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	<title>Commenti a: Concorso di Emozioni, il bel canto della primavera</title>
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	<description>Poesie e storie d&#039;amore</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Oct 2011 22:49:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Cassanaluce</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25406</link>
		<dc:creator>Cassanaluce</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2011 11:06:41 +0000</pubDate>
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		<description>Il punto di non ritorno

La luce cadeva di traverso dalle fronde degli alberi, poi si diffondeva, riflettendosi sull’acqua del mare, così azzurro, così verde, come una gemma liquida preziosa.
Ero appena arrivata al villaggio turistico, ancora assopito, nel cuore di una lunga spiaggia bianca, in prossimità della giungla e delle montagne. 
Ero approdata ad un luogo remoto,  sola come sempre,  alla ricerca di quell’altra me stessa che avevo perso di vista da un po’ di tempo, da quando per l’ennesima volta la vita e i suoi eventi mi avevano fanno sprofondare in uno stato di apatia urbana e piatta, fredda con addosso tutta l’umidità di un inverno che dura troppo a lungo, che ti entra nelle ossa e non riesci più a mandare via .
Ero arrivata ad un punto di non ritorno, era giunto il momento della fine o della svolta , ma né io, né mio marito sapevamo ancora dirlo.

Un giorno, durante la pausa pranzo, avevo visto un’offerta sensazionale in un’agenzia di viaggi, lunghe spiagge e mari profondi, sole su tutta la pelle.
Al rientro la sera ne parlai con Pietro, mio marito, ma lui, come sempre, travolto dagli impegni inderogabili del suo lavoro, per l’ennesima volta mi lasciò a bocca asciutta, con un consueto: “Non posso, credimi, ma se lo desideri ci puoi andare da sola o con qualche tua amica…”, così determinai un qualcosa che in cuor mio avevo già deciso.

Con l’agenzia avevo organizzato il viaggio e la vacanza nei più minuti dettagli, così  quando arrivai a Jakarta, la capitale dell’Indonesia, impiegai un altro giorno per giungere ad una piccola isola dell’arcipelago indonesiano.
All’orizzonte s’intravedeva la linea bianca della spiaggia, le colline fitte di alberi. Le case erano di tek e paglia, con tetti dalle tegole rosse, lo stesso rosso della terra.
Vicino al mare c’erano dei bungalow, con stanze ariose, porte e finestre che si aprivano su verande ombrose. 
Venti giorni tutti per me! 
La notte dormivo al suono delle onde e al mattino mi immergevo in acque limpide e trasparenti come l’aria.

Non riuscivo a cancellare la distanza dai sentimenti che provavo per mio marito, volevo sentire la sua voce e le sue mani, ma poi pesante mi cadeva addosso la consapevolezza che anche a casa, seppur presente, lui non c’era. Mi aveva lasciata da sola, per anni ed io mi ero persa.

Adoravo fare piccole immersioni, mi piaceva rimanere sospesa in quel silenzio azzurro, io e il mare abbracciati e vivi più che mai. 
La  sera mangiavo pesce alla griglia, con gli altri ospiti del villaggio e bevevo vino ambrato in un grande calice.  Si festeggiava, mentre il tramonto incendiava d’oro e di rosso il mondo.
Gli animatori accendevano i fuochi nelle noci di cocco, ballavano e cantavano, la serenità ci avvolgeva con un manto di tranquillità.

Mi tornarono alla mente i primi anni di matrimonio, quel forte legame che ci univa,  eppure io bruna con gli occhi marroni e lui biondo con gli occhi azzurri, una strana  e perfetta coppia di opposti.

John, un animatore inglese, mi prese per il braccio e mi invitò a ballare. Il mio inglese scolastico ed arrugginito, era alquanto scadente, ma lui riuscì comunque a strapparmi un sorriso. John conosceva un po’ d’italiano e così tra un ballo e un altro, ci siamo divertiti inciampando su concetti che riuscivamo comunque a condividere.
La mattina successiva lo trovai davanti alla porta del mio alloggio con un cioccolatino in mano e un fiore d’azalea fra le labbra.
Una piacevole sorpresa che mi turbò. La notte avevo dormito male, il pensiero tornava a lui, alle sue robuste braccia, al verde dei suoi occhi, ai folti capelli castani, lunghi fin sopra le spalle.
Sicuramente doveva essere più giovane di me ed io a confronto, con addosso la bellezza di 35 anni suonati,   mi sentivo un po’ vecchia.
Mi prese per mano e ci avviammo verso la foresta, lasciando il villaggio alle nostre spalle, ad ovest la scogliera, una roccia ruvida ed aspra che scivolava via sotto l’acqua limpida.
Attraversammo il bosco, tra il fogliame lussureggiante, palme, piante di cocco e di mango, fino a giungere ad una strada che si apriva su un villaggio. Mi condusse ad un edificio dalla struttura molto semplice, vicino alla porta c’era un ibisco e altri fiori tropicali che lasciavano nell’aria una fragranza densa e pesante nella calura del giorno. 
All’interno c’erano persone che leggevano, altre che chiacchieravano. Ci siamo seduti su una panca e abbiamo fatto colazione con caffé, frutta  e fette di pane. 
Questo giovane uomo che mi stava seduto di fronte, che parlava sorridendo, era un perfetto estraneo, eppure il suo sguardo mi catturava, aleggiava in me una strana sensazione, mi sembrava di conoscerlo da sempre. 
Volevo vivere la mia vacanza in libertà, senza regole, sconfiggere almeno per una volta, quelle imposte da mio marito, dalle mie prigioni, dagli isolamenti dei molteplici silenzi che Pietro non aveva mai ascoltato.

John  parlava di musica e poesia, aveva la freschezza frizzante di chi si aspetta molto dalla vita, mentre io mi sentivo l’anima racchiusa in una cantina ammuffita. 
La lampada delle mie disillusioni aveva accecato ogni parvenza di sogno.
Ci siamo alzati e dopo aver passeggiato un po’, ci  siamo seduti su una panchina che s’apriva all’immensità dell’oceano.
Il sole era alto e l’aria era piena di suoni che non conoscevo, versi d’uccelli, ronzii d’insetti e movimenti di animali impercettibili. 
Intorno a noi conchiglie frantumante risplendevano di microscopici arcobaleni.
Lui parlava di come amava questo posto, della sua passione per il mare. 

Ebbi una sensazione di struggimento, per quello che mi stavo avvicinando a comprendere, uno struggimento per l’attimo sfuggente e bellissimo che stavo assaporando e che avrei dovuto lasciare:
momenti di condivisione, mentre io e Pietro la sera stavamo seduti sul divano quasi senza parlare, sprofondati nelle nostre vite staccate. 
Io e John in quel momento stavamo contemplando la perfezione della natura e per un attimo sfiorai con un dito la felicità. 
Adoravo la sua voce, il modo in cui pronunciava Teresa, il mio nome.
Camminavamo silenziosi mano nella mano mentre un’inquietudine mi turbava.

I riti della vacanza s’alternavano a momenti di riposo assoluto, d’immersioni e d’esplorazioni frequenti.
Spesso andavo sul bordo della scogliera a guardare l’acqua, con quel vento caldo nei capelli, l’abisso del mare era ad un passo dall’abisso che mi squarciava il cuore.
Il fatto di non incontrare John  era voluto. 
Si erano spente le speranze taciute a me stessa. Quando mi addormentavo sognavo le onde del mare che s’infrangevano l’una su l’altra sulla battigia.
Ogni tanto lo intravedevo mentre correva sulla spiaggia con un gruppo di persone che ridevano a crepapelle e lui di sottecchi mi faceva l’occhiolino.
L’ultima sera abbiamo bevuto birra attorno al falò, ero un po’ brilla, John era alla seconda, qualcuno propose di fare un bagno.
Tra le risate e l’allegria un po’ smorzata da una sottile tristezza per la partenza imminente, senza pensarci sopra, m’incamminai verso la riva e lui era al mio fianco.


Nell’acqua le sue mani sfiorarono i miei fianchi e avvicinò il suo corpo al mio.
Le nostre mani si toccarono. Affondò le labbra sul mio collo e la passione mi travolse. 
Nuotammo per raggiungere una spiaggia nascosta in un’insenatura isolata, ci togliemmo i costumi.
Sulla spiaggia, a metà tra il mare e la sabbia, ci siamo uniti, con l’acqua che sfuggiva da sotto le nostre schiene. La luce delle stelle fluiva sopra la nostra pelle, sopra le mie gambe, sulla sua fronte, sulle nostre labbra. Restammo abbracciati così, a lungo, con i nostri corpi a contatto. 
Non sapevo cosa aspettarmi, ma speravo che mi dicesse di rimanere, di tagliare col resto del mondo.
Quando si mise a sedere mi disse: “Finita la stagione torno in Ighilterra”, mi baciò nuovamente e mi accarezzò il viso “Teresa sei bellissima…”.
Poi rimase solo il rumore delle onde.
Restai con il buio, sperando di diventare invisibile, di confondermi nell’oscurità.
Il senso confuso di perdita mi si parò davanti come un abisso.
L’oscurità abbracciava cielo e mare, pesante come un macigno, occultando la stanza segreta dei miei desideri. Il vento calmo di quella notte mi accarezzò i capelli.
Tornai al bungalow, le valigie erano già pronte.
Pensai a Pietro, al mio rientro e al punto di non ritorno che mi aveva squarciato l’anima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto di non ritorno</p>
<p>La luce cadeva di traverso dalle fronde degli alberi, poi si diffondeva, riflettendosi sull’acqua del mare, così azzurro, così verde, come una gemma liquida preziosa.<br />
Ero appena arrivata al villaggio turistico, ancora assopito, nel cuore di una lunga spiaggia bianca, in prossimità della giungla e delle montagne.<br />
Ero approdata ad un luogo remoto,  sola come sempre,  alla ricerca di quell’altra me stessa che avevo perso di vista da un po’ di tempo, da quando per l’ennesima volta la vita e i suoi eventi mi avevano fanno sprofondare in uno stato di apatia urbana e piatta, fredda con addosso tutta l’umidità di un inverno che dura troppo a lungo, che ti entra nelle ossa e non riesci più a mandare via .<br />
Ero arrivata ad un punto di non ritorno, era giunto il momento della fine o della svolta , ma né io, né mio marito sapevamo ancora dirlo.</p>
<p>Un giorno, durante la pausa pranzo, avevo visto un’offerta sensazionale in un’agenzia di viaggi, lunghe spiagge e mari profondi, sole su tutta la pelle.<br />
Al rientro la sera ne parlai con Pietro, mio marito, ma lui, come sempre, travolto dagli impegni inderogabili del suo lavoro, per l’ennesima volta mi lasciò a bocca asciutta, con un consueto: “Non posso, credimi, ma se lo desideri ci puoi andare da sola o con qualche tua amica…”, così determinai un qualcosa che in cuor mio avevo già deciso.</p>
<p>Con l’agenzia avevo organizzato il viaggio e la vacanza nei più minuti dettagli, così  quando arrivai a Jakarta, la capitale dell’Indonesia, impiegai un altro giorno per giungere ad una piccola isola dell’arcipelago indonesiano.<br />
All’orizzonte s’intravedeva la linea bianca della spiaggia, le colline fitte di alberi. Le case erano di tek e paglia, con tetti dalle tegole rosse, lo stesso rosso della terra.<br />
Vicino al mare c’erano dei bungalow, con stanze ariose, porte e finestre che si aprivano su verande ombrose.<br />
Venti giorni tutti per me!<br />
La notte dormivo al suono delle onde e al mattino mi immergevo in acque limpide e trasparenti come l’aria.</p>
<p>Non riuscivo a cancellare la distanza dai sentimenti che provavo per mio marito, volevo sentire la sua voce e le sue mani, ma poi pesante mi cadeva addosso la consapevolezza che anche a casa, seppur presente, lui non c’era. Mi aveva lasciata da sola, per anni ed io mi ero persa.</p>
<p>Adoravo fare piccole immersioni, mi piaceva rimanere sospesa in quel silenzio azzurro, io e il mare abbracciati e vivi più che mai.<br />
La  sera mangiavo pesce alla griglia, con gli altri ospiti del villaggio e bevevo vino ambrato in un grande calice.  Si festeggiava, mentre il tramonto incendiava d’oro e di rosso il mondo.<br />
Gli animatori accendevano i fuochi nelle noci di cocco, ballavano e cantavano, la serenità ci avvolgeva con un manto di tranquillità.</p>
<p>Mi tornarono alla mente i primi anni di matrimonio, quel forte legame che ci univa,  eppure io bruna con gli occhi marroni e lui biondo con gli occhi azzurri, una strana  e perfetta coppia di opposti.</p>
<p>John, un animatore inglese, mi prese per il braccio e mi invitò a ballare. Il mio inglese scolastico ed arrugginito, era alquanto scadente, ma lui riuscì comunque a strapparmi un sorriso. John conosceva un po’ d’italiano e così tra un ballo e un altro, ci siamo divertiti inciampando su concetti che riuscivamo comunque a condividere.<br />
La mattina successiva lo trovai davanti alla porta del mio alloggio con un cioccolatino in mano e un fiore d’azalea fra le labbra.<br />
Una piacevole sorpresa che mi turbò. La notte avevo dormito male, il pensiero tornava a lui, alle sue robuste braccia, al verde dei suoi occhi, ai folti capelli castani, lunghi fin sopra le spalle.<br />
Sicuramente doveva essere più giovane di me ed io a confronto, con addosso la bellezza di 35 anni suonati,   mi sentivo un po’ vecchia.<br />
Mi prese per mano e ci avviammo verso la foresta, lasciando il villaggio alle nostre spalle, ad ovest la scogliera, una roccia ruvida ed aspra che scivolava via sotto l’acqua limpida.<br />
Attraversammo il bosco, tra il fogliame lussureggiante, palme, piante di cocco e di mango, fino a giungere ad una strada che si apriva su un villaggio. Mi condusse ad un edificio dalla struttura molto semplice, vicino alla porta c’era un ibisco e altri fiori tropicali che lasciavano nell’aria una fragranza densa e pesante nella calura del giorno.<br />
All’interno c’erano persone che leggevano, altre che chiacchieravano. Ci siamo seduti su una panca e abbiamo fatto colazione con caffé, frutta  e fette di pane.<br />
Questo giovane uomo che mi stava seduto di fronte, che parlava sorridendo, era un perfetto estraneo, eppure il suo sguardo mi catturava, aleggiava in me una strana sensazione, mi sembrava di conoscerlo da sempre.<br />
Volevo vivere la mia vacanza in libertà, senza regole, sconfiggere almeno per una volta, quelle imposte da mio marito, dalle mie prigioni, dagli isolamenti dei molteplici silenzi che Pietro non aveva mai ascoltato.</p>
<p>John  parlava di musica e poesia, aveva la freschezza frizzante di chi si aspetta molto dalla vita, mentre io mi sentivo l’anima racchiusa in una cantina ammuffita.<br />
La lampada delle mie disillusioni aveva accecato ogni parvenza di sogno.<br />
Ci siamo alzati e dopo aver passeggiato un po’, ci  siamo seduti su una panchina che s’apriva all’immensità dell’oceano.<br />
Il sole era alto e l’aria era piena di suoni che non conoscevo, versi d’uccelli, ronzii d’insetti e movimenti di animali impercettibili.<br />
Intorno a noi conchiglie frantumante risplendevano di microscopici arcobaleni.<br />
Lui parlava di come amava questo posto, della sua passione per il mare. </p>
<p>Ebbi una sensazione di struggimento, per quello che mi stavo avvicinando a comprendere, uno struggimento per l’attimo sfuggente e bellissimo che stavo assaporando e che avrei dovuto lasciare:<br />
momenti di condivisione, mentre io e Pietro la sera stavamo seduti sul divano quasi senza parlare, sprofondati nelle nostre vite staccate.<br />
Io e John in quel momento stavamo contemplando la perfezione della natura e per un attimo sfiorai con un dito la felicità.<br />
Adoravo la sua voce, il modo in cui pronunciava Teresa, il mio nome.<br />
Camminavamo silenziosi mano nella mano mentre un’inquietudine mi turbava.</p>
<p>I riti della vacanza s’alternavano a momenti di riposo assoluto, d’immersioni e d’esplorazioni frequenti.<br />
Spesso andavo sul bordo della scogliera a guardare l’acqua, con quel vento caldo nei capelli, l’abisso del mare era ad un passo dall’abisso che mi squarciava il cuore.<br />
Il fatto di non incontrare John  era voluto.<br />
Si erano spente le speranze taciute a me stessa. Quando mi addormentavo sognavo le onde del mare che s’infrangevano l’una su l’altra sulla battigia.<br />
Ogni tanto lo intravedevo mentre correva sulla spiaggia con un gruppo di persone che ridevano a crepapelle e lui di sottecchi mi faceva l’occhiolino.<br />
L’ultima sera abbiamo bevuto birra attorno al falò, ero un po’ brilla, John era alla seconda, qualcuno propose di fare un bagno.<br />
Tra le risate e l’allegria un po’ smorzata da una sottile tristezza per la partenza imminente, senza pensarci sopra, m’incamminai verso la riva e lui era al mio fianco.</p>
<p>Nell’acqua le sue mani sfiorarono i miei fianchi e avvicinò il suo corpo al mio.<br />
Le nostre mani si toccarono. Affondò le labbra sul mio collo e la passione mi travolse.<br />
Nuotammo per raggiungere una spiaggia nascosta in un’insenatura isolata, ci togliemmo i costumi.<br />
Sulla spiaggia, a metà tra il mare e la sabbia, ci siamo uniti, con l’acqua che sfuggiva da sotto le nostre schiene. La luce delle stelle fluiva sopra la nostra pelle, sopra le mie gambe, sulla sua fronte, sulle nostre labbra. Restammo abbracciati così, a lungo, con i nostri corpi a contatto.<br />
Non sapevo cosa aspettarmi, ma speravo che mi dicesse di rimanere, di tagliare col resto del mondo.<br />
Quando si mise a sedere mi disse: “Finita la stagione torno in Ighilterra”, mi baciò nuovamente e mi accarezzò il viso “Teresa sei bellissima…”.<br />
Poi rimase solo il rumore delle onde.<br />
Restai con il buio, sperando di diventare invisibile, di confondermi nell’oscurità.<br />
Il senso confuso di perdita mi si parò davanti come un abisso.<br />
L’oscurità abbracciava cielo e mare, pesante come un macigno, occultando la stanza segreta dei miei desideri. Il vento calmo di quella notte mi accarezzò i capelli.<br />
Tornai al bungalow, le valigie erano già pronte.<br />
Pensai a Pietro, al mio rientro e al punto di non ritorno che mi aveva squarciato l’anima.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: daniele gangemi</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25159</link>
		<dc:creator>daniele gangemi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 10:13:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-25159</guid>
		<description>DUBBI
Chissà se un giorno
troverò di nuovo 
il coraggio
di dar voce alle melodie
del mio cuore.
La mia lira
simile a quella  che vinse l’Ade
un tempo vibrava 
lucente
Ora giace sul mio comodino
impolverata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DUBBI<br />
Chissà se un giorno<br />
troverò di nuovo<br />
il coraggio<br />
di dar voce alle melodie<br />
del mio cuore.<br />
La mia lira<br />
simile a quella  che vinse l’Ade<br />
un tempo vibrava<br />
lucente<br />
Ora giace sul mio comodino<br />
impolverata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: daniele gangemi</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25158</link>
		<dc:creator>daniele gangemi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 10:11:45 +0000</pubDate>
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		<description>L’AMORE
L’inesprimibilità ai molti
del supremo sentimento umano
si fa comunque 
Sudore 
Battito 
Gelo   
Dalle labbra serrate a morsa
nessuna parola 
E improvvisamente 
la ragione 
cede il passo
al cuore
 folle
 per la vittoria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’AMORE<br />
L’inesprimibilità ai molti<br />
del supremo sentimento umano<br />
si fa comunque<br />
Sudore<br />
Battito<br />
Gelo<br />
Dalle labbra serrate a morsa<br />
nessuna parola<br />
E improvvisamente<br />
la ragione<br />
cede il passo<br />
al cuore<br />
 folle<br />
 per la vittoria.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: daniele gangemi</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25157</link>
		<dc:creator>daniele gangemi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 10:08:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-25157</guid>
		<description>IN RICORDO DELL’AMOR
Mi cingesti d’amor vitreo  e vipereo.
Ti vestivi inutilmente d’erculea forza
ciecamente inebriato
mi prostravo ai tuoi piedi
 come condannato  in limine.             
Ora rimembro con precisione:
al principio ti avvicinasti 
maestosa puledra solitaria 
in cerca di domatore.
Volteggiasti con inganno nell’erme praterie 
del mio cuore inerme.
Presto tramutasti in boa che avvinghia 
pallida preda
incosciente del funereo destino.
Ti sussurrai Amor
tu ricambiasti stringendo la morsa. 
L’inganno fu durevole:
paonazzo
gonfio per lo sforzo
con rossi occhi rigati come fulmini nel ciel sereno
mi svincolai inutilmente.
Il sopraggiungere di passi ti fece distogliere 
per un attimo
la presa.
E finalmente potei riabbracciare la Vita
soave, unica, estranea.
Ora che il Tempo mi è amico
  tocco senza timore
  le ferite  indelebili
  non più dolenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IN RICORDO DELL’AMOR<br />
Mi cingesti d’amor vitreo  e vipereo.<br />
Ti vestivi inutilmente d’erculea forza<br />
ciecamente inebriato<br />
mi prostravo ai tuoi piedi<br />
 come condannato  in limine.<br />
Ora rimembro con precisione:<br />
al principio ti avvicinasti<br />
maestosa puledra solitaria<br />
in cerca di domatore.<br />
Volteggiasti con inganno nell’erme praterie<br />
del mio cuore inerme.<br />
Presto tramutasti in boa che avvinghia<br />
pallida preda<br />
incosciente del funereo destino.<br />
Ti sussurrai Amor<br />
tu ricambiasti stringendo la morsa.<br />
L’inganno fu durevole:<br />
paonazzo<br />
gonfio per lo sforzo<br />
con rossi occhi rigati come fulmini nel ciel sereno<br />
mi svincolai inutilmente.<br />
Il sopraggiungere di passi ti fece distogliere<br />
per un attimo<br />
la presa.<br />
E finalmente potei riabbracciare la Vita<br />
soave, unica, estranea.<br />
Ora che il Tempo mi è amico<br />
  tocco senza timore<br />
  le ferite  indelebili<br />
  non più dolenti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marina Maria Iosè Riotto</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25146</link>
		<dc:creator>Marina Maria Iosè Riotto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 16:05:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-25146</guid>
		<description>@Elisabetta Errani Emaldi, 
Sublime poesia Elisabetta! Elegante lirica  profumata d&#039;inebrianti profumi d&#039;oriente, figure velate dal mistero di terre lontane, amori che sollevano il velo di una sensualità nascosta.
Marina Maria Iosè Riotto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Elisabetta Errani Emaldi,<br />
Sublime poesia Elisabetta! Elegante lirica  profumata d&#8217;inebrianti profumi d&#8217;oriente, figure velate dal mistero di terre lontane, amori che sollevano il velo di una sensualità nascosta.<br />
Marina Maria Iosè Riotto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marina Maria Iosè</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-25143</link>
		<dc:creator>Marina Maria Iosè</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 15:59:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-25143</guid>
		<description>NELLA  GRANDE LUCE DEL PERDONO


Un salto nel buio, 
 mi manca il coraggio di volare,
il coraggio di dimenticare,
il coraggio d’amare.
Non voglio!
Non posso!
Resisto.
Eppure basterebbe un attimo
ed in quell’attimo, l’oblio di una vita.
All’improvviso, 
però,
apro le ali,
le mie,
le più grandi!
Fresche rugiade sconosciute,
impalpabili essenze d’amore
ricoprono il mio corpo completamente nudo
e, solo adesso,
incredibilmente leggero…
Volo!
Volo in una dimensione senza tempo, né spazio.
Volo sui ricordi più bui.
Volo sui pregiudizi.
Volo sulla paura d’amarti.
Volo!
E dolcemente approdo in un abbraccio di luce.
Non ricordo più nulla e non vedo più nulla
all&#039;infuori  del tuo viso stagliato 
nella grande  luce del perdono.

Marina Maria Iosè Riotto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>NELLA  GRANDE LUCE DEL PERDONO</p>
<p>Un salto nel buio,<br />
 mi manca il coraggio di volare,<br />
il coraggio di dimenticare,<br />
il coraggio d’amare.<br />
Non voglio!<br />
Non posso!<br />
Resisto.<br />
Eppure basterebbe un attimo<br />
ed in quell’attimo, l’oblio di una vita.<br />
All’improvviso,<br />
però,<br />
apro le ali,<br />
le mie,<br />
le più grandi!<br />
Fresche rugiade sconosciute,<br />
impalpabili essenze d’amore<br />
ricoprono il mio corpo completamente nudo<br />
e, solo adesso,<br />
incredibilmente leggero…<br />
Volo!<br />
Volo in una dimensione senza tempo, né spazio.<br />
Volo sui ricordi più bui.<br />
Volo sui pregiudizi.<br />
Volo sulla paura d’amarti.<br />
Volo!<br />
E dolcemente approdo in un abbraccio di luce.<br />
Non ricordo più nulla e non vedo più nulla<br />
all&#8217;infuori  del tuo viso stagliato<br />
nella grande  luce del perdono.</p>
<p>Marina Maria Iosè Riotto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pina Veroli (Py)</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24923</link>
		<dc:creator>Pina Veroli (Py)</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 18:47:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24923</guid>
		<description>Sarai un uomo
che ha tanto lottato
sarai un bambino
finalmente cresciuto
sarai tu il sogno
e la tua realtà
sarai tu la vita
sarai, si sarai...

(per poesia e musica)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarai un uomo<br />
che ha tanto lottato<br />
sarai un bambino<br />
finalmente cresciuto<br />
sarai tu il sogno<br />
e la tua realtà<br />
sarai tu la vita<br />
sarai, si sarai&#8230;</p>
<p>(per poesia e musica)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24835</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 11:54:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24835</guid>
		<description>* Io sono *

Per molti non sono nessuno 
anzi 
sono uno dei tanti
Racconto la vita
quella mia
quella che ogni giorno trascorro
spiego di getto
d&#039;istinto posto in versi
non rime baciate ne rime degne di poeti ben più autorevoli
Sono uno de tanti
così però mi piaccio
e così ad alcuni trasmetto le emozioni mie
Sono uno dei tanti
non un numero uno 
e nemmeno un numero due
sono uno dei tanti
Vivo e comunico a volte in versi a volte in scritti 
ma sempre e solo emozioni vissute
tristi e meno tristri
Sono uno dei tanti 
che si mescola a gioie  e dolori
amori e tradimenti
passioni e pentimenti
e allora racconto
e racconto  il vero
il vero mio 
Vivo tra tanti
e sono uno dei tanti...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>* Io sono *</p>
<p>Per molti non sono nessuno<br />
anzi<br />
sono uno dei tanti<br />
Racconto la vita<br />
quella mia<br />
quella che ogni giorno trascorro<br />
spiego di getto<br />
d&#8217;istinto posto in versi<br />
non rime baciate ne rime degne di poeti ben più autorevoli<br />
Sono uno de tanti<br />
così però mi piaccio<br />
e così ad alcuni trasmetto le emozioni mie<br />
Sono uno dei tanti<br />
non un numero uno<br />
e nemmeno un numero due<br />
sono uno dei tanti<br />
Vivo e comunico a volte in versi a volte in scritti<br />
ma sempre e solo emozioni vissute<br />
tristi e meno tristri<br />
Sono uno dei tanti<br />
che si mescola a gioie  e dolori<br />
amori e tradimenti<br />
passioni e pentimenti<br />
e allora racconto<br />
e racconto  il vero<br />
il vero mio<br />
Vivo tra tanti<br />
e sono uno dei tanti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: riccardo</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24741</link>
		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 18:55:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24741</guid>
		<description>RICORDI TRA IL VERO E IL FANTASTICO DELLA MIA GIOVENTU&#039;

Una delle cose più appaganti per me è camminare nei boschi . Ricordo quando ero ragazzo le storie che mi   raccontava la  Nonna , di cosa fosse un bosco al tempo dei Nonni dei suoi Nonni  ,quanta illusione e fantasia, una Nonna poteva creare raccontando dell’effetto che  il sole poteva emanare sposandosi con il buio degli alberi. 
Non mi è mai capitato di vedere un elfo, ne una fata ne altro spiritello del bosco,tuttavia, la mia Nonna mi diceva di guardarmi dalle streghe cattive ,mentre attraversavo quei boschi che 
per noi ragazzi ,erano la nostra principale fonte di gioco.
Le streghe per noi era rappresentate da una coppia di persone ,del mio paese, non ho mai saputo il grado di parentele , chi diceva fossero marito e moglie, chi due fratelli, fatto sta che per noi erano la rappresentazione della strega e del diavolo nella nostra immaginazione in quella casupola sulla strada che dalla valle del mulino porta al paese di fronte ,succedevano cose terribili, e noi quando di ritornavamo dai giochi, davanti alla casa correvamo, e alle volte la paura era tanta che ci faceva sentire urla, e risate che facevano venire i brividi, come se in quella casa  si facessero festeggiamenti abominevoli lontano dagli occhi dei profani, e certe sere guardando dalla finestra della mia camera mi sembrava di vedere dei roghi sicuramente erano sterpaglie che bruciavano , ma per la mia immaginazione di bambino potevano essere 
chissà cosa magari anche riti malefici o chissà cosa altro peggio.
Noi  davamo  molto credito alle superstizioni della  gente del paese, che mai dalla nascita si era 
allontanata da questi posti, eppure  fu in quei boschi intrisi di credenze che avrei passato la mia gioventù senza allontanarmene. 
Inutile dire che nell&#039;attraversare il bosco non mi sentivo solo, ma questo era piuttosto normale, quando l&#039;unica fonte di luce erano i raggi del sole che le foglie lasciavano filtrare, tutto il resto può essere intravisto solo con gli occhi dell&#039;immaginazione, voglio raccontare una storia che mi e capitata in quei boschi, diciamo un poco inventata ma nelle parti più importanti vera.
Attorno a me vi era solo il rumore di un leggero venticello che cantava tra gli alberi e a due passi di distanza c’era il fiume  a sbarrarmi il cammino, il passaggio era un piccolissimo sbarramento che serviva per deviare l’acqua del fiume nella roggia che portava l’acqua per fare funzionare il mulino e la segheria. 
Quando l&#039;ebbi attraversato la luce del  Sole appariva più intensa, tanto da illuminare quel tratto di bosco come lo sarebbe un parco pubblico nel ventunesimo secolo, e la cosa più strana erano i giochi di luci ed ombre che mai si fermavano, ma continuavano a inseguirsi tra gli alberi fitti. 
Improvvisamente sobbalzai nel sentire voci ambigue e d&#039;istinto mi nascosi dietro il fogliame fitto. Poco più in là scorsi chiaramente le figure della copia che abitava nella casina della streghe , che trascinavano il cadavere di un uomo con il volto completamente irriconoscibile. All’inizio pensai ai che due briganti, astuti assaltatori dei boschi e delle strade di campagna, però ripensandoci bene da noi non si era mai sentito di gente assalita da briganti ,e banditi, queste cose succedevano solo nei nostri giochi di bambini , la prima cosa che notai era il volto dell’uomo,  rude e invecchiato, provato da una vita faticosa, i capelli sembravano ormai i peli arruffati di un cane randagio, e le vesti sembravano quelle di un poveretto, un 
contadino  probabilmente. La  donna mostrava anch&#039;ella povertà nella presenza ma al contrario era giovanissima, una fanciulla che nessuna mano aveva ancora deturpato e il  cui corpo comincia appena a prendere le forme di una giovinetta, Poi all’improvviso dal bosco apparve una terza persona, che doveva essere la madre, era agghindata in un manto azzurro ricamato finemente che solo  una  donna  ricca poteva concedersi.
 Quest&#039;ultima scoprì il suo viso calando il cappuccio celeste, mostrando così un volto inondato dai raggi del sole, i capelli erano di tenebra e gli occhi di un azzurro cielo  profondo e intenso, costei nella sua immensa bellezza sembrava portare nei tratti della sua persona le caratteristiche stesse di quegli strani boschi, l&#039;ombra nera dei suoi capelli giocava insieme al candore della pelle, gli occhi erano vivaci sebbene velati di tristezza, proprio come il fiume che in quel momento pensai essere un limite tra due mondi. 
Fu, infatti, soltanto guardando quella figura surreale avvolta nella veste azzurra che cominciai a pensare di essermi imbattuto davvero nelle streghe o nelle fate ,che tante volte mi aveva raccontate la Nonna .
Che il tuo corpo inondi la terra rendendola fertile e viva, disse la donna con voce solenne mentre posava a terra quella figura senza volto che avevano trasportato fino li,cosi dicendo mentre faceva questo rituale  accese il fuoco, li capii che era un fantoccio di paglia, non un cadavere di un uomo, poi la donna riprese a parlare dicendo:che le tue ceneri possano benedire la terra e darci un raccolto abbondante quest’anno,in quel momento realizzai che non c’era proprio niente di malefico in quelle persone, ma stavano facendo un rito propiziatorio per la stagione del raccolto.
Qualcosa di misterioso accadde in seguito a queste parole, e non nel modo in cui le cose accadono normalmente, era qualcosa che potevi avvertire solo sulla tua pelle.
Poco dopo la donna bellissima ordinò che il pupazzo  bruciato e sottoposto ai riti propiziatori fosse 
gettato nel fiume, l’uomo e la ragazza si affrettarono a lasciare la bella signora, la più giovane poco prima di andar via le si avvicinò e disse &lt;&gt;, La Donna attraversò il fiume e il candore del Sole scomparve dal suo volto. 
Mi affrettai a seguirla silenziosamente tra gli alberi, nonostante d&#039;altra parte fossi indeciso se continuare a  seguirla o fare ritorno a casa riprendendo  il sentiero.
Il bosco nel frattempo diventava sempre più buio e muoversi nel fogliame senza causar rumore era ormai impresa ardua. Presto la mia impazienza di seguire quella figura  prese il sopravvento, e lo fece attraverso un idea che è azzardato definire brillante, così piombai dinnanzi a quella donna e sfilando un finto il pugnale di legno  le intimai di fermarsi.
La donna urlò ,e aggrappandosi ad un albero chiese spaventata:chi sei cosa vuoi da me?  perché mai mi spaventi così in mezzo al bosco  puntandomi quell&#039;arma addosso?.
Ma il bello che in quella scena tragicomica ,uno spettatore non sarebbe riuscito a capire che era il più impaurito dei due, lei che gridava terrorizzata ,io che ad un certo punto ho iniziato a correre verso casa e ancora oggi non ricordo come feci ad attraversare il fiume .
Da quella volta mi sono tenuto alla larga da quel bosco , e per recarmi a pescare dall’altra parte del fiume facevo un giro lunghissimo, tanta era la paura, ma non di quelle persone che avevo ormai capito anche se  un pochino strane erano persone come me, ma della magra figura che avevo fatto spaventando a morte quella signora.
Poi un giorno avevo ormai sedici anni ,ad un torneo di calcio mi innamorai di una bellissima ragazza di nome Maria Rosa, una sera  mi chiese di accompagnarla a casa perche essendo ormai calata la notte aveva paura, mentre scendevamo la lunga scalinata che dal paese di fronte al mio portava alla casa della ragazza, mi spiegava una strana storia che era capitata alla madre,tanti anni prima, era capitato che lei la Mamma  e il suo Babbo si erano recati nel bosco per celebrare uno strano rito che facevano tutti gli anni.
Per propiziare il raccolto,loro compivano un rito che hai suoi occhi di bambina sembrava magico, ma era legato al tipo di concimazione che faceva il padre.
Poiché nel bosco il padre sotterrava dei corni di bue pieni di un particolare concime, era usanza loro di recarsi , alla fine dell’Inverno nel bosco , per dissotterrare questi corni, e siccome il bosco era molto buio e a volte il terreno era ancora gelato portavano con loro uno spaventapasseri di paglia per riscaldare il terreno nel caso fosse ghiacciato,il tutto facendolo sembrare un rito magico per i suoi giochi di bambina, fu cosi che un giorno dopo aver fatto il rito della raccolta del concime lei e suo padre si incamminavano  verso casa,e la madre si stava dirigendo verso il paese per fare la spesa udirono un grido di terrore  corsero pensando fosse capitato qualche cosa di grave alla madre, una volta raggiunta la donna ancora  terrorizzata , racconto di avere visto apparire uno spirito cattivo del bosco con un coltello in mano, ma 
cosa strana era più impaurito di lei tanto di fuggire a sua volta .
Potete immaginare come mi sentivo io mentre la ragazza mi raccontava quella storia, e ancora di più al momento che arrivammo davanti alla sua abitazione, che ormai avevo capito ,era quella che da ragazzi noi chiamavamo la casa delle streghe.
Ora non è rimasto più niente di quella casa ,Maria Rosa è rimasta nei miei ricordi più belli ,alla voce primo Amore, ma è bello ricordare a distanza di tanti anni ,questi momenti felici e spensierati, che porto nel cuore come una fotografia, questo racconto è nato ,per ricordare che in quei posti una volta abbandonati, all’incuria, oggi si sta creando un parco ,e anche ripristinando una vecchia ferrovia, e spero tanto un giorno possa fare ritorno nella mia valle ,per ricordare passeggiando le avventure tra l’immaginario e il vero vissute nella mia gioventù.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>RICORDI TRA IL VERO E IL FANTASTICO DELLA MIA GIOVENTU&#8217;</p>
<p>Una delle cose più appaganti per me è camminare nei boschi . Ricordo quando ero ragazzo le storie che mi   raccontava la  Nonna , di cosa fosse un bosco al tempo dei Nonni dei suoi Nonni  ,quanta illusione e fantasia, una Nonna poteva creare raccontando dell’effetto che  il sole poteva emanare sposandosi con il buio degli alberi.<br />
Non mi è mai capitato di vedere un elfo, ne una fata ne altro spiritello del bosco,tuttavia, la mia Nonna mi diceva di guardarmi dalle streghe cattive ,mentre attraversavo quei boschi che<br />
per noi ragazzi ,erano la nostra principale fonte di gioco.<br />
Le streghe per noi era rappresentate da una coppia di persone ,del mio paese, non ho mai saputo il grado di parentele , chi diceva fossero marito e moglie, chi due fratelli, fatto sta che per noi erano la rappresentazione della strega e del diavolo nella nostra immaginazione in quella casupola sulla strada che dalla valle del mulino porta al paese di fronte ,succedevano cose terribili, e noi quando di ritornavamo dai giochi, davanti alla casa correvamo, e alle volte la paura era tanta che ci faceva sentire urla, e risate che facevano venire i brividi, come se in quella casa  si facessero festeggiamenti abominevoli lontano dagli occhi dei profani, e certe sere guardando dalla finestra della mia camera mi sembrava di vedere dei roghi sicuramente erano sterpaglie che bruciavano , ma per la mia immaginazione di bambino potevano essere<br />
chissà cosa magari anche riti malefici o chissà cosa altro peggio.<br />
Noi  davamo  molto credito alle superstizioni della  gente del paese, che mai dalla nascita si era<br />
allontanata da questi posti, eppure  fu in quei boschi intrisi di credenze che avrei passato la mia gioventù senza allontanarmene.<br />
Inutile dire che nell&#8217;attraversare il bosco non mi sentivo solo, ma questo era piuttosto normale, quando l&#8217;unica fonte di luce erano i raggi del sole che le foglie lasciavano filtrare, tutto il resto può essere intravisto solo con gli occhi dell&#8217;immaginazione, voglio raccontare una storia che mi e capitata in quei boschi, diciamo un poco inventata ma nelle parti più importanti vera.<br />
Attorno a me vi era solo il rumore di un leggero venticello che cantava tra gli alberi e a due passi di distanza c’era il fiume  a sbarrarmi il cammino, il passaggio era un piccolissimo sbarramento che serviva per deviare l’acqua del fiume nella roggia che portava l’acqua per fare funzionare il mulino e la segheria.<br />
Quando l&#8217;ebbi attraversato la luce del  Sole appariva più intensa, tanto da illuminare quel tratto di bosco come lo sarebbe un parco pubblico nel ventunesimo secolo, e la cosa più strana erano i giochi di luci ed ombre che mai si fermavano, ma continuavano a inseguirsi tra gli alberi fitti.<br />
Improvvisamente sobbalzai nel sentire voci ambigue e d&#8217;istinto mi nascosi dietro il fogliame fitto. Poco più in là scorsi chiaramente le figure della copia che abitava nella casina della streghe , che trascinavano il cadavere di un uomo con il volto completamente irriconoscibile. All’inizio pensai ai che due briganti, astuti assaltatori dei boschi e delle strade di campagna, però ripensandoci bene da noi non si era mai sentito di gente assalita da briganti ,e banditi, queste cose succedevano solo nei nostri giochi di bambini , la prima cosa che notai era il volto dell’uomo,  rude e invecchiato, provato da una vita faticosa, i capelli sembravano ormai i peli arruffati di un cane randagio, e le vesti sembravano quelle di un poveretto, un<br />
contadino  probabilmente. La  donna mostrava anch&#8217;ella povertà nella presenza ma al contrario era giovanissima, una fanciulla che nessuna mano aveva ancora deturpato e il  cui corpo comincia appena a prendere le forme di una giovinetta, Poi all’improvviso dal bosco apparve una terza persona, che doveva essere la madre, era agghindata in un manto azzurro ricamato finemente che solo  una  donna  ricca poteva concedersi.<br />
 Quest&#8217;ultima scoprì il suo viso calando il cappuccio celeste, mostrando così un volto inondato dai raggi del sole, i capelli erano di tenebra e gli occhi di un azzurro cielo  profondo e intenso, costei nella sua immensa bellezza sembrava portare nei tratti della sua persona le caratteristiche stesse di quegli strani boschi, l&#8217;ombra nera dei suoi capelli giocava insieme al candore della pelle, gli occhi erano vivaci sebbene velati di tristezza, proprio come il fiume che in quel momento pensai essere un limite tra due mondi.<br />
Fu, infatti, soltanto guardando quella figura surreale avvolta nella veste azzurra che cominciai a pensare di essermi imbattuto davvero nelle streghe o nelle fate ,che tante volte mi aveva raccontate la Nonna .<br />
Che il tuo corpo inondi la terra rendendola fertile e viva, disse la donna con voce solenne mentre posava a terra quella figura senza volto che avevano trasportato fino li,cosi dicendo mentre faceva questo rituale  accese il fuoco, li capii che era un fantoccio di paglia, non un cadavere di un uomo, poi la donna riprese a parlare dicendo:che le tue ceneri possano benedire la terra e darci un raccolto abbondante quest’anno,in quel momento realizzai che non c’era proprio niente di malefico in quelle persone, ma stavano facendo un rito propiziatorio per la stagione del raccolto.<br />
Qualcosa di misterioso accadde in seguito a queste parole, e non nel modo in cui le cose accadono normalmente, era qualcosa che potevi avvertire solo sulla tua pelle.<br />
Poco dopo la donna bellissima ordinò che il pupazzo  bruciato e sottoposto ai riti propiziatori fosse<br />
gettato nel fiume, l’uomo e la ragazza si affrettarono a lasciare la bella signora, la più giovane poco prima di andar via le si avvicinò e disse &lt;&gt;, La Donna attraversò il fiume e il candore del Sole scomparve dal suo volto.<br />
Mi affrettai a seguirla silenziosamente tra gli alberi, nonostante d&#8217;altra parte fossi indeciso se continuare a  seguirla o fare ritorno a casa riprendendo  il sentiero.<br />
Il bosco nel frattempo diventava sempre più buio e muoversi nel fogliame senza causar rumore era ormai impresa ardua. Presto la mia impazienza di seguire quella figura  prese il sopravvento, e lo fece attraverso un idea che è azzardato definire brillante, così piombai dinnanzi a quella donna e sfilando un finto il pugnale di legno  le intimai di fermarsi.<br />
La donna urlò ,e aggrappandosi ad un albero chiese spaventata:chi sei cosa vuoi da me?  perché mai mi spaventi così in mezzo al bosco  puntandomi quell&#8217;arma addosso?.<br />
Ma il bello che in quella scena tragicomica ,uno spettatore non sarebbe riuscito a capire che era il più impaurito dei due, lei che gridava terrorizzata ,io che ad un certo punto ho iniziato a correre verso casa e ancora oggi non ricordo come feci ad attraversare il fiume .<br />
Da quella volta mi sono tenuto alla larga da quel bosco , e per recarmi a pescare dall’altra parte del fiume facevo un giro lunghissimo, tanta era la paura, ma non di quelle persone che avevo ormai capito anche se  un pochino strane erano persone come me, ma della magra figura che avevo fatto spaventando a morte quella signora.<br />
Poi un giorno avevo ormai sedici anni ,ad un torneo di calcio mi innamorai di una bellissima ragazza di nome Maria Rosa, una sera  mi chiese di accompagnarla a casa perche essendo ormai calata la notte aveva paura, mentre scendevamo la lunga scalinata che dal paese di fronte al mio portava alla casa della ragazza, mi spiegava una strana storia che era capitata alla madre,tanti anni prima, era capitato che lei la Mamma  e il suo Babbo si erano recati nel bosco per celebrare uno strano rito che facevano tutti gli anni.<br />
Per propiziare il raccolto,loro compivano un rito che hai suoi occhi di bambina sembrava magico, ma era legato al tipo di concimazione che faceva il padre.<br />
Poiché nel bosco il padre sotterrava dei corni di bue pieni di un particolare concime, era usanza loro di recarsi , alla fine dell’Inverno nel bosco , per dissotterrare questi corni, e siccome il bosco era molto buio e a volte il terreno era ancora gelato portavano con loro uno spaventapasseri di paglia per riscaldare il terreno nel caso fosse ghiacciato,il tutto facendolo sembrare un rito magico per i suoi giochi di bambina, fu cosi che un giorno dopo aver fatto il rito della raccolta del concime lei e suo padre si incamminavano  verso casa,e la madre si stava dirigendo verso il paese per fare la spesa udirono un grido di terrore  corsero pensando fosse capitato qualche cosa di grave alla madre, una volta raggiunta la donna ancora  terrorizzata , racconto di avere visto apparire uno spirito cattivo del bosco con un coltello in mano, ma<br />
cosa strana era più impaurito di lei tanto di fuggire a sua volta .<br />
Potete immaginare come mi sentivo io mentre la ragazza mi raccontava quella storia, e ancora di più al momento che arrivammo davanti alla sua abitazione, che ormai avevo capito ,era quella che da ragazzi noi chiamavamo la casa delle streghe.<br />
Ora non è rimasto più niente di quella casa ,Maria Rosa è rimasta nei miei ricordi più belli ,alla voce primo Amore, ma è bello ricordare a distanza di tanti anni ,questi momenti felici e spensierati, che porto nel cuore come una fotografia, questo racconto è nato ,per ricordare che in quei posti una volta abbandonati, all’incuria, oggi si sta creando un parco ,e anche ripristinando una vecchia ferrovia, e spero tanto un giorno possa fare ritorno nella mia valle ,per ricordare passeggiando le avventure tra l’immaginario e il vero vissute nella mia gioventù.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Renato Fiorito</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24735</link>
		<dc:creator>Renato Fiorito</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:23:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24735</guid>
		<description>“Non fare del male a Sabrina,” aveva detto la mamma morente “promettimi che non gliene farai.” E lui l’aveva promesso, su Allah, sul suo Dio e sul nostro, che poi sono la stessa cosa, poiché uno solo può essere il Dio dei cieli e della terra. 
“Ti giuro che veglierò su di lei e la proteggerò.”
Così Hassad, che non possedeva altro che il proprio vestito, che non aveva casa, né denaro, né lavoro, che era clandestino e dunque delinquente, secondo un’equiparazione falsa e razzista, fece una promessa che non sapeva come mantenere. Ma si era impegnato, giurando a sé stesso, di raccattare negli angoli delle strade le speranze disperse, per curare le ferite che il mondo aveva inferto a quella povera ragazza, regalandole quel poco che aveva. 
E Sabrina, che aveva visto il padre morire sul lavoro, che era stata cacciata dalla sua casa, che credeva di morire il giorno stesso in cui aveva visto chiudersi gli occhi di sua madre, perché quelli erano i suoi stessi occhi e solo con quelli vedeva, si affidò a quella mano e le sembrò che la vita non fosse più così brutta.
Ora erano al mare. La sabbia era bianca e la luna disegnava losanghe di luce sull’acqua. 
“Com’è il mare?” chiese Sabrina, mentre si sedeva sulla sabbia e piccoli grani freddi le scivolavano tra le mani. “Non è giusto che una persona attraversi questa vita senza sapere cosa sia il mare.”
Hassad cercò lentamente le parole che potessero darle il senso di quell’immensità che le era negata. 
“Il mare non si può dire com’è. Il mare è acqua infinita, ed è di più, è movimento senza fine ed è di più. Il mare ha colori rubati al cielo e lascia specchiare la luna. Il mare è una curva lontana che segna il confine del mondo. Ma il mare è ancora di più, entra dentro, diventa parte di chi lo guarda, è la speranza di partire, è la certezza che la pace è possibile, è il sole che esce dalle onde e dice che, nonostante tutto, nonostante noi, da qualche parte lontana o vicina, Dio esiste.” 
“Hassad come fai a trovare parole così belle? Che gusto ci provi nel farmi commuovere?”
I due giovani stavano sulla spiaggia, tenendosi strette le mani e sentivano i loro corpi toccarsi. Ascoltavano parole che i loro cuori riconoscevano e che non nascondevano altro che la loro felicità.
Nel silenzio, si udì il richiamo di un uccello notturno. 
“Che colore ha il mare, Hassad?” chiese ancora Sabrina.
Hassad vide i riflessi della luna sull’acqua e le disse del colore nero e di quella striscia luminosa che finiva sulla spiaggia, scherzando con le onde. E quella striscia era come un nastro che avvolgeva il mondo e lo rendeva bello, come un regalo di Natale, come un fermacapelli d’argento sulla testa di una donna, come una strada di luce che conduce dove c’è ancora spazio per i sogni.   
“Il mare dev’essere la cosa più grande che ci sia. Come mi piacerebbe, per una volta vederlo anch’io. Dimmi Hassad, cosa si prova di fronte a tanta acqua?“ 
Hassad avrebbe voluto darle i suoi occhi. Avrebbe voluto strapparsi quegli occhi che avevano visto dolore e miseria, sporcizia e crudeltà, che aveva chiusi per la vergogna e l’impotenza di fronte alle miserie della sua gente e regalarglieli, perché potessero riscoprire la bellezza dimenticata e raccontarla al mondo.  
“Sono sporca Hassad, non è assurdo rimanere sporchi con tanta acqua?”.
“Vuoi bagnarti? Puoi farlo se vuoi.”
“Oh dio, se lo vorrei, ma non ho un costume, non ho niente.”
“Non c’è nessuno. Siamo soli, Sabrina, non senti che c’è solo il rumore del mare?”
Allora lei si tolse i vestiti laceri, si tolse tutto e restò nuda nella luna mentre un brivido di felicità le attraversò la schiena.
“Come sono Hassad?”.
“Sei la creatura più bella che la luna abbia mai illuminato.” 
“Ti sei spogliato?” chiese Sabrina.
“No.”
“Allora fallo anche tu!”
Sentì che Hassad si toglieva i vestiti e poi la sua mano sicura che la conduceva verso l’acqua. I loro corpi erano luminosi come quelli degli angeli. Quando sentì il rumore del mare vicino, Sabrina gli lasciò la mano e si mise a correre. Corse verso quel leggero ritmico fruscio, verso l’odore fresco di salsedine, ridendo di felicità. Sentiva Hassad che le correva dietro. Tutta la vita, tutta l’emozione, tutto l’amore confluiva in quell’unico momento. Due corpi bellissimi che corrrevano verso il mare, che si lasciavano bagnare dalle onde, ridendo e inciampando, abbracciandosi e lasciandosi. 
Niente è perduto se così assurda e improvvisa può nascere dal nulla la felicità.

Tratto dal Romanzo &quot;Ombre&quot; di Renato Fiorito Ed. il miolibro in vendita nelle librerie Feltrinelli e nel sito &quot;laFeltrinelli.it&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Non fare del male a Sabrina,” aveva detto la mamma morente “promettimi che non gliene farai.” E lui l’aveva promesso, su Allah, sul suo Dio e sul nostro, che poi sono la stessa cosa, poiché uno solo può essere il Dio dei cieli e della terra.<br />
“Ti giuro che veglierò su di lei e la proteggerò.”<br />
Così Hassad, che non possedeva altro che il proprio vestito, che non aveva casa, né denaro, né lavoro, che era clandestino e dunque delinquente, secondo un’equiparazione falsa e razzista, fece una promessa che non sapeva come mantenere. Ma si era impegnato, giurando a sé stesso, di raccattare negli angoli delle strade le speranze disperse, per curare le ferite che il mondo aveva inferto a quella povera ragazza, regalandole quel poco che aveva.<br />
E Sabrina, che aveva visto il padre morire sul lavoro, che era stata cacciata dalla sua casa, che credeva di morire il giorno stesso in cui aveva visto chiudersi gli occhi di sua madre, perché quelli erano i suoi stessi occhi e solo con quelli vedeva, si affidò a quella mano e le sembrò che la vita non fosse più così brutta.<br />
Ora erano al mare. La sabbia era bianca e la luna disegnava losanghe di luce sull’acqua.<br />
“Com’è il mare?” chiese Sabrina, mentre si sedeva sulla sabbia e piccoli grani freddi le scivolavano tra le mani. “Non è giusto che una persona attraversi questa vita senza sapere cosa sia il mare.”<br />
Hassad cercò lentamente le parole che potessero darle il senso di quell’immensità che le era negata.<br />
“Il mare non si può dire com’è. Il mare è acqua infinita, ed è di più, è movimento senza fine ed è di più. Il mare ha colori rubati al cielo e lascia specchiare la luna. Il mare è una curva lontana che segna il confine del mondo. Ma il mare è ancora di più, entra dentro, diventa parte di chi lo guarda, è la speranza di partire, è la certezza che la pace è possibile, è il sole che esce dalle onde e dice che, nonostante tutto, nonostante noi, da qualche parte lontana o vicina, Dio esiste.”<br />
“Hassad come fai a trovare parole così belle? Che gusto ci provi nel farmi commuovere?”<br />
I due giovani stavano sulla spiaggia, tenendosi strette le mani e sentivano i loro corpi toccarsi. Ascoltavano parole che i loro cuori riconoscevano e che non nascondevano altro che la loro felicità.<br />
Nel silenzio, si udì il richiamo di un uccello notturno.<br />
“Che colore ha il mare, Hassad?” chiese ancora Sabrina.<br />
Hassad vide i riflessi della luna sull’acqua e le disse del colore nero e di quella striscia luminosa che finiva sulla spiaggia, scherzando con le onde. E quella striscia era come un nastro che avvolgeva il mondo e lo rendeva bello, come un regalo di Natale, come un fermacapelli d’argento sulla testa di una donna, come una strada di luce che conduce dove c’è ancora spazio per i sogni.<br />
“Il mare dev’essere la cosa più grande che ci sia. Come mi piacerebbe, per una volta vederlo anch’io. Dimmi Hassad, cosa si prova di fronte a tanta acqua?“<br />
Hassad avrebbe voluto darle i suoi occhi. Avrebbe voluto strapparsi quegli occhi che avevano visto dolore e miseria, sporcizia e crudeltà, che aveva chiusi per la vergogna e l’impotenza di fronte alle miserie della sua gente e regalarglieli, perché potessero riscoprire la bellezza dimenticata e raccontarla al mondo.<br />
“Sono sporca Hassad, non è assurdo rimanere sporchi con tanta acqua?”.<br />
“Vuoi bagnarti? Puoi farlo se vuoi.”<br />
“Oh dio, se lo vorrei, ma non ho un costume, non ho niente.”<br />
“Non c’è nessuno. Siamo soli, Sabrina, non senti che c’è solo il rumore del mare?”<br />
Allora lei si tolse i vestiti laceri, si tolse tutto e restò nuda nella luna mentre un brivido di felicità le attraversò la schiena.<br />
“Come sono Hassad?”.<br />
“Sei la creatura più bella che la luna abbia mai illuminato.”<br />
“Ti sei spogliato?” chiese Sabrina.<br />
“No.”<br />
“Allora fallo anche tu!”<br />
Sentì che Hassad si toglieva i vestiti e poi la sua mano sicura che la conduceva verso l’acqua. I loro corpi erano luminosi come quelli degli angeli. Quando sentì il rumore del mare vicino, Sabrina gli lasciò la mano e si mise a correre. Corse verso quel leggero ritmico fruscio, verso l’odore fresco di salsedine, ridendo di felicità. Sentiva Hassad che le correva dietro. Tutta la vita, tutta l’emozione, tutto l’amore confluiva in quell’unico momento. Due corpi bellissimi che corrrevano verso il mare, che si lasciavano bagnare dalle onde, ridendo e inciampando, abbracciandosi e lasciandosi.<br />
Niente è perduto se così assurda e improvvisa può nascere dal nulla la felicità.</p>
<p>Tratto dal Romanzo &#8220;Ombre&#8221; di Renato Fiorito Ed. il miolibro in vendita nelle librerie Feltrinelli e nel sito &#8220;laFeltrinelli.it&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Renato Fiorito</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24664</link>
		<dc:creator>Renato Fiorito</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 07:01:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24664</guid>
		<description>Regalami una poesia


Regalami una poesia 
Mary
perché il buio 
abbia parole amiche 
e non ci sia bisogno della luna
per ingannare il cuore.

Regalami frasi nuove 
Mary
che annuncino altre stagioni
portate dal maestrale
col polline dei fiori
e i profumi dei monti
per diventare carezze.

Regalami una canzone,
Mary,
che sia canto di allodole 
e tunica bianca
a rivestire i monti 
sicchè io sappia finalmente 
appartenerle
e appartenerti.

Regalami parole dolci
Mary
che abbiano lunghe braccia
e dita sottili
che accarezzino lievi 
il  mio dolore
con unguenti d’oriente.

Regalami una poesia
Mary
fatta di labbra rosse
e bianchissima pelle
e fluenti capelli  
in cui stanotte
affondare il viso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Regalami una poesia</p>
<p>Regalami una poesia<br />
Mary<br />
perché il buio<br />
abbia parole amiche<br />
e non ci sia bisogno della luna<br />
per ingannare il cuore.</p>
<p>Regalami frasi nuove<br />
Mary<br />
che annuncino altre stagioni<br />
portate dal maestrale<br />
col polline dei fiori<br />
e i profumi dei monti<br />
per diventare carezze.</p>
<p>Regalami una canzone,<br />
Mary,<br />
che sia canto di allodole<br />
e tunica bianca<br />
a rivestire i monti<br />
sicchè io sappia finalmente<br />
appartenerle<br />
e appartenerti.</p>
<p>Regalami parole dolci<br />
Mary<br />
che abbiano lunghe braccia<br />
e dita sottili<br />
che accarezzino lievi<br />
il  mio dolore<br />
con unguenti d’oriente.</p>
<p>Regalami una poesia<br />
Mary<br />
fatta di labbra rosse<br />
e bianchissima pelle<br />
e fluenti capelli<br />
in cui stanotte<br />
affondare il viso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto cardone</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24628</link>
		<dc:creator>roberto cardone</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 18:49:48 +0000</pubDate>
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		<description>@Sonia,  grazie davvero le tue parole sono dolcissime...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Sonia,  grazie davvero le tue parole sono dolcissime&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sonia</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24445</link>
		<dc:creator>Sonia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 17:41:41 +0000</pubDate>
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		<description>@roberto cardone,  
Questa lettera è una carezza per l&#039;anima, commuove il suono delle parole lette nella mente... Dolcezza e sensualità si fondono come burro al sole... Semplicemente meravigliosa... Complimenti, spero davvero che questa Principessa torni davvero... e se non torna tanto Principessa non è...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@roberto cardone,<br />
Questa lettera è una carezza per l&#8217;anima, commuove il suono delle parole lette nella mente&#8230; Dolcezza e sensualità si fondono come burro al sole&#8230; Semplicemente meravigliosa&#8230; Complimenti, spero davvero che questa Principessa torni davvero&#8230; e se non torna tanto Principessa non è&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elisabetta Errani Emaldi</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24441</link>
		<dc:creator>Elisabetta Errani Emaldi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 17:08:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24441</guid>
		<description>Energia d’amore
 
Ti ho sentito nel cuore,
 nel corpo e nell’anima, la tua energia d’amore
mi scorreva dentro e si univa alla mia
 diventando una.
Insieme vibravamo d’estasi nell’aria
nel vento, tra boschi profumati
di piacere infinito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Energia d’amore</p>
<p>Ti ho sentito nel cuore,<br />
 nel corpo e nell’anima, la tua energia d’amore<br />
mi scorreva dentro e si univa alla mia<br />
 diventando una.<br />
Insieme vibravamo d’estasi nell’aria<br />
nel vento, tra boschi profumati<br />
di piacere infinito.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elisabetta Errani Emaldi</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24440</link>
		<dc:creator>Elisabetta Errani Emaldi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 17:05:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24440</guid>
		<description>Ti cerco tra cieli d’Oriente

Amore ti cerco fra cieli d&#039;Oriente,
templi e pagode che s’affacciano
al giorno tra garriti e affanni di ali.

Anima mia ti cerco, fra colombi
che s’alzano in volo a roteare sui bagliori
dorati dello Stupa d’oro,
contro il sole nei cieli d’Oriente.

Riflessi perlati s’intrecciano fra nuvole
profumate d’incenso, che sembrano
danzare al suono di un flauto, mentre ti
cerco nel volto di ogni uomo che incontro.

Il fior di loto pulsa ai rintocchi del cuore, 
mentre  io ti cerco allo stagno  del tempo, 
e tra colline fiorite d’incanto. Il mio pensiero corre 
ai ricordi del passato a quando tu eri con me.

Ti cerco  alle porte del cielo, sulle
ali del vento, ma tu non ci sei.

Intravedo la tua aura dorata che vaga tra la folla,
fra cieli d&#039;Oriente, tra templi e pagode che
s’affacciano al giorno tra garriti e affanni di ali.

Amore mio ti vedo fluttuare ai confini
del cielo, con ali dorate che illuminano
la mia mente di ricordi lontani.


***
“Poesia e Musica”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti cerco tra cieli d’Oriente</p>
<p>Amore ti cerco fra cieli d&#8217;Oriente,<br />
templi e pagode che s’affacciano<br />
al giorno tra garriti e affanni di ali.</p>
<p>Anima mia ti cerco, fra colombi<br />
che s’alzano in volo a roteare sui bagliori<br />
dorati dello Stupa d’oro,<br />
contro il sole nei cieli d’Oriente.</p>
<p>Riflessi perlati s’intrecciano fra nuvole<br />
profumate d’incenso, che sembrano<br />
danzare al suono di un flauto, mentre ti<br />
cerco nel volto di ogni uomo che incontro.</p>
<p>Il fior di loto pulsa ai rintocchi del cuore,<br />
mentre  io ti cerco allo stagno  del tempo,<br />
e tra colline fiorite d’incanto. Il mio pensiero corre<br />
ai ricordi del passato a quando tu eri con me.</p>
<p>Ti cerco  alle porte del cielo, sulle<br />
ali del vento, ma tu non ci sei.</p>
<p>Intravedo la tua aura dorata che vaga tra la folla,<br />
fra cieli d&#8217;Oriente, tra templi e pagode che<br />
s’affacciano al giorno tra garriti e affanni di ali.</p>
<p>Amore mio ti vedo fluttuare ai confini<br />
del cielo, con ali dorate che illuminano<br />
la mia mente di ricordi lontani.</p>
<p>***<br />
“Poesia e Musica”</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto cardone</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24411</link>
		<dc:creator>roberto cardone</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 14:33:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24411</guid>
		<description>A una donna speciale di Roberto Cardone

Principessa, avrei voluto farti leggere questa mia lettera tanto tempo fa. Avrei dovuto dartela la prima volta che mi chiamasti Amore e le tue labbra si avvicinarono alle mie. L’impercettibile tremore, il sussulto che sentimmo nello sfiorarci, è quanto di più tenero si possa provare e ricordare. I tuoi capelli sbarazzini e il tuo elegante incedere non sarebbero andati d’accordo se fossi stata un’altra ma eri tu, capace di rubare la scena a qualunque avvenimento con quell’andamento di rassicurante tenerezza. Che tempo orribile quando ci incontrammo. La pioggia era incessante ma non ricordo che fossimo bagnati, vicino a te mi sentii subito bene. Ci accorgemmo d’esser zuppi solo dopo quel tuono particolarmente forte che sembrò svegliarci, ricordi? Ci guardammo e scoppiammo a ridere, i nostri abiti grondanti sembravano darci un aspetto altolocato, smettemmo solo quando abbracciandoci i nostri corpi sentirono il calore l’uno dell’altra.
 Fu allora che nascesti in me, Principessa.
In quell’istante mi resi conto di una cosa: Avevo trovato la donna della mia vita, anzi, avevo trovato la vita.                      
Ancora oggi, dopo tanto tempo, è come se quella pioggia non si fosse mai fermata. Quando mi chiami Amore sento una brezza che mi sfiora il viso. Il tuo modo di sussurrarmi Amore  mi fa guardare lontano, oltre il mare, i fiumi,  le montagne, oltre la terra, l’universo… la mia vita senza di te non ha più valore. Quando ti sento dire questa parola dolce il mio pensiero torna velocemente indietro a quando per la prima volta ci abbandonammo a noi senza 
riserve. Non posso stare lontano da te, mi assale la tristezza, la malinconia mi si  attacca addosso come una seconda pelle ma poi sento l’aria fresca, i fiori, il mare, l’odore della pioggia, una carezza sulle labbra e mi ritorna in mente la parola Amore e come solo tu sai dirla.
Torna presto Principessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna speciale di Roberto Cardone</p>
<p>Principessa, avrei voluto farti leggere questa mia lettera tanto tempo fa. Avrei dovuto dartela la prima volta che mi chiamasti Amore e le tue labbra si avvicinarono alle mie. L’impercettibile tremore, il sussulto che sentimmo nello sfiorarci, è quanto di più tenero si possa provare e ricordare. I tuoi capelli sbarazzini e il tuo elegante incedere non sarebbero andati d’accordo se fossi stata un’altra ma eri tu, capace di rubare la scena a qualunque avvenimento con quell’andamento di rassicurante tenerezza. Che tempo orribile quando ci incontrammo. La pioggia era incessante ma non ricordo che fossimo bagnati, vicino a te mi sentii subito bene. Ci accorgemmo d’esser zuppi solo dopo quel tuono particolarmente forte che sembrò svegliarci, ricordi? Ci guardammo e scoppiammo a ridere, i nostri abiti grondanti sembravano darci un aspetto altolocato, smettemmo solo quando abbracciandoci i nostri corpi sentirono il calore l’uno dell’altra.<br />
 Fu allora che nascesti in me, Principessa.<br />
In quell’istante mi resi conto di una cosa: Avevo trovato la donna della mia vita, anzi, avevo trovato la vita.<br />
Ancora oggi, dopo tanto tempo, è come se quella pioggia non si fosse mai fermata. Quando mi chiami Amore sento una brezza che mi sfiora il viso. Il tuo modo di sussurrarmi Amore  mi fa guardare lontano, oltre il mare, i fiumi,  le montagne, oltre la terra, l’universo… la mia vita senza di te non ha più valore. Quando ti sento dire questa parola dolce il mio pensiero torna velocemente indietro a quando per la prima volta ci abbandonammo a noi senza<br />
riserve. Non posso stare lontano da te, mi assale la tristezza, la malinconia mi si  attacca addosso come una seconda pelle ma poi sento l’aria fresca, i fiori, il mare, l’odore della pioggia, una carezza sulle labbra e mi ritorna in mente la parola Amore e come solo tu sai dirla.<br />
Torna presto Principessa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Genoveffa Pomina</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-24322</link>
		<dc:creator>Genoveffa Pomina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 10:59:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-24322</guid>
		<description>Le dita del tempo

Le dita del tempo con un fruscio di fogli
sfogliano inquiete le pagine della mia vita.
S’assottiglia la sorte delle belle stagioni
in stracci di nuvole rosee sottili
come svolazzare di farfalle frettolose.
Vortici violenti e minacciosi nembi
delle stagioni tristi…
Del destino tagliente dalle fosche ombre…
Sulle lunghe attese e gli infiniti silenzi
incalza il freddo…
Tramonti sfumati di grigio…
Colori di pioggia…
Tempo inquieto e un po’ maledetto…
Invincibile nostalgia che diventa tagliente lama…
Nell’ultimo miraggio un fiore vuole 
donare ancora il suo profumo…
Una lucertola sparisce sotto ai sassi…
Un’ombra corre su un prato…
Un passo frettoloso e distratto
schiaccia foglie cadute a terra
che dormono nella quiete del bosco...
Una goccia più grande di un’altra
cola sul vetro della finestra…
Lungo taglio d’acqua che divide la notte…
Stringo nel cuore queste emozioni
riaffiorate, analizzate, sminuzzate e indagate
per farmi percepire il senso ritrovato del tempo perduto
e qualcosa mi riporta a sogni ancora possibili!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le dita del tempo</p>
<p>Le dita del tempo con un fruscio di fogli<br />
sfogliano inquiete le pagine della mia vita.<br />
S’assottiglia la sorte delle belle stagioni<br />
in stracci di nuvole rosee sottili<br />
come svolazzare di farfalle frettolose.<br />
Vortici violenti e minacciosi nembi<br />
delle stagioni tristi…<br />
Del destino tagliente dalle fosche ombre…<br />
Sulle lunghe attese e gli infiniti silenzi<br />
incalza il freddo…<br />
Tramonti sfumati di grigio…<br />
Colori di pioggia…<br />
Tempo inquieto e un po’ maledetto…<br />
Invincibile nostalgia che diventa tagliente lama…<br />
Nell’ultimo miraggio un fiore vuole<br />
donare ancora il suo profumo…<br />
Una lucertola sparisce sotto ai sassi…<br />
Un’ombra corre su un prato…<br />
Un passo frettoloso e distratto<br />
schiaccia foglie cadute a terra<br />
che dormono nella quiete del bosco&#8230;<br />
Una goccia più grande di un’altra<br />
cola sul vetro della finestra…<br />
Lungo taglio d’acqua che divide la notte…<br />
Stringo nel cuore queste emozioni<br />
riaffiorate, analizzate, sminuzzate e indagate<br />
per farmi percepire il senso ritrovato del tempo perduto<br />
e qualcosa mi riporta a sogni ancora possibili!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: simona liubicich</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-23801</link>
		<dc:creator>simona liubicich</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 07:09:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-23801</guid>
		<description>Tratto da &quot;Sfumature del deserto&quot; di Simona Liubicich, romanzo edito da Gammarò Edizioni.

Che disastro aveva combinato! Era proprio una stupida.
Credere di amare per tutto questo tempo un uomo, ed accorgersi alla fine, di amarne un altro, quando lui se ne sta ormai andando,stufo dei suoi capricci. Che beffa!
Lo stava perdendo, Greg stava uscendo dalla sua vita, e lei se lo meritava.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da &#8220;Sfumature del deserto&#8221; di Simona Liubicich, romanzo edito da Gammarò Edizioni.</p>
<p>Che disastro aveva combinato! Era proprio una stupida.<br />
Credere di amare per tutto questo tempo un uomo, ed accorgersi alla fine, di amarne un altro, quando lui se ne sta ormai andando,stufo dei suoi capricci. Che beffa!<br />
Lo stava perdendo, Greg stava uscendo dalla sua vita, e lei se lo meritava.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonio Carano</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-23759</link>
		<dc:creator>Antonio Carano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:03:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-23759</guid>
		<description>Tornano i miei giorni a inventarsi
nuovi inganni,
ad annegare in pallidi incanti,
per cancellare
questa malinconia da naviganti.
Di te mi restano specchi infranti,
un rotolare d’anni,
un leggero fruscio di panni,
i nostri affanni.
Di te mi resta 
il sogghigno del sogno,
un freddo stagno,
un segno, amore, 
come un ostinato
silenzio, un dolore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tornano i miei giorni a inventarsi<br />
nuovi inganni,<br />
ad annegare in pallidi incanti,<br />
per cancellare<br />
questa malinconia da naviganti.<br />
Di te mi restano specchi infranti,<br />
un rotolare d’anni,<br />
un leggero fruscio di panni,<br />
i nostri affanni.<br />
Di te mi resta<br />
il sogghigno del sogno,<br />
un freddo stagno,<br />
un segno, amore,<br />
come un ostinato<br />
silenzio, un dolore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lenio vallati</title>
		<link>http://www.manualedimari.it/blog/2010/03/20/concorso-di-emozioni-6/comment-page-4/#comment-23758</link>
		<dc:creator>lenio vallati</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 20:19:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.manualedimari.it/blog/?p=923#comment-23758</guid>
		<description>Cari amici, eccomi di nuovo con voi nel Manuale di Mari.

Ascolta


Ascolta le mie parole.
C’è un vento freddo
 di stanze vuote
nella tua anima, l’assenza
di un raggio di sole.
Apri la tua porta,
almeno uno spiraglio
perché io possa entrare.
Sarà un attimo,
un battito di ciglia, 
il lampo
di una carezza amica
sul tuo scoglio nudo.

                Lenio Vallati</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, eccomi di nuovo con voi nel Manuale di Mari.</p>
<p>Ascolta</p>
<p>Ascolta le mie parole.<br />
C’è un vento freddo<br />
 di stanze vuote<br />
nella tua anima, l’assenza<br />
di un raggio di sole.<br />
Apri la tua porta,<br />
almeno uno spiraglio<br />
perché io possa entrare.<br />
Sarà un attimo,<br />
un battito di ciglia,<br />
il lampo<br />
di una carezza amica<br />
sul tuo scoglio nudo.</p>
<p>                Lenio Vallati</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

