenta, non la vorrà più nessuno.-
    - Altre soluzioni non ce ne stanno e tutte chiacchiere inutili sono: io sicuro in moglie la prenderò! -
    Il fidanzamento si concluse, ma ce n’era un altro da sciogliere di cui in Toscana non se ne sapeva nulla. Di tutta questa nuova storia doveva avvertire anche la madre e i parenti più stretti visto che in Sicilia non era ancora trapelata alcuna notizia.
    La faccenda andava risolta al più presto, alla prima licenza senz’altro.
    Da un po’ di tempo Adelfo aveva anche smesso di leggere le lettere della fidanzata siciliana perché erano diventate uno strazio. La ragazza, quando non ricevette più posta dall’amato, dopo che le ultime missive erano piuttosto fredde e distaccate,capì che l’aveva messa da parte per qualcun’altra, ma non si diede pace. Lo supplicò che non la dimenticasse, si dichiarò disposta a perdonargli qualunque sbaglio pur di riaverlo tutto per sé.
    Adelfo pensava che se la ragazza avesse già intuito qualcosa era meglio perchè sarebbe stato più facile avviare il discorso di presenza. Non provava alcun senso di colpa, si sentiva in pieno diritto di spendere la propria vita come meglio gradiva senza doverne rendere conto a nessuno.
    Per pararsi i colpi di Santuzza cominciò ad anticiparle qualcosa per lettera anche se in modo piuttosto evasivo.
    Ciò nonostante, non appena se lo ritrovò sulla soglia di casa lo aggredì a via di improperi:
    - Disgraniatu, disonestu, chi facesti! Cu ci cumpare ora cu ddi cristiani? E dda picciottedda, meschina! Chiangi jornu e notti! Mancu ‘n rigo ci scrivisti cchiù! Na strafallaria di dda supra ti rimminghiuniu!
    Maliditta a stidda ca tu purtava c’ava a fari na mala maritata!- (Disgraziato, disonesto, cosa facesti! Chi può comparire adesso di fronte a quelle persone? I genitori di lei.E quella ragazzina, poveretta! Piange giorno e notte, neanche una riga le hai più scritto. Una poco di buono di là sopra ti ha rincoglionito! Maledetta la stella del destino che te lo prediceva che avresti fatto un matrimonio sbagliato.)

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    Robert replica:

    @Tosca Pagliari,

    il brano era troppo lungo ed è stato pubblicato in modo ridotto. Puoi pubblicare la continuazione di questo stesso brano o altri estratti nei prossimi giorni.

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    Tosca Pagliari replica:

    Tratto da LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari

    “Il matrimonio” (parte seconda)

    - Ancora con questa stella! Non è una mala femmina, è una ragazza a posto e bellissima.-
    - Comu parri bonu ora tuttu ‘talianu! U sai chi dicu: ai bedde ci fete a pedde!
    E cu dda svinturata comu avemu a fari? Diccillu currendo accussì ci livamu subbitu l’opera. E ca Diu v’abbinnidici tutti para.- (Come parli bene ora tutto in italiano! Lo sai che ti dico: alle belle puzza loro la pelle!
    E con quella sventurata come dovremo fare? Diglielo alla svelta così togliamo subito l’incomodo. E che Dio vi benedica tutti quanti.)
    Così concluse la madre, che tanto sapeva di che sangue era fatto il figlio: era nipote di Concetta Nucifora. Chi poteva fargli cambiare idea?
    Scosse le spalle, poichè ognuno ragiona con la propria testa e di che mondo e mondo al cuore non si comanda.
    Per Adelfo fu meno facile di quel che pensasse parlare con quella ragazza in preda ad una disperazione, ai suoi occhi, quasi esagerata. Senza accorgersene cominciò a farsi l’esame di coscienza. L’aveva mai davvero amata se era bastato posare lo sguardo su una bella ragazza per dimenticarla? No, era proprio un disgraziato come diceva sua madre e la poveretta ci guadagnava più a perderlo che a trovarlo. Proprio così le disse, che non meritava un tipo come lui, che avrebbe avuto di meglio, che in fondo c’era troppo distanza e troppo tempo da aspettare, che non si poteva alla lunga andare avanti per lettera, che non aveva senso, che lei doveva rifarsi una vita con uno del luogo e metter su famiglia, che avrebbe trovato chi veramente l’avrebbe amata e che…e che… e che…
    Solo chiacchiere.
    Chiacchiere inutili, che cercavano solo di seppellire tutte le promesse, le belle parole, le attese lusinghiere, i sogni sublimi che la gioventù sa cullare, i batticuori, le preghiere nelle notti insonni quando lo sapeva impelagato in un affare poco chiaro, la gioia nel vederselo apparire anche stanco, scalzo e mal vestito. Adesso si dava lustro con la divisa, mangiava pane sicuro, parlava in italiano, si permetteva la fidanzata continentale bionda e bella come una donna del cinema. Tanto lo amava che quasi lo giustificava, se poteva prendersi di più dalla vita era bene che lo facesse, l’importante era saperlo felice.
    Adelfo fu risollevato nel comprendere che in fondo la cosa era andata in modo meno catastrofico del previsto e finì tutto lì laconicamente, senza troppi preamboli, come un affare non concluso perché ce n’era per le mani uno migliore.
    Ripartì sentendo d’essersi tolto un peso e reputandosi fortunato del fatto che migliaia di chilometri avrebbero impedito il trapelare lassù di così compromettenti informazioni.
    Rivide la sua bella, che gioì del sapere d’essere bene accetta in famiglia, ma quell’altra rimase come un “uccellino sparato sotto un’ala”, incapace di spiccare un nuovo volo, di trovare cibo per la sopravvivenza.
    Si ammalò. Alcuni dissero che aveva d’ammalarsi, molti affermarono che si ammalò di pena. La madre nel sistemarle l’abito bianco sul letto di morte pianse tutte le sue lacrime, urlò e maledisse:
    - Non si l’ha a godire! ‘Na figghia m’ammazzau! Giustizia divina ci voli! Malidittu iddu e tutta a so giniraziune !-
    ( Non se la deve godere! Mi ha ammazzato una figlia.! Giustizia divina ci vuole! Maledetto lui e tutta la sua generazione! Ci vuole la giustizia divina!)

    Il padre pietoso rettificò:
    - Lassa perdire a giniraziune, se l’albiru pecca a rama non avi a ricivire. I nnucenti non ponu sempri paiari,ma si u capitu u mmazzu! Bestia ca si lassau imminghiuniri di na continentale!- (Lascia perdere la generazione. Se l’albero pecca il ramo non deve ricevere. Gli innocenti non possono sempre pagare. Ma se mi capita lo ammazzo! Stupido che si è lasciato rincitrullire da una continentale.)
    Poi si prese la testa fra le mani scuotendola:
    - Ma comu po essire ca ‘n pilo di na fimmina tira ‘n travu di centu cantari? -(Ma come è possibile che un pelo di una femmina tiri una trave di cento cantari? )
    E pianse anche se era un uomo.

    Il miglior tempo della sua vita Irina lo spese tutto in quella lunga attesa del matrimonio.
    Ci furono lettere lunghissime e appassionate scritte da ambo le parti. Lei sapeva bene come fare, aveva studiato abbastanza per quei tempi, leggeva i romanzetti, ascoltava alla radio le canzonette d’amore . Lui da autodidatta si era formato un suo sapere, anche più profondo di quello della fidanzata: aveva corretto e ampliato il lessico attraverso le metodiche esercitazioni con i cruciverba della “Settimana Enigmistica”. Come osservava Pia, “stava sempre lì a far segnini” tutte le volte che poteva con la sigaretta accesa tra le dita diventate ancor più nere per il fumo.
    Le lettere andavano e venivano eleganti e appassionate, ad una puntata ne seguiva un’altra. Irina confuse la vita col romanzo che ne veniva fuori.
    Adelfo confuse il romanzo che stava intessendo con la realtà, che lo circondava. Era un romanzo, che doveva avere lo scontato epilogo del “vissero felici e contenti” così come lo erano quando si incontravano nei giorni della licenza, sempre troppo pochi perché andavano ripartiti anche con i viaggi in Sicilia. Non pensò mai di portare qualche volta anche la fidanzata al suo paese, la madre di lui avrebbe trovato cosa assai sconveniente un uomo e una donna che viaggiavano da soli prima del matrimonio, avrebbe definitivamente bollato la ragazza come una “strafallaria”. D’altro canto intuiva che Pia non si sarebbe mai prestata ad accompagnarli, con quel suo disgusto malcelato in merito alla “Bassa” e Gigi aveva troppo da fare nelle sue terre.
    I due fidanzati conducevano vite separate, riallacciate, in modo effimero, dallo scorrere di una penna su di un pezzo di carta. Ognuno dei due scambiò l’altro con un personaggio immaginario e, in fondo, non si conobbero mai per le persone vere qual erano: esseri totalmente contrapposti.
    IAdelfo era convinto che tutto quel che pensasse o facesse fosse giusto agli occhi del mondo. Non si poneva mai il pensiero di interpretare le cose dal punto di vista degli altri. Era estremamente ligio al dovere. Amava i ritmi prestabiliti e le consuetudini, la routine giornaliera era per lui fonte di sicurezza. Aveva il senso del comando, detestava tornare indietro sulle decisioni prese, le sue posizioni, cadesse il mondo, restavano irremovibili. Qualunque discussione si intraprendesse, la ragione stava sempre dalla sua parte, altrimenti si immusoniva, rompeva i contatti, non rivolgeva più la parola. Sapeva essere duro fino all’altrui esasperazione. L’unico essere umano che poteva in qualche modo dominarlo era sua madre perché possedeva il suo stesso temperamento, ma con le sottigliezze tipiche delle donne. E poi soltanto lei conosceva il tenero che c’era sotto tanta dura scorza di protezione. Adelfo a volte sospettava che la fidanzata non corrispondesse in pieno al suo ideale di donna, l’avrebbe voluta un po’ meno civettuola, più presa dal ruolo di donna di casa, ma era tanto bella e per di più una del Continente. Non se ne dava troppo pensiero, una volta sposati avrebbe saputo come farla filare.
    Irina, dal canto suo, era una creatura irriverente verso tutto e tutti, difficilmente teneva la lingua a freno. Era una sognatrice, un’esteta, un’irrequieta. I suoi interessi legati alle trame intrigate dei racconti d’amore, alla bellezza in senso assoluto: tutto doveva essere sempre bello e perfetto. Là dove non era possibile se lo inventava, lo camuffava con le illusioni.
    Cantava le canzonette in voga, seguendo la radio ed impostando la voce per riuscire ad imitarle alla perfezione. Si faceva prestare dalle amiche le riviste che parlavano di vita mondana, visto che i genitori erano molto parchi nello spendere soldi in tali futilità, poi se le sorbiva, ne faceva vangelo, si convinceva che i miti del tempo fossero gente comune da ritrovare nella vita reale a costo di travisare ogni cosa o di ammantarla con fantasticherie : qualunque difetto avrebbe potuto riscontrare in Adelfo restava il fatto che somigliava a Gregory Peck. Si cuciva i vestiti alla moda ed enfatizzava al massimo il suo biondo naturale con sostanze schiarenti fino a portarli quasi alla tinta di Marylin Monroe. Calzava scarpe con i tacchi a spillo e usciva spesso con le amiche. Provava i passi dei nuovi balli davanti allo specchio. Disegnava e dipingeva con piacere. Ricamava il suo corredo tirando le gugliate con un sospiro.

    Continua…

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    Tosca Pagliari replica:

    Tratto da LE FOTO SALVATE di Tosca Pagliari edito da A&B “Il matrimonio” (parte terza)

    A ricamare aveva imparato dalle suore del vicino convento quando era ancora una bimbetta. Spesso era ilare, altrettanto spesso nostalgica. Era pigra ed improvvisamente piena di voglia di fare chissà che. Si mostrava comprensiva verso gli altri e al tempo stesso pareva non dover sopportare nessuno. Non manteneva mai un atteggiamento costante.
    La sua fissazione principale restava comunque la bellezza estesa in tutto e tutti. Il bello doveva essere ovunque, ogni cosa doveva apparire bella dalla natura, agli oggetti, ma in modo particolare alle persone. Le guardava e le catalogava in belle o brutte senza mezze misure. Guai, a parer suo, non esser belli. Chi non era bello non contava nulla, aveva addosso la peggior sciagura della vita. Lei si ammirava costantemente e si compiaceva del proprio aspetto in un narcisismo esasperante fino all’antipatia di chi alla fine la teneva alla larga. La corte di amiche che si era formata invece era ormai talmente ammaliata da sorbire, quasi con soddisfazione, ogni suo auto- elogio.
    - Anche se indosso una cosina da poco faccio una gran figura.-
    Oppure:
    - Se non fossi fidanzata con un meridionale geloso potrei anche presentarmi ad un concorso di bellezza.-
    Così parlava alle amiche tutte rigorosamente scelte in modo che fossero meno avvenenti di lei.
    Il “bello ideale” riferito agli esseri umani, secondo la sua opinione, doveva avere dei connotati ben precisi: la carnagione candida, i lineamenti delicati, il sorriso impeccabile, una certa altezza ed armoniose forme, i capelli biondissimi e gli occhi chiari.
    - E’ la razza ariana la vera bellezza. Se avessi preso gli occhi del mi’ babbo sarei stata perfetta. Mi toccarono questi come la mi’ mamma, per fortuna son sempre d’una tinta chiara. S’accostano al colore dei miei capelli, c’è chi mi dice che ho gli occhi biondi.-
    - Il ganzo però ce l’hai moro.-
    -Si dice che due belli nello stesso letto non posson dormire. Intanto di cognome va Lo Bello perciò in qualche modo deve esser bello per forza. Poi lui è un uomo. Gli uomini possono andar bene anche mori: prendi Gregory Peck, Tyrone Power…-
    - Ma si sta sempre a discutere di codeste cose! Qualche volta m’annoio, si potrebbe anche parlar d’altro un pochino!-
    Si lamentava qualche amica destinata a durar poco nel gruppo.
    Irina rispondeva picche :
    - E di che vorresti stare a dire? Di guerra, di spaventi, di pidocchi e miseria, di lavoro, di malattie! Si sta insieme per divertirci mica per far piagnistei.-
    Ribatteva Irina.
    -Ci sarà pure una via di mezzo. Si parla di un libro che si è letto, d’una poesia che ci ha fatto effetto-
    - Non ho mica voglia di stare a fare l’intellettuale ora. Quando mi garbava studiare i miei genitori un han voluto, adesso di ‘ose troppo intelligenti son stufa io.-
    - Via, che si canta una canzone, comincia te Irina che sei più intonata.-
    Tornando al bello e al brutto, al biondo e al moro, Irina aveva proprio le fisime .
    Una volta, quando mancava poco al matrimonio, con la raccolta di punti, di non si sa che prodotto, ricevette una bambola.
    Era una bambolona, alta quasi un metro con l’ampio vestito di taffettà rosa confetto, il cappello di paglia a larghe tese guarnito con un nastro della stessa stoffa dell’abito, i capelli di stoppa raccolti a boccoli, ma tinti di un insolito nero corvino e con gli occhi anch’essi scuri. Come ci si arrabbiò quando la tirò fuori dalla scatola e la vide!
    - Oddio, ma ora le fan more le bambole? Non s’usan più bionde?-
    - O che non si posson fare le bambole del colore che si vole? Mettila lì e sta bona, tanto non dovrai mica darle marito!-
    La riprese Pia, poi sembrò rimuginare qualcosa nella sua mente e aggiunse:
    - Tanto se vai in moglie a quel terrone scuro ti verrà magari una figlia dello stesso colore e ti toccherà portarla anche in giro. Abituati a guardare la bambola.-
    Come s’inviperì Irina! Neanche le avesse detto che c’era il rischio di mettere al mondo una figliola storpia.
    - Te stai sempre a fare l’uccellaccio del malagurio! Chiudi la tua boccaccia da strega che le disgrazie te le sei sempre chiamate, ma pensa per te, non per me!-
    - Che malagurio voi che ci sia in una bimba mora. Fossero anche bionde splendenti più del sole e poi vedersele morire tra le braccia, quelli sì che son dolori!-
    - Ora non ricominciare con la solita solfa che se ne può mica più. Da che son nata non t’ho sentito dire altro, non le hai mai fatte dormire in pace povere figliole. Fossi morta anch’io almeno non mi toccava di starti a sentire.-
    Infuriata usciva sbattendo la porta, si chiudeva nella stanza con la radio a tutto volume per soffocare i singhiozzi.
    Pia si consolava pensando che aveva trovato “quell’omo della Bassa” e di lì a poco se la sarebbe presa in moglie.
    Le restava meno di un anno da darle ancora pane e companatico, poi ci avrebbe pensato il terrone in divisa a starle dietro.
    Gigi non si curava tanto delle due donne, che non facevano altro se non contendere dalla mattina alla sera. La vecchia era un piagnisteo continuo di disgrazie rievocate e di disgrazie presagite. La giovane era sempre in preda alle bizze e non s’accontentava mai di nulla. Meno male che lui aveva il suo bel barroccio col suo bel cavallino e, quando aveva finito con i campi intorno alla casa, andava a spaccarsi volentieri la schiena negli altri poderi che ancora possedeva.
    Adelfo in quegli anni veniva trasferito su e giù per l’Italia. Vicino alla data del matrimonio finì nel foggiano. Una posizione geografica conveniente ad ambedue i futuri sposi: sarebbero potuti andare per la licenza una volta in Toscana e una volta in Sicilia. Dubitava che la futura moglie lo avrebbe seguito volentieri a casa dei suoi, visto il continuo lavaggio del cervello da parte dei genitori di lei, ma era sicuro che ce l’avrebbe portata.
    - O Irina! E se ti porta giù nella bassa te che fai? Ci vai? Con tutto quel che si sente dire?-
    A volte pareva preoccuparsi Pia
    - Neanche morta! Non la voglio proprio vedere la gente di laggiù!-
    - Anche il tuo ganzo è di quella gente lì.-
    - Stai sempre a rinfacciar le ‘ose!-
    Rispondeva Irina inviperita.
    - Intanto è via da quei posti da un bel pezzo, poi ha una divisa e non sarà mi’a un mafioso o un morto di fame o un analfabeta o un poco di buono qualunque.-
    - Te che ne sai? “Parere e non essere è come filare senza tessere”. Le divise, alle volte, son come le tonache di certi preti, ti pare di vederci dentro il Padreterno e poi invece son òmini poco precisi come tutti gli altri.-
    - Invece te ne saprai assai di preti!-
    - Dopo quello che mi gettò il collare sul letto e mi morì la bimba. Pareva tanto buono e caro con noi Italiani in giro per l’America come disgraziati. Ci rincuorava, giocava con Irene, poi mi fece quel tradimento.-
    - Te devi esser proprio matta oltre che superstiziosa. Figuriamoci se lo fece perchè ti succedesse quella cosa lì. La bimba ti morì perché l’avevi fatta anche tanto bellina, ma cagionevole di salute. Io non sono ancora morta e si è passati anche da una guerra.-
    Rispondeva Irina più nifita che mai. E Pia di rimando:
    - L’erba cattiva non more mai. Con la linguaccia che ti ritrovi camperai cent’anni.-
    - Si sta a vedere quanto camperai te allora. Tanto appena mi sposo vo via e ti starà a sentire la tu’ santa figliola dall’altro mondo.-

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  160. David Penco scrive:

    SIMULACRO

    Voglio viverti come terra da esplorare,
    senza dare alcuna cosa per scontato,
    per scoprirti un po’ alla volta e conquistare
    tutto quello che natura ti ha donato.

    Nella carne e nel tuo sangue voglio entrare,
    dissetarmi alla tua fonte della vita,
    ritrovarmi,sazio,come un grande altare
    mentre attende che la messa sia finita

    per godermi in pace quel silenzio sacro,
    in sottofondo solo il suono del tuo cuore,
    e vederti bella come un simulacro
    che radioso emana tutto il suo splendore.

    Non stancarmi voglio mai di venerarti,
    perché viverti è una già tale grandezza
    che io tremo con la mano nel toccarti
    per paura di non esserti all’altezza.

    D. PENCO

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    Fiorella Cappelli replica:

    @David Penco,
    Commento di Fiorella Cappelli alla poesia di David Penco

    Un percorso,in un territorio da esplorare, fatto di camminamenti inattesi e mai scontati, attraversamenti dell’anima che si districano tra respiri profondi e battiti del cuore da ascoltarsi e godersi in religioso silenzio…davanti allo splendore di ciò che appare e che amiamo, sia essa una donna sia la Madre Terra stessa , perchè come dice il poeta : “…viverti è una già tale grandezza che io tremo con la mano nel toccarti
    per paura di non esserti all’altezza”.
    Fiorella Cappelli

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    Arsomnia replica:

    @David Penco,
    Una poesia molto intensa, assolutamente apprezzabile.
    Ogni quartina ha la sua giusta “carica”, per cui mi risulta davvero difficile scegliere quella che più mi ha emozionato.
    Ognuna merita un plauso…
    Un saluto
    Ars

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  161. Marisan scrive:

    TI AMERO’

    Io amo il mio amore.
    Lo copro con i petali del mio sorriso,
    nel faro acceso della notte,
    nella tempesta che cambia.

    Ti amerò nella casa della mente
    curata e sorretta dai fedeli astri,
    vegliata dalla lucerna della fede,
    dal mio cuore eloquente.

    I miei baci profumano del tuo miele,
    limpido nettare per sopravvivere
    alla notte dalle calate tende
    nel buio dei tuoi respiri.

    Ti amerò perché altro non so fare,
    incastonare il tuo nome nel mio cuore
    lasciarlo a riposare eterno
    pietrificarlo di universale amore.

    Vendemmierò la tua memoria,
    ne farò distillato di gloria del nostro amore,
    lo custodirò tra la seta
    lo berrò come acqua sorgiva.

    Ti amerò vegliando le stelle,
    con i tuoi occhi le guardo,
    tante lucciole che cantano nella notte
    …saranno la nostra mantella.

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    Arsomnia replica:

    @Marisan,
    hanno un profumo delicato questi versi.. leggerli è come bere acqua sorgiva.
    Ammirata
    Ars

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    Marisan replica:

    @Arsomnia, Grazie

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  162. giuliana meloncelli scrive:

    SOGNO

    Una finestra aperta
    nel buio della notte invita
    Gli occhi sono chiusi o sono aperti?
    Il cuore che batte
    é qualcuno che ti insegue
    Lieve nel vento un guizzo veloce
    Un botto che non ti aspetti
    sussulti
    Voli lontani e liberi
    sopra tutti i colori del mondo
    Gli abbracci che ti tengono
    un pianto sgorga spontaneo
    Lacrime solcano il viso
    e scorrono libere
    Li sul cuscino
    lascio ogni volta un poco di me
    Sorriso che oltrepassa la finestra
    esce ad incontrare la stella
    che li ferma ogni notte
    aspetta
    Gli occhi son chiusi o aperti?
    Un resprio due respiri
    Un sonno profondo

    Replica

  163. laura scrive:

    Volevo l’amore, ma ero brutta e quell’amore avevo paura non arrivasse mai, mi vergognavo di vivere. Le mie coetanee erano tutte “fashion”. Poi un giorno conobbi un uomo bello, che mi accettava per come ero, con il mio viso acneizzato, il mio grasso superfluo, ma lui vide il cuore che brillava dentro me. Ora quell’uomo è mio marito e anche se son passati 11 anni e tre figli, il mio cuore brilla come quel giorno.
    Ti amo ancora!

    Replica

    Fiorella Cappelli replica:

    @laura,
    Per Laura:
    “Le cose più belle albergano dove nessuno osa cercarle”

    Frasi e aforismi di Fiorella Cappelli

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  164. Asma Gherib scrive:

    Poesia d’Amore: Ti sono fedele: Asma Gherib

    Da quando ti vidi, all’alba di quel Venerdì Santo,
    innalzai dentro il mio cuore un tempio per te.
    Io ti sono fedele, ti amo
    e non ti ho mai dimenticato.

    Ancora sono vivi dentro la mia anima
    i profumi mattutini dei tuoi gelsomini,
    della mirra, dei fiori bianchi della boswellia,
    della salvia e dei garofani.

    Oh quanto mi manca il tuo adorato volto!
    Dimmi perché avvicinandoti a me con amore,
    apristi il mio petto quel giorno
    e dal cuore togliesti e aggiungesti delle cose che ancora non conosco?

    Senza di te non vi è esistenza,
    energia sei, trabocchi dal mio cuore verso i tuoi occhi
    ed io verso la tua linfa cammino senza tregua,
    senza guida e senza lumi.

    Maria mi chiedeva di te quel Venerdì santo,
    era triste e gli occhi contenevano lacrime
    ed io, dal Santo cuore, le dissi: pazienza, vedrai che presto lo raggiungeremo.
    E presso il recinto della Ka‘aba, a Mecca, ti trovammo.

    Perché, come me, hai sempre il cuore gonfio di tristezza?
    Perché tanto silenzio e tanti respiri,
    sarà forse giunta l’Ora, proprio adesso che ti ho trovato?
    Parlami, sorridimi, fammi un cenno, o mandami dei segni.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Asma Gherib,
    l’Amore sublime in questi versi..
    Grazie e complimenti
    Ars

    Replica

    Asma Gherib replica:

    Grazie per avermi letta e commentato con grazia il mio testo.
    A.Gherib

    Replica

  165. LUCIANO SOMMA scrive:

    IL TUO SORRISO

    Ovunque andrò
    qualsiasi cosa
    possa accadere
    lungo il corso
    della mi esistenza
    non potrò staccarmi
    dall’immagie nitida
    che ho nel mio cuore
    del tuo sorriso.
    Non è possibile
    trovare un’altra
    che possa sorridermi
    come facevi tu.
    In quelle ore fantastiche
    dove sogno e realtà
    formavano un connubio
    confidavamo i nostri desideri
    le nostre ansie, le nostre aspirazioni.
    Tutto, tutto è legato a quei momenti
    ogni attimo, ogni gesto,
    ogni suono, ogni parola!
    Ed è per questo
    che ovunque andrò
    ti vedrò accanto.

    Luciano Somma

    Replica

    Marisan replica:

    @LUCIANO SOMMA, Una promessa, una preghiera al proprio amore, una riconferma della propria attenzione. Molto dolce

    Replica

    Arsomnia replica:

    @LUCIANO SOMMA,
    L’immagine nitida di un sorriso: niente altro serve all’amore.
    Avere accanto chi si è amato tanto, in questo modo, è il miglior omaggio che potremmo dargli.
    Un caro saluto
    Ars

    Replica

    Robert replica:

    @LUCIANO SOMMA,

    Grazie Luciano, mi raccomando inviaci altre tue.

    R.

    Replica

  166. Giuseppe scrive:

    I PRATI DELL’EDEN

    Volerò amore,
    volerò sul tuo respiro…
    ali di nubi
    adagerò
    sui pensieri.
    Chiederò aiuto al vento
    per soffiare sui ricordi,
    ed al sole…
    a lui suggerirò
    d’asciugar le lacrime.
    Intreccerò i suoi raggi
    per scaldarti l’anima
    e la luna… io… comanderò.
    A lei dirò
    di vegliar sui sogni,
    perché al sorger
    dell’alba svanirò…
    ma lungo i prati dell’Eden
    riprenderò a vivere.

    Replica

    Marisan replica:

    @Giuseppe, Protezione di chi ama per librarsi sereno. Bella

    Replica

  167. La mia conoscenza della lingua italiana
    incomincia a ridursi appena ti penso
    imbattendosi in una unica frase
    che
    mi viene senza errori e
    mi ronza attorno
    come l’ape fastidiosa sopra lo zuccherino.
    Ti amo! Ti amo! Ti amo!
    Lo ripeto
    come fosse una filastrocca, ma anch’essa
    è troppo piccola rispetto a quello
    che vorrei gridare ad ogni mio risveglio.

    17.2.2010

    Replica

    Marisan replica:

    @Natasha Bondarenko,… due parole, intense emozioni… non serve altro.ciao

    Replica

  168. Maluan scrive:

    Ai Suoi ordini …
    Comincia questa “attività” ma il pensiero non resta … va oltre … nessuno parla ma pesano gli sguardi degli uomini nell’ascoltare le mie valutazioni senza senso accompagnate da direttive errate … come un malato che dopo anni ritorna dal coma mi ritrovo spaesato a chiedermi perché … perché proprio oggi … perché proprio tu … con i miei sogni occulto la quotidianità ben consapevole che la realtà non andrà via, che rimarrà in agguato pronta a mostrarsi prima o poi in tutta la sua crudeltà … la porta chiusa ma la tua presenza aleggia in tutto il luogo … qui tutto sa di te, i mobili, gli oggetti, persino le pareti color pastello adorne di “calendari misti” per non “scontentare” nessuno … “posso entrare?” – un cenno di assenso della segretaria … busso … mi accogli con uno sguardo asettico pronto a divenire dolce quando la porta si richiude alle mie spalle … impacciato ti guardo e subito dal “lei” passi al “tu” … mi parli, forse ti ascolto … o forse no … ed io, forse rispondo o forse sussurro … chissà se afferri le mie idee, chissà se percepisci le mie emozioni quando mi prendi la mano per stringerla lievemente tra le tue … ancora tu, bella più che mai, ancora tu capace di parlare di lavoro come se stessi raccontando una fiaba, ancora tu col sorriso accattivante e allo stesso tempo accogliente … il tuo sorriso … si il tuo sorriso … Dio, se potessi lo porterei via con me … passi al di la della parete, gente che attende per parlare con te, capisco che devo andare … mi alzo mentre lentamente fai il giro della scrivania per stringermi in un abbraccio che mi accompagnerà per tutto il giorno … per tutta questa lunga giornata … o forse per tutta la vita … le labbra che si toccano per qualche istante o forse per l’eternità … adesso devo proprio andare … so che non ti fidi di me, in fondo nessun “branco” mi sostiene, ma vorrei comunque dirti che sei il mio desiderio, il mio sogno racchiuso in una bolla di sapone che va alla deriva spinta via dal vento del destino … una bolla di sapone così fragile che persino un soffio di cielo potrebbe danneggiare e quando questo accadrà il mio sogno andrà perduto … andrà perduto per sempre lasciando solo un tenue ricordo a lungo riflesso nel mio cuore … vorrei raccontarti tutto questo mentre ti guardo un’ultima volta prima di allontanarmi dalla stanza … vorrei supplicarti di proteggere quella bolla … vorrei dirti … vorrei dirti che “io ti amo” … ma non posso e allora, come in un vecchia favola, sostituisco quelle parole con altre ugualmente solenni: “ai Suoi ordini” e tutte le volte che le pronuncerò saprai che in realtà vorrò dire: “io ti amo” … sarà il nostro segreto … uno dei tanti … mi fermo ancora sulla porta per salutarti con un sonoro “buongiorno” pronunciato a voce alta affinché tutti sentano …

    … “ai Suoi ordini” sussurro invece mentre mi allontano …

    Maluan

    Replica

  169. gabriele rocco scrive:

    SETTEMBRE

    Silvia era morta da due anni. Il suo cuore aveva smesso di battere una mattina di settembre. Benny l’aveva vista appassire giorno dopo giorno negli ultimi mesi di malattia. Il suo corpo era diventato scarno e la pelle diafana. Gli occhi neri erano diventati una galleria senza luci.
    Erano in quell’età in cui si pensa di poter vivere per sempre. I loro vent’anni erano spensierati. Spesso si erano fermati a immaginare a come sarebbe stato svegliarsi ogni mattina insieme, condividere tutte quelle piccole cose della convivenza. Trovarsi a casa per la cena dopo il lavoro, un film insieme prima di andare a dormire, ogni notte abbracciati. Ma purtroppo quel film muto era rimasto senza la sua attrice principale.
    Erano passati due anni precisi. E come ogni anno settembre portava via le foglie dagli alberi, promettendo un autunno sterile. Gli occhi di Benny erano puntati alla finestra. La pioggia tagliava impietosa l’aria e aveva riempito d’acqua l’asfalto. Aveva ancora la stessa sensazione d’annegamento quando ripensava a quel sorriso che non poteva più vedere. Ogni anno settembre era sempre lo stesso mattino devastante. Quel mattino temuto e preannunciato.
    Amore. Amore. Continuava a ripetere questa parola nei suoi pensieri. Per non dimenticarne mai il vero senso. Quell’instancabile motorino che mandava avanti le giornate e lo faceva sentire vivo. L’unica spinta verso ogni altro obiettivo della sua vita. Forse per non diventare arido e depresso a soli venticinque anni doveva trovare il modo di reagire. E una parte di sé, una piccola parte di sé, era proiettata al futuro. Un futuro senza Silvia. Ma pur sempre di vita si trattava. I suoi anni sarebbero corsi ugualmente, con o senza di lei. Ne erano passati due, e ne sarebbero passati altri dieci e poi venti e poi…e poi avrebbe guardato fuori da quella stessa finestra accorgendosi di avere finito il tempo. E di avere mani e cuore vuoti.
    Ma la morte lo aveva reso vecchio dentro. E tutti quei desideri di ragazzo erano finiti chissà dove ammassati, coperti da un dolore senza limiti. Tale da non rendersi conto che l’unica cosa che voleva veramente era tornare a vivere. In quel giorno poi…
    Ma era rimasto tutto così in sospeso. Avrebbe almeno voluto vederla un’ultima volta. Lei avrebbe trovato il modo di lasciarlo andare. Ma non era possibile. Non c’era più. E non sarebbe mai tornata.
    Erano le dieci di mattina. Dieci come i chili che aveva perso da quando era rimasto da solo. Si alzò dalla sedia girevole della sua stanza a aprì la finestra. Mise un braccio fuori e sentì sulla pelle scorrere rivoli di pioggia. La sensazione di freddo gli confermò che era ancora vivo, restituendolo alla realtà, e distogliendolo da quei pensieri assurdi. Si strofinò la mano bagnata sulla faccia, assaggiando il sapore dolciastro della pioggia.
    Gli sembrava solo ieri quella mattina in cui era uscito con Silvia. Era una mattina di dicembre e avevano deciso di vedere il mare d’inverno. Mano nella mano avevano percorso tutto il lungomare, incuranti delle nuvole che si stavano addensando sopra di loro. Sempre più livide iniziavano ad avvicinarsi. La pioggia li aveva sorpresi con le scarpe sulla sabbia. Erano rimasti a guardare verso l’alto quegli spilli umidi sferzarli, come se fino a un momento prima avesse brillato il sole. Si erano messi a ridere ed avevano corso per la strada mentre l’acqua li inondava. Completamente bagnati si erano andati a rifugiare per qualche minuto sotto un portone. Lui le aveva accarezzato i lunghi capelli biondi, incollati sulla testa, mentre l’acqua le scorreva lungo la faccia.
    Poi l’aveva baciata, teneramente, bevendo dalle sue labbra fredde le stille di pioggia che scendevano verso il mento. Aveva sentito quel sapore dolciastro che adesso, affacciato a quella finestra, lo stava torturando in un incendio di ricordi. Si appoggiò sul letto e i pensieri turbinarono.
    La sua mente gli diceva solo che voleva tornare sotto quel portone. Sapeva che le sue intenzioni sadiche lo avrebbero distrutto. Ma doveva andare. Doveva ripercorrere quella strada bagnata lungo il mare, sentire la pioggia sulla pelle, nascondersi sotto lo stesso portone. Non importava se avrebbe preso una polmonite. Se avrebbe dovuto passare un mese a letto. La sua mente era solo e pioggia. Senza neanche coprirsi, aprì la porta. Dopo due rampe di scale era giù in strada.

    (…)

    Replica

    Robert replica:

    @gabriele rocco,

    racconto molto lungo che abbiamo dovuto tagliare… Se vuoi, inviaci la continuazione divisa in brani più piccoli.

    R.

    Replica

  170. MARIAROSA scrive:

    DIMENTICARE

    Il profumo della tua assenza
    accarezza stanze spoglie
    dove il tuo passo disperdeva amore.

    E resto qui,assaporando
    quel che rimane del tuo vagare
    – ostinato -
    nel cercare quiete ai tuoi sensi.

    Abile burattinaio che hai mosso
    – invisibili fili -
    imprigionando le mie tenere piume
    negli incastri preparati con cura.

    Rimane su pallide pareti
    l’eco evanescente dei sussurri incantati
    -mai più ripetuti-
    e il soffocato grido del cuore che muore.

    Replica

    Arsomnia replica:

    @MARIAROSA,
    dimenticare, o almeno tentare di dimenticare… Ma si può dimenticare davvero? Quelle pallide pareti a cui giunge il soffocato grido del cuore che muore, forse direbbero di no…
    Una composizione pregna di sentimento. COmplimenti!
    Un saluto
    Ars

    Replica

    Robert replica:

    @MARIAROSA,

    molto bella anche questa poesia. Grazie Mariarosa.

    R.

    Replica

  171. ramondini nicoletta scrive:

    AMORE SENZA TEMPO

    Il volo degli
    uccelli tra
    le nuvole
    forate dai
    raggi del sole
    che tingono
    il cielo di
    tutti i colori
    prosegue
    senza sosta
    giorno dopo
    giorno e come
    le onde del
    mare vanno
    e vengono.
    Movimenti
    senza tempo
    come il
    battito del
    cuore degli
    innamorati
    di tutto il
    mondo di
    tutti i tempi.

    Replica

    Robert replica:

    @ramondini nicoletta,

    “Movimenti senza tempo come il battito del cuore degli innamorati di tutto il mondo di tutti i tempi”!
    Complimenti Nicoletta. Molto bello.

    R.

    Replica

    D'Arrigo Francesca replica:

    @Robert,

    movimento, fluido, delle parole.

    Attraente.

    Replica

  172. Mario Sodano scrive:

    UNA STORIA UNA FAVOLA

    Come tutte le volte Linda percorreva la leggera salita di casa a passo lento, svogliato. Con la sua borsa a zainetto inclinata un po’ cadente da una spalla, le braccia incrociate sul petto, lo sguardo lontano, i pensieri altrove. Anche quel giorno, come tutte le volte che si incontravano, stava rivivendo Max. Si erano appena lasciati e lo sentiva ancora vicino a sé presente come sempre. Anche adesso le rimaneva accanto concreto, suadente, come fossero ancora fisicamente insieme. Ad ogni passo percepiva di nuovo il suo profumo su di lei. Lo annusava, lo respirava. Ne ascoltava ancora i toni di voce. Le parole avvolgenti come un abbraccio infinito. Le carezze sul volto. E le mani, le sue splendide mani. Gli occhi chiari cangianti alla luce del sole che diventano carichi e profondi quando sono in lei. Mentre loro due si ascoltano e si raccontano, si affidano l’un l’altro. Si riconoscono. Si confidano con l’emozione di condividersi fino alle memorie più nascoste. La storia antica di un amore laico, la sposa senza velo e senza anello. Quell’amore tenero ed appassionato che ogni volta si ripete speciale nel tempo. Lì e ovunque. Delicato e deciso. Forte, rassicurante, gioioso. E lei se ne nutre. Lo beve. E poi ancora. Fino a sentirlo fluire dentro di sé. Paga, pervasa. E poi lo sente di nuovo. Insieme alla felicità raggiante di parlarsene ancora e mentre. Continuare a sorridere. Ridere insieme per la gioia di un altro splendido reciproco dono appena scambiato, con la sorprendente incredula conferma, ogni volta, che il tempo sono loro due insieme. Che Max esiste davvero. A casa trovò solo Micia. Meglio così. Le piaceva restarsene a luce soffusa sul suo bel divano bordeau, seduta a gambe incrociate in posizione vagamente yoga, la testa poggiata all’indietro sul morbido cuscino, lo sguardo all’intorno sui marmi chiari, gli arredi, le sue splendide piante ed in mezzo a loro il piccolo arancio seminato insieme a Max, ora incredibilmente in fiore. Gli oggetti antichi e recenti ciascuno testimone e custode dei propri segreti ricordi: la maschera indiana intagliata nel legno, la ciotola birmana dal suono rilassante, i libri, il cofanetto di film e cd, i fiori di campo per la loro ricorrenza di ieri, il computer con le sue mail impazzite, la loro bella melagrana verde e vermiglio dell’anno passato sul tavolino di fronte a lei. Quando era sola la sentiva veramente sua quella casa. Ed anche di Sara. E pure di Micia. L’altra presenza costante che appariva all’improvviso. Le saltava accanto, morbida, sinuosa, giovane e bella. La guardava speranzosa, languida, con i suoi occhi scuri da cucciolo sornione e giocoso che se ne resta in attesa di carezze quasi a cercare nella fisicità di una mano protesa le sue conferme. E Linda gliele diede anche quella volta. Come sempre. Come a tutti coloro che in qualche modo si affidano, restano affidati a lei. Quanto somiglia a Max, pensò, tanto fiera ed indipendente, orgogliosa ed attenta, memore, presente, giocatrice superba in difesa che non disdegna di andare all’attacco. Felina e furtiva nel cogliere l’attimo. Ed altrettanto amorevole. Bisognosa ed intuitiva di me. Tenera, coccolosa, tenace, condiscendente, affidata. Proprio come era già stato per lei ancora tanto, tanto tempo fa! E quanto somiglia anche a Sara, si ripeté. La mia Sara. Eppure Micia sarebbe andata via. Una notte sarebbe fuggita in silenzio a vivere la propria vita da giovane gatta altrove come era giusto e naturale che fosse. E poi forse sarebbe tornata per farsi rivedere. Linda lo sapeva bene. Ne temeva il momento perché era cosciente che prima o poi sarebbe accaduto. Proprio come con Sara che un giorno le avrebbe detto perdonami mamma se ti lascio qui da sola. Non è un ingrato abbandono. Io non sto solo fuggendo altrove. Devo andare. La vita non è qui, è là fuori che chiama. Io non posso continuare a far finta di nulla.

    (…)

    Replica

    Robert replica:

    @Mario Sodano,

    questo racconto era troppo lungo ed abbiamo pubblicato una breve estratto… Prova ad inviarci altri brani.

    Grazie.

    R.

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Robert,
    grazie a te Robert. Intendi proprio altri racconti, oppure ritieni che possa inviare anche un tratto successivo di una “storia una favola”?

    Replica

    Robert replica:

    @Mario Sodano,

    certamente ma evita di postare brani troppo lunghi, perchè rendono difficoltosa la navigazione e la lettura nel blog.

    Grazie.

    R.

  173. Mario Sodano scrive:

    L’ AMORE CHE VERRA’

    L’amore no non muore, amore passa
    su alti ponti di cristallo fine
    e quando il calendario lo sorpassa
    restano fari sopra le colline

    d’estati calde, torride stagioni
    e primavere splendide di sogni,
    d’aspettative contro le ragioni,
    confusi desideri nei bisogni

    d’amanti, madri, d’emozioni, figli,
    del tuo coraggio volitivo, sordo,
    e lotte travolgenti senza artigli,

    mari d’incanto con la quiete a bordo,
    poi nuovi saliscendi senza appigli
    l’amore che verrà, ne fa ricordo.

    Replica

    Robert replica:

    @Mario Sodano,

    questa poesia può diventare anche una canzone! Grazie Mario.

    Inviaci altre tue opere.

    R.

    Replica

    Laura Di Marco replica:

    @Mario Sodano, complimenti …

    Replica

    Mario Sodano replica:

    @Laura Di Marco,
    Grazie Laura.
    Sono contento di essere riuscito a donare un’emozione.

    Replica

  174. MARIAROSA scrive:

    DECISIONE

    Ripongo i miei sogni, quasi fossero reliquie
    nelle pieghe di stoffa fine,
    le mani tremanti al tocco, lieve.

    Assopitevi , amici, dopo tanto migrare,
    come rondini in ansia alla ricerca di un nido.

    Domani, forse, vi lascerò volare
    tra nuvole capricciose e rinsecchiti rami.

    Incalza il tempo degli addii,
    compagni fedeli di un lungo viaggio,
    silenziosi e vivi, nutriti dall’amore.

    Ritornerò, poi, nell’angolo buio
    della torre di carta, creata a difesa
    d’imprudenti, bizzarri viandanti
    attirati da fanciulleschi candori.

    Rimane nello spicchio della luna d’inverno
    – a me sola destinato -
    il segreto che dona pienezza, sognando.

    Replica

    Robert replica:

    @MARIAROSA,

    molto molto bella Mariarosa.

    Grazie di cuore. Inviaci altre tue opere.

    R.

    Replica

  175. Inchiodandomi al muro
    mi sussurravi nell’orecchio
    tutto il ben di Dio
    e dai pori
    della mia pelle uscivano germogli
    impazziti che aggirando i tempi
    si trasformavano in fioriture
    primaverili.

    Tu sussurravi e
    io maturavo come una mela
    con le macchie rosse del ritegno
    e quando ti sei zittito
    tirandomi
    giù dal ramo -
    mi hai mangiato.

    22.1.2010

    Replica

    Mario Prontera replica:

    @Natasha Bondarenko,
    Carissima Natasha,un paio di immagini, bellissime, sono di un verismo esistenziale e di una immediatezza espressiva che raramente mi capita di cogliere altrove, forse per via dell’età non più giovanile e poco incline, ormai,ad apprezzare le sdolcinature stilistiche( problema tutto mio ovviamente); insomma, mi piace molto questo tuo modo di scrivere in versi, complimenti sinceri.

    Replica

    Robert replica:

    @Natasha Bondarenko,

    l’immagine di cui si alimenta la poesia è bella. E come osserva Prontera, realistica. Ma l’amore, forse, è più sogno che realtà perché in questa non trova tutto il suo fecondo potere.

    Grazie Natasha.

    R.

    Replica

  176. Franco Carlis scrive:

    AMORE AMARO

    Amore, un grande amore mai nato
    un amore quasi inventato.

    Amore, un frutto dolce e un po’ amaro
    con un cuore spesso tanto… avaro.

    Amore, con un cuore sempre prudente
    ma con un grande vuoto nella mente.

    Amore, simile ad un buco nella sabbia
    a volte si grida di gioia a volte di rabbia.

    Amore, con piccolo dolce sorriso
    ma spesso e’ solo una sformia sul viso.

    Amore, un grande dolce sentimento
    sembra un gioco che dura solo un momento.

    Amore, spesso c’e’ confusione – delusione
    ma dopo un po’ viene la consolazione.

    Amore, un dolcissimo pensiero
    poi il dubbio ma: tutto cio’ sara vero?.

    Replica

  177. li_mas scrive:

    Preannnucio

    (Invio un testo di poesia per Concorso di emozioni Il bel canto della primavera)

    Sul belvedere che costeggia il borgo,
    nella vallata,
    case sparse al sole,
    gemme sui rami ,
    quasi alberi in fiore,
    gaudio nel cuore,
    ambita primavera, stagione amata,
    preludio a nuovo amore.
    Finestre aperte sulle vie in pendenza,
    nel desiderio di ospitare luce;
    gente tranquilla nella piazza, al sole;
    Cammina, sola, nell’azzurro cielo,
    passo felpato, bianca nuvoletta,
    nuov’aria annuncia,
    calma, senza fretta.
    Poco più in là, dilegua lentamente,
    prepara il cielo al rosso del tramonto…
    la sera scende, si respira amore.

    Replica

    Robert replica:

    @li_mas,

    mi è piaciuta moltissimo la chiusa.

    Però aspettiamo di leggere anche altre tue opere.

    R.

    Replica

  178. Tiziana Monari scrive:

    Il sole dell’inverno

    E’ un respiro di drago il nostro amore
    consumato dall’arsura del mare
    faticoso vento dilagante nella sera

    l’ho cercato a lungo sull’asfalto dai cardi azzurri e viola
    sotto una capanna di mattoni rossi
    prezioso in un barlume raro
    vacillante d’illusioni ai bordi del sentiero

    l’ho visto barattare un taglio di sole con un bastoncino di zucchero filato
    una pietra e una fionda con un piovasco al cuore

    l’ho visto nei confini della sete
    il fiato incagliato nei fondali
    a mendicare pane e stelle
    in un inverno bianco
    nella piana di Sibari
    bello in un ciondolo d’argento

    l’ho chiuso in una stanza all’imbrunire
    coperto di germogli profumati
    in una luce smorta di malinconia

    e ho visto il fuoco
    la sua coda di serpente
    allungata su una scaglia di bucato
    transitare nel mio tempo lento
    in un tedio di volo rovesciato.

    Questo amore che mastica parole
    crudele d’api
    dormiente di coltelli.

    Sezione Poesia e musica

    Replica

    Laura Di Marco replica:

    @Tiziana Monari: molto bella …

    Replica

    Arsomnia replica:

    @Tiziana Monari,

    ..una ricerca che non tralascia nulla, di questo amore, che pare continui a “camminare”, tanto è l’essenza della vita… e quasi sorprende, verso la fine quel fuoco e la sua coda di serpente.. dispiace che sia transitato nel tuo tempo lento.. E la chiusa, semplicemente splendida.
    Che sia poesia o poesia per musica, poco importa… è bellissima…
    Un saluto
    Ars

    Replica

    Robert replica:

    @Tiziana Monari,

    una poesia dal respiro prevertiano. Complimenti Tiziana. Molto bella.

    Mi raccomando, posta altre tue opere.

    R.

    Replica

  179. Franco Carlis scrive:

    UN GIORNO TI INCONTRAI-

    Un giorno Ti incontrai,
    e di Te mi innamorai.

    Eri come un fiore appena fiorito,
    per me eri l’infinto.

    Mi guardavi fisso nei miei occhi neri,
    come galanti cavalieri.

    Sembrava mi dicessi dolcemente
    non togliermi mai dalla tua mente.

    Ma all’improvviso,
    grosse lacrime rgavano il mio viso.

    Ad un tratto non mi guardasti piu’,
    ed io sconvolto mi sentii cadere giu’.

    Sicuramente non mi avrai mai dimenticato,
    Signore di Te resto sempre piu’ innamorato.

    Franco Carlis

    Replica

  180. Alien in love di Daniela Patrascanu

    Per la sezione ” Poesia ”

    Titolo : ” Per sempre ”

    Dietro il mio pensiero
    c’è la fame di te.
    Sopra il mio corpo
    c’è il fantasma di un desiderio.
    Oltre la mia immagine
    c’è il Triangolo delle Bermude.
    Sparirò anch’io,
    come spariscono la fame
    e il desiderio.
    Ma l’anima accarezzerà
    per sempre
    il ricordo di quest’amore.

    DANIELA PATRASCANU

    Replica

    Brandon Valoriani replica:

    Questa poesia è un lampo di luce nella nebbia di mistero che ti avvolge sempre. Ti rende più umana ma nello stesso tempo fa consolidare l’idea che ho di te e che anche l’immagine sopra conferma : sei speciale !

    Brandon

    Replica

    Sergio B. replica:

    Sei riuscita a farmi emozionare con questa poesia e mi fai pensare al passato , ai treni che non ho saputo prendere in tempo.
    Complimenti !

    Sergio

    Replica

    Robert replica:

    @Sergio B.,

    Attenzione Sergio stai intervenendo nelle repliche ai commenti di altre persone. Per lasciare un commento all’autrice devi cliccare sul link “Replica” presente proprio sotto il testo dell’opera.

    Roberto T. replica:

    @Daniela Patrascanu, Concisa e determinata , informi che le tue emozioni esistono e non vogliono più stare nascoste. Questa poesia sembra scolpita in pietra , ma emana calore ! Brava, Dana !

    Replica

  181. federica scrive:

    SOSTENUTA DA UNO SGUARDO

    Semplice e libera
    la stagione della fioritura
    precoce di marzo.

    Con la natura riposata
    che spia dalle fessure
    il nuovo sole.

    Anch’io risvegliata dal
    potente contatto con il tuo
    sguardo sono rinata.

    Per l’uscio aperto sono
    entrata con un’aria d’intesa,
    di perdita di coscienza.

    Sostenuta al fianco da quello
    sguardo ho potuto affrontare
    il cielo violato dalla scia d’aereo.

    Ho potuto regalarmi per un
    ritaglio di tempo l’illusione
    della danza della fata confetto.

    federica

    Replica

    Fiorella Cappelli replica:

    @federica,

    Se non avessimo i sogni e le illusioni a spiare frammenti di luce, non potremmo mai schiudere le ali, per eseguire danze guidate da uno sguardo.
    Belli i respiri pastello di questa leggiadra poesia…
    Fiorella Cappelli

    Replica

  182. Lucia Visconti scrive:

    Bel testo. Auguri per il compositore!

    Replica