
Scena dal film “Colazione da Tiffany” (1961)
Un bel giorno sbocceranno le rose
Nei miei sguardi, ad ogni tuo sorriso(Un piccolo mondo di rose, Blog Manuale di Mari)
Comincia la settima edizione del CONCORSO DI EMOZIONI. Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari!
Puoi partecipare in modo del tutto gratuito postando fino al 21 giugno, direttamente nei commenti di questo post poesie e racconti. Fino al 27 aprile 2011 puoi presentare le tue opere anche nella sezione “Poesia e Musica” per creare una una canzone d’autore. Gli autori di opere edite possono partecipare anche con poesie e brevi brani estratti dai loro libri.
POESIA E MUSICA – IL TESTO SCELTO PER LA CANZONE D’AUTORE!
30 aprile 2011 – Nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore”, è stato comunicato l’esito del Concorso di Emozioni nella sezione “Poesia e Musica”. Il testo scelto tra tutte le opere presentate fino al 27 aprile 2011 per creare una canzone d’autore in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente, è la poesia “Per te” di Luigi Palma.
Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.
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Pegno d’amore
Seduta in riva al mare aspetto
lo sguardo si perde sullo scintillio dell’acqua,
grata del sole che sorge all’orizzonte
e la veste d’argento
gli occhi scrutano l’orizzonte lontano
il luccichio si nasconde tra le onde
compare e scompare…
compare e scompare…
Le dita sfiorano l’acqua
trattengono granelli di sabbia
intanto l’onda che s’infrange sulla spiaggia
lascia intravedere i nostri profili,
è la felicità che compare e scompare
un’ombra furtiva alle spalle si avvicina
sempre di più, sempre di più…
Un anello come pegno d’amore rimane tra le dita
il sole adesso è alto nel cielo
la mia mano tiene stretta la tua…per sempre.
Replica
Il fuoco della passione
Lingue di fuoco si alzano
dalla fiamma del cuore
crepitano, sornioni
ne seguono il ritmo
ardono senza pietà
ti bruciano la pelle
si alimentano di ogni ceppo
che le tue mani con coraggio
non lesinano alla forza del tuo amore
… si scatenerà tra breve
in un amplesso
che non conosce confini.
Replica
Le gocce dell’amore
Goccia a goccia i giorni
scandiscono la mia vita
come i granelli di sabbia nella clessidra
segnano il tempo che passa
e accompagnano il ritmo del mio cuore,
così carezza dopo carezza
si costruisce il teorema dell’amore
che si ispira sempre alla stessa formula
dall’origine dell’universo all’eternità.
Replica
Gaia replica:
aprile 24th, 2011 alle 01:00
@Cettina Lascia Cirinnà,
Cara Cettina, ho amato molto l’accostamento della precisione di un teorema matematico alla relatività, vaghezza, libertà dell’amore.. Complimenti e auguri di cuore. Gaia
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 08:38
@Gaia, grazie per il tuo commento, è bello riuscire ad emozionare con i pensieri che si scrivono e condividere in questo spazio la poesia, ringrazio la Redazione di questo Portale e auguro a tutti Buona Pasqua.
Cettina
Replica
@Gaia,
Cara Gaia, la tua poesia mi ha commosso, mi ha riportato ai tempi lontani al tempo in cui si credeva che le stelle veramente cadessero e si affacciassero nei nostri cuori per portare l’amore.
con affetto sergio doretti
Replica
Gaia replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:52
@sergio doretti,
… Tempi lontani ma sempre presenti… Auguri affettuosi caro Sergio, è Pasqua! E auguri lucenti a tutti voi che con i vostri cuori e le parole e la poesia dipingete arcobaleni eterni sul buio della notte. Gaia
Replica
Altra vita vissuta altrove
Strani ed inspiegabili camminamenti del cuore
Percorrenze di strade sassose,
marginali e buie
Lontano dalle luci delle piazze della vita,
dalle feste, dalle musiche,dalle danze
d’altra gente vissute.
Dai fuochi d’artificio
illuminanti per pochi attimi
la notte degli uomini
E adesso qui io sono.
Disperso.
Solo.
In quest’arido deserto dell’anima
una volta verde vallata
dove di gioia le certezze fiorivano
E penso a tutta quanta la felicità rifiutata
illuso che tanta felicità
da venire fosse ancora.
Ma il silenzioso Tempo
rumorosamente aggrappato al muro
parla di rimpianti giorni
di ore di vita non vissuta.
Ora rimpianta.
Solo ora.
E superato il quadrivio
di vite plurime da scegliere
t’incammini curvo
lungo la strada
che unica e sola resta.
Replica
ANCHE NEL NULLA
Sono abbastanza donna
Da poter comprendere
Che c’è del magico
In tutte le cose
Anche nel nulla
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 24th, 2011 alle 07:46
@Gaia,
Considerazione semplice e profonda sulla sensibilità femminile e su tutto l’universo che gira attorno.
Mi piace.
anna
Replica
maria rizzi replica:
aprile 24th, 2011 alle 22:30
@Gaia,
Cara Gaia, con la tua breve, incisiva lirica
dai senso alla malia dello scrivere.
Non si compone perchè affascinati da eventi speciali,
ma semplicementi perchè stregati dalla profondità insita
in ogni evento… a volte anche nel silenzio, nel nulla nulla d’oro…
Grazie, dolce amica e auguri tardivi!
Replica
Gaia replica:
aprile 26th, 2011 alle 08:33
@maria rizzi,
Ricambio con simpatia gli auguri, che non sono mai troppo tardivi..! Grazie dolce Maria. Gaia
Replica
UFFA
È mai possibile che debba venire a sapere
Dal gaio grido di un gabbiano
Che ti dispiace?
Uffa….
Quando lascerai andare alla deriva
Il tuo prepotente orgoglio e compatterai
Sulla sabbia impronte nette
Forti di affondare nel mio oceano d’amore?
Uffa…
Replica
STANOTTE DORMO QUI
Stanotte dormo qui
che non mi va di andare
di andare dove ci dormivo con un cane
stanotte dormo qui
accendo anche la luce
accendo spengo accendo tanto tutto intorno tace.
E
se stanotte non dormo, dormirò domani
tenendo ben presente la sua forma tra le mani
e se stanotte mi addormento sognerò
sognerò chi non mi vuole tra i pensieri.
Stanotte dormo, qui ho deciso
che non mi va di andare
di andare dove ci dormivo come un cane
stanotte dormo qui
e spengo anche la luce
spengo accendo spengo chissà mai che trovi pace.
E
se stanotte non dormo, dormirò domani
e mi sveglierò con la sua forma tra le mani
si, mancherà l’odore ma tutto prima o poi svanisce
e mentre guardo l’orologio anche l’ultima speranza si esaurisce.
Stanotte dormo qui, ho deciso
che resto qui a guardare la luna mentre dormo
e se tu mi sveglierai non so se torno
sto solo come un cane, senza cuccia e senza riso
stanotte dormo qui ho deciso
che non mi va di andare
e smetti di abbaiare,che non vorrei guaire
ma se lo faccio è per un motivo ben preciso.
***
POESIA E MUSICA. ( nella prima postata manca una parola, è che l’ho scritta qui di getto e non avevo riguardato prima di inviare, grazie)
Replica
maria rizzi replica:
aprile 24th, 2011 alle 23:25
@Luca Gamberini,
Complimenti, Luca, per il timbro originale
di questa lirica nata per divenire canzone…
Sei anticonformista e lieve al tempo stesso,
sei poeta con echi del Tenco che ci stregò
e che non fu capito.
Tu avrai il consenso che meriti. Auguri e …ad astra!
Replica
Luca Gamberini replica:
aprile 26th, 2011 alle 12:40
@maria rizzi, Ti ringrazio Maria, il tuo consenso va già oltre i miei meriti, e l’accostamento a Tenco rende ancor più vulnerabile il mio imbarazzo. Se il mio destino sarà quello di annegare in silenzio tra onde di parole non mantenute non me ne farò cruccio, ho imparato a camminare, non corro più. :-)
Replica
Gaia replica:
aprile 26th, 2011 alle 14:52
@Luca Gamberini,
Complimenti Luca, ne verrebbe certo una splendida canzone. Mi è piaciuta molto la prima volta che l’ho letta, ma ti assicuro che ogni volta che la rileggo sembra liberare una sorta di malia alla quale cedo con assoluta gioia. Gaia
Replica
Luca Gamberini replica:
aprile 27th, 2011 alle 11:49
@Gaia, grazie Gaia, mi fai sentire come il tuo nome (nel significato latino del termine) :-)
Replica
Pina Veroli (Py) replica:
aprile 26th, 2011 alle 19:28
@Luca Gamberini,
ti ho trovato, eccoti qui, dove dormi, nella tua cuccia di note e parole e a farti da cuscino…nulla, perchè tu non hai bisogno di altro…Luca tu sei… e anche qui, con questi versi lo dimostri.
Concordo con il paragone a Tenco (mica che ci abbia pensato io…mannaggia)
Replica
Luca Gamberini replica:
aprile 27th, 2011 alle 11:55
@Pina Veroli (Py), grazie Pyna, ma non esageriamo dai coi paragoni, mi sovviene che l’estate scorsa mi chiamò una giornalista, la quale aveva letto un mio racconto presentato a un concorso ( naturalmente passato inosservato alla giuria :-D), dicendomi che le ricordavo Pavese etc etc… Al che deduco, prima Pavese poi Tenco, ecco magari l’unica cosa che potrei avere in comune con loro potrebbe essere la fine. :-D
Replica
@maria rizzi, grazie Maria.Le parole di un’artista come te mi hanno reso molto felice,anche se immeritate.Forse,però, quando certe emozioni,sentimenti,vicende sono vissute molto intensamente (e ancor di più in silenzio e in solitudine) vengono fuori e riportate sula carta molto più facilmente.Grazie e buona vita,Maria.
Replica
Ispirava con respiri brevi e sofferti, sorrideva a labbra tese e denti ostentati e sudava da ogni poro. Il caldo afoso, cocente e letteralmente mozza-fiato le acuminava i punti interrogativi che, incalzanti, fendevano i suoi pensieri. Pensieri in loop di cui non riusciva a trovare il capo, la coda o il tasto di spegnimento.
Eppure sorrideva, metteva in ordine le cose da fare e recitava la sua parte. La sua parte da recitare era quella della figlia-amata-futura-sposa-nuora-garbata (poi ancora più in la nel futuro: madre-apprensiva-moglie-persempre-donnadicasa-impeccabile). E queste erano le previsioni per domani. Un domani che sarebbe arrivato senza fatica, a cui non sarebbe importato se le cose andavano bene davvero o se andavano al meglio possibile, il meglio che ci si poteva aspettare, il meglio a cui si poteva anelare. Il meglio che lei si era permessa di sognare.
Il tempo se ne frega. Va avanti lui, incurante se per un attimo ci si vuole fermare, un istante, un cazzo di momento in cui urlare a perdifiato ASPETTA! e tutto si arresta per un secondo e tu hai il tempo di respirare con fiato più lungo e profondo, chiudere gli occhi, o ancora meglio, tenerli aperti, ben aperti. Spalancarli sulla tua vita, sulle tue scelte, su quello che ti circonda. Imprimertelo nella mente quello che vedi per riuscire a misurarlo, a catalogarlo, a capirlo. Un attimo, un secondo, un momento, un istante in cui hai il tempo di guardarle le cose come sono.
Da immobili.
Da ferme.
Senza la frenesia del movimento, della realtà che vive, del ticchettio di tutti gli orologi del mondo che ti marca
TIC e adesso? TAC allora? TIC che farai? TAC vuoi deciderti?
Un lampo in cui avrebbe avuto il tempo di esserne sicura. Di cosa? Di volerla recitare la sua parte, o se fosse quella giusta. Un baleno in cui chiedersi se poteva avere di più di quello che aveva. Fosse vero che il mondo la stava uccidendo? Fosse vero che gli obiettivi veri erano altri, che gli scopi veri erano altri? Ma come avrebbe mai potuto averne la certezza se non riusciva a prendersi un minuto in cui fermarsi e.
Afferrarlo il tempo. Ma.
Il tempo se ne frega. Va avanti lui incurante se riesci a stargli dietro oppure no. Se riesci a sfruttarlo tutto o se ne butti buona parte a cercare di fermarlo per capirci qualcosa. Va avanti lui, in un loop dal frame eterno che non ha capo né coda né tasto di spegnimento.
È così che si sente, anche se lui le sta cantando la soluzione, anche se le sta dicendo che l’ascolta mentre recita le sue sciocchezze, con la voglia di zittirla e di spegnere la luce per non vederla così.
Il mondo ucciderà Alison, ha ragione Elvis. Le sarebbe servito un solo momento in cui avrebbe potuto capirlo.
Ma il tempo non l’ha avuto e 2 minuti e 58 secondi non le sono bastati.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 26th, 2011 alle 21:35
@giulia lecce,
Amara e senza sbocchi la tua breve novella, Giulia.
Amara come sa esserlo la vita, quando il copione è già scritto e si finisce per essere
controfigure… i protagonisti non hanno la forza di recitare i loro ruoli…
Dietro tanta rabbia voglio leggere la forza delle scelte pensate, del destino scritto
in prima persona, della volontà di fermare le lancette dannate di quell’orologio.
Tu hai quella forza , ne sono certa e ti sfoghi contro le donne che accettano vite
di carta…
Ben scritto, ruvido, tosto, immediato il tuo testo… Sei molto abile come narratrice!
Un caro saluto.
Replica
Sento il tuo profumo
Mi avvicino
furtiva e silenziosa
riduco il mio corpo
solo alla mia anima
ti bacio, dietro
sul collo
sento in questo istante
solo il profumo di te…
Replica
maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:05
@Cettina Lascia Cirinnà,
Mia cara Cettina, in una lirica strizzata, sorvegliatissima, eppure copiosa e
ricca di immagini d’intensa, commovente dolcezza, rendi piena l’idea di un amore,
della sua pienezza. Bellissimi i versi: ” Riduco il mio corpo / solo alla mia anima”…
Sei pura poesia!
Tanti auguri di serene festività.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 23rd, 2011 alle 08:29
@maria rizzi, le tue parole di commento mi gratificano moltissimo, ti auguro anch’io buone feste.
Grazie
Cettina
Replica
Pene d’amore
Pene d’amore
s’annidano
nelle lenzuola
disfatte
dopo l’amore.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 23rd, 2011 alle 15:07
@Cettina Lascia Cirinnà,
Molto bella!!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 10:22
@Elisabetta Errani Emaldi, grazie, è bellissimo condividere i miei pensieri con chi ama la Poesia e la vive ogni giorno come fai tu, cara Elisabetta.
Un caro saluto da Cettina
Replica
Ester Cecere replica:
aprile 24th, 2011 alle 22:49
@Cettina Lascia Cirinnà,
breve ma intensa e profonda. Rende pienamente quel senso di solitudine e di sgomento che a volte coglie un amante quando si rende conto che l’unione dei corpi non è stata la comunione degli animi! Mi piace molto.
Ester
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 26th, 2011 alle 06:50
@Ester Cecere, grazie per le tue parole di commento – un saluto da Cettina.
Replica
Ti voglio bene
Là dove nasce una perla
racchiusa in una conchiglia pregiata
le tue labbra si aprono
solamente per dire
….”Ti voglio bene”
nulla possono dire di più
queste parole sono le perle
del tuo amore.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 23rd, 2011 alle 15:06
@Cettina Lascia Cirinnà,
Poesia molto dolce,
Complimenti,
Elisabetta
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 10:22
@Elisabetta Errani Emaldi, un abbraccio da Cettina.
Replica
Mi specchio nei tuoi occhi
Mi specchio nei tuoi occhi
un velo m’impedisce di guardare oltre
posso solamente immaginare
la luce che vedevo un tempo…
La trasparenza dei gesti coincide
con i pensieri nascosti
dentro la mente sovraffollata
di spiriti e di folletti, stranieri del vero amore
portano all’interno di una foresta incantata.
Ogni albero, ogni creatura per uno strano incantesimo
si cristallizza e sembra di stare in una grotta sotterranea
dove non si trova facilmente una via d’uscita
al di sopra della folta chioma degli alberi
un misero raggio di sole s’infiltra nel sottobosco
sembra ricordare che irrealtà e realtà
senza alcuna ragionevolezza si fondono insieme,
la vita vera non aspetta più l’attesa del divenire
nell’incertezza dell’infinito…
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 23rd, 2011 alle 15:03
@Cettina Lascia Cirinnà,
Ciao, Ciattina! Molto originale,
complimenti,
Elisabetta
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 10:23
@Elisabetta Errani Emaldi, è bellissimo condividere le mie emozioni in questo spazio,
grazie Elisabetta-Cettina-
Replica
COL TEMPO, COL PIANTO
E finalmente ora piango.
L’ultimo sorso di alcool
comprensivo aperto ha
la via al pianto
che ora irrompe impetuoso
squassato da lunghi singhiozzi.
No, lasciatemi così,
lasciatemi piangere.
Il tempo scava
le rocce granitiche.
Il tempo smussa
le vette aspre dei monti.
Il tempo lenirà questa pena
che ora trafigge crudele.
No, lasciatemi così,
lasciatemi piangere.
Lasciate che sopraggiunga pietoso
l’oblio dell’avvilimento
ed io affondi
in un sonno senza ristoro.
No, lasciatemi così,
lasciatemi piangere.
***
Poesia e Musica
Replica
“Poesia e Musica”
Nel giardino del tempo
Tu ritornasti là fra le torri
dell’isola, sul lago argentato,
ove le nostre essenze si fusero in energia d’amore,
là nel giardino del tempo,
d’incanto inventasti un sogno,
fra argentei raggi lunari,
là ove costruisti un letto di petali bianchi,
raccolti dalla rosa selvatica, sulla roccia.
Tu ritornasti sui tuoi passi, nel
giardino del tempo, all’alba,
nel mese di maggio.
Là ove il profumo riaffiora i ricordi,
là ove i petali bagnati di rugiada
splendono ancora nel tempo,
come diamanti, nell’amore
nell’energia che tu ancora coltivi nell’anima,
nel cuore, nella tua mente innaffiata di luce.
Tu ritornasti là ove turbinii
d’emozioni caddero nella clessidra del tempo.
Là ove le nostre labbra s’incontrarono
in un labirinto di passione.
Tu ritornasti là fra le torri dell’isola,
sul mare argentato,
ove posasti petali bianchi sul prato verde,
in una notte fiorita di stelle
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 22nd, 2011 alle 14:59
@Elisabetta Errani Emaldi, “… in una notte fiorita di stelle” – un’immagine splendida, una nottte da favola. Bellissima. Cettina
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 23rd, 2011 alle 14:59
@Cettina Lascia Cirinnà,
Grazie Ciattina, sei sempre dolcissima,
in bocca al lupo!!
Elisabetta
Replica
Marina Maria Iosè Riotto replica:
maggio 9th, 2011 alle 16:30
@Elisabetta Errani Emaldi,
Bellissima Elisabetta la tua lirica. Dolcissima nell’espressione poetica ed incantevoli quelle visioni della natura dai colori pastello…
Grazie Elisabetta per farmi respirare l’arte così suavemente.
Marina Maria Iosè
Replica
IL SEGRETO
Quando te ne andrai
e struggente solo la memoria
resterà di te
a fantasmi la mia mente darà corpo
e a desideri.
Frenetici di silenzi e parole
i ricordi danzeranno.
Bocciolo non schiuso
sarà il non dato bacio,
stupidamente sprecata
unica dolcissima occasione.
Sarà sollievo allora
il segreto che io so
e che tu solo sai.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 10:28
@Ester Cecere, questa lirica è delicata e intima. Complimenti da Cettina.
Replica
Ester Cecere replica:
aprile 24th, 2011 alle 22:43
@Cettina Lascia Cirinnà,
grazie Cettina. Spero di avere l’opportunità di conoscerti personalmente.
Ester
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 26th, 2011 alle 06:52
@Ester Cecere, piacerebbe anche a me, è bello condividere le emozioni.
Un caro saluto da Cettina.
In un attimo d’intenso
Nell’incanto silenzio di una stella
in un attimo d’intenso
respiro
in quel vago sentire che è nell’aria…
per muovermi adagio
in un viaggio dentro me
per non calpestarmi
con la spossatezza del mio corpo…
di leggerezza io mi riempirò.
Io, che vivo come un’entità
avida di conoscenza
in un sogno di frammentaria bellezza
e reinventarmi in quegli infinitesimi
spostamenti d’animo…
per poi perdermi
e ritrovarmi ancora…
nell’incanto silenzio dei tuoi occhi
in un attimo d’intenso
respiro
in quel vago sentire che è nell’aria.
……
Poesia e Musica
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 12:31
@Paola,
Complimenti, una poesia molto intensa,
Elisabetta
Replica
Paola replica:
aprile 26th, 2011 alle 19:38
@Elisabetta Errani Emaldi,
Grazie Elisabetta, grazie per il tuo complimento, mi fa molto piacere.
Paola
Replica
Cara Maria,
fa sempre piacere sentire che un nostro scritto ha suscitato emozioni. Grazie. Auguro a tutti una serena santa Pasqua Mery
Replica
AMORE
Delicato nei tuoi occhi è il sapore dell’amore.
Anche se le parole vanno in una direzione
ed i pensieri in un’altra perdonare si può sempre.
Ruga dopo ruga l’amore continua
ingoio lacrime di gioia , un lento mare
sommerge ogni mia domanda.
Anche se il cuore scoppia l’amore
si paga con amore .
Nessuno al mondo o fuori dal mondo
amerà solo una volta, ma mille volte
calpesterò il terreno della tua anima.
Nessuno al mondo o fuori dal mondo
avrà il fuoco sulle dita.
Nessuno al mondo o fuori dal mondo
sfiorerà la pelle con il respiro.
Nessuno al mondo o fuori dal mondo
abiterà un nulla , ma giurerà il suo amore.
***
Poesia e Musica
Replica
COME SE …
E facciamo finta di niente
Come se la bufera fosse passata
Come se tu non mi avessi parlato
Come se io non ti avessi parlato
Come se noi non sapessimo.
Andremo oltre questo cielo imbronciato.
Resteranno solo sfilacci di nuvole
E una piccola cicatrice nel cuore.
Replica
Ester Cecere replica:
aprile 22nd, 2011 alle 12:20
@Anna Maria Folchini Stabile,
intensa, profonda, colma di significato. In poche parole esprime il damma che probabilmente tante coppie vivono o hanno vissuto. Suggestiva la metafora del cielo.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 22nd, 2011 alle 18:39
@Anna Maria Folchini Stabile,
Grazie dei tuoi commenti.
anna
Replica
RITORNO AL SUD
Ritorni smarrita
con ossa stanche
nella terra dalle zolle riarse:
terra aspra e amata.
Ritorni
alla ricerca di un’adolescenza
assolata di sogni
verdi turbamenti.
Un gallo
cantava un domani che nutriva,
parlava l’ondeggiare del mare,
mormorio di intimi segreti
turbamenti sconosciuti.
Una vita
a correre su strade veloci
treni nella notte
viaggi di libertà:
lontano, sempre più lontano.
Ritorni
a cercare risposte
brividi di buio che ti consumano.
Non misurarti
con la trama della vita
anche oggi
le stelle ammiccano silenti.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 22nd, 2011 alle 11:46
@mery, amo particolarmente questo tema. Complimenti da Cettina.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 12:35
@mery,
Bella poesia
Bella poesia, un saluto,
Elisabetta
Replica
NEL SORRISO DEGLI ANGELI
Gemme di primavera, le tue guance di rosa.
Respiri di giglio, i sospiri di terra, i sussurri di cielo.
Oro e ambra nel sorriso degli angeli,
i tuoi risvegli brillano e il cuore alto come colomba.
Replica
Gianna Campanella replica:
maggio 1st, 2011 alle 23:50
@Gaia, poesia molto delicata, ma di ampio respiro e rara grazia petica.
Veramente incantata!
Gianna
Replica
… preferisco le stanze d’albergo
preferisco le stanze d’albergo
asettiche, impersonali
linde di sospiri
vissute da innumerevoli vite
minimaliste negli affetti
…preferisco le stanze d’albergo
con ampie finestre sul mare
dove si allontanano i pensieri
…preferisco le stanze d’albergo
senza oggetti a ricordare anniversari
…preferisco le stanze d’albergo
senza vestiti inutili accumulati negli anni
stretti su corpi ingrassati
stanze d’albergo ordinate
fino a quando lo Spirito del Tempo
lascia la sua scia
di parole non dette
di lunghi silenzi
di abbracci non dati
…preferisco le stanze d’albergo
senza voce per cantare
solo solitudine…
Parole e musica
Replica
maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:10
@Cettina Lascia Cirinnà,
Le stanze d’albergo asettiche, vuote di ricordi, nude di melodie,
nei tuoi versi acquisiscono spazi siderali, divengono immense scatole
d’attimi mai dimenticati.
I momenti d’amore fuggiti sembrano trovare riparo in quelle camere
senz’anima, dove il cuore non ‘dovrebbe’ correre a cercarli…
Sappiamo che non è così, ma la tua lirica è di sublime originalità.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 23rd, 2011 alle 11:37
@maria rizzi, un commento bellissimo, grazie – Cettina
Replica
Qoando ti sento cantare …
… Quando ti sento cantare
non m’importa
quanto ho pianto ieri
Quando ti sento cantare
sono la rondine
che ad ogni primavera
trova il nido
che ha lasciato
l’anno prima
stupita di vita
dentro l’Anima in pena
Quando ti sento cantare
sono fremente d’amore
gioiosa di attese
di nuove parole
per te che t’affacci sorridente
dalla finestra fra le nuvole.
Quando ti sento cantare
non m’importa
quanto ho pianto ieri.
Parole e musica
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 12:37
@Cettina Lascia Cirinnà,
Complimenti!! Ciao, Elisabetta
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 23rd, 2011 alle 11:40
@Elisabetta Errani Emaldi, grazie Elisabetta , il tuo commento è un dono speciale per me…
ho dedicato queste parole a mia figlia.
Un abbraccio – Cettina -
Replica
(sez. Poesia e Musica)
I COLORI DELL’AMORE
Rossa è la fiamma
che divampa nel cuore,
verde è la speranza
di superare gli ostacoli insieme.
Giallo è il sole che brilla
negli occhi di chi prova amore,
arancione è la voglia di gridare
di essere felici
per avere messo radici.
Celeste è il desiderio
di stare distesi al suolo
di fronte alla grande volta,
blu è la voglia di restare uniti
quaggiù e lassù.
Il nero fa soffrire
le pene dell’inferno davvero
ad una coppia
che di odio scoppia.
Ma anche quando la vita
si tinge di viola
un po’ l’amore vola
come una colomba
verso il grigiore
e si perde per sempre
quel tepore.
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:15
@Alba Venditti,
Sono belli i tuoi colori dell’amore, cara Alba. Un affettuoso saluto e auguri di Buona Pasqua !
Replica
AMORE SI’, AMORE NO
Amore sì, amore no
dopo lacrime di sconforto
ci si pensa un bel po’.
Chiunque sa che per riprendersi
dai ricordi di un amore disperso
ci vuole forza e coraggio e
prima o poi l’amore vince sempre
nell’universo.
Amore sì, amore no
rinunciare al calore di mani
che si intrecciano,
dolci baci che si assaporano
è una vera tortura
nella nostra mente
accavallata di pensieri
del nostro ieri.
Amore sì, amore no
se fosse una stagione
sarebbe un’estate caliente
a sciogliere il rigido inverno
dentro di noi.
Amore sì, amore no
rifletto che un futuro di solitudine
di certo non vorrò,
allora corro a chiamare
l’anima gemella, così bella,
che mi ha rubato il cuore
per invitarla al più grande incontro
che cambierà la nostra vita
ed insieme sventoleremo la bandiera
dell’amore.
Replica
AMARE OLTRE
Basterà un momento
Sotto una luna pregna
Di rimembranze che affogano
Come se non bastasse il cielo
Un solo momento
E battiti sospireranno
Involando in alchimie d’amore
A notte piena come vorrei
Basterà un momento
La voglia di smarrirsi
Nel mistero di una via vuota
Imbevuta d’infinita sera
Un solo momento
Che s’apre stanotte
Nel mezzo di corvine oscurità
Come amare oltre
Replica
maria rizzi replica:
aprile 26th, 2011 alle 21:38
@Gaia,
“Imbevuta d’infinita sera”… mi hai stregata con l’intera lirica e con questo verso
in particolare… qualcosa di leopardiano e di nuovo al tempo stesso.
Grazie, Gaia, sai dipingere tele incantevoli!
Replica
UNA CANZONE
Cos’è quella carezza
che il tuo parlare mi dona,
il tuo pensare nei miei occhi,
il tuo guardarmi in silenzio,
Una rosa dorata
Un soffice petalo d’oro
per cullarti nel buio:
Stanotte la luna
ti soffierà nell’orecchio
una canzone d’amore .
Domani, prometto che lassù
sorgerà di nuovo il sole,
non ci sarà più, bisogno di parole
Replica
RITORNERA’ L’ARCOBALENO?
Vi era , un arcobaleno,
Vi era
Un amore dolcissimo,
vi era
una tenerezza sublime.
L’amore ti prendeva la mente
Il tuo viso si schiariva
alla luce,
lagioia avvolgeva
la tua mente
la tua mente.
Una falce di fuoco
tagliò l’arcobaleno che ci univa
E d’improvviso tutto sparì
forse la pioggia,
fatta solo di pianto,
potrà fare ritornare
l’arcobaleno
***
Poesia e Musica
Replica
PER TE
Dipingere il cielo d’amore
è una missione impossibile,
ma non per te.
Colorare di felicità un cuore
è molto difficile,
ma non per te.
Tu, sei una nota per me,
che racchiude solo bellezza in sé.
Una nota armoniosa
per essere ascoltata,
una nota perfetta
per essere guardata.
Tu, fai vibrare delicatamente
le corde dei miei sentimenti
e li scuoti, fino a farli
impazzire,
invaghire,
agitare,
ed infine volare,
in un cielo solare
dipinto di te,
della tua bellezza.
LUIGI PALMA
Replica
Robert replica:
maggio 1st, 2011 alle 09:23
POESIA E MUSICA – IL TESTO SCELTO PER LA CANZONE D’AUTORE!
Complimenti vivissimi! Il testo della poesia “Per te” è stato scelto per creare una canzone d’autore in collaborazione con la VS Records, etichetta discografica indipendente!
L’esito del Concorso di Emozioni, nella sezione Poesia e Musica, è stato comunicato il 30 aprile 2011 nel corso della manifestazione “Cantautori Bitontosuite – Premio Nazionale Musica d’Autore”.
Replica
Luigi Palma replica:
maggio 1st, 2011 alle 18:44
@Robert,
Ho appreso con piacere che il mio componimento “Per Te” è stato da voi scelto per la creazione di una canzone d’autore!
Attendo con interesse più approfondite notizie inerenti lo sviluppo di questa vostra scelta.
Cordiali saluti!
Luigi Palma
Replica
Era notte
ed è arrivato il giorno.
C’era il temporale
ora è solo arcobaleno.
Era vento forte
ora solo brezza ad accarezzare
il mio viso, stanco,
ma con il sorriso
ad indicare che è ancora vita…
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:19
@Rita,
..È sempre vita. Sempre ritroverai luce tra le ombre. Sempre così belli i tuoi versi, Rita.. Gaia
Replica
Rita replica:
aprile 27th, 2011 alle 08:19
@Gaia, Grazie…
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 22nd, 2011 alle 09:22
@Rita,
La vita sempre e il desiderio di riprendersi accompagnano l’essere umano.
Il coraggio e la capacità di superare le difficoltà danno forza e aiutano a guardare al domani.
Ciao
anna
Replica
Rita replica:
aprile 27th, 2011 alle 08:21
@Anna Maria Folchini Stabile, …si è vero…i momenti difficili aiutano a crescere…e solo quando cadi e senti l’odore della terra a così breve distanza puoi dire di avere vissuto, la vita sofferenza fa parte della vita…ma rafforza l’animo….Un saluto. Rita
Replica
Rita replica:
aprile 27th, 2011 alle 08:25
@Anna Maria Folchini Stabile, le sofferenze aiutano a crescere…e solo quando cadi e senti l’amaro odore della terra si può dire che abbiamo vissuto…e una volta rialzati abbiamo la nostra anima più forte…Ciao Anna!
Replica
maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:13
@Rita,
Rita, la vita è alternarsi di stagioni diverse,
tu hai saputo dipingerle in pochi, delicati,
splendidi versi e hai saputo indicare il sentiero che porta
a credere ancora, a credere sempre. Sei una calamita….
Ti stringo.
Replica
Rita replica:
aprile 27th, 2011 alle 08:27
@maria rizzi, Grazie Maria!…bisogna sempre credere, bisogna sempre pensare che dopo un temporale uscirà l’arcobaleno…e noi come bimbi dobbiamo essere lì con il naso all’insù e godere di tutte le sfumature di quei colori…la vita è colore…anche quando noi la vediamo solo in bianco e nero…Un bacio
Replica
Mi associo agli auguri
e li estendo, con sensi sinceri
ai bianchi ed ai neri
ai grandi e ai piccini,
senza limiti e senza confini.
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:16
@Giuseppe D’Uva Cifelli,
.. Bellissimo e dolcissimo questo augurio Giuseppe. Che al tuo cuore ne giunga l’eco, carica delle tinte e suzza del nidore di primaverile rinascita.. Gaia
Replica
NINNANANNA
Tra le tue braccia
mi addormenterei
dal tuo respiro cullata
e stordita dal profumo di te
che giunge sino al cuore.
Mi sveglierebbe
il tuo fiato tra i capelli
come brezza mattutina
che appena increspa
il sonnolento mare di cristallo.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 21st, 2011 alle 17:15
@Ester Cecere,
Hai espresso il sogno di tutte le donne innamorate: addormentarsi tra la braccia dell’uomo amato e ritrovarlo al proprio fianco al risveglio; sentirsi al sicuro, protette, cullate dall’amore che ferma il tempo e respinge gli affanni.
Mi piace.
anna
Replica
Ester Cecere replica:
aprile 22nd, 2011 alle 12:13
@Anna Maria Folchini Stabile,
cara Anna,
grazie delle bellissime parole. Hai perfettamente interpretato quello che io stessa, quando ho scritto, forse non avevo messo a fuoco così bene! Sono contnta di essere riuscita ad esprimere un’emozione che è o può essere condivisa.
Replica
maria rizzi replica:
maggio 11th, 2011 alle 23:15
@Ester Cecere,
Intensa, dolcissima lirica d’amore,
che nulla concede alla retorica, che
si snoda come canto e ha note di altissimo
ipnotico sapore….
Replica
Ester Cecere replica:
maggio 12th, 2011 alle 11:30
@maria rizzi,
gentile Maria,
sono veramente onorata delle tue parole di apprezzamento che, venendo da te, che sei una voce autorevole nel campo, sono per me, esordiente, di grande soddisfazione e incoraggiamento.
Sperando di conoscerti personalmente, ti saluto con simpatia e ti ringrazio.
Replica
AMORE
Ho paura
di non trovarti
lì
ad aspettarmi,
che tu sia
attratto
da altri
seni
e
che non mi
riconosca più
tra tanti
corpi
Che potrò
Fare io?
Oltre
ad aspettare?
Riempire
gli spazi
vuoti
con gocce
di vita
nell’attesa
che prorompa l’oceano
che ti sommerge
e
ti frastorna
e
che ti disorienta
La devastazione
felice
di un amore
completo
che ti riempie
di sole
e
di luce
il viso
e
il corpo
e ti scalda
il cuore
ti fa tremare
le mani
ti fa mancare
le parole
ti fa venire
meno i sensi
ma ti fa risorgere
alla continuità
e
alla pienezza
della gioia
e
della speranza
Maria Gabriella Castelli
Replica
@Anna Maria Folchini Stabile,
molto intensa, sentita, comunica il sentimento d’amore. Mi piace molto la metafora. La trovo pertinente e poetica
Replica
IL GABBIANO
Sai, io non ce l’ho con te
per quanto adesso soffro.
Anzi ti ringrazio
per questi dolcissimi versi.
Capisco
so che tu ami.
Comprendo,
non ci si può ribellare,
c’è sempre qualcosa più forte di noi.
Però voglio dirti
almeno qualche sola parola.
Vidi un gabbiano volare,
in autunno
nel vento impetuoso.
Leggera scivolava
l’agile bestia.
Superba affrontava
ogni colpo di vento
sicura della sua agilità.
Ma più forte era il vento.
E d’un tratto
più violenta e più forte una raffica
sollevò in alto la candida bestia.
S’impennò attonito,
qualche istante lottò
contro l’invisibile forza.
Le frangiate sue ali non ressero.
Fu sopraffatto
e precipitò in mare.
Vedi: quel gabbiano ero io
ancora una volta sconfitta.
Gli uccelli debbono volare,
l’aria è il loro elemento.
Ma il vento è più forte di loro.
***
Poesia e Musica
Replica
È ORA
Si è svuotato di stelle il cielo.
Una ad una sono cadute
per brillare nel nostro cuore.
Fuori, spaurita è la tenebra,
laddove in noi, lucine germogliano
a risvegliare Amore.
Una carezza di stelle,
un bacio di stelle,
un abbraccio di stelle,
e la volta celeste
torna a risplendere
come sole in pieno giorno.
Stelle di calore,
stelle di passione,
stelle innamorate.
È ora di credere,
è ora di cedere,
è ora d’amare.
È ora.
Ora,
amore.
Replica
Rita replica:
aprile 21st, 2011 alle 15:40
@Gaia, …è sempre bello lasciarsi trasportare dalle onde dell’amore e della sua passione…l’amore è luce, è calore…bella Gaia, trasmetti il sentimento più bello che possa esistere…
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:21
@Rita,
grazie dolce Rita! Gaia
Replica
LUCE DELL’ALBA E DELL’AMORE
L’amore
è nato con l’aurora,
illuminato
dalla stella del mattino
quando
il buio della notte
è già decorso
ed il canto del merlo
s’è levato
dolce e melodioso
ad annunciar
l’amore appena nato
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:25
@sergio doretti,
Amore nella luce, perchè amore è luce e di luce cresce e luce dona .. Caro Sergio nei tuoi versi è racchiusa la pietra filosofale… Gaia
Replica
sergio doretti replica:
aprile 22nd, 2011 alle 16:56
@Gaia,
Grazie carissima Gaia, ma anche tu non sei a meno perchè ho letto diverse tue poesie che mi hanno emozionato.
Complimenti e rinnovo gli Auguri di Buona Pasqua,
aff. sergio doretti
Replica
Un amico di scuola
Eccomi qua, sdraiata sul mio lettuccio ancora caldo di una notte movimentata. Quelle cavolo di stelline messe lassù quando avevo solo dieci anni, oggi mi sembrano così inutili.
Eppure ricordo ancora l’entusiasmo con cui le avevo attaccate, con l’aiuto di mamma, per avere sempre delle lucine quando lei mi spegneva la lampada sulla scrivania.
Sembrava proprio un cielo stellato, ed ero cosi contenta.
Questa mattina, però, mi danno fastidio.
Non sono più felice, e di notte voglio stare al buio. Stare con gli occhi sbarrati e non vedere nulla: solo il buio
Devo alzarmi. Devo prepararmi per andare al lavoro. Non ho preparato nulla ieri sera, ne i vestiti da mettermi, come faccio di solito la sera prima; ne quei documenti che mi servono per la riunione di questa mattina; niente , non ho voglia di fare niente, niente di niente
Guarda un po’ in che guaio mi sono cacciata, non potevo starmene tranquilla nel mio brodo.
Invece no: smanetta su quel cavolo di” fb” cerca nomi, cerca amici, cerca e ricerca e ho trovato il mio amico.
Sottolineo “il” non “un” amico. Certo avrei dovuto saperlo che ci sarebbe stato anche lui nel mare di nomi e cognomi, ma fino a sei mesi fa non lo avevo trovato.
È bastato un clic e la mia vita è cambiata. Un clic per capovolgere il mio stato d’animo, la mia trasparenza, il mio cuore, la mia ansia, tutto in subbuglio.
“Ma ragazza” mi dico,” è solo un tuo amico niente di più. Hai il tuo ragazzo i tuoi amici la tua mamma e Claudio il tuo fratellone preferito; hai una vita bellissima e allora perché lo hai cercato???”Non ti bastava tutto questo????”
“E che ne so”. Mi rispondo. “Probabilmente no”
Quando l’ho visto, sorridente, nella foto del profilo, mi è preso un colpo. Sapete quel battito strano e accelerato che ti dà il cuore quando arriva fino in gola? Bè, proprio cosi, e in quell’attimo ho capito che avevo ancora bisogno di lui.
Non un bisogno fisico, sarebbe stato troppo, ma così, giusto per sapere come se l’era cavata in questo periodo di vita trascorso lontano da me; solo curiosità tipo: se avesse una ragazza o se lavorasse ancora con suo padre o se fosse felice.
Cerco di ricordarmi alcuni particolari della nostra spensierata amicizia; di come ci arrabbiavamo quando le nostre idee con coincidevano o quando sognavamo ad occhi aperti luoghi lontani dove non saremmo mai andati.
Ripensandoci . ricordo benissimo come ci siamo conosciuti: all’entrata del primo giorno di scuola al liceo scientifico “Pascal”
Non come tutti i soliti incontri carini tipo: caduta di un libro e sorriso nel tirarlo su con gentilezza , o “ops scusa non ti avevo vista” oppure: scusa sai da che parte è la prima A? Noooooooooo niente di tutto questo, solo : “E spostatiiiii non vedi che intralci il traffico” dai datti una mossa in che sezione devi andare ? Ma guarda questa!!!! Rivolto a quei due suoi amici mezzi rincretiniti che si trovavano al suo fianco. Speriamo che non sei nella mia sezione! E quasi spostandomi con un “fruc “mi ha sorpassato ed è sparito dietro la segreteria. Cafone! Dio non farmelo ritrovare nella mia classe ti prego ti pregooo!!! Come tutti i miei miracoli richiesti al buon Dio,però, anche questo non mi è stato concesso!!!!!!! Ultima fila , cavolaccio, tre banchi tre deficienti in riga .noooooooooooo
I tre dell’ave Maria – bulletti sempre con quel sorrisino de ebeti sulle labbra. Ben presto,però, il vero Andrea si è rivelato a me. Non so come ma tra una lezione e l’altra finivamo sempre sullo stesso gradino della scalinata o vicino al distributore del caffè o nello stesso tavolino del bar di fronte a scuola
Era l’inizio della nostra amicizia, forse retorica, la solita cosa: non può essere vera amicizia tra un ragazzo e una ragazza.
Ed invece noi eravamo veri amici, senza altri pensieri nè bugie, nè finzioni nè ma, nè se, niente di niente solo veri amici.
Ricordo addirittura quando gli scrivevo le poesie che poi lui dava a quella super F..rivola della Rossella, ammetto che era tutta invidia perché era proprio una bella ragazza, naturalmente tutti gli sbavavano dietro e lui era così innamorato di lei che a volte mi sembrava proprio rincretinito. Aveva preso una cotta per quella e purtroppo contraccambiata in pieno da Lei. Rossella a volte diceva: “Andrea è l’unico ragazzo che mi ha scritto una poesia, di questi tempi è una rarità! E lo diceva proprio a me. Ma vi rendete conto! A me che avevo messo tutto il mio amore nello scrivere quello che per lei erano solo versi sprecati. Non è vero, ero contenta che con i miei versi Andrea guadagnava punt
Meno male che è durata poco.
Ricordo anche quando io avevo perso la testa per Luca. Gli chiedevo di portarlo al bar o in qualche altro posto per poi incontrarlo e far finta di essere capitata li per caso. E che dire di quando gli ho raccontato del mio primo approccio amoroso!!!! Certo che ero proprio fuori di testa chiedevo a lui suggerimenti in merito. Il guaio era che lui mi diceva per filo e per segno come fare!
Che ne dite: eravamo proprio due amiciiiii!!!!!!
Poi la scuola sempre più pesante, gli amori sempre più complicati e i rispettivi fidanzatini che non capivano che fra di noi c’era solo amicizia e man mano ci allontanavamo:quasi costretti per non perdere quello che credevamo fosse più importante della nostra amicizia:
Clic manda messaggio
Ciao sei tu il mio miglior amico a cui scrivevo poesia per la sua morosa??????????
1 messaggio in arrivo
Ciao rompiscatole fai ancore le bizze
Rispondi
Hei non ci vediamo da anni e già vuoi litigare???
1 messaggio in arrivo
No, non litighiamo, voglio sentire la tua voce dammi “cell”
Rispondi
339…………………
Ed ecco fatta la frittata ;neppure cinque minuti di attesa ed il “cell” squilla
uno due tre ok più che sufficienti E rispondo.
Penso che il mio cuore non abbia mai fatto un altro sbalzo in gola come quando ho visto la foto, di questo passo mi verrà un infarto!!
La stessa voce, la stessa risata e nella mia mente un sacco di immagini come una bobina di un film
accelerato
Un mare di parole, di ricordi, di risate. Di tutto un po’. Un’ ora passata come in un minuto per dire cento cose tutte d’un fiato.
“Va bene” dice lui:” sono le 18 ci vediamo sotto la statua di Leonardo da Vinci alle 20 ciao”
Sempre lo stesso. Nessuna via d’uscita, d’altronde era quello che in fondo volevo. Ho solo 2 ore per prepararmi ma so che non ha nessuna importanza come essere vestita o truccata sono sempre io solo con qualche anno in più
Ricordo benissimo la strada per arrivare fin li; a volte quando non avevamo voglia di andare in classe andavamo in quei giardinetti e ci sdraiavamo sull’erba a chiacchierare come al solito ti tutto e di più. E’ una bellissima giornata di sole che sta calando lasciando quel rosso strano nel cielo striato di mille colori dietro le guglie dei tetti dell’università.
Lo riconoscerò? Ma si in fondo che me frega io ho già il mio amore mica me ne serve un altro!!!!
Io sto bene così e intanto cammino guardandomi in giro.
Eccolo li. E adesso che faccio? Gli allungo la mano? Gli do un bacio sulla guancia o solo un ciao Oh oh oh oh oh.
Che guaio.
Ma il nostro ciao univoco e la nostra risata mi hanno fatto svanire tutte le ansie che mi preoccupavano.
Siamo ancora noi, quei due ragazzotti che chiacchieravano dei prof. inveendo contro di loro e sparlando di tutti i nostri compagni antipatici.
Un semplice ciao e poi seduti sulla panchina ci siamo detti un sacco di parole e di racconti; poi il bar, la cocacola e, strano ma vero, tira fuori dalla tasca dei cioccolatini, ma non i soliti cioccolatini bensì gli “after eight” Che memoria! Quelli che io preferisco ancora oggi!
Cosi è iniziata, prima solo per raccontarci le nostre vite parallele, poi per scoprire che in fondo in fondo ci mancava qualche cosa ad entrambi.
Infine abbiamo scoperto che la nostra amicizia era forse qualcosa di più serio.
Più serio non direi, diversa, si diversa era una cosa nuova contro ogni nostro principio e ogni nostra volontà.
Adesso a distanza di mesi sono combattuta tra il continuare la nostra amicizia o farla definitivamente diventare una cosa tipo: AMORE
Ecco perché questa mattina me ne sto sdraiata nel mio lettuccio e non mi voglio alzare. Non perché non sono felice, ho un po’ esagerato, solo perché devo prendere una decisione, forse la più importante della mia vita.
Dovrei far diventare il mio miglior amico il mio grande amore ritrovato????O continuare la nostra amicizia senza varcare la soglia del sentimento??
Be , ragazzi, fate voi il finale!!!!
Io per il momento continua a guardare le stelline che illuminano il soffitto e penso di prendermi un giorno di ferie, tanto il mio amore viene a prendermi questa sera ed il mio miglior amico mi telefonerà sicuramente per chiacchierare un po’ con lui.
Sono egoista a tenermeli stretti tutti e due, tuttavia sono due amori diversi e contemporaneamente uguali; lascerò che siano gli altri a prendere una decisione, io per il momento me la prendo comoda.!!
Replica
Antonio ds replica:
aprile 21st, 2011 alle 22:14
Brava Marisa, questo tuo racconto profuma di freschezza e spontaneità. Complimenti. Antonio ds
Replica
maria rizzi replica:
aprile 21st, 2011 alle 23:18
@marisa Lamonarca, No, cara, dolce Marisa, non credo che il finale della tua storia
prevedibile eppure giocata ad arte sul registro dell’imprevedibilità, possiamo scriverla noi.
Ti appartiene. E’ l’evolversi del tuo vissuto, delle scelte forse rimandate, forse rimosse, forse
comprese solo ora.
Esistono due persone che dipendono da te. Ho letto un bellissimo romanzo della sud-americana Mistretta “Mal di vivere”, che si concludeva con un rapporto di bigamia affettiva.
Lei aveva bisogno di due uomini, perchè l’uno completava le mancanze dell’altro. Era un libro
convincente, ma temo che non rispecchi la vita.
Ho l’impressione che l’amore antico, nascosto da sempre tra le pieghe dei pensieri, dei desideri prenderà il sopravvento… ma il finale tocca a te! Sei molto brava nel porgere le emozioni. Vera e mai banale. Un augurio per la tua storia e per le feste imminenti!
Replica
L’uno sull’altro
Lembi di pelle
si sovrappongono smarriti
bocche affamate
si nutrono
di respiri amari
gocce riarse
si perdono
nell’oceano della vita
anime dannate
si rincorrono
nell’inferno innaturale
di parole
sussurrate al vento
che come foglie
trascina lontano
per ricomporsi
l’uno sull’altro
in eterno movimento.
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:27
@Cettina Lascia Cirinnà,
Amore… Motore immobile…. Bellissimi versi Cettina. Gaia
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 24th, 2011 alle 17:43
@Gaia, grazie del tuo commento. Un caro saluto da Cettina.
Replica
Estasi d’amore
Nell’illusione
si spegne lentamente
estasi d’amore
fasci di luce
s’incrociano
all’orizzonte
voli di rondini
annunciano l’estate
nel canto festoso degli uccelli
un venticello colmo di vita
muove ogni cosa …
Replica
Abbracci spezzati
Abbracci spezzati
sul far della sera
si spingono oltre ogni limite,
lacrime appena sgorgate
inghiottite da labbra tremanti
di baci appassionati
suggellano un amore vero, sofferto
destinato a fermare il tempo
nel segreto di un’alcova.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 21st, 2011 alle 17:22
@Cettina Lascia Cirinnà,
Ho apprezzato tutte e tre le tue liriche che guardano a diversi momenti dell’amore, eppure sempre appagante, intenso, vissuto, appassionato.
Un amore che permea e informa la vita di chi ama e fa di quell’amore la sua vita.
Ciao
anna
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 22nd, 2011 alle 06:49
@Anna Maria Folchini Stabile, grazie di cuore , il tuo commento mi gratifica moltissimo.
Un caro saluto da Cettina.
Replica
PETALI BIANCHI
Dicesti:
“Oggi per terra c’è pieno di fiori”
E lo dicesti con fare accorato
come se fosse accaduto un miracolo.
E ancora io non sapevo che stavi
per darmi un addio.
Tutto il resto non fu che l’atto
scontato di una commedia. E’ questo
l’unico addio che mi riconosco,
il mio solo possesso: questo
tappeto sfatto di petali bianchi…
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 21st, 2011 alle 05:58
@Gianna Campanella, l’addio in amore è stemperato da questa visione -
questo tappeto sfatto di petali bianchi…
Bellissimi versi, complimenti da Cettina.
Replica
Gianna Campanella replica:
aprile 21st, 2011 alle 23:49
@Cettina Lascia Cirinnà,
spesso la natura sembra accompagnare, se non addirittura essere protagonista, del nostro destino umano.
Infiniti ringraziamenti per la tua gentile lettura,, un caro saluto.
Gianna
Replica
LA FAVOLA DEL PRINCIPE GUARITO
C’era una volta una fanciulla
che amava la libertà, i fiori,
le corse nei prati
e le cose gentili.
Un giorno incontrò un principe
amabile e affascinante
che una dama superba
aveva ferito.
E il principe inaspettatamente,
assurdamente –quasi per magia-
si interessò alla piccola
fanciulla insignificante.
Ed ella per vederlo sorridere radunò
le ninfe e le fate del bosco; inventò
canzoni nuove; cercò di assomigliare
a una regina: e ci credeva.
Ma il principe aveva già una reggia;
e dentro la reggia la dama superba
lo attendeva pentita con addosso
un vestito nuovo di modestia.
E così sul finire della primavera
senza un addio, senza una parola,
il principe partì
per la sua dimora.
Grandi furono le accoglienze
per il ritorno del signore
e anche la fanciulla
fu invitata alla festa.
Ma ella ormai più non capiva
ciò che era giusto. Capiva
soltanto il suo cupo dolore e
parimenti odiava i raggi del sole,
la gente e le carrozze dei ricchi.
Per cento giorni e per cento notti
vagò come impazzita
e solo quando giunse
sulla riva del mare
si lasciò cadere sfinita.
Un’onda turchina ebbe pietà
di lei e la lambì dolcemente.
Così la trovarono i pescatori:
con un sorriso sul viso e sul capo
un diadema di alghe marine.
***
Poesia e Musica
Replica
LA CANZONE DELL’AMORE
Così preziosa è la tua confidenza
quando mi vuoi parlare;
sono cerchi di magia i tuoi occhi
quando ti innamori un poco;
sono così dolci le tue canzoni
quando mi dedichi un canto;
così struggenti gli addii
quando mi devi lasciare;
così rassegnato il rimpianto
da sprofondare il mondo
nella malinconia;
così lunga l’attesa
da assomigliare alla morte;
così pacata la tua presenza
da fermare il tempo;
così soave il tuo sorriso
da profumar più di un campo di grano;
così leggiadro il tuo buonumore
da accendere arcobaleni;
così esaltanti i tuoi pensieri
che mi ci perdo come
tra le onde del mare.
Per una tua lacrima, un tuo sospiro,
un tuo pensiero abdico al cielo.
Con te non ho bisogno di scarpe per
camminare; di pane per saziarmi;
di fuoco per scaldarmi; di stelle per
sognare: mi bastano i tuoi
sguardi e la mia pelle.
Porterò i miei cari al mercato
degli schiavi; venderò al ferraio
tutte le chiavi in cambio
di un lucchetto.
Metterò le briglie come un cavallo;
le ali come un uccello;
mi vestirò da clown
e canterò l’amore.
***
Poesia e Musica
Replica
MATRIMONIO A CERVINIA
Nell’alba bianca e rosa usciva
la sposa dalla piccola chiesa
di Cervinia traendo in mano
un bouquet di gelsomini.
Era elegante la sposa
di Cervinia avvolta nel suo manto
ornato di ermellino.
La seguiva un corteo
un po’ pomposo e uno sposo
severo e compito.
Era così altera e mesta
la sposa di Cervinia
nella mattina diafana
da sembrare una regina in esilio.
Replica
PICCOLA RONDA
C’era la neve
sulle cime dei monti
e tu non c’eri.
C’era la piazza
la chiesa le case
con dentro le stufe
accese
la polenta che
coceva la grappa
le carte per il
ramino l’enigmistica
e tu non c’eri.
C’era una porta
che s’ apriva
sulla strada
un cane che
gironzolava
un mulo stanco
sporco
di sterco.
C’era il cortile
il campo da
bocce l’osteria
con la bottiglia
di Santa Maria
e tu non c’eri.
C’era il silenzio
un falco alto
nel cielo un raggio
di sole lo scoppio
del fucile di un
cacciatore: lontano
forse un fagiano
moriva.
E ancora
il silenzio.
C’era il prezzemolo
nell’orto c’erano
le mele sul melo
in un campo ho raccolto
una margherita dai
petali gialli
e tu non c’eri.
Si è inerpicata
strombettando
la corriera
e il vento ha
frusciato tra
i rami
si è incendiato
il lago
nel tramonto
e tu non c’eri.
Mi sono seduta
sotto il gelso
sull’erba che
un tempo
hai calpestato
l’erba che
hai strappato
-sorella erba!-
è cresciuta più
verde e folta
e ha oltrepassato
i confini del
prato.
Replica
Grazie, contraccambio affettuosamente gli auguri per una serena Pasqua.
Replica
CANZONE
Amo
te
che ami
me,
ma non troppo.
Penso
a te
che pensi
a me,
ma non sempre.
Canto
te
che canti,
spesso,
un altro canto.
Neghi
e protesti:
non è così,
io non capisco.
Ma amare
non può
essere qui,
essere lì,
essere altrove…
Parole e musica
Replica
sergio doretti replica:
aprile 24th, 2011 alle 17:56
@Anna Maria Folchini Stabile,
Complimenti Cara Anna Maria per la tua bella poesia che ho letto e nel leggerla avvertivo una dolce musica che l’accompagava.
con affetto
sergio doretti
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 25th, 2011 alle 19:34
@sergio doretti,
Carissimo Sergio,
grazie per la lettura e l’apprezzamento
Ciao
anna
Replica
CUORE MARINAIO
L’anima mia
naviga a vista
in un limbo di silenzi
tra scogli di sicurezze
e gorghi di possibilità.
Ma so che ci sei,
mio Doppio,
mio Angelo,
mio Altro me,
quando la certezza viene meno,
quando nel dubbio
rinunciare è la scelta.
Per meraviglia,
sotto il calore della Tua ala,
è allora che trova pace
il mio cuore marinaio
assetato di tranquillità.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 20th, 2011 alle 22:36
@Anna Maria Folchini Stabile,
Bella poesia, complimenti Anna Maria!!
Replica
maria rizzi replica:
aprile 20th, 2011 alle 22:43
@Anna Maria Folchini Stabile,
Intensissima, densa di passione e tenerezza la tua lirica,
Anna Maria… Cerchi e trovi immagini atte a stupire, a incantare
e tracci con l’aratro dell’Arte pura solchi di superbo lirismo.
Complimenti e tanti cari auguri!
Replica
Gaia replica:
aprile 21st, 2011 alle 11:43
@Anna Maria Folchini Stabile,
Amore che è porto, quiete alla tempesta. Complimenti Anna Maria. Gaia
Replica
A SILVIA, una qualunque, ma questa è vera.
Non hai nulla da farti perdonare,
ma ti perdono lo stesso:
era le volte che mi cercavi,
e sbagliavi lo spazio ,non il tempo;
era le volte che mi volevi,
e volevi sentirmi soltanto;
era le volte che mi parlavi,
e parlavi alle nuvole;
era le volte che mi pensavi,
e pensavi di notte;
era le volte che mi sognavi,
e sognavi di giorno.
Quanto pesano i tuoi occhi
sopra le ciglia dei miei,
e come mi piace portarli a spasso
dove ti sfioro senza toccarti.
E per scale antiche o nuove di zecca,
dai pioli di vetro o di fili di biada,
sui gradini della notte o dei tuoi seni di mandorla,
ti bacerò sugli occhi e sul ciglio del cuore.
Poesia e Musica.
Replica
Gaia replica:
aprile 20th, 2011 alle 23:27
@Mario Prontera,
..Con ” A Silvia ” che tempo fa è entrata nel mio cuore per restare … Che bello ritrovarti Mario! Gaia
Replica
maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:18
@Mario Prontera,
Mario… potrei leggere all’infinito
“ti bacerò sugli occhi e sul ciglio del cuore”,
perchè è più di un sogno, di un’utopia…
E’ distillato di puro amore espresso in poesia.
Sei l’Uomo delle Muse a tutti gli effetti!
Auguri.
Replica
Scrivi Poeta
Poeta, che riesci
con le parole
a far riflettere
su specchietti di vita
le emozioni…
scrivi di me, ti prego
scrivi di questi miei silenzi
dei pensieri che fanno rumore
e arrovellano la mente
abitano la mia insonnia
scrivi delle mie paure…
delle nenie che sento
quando il tempo mio si consuma
scrivi, poeta
per me, che ti leggo
quando è il cuore…
ad avere bisogno di immagini.
Fiorella Cappelli
Replica
sergio doretti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 10:26
@Fiorella Cappelli,
Cara Fiorella, la tua bella poesia mi ha fatto riflettere.
Ti ha portato col pensiero lontano dalla semplicità di una vita felicemente vissuta.
Ti ha portato, a percorrere siti scoscesi e scalare vette di alta montagna dove speri di t rovare lassu’ delle aquile con le quali, spiritualmente volare nel cielo. per raggiungere quelle bellissime immagini da te sognate.
complimenti ed auguri.
sergio doretti
Replica
Grazie, Maria, per questo messaggio che inoltrerò subito a LEI, “coautrice” del testo.
Alfredo
Replica
Figli dei fiori
Ho visto nascere in Irlanda
i figli dei fiori
nei prati verdi sterminati
in primavera
ho visto nascere in Irlanda
i figli dei fiori
liberi di ballare tutto il giorno
danze di tutto il mondo
ho visto nascere in Irlanda
i figli dei fiori
liberi di cantare a squarciagola
finchè non muore il giorno
ho visto nascere in Irlanda
i figli dei fiori
con i vestiti colorati
come i fiori dei prati d’Irlanda
ho visto i figli dei fiori
fare l’amore sulla terra nuda
al tramonto della luna.
Parole e musica
Replica
La donna e il vento
C’era una volta, in un paese lontanissimo, non segnato nemmeno nelle carte geografiche, una donna molto povera che viveva da sola.
Un giorno questa donna, coperta solamente di un mantello di seta bianca, sale a fatica, in cima ad una montagna. Nel suo cammino incontra una pioggia continua e incessante che bagna la stoffa del suo mantello.
Quest’ultimo, insieme al corpo diventa un fardello pesante, i suoi pensieri al contrario non erano un peso … imprimevano una forza sovrumana ai suoi movimenti.
Finalmente questa donna esile arriva in cima alla montagna.
Avviene un miracolo, si alza un vento leggero che accarezza il suo corpo con dolcezza e asciuga il suo mantello. La donna, all’improvviso si accorge di essere diventata leggera come una piuma
Allora dice al Vento: “Prendimi…sarò tua per sempre”.
Il Vento con amore la solleva da terra e la porta via … lontano.
Succede, ancora adesso quando si alza il vento che una donna gli chiede: ”Prendimi…sarò tua per sempre”. Nelle notti stellate, quando si alza il vento dal mare, sembra, in direzione della luna piena di vedere volteggiare un grande mantello di seta bianco.
E’ quella donna esile che nel tempo è diventata vento … insieme al vento.
Replica
sergio doretti replica:
aprile 24th, 2011 alle 17:30
@Cettina Lascia Cirinnà,
Complimenti Cara Cittina per il tuo racconto che ora cerco di commentare.
Individuare i propri sogni è il primo passo per la loro realizzazione.
Questa donna prima di essere rapita dal vento aveva dei sogni. Prima di tutto il sogno di volare e poi riuscire a scoprire i segreti della montagna insieme alle aquile con le quali sperare di fare voli insieme e riuscire ad avvicinarsi alle stelle dalle quali sperava di essere invitata nel calore della loro fantastica abitazione.
con affetto
sergio doretti
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 26th, 2011 alle 06:59
@sergio doretti, bellissimo commento, la fantasia imprigiona le mie parole per farle volare nel vento insieme ai sogni. Grazie di cuore. Cettina
Replica
PASQUA DI PAESE
Pasqua era alle porte, con tutte le suggestive tradizioni di ripuliture, di rinnovamenti, di dolci.
Pasqua di paese odorosa di viole e piena di vento, fatiche di donne nel preparare teglie di latta con grifi, pupe, cavalli cosparsi di lapislazzuli policromi che davano la sensazione di un’assurda fioritura in piccoli campi di neve.
Non dimenticherò mai quegli smalti di candido zucchero, quelle uova dipinte, quei confettini d’argento e colorati sulle superfici delle mie ciambelle preferite.
Erano i regali della primavera dopo l’inverno.
La settimana santa, intanto, stringeva i tempi della grande festa redentrice.
Il periodo quaresimale, fatto di preghiere, di precetti e mortificazioni, volgeva al termine e, dalla Domenica delle Palme, le prediche serali si facevano sempre più intense nei temi religiosi e nella regia dei priori delle congreghe.
Erano loro i veri organizzatori di tutto l’apparato scenico dei sepolcri, della processione penitenziale, della flagellazione e dell’Ufficio delle Tenebre. Drammatica rievocazione, questa, dell’oscurità scesa sulla terra alla morte di Cristo. Nella penombra del presbiterio, di fronte all’altare, era posto un candeliere a forma di triangolo con tredici candele: al vertice Gesù, ai lati gli Apostoli. A ogni salmo cantato si spegneva una candela, simbolo di Giuda che tradisce, di Pietro che rinnega, dei discepoli che abbandonano il Signore. L’ultima a brillare era quella del Cristo, lasciato solo a bere il calice della Passione.
Nel buio della chiesa, al “fit fragor et strepitus aliquantulum”, quando il sacerdote batteva con il Rituale sul seggio del coro, l’assemblea colpiva i banchi simulando quel terremoto di sconvolgimento dinanzi alla morte del Figlio di Dio.
Si racconta che, un anno, fu tale l’immedesimazione dei fedeli, da scatenare un vero boato, invece di un piccolo strepito, con gran turbamento di molti.
Assistevo sempre alla consacrazione degli oli, alla lavanda dei piedi degli apostoli, dodici poveri anziani in camice bianco, intorno all’altar maggiore, che il prevosto lavava, a uno a uno, in un catino d’argento, con vera e sentita umiltà.
Statue coperte con drappi viola e neri, campane senza voce.
La chiesa era lasciata aperta tutta la notte del giovedì per l’adorazione del Santissimo, riposto in un Sepolcro, addobbato con tanti fiori e grano fatto germogliare al buio, e le visite dovevano essere, rigorosamente, in numero dispari.
La partecipazione ai riti era notevole anche perché, al sincero sentimento religioso, si univa l’occasione, soprattutto per le ragazze, di uscire.
Il Venerdì Santo, giorno di digiuno, vedeva il culmine dei riti della settimana.
Nel pomeriggio alcune donne, in sacrestia, preparavano il Cristo Morto, un’opera d’arte del seicento, lo ripulivano e lo cospargevano di profumo.
A sera inoltrata iniziava la processione alla quale partecipavano tutti i membri delle confraternite della zona.
Agricoltori, operai, falegnami, notabili seguivano il clero e il crocifero, con andatura cadenzata, battente, oscillante lateralmente, indossando i particolari, tradizionali abiti del proprio sodalizio, camici rossi e mantelline dorate o grosse stole grigie o lunghi sai neri e gialli, copricapo settecenteschi con falde accartocciate ai lati, tra fumo d’incenso sospeso nell’aria, canti e preghiere che conferivano, a quel movimento di popolo, un alone di intensa commozione e di severa solennità.
Quante agitazioni da parte degli abitanti di alcune vie per timore di essere esclusi dal percorso!
E quanta gente accorreva anche dai paesi vicini.
Aprivano il corteo le bambine, tutte vestite di bianco, e i bambini, con i grembiuli neri.
Avanzavano, distanziate in mezzo al corteo, artistiche statue lignee, i simboli della Passione: il gallo, l’angelo, la scala, le tenaglie, le lance, la borsa e la croce, portata dal Cireneo. Vestito di bianco, camminava con la testa nascosta in un cappuccio, nel silenzio rotto solo dal fruscio delle catene ai piedi.
– Chi sarà? – si chiedeva la folla perché, essendo la parte interpretata per penitenza, la tradizione prevedeva l’anonimato.
Il corpo del Cristo Morto, sotto il candido velo donato da una sposa, adagiato in una bara scoperta foderata di velluto nero, portata a spalla da confratelli anch’essi incappucciati, appariva bianchissimo nella rigidità della morte.
Il chiarore delle torce dei fedeli rendeva più commovente la scena. Quando, nel fumo acre che queste sprigionavano, i cantori che seguivano il feretro intonavano “Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam”, accompagnati da violini, le note struggenti del funebre inno diffondevano intorno a questa triste cerimonia, così carica di significati, un’atmosfera di profonda mestizia capace di far scaturire una “fontana di lacrime”.
In quel momento, il resto del corpo bandistico, in uniforme, sfilava con gli strumenti a braccio, senza suonare, in segno di rispetto, e io mi meravigliavo di vedere don Tommaso e zio Luigi che sembravano vestiti da ammiraglio, con i loro baffoni borbonici sotto feluche piumate di bianco e d’azzurro.
Alla fine, col manto nero, la Madonna Addolorata che segue il figlio morto.
Molti occhi brillavano e c’era chi si batteva il petto per contrizione, chiedendo il perdono divino.
Mastro Gigetto prometteva alla moglie Clorinda di non ubriacarsi più, il terribile Giovannino chiedeva perdono alla mamma per le non poche inquietudini che le procurava. Chiudevano la lunga e mesta processione le dame velate, le autorità, in abito da sera, con bombetta e, in ultimo, la folla silenziosa, assorta, si accalcava nelle vie strette, sotto finestre e balconi illuminati da cui pendevano le più belle coperte di seta dei corredi. Come da casa mia, che occhieggiava addobbata nella piazza centrale del paese, accanto alla chiesa dove, nella tarda serata, si svolgeva la Via Crucis.
I forni erano accesi giorno e notte per cuocere le torte, i polli e gli agnelli degli imminenti pranzi pasquali.
Correvano battibecchi sulla preminenza dei turni di cottura negli stanzoni surriscaldati.
Accompagnavo la mia giovane cameriera e mi piaceva farle da scorta; ero euforico, quando portavamo a casa, all’imbrunire, le scatole calde dei capolavori dolciari, sotto il cielo sereno con le prime stelle.
È tutto così chiaro nel mio ricordo.
Quell’aura sacra investiva tutti. Infatti, attraverso i riti penitenziali, tutti si apprestavano a celebrare la Santa Pasqua. Accadevano delle riconciliazioni tra individui e famiglie, si faceva del bene come meglio si poteva. Si cercava, con opportune collette o altri mezzi caritativi, di assicurare sollievo anche ai più poveri.
Non mancava mai il “Possa” fatidico dell’auspicato intervento divino per una prosperità che, in definitiva, andava sempre più regredendo.
Finalmente, lo scoppio fragoroso della Resurrezione del Sabato Santo, tra accordi di campane a distesa per tutta la vallata e tuoni di mortaretti: la statua del Salvatore, al “Resurrexit”, appariva improvvisamente dietro l’altar maggiore, pieno di fiori, e si elevava lentamente verso l’alto, per mezzo di un montacarichi rudimentale e invisibile, tra nuvole dense d’incenso.
Quell’esiguo movimento, che durava pochi istanti, il tempo giusto per consentire al simulacro di raggiungere la sommità dell’altare, dava al popolo orante una sensazione di letizia autentica e spingeva davvero le anime verso il cielo nel gaudio della vittoria sulla morte.
Nella solennità di una messa con paramenti preziosi, Cristo era risorto dal Sepolcro: non più mestizia, dopo le tenebre, il fuoco nuovo sul cero pasquale.
Il pranzo della domenica completava una settimana pienamente vissuta.
Un gran banchettare, qualche indigestione, i preparativi del Lunedì dell’Angelo. Poi la fine, con un po’ di malinconia.
Il prevosto iniziava la benedizione delle case e riprendeva, puntuale, dopo le fatiche apostoliche, la sua passeggiatina serale.
Le scuole riaprivano e le maestre assegnavano temi interrogativi su:
– Come avete impiegato il tempo delle vacanze pasquali?
Inutile indagine per le matite rosso-blu.
La primavera aveva già aperto il cuore alla dolce attesa delle vacanze scolastiche e dei bagni di mare nella spiaggia selvaggia.
Da “Altri tempi” di Daniela Quieti, Edizioni Tracce 2009
Giungano ai carissimi Nicla, Robert e a tutti gli Autori i più fervidi auguri di una Santa Pasqua piena di armonia nel sentimento condiviso di amicizia, pace e amore.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 20th, 2011 alle 22:23
@Daniela Quieti,
Cara Daniela,
l’eco ricco di forza narrativa, di fluidità stilistica e di distillati lirici, della Pasqua
abruzzese, giunge come canto ipnotico a scuotere le fronde della mia anima.
Vorrei saper creare le tue atmosfere, calarmi nella luce antica delle storie, con
la tua straordinaria capacità di scrittrice…
La poesia è il valore aggiunto d’ogni tuo momento. Anche nella vita.
Ti abbraccio forte e ti ringrazio con tutta me stessa.
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 23:55
@maria rizzi,
Mia cara Amica,
grazie, di cuore. Mi emozioni sempre profondamente con le parole così belle che mi dedichi e che accostano il tuo sentire alla mia abruzzesità. Amo ripercorrere i gesti, i piccoli eroismi quotidiani, le virtù e le sconfitte di un’altra epoca, nel desiderio di trattenere, di quel tempo, il conosciuto del vivere privato e sociale, forse per bilanciare lo sfuggente scenario dell’attuale quotidianità. Comunque, fra sogni, poesie e realtà, sulle onde di questo mare di sentimenti, ti giunga, forte, il mio affettuoso abbraccio. Buona Pasqua !
Replica
Gaia replica:
aprile 20th, 2011 alle 23:33
@Daniela Quieti,
Amore e pace a te Daniela, che voli con le tue parole sempre più alta, illuminandoci di meraviglia. Gaia
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 23:57
@Gaia,
Grazie infinite, cara Gaia. Amore e pace anche a te. Buona Pasqua!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 21st, 2011 alle 06:06
@Daniela Quieti, un racconto meraviglioso che colora questi giorni tristi legati alla ricorrenza della Santa Pasqua in attesa della speranza della Resurrezione per un mondo che si prenda cura dei più deboli.
Tanti auguri di Buona Pasqua a te e a tutti gli autori che pubblicano i loro versi in questo spazio
che ci ospita. Cettina
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 23:59
@Cettina Lascia Cirinnà,
Grazie, cara Cettina, per le tue belle parole, con i più sinceri auguri di Buona Pasqua !
Replica
Antonio ds replica:
aprile 21st, 2011 alle 22:38
Cara Daniela grazie per questi tuoi ricordi freschi, per questo tuo proporre un mondo che stento a riconoscere solo dopo pochi anni. Eravamo così, coi calzoncini corti e gli occhi sbarrati, mentre il mondo ci mostrava i suoi eterni simboli e la mano correva a cercare quella amica del papà o della mamma.
Quei momenti indimenticabili “erano i regali della primavera dopo l’inverno”. Buona Pasqua, Daniela, Buona Pasqua a chi legge, a chi scrive, a chi lavora perché il Manuale sia il luogo delle emozioni. Antonio ds
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:12
@Antonio ds,
Caro Antonio,
ti ringrazio infinitamente per aver letto e commentato con così belle parole il mio racconto. Oggi, come allora, nel dono di “emozioni” che ci unisce in questo “mare”, auguro a tutti una Buona Pasqua di serenità e pace. Daniela Q.
Replica
IN QUESTI GIORNI DI FESTA
ti vedo in questo
giorno di festa,
fiore gentile,
fra i fiori dell’amore,
ed illumimi col
tuo cuore,
il sorriso della vita.
In questo giorno
dell’amore
sboccia il tuo sorriso
illuminato da una musica,
dolce e romantica
che arriva dal vento
di questo maestoso,
ed infinito, mare
che emoziona d’amore,
il mio cuore
Replica
sergio doretti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 10:42
@sergio doretti,
Grazie Daniela e complimenti per il tuo belissimo racconto che mi ha portato a sognare tempi lontani e care persone della nostra semplice vita, rimasti sempre nel cuore .
Grazie di nuovo e tantissimi auguri.
aff. sergio doretti
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:39
@sergio doretti,
Grazie a te, caro Sergio, per l’attenzione che sempre mi dedichi. Un affettuoso saluto !
Replica
COSE PICCOLE E BELLE, LE SOLITE IN FONDO.
..mi piace essere la tua onda preferita,
mi piace finire la corsa con te..
..e quando ogni tanto ti viene,
toccami là, tra i capelli,
e le pieghe delle mani,
e baciami là, se ti viene
una voglia di me;
era là che venivo
a cercarti di nascosto
da tutti…
Replica
Buona Pasqua a tutti i soci del Blog Manualedimari ed in particolare ai nostri conduttori Nicla, Robert ed a tutti gli altri della Direzione.
La Pasqua è una festa religiosa che rappresenta la Resurrezione di Gesù
Ed è quindi anche una festa di amore, di amicizia e di ricordi. Ricordi di un tempo lontano quando un piccolo uovo di cioccolata e le carezze di un gattino di davano la felicità in quelle romantiche campagne vicine al mare.
Con affetto
Sergio Doretti
Replica
Nicla Morletti replica:
aprile 20th, 2011 alle 15:46
@sergio doretti,
Buona Pasqua anche a te. Buona Pasqua a tutti! E auguri delle cose più belle!
Replica
Gaia replica:
aprile 20th, 2011 alle 23:37
@sergio doretti,
..si, caro Sergio, è festa d’Amore. E il regalo più bello è che lo sia per tutti. Gaia
Replica
sergio doretti replica:
aprile 21st, 2011 alle 08:16
@Gaia,
Grazie Carissime Nicla e Gaia,
si è vero- Buona Pasqua per tutti.
Anche per tutte le genti che soffrono per malattia povertà e schiavitù.
aff.mo Sergio
Replica
maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:33
@sergio doretti,
Mi unisco a tutti voi,
invocando una Resurrezione delle anime,
una lunga scelta d’amore che, come onda alta,
copra la pochezza che ci circonda e ci insegni
a essere l’esempio non il consiglio….
Vi stringo.
NUVOLE
Nuvole basse, nuvole sinuose,
sfuggite a un mare di pioggia
e a un campo di mimose!
Nuvole pettegole, nuvole di poche parole,
a ricordare i toni dell’erba
e la danza delle viole!
Nuvole di calce viva, nuvole di ceralacca,
stampate tra fogli d’azzurro
e il ritmo della risacca!
Nuvole pensose, nuvole sbarazzine,
come i dispetti del vento
e i capelli delle bambine!
Nuvole vere e anche un po’ inventate,
come certe storie d’amore
sognate e dimenticate!
Nuvole a un tiro di schioppo, nuvole a un palmo dal cielo,
nuvole dai mille volti…
nuvole senza velo…
***
Poesia e Musica
Replica
maria rizzi replica:
aprile 20th, 2011 alle 22:40
@Mario Prontera,
Ti ho ritrovato Mario! Il cantore delle Muse…
Muse che oggi hanno volti di nuvole, ‘pettegole’, ‘sbarazzine’, ‘di poche parole’…
Sei il Poeta delle metafore preziose. Intarsi i versi, ricami spartiti e sei sempre
lieve, immenso e dolcissimo. Grazie e bentornato!
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:34
@Mario Prontera,
Complimenti, Mario. Carissimi auguri di Buona Pasqua !
Replica
Delle nostalgie.
Qual è il filo, di rame o di niente,
che mi porta a cercare un ago;
ma la bilancia della sera non pesa i miei sogni,
troppo sfumati per appendersi ai tuoi.
E allora sto qua,scolpito da un gioco di rughe,
e filando pietre di vetro,
ricamo cianfrusaglie di umori.
Replica
Immersione
Mi calo
in immersione
in un mare di fuoco
che non brucia,
la mia pelle si colora
appena di rosso,
il rosso della passione
il fuoco lambisce il corpo
rigenera i pensieri
insieme ai tuoi
viaggiano
nella stessa direzione
in armonia
liberi di esprimersi.
Non servono parole…
battono all’unisono
i nostri cuori
per sempre.
Replica
Pionieri
Il coraggio è la forza dei pionieri
non possiedono nulla
camminano ore ed ore
sopportano fardelli pesanti
sulle loro spalle
si accampano incuranti
del pericolo
perlustrano temerari
territori sconosciuti,
come i pionieri anch’io esploro
ogni centimetro di pelle
di un corpo che non ha più segreti
pioniera di questi tempi
frettolosi e pericolosi
impavida percorro
mete sconosciute.
Replica
IL MIO TESTAMENTO
A tutti gli esseri,
senza alcuna eccezione,
lascio l’unico bene
che possiedo: Amore.
Vi parleranno d’amore
i miei versi,
parlerà d’amore
il ricordo di vita
e la mia morte,
illuminata
dal Paradiso interiore.
Designo erede universale
del mio cuore in volo
ogni essere vivente.
Il destino ha voluto
che restassi parola.
Scusatemi, se altro
non ho da offrire.
Il resto, è un cipresso,
che appare e scompare
nella foschia del mattino.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 20th, 2011 alle 07:20
@Gaia, un’emozione grande dentro il cuore è questa lirica.
Complimenti da Cettina.
Replica
Gaia replica:
aprile 20th, 2011 alle 23:41
@Cettina Lascia Cirinnà,
Hai fatto un bellissimo complimento ai miei versi, versi che io amo molto. Grazie. Gaia
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 21st, 2011 alle 17:31
@Gaia,
Suggestiva l’idea che saremo ricordati per l’amore dato, ciò conforta il cuore e dà senso alla gratuità dell’amore stesso.
Ciao
anna
Replica
Gaia replica:
aprile 22nd, 2011 alle 07:36
@Anna Maria Folchini Stabile,
Lo credo con tutto il cuore Cara Anna. Essere ricordati per l’amore donato è certo cosa più preziosa dell’aver scoperto l’alchemico oro. Gaia
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 23:02
@Gaia,
Grazie, cara Gaia, per questo tuo bellissimo canto d’amore che accarezza l’anima. Complimenti, con i migliori auguri di Buona Pasqua !
Replica
Gaia replica:
aprile 24th, 2011 alle 09:05
@Daniela Quieti,
Buona Pasqua a te dolcissima Daniela e ancora complimenti per il tuo splendido “sentire”. Gaia
Replica
Ho scritto ti amo ogni giorno
Ho scritto ti amo ogni giorno
con i biscotti della colazione
vestendo il sole al primo caffè
a raccogliere il profumo di te
con le mani sulla tua schiena
inondato da un fiume in piena.
Ho scritto ti amo ogni giorno
inseguendo lo sguardo fra le rose
mentre bagni e massaggi la vita
e quando sbuffi dietro i vapori
tra i movimenti alterni di un asse
stirando le mie stropicciate storie.
Ho scritto ti amo ogni giorno
mentre mamma corri a scuola
e poi ritorni di corsa all’aiuola
risalendo affannata le scale
tra i labirinti di mille stanze
riduci e pulisci ogni distanza.
Ho scritto ti amo ogni giorno
da quel bacio mai dimenticato
tra petali alterni di una margherita
ne ho contato e inventato modi
sussurrando i tratti del tuo amore
sfogliando i freschi tepori.
Ho scritto ti amo ogni giorno
per essere accanto al nuovo canto
parole colorate dentro una bottiglia
navigano verso il perduto tempo
e noi qui seduti sul profumo delle rose
non ci siamo accorti della neve sui capelli.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 24th, 2011 alle 08:02
@Maurizio Lauriani,
La quotidianità dell’amore, rinnovato ogni mattina e vissuto ogni giorno per tutti i giorni della vita a due, non può non culminare nel “Grazie!” per quanto si è ricevuto e per l’apprezzamento di quanto si è dato alla persona amata.
Ciao
anna
Replica
LE STAGIONI DELL’AMORE
Quell’inverno…
non furono gocce di ghiaccio
ad attirare il mio sguardo in cielo,
ma gli occhi tuoi cristallini
a scaldarmi l’anima di poesia;
e proprio l’anima, d‘improvviso,
si ribellò e rapì la mia ragione,
solo carta e penna per parlare
e scrisse per te sul mio cuore.
E fu primavera…
inaspettato sbocciò un fiore dentro me
era una rosa rossa, profumava di te,
senza difese, senza spine per non ferirti
ogni volta che ti volessi a me avvicinare;
discreto, sfiorasti quel fiore ogni tanto,
ma il tuo mistero non lo raccolse mai,
e i petali uno ad uno iniziarono a cadere
ma la rosa, innamorata, continuò a sperare.
E arrivò l’estate…
il sole d’agosto mi bruciò la coscienza,
troppa l’attesa, troppa la voglia di te…
e ancora mi sembra di vederti…
gli occhi che tremano e le tue mani fredde, l’emozione
e ancora mi sembra di sentirti…
i respiri e le parole sussurrate, la tentazione
e ancora mi sembra di toccarti…
le labbra bollenti e i corpi caldi, la passione.
Ma giunse l’autunno…
e fu il tuo abbandono ad incidere il ricordo,
il tuo silenzio imposto a colmare i miei giorni,
la nostalgia di te fu padrona del mio esistere,
come svegliarsi la mattina in un immenso vuoto
dopo un sogno che ha invaso la realtà,
come l’ultima foglia che cade dal suo ramo
dopo aver vissuto le stagioni e il suo tempo,
e dondolando senza più vita, cade per terra.
E tornò l‘inverno…
***
“Poesia e Musica”
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Rita replica:
aprile 20th, 2011 alle 08:30
@Sonia, parole che lasciano trasparire una passione forte…mozzafiato, trasmetti davvero belle emozioni! Rita
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Sonia replica:
aprile 20th, 2011 alle 13:16
@Rita, Grazie Mille Rita !!!
Replica
Ti ho perso tra le stelle.
Amore, ti ho ritrovato in sogno,
mentre insieme volavamo in oceani
stellari, tra onde di ricordi.
Ti ho udito sussurrare messaggi
esoterici inconsci, nei campi arati
del mio universo mentale.
Mi fissavi, mentre danzavi tra grappoli di
glicini d’orati e mi regalavi farfalle di luce.
Mi sorridevi, mentre le tuo labbra
calde mi baciavano al suono
di arpe accarezzate dal vento.
Amore, ti ho perso tra le stelle,
all’improvviso, mentre mi svegliavo.
Il dolore mi spezza il cuore, mentre
il mondo gira intorno a me.
Vedo ancora la tua scintilla Divina fluttuare
leggera tra gli Angeli, al suono del silenzio.
Amore, vorrei ritornare indietro
nel sogno, per volare ancora stretta a te,
negli spazi infiniti dell’Universo.
Mentre le lacrime mi rigano il volto,
odo la tua voce gioiosa cantare una canzone.
Amore, ti ho perso tra le stelle,
all’improvviso, mentre mi svegliavo.
***
“Poesia e Musica”
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Gaia replica:
aprile 19th, 2011 alle 17:11
@Elisabetta Errani Emaldi,
….Il risveglio si porta via i sogni. Quelli brutti, ma purtroppo anche quelli più belli, dai quali non avremmo mai voluto separarci. Ma la grandezza dell’amore sta nel poter vivere i più bei sogni anche ad occhi aperti… Con simpatia. Gaia
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 19th, 2011 alle 22:26
@Gaia, Grazie dolcissima Ciattina,
un abbraccio,
Elisabetta
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Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 17:39
@Elisabetta Errani Emaldi, molto belli i versi finali, complimenti da Cettina.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 19th, 2011 alle 22:23
@Cettina Lascia Cirinnà,
Grazie, carissima Gaia, per le tue belle parole,
un abbraccio da Alfonsine,
Elisabetta
Replica
Maurizio lauriani replica:
aprile 19th, 2011 alle 21:47
@Elisabetta Errani Emaldi, Lirica che si fa leggera come uno abbraccio dentro quel sogno cosi’ vivo è forte da far soffrire durante il risveglio.L’amore fa volare alto ,oltre ogni limite.Un amore che fa piangere per tutta quella gioia incontenibile che ha saputo trasmettere e che ora è rimasto fra le stelle.
Complimenti
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 22nd, 2011 alle 09:18
@Elisabetta Errani Emaldi,
L’amore e il sogno: evanescenti e impalpabili, ma restano nel cuore e allietano i ricordi.
Ciao
anna
Replica
UNA LACRIMA
una lacrima di pianto
nel dolore della vita
si posò
sopra un pètalo
di rosa
e un arcobaleno
iniziò a brillare nel
ciel,
Quella lacrima d’amor
quella lacrimaaaaaa
di speranza
cerca un sorriso,
dal sole che ci lascia,
nel tramonto della sera.
Con le ali
dell’amor,
raccogli il mio dolor
raccogli i miei pensieri
raccogli la speranza
ed il color
della vita,
del mio amor
***
Poesia e Musica
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Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 17:37
@sergio doretti, complimenti per questa futura canzone, Cettina
Replica
sergio doretti replica:
aprile 19th, 2011 alle 18:38
@Cettina Lascia Cirinnà,
Grazie Cittina per il tuo commento che ho molto gradito.
Se questa poesia verrà musicata e quindi sarà senz’altro un tango.
Spero di invitarti a ballare questo tango “nel colore della vita e del mio amor”.
con affetto
Sergio
Replica
Sabbia è ciò che ho nel mio pugno,
mille granelli, mille sogni di quel tempo…che parla di anche di noi,
noi che eravamo sdraiati su questa immensa distesa di sabbia.
Ancora mille granelli
nella mia mano…sento l’eco di quelle giornate felici,
delle nostre risate, di quegli sguardi furtivi sotto al caldo sole.
Sabbia nella mia mano…apro il pugno e la la lascio cadere,
mille piccoli granelli dorati scivolano via…
Il vento li dividerà
portandoli chissà dove…come ha portato via noi…
Replica
Gaia replica:
aprile 19th, 2011 alle 17:19
@Rita,
..il passato che il vento ( tempo/oblio ) disperde in piccoli granelli dorati.. È una bellissima immagine Rita, complimenti. Gaia
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 19th, 2011 alle 22:32
@Gaia,
Complimenti Gaia!!
In bocca al lupo!!!
Replica
Rita replica:
aprile 20th, 2011 alle 08:27
@Gaia, grazie…ricordi un passato ormai davvero tanto lontano. Rita
Replica
maria rizzi replica:
aprile 20th, 2011 alle 10:55
@Rita, mia cara, nella forza della similitudine tra i giorni passati
e la manciata di sabbia, si srotola la tua lirica di fortissimo impatto emozionale.
Sembra di assistere a un cortometraggio, di cui si sente il sonoro…
La vita allestisce un paesaggio e poi lo cancella con la sua ‘gomma’ segreta.
Sei un’ottima funambola dei versi e possiedi l’arte della sintesi. Mi hai emozionata!
Grazie e un abbraccio.
Replica
Rita replica:
aprile 21st, 2011 alle 14:46
@maria rizzi,
Maria grazie!….sono contenta di emozionare…
Replica
Rita replica:
aprile 21st, 2011 alle 14:46
@maria rizzi,
Maria grazie!….sono contenta di emozionare…
Replica
sergio doretti replica:
aprile 24th, 2011 alle 18:48
@Rita, Grazie Rita per la tua bella poesia che mi ha fatto riflettere, soprattutto per la divisione, insieme a voi, dei granelli di sabbia.
Ma se il vento di terra avesse la capacità di riportare su quella spiaggia i granelli di sabbia potrebbe essere, psicologicamente, una bella notizia per voi?
Con tantissimi auguri.
aff.mo sergio doretti
Replica
Rita replica:
aprile 27th, 2011 alle 08:34
@sergio doretti, Grazie Sergio…no, non sarebbe una bella notizia…il tempo deve scorrere in avanti, nulla può tornare, nè un soffio di vento riportare indietro, la vita deve scorrere in un verso solo e sta a noi assaporare ogni singolo istante come se fosse l’ultimo….Anche se in ritardo, auguri anche a te…
Replica
L’attesa del ritorno
Come un funambolo
sospeso sul filo del destino
si dondola la mia anima
ogni volta è la prima volta
non si da pace
immagina di vedere, di toccare
le mani, le braccia, tutto il corpo,
all’improvviso ti materializzi
e ritorni come sempre
vicino a me per il resto della vita.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 19th, 2011 alle 22:28
@Cettina Lascia Cirinnà,
Carina la tua poesia Ciattina!!
Un abbraccio,
Elisabetta
Replica
Il fuoco della passione
Lingue di fuoco si alzano
dalla fiamma del cuore
crepitano, sornioni
ne seguono il ritmo
ardono senza pietà
ti bruciano la pelle
si alimentano
di ogni ceppo
che le tue mani
con coraggio
non lesinano alla forza
del tuo amore
che si scatenerà tra breve
in un amplesso
che non conosce confini.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 19th, 2011 alle 22:29
@Cettina Lascia Cirinnà,
Complimenti anche per questa!!
Ciao!!Q!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 20th, 2011 alle 13:59
@Elisabetta Errani Emaldi, grazie di cuore-Cettina-
Replica
L’ Addio al Poeta
( in memoria a Jacques Brel)
Aveva scritto e cantato tante poesie
quel poeta, quell’artista!
e il mondo intero lo adorava
quel poeta! quel genio
che ha fatto sognare grandi e non;
Così, quei versi originali,
hanno inspirato musici e cantori
e la gente della strada
arieggia quelle rime,
come se volesse immortalare
la sua immagine.
……………………………………..
È scomparso per sempre
il romantico poeta!
Condannato dal male
se n’è andato…chissà dove!…
Il suo piccolo veliero,
un giorno ha preso il largo
destinazione “La sua Isola”.
Per quel poeta, per quel mito,
la gente e tutti i suoi amici
han versato un mar di lacrime,
e, quando in cielo appare l’astro d’argento,
le trasforma in miriadi di perle
che scintillan su quel mare…
…come, se volessero inspirarci
un’ultima poesia in sua memoria
e, che il vento della sera la trasporterà
attraverso l’ immenso oceano,
per raggiungere quell’isola,
” l’ isola del poeta
Replica
“Tu che hai inventato l’amore”
Se tu non esistessi
cosa ci starei a fare io qui?
e che senso avrebbe la mia vita
senza di te!
Se tu non fossi di questo mondo,
come potrebbero brillare le stelle?
e chi farebbe giungere fin quaggiù
i caldi raggi del sole?
Se tu non esistessi,
il mare sarebbe uno strato di ghiaccio
e la luna nel cielo sarebbe sempre oscura
poiché è su di te che s’illumina.
La musica è nata, perché l’hai inspirata tu !
e quando a primavera sbocciano i fiori,
sei tu che le regali il tuo profumo,
mentre le rose, le sue regine,
tentano d’imitare la tua bellezza!
Se tu non esistessi,
il mondo sarebbe eternamente grigio,
perché mancherebbe l’amore
che solo tu esistendo,
hai saputo inventare.
Replica
“A Sandrina”
Mentre tu dormivi beata,
mi sno incantato a guardare i tuoi capelli
sparpagliati sul cuscino.
Il tempo che è volato via veloce,
inesorabilmente li ha imbiancati.
Ma su ognuno di loro c’è stampato un ricordo e,
come se fossero pagine di un libro,
ho riletto il passato trascorso insieme.
Quante gioie, quanti dolori son tornati alla mente!
Grazie mia adorata, di essere stata il pilastro
che ha sostenuto il mio debole carattere.
Il tuo coraggio, la tua santa pazienza
e la tua perseveranza, han contribuito
alla riuscita della nostra vita.
Nessun Re della terra,
può vantarsi d’aver nel suo scrigno
un gioiello del tuo valore.
Nessun uomo di questo mondo
può aver la grande fortuna
che mi è stata data:
“Quella di averti conosciuta
e di aver diviso con Te la mia esistenza”.
Replica
Salvami
Per favore, salvami tu.
Sono ubriaco d’amore,
ti prego, dammi una mano.
Il mio viaggio sta per finire,
cercate di capirmi.
Il mio viaggio deve iniziare,
cercate d’azzittire le cornacchie.
Avvolgimi nei tuoi capelli.
Avvolgimi, voglio essere cullato.
Parlami di te,
parla di tua madre
ma parla, te ne prego.
Amore, guardami.
Amore guardami, sono ubriaco di te.
Giovanni Minio
Replica
* Figlio mio *
Un sabato pomeriggio troppo caldo
per la stagione in corso
Eri ranicchiato in posizione fetale sopra alle lenzuola
chiuso a riccio così come ti ricordo nei pensieri notturni
eri ranicchiato e dormivi profondamente
La mia carezza l’ho passata su tutto quel corpo ormai da uomo
nonostante l’età
Respiravi e sembravi immerso in chissà quale sogno
spero solo fosse un luogo piacevole
il posto dove stavi camminando
Non ho voluto svegliarti
ti ho ho osservato solo per qualche minuto ancora
poi alzandomi
ho sussurrato con un filo di voce
ti voglio bene
figlio mio.
Replica
Gaia replica:
aprile 19th, 2011 alle 15:29
@roberto,
grazie Roberto, le tue commoventi parole hanno risvegliato in me la memoria di attimi intensi e bellissimi trascorsi con i miei figli. L’amore filiale è puro dono, è davvero Amore. Gaia
Replica
Gaia replica:
aprile 19th, 2011 alle 15:37
@Gaia,
p.s. Con amore filiale voglio intendere non l’amore che il figlio ha per i genitori ma l’amore incondizionato che i genitori donano ai figli e che alimenta in loro il desiderio di ricambiare.
Replica
Luna
Oh luna…
che splendi ancora stanotte,
raccontami d’amore perduto,
di guerre interrotte.
Narrami le gesta
dell’ uomo che scrive.
Nei meandri della mente
si schiudono porte,
morte e bellezza
in queste sere d’aprile.
Vile e codardo fu il cuore
nel vederti apparire.
Tremulano foglie al vento
nella tua luce
come l’anima al ricordo di lei.
Giovanni Minio
Replica
POESIA E MUSICA:
(composta sull’aria delle canzoni popolari della Maremma Toscana)
LA CANZONE DELLA PACE. E DELL’AMORE NEL MONDO
Grande gioia rivedere il tuo viso,
nel giardino illuminato dai fiori,
risplende ancora il tuo sorriso,
e l’amor zampilla dai nostri cuori.
La primavera giunta è con l’amore,
sconfiggendo l’odio ed il terrore.
Una luce di libertà nel mondo,
si riaccende all’alba della pace,
e nei cuori vi è amore profondo,
ed ogni forma di odio ora tace.
Amore e pace senza frontiere,
e sogni di libertà senza bariere.
E dal bosco riappare un coniglio,
poi un cervo, poi un furetto,
rose viole, primule e un giglio,
ed una cicogna sopra un muretto.
Un raggio di sole colora l’amore,
e nei nostri cuor spegne ogni timore.
Il cannone è coperto da fior,
e sul campo di guerra ora tace,
spara solo messaggi d’amor
di libertà solidarietà e di pace.
E nel cielo colombe dell’amore,
festeggian la pace col bianco colore
Sergio Doretti
Replica
VIVI L’AMORE
Vivi l’amore
senza condizioni, senza programmi
così semplicemente, come un fanciullo
che comprende anche il niente.
Semplice ogni cosa diventa
e i pensieri come lettere d’alfabeto
scrivono la vita.
Vivi l’amore
che mette il suo anello al cuore
e imprime il sigillo del sole
dà i brividi dell’acqua di sorgente
e di luce disseta.
Vivi l’amore
che attende ogni incontro
come se fosse il primo e lascia il respiro
dell’erba baciata dalla rugiada al mattino.
L’amore è pioggia di sogni reali, fantastici
mare di sorrisi che giocano
con le onde delle emozioni
vento di parole che aprono le finestre
sabbia di granelli di silenzi.
L’amore è “una sola storia”.
Brilla come l’aurora
scende nell’anima senza fermarsi
non va a tentoni.
E’ “una sola storia”
anche se sente freddo
si perde nella foschia
non vede albeggiare sensazioni ignote.
Tu, io, voi, noi
siamo gocce ma formiamo il mare
siamo granelli ma formiamo la sabbia
siamo punti luminosi ma formiamo l’aurora.
L’amore è “una sola storia”.
Giuseppina Mira
Ispirata dal romanzo “Una sola storia” di Elita Romano – Sellerio editore Palermo
Replica
QUEST’AMORE
Non so esprimere a parole quanto vi amo
ma sappiate
che se potessi farvi abbracciare quest’amore
non basterebbero braccia per stringerlo.
Se potessi farvelo prendere
tutte le mani del mondo
non sarebbero sufficienti a contenerlo.
Se potessi farvelo vedere
gli sguardi di tutti si perderebbero oltre l’orizzonte.
Se potessi farvelo scandagliare
sarebbe nulla in confronto
il più profondo oceano.
Se potessi farvelo scalare
la vetta sarebbe irraggiungibile.
Non so esprimere a parole quanto vi amo
ma sappiate
che quest’amore vi ha stretti forte al petto
per non farvi sentire soli
vi ha inondati di baci, di carezze
per non farvi sommergere dalle paure
vi ha fatto camminare nella strada della vita
per non farvi cadere nei burroni
vi ha insegnato a respirare
per non farvi soffocare dai veleni quotidiani.
Quest’amore immenso
ha voluto abitare nel mio cuore
senza diventare piccolo.
E’ il mistero più misterioso della vita.
È la realtà più reale della vita.
È il mio amore per voi, figli miei.
Se qualcuno volesse comprarlo
non potrebbe.
Il suo valore è incalcolabile
trascende la quotidianità.
Quest’amore non è l’attimo che scorre
e non ritorna più.
E’ per sempre.
Rinasce con l’aurora
non muore al tramonto.
È’ luce.
Trasmettetelo agli altri
donatelo come cibo
prenderà corpo
e avrà per sempre un’anima
quest’amore. Giuseppina Mira
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 20th, 2011 alle 06:56
@GIUSEPPINA MIRA, grazie per questi versi – diffondere amore – questa missione ha l’uomo per salvare l’umanità.
Un saluto da Cettina
Replica
GIUSEPPINA MIRA replica:
aprile 20th, 2011 alle 16:02
@Cettina Lascia Cirinnà,
grazie per avere apprezzato il mio messaggio d’amore.
Affettuosi saluti
Giuseppina Mira
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:20
@GIUSEPPINA MIRA,
Complimenti, cara Giuseppina. I tuoi versi e i tuoi sentimenti belli consolano il cuore.
Buona Pasqua!
Affettuosamente
Daniela
Replica
GIUSEPPINA MIRA replica:
aprile 25th, 2011 alle 22:19
@Daniela Quieti,
Ti ringrazio, cara Daniela, per le parole vibranti di affetto e di stima.
Un forte abbraccio
Giuseppina Mira
Replica
sergio doretti replica:
aprile 24th, 2011 alle 19:17
@GIUSEPPINA MIRA, Grazie Giuseppina, dopo aver letto la tua poesia ho pensato all’amore ed in particolare al modo di misurarne la quantità ed ho capito che non vi sono strumenti tecnici per misurarlo, né lunghezza, né peso, né liquido.
Quindi l’amore è immenso, grande e meraviglioso come è meravigliosa la vita che coltiva nel proprio cuore il fiore dell’amore.
aff.sergio doretti
Replica
GIUSEPPINA MIRA replica:
aprile 25th, 2011 alle 22:45
@sergio doretti,
E’ vero che l’amore non ha confini e, in quanto tale, è meraviglioso.
Grazie, per le parole affettuose!
Giuseppina Mira
Replica
“Poesia e Musica”
C’ERI ANCHE TU
C’eri anche tu.
Ci sei sempre stata.
Hai parlato di libertà
tra le pareti di casa
hai lottato per la libertà
nelle strade, nelle piazze
e assieme alla libertà
hai attraversato boschi, monti
campi di fuoco.
C’eri anche tu
quando cospiravi
e avevi nel cuore il tuo popolo
quando curavi feriti e malati
pronta a strappare le lacrime
dagli occhi e a donare sorrisi.
C’eri anche tu a capo dei volontari
con il coraggio del tuo sogno
che voleva cambiare il destino di dolore
in un destino di sole.
C’eri anche tu a cercare
i fiori della speranza
a raccoglierli e distribuirli
per diffondere il profumo dell’aurora
quando la notte incalzava
e sussurravi preghiere nell’attesa del giorno
tra le brughiere dell’anima.
C’eri anche tu
ma hanno avvolto il tuo nome
nel lenzuolo del silenzio
e l’hanno deposto nel sepolcro.
Non è per te il buio.
Tua è la luce.
La Storia è Donna.
C’eri anche tu donna del Risorgimento
della Libertà, dell’Unità.
Ci sei sempre stata
Madre, Figlia, Sorella dell’Italia
Madre, Figlia, Sorella della Storia.
Giuseppina Mira
Replica
IMPOTENZA
Che importa che io ti adoro:
tu in giro per il mondo,
io chiusa tra le mura
della mia casa.
Eppure se guardo in alto
vedo lo stesso cielo
che si apre in limpido
e terso mattino;
lo stesso cielo che ora
riempie di brezza
e accarezza le fronde
del noce e del gelso;
e rischiara le misere zolle
testimoni di tante attese
angosciose, dei nostri incontri
pacati o furiosi.
E più di allora sono rosa
dalla solitudine e consumo
la malinconia dei ricordi
nel fumo di una sigaretta.
Replica
COMETA SENZA CIELO TRA SPECCHI DI FATA MORGANA
Mi ferisce
il tuo respiro in luoghi
al mio alito interdetti
dialogo di anime interrotto
oltre i confini delle tue terre
appassisce
Cometa al tuo reame
a ogni gioco al passo
a perdere coda e quota
in splendore di visioni
di città d’amore promesse
capovolte in mosse acque
mi specchio
al soffio di fata morgana
imprendibile a mortale assedio
Replica
Padrone, il Vento
Non sciogliermi ancora…
Lascia che l’aria
accarezzi la trama di ogni mia fibra
La luce mi avvolge, violenta
poi delicata
Oscillo…
al pensiero di esser legata…
stretta, afferrata
Vento che sleghi
trascinami piano…
sotto il suo sguardo
che segue il mio andare…
regalami un attimo
da emozionare.
—-
Padron, el Viento
No desatarme todavia…
Dejas que el aire
acaricie el tejido de cada mi fibra
La luz me envuelve, violenta
luego suave
Oscilo…
si pienso de estar atada
apretada, agarrada
Viento que desata
arrastrame suavemente
bajo su mirada
regalame un momento
por emocionar.
Fiorella Cappelli (Padrone il Vento)
Replica
maria rizzi replica:
maggio 22nd, 2011 alle 23:54
@Fiorella Cappelli,
Fiorella, originalissimi i tuoi versi dal sapore di canzone.
Ci si sente aquiloni, palloncini sfuggiti di mano ai bimbi,
in balìa del vento della vita, o forse solo del tempo, della fuga
delle stagioni…
Non ci è dato ‘spiegare’ le liriche, ma indossarle.
La tua è un bellissimo vestito!
Replica
MEMORIE E FRAGILI SOGNI
Memorie di incontri, di luoghi,
di sguardi, di balenii, di sprazzi,
di stelle cadenti; di giochi,
di feste, di sfide, di rabbie,
di tregue, di fumo di sigarette;
di echi, di voci, di silenzi,
di abbandoni, di tristezze,
di inconsistenze vaghezze.
Torpore di partenze, di torride
calure in paesi lontani,
di insopportabili afe,
di malinconiche nebbie,
di ritorni incruenti,
di dolori pacati.
E un ritrovarsi,
un ridestarsi alla gioia
di fiumi nascosti di linfa;
e un intrecciarsi di radici
sottoterra si annodano,
senza riuscire a squarciare la crosta
e a raggiungere i raggi del sole;
e una dolcezza di baci sospesi
nell’aria e posati su candide
guance di bimbi innocenti.
E un ristagnare nell’aria
di temporali pronti a scoppiare
e a spezzare i fragili rami;
a far straripare i rivi adagiati
sui loro letti di sassi.
E lampi e tuoni e squarci
di nubi svelano paesaggi
inverditi o offuscati
dove non si può abitare
né riposare, ma solo vagare
in cerca di fragili sogni.
Replica
“Poesia e Musica”
Mio angelo d’amore
My angel of love, ti ho sorpreso
mentre mi fissavi rapito dalla passione
fra le rose in fiore,
tra la pioggia e il vento.
Mio angelo d’amore, ti ho ritrovato lungo
sentieri di luce, mentre mi sussurravi ti amo.
Mio infinito amore, mi abbracciavi
con lo sguardo, mentre danzavamo insieme
tra i peschi fioriti.
I ricordi ritornano, mentre penso
al nostro primo incontro sotto la pioggia e il vento,
quando tu ti offristi di accompagnarmi
con il tuo ombrello giallo.
Mi stringesti a te per riparami dalla pioggia
che cadeva copiosa e, mentre camminavamo
tra le pozzanghere, tu mi sorridesti felice,
con il tuo ombrello giallo che illuminava
quel mattino grigio.
My angel of love, ti ho sorpreso
mentre mi fissavi rapito dalla passione
fra le rose in fiore,
tra la pioggia e il vento.
Mio angelo d’amore, ti ho ritrovato lungo
sentieri di luce, mentre mi sussurravi ti amo.
Mio infinito amore, mi abbracciavi
con lo sguardo, mentre danzavamo insieme
tra i peschi fioriti.
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 06:36
@Elisabetta Errani Emaldi, una meravigliosa canzone da ascoltare …bellissima-Cettina-
Replica
Renato Fiorito replica:
aprile 19th, 2011 alle 08:17
@Elisabetta Errani Emaldi,
Una dolce sensibilità femminile che rende attraente e interessante la romantica autrice. Per parte mia mi sembra, sommessamente, che ci sia qualche ridondanza nelle aggettivazioni, ma è solo questione di gusti e sicuramente mi sbaglio io.
Replica
SCELGO D’AMARE
Potrei forse fermare le cose
essere eterna come le pietre
Ma al tutto
scelgo la vita
scelgo di amare
e congedarmi
quando è il momento…
Chissà.. potrei essere tutti gli elementi
che uno ad uno empiono
di fragranze eterne il mondo
Ma al tutto
scelgo di amare
e ringrazio questo
mio perituro cuore…
Forse potrei rinascere ad ogni aurora
precisa come il sole
risplendere dei desideri della terra
Ma al tutto
scelgo la vita
scelgo di amare
di partire
e anche di non ritornare…
Potrei infine cadere libera e lenta
come pioggia nell’infinito oceano
per riscoprirmi nube
e carezzare una ad una le stelle…
Ma al tutto
scelgo la vita
scelgo di amare
e che resti tra noi
questo è il mio segreto
“poesia e musica “
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 06:38
@Gaia, Non si può fare a meno di amare – nonostante tutto- non si può fare a meno di amare.
Molto bella-Cettina-
Replica
Renato Fiorito replica:
aprile 19th, 2011 alle 08:21
@Gaia,
molto carina e musicale; in fondo scegliere di vivere e scegliere d’amare è una sola cosa, e ci fa sentire in armonia con la natura. Passione eterea e platonica qui, ma capace forse di altri sviluppi coinvolgenti
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 20th, 2011 alle 20:28
@Gaia,
Parole belle , positive, segreto di vita da imprimere nella memoria e cantare con una chitarra in accompagnamento.
Brava.
anna
Replica
IL COLORE DELL’AMORE
fra i colori adamantini
del romantico bosco,
fra le secche foglie,
rimembra un ricordo
nel mio cuore:
si accende una luce
di suoni lontani:
di una musica divina
portata dal vento del mare
che vola nell’immensità
del cielo
e si colora di te.
si colora di
Amore
Replica
Gaia replica:
aprile 18th, 2011 alle 18:52
@sergio doretti,
..colori e suoni dipinti da Amore.. È bello il tuo poetare Sergio. Gaia
Replica
sergio doretti replica:
aprile 18th, 2011 alle 20:50
@Gaia,
Grazie Gaia per il tuo romantico intervento sul colore dell’amore che è un colore vivo che rappresenta il romanticismo del bosco, con la sua musica e con il vento che arriva dal mare.
Aff. sergio
Replica
Fois Marinella replica:
aprile 18th, 2011 alle 21:33
@sergio doretti,
Ti leggo con piacere amico mio, poichè in ogni tua poesia l’amore mi riporta a te, con sogni e profumi. Complimenti!!!
Marinella
Replica
sergio doretti replica:
aprile 19th, 2011 alle 14:12
@Fois Marinella,
GRAZIE MARINELLA,
HO RICEVUTO DA TE UN BELLISSIMO REGALO.
AFF. SERGIO
Replica
Sento il tuo profumo
Mi avvicino
furtiva e silenziosa
riduco il mio corpo
solo alla mia anima
ti bacio, dietro
sul collo
sento in questo istante
solo il profumo di te…
Replica
Esilio
Vago, solitaria
per terre sconosciute
per mari incontaminati
lontano dalle tue labbra
la mia sorte è….l’esilio.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 18th, 2011 alle 20:43
@Cettina Lascia Cirinnà,
Carina!! Un saluto da Alfonsine!!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 13:46
@Elisabetta Errani Emaldi, grazie- un abbraccio- Cettina
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 22nd, 2011 alle 09:38
@Cettina Lascia Cirinnà,
Commento insieme queste due tue poesie, apprezzando questi frammenti di sentimento d’amore che diventano immagini e sensazioni descritte quando raggiungono il cuore di chi legge.
Ciao
anna
Replica
POETA PITTORE
Nelle mie poesie sono molteplici le sfumature,
le mie parole per il più delle volte sono una tavolozza di
tenerezza e di sentimento.
I miei passi sono trasparenti, la mia pelle è di vecchio ormai,
il mio pigiama, lo sai! verde è come il mio giardino.
La mia speranza multicolore splende il sole, oro per me ,
le stelle con cui gioco sono d’argento.
La mia notte è buia, come la tua pelle che amo.
Il mio mare è il mio cielo azzurro,
come gli occhi tuoi che non vivono più nel mio cuore.
La sabbia è grigia come il pelo del mio gatto,
Il mio letto è bianco giallo, rosso, blu, nero come il colore
diffuso la mia passione …. aah! cremisi colore rosso e la mia
passione inesauribile di selvaggio poeta.
Se tutto ciò che vedi sulla mia tavolozza dei colori ha un
avatar mistico lasciato sull’orizzonte.
Ti invito a diventare un pittrice, non importa se il tuo stile
è astratto, romantico ,o di moderne sfumature,
Inserisci nelle tue lettere mia poetessa,
il profondo sentimento ,ispirati e scrivi.
Scrivi il migliore dei tuoi versi, qui nelle migliori pagine
bianche della mia vita,
qui nell’anima traslucida che è in attesa di te.
Metti il colore del sentimento ,nel mio cercarti, amarti .
Ed’io per te voglio mettere tono, colore e ritmo, alla parola
amore.
Come un poeta, pittore, che dipinge il cuore e l’anima.
Replica
PRESENZA
Dalle tue mani nelle mie mani
Fiori di luce
riflessi di te
Nel palmo delle mie mani chiuse
La tua magia
Mi parla
Mi fa compagnia
Sei vento gelido
Di tramonti colorato
Brividi di sogni impossibili
Sei vento caldo
Di oceani e spezie profumato
Si arresta il mio respiro
Apro le braccia
E comincio a volare
le mani aperte ad afferrar le stelle
Le mani chiuse all’improvviso buio
E già son solo
Pieno dei tuoi cieli
Ad aspettar la luce
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 18th, 2011 alle 15:23
@aldo,
Bella poesia, complimenti!
Replica
Semplice
Semplice è la lettura
che scorre veloce,
Semplice è un sorriso o un
saluto spontaneo.
Semplice è il silenzio della notte
che accompagna il sonno.
Semplice fu il primo bacio
che ti donai.
“poesia e musica”
poesia edita libro “Tracce di riflessioni nell’ombra poetica” editore Libroitaliano
Replica
MILLE MODI PER DIRE MI MANCHI
Mi manchi ogni secondo della mia vita.
Mi manchi quando non sei con me.
Mi manchi se al risveglio non sento le tue mani,
morbido velluto, accarezzare il mio volto.
Mi manchi, ogni giorno che passa,
vivo nella speranza, che un giorno torni da me.
Mi manca, quando il chiaro di luna illuminava
il tuo viso, nel suo riflesso vedevo tuoi occhi luminosi
pieni d’amore per me.
Mi manchi in ogni parola, in ogni verso, in ogni mia poesia.
Mi manchi quando, guardandomi allo specchio,
mi rendo conto che sono nulla senza di te.
Mi manchi quando il cielo diventa grigio e arriva il temporale.
Mentre sento gli alberi stormire nel vento del mio cuore
che si è spezzato nell’assenza di te.
Mi manchi quando cerco di dare una spiegazione,
al mio domani senza il tuo amore.
Mi mancano tutte le cose belle che mi hai dato nella vita.
Mi mancano i tuoi occhi, mi manca il tuo profumo,
mi mancano le tue labbra, mi manca la tua parola di
incoraggiamento in un orecchio, al momento giusto.
Io scrivo le mie poesie, solo perché hai saputo carpire la parte
giusta del mio corpo e del mio essere, “il cuore”.
Mi manchi, sento nella mia anima, come pugnali odiosi
che cercano di finire la mia vita .
Mi manchi ogni momento che non passiamo insieme e, ad ogni secondo che passa il mio respiro rallenta
Mi mancano le nostre ombre che si librano nude,
nel prato dell’anima.
Mi manchi come quella volta che disegnammo, su tappeti persiani
i sentieri del nostro amore tra erba e sabbia.
Gioie e dolori tessere di un mosaico incompleto.
Vibra la mia anima , sento la sua essenza, come una fiamma che
brucia il mio respiro .
E baciando quel lenzuolo dove tu giacevi nuda
Mi stenderò sulla tua ombra.
Replica
Vorrei spostare due video che sono nel mio blog . in questo è possibile? e se sì come fare?.
sono due canzoni composte da me e dal mastro Ninomario, di Napoli,
grazie
Replica
DISGELO
Ora che il vento caldo della sofferenza
Lambisce il gelo delle tue certezze
Io ascolto il vento….
E tu mi appari finalmente vera
Ora che il rifugio dei tuoi dogmi
Sta bruciando
Ferita nell’anima
Rivedrai la luce
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 18th, 2011 alle 15:27
@aldo,
Poesia molto dolce! Un saluto,
Elisabetta
Replica
Jorge, Argentino d’Italia
Esser nato in argentina
e chiamarsi Jorge
Mio padre Jorge, prima di me
mio nonno Severino
non c’è tradizione nei nomi
c’è nel sangue
Aveva sette anni Severino quando partì dall’Italia
neanche 25 Jorge quando toccò l’Italia
81 anni trascorsi
non invano
quando i nostri partivano emigranti per il mondo
e quando sempre i nostri tornarono come turisti
assetati di patria cultura
Oggi festeggiamo i 150 anni dell’Italia unita
argentino d’Italia
migrante nel pensiero
questa è l’Italia che vorrei per tutti,
no meglio
il mondo che vorrei
si chiama Jorge,
come Samir, Kaled, Alì..
sbarcati a Buenos Aires
come a Pantelleria
Il Sud
Sempre uguale,
una speranza, una vita.
Replica
Alice vuol esser felice
Alice viene dall’est
da quell’est neanche troppo lontano
dove ancora parlano latino
dal paese dalla lunga dittatura
ha la pelle color bronzo
un sorriso largo come le sue spalle
curve di dolore e di fatica
cerca di esser felice Alice
-fammi vivere un anno felice-
solo un anno! chiede Alice
all’amore suo
-voglio vivere come una donna normale sola con te-
nella nostra casa insieme
lavorerò sodo come ho sempre fatto..
e non ti lascerò ti solleverò
asciugherò le tue lacrime
In fondo Alice vuole essere solo un po’ felice
La proposta :
ti offro il mio tetto
ti offro il mio letto
vieni a vivere con me, per un po’ di felicità
come Alice
inseguo la felicità ti offro me stessa
le mie lacrime come la mia gioa
l’amore è sapersi capire
o cercare qualcuno che voglia capirti
l’amore è trovare un corpo che fonde il tuo in uno
l’amore è sentirsi amata
definizioni stupide
ma qualcosa c’è
nella sera quando rimango sola
e tutto questo non c’è , allora nella mente
vedo Alice che implora un anno di felicità
forse è troppo? Perchè?
Vorrei un anno di felicità anch’io
fammi una proposta-vieni a vivere con me-
dai-dimmelo-
-ti amo con amore con passione con desiderio
non come una commessa-
-ti ho pensata non come mi pensi tu-
-ti voglio bene-
le migliori parole degli ultimi vent’anni
a te che ami il mio corpo come io il tuo
vieni a vivere con me
non devi soffrire
Perchè soffrire, hai già sofferto
vivi, vivi un po’ di felicità tranquillità
Ciao George come stai?
sei bellissimo!!!
ma io ho un uomo ancora più bello
P. S.:…Alice ha messo le tendine alla nuova casa, si è trasferita con l’amore suo…! Ma non è facile la vita, sempre difficile è. L’amore suo corre da chi calci gli dà, poi torna a rifugiarsi nel suo ventre ma sincero non è …combattuto tra l’apparire e l’essere : l’eterno dramma della vita di molti uomini..
Agenda d’arte 20011-noitreè ed.
Poesia e musica
Replica
Scopriamo insieme
L’emozione della felicità.
dedicata agli emigranti di ieri
e agli immigrati di oggi.
Sulle ali dell’amore,
ti farò scoprire
la felicità-
Ti porterò lontano,
vicino a quella stella,
che la notte ci sorride,
e ci fa sognare.
Ti porterò lontano,
lontano dalla notte,
da questa buia notte,
Là troveremo
Il colore della vita,
e della libertà.
Il colore
del nostro amore
che
resterà presente.
Nel sorriso della vita
la nostra stella,
che ci guardava da lassù,
la notte ci raggiunge.
e col pensiero
e con l’amore,
ci porta dei ricordi,
ricordi del passato
ricordi di un amore,
che ancora
viviamo
Replica
“Poesia e Musica”
L’amore vincerà
Darling, l’uragano passerà, se ne andrà,
il sole splenderà e l’amore vincerà.
Il tuo cuore scioglierà il rancore
che ti affligge, l’oscurità
si dissolverà e la luce trionferà.
Prima di pensare e agire rifletti,
ogni pensiero è energia che crea,
ogni azione manifestata
è un mondo creato.
Tu sei un frammento di Dio,
scegli la luce e l’amore vincerà
Amore, tu sei il solo creatore
del tuo mondo interiore d’oscurità
e delle tue albe di sofferenza.
Darling, l’uragano passerà, se ne andrà,
il sole splenderà e l’amore vincerà.
Raccogli la luce che ti danza attorno,
illumina la tua mente confusa e
guarisci il tuo cuore malato.
Caro, apriti alla verità e
imparerai a dirigere l’energia che
segue il pensiero d’amore.
Tu sei un meraviglioso frammento
di Dio, usa la luce che t’invia
e illumina il tuo piccolo universo.
Darling, l’uragano passerà, se ne andrà,
il sole splenderà e l’amore vincerà.
Replica
@Sonia, Ma io vorrei non farti piangere e vorrei
accendere, con la luce del tuo amore,
miliardi di lune e di stelle che portino fra noi una luce di speranza ed una luce di solidarietà
Vorrei donarti, con la mia anima
un amore grande, che cancelli,
le tenebre della vita e non farti piangere
ma gioire di felicità.
Sergio Doretti
Replica
FRESCA SORGENTE
DI AMORE.
Il tuo amore sincero,
è una fresca,
sorgente di felicità
che zampilla
e bacia i nostri cuori.
L’alba,
che si affaccia
all’orizzonte.
ci carezza
e prelude
ad un amore grande
ed infinito.
Vorrei condurti
con le ali
dell’amore,
su quella montagna
dove volano le aquile
che salutano
il nostro amore.
Replica
una romantica attesa
di pace,di amore e libertà.
in viaggio verso
qull’arcobaleno
all’orizzonte.
la giovinezza fioriva:
credeva in quel sogno
del nostro cuore.
Soffiava nei nostri animi
Il vento dell’amore,
il vento della pace e
della libertà.
In quel sentiero
scosceso.
piantammo rose rosse
e alberi della Pace.
sergio doretti,
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 14:55
@sergio doretti,
Ciao Sergio,
complimenti, la tua pèoesia è molto carina,
Elisabetta
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 17th, 2011 alle 20:02
@sergio doretti,
Una lirica che ci sottopone fresche immagini, accarezzate da luce e colori in movimento, come è in movimento la giovinezza, che cattura ideali e semina speranze, alimentate dall’amore.
Replica
ROMANTICO TRAMONTO.
Nel silenzio della vita,
in quel romantico
tramonto,
rispecchiato
nei tuoi occhi.
la notte si affacciava.
grande e misteriosa.
In uno spazio
immenso
Illuminato dalla luce
di quel romantico
tramonto-
E vicino lo sentivo
dal calore
del tuo amore.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 14:57
@sergio doretti,
Anche questa è una poesia molto delicata
e piena di dolcezza. Ancora Complimenti!
Replica
Gaia: l’amore arriva con la vita.
La vita, intensamente vissuta porta i colori del cielo che li vivi intensamente anche nel silenzio del trascorrere del tempo.
Guardi il cielo e le rondini che arrivano a primavera, guardi lontano oltre i confini del mare ed i colori bellissimi che si presentano sono i colori della vita, della gioia e dell’amore.
Complimenti Gaia per il tuo miracolo che mi ha aperto il cuore.
sergio doretti
Replica
Gaia replica:
aprile 17th, 2011 alle 14:20
@sergio doretti,
… Quale gioia Sergio tornare a leggerti! Il tuo sentire è sempre così denso e profondo, quieto e meraviglioso. Grazie, Gaia
Replica
È IL MIRACOLO
Amore arriva con la vita.
Amore è vita.
È onda
che fa essere il mare.
È il tuo cuore
che pulsa
acceso dell’infinito.
E tu lo cerchi
disperatamente.
Perché vuoi vivere.
Sai che non c’è vita
se non vi è amore.
Credi di poterlo trovare
grazie a un miracolo.
Amore è
il miracolo.
Ed è già avvenuto,
ed è dentro di te. Sei te.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 15:01
@Gaia,
Complimenti, una poesia piena di dolcezza.
Replica
Al cuore innamorato
Al cuore innamorato
la notte si mostra
piena di gaiezza.
Riluce più
di tutti gli astri
un bacio, una carezza.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 17th, 2011 alle 20:06
@Gaia,
lirica frizzantina nella quale il buio… quasi scompare al “tatto” dell’amore.:-)
Replica
Una canzone bellissima e cantata divinamente.
Una canzone bellissima, complimenti vivissimi.
Beautiful song and a special voce,
I love it very much thank yiou!!
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 15:17
@Elisabetta Errani Emaldi,
Scusa Gioia,
il mio commento l’ho scritto per la canzone Moon River di Andrea Ross,
non so come sia finito qui, comunque anche la tua poesia è carina,
ciao Elisabetta
Replica
Molto bella complimenti!!
Replica
Complimenti vivissimi!!
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 15:20
@Elisabetta Errani Emaldi,
Questi commenti li ho scritti per la canzone
di Moon River di Andrea Ross,
un saluto a tutti,
Elisavbetta
Replica
AMARE È DONO
Da lei che dice d’amarmi…
Capelli oro su tralcio di vite
occhi felini ad accender la luna
bellezza diafana come bava di vento
ciglia lunghe su spiragli dell’anima
fossette a plasmare ricordi…
Cosa voglio, mi chiedi?
Nulla, rispondo.
Se non ciò che vorrà donarmi.
Sono letto di fiume riarso
che piovasco attende.
Replica
ECCO
Ecco
all’imbrunire della vita
un sentire insolito
un rimescolare di sensazioni
un tremolio del cuore.
La mente vaga
da una parte all’altra
in un saliscendi di sensazioni ritrovate:
mi confondo nei tuoi occhi!
Ti amo
con la cocciutaggine dell’infanzia
la bramosia dell’anziano.
Vorrei accadesse ora
in questo istante di vita
in una notte stellata
dove la luna gioca
a tardare il giorno.
Vorrei leggere le pagine del tuo corpo
adagio
perché duri più a lungo
l’alitare di sussurri
il grido di piacere,
prima che i sensi
si perdano nella nebbia.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 21st, 2011 alle 23:29
@mery,
Quale passionalità e quale innocente erotismo nei tuoi versi, Mery,
che trasudano emozioni, profumi, giochi di luce.
“Vorrei accadesse ora /in questo istante di vita /in una notte stellata /dove la luna gioca /
a tardare il giorno” Scusa la ripetizione di un’intera strofa, ma questi versi sono una lirica compiuta in se stessi. Hanno altissimo potere lirico e immaginifico.
Indiscutibile la tua Arte e l’originalità con la quale le dai forma…
Magica!
Replica
@riccardo,
La poesia è la dichiarazione d’amore più vera è difficile donarla,bellissima riceverla se si ama…
Replica
Car era nero dalla rabbia, le sue guance erano gonfie e lo sguardo truce era coperto dai suoi occhiali da sole firmati Batman.La zia lo abbracciò, poi disse: “coraggio, non ti arrabiare, torneremo un altro giorno. Vieni, andiamo a vedere quei pescatori che vendono pesce azzurro.”
Dal libro edito “Domande tra porto e mare”.Editore L’autore Libri Firenze.MEF
Il libro aprì nel 2009 la fiera del libro d’amore a Scilla (Reggio Calabria)
Replica
Un talismano …
Un talismano
sei per me
che tengo stretto
nel palmo
di una mano nascosta
dietro la schiena nuda
del nostro amore.
Ha i colori della vita,
mi regala l’energia vitale
dove affonda il gambo
di un fiore sbocciato
in anticipo,
prima della Primavera
che verrà.
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 17th, 2011 alle 15:22
@Cettina Lascia Cirinnà,
Poesia dolcissima!!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 18th, 2011 alle 09:15
@Elisabetta Errani Emaldi, grazie è bello ritrovarti in questo spazio.
Un caro saluto da Cettina
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 18th, 2011 alle 20:36
@Cettina Lascia Cirinnà,
Lo stesso per me cara Ciattina,
in bocca al lupo!!
DICHIARAZIONE D’AMORE
Mentre l’autunno sta avanzando,
io vorrei darti il segreto delle mie poesie.
Donarti il sole la luna tutto un universo
Di felicità.
Faccio scorrere nelle mie mani un pugno
Di sabbia,per capire il senso del vento,
per sentire la pioggia ,per leggere dal volo
delle api, la direzione del mio amore.
Vorrei che incontrandomi tu possa sentire
Dentro te il volo di mille farfalle colorate,
per capire che questo mio sogno è come
un cielo azzurro, quando io incontro te.
Vorrei sentire i tuoi capelli sul mio petto,
mentre leggi le mie poesie,e riempi di gioia
il mia cuore.
Vorrei tu lasciassi che il tuo amore,
si manifesti in tutto il suo splendore,
ascolta i miei versi che vogliono esprimere,
quanto amore ho da dare , e quanto
desidero ricevere.
Fammi volare nella brezza mattutina,
del tuo amore,ascolta questa canzone,
che sta nascendo dal mio cuore,
e potrai addormentarti con la musica
dei miei sentimenti.
Replica
DUE RAGAZZI
Sotto il ponte scivola un flusso d’acqua,
dove due ragazzi affascinati d’amore
danno parola a promesse senza tempo.
Le loro ombre ripescate dal fiume,
si raccolgono in un abbraccio
spoglio di fantasie.
Il giorno attenua i loro toni,
per cedere il posto all’incolore
notte impuntita di astri.
Una stella si allontana dal cielo,
i due ragazzi seguono il suo cammino,
e con esso si consuma il loro desiderio.
Il limitare della luce pittura
le loro anime che scendono
a tratti sulla notte.
Il cupo del giorno che si snoda,
il buio che li sorprende,
e due ragazzi che stringono a sé
il tempo, mentre sfugge franto
tra le dita.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2011 alle 23:10
@Fabiola, non so perchè, ma leggendoti ho pensato alla lirica “I ragazzi che si amano” di Prévert. Li ho visti i due giovani ‘affascinati d’amore’… a stringere il ‘tempo che sfugge sfranto’…
Hai composto un testo di rara forza lirica, impreziosito da struggenti metafore e da altissima
musicalità. Mi hai rubato l’anima!
Replica
Fabiola replica:
aprile 20th, 2011 alle 15:32
@maria rizzi, oggi in tv è stato posto un servizio di come vivono la notte i romani. La moda del momento, soprattutto negli adolescenti è quella di versarsi vodka dentro la pupilla dell’occhio. Dicono che è un modo nuovo per provare emozioni… Per me emozionarmi è leggere il commento di maria che scrive “mi hai rubato l’anima”. La droga, l’alta velocità, le cose estreme come fanno a creare emozioni? Oggi qual’è il valore di un’emozione? Un bacio, un bel paesaggio, un film particolare, un concerto di musica, un ballo, una mostra fotografica, la visita in luoghi suggestivi… queste cose a me creano emozione, ma non sballarmi con sostanze artificiali facendomi del male…
Com’è cambiato il mondo, e sinceramente non mi piace affatto. Grazie Maria della replica, il tuo intervento mi ha davvero emozionato. Buona Pasqua a tutti
Replica
Ti voglio conoscere
Portami la sera prima di abbozzarti
la mia leggerezza
analizza il tuo verso
abbonda il garbo d’attacco alla poesia,
e prende forma
per stralciare in uno spunto
di silenzio, le tue sublimi
lezioni di morte,
cosi’ una carezza alla tua mano
ha il dono di ogni lode.
Una lezione di morte
che prende forme di maestria
importante, e la mistica divina
ti gonfia il cuore di panico.
“Poesia e musica”
Replica
SFOGLIANDO LA FAMIGLIA
Si è placato il vento, vento che pare divida,
ma converge ogni cosa e pensiero in un unico punto.
La calma immobile che arreda il mio ego
è stanca di andare e venire.
La sera le foglie staccate riposano immobili,
tanto quanto la mia calma,
stanca di andare e venire.
Da qui si vedono chiazze di luce ombreggiata,
donate dal grande paese a chi vi arriva soltanto di giorno.
Ricordo mio padre, non sudò mai tanto, ecco,
quel tanto che bastava, e non chiese mai nulla.
Ad alcuni pareva un po’ troppo, quel chiedere nulla.
Anche lui, come me, abitava una calma che andava e veniva.
Quando il vento soffiava, pareva l’aquilone più bello che c’era.
Ora ricordi che andava e veniva, poiché la sera non torna,
e mentre ti vesti, il mattino ha gli occhi di un gatto che chiedono ozio.
Tu non ricordi le luci che il paese la sera ti dona,
tu ,
non sai di essere tu quella luce, che illumina il giorno e corteggia la sera.
Tornerai a fare gesti che ogni giorno consumi,
ma ricorda: il vento, ora placato, tutto destina in quell’unico punto.
Domani mancheranno parole al tuo fare,
si son fatte dolore
come un’ opera d’arte, sono uscite dal tempo,
per rimanere.
POESIA INEDITA
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:34
@Luca Gamberini,
E’ la poesia più bella che io abbia mai letto… ricca ed intensa, avvolge i ricordi senza trasformarli in rimpianto e li colora asciugandoli con il vento.
Replica
Luca Gamberini replica:
aprile 17th, 2011 alle 10:03
@Fiorella Cappelli, Gaia & Cettina Lascia Crinnà
arrossisco e sto muto, grazie.
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 16:28
@Luca Gamberini,
Caro Luca, il tuo poetare è saturo, intenso, perfettamente bilanciato. Che bella poesia, Complimenti. Gaia
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 16th, 2011 alle 18:14
@Luca Gamberini, entrano dentro l’Anima questi versi e lì rimangono per sempre.
Grazie Cettina
Replica
Ho conosciuto un lupo
nel volto di un uomo,
le pieghe nel corpo di donna…
universi dentro
micro corpuscoli ovunque,
come lenticchie.
Con gli occhi ancora sporchi
di putredine gialla,
di notte continuo
a risciacquare il viso.
Nel cielo
quel divino manifesto
mi raccomanda
di raccogliere follia.
In tutto quello che è espresso,
sfugge dall’ostinata gola
un duro senso del lento vagare.
“Poesia e Musica”
Replica
L’ indifferenza
Gli avean giurato che in terra straniera
lontano dalla guerra e dall’orrore
avrebbe avuto una vita vera e
forse lì trovato anche l’amore.
Mohammed sognando un paradiso
in cui una casa un giorno edificare
col cuore a pezzi e lacrime sul viso
provò il mare in tempesta a cavalcare.
Partì con altri amanti della vita
che furono gettati in fondo al mare
si ritrovò senza una via d’uscita
solo senza sapere dove andare.
Tese la mano per chiedere aiuto
e fu della sua vita spodestato
nel paradiso da lui conquistato
la gente indifferente sta a guardare
mentre coloro che l’hanno ingannato
impunemente lo posson sfruttare e
sulla strada costringerlo a stare.
Nunziata Franco
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:39
@NUNZIATA FRANCO,
dura, realtà di sogni infranti, riemerge tra le righe per attirare attenzione e per far accorrere in aiuto una “umanità” che troppo spesso è portata a “dimenticare”…
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 16:32
@NUNZIATA FRANCO,
Parole eterne, parole del presente purtroppo, che dovrebbero essere scritte sul cielo utilizzando una ad una le stelle cosí da poter essere lette da ogni uomo in ogni luogo sulla Terra e non…. Gaia
Replica
Un amore platonico
Ho chiuso ermeticamente
con un lucchetto
in un angolo della mente
il ricordo di un amore platonico…
E’ rimasto cristallizzato
nel sottofondo di un vaso di Murano,
nel sogno si presenta impavido
amico consolatore dei giorni più grigi
confidente amabile, impronta indelebile
rifiorisce ogni volta
nel ricordo indimenticabile
della perduta giovinezza.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:40
@Cettina Lascia Cirinnà,
l’amore più bello, è quello lasciato alla purezza del sogno perché conosce spazi di cielo infiniti dove poter volare….
Replica
Domani è già qui
Rintocchi di campane
si rincorrono festosi
nell’alba di un mattino santo
di preghiere.
Le ore passano liete
affamate d’amore,
si consumano nel letto
a baldacchino di un’antenata
orgogliosa ma sottomessa.
L’amore accende i sensi di passione
nei gesti quotidiani inconsueti
di un’epoca lontana
vicina al cuore
che ricorda il passato
nel presente e nel futuro di ogni donna
gioia e felicità dentro l’Anima.
Domani è già qui.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:44
@Cettina Lascia Cirinnà,
tutto nel passato è stato amore e passione, tradendo regole, sopportando inganni,regalando promesse… Tutto resta indomito, nella certezza che il mondo continuerà ad amare…
Replica
ERESIA D’AMORE
Sei per me l’attimo eterno
ti tocco e sento di toccare il cielo
fin quando avrò respiro sarà per te
occhi per vedere è te che guarderò
La musica è silenzio
finché non mi parli
l’alba è tenebra
finché non ti vedo
Racchiudimi nel tuo scrigno
mi hai rapita temo
amore tuttavia altro non chiede
che soffocare dei propri sospiri
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:45
@Gaia,
l’amore tutto dà. L’amore tutto chiede. Vive di respiri dell’anima che solo il battito del cuore sa assecondare…
Replica
Alessandra Maltoni replica:
aprile 16th, 2011 alle 21:11
@Gaia,
l’amore rapisce in uno scrigno, fa sospirare e trovare equilibrio dentro uno spazio è quello che chiede….
Replica
Alla prossima vita.
Ci vedemmo un pomeriggio in un bar che mi piaceva molto. Il proprietario era un tipo magro, asciutto anche nei modi, molto disponibile e onesto. Qualità rare di questi tempi.
“Ciao Irene. E’ davvero un piacere rivederti dopo tanti anni. Come stai?”
“Bene. Angela mi detto che hai scritto un libro ed ero curiosa di leggerlo. Sei diventato uno scrittore, allora.” mi disse con quella sua solita espressione da sbarazzina che sa il fatto suo.
Fisicamente era cambiata, aveva messo su qualche chilo, i seni grandi accusavano ora qualche cedimento, ma gli occhi da cerbiatta erano rimasti gli stessi.
“Scrittore? Per essere davvero uno scrittore ci vuol altro. E’ un termine inflazionato di questi tempi grazie anche a certi premi letterari eccessivamente disinvolti. Sono solo uno che prende appunti tra una lezione e l’altra della vita.”
“Beh, il libro però è uscito. Hai trovato un editore e non hai mica pagato per fartelo pubblicare.” mi disse con quel suo tono di voce insinuante e complice che conoscevo bene.
“Ho dalla mia soltanto il fatto che scrivere ce l’ho nel sangue. Ma riesco a leggere poco e non ho modo di elaborare le mie idee e quelle degli altri. Passo il tempo tra gli impegni di lavoro, la famiglia e mia madre anziana rimasta sola a Genova. Quando la sera riesco a mettermi tranquillo e provo a leggere qualcosa, sono talmente cotto che dopo dieci minuti m’addormento.”
“Bella la copertina del tuo libro. Azzurra… è un colore che mi piace. Quanto ti devo?”
“Lo so che l’azzurro ti piace. Me lo ricordo. Non mi devi nulla. E’ un piacere regalartelo.” risposi senza esitare.
Eravamo stati insieme un paio di settimane, durante uno dei periodi peggiori dei miei devastanti conflitti interiori e per un attimo m’ero illuso che nel mio cuore e nella mia mente ci potesse essere posto per qualcun altro.
Non eravamo andati fino in fondo nei rapporti intimi, ma avevamo fatto parecchi viaggi interiori insieme.
Poi, un pomeriggio, dopo aver camminato tutto il pomeriggio fianco a fianco, su e giù per Corso Venezia e Vittorio Veneto, senza che riuscissi a spiaccicare parola, ammutolito dalla voragine che avevo in testa, s’era congedata dicendomi che non ci saremmo più rivisti.
Aveva ragione, non potevamo continuare in quel modo. Aveva fatto la scelta giusta. L’avevo messa io nella condizione di andarsene.
“Non sei mica cambiato. Come te la passi?” mi chiese accorgendosi dei miei vani tentativi di levarmi in volo. Li conosceva bene, nonostante il nostro breve rapporto. Non li aveva mica dimenticati.
Che dovevo dirle? Forse parlarle dei miei vent’anni di fraintesi e di contrasti con la donna sincera, ma bella tosta, che mi aveva dato due figli? Delle grandi occasioni sciupate? Farle vedere dove mi avevano ficcato le sabbie mobili della mia introversione? O raccontarle della miopia che mi portava a vedere certi silenzi dei miei figli come una cosa normale?
Non volevo rovinare la bellezza di un momento che non avrebbe avuto repliche nella nostra vita.
“Tutto bene. Ho una moglie in gamba e due ragazzi a posto. Anche il lavoro va. Angela mi ha detto che ti sei sposata con un pezzo grosso della Marina e che hai due ragazzi.”
“Sì. Ha una bella testa quadrata e agli inizi abbiamo fatto scintille, ma col tempo abbiamo imparato a sopportare i reciproci difetti.” rispose ridendo.
Non doveva essere stata la scelta giusta, ma dopo le prime delusioni, in qualche modo doveva essersi adattata alla situazione. Bevemmo l’ultimo sorso di caffè e restammo lì, a studiarci per un po’.
“Ora vado. Si sta facendo tardi. Devo accompagnare il più piccolo in piscina.” disse ad un certo punto.
“Bene, allora fammi sapere se ti piace, il mio libro. Mandami una mail.” risposi tagliando corto, con un sorriso di congedo.
“Senz’altro. Grazie.” Si alzò in piedi e si sistemò la gonna.
Le sorrisi senza dire altro. Si avvicinò e mi diede un bacio sulla guancia, come si fa con gli amici o i colleghi d’ufficio.
Mi parve strano salutarsi in quel modo, strideva con la nostra storia, ma era stata gentile e comunque mi aveva fatto piacere quel gesto d’affetto.
“Bye.” disse con dolcezza.
“Bye.” risposi con un sorriso leggero. Alla prossima vita, pensai, prima di vederla sparire nel viavai di gente fuori dal bar. Alla prossima vita.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:49
@Antonio ds,
Ottimo incipit…per un racconto interessante.
A rileggerti…
Replica
Antonio ds replica:
aprile 17th, 2011 alle 17:27
Grazie Fiorella, sei stata davvero gentile, A risentirci. Antonio
Replica
Letizia replica:
aprile 18th, 2011 alle 07:53
@Antonio ds, è bello il tuo racconto Antonio, peccato che nella prossima vita non ci saranno occasioni come queste, tutto ciò che vola via in questa vita è per sempre.
Antonio ds replica:
aprile 18th, 2011 alle 22:28
Grazie Letizia per il tempo che hai dedicato al mio racconto. Non sarei poi tanto sicuro che nella prossima vita non ci saranno occasioni come queste. Il libro di cui parlo nel racconto è “Il riflesso della luna sull’acqua”. Inizia così: “Le strade vanno e vengono senza un ordine apparente. Giungono da lontano per incontrarsi da qualche parte e poi andarsene per proprio conto. Ma a ben guardare sono tutte legate da un filo sottile e il disordine che a prima vista appare è soltanto il dettaglio di un disegno vasto e grande.”
Non esiste una strada senza un viandante. Non esiste un viandante senza una strada. Viandante e strada sono Uno. Un abbraccio. Antonio.
Replica
Luciano Rossi replica:
aprile 19th, 2011 alle 16:54
@Antonio ds,
La sorpresa più gradevole per chi scrive è il verificare che il messaggio è giunto, preciso e completo. Grazie.
Ho letto il tuo racconto ed è proprio vero che “…non esiste una strada senza un vindante. Non esiste un viandante senza una strada: viandante e strada sono Uno”.
Il tuo racconto mi ricorda versi scritti anni fa. Eccoli:
NON SON PIÙ NEI SOGNI TUOI.
Mi si dice che il silenzio prolungato
più che chiave è forse un grimaldello,
ma con te non funziona, amore mio.
Tu non scrivi e neppure mi richiami;
le mie lettere ritornano ancor chiuse.
Veglio insonne, tormentato;
scorre lenta la mia notte senza luna.
Al tornare della luce ti rivedo,
più sfocata nel miraggio del mattino.
Forse un giorno scopriremo con rimpianto
che cessato è il desiderio che bruciava
di quel nostro incompiuto primo amore.
E’ fantastico il viaggio immaginario
dello scrivere versi di passione.
Immaginato il viaggio, ma reali
io, tu, il sangue ed i timori.
Non son più nei sogni tuoi, se mai vi fui.
Resterà solo il ricordo di quel mare,
di quel vento, delle rapide correnti.
Spaventati dai marosi travolgenti,
non spiegammo mai le vele al navigare.
Buona Pasqua. Luciano R.
Replica
antonio dS replica:
aprile 20th, 2011 alle 12:38
Caro Luciano, su questi tuoi versi ho indugiato, leggendoli e rileggendoli, poi ho sorriso con affetto: “E’ fantastico il viaggio immaginario/dello scrivere versi di passione./Immaginato il viaggio, /ma reali io, tu, il sangue ed i timori.”
Forse di reale non ci sono soltanto l’io, tu, il sangue ed i timori, ma anche il viaggio. Come reale è volgere lo sguardo verso la poesia. Grazie per questo tuo bel commento. Antonio ds
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2011 alle 23:25
@Antonio ds,
Caro Antonio, ‘alla prossima vita’ è una chiusa straordinaria per un incontro che si svolge
sul registro apparente delle domande di routine e cela la profondità di due delle infinite, complesse vite possibili…
Esistono nel corso delle nostre stagioni ‘tante piccole vite’, che si rincorrono, si sfidano, passano, tornano, coinvolgono all’improvviso. Non ci è dato sapere quante possiamo viverne.
Il tuo racconto dal forte impatto emozionale, che ci coinvolge tutti, perchè narra l’imprevedibilità di un evento che può scuotere le certezze di sempre, è uno spaccato esistenziale narrato con stile fluido, asciutto e a tratti lirico.
Grazie! Sei davvero bravo.
Replica
antonio dS replica:
aprile 20th, 2011 alle 12:45
Cara Maria, hai colto ogni sfumatura, ogni chiave di lettura possibile di questo mio racconto, con la profondità di pensiero che ti contraddistingue. Sei molto brava
anche tu e leggo sempre volentieri i tuoi racconti, qui sul Manuale. A ben risentirci. Grazie. Antonio ds
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 22:51
@Antonio ds,
Davvero coinvolgente il tuo racconto, caro Antonio, come sempre la tua scrittura. Sai trasportare in un caleidoscopio di emozioni sulle strade imprevedibili dell’esistenza e ricomporne i frammenti in nuove promesse. Un affettuoso saluto con i migliori auguri di Buona Pasqua.
Replica
Antonio ds replica:
aprile 24th, 2011 alle 14:17
Oggi è Pasqua, Daniela. Abbiamo festeggiato, poi mi sono preso cinque minuti di tempo per rispondere al tuo commento e ricambiare gli auguri, di cuore.
Grazie per il tuo bel commento. Anche tu sai coinvolgere quando scrivi ed è sempre un piacere leggerti. Antonio ds
Replica
Fabiano BRACCINI replica:
maggio 13th, 2011 alle 09:31
Condensare in poche righe una vicenda, delinearne i contorni, far spiccare la personalità dei protagonisti è cosa alquanto difficile. E più arduo ancora lo è quando non si raccontano fatti eclatanti o situazioni particolarmente movimentate e/o drammatiche, ma bensì semplici, minuscoli episodi esistenziali diluiti nella normalità del quotidiano.
Ebbene: Antonio mostra qui la stoffa di valentissimo scrittore di storie, racconti, tranci di vita e riesce a commuovere il lettore sensibile che ravvisa nella sua narrazione nostalgie intime, echi del tempo perduto e delle occasioni sfumate senza un distinguibile perché; svanite col tempo -ma non dal tempo cancellate- senza lasciare possibilità di appello.
Complimenti: un delicato preciso, prezioso cammeo che arricchisce le pagine di questo blog.
Fabiano Braccini
Replica
Se io fossi il tempo,
farei per te un’eccezione
arresterei nel tuo corpo
il mio scorrere eterno,
perché la tua verde giovinezza
mai conoscesse il tramonto
e vi restasse inalterata
con la tua fulgida bellezza.
Se io fossi la natura,
vorrei creare sempre per te
paesaggi ameni, panorami stupendi,
per permettere ai tuoi splendidi occhi
di ammirarli estasiati ,
costituendo per il tuo animo ,
fonte inesauribile,
di intimo appagamento.
Se io fossi l’amore,
trasformerei ogni tuo giorno
in un mare di sublimi emozioni,
perché tu vi possa nuotare
tra la grande euforia dei sensi
e l’esaltazione dello spirito,
fino a raggiungere il culmine,
della felicità
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 08:16
@riccardo,
Splendido il tuo dono d’amore, Riccardo. Hai risvegliato in me Eresia d’Amore…. Gaia
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 13:57
@riccardo,
La bellezza, quella vera, non è trattenuta nella giovinezza ma nella conquista di ogni alba e tramonto che l’anima attraversa.
“Se io fossi nei tuoi sogni, li colmerei di foreste , per farti respirare l’ossigeno della vita anche quando hai paura di amare…”
Replica
Tu Donna…
Fiera e determinata,
forte,delicata,
dolce ,coraggiosa,
tu donna,
Non nasconderti,
lasciati vedere,
Non scostarti,
lasciati avvicinare.
Non abbassare lo sguardo,
combattendo quella lacrima,
lascia che carezzi.
il tuo volto di donna fiera.
Determinata a non mollare,
forte della tua fragilità,
coraggiosa della tua debolezza,
tu donna.
Solo in te,
sola in te,
fiera nel tuo esser ,
tu donna.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 14:05
@riccardo,
“Donna,
Per te, che non abbassi mai lo sguardo
salti le interferenze della vita
senza rinunce punti al tuo tragurdo
ribalti e giochi audace la partita…”
(La prima strofa di una mia poesia che ha dato il via per un Concorso poetico letterario Nazionale sulla Donna e la realizzazione di un’ Antologia da me curata).
Leggere una poesia sulla Donna, scritta da un uomo è, oltre che interessante, piacevolmente apprezzato.
Replica
Riccardo replica:
aprile 17th, 2011 alle 08:43
@Fiorella Cappelli, grazie per il tu piacevole apprezzamento Fiorella , da poeta naif come io mi considero, scrivo quelle che sono le mie emozioni del momento, e anche quelle che percepisco in chi mi stà accanto, anche se solo conoscenti.
nei prossimi giorni sia qui che nel mio blog pugglicherò una poesia che ho scritto questa notte, crcando di pensare come avrebbe passato la notte una mia vicina a qui è morto il marito ieri, chiaramente l’ho adattata a me, e penso di intitolarla , MILLE MODI PER DIRE MI MANCHI.
Ti auguro una buona Domenica.
Riccardo
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 17th, 2011 alle 20:23
@Riccardo,
il dolore, quando non ci appartiene, è sempre difficile descriverlo, ma la solidarietà umana e la profonda sensibilità di alcuni, fa si che le parole scritte, a volte, escano dal cuore con la giusta armonia ed il rispetto di un silenzio…
AMO
Amo
perchè chi è solo non affoghi
come mano nella tasca
nel gelido dell’indifferenza
Amo
chi è lontano dalla sua terra
perchè non sogni ancora pietre
che nessuno raccoglie
Amo
chi non ha più lacrime
perchè alla notte piovosa
ha affidato il suo pianto
Amo lui
che preferisce un fiore
a una spada
Amo lei
che coglie le ore
riconoscente alla vita
Amo te
che ad ogni alba parti
per tornare al mio cuore
col serotino vento
Amo
per mano alla luna
alla terra
alle stelle
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:28
@Gaia, L’Amore universale salverà l’uomo, questi versi lo ricorderanno sempre.
Complimenti daCettina
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 14:08
@Cettina Lascia Cirinnà,
Bella.
Ci sono mille e più motivi per amare, e nessun motivo per non amare…
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 16:35
@Cettina Lascia Cirinnà,
È cosí . Grazie Cettina e complimenti a te per le tue poesie, che sono davvero belle. Gaia
Replica
Piove
“Piove, ma lei
è indifferente, non se ne accorge
purtroppo, perchè la sua esistenza
non può tremar di gioia”
Pioggia,
pioggia torrenziale
o leggera…leggera…
Pioggia che bagna e attraversa…
Oppure
Pioggia dolce che sfiora…
O forse,
pioggia solo immaginata
in una giornata scaldata dal sole…
Interessa?
Se, ci si è persi in un amore…
Il tempo che c’è fuori
è indifferente,
l’unica cosa che esiste è il sole
Ma,
se il sentimento è perduto…
Pioggia,
pioggia a catinelle
dentro di sè
non esiste più sole
che asciughi
quella pioggia violenta,
pungente sulla pelle,
c’è solo pioggia…pioggia infinita.
“poesia e musica”
poesia edita nel volume “La parola e i suoi approdi” capitolo “fronde di trame” Edizioni Helicon
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 14:09
@Alessandra Maltoni,
La pioggia spesso è purificatrice e deterge da ciò che resta: residui di dolore…
Replica
Alessandra Maltoni replica:
aprile 16th, 2011 alle 21:07
@Fiorella Cappelli,
è vero….ottima considerazione…
Replica
Solitudine
Non canto,non grido,
non vivo.
S’alza vicino
all’ombra,
il muro della solitudine
….e come sempre
sta sorgendo
il sole.
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:10
@irca,
Cara Irca, toccante la solitudine intesa come incapacità di provare emozioni… Solitudine come un muro che…. alto poetare rammenta….. Gaia
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:32
@irca, Il sole che sorge vincerà sulla solitudine, solamente così si ritorna a vivere.
Un saluto da Cettina
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 16th, 2011 alle 14:13
@irca,
Per il solo motivo che il sole sorge…si può ancora colorare un sorriso, di un tramonto.
Replica
PORTAMI VIA
Portami via
Su quella collina
Dove la neve
Calpestata dai tuoi passi
Si trasformò in fiocchi magici
Sui miei capelli.
Portami via
Su quel muretto
Finestra del nostro mondo
Dove la tua luce soffusa
Mi ha indicato la via
Della felicità.
Portami via
Dalla voglia di solitudine
E dalla rabbia per la quotidianità
Emozionando ogni giorno
Il mio respiro col tuo esistere
Portami via
Da questa gabbia d’oro
Dove fingo libertà
Implorando alle sbarre
Sublime amore.
Portami via
Nel nostro rifugio azzurro
Al di sopra delle notti
Dove la Luna illumina il mio cuore
Dove le stelle non possono arrivare.
Portami via
Portami con te
Ovunque insieme
So che mi sapresti amare
E solo così
Potrei vivere davvero.
Portami via, ti prego…
***
“Poesia e Musica”
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:57
@Sonia, Complimenti per le parole e per la musica che le darà vita.
Cettina
Replica
Sonia replica:
aprile 16th, 2011 alle 11:40
@Cettina Lascia Cirinnà, Grazie mille Cettina !!!
Replica
Le dita fredde
a tamburellare
i tasti della tensione,
mentre la tua voce
culla i miei pensieri;
lungo la via…
apparentemente buia
stranamente vuota,
passi impazienti
ritmano il tempo
…del cuore;
improvvisamente
esisto solo io,
nessun rumore,
nessuna ombra
o soffio di vento,
tutto sembra immobile,
per noi, in attesa di noi…
Così irreale
che i tuoi occhi,
finora ciechi,
possano ammirare
lo stesso mio dipinto:
il gigante di pietra
che illumina dalla cima
come un faro,
la mia valle, a te sconosciuta,
che accoglie la tua vita,
e la invita al mio mondo;
la nostra immagine
piano si scioglie
come neve al sole,
pronti a levar la maschera
pronti a slegar l’ignoto…
Attraverso lo specchio
che riflette l’amore
compari nella mia realtà
abbandonando la mia fantasia,
… e in un istante…
il tuo sguardo
rapisce il mio orizzonte,
il tuo abbraccio
cattura il mio spazio,
il tuo calore
scalda la mia pelle,
le tue labbra
giungono alla mia anima,
e finalmente…
respiriamo la stessa aria
divisi solo dal nulla.
La felicità si dondola
aggrappata alla luna,
le mani si accarezzano
annodandosi al desiderio,
e tolte le bende…
i corpi si riconoscono
si cercano ancora
e si trovano…
intatti e insofferenti
come calamite …
separate troppo a lungo
da un foglio bianco
colmo di parole nere,
di lacrime, di sorrisi…
come calamite…
inseparabili…
Sfondo la porta sigillata
del mio nido, del mio cuore
a cui ho ridato luce
per te, grazie a te,
la tavola imbandita
rimarrà senza briciole,
la bottiglia da stappare
piena del suo vino,
solo acqua fresca e pura
per dissetare le gole
affamate di baci,
i tuoi baci… i miei baci…
uno dopo l’altro…
come un domino infinito
tasselli d’amore
che si rincorrono…
Ritagliano le pareti
le ombre di sagome
che danzano la musica,
la nostra…
che aiuta a fidarsi
a ricordarsi di noi
di ciò che eravamo,
e di ciò che siamo…
e intanto
i timori svaniscono
la passione cresce
e i corpi si fondono
liberando l’amore…
quello vero, quello nostro,
quello unico e sperato,
quello che ha senso…
Replica
Dammi un lungo bacio
Un lungo bacio ancora
Sciogli le tue labbra
Fiore di tabacco
Incatena la mia fiera
Tuniche bianche
Si coprono di macchie
Bocche sporche di rosso
Tramonti di pistacchio
Ora luci di tempesta
Un’altra ombra sotto i pini
Sale fino alle mie spalle
Pioggia turgida e ribelle
Abbaia un cane
Poi più niente
Dorme una conchiglia
Accanto alla mia giacca
Alzati e danza
Spaccami il cuore
Come una donzella
Gira lento sulla porta
Della vecchia il giorno
Ed un gatto nero
Il lampo della lama
Tra le mani della figlia
Luridi mercanti
Tra la folla e la notte
Canti di frontiera
E ruvide trecce
All’altezza della morte
Sei tu Luce
Che sibili tra i muri
Specchi velenosi
E bottiglie vuote
Uomini spergiuri
Bella e prudente
Quasi anima fetale
Ho una serpe tra le spine
Lenta scia
Senza far più male.
Dammi un lungo bacio
Un lungo bacio ora
Avida sarà la sera
Fiore di tabacco
Dimmi dov’è ormai la morte?
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:14
@Antonio Rocco Corvaglia,
…. La morte non può che essere in uno, cento, mille baci…. Bravo Antonio. Gaia
Replica
Antonio Rocco Corvaglia replica:
aprile 16th, 2011 alle 15:25
@Gaia,
La follia è una parola
dura e possibile,
e silenzio
il mio vagare
impervio
ora che manca
il senso ed il tempo
come dici,
ma ti rivedo
ancora
ogni momento che
voglio
e vengo a prendermi
i tuoi occhi
ancora
quando voglio
per sfuggire
ogni giorno alla saggezza
a quell’ansia
di vivere in pieno
il vuoto che ci circonda.
Che cosa è
la nostra vita,
la tua,
la mia
e la carezza di fermalo
ancora,
questo tempo
e gli anni
i miei, i tuoi affanni
che ho perso
come una gioia
appesa,
attesa è la sera
fremito dritto
e silente che
sale ancora
dalle tue mani
sicure
la sento
nuova.
Replica
L’UOMO PER ME
Ho conosciuto un uomo.
L’immagine è precisa, incisa nella mente
come una fotografia nell’album dei ricordi:
io, seduta su un gradino, timorosa,
con la voglia e la paura di guardare in alto;
lui, con passo rassicurante, semplice,
un uomo qualunque, un passante,
tende il suo braccio verso di me,
mi prende la mano e aiuta ad alzarmi…
Quel passante, lì si è fermato,
nel suo cammino…, nella mia vita;
un Uomo con un cuore come il mio,
che si emoziona, che si commuove,
un Uomo che riempie la mia anima,
che sente, desidera e pretende
di vivere, di amare, a costo di soffrire,
rischiando la sua realtà per la felicità.
La pioggia continua a cadere,
il rumore mi accompagna da giorni,
ormai è dentro me, come quell’Uomo;
un Uomo che mi ha creata e modellata
con le sue mani lisce, sfiorandomi la pelle,
trasmettendomi il suo calore, desiderio,
passione pura, naturale, inevitabile,
incomprensibile, perchè così mai provata.
Un sentimento che cresce?
Domande senza risposte,
risposte senza domande;
meglio il silenzio, l’odore dei corpi,
il buio, la musica, i baci, i sospiri,
frasi sussurrate e risate chiassose,
sensualità e complicità irripetibili,
una completezza unica, rara.
Un Uomo, un lavoratore, uno scrittore,
che sacrifica i suoi spazi quotidiani
per rendermi viva, per stare con me.
Sentirsi così, amati, finalmente;
ora, momento sbagliato?
Non è mai troppo tardi…
per trovare qualcuno che attendevi da tempo.
Ho conosciuto un Uomo, non uno qualunque,
così per me, il primo: l’Uomo per Me.
Replica
L’AMORE
L’amore è uno stato di grazia
non un mezzo per giungere a destinazione;
L’amore è bontà,
tacere e attendere, pazientare,
prendersi cura di qualcuno, in silenzio,
tendere la mano a chi ti volta il cuore.
L’amore è una lama a doppio taglio,
da una parte ti fa volare tra le nuvole
dall’altra ti fa sprofondare tra gli abissi
ma da qualsiasi lato la guardi
riflette ciò che ha di fronte.
L’amore è sacrificio,
mettere da parte la propria esistenza
per qualcuno che merita la tua vita,
piangere un cielo di dolori,
sperando in un mare di emozioni.
L’amore ha un suo tempo,
nulla serve spostare le lancette col dito
e mordersi le labbra,
quando meno te lo aspetti, arriva,
ma se credi di averlo trovato, parte,
L’amore è un pugno che bussa alla tua porta
insistentemente, con invadenza,
che diffidente osservi dallo spioncino,
ma pronto a scappare
appena lo accogli in casa.
L’amore può essere tutto questo,
ma ora è qui nella mia mano,
indifeso, sofferente,
fragile che trema impaurito,
sfuggente come sabbia che scivola via
rapito da un vento improvviso, inaspettato,
che spazza via i sorrisi
scoprendo piano piano
ai confini del palmo
un tesoro che brilla ancora…
nonostante le ferite e le lacrime.
Il mio amore è impossibile
ma è vero e testardo,
come un bocciolo di rosa rossa
che profuma di vita,
nata prepotente tra l’asfalto,
all’apparenza così innaturale,
che non si può vedere,
nè sentire, nemmeno cogliere,
forse fa paura la sua spontaneità…
… eppure è senza spine…
e attende solo di sbocciare…
Replica
TI REGALO LA MIA LACRIMA
Ti regalo la mia lacrima
una sola, ma limpida e vera
ha il sapore di quel mare
che ogni giorno parla a te.
Ti regalo questa lacrima
aggrappata alle mie ciglia
come quell’onda ribelle
che scivola ai tuoi piedi.
Ti regalo la mia lacrima
che brilla come l’acqua
su cui si riflette l’alba
di queste tue giornate.
Ti regalo questa lacrima
non lasciarla andare
sola sul mio viso
a perdersi nel vuoto.
Ti regalo la mia lacrima
alla sua verde fonte,
appoggiala sul tuo dito
che accolgo con un bacio.
Ti regalo questa lacrima
ora tua, piccola e pura
portala con te, sempre
racchiude questo amore.
Replica
Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 10:18
@Sonia,
Un amore racchiuso in una lacrima. Lacrima che ha il sapore dell’infinito mare… Complimenti Sonia. Gaia
Replica
Sonia replica:
aprile 16th, 2011 alle 11:29
@Gaia, Grazie mille Gaia !!!
Replica
Gocce di luci indicano il sentiero
tra fossili di passi e pozze di ghiaccio
e il silenzio stordisce la pianura
coperta di buie risaie a scacchi.
Lungo il viale fumetti di sospiri
ritmano le emozioni dell’anima
e liberati dalle bende gli sguardi
l’immagine genera timidi sorrisi.
Dal cortile che profuma di terra
emerge una casa rossa di radici
velata da una cascata di fili stellati
che illumina i visi celati alla notte.
L’aria è antica, il tempo è fermo
stanze di pietra, e soffitti di legno,
mentre un camino trattiene il fuoco,
il palato accoglie i vecchi sapori.
Stringere le mani, e parlarsi col cuore
occhi negli occhi e specchiarsi ogni volta
assaporare il gusto delle semplici cose
come un bacio d’amore sulle labbra.
L’essenza e la genuinità della vita,
basterebbe questo per essere felici,
ballando d’inverno al chiaro di luna
con i capelli bianchi, non solo di neve.
Replica
Sonia replica:
aprile 16th, 2011 alle 11:28
@Sonia, Grazie mille Gaia !!!
Replica
Dettaglio d’Amore
E’ sorto
il Sole di una nuova era
Tutti corriamo
ma ce ne freghiamo
perché non abbiamo alcuna meta
Questo è il progresso:
l’indifferenza totale
per l’altro
che muore di fame
al margine di una società
che non paga le tasse
e pensa solo al personale interesse
I politici
sono i nuovi mentori:
si affannano a parlare
ma sono sempre sazi,
corrotti e solidali
attaccano la giustizia
invece di servirla
Siamo gli automi
della nuova tecnologia
immersi in un mondo virtuale
non rispettiamo
l’ambiente in cui viviamo
reale e generoso
di frutti che disprezziamo
senza apprezzare
Non ci accorgiamo
che solo l’Amore
è la soluzione
non è un dettaglio ma
fa battere il cuore
ed è il motore di tutta la vita e del mondo intero
***
“Poesia e Musica”
Replica
ATTESA
“Ricordi?”
T’aspettavo impaziente
nella stanza vista mare
udivo i tuoi passi cauti
spostavo le tende azzurrine
perchè la luna illuminasse il mio colore ambrato.
“Ricordi?”
Era una sera a me dedicata
dopo lunghi silenzi e inspiegabili assenze.
Il tuo frenetico impaccio nello slegare
i lacci del prendisole giallo
il tuo tacere il mio parlare insensato
per distrarre le tue mani
cercavo la tua anima che mi negavi.
Oggi sono io che ricordo
il rumore delle tue dita
i tuoi accordi improvvisi spasmodici
accompagnano ancora la mia sofferta rinuncia
mentre tu te ne stai rintanato
nel guscio ovattato della tua solitudine.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 19:00
@mariarosa lancini costantini,
L’amore è anche amore non corrisposto, svanito nell’attesa e perso nei cambiamenti della vita.
Restano i ricordi, bagliori di particolari che consolano o fanno pensare.
Anna Maria
Replica
TACCHI A SPILLO
Ho saputo che alla festa
ci saresti stato tu,
e il mio abito da sera
lo volevo raffinato,
molto semplice, di classe.
Ho girato in lungo
e in largo
tutta quanta la città
ho provato cento scarpe,
quelle con il decolté
e la borsa intonata
al bel pizzo macramè.
Con collana e orecchini
ero tutta un luccichio
come gli occhi su di te.
Io ti ho visto,
zitto zitto mi osservavi:
poi però ti sei eclissato
con la bionda più vistosa
dal vestito di lamè.
Il cantante sussurrava
“che inutile serata”…
quando ho tolto
i tacchi a spillo
che strizzavano anche il cuore
e ho sognato di ballare
in quel parco
a piedi nudi,
guancia guancia
insieme a te.
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 19:04
@Anna Maria Campello,
… e lui non sa cosa si è perso, non gli è rimasto neanche il sogno di un ballo sotto la luna e una canzone per ricordare il tempo di un innamoramento.
Anna Maria
Replica
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2011 alle 23:30
@Anna Maria Campello,
Intensa la tua lirica, Anna Maria, composta con stile strizzato e con attenta scelta dei termini per creare alto senso di musicalità.
Canta il senso dell’attesa e il peso dell’assenza con levità superba.
Complimenti!
Replica
ASPETTANDOTI
Io sono l’altra
la donna dei cambi e ricambi
simile alle stagioni e al loro mutare
passano i treni in eterno ritardo
e resto nascosta tra le torri merlate
del castello sdrucito dai sogni
ritagliati a misura dell’anima graffiata.
Ti aspetto tra le stoppie bruciate dai dardi infuocati
nella sabbia umida e salsa tra le barche a riposo
nella serra d’inverno satura di olezzanti profumi
tra le foglie ferite dai passi noncuranti.
Stride il secchio vuoto nel pozzo sull’aia
muggisce nella stalla chi ha il petto gonfio di latte
e il pavone riluttante non sfoglia la sua ruota.
Io sono l’altra
la donna che aspetta te
tessendo fili umidi di pioggia
guardando albe e tramonti
in disperata attesa del tuo passo
– o mio straniero! -
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:25
@mariarosa lancini costantini,
Complimenti, cara Mariarosa, per questa suggestiva attesa. Buona Pasqua, con affetto Daniela
Replica
L’ABITO FA IL MONACO (racconto tratto parzialm.dal mio libro Scorci di vita-Carta & Penna)
Volevo organizzare nei minimi particolari la festa per il mio compleanno. Fra qualche settimana avrei compiuto 20 anni, una tappa importante della vita ed ero piena d’idee ed entusiasmo, perché in quell’occasione avrei potuto invitare non solo amiche e amici ma, soprattutto, Marco, quel ragazzo che mi piaceva tanto. Abitavamo nello stesso quartiere, spesso c’incontravamo sul tram e così facevamo un tratto di strada insieme chiacchierando allegramente. Tra noi al momento si era instaurato un rapporto di reciproca simpatia ed attrazione quando i nostri occhi si cercavano.
Inutile nascondere che lo scopo principale era quello di stare con lui in un ambiente più riservato ed accogliente, sperando che, con la complicità di una romantica musica o durante un ballo, si decidesse a dichiararsi. Inoltre in quella circostanza avrei potuto presentarlo ai miei genitori.
- “Laura è confermata la festa per sabato 2 febbraio?”
- “Allora raccontaci: Marco ha accettato il tuo invito?”
- “Mi ha detto che verrà senz’altro e ne sono felicissima, sapessi che emozione pensare che verrà per la prima volta a casa mia!”
- “Cosa indosserai di bello quella sera, hai già comprato un abito nuovo?”
Quel giorno il cicaleccio del nostro tavolo era più intenso del solito. Avevo intorno tutte le ragazze con le quali mi fermavo a mangiare nella piccola sala della “Casa della giovane”, una struttura gestita da suore che ospitava sia studentesse che impiegate: alcune erano ospiti fisse, altre si fermavano saltuariamente solo nell’ora di pranzo, comunque con una modica spesa veniva servito del cibo genuino e ben cucinato.
Nel frattempo si era avvicinata una scialba biondina, della quale ho dimenticato il nome, dal colorito pallido, slavato. Non l’avevamo mai vista con un filo di trucco che la ravvivasse un po’, insomma era un tipo insignificante, vestita in maniera anonima, quasi sciatta. Da diversi giorni si era aggregata alla nostra chiamiamola “comitiva” di amiche e di solito era alquanto taciturna, invece, inaspettatamente ed in maniera un po’ sfacciata per la verità, s’inserì nella conversazione e mi disse: “Se non hai nulla in contrario verrò anch’io”.
Mi prese alla sprovvista e non ebbi il coraggio di dirle che la mia abitazione era piccola, non potevo ospitare tante persone e quindi avevo già dovuto limitare gli inviti e poi in fondo chi la conosceva? Comunque, per non offenderla, le diedi l’indirizzo, sperando che capisse il mio imbarazzo e non si presentasse.
Quel fatidico giorno io non stavo letteralmente nella pelle. Mi ero alzata molto presto e avevo aiutato a mettere in perfetto ordine il salotto, mi ero poi data da fare con la mamma per allestire un rinfresco semplice ma abbastanza completo, in modo di accontentare i vari gusti degli invitati.
Purtroppo il tempo era passato in fretta, si era fatto tardi e dovevo dunque pensare a me! Davanti allo specchio iniziai a provare velocemente un paio vestiti, non che avessi avuto molto da scegliere, però non riuscivo a trovare quel “qualcosa” che mi soddisfacesse in pieno. Veramente nei giorni scorsi avevo girato inutilmente fra negozietti e boutique e adocchiato tante “cosine” chic fra le numerose vetrine. Ma alcune erano effettivamente troppe costose per le mie possibilità ed altre non mi convincevano. Come avrei voluto essere Cenerentola affinché una Fata in un baleno mi facesse apparire più bella!
Infine optai per un semplice vestito color pervinca, una tonalità che mi piaceva particolarmente ed avevo l’impressione che donasse alla mia carnagione e, anche se l’avevo già indossato un paio di volte, l’avevo rinnovato con un colletto di pizzo che mi conferiva forse un’aria da educanda, però tutto sommato pensai che fosse indicato per festeggiare i miei vent’anni.
Il campanello iniziò a suonare: a gruppetti stavano arrivando gli ospiti e finalmente alla terza scampanellata ecco davanti a me Marco e mi sembrò ancor più affascinante con quel mazzo di rose che mi porgeva con un ammirato sorriso. Ritenendo quindi di avere azzeccato la “mise” , cercai di nascondere il batticuore che mi aveva assalito e lo presentai, mentre il giradischi iniziava a diffondere le prime note della canzone in voga in quel periodo “In ginocchio da te” di Morandi.
Il primo ballo l’avevo appena iniziato proprio con lui, felice ed emozionata di essere fra le sue braccia, quando suonò per l’ultima volta il campanello e mia madre mi chiamò: “Vieni Laura c’è una signorina che chiede di te”. Lasciai a malincuore Marco per vedere chi fosse questa estranea e subito stentai a riconoscere in quella ragazza truccata e impellicciata la sciapa impiegata della Casa della giovane. L’accompagnai quasi intimorita nella sala dove si ballava e tutti gli occhi si appuntarono su di lei. Infatti, avvolta in quella calda pelliccia di castorino che nessuna di noi possedeva perché allora era un lusso che poche potevano permettersi, aveva un’aria un po’ misteriosa e sensuale. I suoi capelli sbiaditi risplendevano con dei sapienti “colpi di sole”, si vedeva che erano stati tagliati e “messi in piega” da un parrucchiere-stilista. Il trucco poi doveva essere stato fatto da qualche estetista perché era perfetto. Qualche fard ambrato aveva perfettamente ricoperto il suo colorito smorto e l’incarnato risaltava in modo quasi naturale, così come gli occhi evidenziati da ombretto e matita.
Quando con un gesto quasi teatrale si tolse la pelliccia e rimase in un fasciante abito con uno spacco che mi sembrò abissale, il patatrac per me era compiuto: il “mio” Marco sembrava soggiogato da quella falsa, insopportabile, fatalona da strapazzo, e lei continuava a fissarlo con lo sguardo languido, muovendo come fossero dei ventagli le sue lunghe ciglia finte.
Quante volte ballarono insieme con le luci soffuse non lo so perché, per non vederli, mi defilai con una scusa e quando ascoltai Aznavour che cantava “Io fra di voi” scappai in camera trattenendo a stento le lacrime. Poi mi feci forza e ritornai con velata indifferenza, cercando di sorridere e scherzare con gli amici, come festeggiata mi sentivo in dovere di essere allegra ed ospitale.
Mentre in un primo tempo avrei voluto che la serata non finisse più, adesso mi sentivo esausta, non vedevo letteralmente l’ora che se ne andassero e, sull’onda del motivo cantato dalla Vanoni: “Ecco gli amici se ne vanno che inutile serata”…uscirono tutti piano piano. Lei se ne andò trionfante quasi per ultima, circondata da diversi “cavalieri” che facevano a gara per poterla scortare. Non ho mai voluto sapere chi l’avesse effettivamente accompagnata….
Per questo ho scritto la poesia “Tacchi a spillo”.
Morale della favola: struccata e con l’abbigliamento sciatto quella ragazza pareva insignificante, una finta monachella, mentre ben truccata e con un abito provocante assumeva un aspetto totalmente opposto. Quindi non è sempre vero che l’abito non fa il monaco!
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Tante piacevoli poesie ed interessanti racconti. Molto bella anche questa iniziativa-concorso. Grazie Manuale di Mari!
60 MINUTI
Ritaglia sessanta minuti
della tua vita
un’ora soltanto,
ma solo per me.
Parleremo di tutto
o di niente
nel silenzio d’ovatta
dei sogni perduti.
Guardami ancora
in fondo agli occhi
finestre mute dell’anima
ed io capirò
se si è aperta
la porta blindata
del tuo cuore.
Sessanta minuti
di amnesia del mondo
nel giardino incantato
dell’amore.
Anna Maria Campello
Poesia e musica
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Le varie sospensioni lasciano spazio alla fantasia ed anche il finale è incerto anche nell’inseguire un sogno. Anna Maria Campello
Ripeto questa mia poesia:
FIORI D’AMORE
Guardami
come se fosse
la prima volta,
stringimi,
come se fosse
l’ultima.
Cogli una rosa
rosso vermiglio
per appuntarla
nei miei capelli,
fammi volare
fra le tue braccia.
Sussurrami ancora
parole d’amore
e fammi danzare
come giunchiglia
smossa dal vento
di primavera
Anna Maria Campello
***
Poesia e musica
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SUSSULTO
Ricongiungersi
al sussulto della notte
in un abbraccio silenzioso
di sguardi appesi
a frammenti di sogno
simili ad amache dondolanti
nel vuoto vibrare
quasi palpabile di presenze
lontane
e d’ignoto pensare
Replica
Elisabetta Errani Emaldi replica:
aprile 18th, 2011 alle 15:49
@Paola,
Molto dolce la tuaa poesia, complimenti!!
Replica
LEI E IO
Lei è sempre in movimento. Cammina ancora molto in città e in campagna con passo svelto, ma con sguardo sempre attento. Io starei sempre in casa. E ci sto, unicamente nel mio angolo, da cui mi pare di vedere tutto, con le gambe ferme, ma con la mente che vola. Mi sembra inutile muovermi, ho la sensazione di aver visto quel che c’era da vedere: le uniche novità sono quelle che cerco di immaginare.
Lei ha la patente, ma non guida. Io guido, ma percorro sempre le stesse strade. In auto, lei non sta zitta un minuto: «Perché vai di qua e non di là? Perché sei in mezzo alla strada? Non stai superando il limite di velocità? Strano che non hai mai preso una multa. Vai a sinistra che si fa prima…».
Io mi indispettisco, non voglio sentire ragioni, faccio sempre di testa mia, esortandola a «farsi portare» con fiducia. Ma quando perdo l’orientamento, allora è lei che mi guida, e succede spesso.
Lei ha un sorriso smagliante che regala a tutti, conosciuti o sconosciuti che siano.
Io, un anno fa, ho provato a sorridere su comando del dentista che mi stava provando la dentiera. «Stupendo!» esclamò porgendomi lo specchio, e poi: «Lei non mi sembra molto convinto…». Avrei voluto rispondere: «Come vuole che faccia a sorridere in modo autentico? Sono solo rassegnato e depresso», ma lui desiderava ricevere approvazione per il proprio lavoro e allora lo accontentai: «Ottimo! Lei è stato molto paziente… La ringrazio infinitamente». A dire la verità, da allora, provo a sorridere un po’ di più, ma mi è rimasta l’abitudine di schermarmi la bocca con la mano.
Lei crede nella possibilità di essere felici, io sono convinto che al massimo si può essere qualche volta allegri e non capisco, anzi critico moltissimo, quelle “personcine di compagnia” perennemente spensierate e ridanciane che parlano di tutto senza essere mai pensose.
Lei non critica mai perché – dice – «bisogna cercare di capire». Io mi rifiuto di capire atteggiamenti o idee molto lontani da me: lo esprimo con energia, se serve mi metto a gridare.
Lei sta sempre nel mezzo. Io sono polemico, intransigente, feroce e partigiano. Lei mi definisce «sinistrello» nostalgico e patetico. Io rispondo che ho scelto da che parte stare.
Lei è una comunicatrice sinceramente affabile. Io sono di poche parole, spesso ruvido e selvatico e sfioro continuamente l’incidente con certi miei interlocutori. Lei mi salva con avvertimenti del tipo: «Non fateci caso, lui è così, ha una scorza dura, ma dentro è buono…». A volte mi ribello perché mi sento trattato come un monellaccio e allora ribatto: «Scusate, ma sono abituato a dire ciò che penso…». Così confesso che le buone maniere non fanno per me.
Lei è conciliante, evita accuratamente i conflitti, desidera essere accettata. Io, i conflitti me li vado a cercare e vorrei essere accettato per quello che sono. Lei sostiene che è possibile cambiare. Io rispondo che dovrei rinnegare me stesso. Lei è convinta che il mio ego sia ancora troppo grande. Io sono dell’avviso che non si tratti di ego, ma di legame con la mia storia e le mie convinzioni.
Lei è impegnata da anni nella ricerca spirituale. Io fluttuo tra materialismo e agnosticismo. Eppure, lei continua a dirmi che dei due il più «avanti» sono io. Naturalmente non ci credo e le rispondo che la santa è lei.
Lei ascolta la musica in sordina mentre stira. Ascolta quelle musichette d’ambiente tipo new age che mi irritano non poco. «Sono rilassanti» dice lei, «è musicaccia, tu di musica non capisci niente» rispondo io. Io la musica l’ho sempre ascoltata al volume giusto (che per lei è sempre troppo alto) non solo per apprezzare i toni bassi, ma anche per elettrizzarmi nei crescendi e nei pieni orchestrali: allora divento ridicolo, mi agito come una marionetta e sogno come da ragazzo di essere un direttore d’orchestra. Io non sopporto la musica come sottofondo e lei non sa che cosa sia l’ascolto puro se non al concerto dove, per fortuna, non può abbassare il volume. Ho tentato nel corso degli anni di alfabetizzarla, ma con scarsi risultati: ancora adesso non sa la differenza tra concerto e sinfonia.
Lei ha letto e legge moltissimo, come me. Nel corso di quattro decenni, i libri hanno invaso ogni mobile, hanno richiesto sempre nuovi spazi, le pareti si sono riempite di mensole in anticamera e in camera da letto, lentamente l’invasione è arrivata al piano del comò e ai comodini.
Da un certo periodo in avanti, è avvenuta una netta separazione nella più grande libreria di casa: lei si è riservata due interi scaffali che accolgono in doppio strato i più svariati titoli di filosofia orientale, di psicanalisi, di psicoterapia e antroposofia, e poi diari e autobiografie di donne e uomini speciali, libri sull’apocalisse, sulla “regola celeste”, sulla comunicazione spiritica, sulla morte e sull’aldilà, sul Tao, su “malattia e destino”, sulla depurazione e sul vivere sempre in forma, sul linguaggio del corpo, sul codice dell’anima, sul parlare con gli angeli…
Lei sa che i miei interessi sono altri, eppure ogni tanto mi propone di dare un’occhiata alla sua ultima lettura. Sfoglio il libro, leggo qualche pagina, scorro l’indice e restituisco: «Non è per me». Anch’io le consiglio talvolta opere che mi hanno favorevolmente impressionato: lei non disdegna la narrativa, apprezza le scritture lineari, pulite, non sopporta la poesia di oggi e non ha tutti i torti. Quando legge, sottolinea, prende appunti come una studentessa: per lei, la lettura è studio, è applicazione severa. Io ormai rifuggo dai saggi ponderosi e leggo solo per ricavare piacere.
Altro discorso riguarda il giornale quotidiano: quello lo leggo per il dovere che sento come cittadino di essere informato. Per un lungo periodo ho comprato «il Manifesto»: lei lo definiva con ironia il giornalino. Anche cedendo alle sue pressioni, cambiai quotidiano. Ora, di nuovo, vorrebbe che comprassi un altro giornale «meno di parte». Il buffo è che lei il giornale lo sfoglia appena e passano giorni e giorni senza che lo degni di uno sguardo. Quando accumula colossali vuoti, si rivolge a me: «Dimmi, che cos’è successo che non ci capisco niente?». M’è capitato di averle dovuto ricostruire una vicenda politica e alla fine mi sono sentito chiedere: «Sei stato obbiettivo, vero?». Lei non si convincerà mai che la verità non esiste.
Ma, tornando ai libri, dimenticavo un particolare: quando in casa mi capita di non trovare un libro, mi rivolgo a lei. E lei, come una rabdomante, riesce a scovarmelo.
A lei piacciono il minestrone, le frittate, le torte salate con le erbette, cicoria e insalata, erbe e verdure. A me piacciono le tagliatelle all’uovo possibilmente fatte in casa, condite con ragù all’emiliana, i cappelletti nel brodo di gallina, il pollo arrosto con tanta pelle, le patatine fritte, il salame, il cotechino con il puré, il buon vino rosso. Io le dico che mangia come una suora in convento e ogni tanto cerco di trascinarla al ristorante, ma ormai è una battaglia perduta. Non ama neppure i bar e all’ora dell’aperitivo beve acqua. Lei mi dice che la sua cucina mi allungherà la vita. Io penso a mia madre che, emiliana golosissima, se n’è andata alla bella età di 91 anni. Ma poi rifletto e concludo che la sua sobrietà (non solo nell’alimentazione) è un valore assoluto.
Le sue belle mani, dall’estate all’autunno, diventano scure e screpolate, sono un tutt’uno con la terra di cui raccoglie pazientemente i frutti spontanei: un mazzolino di fiorellini di campo, il tarassaco, l’asparagino selvatico, la cicoria, le more, le bacche di rosa canina, prugne e meline selvatiche, nocciole e noci. Porta tutto a casa: pulisce, lava, cuoce, sguscia, mette a bollire, invasa confetture, ingentilisce la tavola di colori, senza nulla chiedere a me che continuo a scrivere e magari a cantare la bellezza della natura. Non mi rimprovera, mi dona, mi invita a gustare. Lei la poesia la trova e la vive con tutto il suo corpo, io la cerco solo nella mente e mai mi sento appagato. Dico questo pur sapendo benissimo che la vita non è la poesia.
Lei mi chiede spesso di dedicarle dei versi. Io la deludo e forse è meglio così perché quando legge i miei testi si commuove fino alle lacrime. Allora penso di avere fallito, ma lei mi fa capire che la vera letteratura è quella che arriva al cuore.
Lei scrive seduta (sarebbe meglio dire appollaiata: dovreste vederla!) su una sedia del soggiorno. Scrive con la matita e la gomma a portata di mano. Riesce a concentrarsi, nonostante io vada avanti e indietro per bere, farmi un caffé, o curiosare con domande del tipo: «Che fai? Cosa scrivi?». Lei mi risponde e riprende a scrivere con ostinazione e umiltà: «Dopo me lo rivedi, vero, tu che sai scrivere?». Io lo faccio puntualmente e puntualmente le elimino qualche aggettivo di troppo. Le faccio capire che la scrittura non deve essere sovrabbondante e lei accetta di buon grado i miei suggerimenti.
Io scrivo quasi esclusivamente alla tastiera. Scrivo quando sono solo in casa. Non sopporto interferenze. Scrivo lentamente, interrompo, rimugino in giorni e giorni di pause febbrili durante le quali sembro un ebete con la testa fra le nuvole. Lei è perennemente operosa e operativa, tra i mille impegni della casa e della sua vita sociale.
Lei sa fare tutto: accorciarmi i pantaloni, ripararmi le ciabatte, cambiarmi i colletti delle camicie, allargare, stringere, modificare qualsiasi cosa pur di non scartarla, anche creare dal nulla oggetti per la casa. In una giornata riesce a fare un mondo di cose diverse per sé, per me, per i figli, le nuore, il nipotino. Lei non sta mai in ozio, deve sempre fare qualcosa. Io sono pigro, indolente, esperto nell’arte di indugiare e di rimandare e inoltre ho una manualità da “diversamente abile”. Mi limito ad ammirare le sue mani miracolose, ancora più belle di un tempo, e degne oggi di una scultura lignea.
Lei ha presente ogni cosa e su ogni cosa vigila. La sua attenzione onnicomprensiva è prodigiosa. Lei mi vede anche quando i suoi occhi sono impegnati in un lavoro, mi vede e interviene senza interrompere quello che sta facendo. Come quando, per esempio, mi avverte che no, non è lì la tal cosa, ma là, che non devo fare così, ma colà, o addirittura, con dolcezza e senza farmi sentire un buono a nulla, mi invita: «Lascia stare che faccio io». Sempre più raramente m’impenno: «Ma vuoi, per favore, lasciarmi fare? Perché mi controlli in ogni momento? Perché non alleggerisci la tua mente?». La risposta è sempre la stessa: «Ma tesoro, stavi sbagliando!». È quasi sempre vero ed è la prova della sua superiorità. E così rimango disarmato di fronte alla sua straripante premura, intenerito per il suo enorme dispendio di energie, commosso per la sua infaticabile dedizione.
«Ti amo tanto, e tu mi ami?»: non passa giorno che io non senta questa dichiarazione e questa domanda. «Sì, certo, – le rispondo abbracciandola – è ovvio». Mi rimprovera subito: «Però non me lo dici mai». Io sono sempre stato così. Quarant’anni fa sono riuscito a dirle «ti voglio bene» ben protetto dalla lontananza e dal mezzo: glielo dissi al telefono, da una cabina pubblica del paesino dei nonni. La timidezza, il mio essere schivo non si sono mai affievoliti. Sono il carceriere di me stesso.
Lei ama e non si lamenta dei mai avuti compensi. Lei non sa quanto il suo amore mi stringa il cuore. Talvolta, svegliandomi nel mezzo della notte, mi assale il rammarico doloroso di averle dato troppo poco.
Sempre più spesso lei cerca per un attimo il mio sguardo, mi fissa in silenzio: io aggiungo al suo il mio silenzio stento e mi sento vile di fronte alla sua purezza, alla sua mitezza. Ma la luce del bene che è in lei mi redime. Lei è l’Amore che racchiude in sé ogni imperfezione, ogni diversità e tutto annulla senza giudicare, senza condannare.
Lei entrava nel lungo corridoio che immetteva nell’atrio della scuola. Avanzava lentamente, a testa bassa, piccola e dolce, occhi tristi. Io, giovane maestro, la salutavo, molto educatamente come si faceva un tempo: un buongiorno appena sussurrato. Lei rispondeva quasi senza alzare gli occhi, non si fermava, raggiungeva subito l’aula con la sua amica.
Mi chiedo se eravamo noi quei giovani così misurati, così distinti, lei nei suoi graziosi vestitini, io un po’ impettito e rigido, in giacca e camicia bianca di popeline con l’impeccabile cravatta perfettamente annodata. No, non ero io: l’innamoramento mi aveva fatto regredire all’età dell’infanzia. Vicino a lei ero buffo, impacciato, e tremavo come una foglia quando le prendevo le mani per baciarle. Non era mia neppure la voce: a volte sembravo un balbuziente e non riuscivo a costruire discorsi sensati, divagavo, rimanevo senza parole, parlavo di tutto e di niente. Facevamo lunghe passeggiate e io non riuscivo a misurare il mio passo col suo: un po’correvo e un po’ rallentavo come un puledrino non addestrato. Lei mi guardava tenera e divertita e mi appioppava nomignoli strani prelevati dal suo dialetto piacentino: zuppierone fu uno di questi e non l’avrei preso bene se non fosse stato seguito da un dolce abbraccio.
È autunno. La guardo: il suo viso è ancora estivo, ha le guance di una pesca matura. Non lo colgo questo frutto perché è sempre accanto a me. Lei mi dice che è felice sapendomi in casa, mentre strimpello alla tastiera, indaffarato con le parole, assorto nei miei pensieri. Passa alle mie spalle, sbircia curiosa sul monitor, io mi indispettisco invitandola a lasciarmi solo. Lei acconsente, ma non capisce, vorrebbe saper tutto di me in tempo reale.
Lei è l’acqua di un ruscello che non si stanca di scendere, di scorrere, di aprire varchi tra i sassi e le rocce della mia anima, giorno dopo giorno.
Alfredo Tamisari
(2011)
Replica
maria rizzi replica:
aprile 19th, 2011 alle 23:41
@alfredo tamisari,
Beh, Alfredo per essere un ‘ruvido’, un ‘monellaccio’, uno che non ama dire l’amore,
hai dedicato la più incantevole delle elegie alla tua donna, svilendo la tua immagine in modo
commovente.
‘Lei’ è il tuo universo, il baricentro dell’esistenza, la parte del cielo senza nubi, che abiti in punta di piedi… ‘Lei’ è la tua ragione di vita e racconti il vostro rapporto in modo nuovo originale, calamitante. Siete i due opposti che si attraggono, si completano, distillano linfa l’uno dall’altro.
Ti assicuro che leggendoti ho visto ‘lei’ e ho visto te. Vi amate immensamente.
E il tuo racconto è un diario che fa vibrare le corde del cuore!
Replica
Arsomnia replica:
aprile 20th, 2011 alle 22:02
@alfredo tamisari,
Gentile Alfredo, rapisce questo racconto per la sua verità. Dico che siete stati fortunati nell’incontrarvi poiché ancora oggi l’Amore vi abbraccia e vi tiene legati. Tu sei tutto ciò che lei non è, lei è tutto ciò che tu non sei.. direi che “due metà” si sono trovate e formano un bellissimo insieme. Grazie per questa lettura “di vita”.
Ars
Replica
Le ruote anteriori delle biciclette di Angelica e Fausto procedevano quasi appaiate sulla stradina irregolare in terra battuta che si snodava lungo la sommità dell’argine, mentre l’approssimarsi della sera estiva, ancora luminosa, velava di tenui ombre la superficie quasi immobile del fiume.
La giornata era per Fausto di quelle memorabili: in mattinata, con gli orali delle materie letterarie, aveva concluso il suo esame di maturità. Certo, nulla era scontato, ma l’impressione di aver superato bene l’ultimo ostacolo gli dava una sensazione d’intima euforia. In fondo aveva avuto solo qualche incertezza su alcune date nell’interrogazione di Storia, ma poi tutto era filato liscio: con calma e proprietà aveva esposto la concezione filosofica di Bergson e poi in Greco se l’era cavata piuttosto bene su un brano di Lisia; in Latino aveva risposto a tono alle domande un po’ distratte del commissario d’esame, mentre in Italiano, partendo da una domanda sul verismo, aveva potuto fare apprezzate digressioni sul simbolismo francese, giù giù fino alla scapigliatura milanese; in Storia dell’Arte, infine, l’esaminatore era stato molto puntiglioso nel voler sapere i caratteri architettonici che differenziavano il Bernini dal Borromini, ma, alla fine, pur non sembrando pienamente soddisfatto, gli aveva fatto i complimenti.
Per Angelica, invece l’ansia per la prova non era finita: l’indomani, nella tarda mattinata, avrebbe dovuto essere esaminata sulle materie del gruppo scientifico ed il ripasso furioso del pomeriggio a casa di Silvia le era servito sì a puntellare qualche concetto confuso, ma non a lasciarla del tutto tranquilla. Mentre procedeva abile nell’evitare le piccole insidie rappresentate da buche e gibbosità del terreno, rammentava al compagno il cammino percorso fino ad allora verso la maturità, non meno rischioso ed accidentato: la versione dal latino così oscura e difficile, la prova scritta d’italiano con quella complicazione delle “Operette morali” nello sviluppo della poetica leopardiana, la sfuriata minacciosa del presidente della commissione quando aveva scoperto ad un loro compagno un foglio fittamente scritto tra le pagine del vocabolario ed aveva severamente minacciato chiunque di invalidargli la prova se fosse stato scoperto a copiare……
Fausto l’ascoltava, ma soprattutto ripensava a lei durante il primo giorno degli scritti, quando, passandogli accanto, l’aveva salutato distrattamente ed aveva raggiunto il suo banco, pallidissima nel suo grembiule nero; i suoi occhi fissi seguivano le operazioni di apertura delle buste, mentre il petto ogni tanto le si alzava per un respiro più profondo e quasi spasmodico.
Arrivati al punto in cui la strada si diramava in diversi sentieri che si addentravano tra i boschetti dell’Adda, abbandonarono le biciclette e si sedettero sull’erba. Fausto quasi meccanicamente le accarezzò le ginocchia.
-No, stasera no. Mi sento così tesa! –
L’acqua lenta del fiume scivolava davanti a loro come una colata di vetro e la superficie esalava un denso vapore da cui emergeva in lontananza il ponte, quasi irreale nella luce spettrale dei lampioni. Nel silenzio dei campi intorno, il tempo sembrava fermo e sospeso, se non fosse stato per l’inesorabile flusso del fiume che cominciava allora a riflettere le prime luci della sera, rare e palpitanti. Mentre il paesaggio reale circostante sfumava nell’ombra, andava via via ricreandosi nell’acqua vibrante di piccole luci, scivolando a ritroso sulla pigra corrente, come un ricordo vivido e tenace che resistesse al susseguirsi anonimo dei giorni.
Dopo l’estrema tensione nervosa di quella giornata ed il senso di liberazione e di euforia che ne erano seguiti, uno sfinimento inatteso si fece strada nell’animo di Fausto, come se la conclusione di quell’esperienza scolastica, negli ultimi tempi così totalizzante, avesse significato anche la fine di quella sua vita fino ad allora tutto sommato facile e spensierata, in cui le scelte più impegnative erano state tutte rimandate. Si sentiva d’un tratto svuotato di energie, incapace di immaginare il suo futuro universitario e professionale e stupito di quel vago senso di rinuncia e di fine che in modo così improvviso ed inaspettato si stava in quel momento impadronendo di lui.
Come il chicco di grano che nella terra muore per dare una nuova spiga, in quell’ora che non era tardata a venire, oscuramente sentiva, nell’esaurimento di un ciclo della sua vita, la necessità di una rigenerazione. Che sarebbe stato di quella specie di amore, nato tra i banchi di scuola, che ora li univa e che era diventato una così dolce abitudine? Anche se non era quello l’amore che nei primi anni dell’adolescenza aveva sognato, vale a dire la passione di tutta un’esistenza e la dedizione completa fino al proprio annullamento, perché almeno non avrebbe potuto riempire, ancora per un po’, i suoi giorni e mitigare i suoi desideri? Il respiro della sera scherzava tra i capelli di Angelica, che si ondulavano in riflessi violacei; il tempo avrebbe dovuto davvero fermarsi in quel momento, nella tenue luminosità di quell’incerto limbo, nel lieve soffio di quel giorno estenuato…..
Come preso da una dolce vertigine, Fausto si scoprì a pensare a Dio, alla calma serena che, in altri momenti, l’esperienza di abbandono alla volontà divina gli aveva comunicato; sentiva il bisogno di riferirsi a qualcuno che, come Padre, doveva per forza amare i suoi figli e dare un senso stabile ed autentico alla loro presenza nel mondo, pur in una situazione d’ineluttabile e perpetuo moto, di perenne trasformazione ed eterna diversità, proprio come l’acqua del fiume che scorreva lì sotto; sentiva il tempo inarrestabile mescolarsi al flusso della corrente, proprio come se in tal modo fossero scanditi gli attimi che dovevano precedere la misteriosa trasformazione della sua vita da crisalide a farfalla.
Due lucciole disegnavano nell’aria intermittenti ghirigori luminosi.
“In my end is my beginning”, si ripeté Fausto mentalmente, ritrovando in quel verso, che la memoria involontariamente riscopriva, il senso oscuro di quel suo dover sopportare forse una fine necessaria e non del tutto accettata, che producesse però giorni diversi e più degni alla sua esistenza.
- Sei silenzioso. Pensi che, se sarò respinta , mi lascerai? –
Il ragazzo scosse il capo:
- No, non a questo. E’ che mi sento molto stanco; e poi è tardi ed è meglio tornare, altrimenti non riuscirai a prendere l’ultimo treno. –
Le sfiorò le labbra con un bacio e l’aiutò a rialzarsi. Poi ripresero in bicicletta la via del ritorno verso la stazione, allontanandosi sull’argine guidati dai fasci luminosi dei fanali che scandagliavano la notte.
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Delfino replica:
aprile 16th, 2011 alle 14:46
@Alberto,
avviso ai lettori: la storia, tratta da “Tempo di maturità” di A. Raimondi, potrebbe avere presto un seguito…
Replica
Speranza disperata
Morti ambulanti
nel mondo dei vivi,
piaghe di vita,
realtà allo sbaraglio.
Giorni d’amore,
perduti, mai avuti,
follie disperate,
speranze deluse.
La vita trascina,
la meta lontana.
Non frena, la corsa,
gli eventi del mondo.
Speranza d’amore,
illumina il cuore:
tristezza allontana,
fiorisce la vita.
Replica
ALCHIMIE D’AMORE
Dinanzi a una splendida distesa di violette
S’ergono azzurrine le iridi tue assonnate
L’astro che pende dal lungo strascico della notte
Imperla i tuoi sospiri resi eterni dai caldi baci
Che le mie labbra schiuse al poema d’Amore
Posano sul collo tuo ambrato di palpitante vita
Replica
DEDICATA A MAX
Non è l’oceano
questo spicchio di lago
– quieto -
noi che catturiamo sogni
– impossibili -
vezzeggiandoli e amandoli
– illudendoci -
restiamo qui immaginando
– altre terre -
sepolte nella Storia
e non ci turbano sconfitte
– o allori -
Non s’odono echi di guerra
o il rullare di tamburi
nè voci concitate di passate follie.
Dall’acqua dipinta dal sole
sale un coro di voci esultanti
ed io e Lei mio Capitano
– le mani unite -
affidiamo alla brezza leggera
i tormentati sogni.
Replica
Oltre… il tempo, lo spazio, il momento
Cinzia aveva sempre avuto la consapevolezza di aver vissuto un’altra vita precedente a questa.
Ne ricordava alcuni particolari in maniera molto netta e precisa. Addirittura ne assaporava le gioie e i dispiaceri. Sapeva di essere stata sposata, anche felicemente, di essere stata madre e di aver avuto una grande passione per Rudy.
Lui era stato un compagno di scuola degli anni verdi, non se ne era innamorata subito, non era bellissimo, non era neanche stata chimica, ma grande intrigo per la sua testa, forse addirittura perfida. Di sicuro, l’unico personaggio maschile con l’inconsapevole potere di farla soffrire, a cavallo di due secoli.
Era stata la sua ragazzina per un mese, alla fine della scuola, e poi tutto finito. In seguito, aveva trovato un ottimo impiego, ricavandone molte soddisfazioni; conosciuto, di lì a poco, Gianni, se ne era innamorata, lo aveva sposato e successivamente era diventata madre.
Nella sua passerella di vita aveva avuto i soliti alti e bassi, compresa la salute, poi dopo quaranta anni, lo aveva incontrato di nuovo, aveva avuto uno scambio di chiacchiere attraverso la tecnologia e poi i discorsi si erano chiusi e limitati agli auguri natalizi e pasquali. Ne aveva sofferto, ma dalla donna sincera, corretta e diretta che era, in silenzio ne aveva conservato il ricordo. Una cosa però l’aveva promessa a se stessa: credeva nella reincarnazione, e se mai avesse dovuto rinascere, avrebbe saputo riconoscere in un’altra vita quella passione legata a tanta sofferenza mentale e se la sarebbe data a gambe se lo avesse saputo riconoscere. Una vita era tanta, due era da idioti.
Uscendo dall’Università Giada si guardò intorno. Era il suo primo giorno, aveva quasi vent’anni ed era felice. Si era iscritta a giornalismo. Con alcuni compagni e compagne del suo corso, si era subito affiatata, come era nella sua abitudine. Era figlia unica e in quella città ci studiava, ma non le apparteneva.
Aveva preso una stanza in affitto vicino all’Università in un appartamento grande dove c’erano altre ragazze ma non del suo corso. Era libera come l’aria, felice e intenzionata a studiare molto per arrivare presto alla conclusione.
Vicino all’Università c’era un grande giardino dove spesso si fermava a mangiare un panino per la colazione delle 13. Nonostante fosse Novembre, gli alberi avevano ancora qualche foglia giallo-verde, un bel vestito autunnale, illuminato da un tiepido sole.
Si trovava seduta su una panchina col panino, quando sentì una risata sghignazzante che la fece rabbrividire, si voltò e vide un gruppo di giovani con i libri sottobraccio: tre ragazze e due ragazzi. Dovevano essere più grandi e venivano dalla parte opposta della sua facoltà.
Giada sembrava incollata a quella panchina, cercava di mandare giù il panino e beveva quell’aranciata amara come se fosse veleno. Lo riconobbe. Forse fisicamente era leggermente diverso o almeno le parve, ma quello sguardo, quella voce e quella risata, facevano parte del suo bagaglio.
Una delle ragazze lo chiamò Marco e lui continuava a ridere piegato in due.
Giada, si alzò, buttò i resti del cibo e la lattina nel cestino vicino e se andò a testa alta con le spalle dritte.
Ecco la parte che le era piaciuta meno di Rudy era la sua “demenzialità” come la chiamava lui, quel modo di essere così fra il buffo, l’ironico, il sarcastico, l’arrogante, il simpatico, il perfido. Gli altri ridevano a crepapelle e lei invece aspettava che tornasse “normale”. Le piaceva quando era serio, quando ci poteva fare ragionamenti, quando le parlava della bellezza della natura, della caccia, della pesca e dell’aria. Le caratteristiche di un carattere sono molteplici, ma alla fine il risultato era sempre lo stesso: soffrire. Lui la faceva soffrire e forse non se ne accorgeva neppure, perché se ne fosse stato consapevole, allora, la sua perfidia sarebbe stata al culmine, eppure, sapeva anche essere dolcissimo. Ma questo accadeva raramente.
Lui vedeva il Mondo con troppa chiarezza e senza un filo di benevolenza, mentre bastava aggiungere un pizzico di partecipazione per avere più energia e non solo, avrebbe potuto vedere le verità sfuggenti nascoste dietro le apparenze.
Giada studiava molto, ma era soprattutto affascinata da un progetto che le avevano dato da sviluppare su un omicidio molto chiacchierato nella Provincia di Milano. Faceva continue ricerche in Biblioteca, col suo Professore, presso le Agenzie di Stampa, ed era pure brava, conosceva solo lo studio, ma alla festa grande nella facoltà di Legge non ci voleva rinunciare. L’aveva invitata il suo Professore, le cui conoscenze erano estese anche agli Avvocati della Facoltà vicina.
Era emozionante conoscerli, il Professor Giannuzzi l’avrebbe presentata ai colleghi di Giurisprudenza e Lei, forse, avrebbe avuto altro materiale su cui lavorare.
La sala era molto grande, tanta folla, studenti, insegnanti, tavoli, scrivanie, sedie, camerieri, e tanto cibo ben presentato su grandi vassoi e musica rock; fu proprio vicino al grande tavolo che lo vide: a bocca piena, altissimo, magro e con i suoi capelli neri ben curati. Istintivamente, si portò più distante, là dove poteva osservare senza essere vista. Se non era lui, era la sua fotocopia.
Giada tremava come una foglia, la pressione doveva essere alle stelle, gli occhi le si incrociavano, non riusciva a mettere a fuoco niente, dentro era tutta un’elettricità. Se un fulmine le fosse passato vicino, probabilmente si sarebbe bruciato lui, tanto era elettrica.
Quando era Cinzia, aveva giurato a se stessa che se mai fosse rinata e lo avesse, per caso, rivisto, se la sarebbe data a gambe levate, anzi avrebbe usato i pattini per correre di più ed ora …, lo stava guardando incantata semi nascosta da una tenda. Poi, un gruppo di ragazze allegramente se lo portarono via e lei rimase lì con le gambe molli.
Nessun uomo le aveva fatto questo effetto in questa vita.
Poi, vide nella Sala il Professor Giannuzzi da solo, forse la cercava…, questa le sembrò un’ottima occasione per tornare alla realtà.
Si divertì, mangiò, bevve, e si procurò un paio di appuntamenti con gente che la poteva aiutare nel suo progetto.
Quando arrivò all’uscita, una voce un po’ roca la fece sussultare e per l’emozione, inciampò contro una poltroncina:
- Ehi, ma io ti conosco….-
Giada, si sentì venire meno, ma ebbe il coraggio di voltarsi e di vederlo. Era proprio Marco, Rudy, o qualunque altro nome del passato o del futuro, ma sempre Lui.
Lei pensò: come fa a riconoscermi? Non è possibile! Non è una cosa vera!
Ma subito si riprese dietro le parole Marco:
- Ehi, si stavi mangiando un panino nel grande giardino l’altro giorno…., ti ho vista…., ma non sei della facoltà di Legge, vero?
- No, faccio giornalismo, sono dalla parte opposta, certo che tu le ragazze le conosci proprio tutte e non ti sfugge niente….
- Dopo aver detto queste parole, si maledii tre volte. Le succedeva sempre così: quando gli parlava, si pentiva subito di averlo fatto: o si era aperta troppo con le parole, o vedeva quel suo sguardo bieco e severo che impermalito la rimproverava con gli occhi. Insomma era sempre tutta una sofferenza: lei faceva delle domande, lui le rispondeva a metà, mettendola in crisi con altre sue parole. Un conflitto.
Questa volta però lui stese la sua grande mano verso di Lei, le fece un bel sorriso e le disse:
- Mi chiamo Marco, sono al terzo anno di Giurisprudenza, suono e canto in una Band e conosco parecchia gente, diciamo…, tutta quella che c’è qui dentro, compreso i docenti e come vedi anche tu.-
Dentro di sé Giada sentì una voce:
- Non ci cascare Giada, Cinzia, o chiunque tu sia, fuggi, ti farà soffrire anche in questo secolo…,lo sai come fa, inizia sempre bene, con sorrisi, delicatezze, poi, lentamente si stanca, allenta l’attenzione, guarda altrove e si allontana…e tu, resti in compagnia della tua malinconia e dei tuoi ricordi…
Giada, pensò ai suoi studi, ai suoi progetti e sorrise malinconicamente, guardò il cielo, in quel momento di piombo, con grossi nuvoloni grigi, minacciosi e gonfi, dentro di sé pensò:
- Anche gli Dei sono nervosi, minacciano secchiate d’acqua sulla Terra.
Magari, in una prossima mia nuova vita sarò una Civetta, e se vedrò intorno a me un Gufo che mi guarderà serioso e di sbieco, saprò bene di chi si tratta, volerò…, mi nasconderò… fra qualche albero, cercherò aiuto… ma in questa … che cosa posso fare? Posso semplificarmi la vita usando un toccasana per la mia salute mentale, posso abbandonarmi all’intelligenza della folla, forse troverò gioie inaspettate…, posso rimanere in stretto contatto con il mio intuito e le mie antiche conoscenze, inseguire le miei ambizioni in campi dove il sole eleverà il mio spirito, sorprendermi nel sentirmi a casa anche in questa vita…, ma con tutto ciò riuscirò ad evadere dal mistero di questa passione?
Con questi interrogativi nella testa, Giada si allontanò senza accorgersi che da lontano, un’alta figura la guardava camminare, incantato e sorridente…
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Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 19:16
@Sandra Carresi,
Sì, a volte l’amore è testardo e doloroso. Eppure basterebbe cambiare prospettive e un orizzonte nuovo si aprirebbe davanti ai nostri occhi.
Bisognerebbe essere capaci di volersi bene e lasciar cadere lo sguardo su ciò che ci sta attorno e che abitualmente non vediamo.
Anna Maria
Replica
PRIMIGENIO AMORE
Amore genera l’uomo
pietre oceani
la Luna la vita
Amore nutre l’uomo
il fuoco la Terra
astri selve
fiumi la pioggia
la quiete dei monti
Amore cresce l’uomo
foglie sentieri
ore il pensiero
sorrisi rugiada
una farfalla ricordi
Dardeggia
fiammeggia
ribolle
inebria ammalia
squarcia
il cuore del poeta
Da oltre duemila anni
il suo petto sanguina
intense liliali odi
di primigenio amore
Replica
SEDUCENTE CANTO DELLA NOTTE
Non è un suono di armonica
che percorre questa notte
né la melodia
di musiche lontane di balera
o di sirene di barche
ovattate dalla bruma.
Nemmeno è il vibrare del vento
che modula armonie struggenti
tra le canne fitte della riva.
E’ la nostalgia della tua voce
l’ineffabile richiamo
che pervade costante i miei sensi.
E’ la magia di sentirti
-pur nei silenzi-
ogni istante amorevole e presente.
Fabiano Braccini
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IL LUOGO DELLA MEMORIA
Noi saremo sempre là,
come allora,
sul crinale di quella collina
dove le foglie fremevano
alla brezza fresca
della sera.
Noi saremo sempre là,
riparati
dal muricciolo diroccato
a cui talvolta ci accostavamo,
allacciati per ore,
quasi isolati dal mondo.
Noi saremo là per sempre:
persi nel gioco malizioso
di svelarci poco a poco
tutto lo stupore, la tenerezza,
la passione,
del nostro giovanile amore.
Fabiano Braccini
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antonio dS replica:
aprile 20th, 2011 alle 13:08
Caro Fabiano in questa tua poesia c’è “la scoperta, lo stupore, la tenerezza, la passione dell’amore” e sullo sfondo il silenzio che sale tra il rumore del mondo.
“Riparati /dal muricciolo diroccato/a cui talvolta ci accostavamo.” E’ lì, solo le persone che si amano conoscono la strada, è lì il muricciolo non più nuovo, che profuma d’antico, forse di misticismo, che s’erge come un riparo contro la bramosia la fretta e il male che ammorba il cuore come una malattia.
Bella davvero la tua poesia. Grazie Antonio ds
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UNICA
Come quadrifoglio in un prato
ho trovato in te
l’eccezione che ti fa preziosa.
Qualcosa
che rende unica
la tua singolarità.
Un tratto nuovo
e un accento diverso
nell’universo di tanta banalità.
Fabiano Braccini
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Luce di colore
Di te
unica luce di colore
tingo l’infinito
dei miei giorni
e nel tuo sguardo
l’iride si perde
lasciando impronte
sature di vita.
Poesia edita – Montedit – Gocce d’amore
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Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 15th, 2011 alle 16:40
@Letizia, l’amore vero è scritto negli occhi che risplendono di luce …
Complimenti da Cetttina
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Letizia replica:
aprile 16th, 2011 alle 22:05
@Cettina Lascia Cirinnà,
gli occhi risplendono di luce d’amore …ma quanta sofferenza.Grazie Cettina
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In riva al sogno
Di questa vita amara
non un solo giorno vada perso
ogni respiro,ogni palpito di cuore
ogni alito di vento
oro prezioso del morire quotidiano.
Vagabondi i pensieri
spaziano sinuosi tra cielo e terra,
sogni disillusi di occhi aperti
eppoi richiusi a quell’aurora
che per noi mai nascerà.
Divagare di ricordi
peregrinando ore, giorni,
attimi lieti in confidenza,
il tuo cuore l’ho sentito
mi ha parlato e l’ho seguito,
era un canto melodioso.
Tra conchiglie stelle marine e sassi
in riva al sogno mi sono abbandonata.
Poesia edita – Montedit Gocce d’amore
Replica
Polvere e oro
Ho riversato nel tuo cuore
luce d’infinito,
muti gli occhi
in un sigillo di silenzio,
senza poter spiegar le ali
ho soffiato polvere d’argento e oro
bianca colomba immobile
tra le tue dita.
Poesia edita – Montedit – Gocce d’amore
Replica
Percezione d’amore
Incatena allo sguardo
…Percezione d’amore
s’ammanta di rugiada
attraversa lesta la mente
scende come una nube
sui pensieri mattutini
dietro la siepe
ortensie e azalee regali
s’affacciano liete
sulle acque calme del lago
il passaggio stride
nel ricordo di un amore lontano
note stonate si alzano
a coprire l’Anima.
Replica
Malvasia
Poesia…ambrata
come questo vino
malvasia gustata
ricordo vicino
profumo d’acacia
di pelle di donna
tradita l’audacia
violata la gonna
fanciulla ribelle
domata puledra…
e cielo di stelle
onorata madre
di questo bambino
dall’ambrata pelle…
come questo vino.
Poesia edita
Replica
I colori dell’amore
Non è dal viso che colori
gl’occhi, seduto da parte
immerso tra l’immenso
di un altro doppio senso
sono stato qui dietro
dove le dita tue liquide
si bagnavano di pelle
sopra disattese trasparenze
non ci credo che
non mi hai sentito
ero qui, dove sono morto
e rinato sui respiri alterni
resterò sceso sotto pioggia
a contare le gocce nel tempo
e se solo avrai un sole
ti ridarò i colori dell’amore.
Replica
La poesia è l’umile specchio dell’anima.
La contrapposizione alla menzogna.
Replica
ALBA
L’alba
accende il mondo,
di boschi e radure,
spiagge e deserti,
città,
contenitore di uomini.
Sfreccia un treno all’orizzonte,
sbuffa un’ auto.
Un bimbo si sveglia
per scrivere
un’altra pagina
della vita
A volte mi appare l’alba,
dopo l’incubo della notte.
oltre il buio freddo,
seme senza speranza.
Fresca rugiada,
cucciolo del giorno
che verrà, con
le gioie e i dolori.
Replica
Scoglio mio
al tuo animoso viso
che gli occhi miei consola
tuoi fervidi e luminosi sguardi
perderei le mie strade fino a tardi
celebrerei in te la mia follia
dolce passione dell’arida vita mia
Tu sola sei dei miei terreni affanni
una lacrima percorre il viso. Voluta
piacevole, il tuo divino stato
al cui potere nessuno t’assomiglia
Al tanta grazia mio sol e rar travaglio
m’abbraccio a te dolce e mio unico scoglio
Replica
Folle
Lento è il tuo giacere
enorme il desiderio
Inerpicato stai, folle
tra rivoli d’amore
e cenere d’addio,
brancoli senza luce
nei ricordi affondi.
Allunghi le fredde mani
e appanni l’uscio,
luce che porta tormento
meglio è non sapere
quante cose belle
si riveleranno
Replica
Girasoli
Struggente febbre d’amore
amara o dolce follia
è malattia e poco importa
il sangue del passato cola
oggi sul selciato del presente
lancinanti ricordi affiorano
mangiano il poco cervello rimasto
catturano l’ossigeno da lontano
asciugare i pianti è tempo perso.
Meglio smetterla e seguire i girasoli
con la loro straordinaria meta
di non lasciare mai il sole
Replica
Pensiero d’amore
Sempre uguale
sotto tutti i cieli
il cuore dell’uomo
parla d’amore.
Nel lungo correre del tempo
l’amore negato,
l’amore abbracciato,
l’amore sfuggito
è pane dell’anima
di chi ama l’amore.
In questi miei giorni,
in questa mia vita
anche il mio cuore
fa capriole
se solo ti penso.
Replica
Bramante replica:
aprile 14th, 2011 alle 22:54
@Anna Maria Folchini Stabile, siamo innamorati e pane dell’anima noi, distratti a fare capriole d’amore. Mi piace, pensiero evocativo e ben strutturato
Replica
Gaia replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:09
@Anna Maria Folchini Stabile,
Cara Anna Maria, trovo incantevole l’immagine del tuo cuore che fa capriole al pensiero d’amore. Amore eterno , uguale sotto qualunque cielo. Complimenti. Gaia
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 08:24
@Gaia,
Grazie, Gaia.
Concordo: l’amore è un sentimento eterno e l’mmagine di quel cuore che fa capriole ha migliaia di anni come il sentimento d’amore.
Ciao.
Anna Maria
Replica
Sandra Carresi replica:
aprile 15th, 2011 alle 12:33
@Anna Maria Folchini Stabile,
Carissima,
è un tesoro nascosto, il cuore che le capriole, dopo anni di matrimonio.
Complimenti e un abbraccio.
Sandra
Replica
La fiamma fatua dell’amore
In una terra da marciapiede
sotto un pullover largo scosso dai movimenti del mare
si è perso questo amore grande
dal sorriso randagio
dal cuore da carbonaio
annodato storto come un ramo stregato
schiacciato su una parete di luci polverose
è scivolato altrove
unito come un’asola chiusa
col sapore della noia
il corpo asciutto di grillo invertebrato
è diventato fiamma fatua
spengendosi in una viottola di erba cresciuta
abbandonato in un bivacco come il sacrificio più bello
e noi abbiamo marciato appresso ad una cometa
cercando una scintilla di memoria
i pezzi che si perdevano sull’asfalto della strada
mentre la vita camminava a un passo da noi
mischiata male
sciogliendosi in una malinconia imprecisa
in un lago di piombo
in una fame spenta
accanto all’ultimo dolore posato sulla soglia
ormai tepore
cenere che si tiene insieme
il nulla.
Replica
Fabiano BRACCINI replica:
aprile 15th, 2011 alle 09:03
Tiziana è sempre capace di scrivere liriche dense di significati profondi
e nel contempo tanto lievi e sublimi da volare in alto: dove abita la vera Poesia.
Replica
C’è tempo, c’è tempo…
C’è tempo, c’è tempo,
tu dici, per il sole e l’argento,
c’è tempo per due tazze fumanti
ricordando gli scritti sognanti
e le magie di pochi istanti.
C’è tempo,
in quel cielo di nuvole bianche,
assaporando fragranze del tempo che è andato,
di voli e di piume formato.
C’è tempo , c’è tempo
tu dici…
ma quando,
se il tempo è già andato.
C’è tempo, c’è tempo,
ma dove, se nell’aria
e fra gli alberi il vento s’è fermato;
è a lui che t’avevo affidato.
C’è tempo, c’è tempo,
ho aspettato, ma il
silenzio, nell’Immenso, ho solo trovato.
***
Poesia e Musica
Replica
maria rizzi replica:
aprile 14th, 2011 alle 21:19
@Sandra Carresi,
La tua elegia del tempo, Sandra , e la considerazione che forse la fine del mondo è più vicina
del minuto passato, perchè quello lo abbiamo perduto per sempre, non c’è scampo…
Bellissimo il testo strutturato in forma di canzone.
Hai timbro e colore e il tuo stile denota autentica originalità.
Grazie!
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 20th, 2011 alle 20:43
@Sandra Carresi,
Il tempo d’amore non ha limiti: c’è tempo, c’è sempre tempo per amare, anche quando sembra che il tempo sia alla fine, quando l’età e il corpo iniziano a sfiorire, perchè l’amore varca i limiti del contingente e unisce le anime.
Brava.
anna
Replica
Vento Bianco e Verde
Bianco è il volto
con l’iride
accarezza la fisionomia…
delicata
come i petali di una rosa bianca.
Vento freddo
rincorre un bacio
ma,
non può raggiungerlo,
un soffio caldo
avviluppa e protegge
quel bacio bianco
puro,come i sensi naturali.
Baciami di verde
come la speranza,
sveglia le mie emozioni
giovani e senza inganni.
Ti dono un bacio eterno
bianco più di una candida nuvola.
Ti dono un bacio infinito
nel prato verde della vita.
Ti dono un bacio
più veloce del vento
si muoverà per sempre nello spazio
nessuno potrà sfiorarlo…solo noi.
Donami un bacio fresco
quanto il vento
che mi tenga sveglia
nella linfa verde dell’esistenza,
donamelo bianco
come un fiocco di neve sopra una rosa.
***
Poesia e Musica
poesia edita Alcyone 2000 quaderni di poesia e di studi letterari -Miano Editore Milano
Replica
Vento Bianco e Verde
Bianco è il volto
con l’iride
accarezza la fisionomia…
delicata
come i petali di una rosa bianca.
Vento freddo
rincorre un bacio
ma,
non può raggiungerlo,
un soffio caldo
avviluppa e protegge
quel bacio bianco
puro,come i sensi naturali.
Baciami di verde
come la speranza,
sveglia le mie emozioni
giovani e senza inganni.
Ti dono un bacio eterno
bianco più di una candida nuvola.
Ti dono un bacio infinito
nel prato verde della vita.
Ti dono un bacio
più veloce del vento
si muoverà per sempre nello spazio
nessuno potrà sfiorarlo…solo noi.
Donami un bacio fresco
quanto il vento
che mi tenga sveglia
nella linfa verde dell’esistenza,
donamelo bianco
come un fiocco di neve sopra una rosa.
***
poesia edita Alcyone 2000 quaderni di poesia e di studi letterari -Miano Editore Milano
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Rosa, di fiori di sposa
Rosa, di fiori di sposa
in un giorno di maggio
tu spandi il profumo
e prendi coraggio
Gli dici ti amo
e lui si spaventa
perché sa quel che siamo
quando amore ci tenta
Allora si nasconde
nell’isola della luna
modella rive ed onde
ma sogna quella bruna
Perché la tua voce è tuono
quando ascolti quel suono
il fulmine già è atterrato
e lui già è innamorato
Arriva amore di primavera
arriva amore su onde spumose
lui è veliero nella bufera
tu regina di rose odorose
***
Poesia e Musica
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Nicla Morletti replica:
aprile 14th, 2011 alle 19:49
@Robert,
complimenti vivissimi per questa tua bellissima poesia che spande profumo di rose odorose. E per questo bel Concorso di Emozioni che ogni anno organizzi con impegno e amore, offrendo a tutti noi un armonioso inizio di primavera.
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Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 08:32
@Robert,
Ciao, Robert!
hai riunito in questa lirica due idee: le spose di maggio e le rose, simbolo d’amore.
Mi piace questo accostamento di immagini e di pensieri che aprono all’amore e alla vita degli innamorati.
Anna Maria
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mariarosa lancini costantini replica:
aprile 15th, 2011 alle 16:08
@Robert, carissimo cantore di cose bellissime, mi sei mancato e adesso ti ritrovo con questa splendida poesia che sa di profumi, BRAVO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:46
@Robert,
Complimenti, per questo bel canto d’amore e auguri carissimi di Buona Pasqua !
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FIORI D’AMORE
Guardami
come se fosse
la prima volta,
stringimi,
come se fosse
l’ultima.
Cogli una rosa
rosso vermiglio
per appuntarla
nei miei capelli,
fammi volare
nelle tue braccia.
Sussurrami ancora
parole d’amore
e fammi danzare
come giunchiglia
smossa dal vento
di primavera
Anna Maria Campello
***
Poesia e musica
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Alessandra Maltoni replica:
aprile 14th, 2011 alle 19:58
@Anna Maria Campello,
dolce la metafora dei fiori, versi intensi nel contenuto e veloci nella lettura
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TI CERCO SEMPRE
Dove sei amore impossibile,
amore lontano nel tempo,
amore di giovani sogni.
Ti cerco sempre
tra le gente
che mi passa accanto
e giorno dopo giorno,
scruto volti sconosciuti:
spero d’incontrarti ancora
di perdermi nel tuo sguardo
e fra le tue braccia.
Il tempo sfoglia
pagine di vita,
ma io non smetterò
di cercarti
nelle strade del mondo.
***
Poesia e musica
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Bramante replica:
aprile 14th, 2011 alle 22:50
@Anna Maria Campello, è un grido disperato, sgomento nell’incertezza, speranze e ostinazione. Bella!
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UNA DONNA BELLISSIMA
Carmen viene da lontano. E’ molto avvenente: occhi azzurri declinanti al grigio, una massa di ricci corvini , carnagione chiara e labbra rosse come ciliegie mature. Chiede lavoro, anche il più umile, inutilmente. Si rifiuta di elemosinare. Ha qualcosa di altero, quasi regale nello sguardo, nell’incedere.
Nella campagna trova un fienile abbandonato e decide di usarlo come surrogato di casa. Per sopravvivere sceglie di affidarsi all’unico bene che possiede: la bellezza. Quando passa dinanzi al bar gli uomini la divorano con gli occhi. Ricambia quegli sguardi.
E nel fienile inizia con rabbia e dolore la nuova attività. Le prime volte predilige gli uomini anziani. Convinta che pretendano di meno. Non è così. Mostrano l’atteggiamento cattivo e famelico di chi paga per riscuotere anche gli arretrati. E non badano ai pugni stretti di lei, agli occhi chiusi, all’assoluta immobilità.
Carmen non ha una tariffa. Si concede e attende. Sapendo quanto poco si può attribuire all’intimità di una donna. I suoi onorari così bassi, ovviamente, la rendono molto richiesta.
La ragazza ha dei flash, mentre uomini di ogni età ed estrazione sociale usano il suo corpo in modo più o meno aggressivo: una strada affollata, il ritmo ondeggiante di due gambe snelle, la mano calda a stringere la sua. Vorrebbe avere accanto la mamma per piangere sul suo seno profumato di violetta e per chiederle che rumore fa un cuore quando si rompe.
La sua cattiva fama si diffonde con velocità e le donne cominciano a odiarla. Le rivolgono epiteti volgari, rifiutano di farla entrare nei negozi e qualcuna tenta di picchiarla.
Difficile la vita per la donna. Difficile anche, o forse soprattutto per lei, figlia della guerra, che ha visto e sopportato troppo.
E’ nata in Jugoslavia, in una contrada agricola in provincia di Sarajevo e nei terribili anni ’90 ha visto morire i genitori e la sorella. Aveva solo otto anni, ma ricorda tutto. I nonni si presero cura di lei. Pur vivendo in condizioni molto disagiate non le fecero mancare l’essenziale. L’affetto era un bene di lusso. I due vecchi sembravano non possederne più. I grandi dolori, spesso, annientano le risorse morali degli individui. Carmen rimase con loro fino alla morte della nonna. L’uomo,
arteriosclerotico, non accettava la sua presenza e arrivava a farle del male fisico.
Un lungo viaggio il suo, con pochi averi, guadagnati lavorando nei campi, e molte illusioni. Il desiderio di un luogo dove esistessero la giustizia e i sorrisi era destinato a scomparire come filo d’acqua attraverso una crepa.
Forse ha scelto il paese sbagliato, troppo piccolo e retrogrado. Di fatto è divenuta oggetto di possesso, pur avendo tatuate nel cuore le violenze perpetrate alle donne del suo paese… alla madre e alla sorella di tredici anni. Paradossi dell’esistenza. Forse inconsapevole volontà di punirsi per essere sopravvissuta.
La ragazza ogni notte chiede perdono ai propri cari, a Dio, e si addormenta con le esili gambe rannicchiate contro il ventre.
Una sera, mentre dal suo cantuccio nel fieno osserva le nuvole di fuoco che si levano a ondate e lasciano nel cielo un velo color ambra, entra nel casolare un uomo giovane e attraente. E’ alto,
muscoloso, ha occhi e capelli neri e la carnagione olivastra. Si appoggia alla trave, incrocia le gambe, atteggia le labbra a una smorfia simile al sorriso. La ragazza non si muove, si sofferma a pensare alla possibile età dello sconosciuto, forse appena sopra i trent’anni. Indossa un jeans e una camicia azzurra e sul polso spicca un orologio d’oro. Sul polso destro ha un tatuaggio molto bello,
qualcosa di simile a una stella. Le si stende accanto con naturalezza, la fissa intensamente mentre le mani sfiorano il collo, le spalle e indugiano sul rotondo calore del seno. Carmen unisce le braccia al di sopra della testa com’è solita fare. Lui continua a fissarla mentre le stringe i polsi e le abbassa le braccia. La mano incontra il ventre e si ferma sul suo segreto. La cinge, esplora a lungo il suo calore, sente che divarica dolcemente le gambe, la prende. Dopo l’atto sessuale fugacemente le carezza la guancia. La mano ha sapore di arancia. Lei non può fare a meno di notarlo. Vi è nel giovane una sorta di magnetismo animale, un alone di forza e sicurezza. Lui ne è fin troppo consapevole e si accorge del turbamento della ragazza.
Inconsapevolmente non stringe i pugni. Per la prima volta accoglie senza rabbia l’avidità di un uomo. E pensa che non ha mai baciato nessuno… desiderando in silenzio le labbra carnose dello sconosciuto. Dopo l’amplesso il ragazzo si alza, si abbottona in fretta, la fissa con luce ironica negli occhi e pronuncia le prime e ultime parole: “Ciao, bocca di rosa”, gettandole accanto venti euro.
Carmen chiude gli occhi, in rapidi flash rivede le corse con la sorella sotto le acacie fiorite che spremevano un liquoroso odore di primavera; risente la voce del padre dal timbro ruvido e dolce al tempo stesso, che la rimproverava senza convinzione.
“Bocca di rosa”… l’ha detto con lampi cattivi negli occhi, mentre la mano lanciava la banconota per umiliarla, schiaffeggiarla. L’ha ferita più di tutti gli altri uomini messi insieme, perché per la prima volta non si è lasciata possedere e ora si sente una vera prostituta.
Stringe le gambe, respira forte per trattenere le lacrime e decide di attendere l’alba per scappare ancora. Lungo il cammino tenderà la mano e, a occhi chiusi, aspetterà le elemosine. Sarà una mendicante, ma non ‘bocca di rosa’.
Prima o poi la gioventù e la bellezza vanno restituite. La giovane restituisce la prima e sconta la seconda, forse chiedendosi quanto più alto diventa il debito se a pagarlo è una donna.
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Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 15th, 2011 alle 09:13
@maria rizzi,
Ciao!
tutto il racconto si raccoglie in quella frase: che rumore fa un cuore quando si rompe?
E’ un boato o un lamento silenzioso?
Perchè l’amore non ha prezzo, non si vende e non si compra.
E’ una ricerca profonda e continua, sempre e di qualsiasi specie di amore si parli.
Mi piace l’apertura finale alla speranza, perchè l’amore è proprio questo: speranza di vita .
Anna Maria
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maria rizzi replica:
aprile 15th, 2011 alle 10:25
@Anna Maria Folchini Stabile,
Grazie Anna Maria,
hai distillato la linfa del mio racconto. Il dolore, le violenze e
la ricerca di ‘altro’, perchè ‘deve’ esserci altro…
Carmen è viva e ha coraggio anche per merito tuo!
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TIMUR LENK replica:
aprile 15th, 2011 alle 14:09
@maria rizzi,
Il Maestro Zen batte le mani, poi chiede al suo discepolo: “Questo è il rumore di due mani, ma che rumore fa una mano sola?” E che rumore fa un cuore che si rompe ? Tintinna come un cristallo. Schiocca come una frusta o vibra come un terremoto. O rimbomba come uno sparo. Ma è sempre una fine.
E ci vuole tutto il coraggio del mondo per credere che ci sia altro… e che questo “altro” possa esistere per una donna. Complimenti, Maria. Timur
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Antonio ds replica:
aprile 15th, 2011 alle 22:09
“Pur vivendo in condizioni molto disagiate non le fecero mancare l’essenziale. L’affetto era un bene di lusso.” Per quanti è andata così, Maria? Per quanti l’affetto è stato un bene di lusso e la vita soltanto una panchina gelida, il proiettile vagante di una trincea, il respiro affannoso di un uomo avido che ti cancella ogni illusione sul mondo?
Il desiderio di un luogo dove esistono giustizia e sorrisi ce l’hai ancora, sotto un cumulo di macerie, forse hai scelto soltanto il posto sbagliato… dev’essere così… forse da un’altra parte… Amaro il tuo racconto Maria, come amara sa essere la vita troppe volte, eppure la vedi la poesia che traspare? E’ lì e niente nessuno la potranno cancellare. No, lei, la poesia, non è un’illusione, anche se talvolta è difficile scorgerla, è sempre lì. Grazie per questo tuo bel racconto. Antonio ds
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maria rizzi replica:
aprile 19th, 2011 alle 23:06
@Antonio ds, mio caro,
è amara la storia di Carmen, lo so, ma hai affermato un
concetto splendido: esiste la Poesia!
Neruda asserva che rappresenta l’unico pericolo e l’unica vera
fonte di salvezza…
Io sono d’accordo con lui e abbraccio te, sempre così profondo,
caldo, vero.
Approfitto per augurarti feste di salute e Amore!
maria rizzi replica:
aprile 15th, 2011 alle 23:21
@TIMUR LENK,
Caro Timur, il rumore del cuore è divenuto la colonna sonora
di questo racconto.
Tu, funambolo d’ogni arte, non potevi che scriverci
un insegnamento di vita… in forma di poesia.
Ti ringrazio di cuore e ti stringo.
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aretino replica:
aprile 23rd, 2011 alle 13:45
@maria rizzi,
cara Maria, sei l’autrice delle novelle d’amore, che mi mette spalle al muro con una storia
durissima e maledettamente attuale.
Ho ‘sentito’ il dolore, la vergogna, la solitudine di Carmen e per lunghi attimi mi sono vergognato di essere uomo.
Auguri e complimenti!
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 22:28
@maria rizzi,
Mia cara Maria,
è dolorosa questa storia di violenza, ma “deve” esserci altro. Desidero continuare a sperare che, dove c’è il male, ci sia anche il bene, che nessuno annienti più il suo simile, né l’ambiente che lo circonda. Come diceva Gandhi, è bello credere che in questo mondo tutto è possibile se lo si vuole e si lotta insieme per i veri, autentici e profondi ideali.
Un affettuoso abbraccio, con gli auguri più belli di una serena Pasqua ♥
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maria rizzi replica:
aprile 24th, 2011 alle 22:36
@Daniela Quieti,
Sì, mia dolcissima Daniela,
in nome dell’armonia cosmica, che tanto ci sta a cuore,
dove il male impera, il bene saprà avere il sopravvento.
Senza questo imperativo il nostro vivere, il nostro credere, non
avrebbe senso…
Io sono sulla tua lunghezza d’onda… Sempre
Sia quotidiana la tua Resurrezione, Amica mia.
E anche Carmen saprà riscattarsi. Perdona l’urto forte in questi
giorni di speranza.
Ti voglio bene!
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maria rizzi replica:
aprile 24th, 2011 alle 22:41
Mio caro Aretino,
non sono la scrittrice di novelle d’amore…
Sonouna donna che prova a raccontare. E a volte narra storie sanguigne.
Spero di non averti deluso.
Di certo non devi vergognarti di essere uomo, perchè la mia non è un’accusa
agli uomini in genere, ma a certi individui, poveri di spirito e di luce.
Tu non sei così. Ne sono certa. Auguri caldi e ricchi di gratitudine!
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maria rizzi replica:
aprile 25th, 2011 alle 22:06
@Daniela Quieti,
Daniela, Amica carissima, hai perfettamente ragione, in questo mondo le storie come quella di Carmen devono essere superate. Bisogna tendersi ad arco verso i fratelli, gli emarginati, i diversi. E nessuno deve sentirsi chiamare con ‘taglio di vetro’ tra i denti
“Bocca di rosa”… perchè non è il titolo di una canzone!
Ti stringo al cuore e ti ringrazio…
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marisa Lamonarca replica:
aprile 26th, 2011 alle 12:35
@maria rizzi,
cara Maria, “scomparire come filo d’acqua attraverso una crepa” è bellissima questa visione. La crepa
oltre che a farti scomparire ti svuota centellinando quello che hai dentro: riduce al nulla i sogni, asciuga il cuore e svuolta la tua anima. Di te non resta nulla, perchè è nel nulla che vorresti essere.
Sei bravissima.
Ti ringrazio per il commento che hai fatto al mio racconto mi hai capita fino in fondo.
Ti auguro una buona settimana
Marisa
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maria rizzi replica:
aprile 26th, 2011 alle 21:17
@marisa Lamonarca,
Marisa, grazie infinite del tuo commento ricco di acume e di pathos.
Anch’io sono ammirata dal tuo modo di dare voce ai pensieri.
Sei lieve e intensa e sempre vera! Un abbraccio.
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Nelle sere un po’ rossastre di maggio,
me ne andrò a piedi nudi sul bagnasciuga.
Ti godrò onda a blandirmi le caviglie,
sarai schiuma tra le dita, come carezza.
E me ne andrò gaia, per la solinga piana,
infinita come te, immenso/profondo a-mare.
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Bramante replica:
aprile 14th, 2011 alle 22:46
@Gaia, racchiusa nella schiuma tra le dita, te ne vai… a piedi nudi…bella e intensa come sei
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Gaia replica:
aprile 15th, 2011 alle 11:45
@Bramante,
Ti ringrazio commossa Bramante. È davvero gioia per me quando mi si riconosce nei versi che scrivo, oltremodo quando il lettore non sa nulla di me e nonostante ciò parla di me come se mi conoscesse. La poesia, quando è pura linfa del cuore dell’anima, ha poteri immensi e meravigliosi. Ancora grazie, Gaia
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TIMUR LENK replica:
aprile 15th, 2011 alle 14:19
@Gaia,
Cara Gaia, certo che ti si riconosce nei tuoi versi, e l’incedere dolce di Gaia col Mare è fonte di un desiderio incomparabile. Tuo Timur
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Antonio ds replica:
aprile 15th, 2011 alle 22:19
Cara Gaia, dici “quando il lettore non sa nulla di me e nonostante ciò parla di me come se mi conoscesse”. E come potrebbe essere altrimenti? C’è un linguaggio universale che trascende le esperienze di vita, le delusioni, le gioie, che ogni essere umano possiede per il solo fatto d’essere un essere umano. Si chiama poesia. E’ come guardarsi in uno specchio, riconoscersi e sorridere senza sentire il bisogno di aggiungere altro. Si dice che gli occhi parlino.
Grazie per questa poesia delicata come il battito d’ali di una farfalla. Antonio ds
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Gaia replica:
aprile 16th, 2011 alle 18:36
@Antonio ds,
Grazie a te Antonio, per le tue parole così vere. Gaia
Gaia replica:
aprile 15th, 2011 alle 22:32
@TIMUR LENK,
Il tuo cuore è sempre così dolce.. Grazie Timur. Gaia
Replica
Sei un ventaglio
Un ventaglio di desideri
A ridestare il cuore
Frusci all’unisono
Al palpito dell’animo
Chiuso, celi emozioni
Aperto, fiorisci ricordi
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maria rizzi replica:
aprile 22nd, 2011 alle 23:28
@Gaia,
Gaia adoro l’arte della sintesi,
in questi sette versi di altissima musicalità
racconti un amore tramite la forza di una sublime
allegoria. Il ‘ventaglio’ rappresenta l’essenza del
tempo dei desideri, delle passioni, dei ricordi, dei silenzi.
Leggerti è stata una malia…
Grazie e infiniti auguri.
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Gaia replica:
aprile 23rd, 2011 alle 08:55
@maria rizzi,
..M’inchino al tuo bel commento.. sapere che le mie parole hanno forza di ammaliare una grande anima di un grande cuore … Beh, cos’altro desiderare? Auguri a te Maria, di pace e amore. Gaia
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CUMULONEMBO
Certamente anche tu hai la mente fissa all’incontro imminente, mentre cammini lungo il sentiero ondulato – appena una traccia nell’erba alta – che attraversa l’infinita prateria.
Ti attendo. Ogni tanto un avvallamento ti nasconde.
Poi riappari, piccola, cara figura ancora lontana.
Ancora non sei riconoscibile ma io so che sei tu.
L’elettricità dell’aria è percepibile, con l’odore dell’ozono, acuto ed aspro. Spesso ti volgi a controllare il cumulonembo che si gonfia, si innalza sempre più e si avvicina velocemente a te.
Ora quasi ti sovrasta.
Forse ti chiedi se potrai arrivare, asciutta ma soprattutto salva, al capanno ancora lontano, il tetto appena visibile da dove ti trovi, dietro le foglie frementi delle betulle.
Incongruamente a volte rallenti: forse ti trattiene l’emozione eccitante, repulsiva e calamitante ad un tempo, della nera minaccia che ti insegue. Tu sembri temerla, nera nel cuore, sfrangiata e candida nei bordi continuamente mutanti. A volte sembra che tu voglia sfidarla.
Nel corpo nuvoloso, torreggiante ed immenso, pulsa un lampeggiare continuo. Scariche improvvise ne scaturiscono, accecanti, colpendo il terreno alle tue spalle: allora ti metti a correre. I tuoni sono un brontolio quasi senza pause, un lontano cannoneggiamento.
Quella coltre minacciosa e volvente pare esercitare su di te una specie di vertigine che non puoi evitare; oppure forse non lo vuoi. Come un abisso rovesciato che sprofonda nell’alto del cielo. La mole del cumulonembo dà all’azzurro la terza dimensione, come quando in un mare calmo e limpidissimo, vedi improvviso il fondo abissale.
Il suo mistero ti turba e lo guardi ma obliquamente, come sperando, tesa e contratta, che si riveli un’ingannevole visione anziché un’arcana realtà mortale.
L’ombra ora ti ha raggiunta.
L’elettricità statica percorre ad onde la distesa erbosa e la piega come un’eccitante carezza infinita. Risale lungo il tuo corpo fino ad irrigidirti la punta dei seni; la percepisci tra le sopracciglia poi tra i capelli.
Vorresti riprendere a correre ma non puoi e fremi per gli sbalzi di tensione dell’immensa forza della natura. Percepisci il variare repentino della pressione dell’aria, a folate irregolari, che ora attendi, ora fuggi. Libera per un tratto, ti senti poi come trattenuta in una rete sottile di invisibili maglie, tenaci ed elettriche.
Finalmente corri sotto scrosci di pioggia repentini e piegati dal vento che subito cessano. Le cortine di acqua si spostano rapide, visibili e mutevoli.
L’afosa umidità ti copre di vapore. Ne pregusto il sapore dolce sulla tua pelle e l’odore eccitante.
Ora ti attendo sdraiato al fuoco che crepita nel vento: penetra dalle fessure e scende dal tetto come una lama. Proprio negli ultimi metri della tua corsa, esplode infine quel cielo e la pioggia cade come doccia calda e fitta. I lunghi capelli bagnati ti coprono il viso, le spalle ed il petto. Come ali piegate.
Ti avvolgo nella calda coperta, che odora di ginepro e di fumo di castagno. Sulla sedia ti attende la camicia di chiffon che hai dimenticato l’ultima volta. Oppure, forse, l’hai lasciata perché mi rimanesse di te quel velo che non nasconde.
“Devo proprio andarmene!”, dicesti allora con un sospiro. Ti osservai disteso al tepore del fuoco del camino. Ricordi ?
“Tornerà…la rivedrò ?”, mi chiedevo.
CUMULONEMBO
Ansioso attendo al capanno
dove già sei venuta quel giorno
senza osare, incerta, d’entrare.
Tu tacevi: la tua tensione,
vedevo riflessa negli occhi
resi scuri dal grigio del cielo
che incombeva tagliato dai lampi
e tremavi nell’aria frizzante.
Ti bagnava la pioggia sottile
turbinante nel vento rabbioso
che piegava ad onde quel mare
d’erba esausta, annuncio d’autunno.
Io ti vidi, laggiù, fuor dal fitto
di quel bosco lontano, oscurato
dal virar della luce calante
e si spense il tramonto incendiato
nella striscia sgombra di nubi,
tra i capelli tuoi rossi, ribelli;
poi il giallo esplose in colori
che Van Gogh creava nel sole.
Finalmente all’incontro eri giunta.
Tu sembravi avanzare danzando
e le gocce rigavan le gote.
Non avvenne ciò che bramavo.
Tornerai in un giorno di sole?
Sei tornata, finalmente. È un giorno di sole.
Tu ti inginocchi a cavallo del mio petto e, lentamente, ti sfili quel tessuto di nulla…
Un raggio di sole illumina il capanno dall’unica, piccola finestra sul tetto.
Ti colpisce.
Si accende il tuo ventre abbronzato.
Il riflesso dorato illumina il tuo abito giallo appeso nell’angolo buio del capanno. Il vetro, coperto dal dolce dei fiori maturi del tiglio spogliato dal vento, frantuma la luce. Il pulviscolo, frammenti turbinanti incendiati di luce, è sconvolto dai tuoi gesti.
Sei tu, ora, il sole…
Mi rimproveri col gesto: “E se qualcuno, passando, avesse…” , ma poi scoppi a ridere radiosa, come fuori, oggi, il sereno.
Ti guardo mentre ti allontani. Mi saluti col braccio senza volgerti indietro.
Il sole al tramonto è ancora così forte che la pioggia recente evapora fumando. Serpenti di nebbia sottile corrono nei fossi, strisciano sul terreno.
Mi portano sapori di terra, di zolle bagnate.
Il sentiero, nei tratti fangosi, porta ancora le tracce del tuo passo veloce e danzante.
“Tornerà…la rivedrò ?”
Luciano Rossi
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Antonio ds replica:
aprile 15th, 2011 alle 22:42
“Quella coltre minacciosa e volvente pare esercitare su di te una specie di vertigine che non puoi evitare; oppure forse non lo vuoi.” “Ora ti attendo sdraiato al fuoco che crepita nel vento: penetra dalle fessure e scende dal tetto come una lama.”
“Ti bagnava la pioggia sottile/turbinante nel vento rabbioso/che piegava ad onde quel mare/
d’erba esausta/ annuncio d’autunno.” “Il riflesso dorato illumina il tuo abito giallo appeso nell’angolo buio del capanno.” La luce dentro un riflesso, il buio interrotto dal colore giallo, il fuoco che crepita e il vento che penetra. la pioggia sottile eppure turbinante che procura una vertigine che non puoi evitare, come le emozioni profonde.
Non sono soltanto stupendi paesaggi, ma i luoghi ordinari della nostra anima quelli che hai descritto in modo magistrale, Luciano. Grazie per questo tuo bel racconto che trascina via. Antonio ds
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Teneramente raccolti
in vela propizia fuggiamo
il fortunale,alla busca
di un atollo felice.
titolo:Teneramente raccolti
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maria rizzi replica:
aprile 23rd, 2011 alle 13:51
@gilberto,
Le vele sono propizie al vento dell’amore
e tu, maestro dei versi , raccogli in un canto breve,
suadente, liricissimo, il viaggio che vi attende…
Sei onda di desiderio, di magia…
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Carissimo Robert, dolcissima Nicla, preziosi amici, è meraviglioso poter tornare ad essere onda del vostro emozionante mare. Grazie di cuore.
È TEMPO D’AMARE
Sulla vetta del Rodope
Tra forti venti piange
Euridice amata
L’infelice Orfeo
Dalla selva giunge
In tempesta di sospiri
Il lamento di Venere
China sul corpo inerme
Del bello Adone
È tempo d’amare
Foss’anche solo
Un fievole astro
Che s’apre alla sera
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maria rizzi replica:
aprile 28th, 2011 alle 22:27
@Gaia, superbi i tuoi richiami alla disperazione di Euridice, a quella di Venere…
attraverso i miti,canali filosofici, filtri le nostre esistenze e le rendi divine.
Come spesso dimentichiamo che sono…
Grazie. La tua lirica è un affresco magnifico!
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Gaia replica:
maggio 1st, 2011 alle 15:39
@maria rizzi,
Cara e sensibile Maria, i tuoi commenti sono speciali per me, sono profondi e così vicini al mio sentire… Grazie di cuore. Gaia
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FRASI D’AMORE CHE NON MI HAI DETTO
Non mi hai mai detto
“ti amo da morire”
avrei desiderato
sentirmi almeno dire
“ti voglio tanto bene”
invece non mi dicevi niente,
però io lo sapevo
che al cuore non si mente…
Non mi hai promesso
nè mari nè monti
nelle giornate d’amore
e nei dolci tramonti
che per lungo tempo
abbiamo condiviso
Oggi hai forse scordato
i tratti del mio viso.
Eppure nei tuoi occhi
credevo di aver letto
le frasi d’amore
che tu non mi hai mai detto.
***
Poesia e musica
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Fiorella Cappelli replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:34
@Anna Maria Campello,
spesso le aspettative costringono il cuore a fare un lavoro enorme…
Una lirica tristemente bella, tenera, che resta agganciata al passato ed impedisce al cuore di avanzare…
Replica
maria rizzi replica:
aprile 15th, 2011 alle 10:35
@Anna Maria Campello,
le parole non dette si inseguono per intere vite, spesso restano
nel cuore, dopo tutte le forme di addii.
“Ti voglio bene” è ben poca cosa rispetto all’amore, il tuo fngere di accontentarti
narra il peso dell’assenza. Sai essere lieve nell’esprimere il dispiacere, sai dimostrare
che si può dire senza ferire.
Un testo delicato che induce a riflettere…
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ORA
Ora che il tempo
è sottile
come d’estate i ghiacciai…
Ora che tutti i miei
perché sono annegati
nel mare dei tuoi però…
Ora puoi non dirmi no,
ora puoi ascoltare il tuo cuore
perché non c’è più la gioventù
a fare rumore.
Ora che abbiamo
le dita troppo gonfie
per indossare le fedi…
Ora che l’età
ci incatena a due sedie…
Ora puoi non dirmi no,
ora puoi ascoltare il tuo cuore
perché non c’è più la gioventù
a fare rumore.
Ora che non abbiamo
più denti per sorridere…
Ora che abbiamo appena
il necessario per vivere
e comprare un etto di futuro
è un lusso più di due etti
di prosciutto crudo…
Ora puoi non dirmi no,
ora puoi ascoltare il tuo cuore
perché non c’è più la gioventù
a fare rumore.
Ora che viviamo
in una sola stanza
e non ci vergogniamo
ad avere un po’ di pancia,
Ora, possiamo
finalmente amarci.
—
“Poesia e Musica”
Replica
Sei sole, sei luna, sei aria.
Ed io t’apro le braccia
come fanno col cielo
i gabbiani.
Replica
Gaia replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:37
@Nicla Morletti,
Dolcissima Nicla, come sempre dolcissima. Splendidi versi. Gaia
Replica
Nicla Morletti replica:
aprile 14th, 2011 alle 19:16
@Gaia,
grazie mille e tanti saluti affettuosi
Replica
Anna Maria Folchini Stabile replica:
aprile 14th, 2011 alle 20:52
@Nicla Morletti,
Poesia essenziale e completa che si conclude in sè come uno dei frammenti dei lirici greci
Replica
Nicla Morletti replica:
aprile 15th, 2011 alle 09:03
@Anna Maria Folchini Stabile,
carissima, grazie infinite per il commento che non poteva essere più bello.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:30
@Nicla Morletti,
L’immagine della libertà più assoluta, è sempre racchiusa tra due ali e questa lirica dipinge immagini senza confini…
Replica
Nicla Morletti replica:
aprile 15th, 2011 alle 09:06
@Fiorella Cappelli,
carissima, grazie di cuore per le tue parole che mi fanno volare: “L’immagine della libertà più assoluta, è sempre racchiusa tra due ali”. Frase che trovo vera e bellissima.
Replica
Alessandra Maltoni replica:
aprile 15th, 2011 alle 08:12
@Nicla Morletti,
versi brevi,ma, coinvolgenti! comunicano grande emozione…
Replica
Nicla Morletti replica:
aprile 15th, 2011 alle 09:19
@Alessandra Maltoni,
carissima, grazie mille per aver commentato i miei brevi versi. E’ sempre cosa bella leggere di sé e se in qualche modo le nostre parole possono suscitare emozioni o sensazioni, oppure smuovere ricordi…
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 24th, 2011 alle 00:30
@Nicla Morletti,
In un abbraccio, il tutto. Complimenti, dolce Nicla, con i più sinceri auguri di Buona Pasqua !
Daniela Quieti
Replica
L’Amore e’ una cosa meravigliosa!
Ti anzi un mattino all’alba mentre tutto dorme
ma tu nel silenzio ascolti le rondini bisbigliare
un canto nuovo,
Il tuo orecchio sembra piu’ attento degli altri giorni
ed anche se piove ed il mondo si colora di bianco e nero,
tu intravedi un’alcobaleno.
Nulla e’ senza anima
anche le foglie cadute durante l’inverno
prendono colore sotto lo sguardo dell’Amore.
Un bacio nel tepore del mattino odora di fiordaliso
mentre il tuo viso si colora di un rosso porpora
e mente ricorda i frutti maturi del ciliegio.
Oh Amore, Amore mio, baciami ancora
anche se la pioggia cade il mio cuore batte solo per Te!
Replica
Christian replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:08
@Irene, simply sweet… bella veramente!!!
Replica
Anna Maria Campello replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:23
@Irene,
romantica e colorata la tua poesia d’amore. Quella che scrivo adesso io è invece vissuta nell’incertezza, ma si sa, anche le storie che fanno un po’ soffrire non si dimenticano.
Replica
NELLA MANIERA PIU’ NATURALE
E’ toccante l’aria
che sfugge ai nostri gesti,
che passa in pochi miseri spazi
tra gomiti graffiati
e fianchi stanchi.
Circola in quei piccoli vicoli
graziati dall’unione dei corpi
che feroce divora gli attimi.
Quei miseri vuoti disgraziati.
E’ toccante diventar padroni del mondo
in maniera cosi facile.
Godere mentre si è presi a morsi
dalla bestia più amorevole dell’universo.
L’aria viaggia tra i soliti spazi.
Quei pochi concessi dai nostri movimenti.
L’aria ormai sa di noi.
È quasi ingombrante.
Conosce le nostre perversioni,
il nostro linguaggio
colmo di respiri
di bestie sfinite,
di gemiti di belve in calore.
L’aria ha fame di spazi
che noi non le concediamo.
L’aria infame osserva
tutto ciò che siamo.
Sa del mio piacere
ad ogni affondo
delle tue unghie sulla mia schiena.
Ha visto me irruento come fiume d’inverno,
tu apprezzata come aria di primavera.
E’ toccante essere padroni del mondo
nella maniera più naturale.
di Giuseppe Caristena
* Poesia e Musica
Replica
maria rizzi replica:
aprile 14th, 2011 alle 21:28
@Giuseppe Caristena,
Intensissima poesia d’amore e di passione, Giuseppe…
Solo chi possiede vera padronanza del linguaggio poetico può consentirsi
un lusso come il tuo. Sai raccontare senza sfiorare neanche per un istante il
volgare. E sei lontano anni-luce dalla retorica. Imperioso il ritmo dei tuoi versi…
Mi hai arricchita!
Replica
ORANGE LOVE
An Orange Love
is a love full of sun,
full of living daylight.
An Orange Love
has a scent of flowers
caressed by the wind,
and the sweet taste of a fruit.
The most secret fruit,
just born for all those lovers
believing in the eternity
of their love.
Timur Lenk
Replica
Gaia replica:
aprile 14th, 2011 alle 16:33
@TIMUR LENK,
Caro Timur, è un privilegio poter tornare vivere le tue parole. Qualunque sia la lingua, doni sempre splendide emozioni, Grazie. Gaia
Replica
Timur Lenk replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:37
@Gaia, Cara Gaia, grazie per le tue belle parole. Non mi esprimo normalmente in poesia perchè la narrativa è il mio mondo, però a volte l’ispirazione può far fare delle eccezioni. Un caro abbraccio. Timur
Replica
maria rizzi replica:
aprile 15th, 2011 alle 10:29
@TIMUR LENK,
Caro Timur,
giochi sempre a stupire, a dare al tuo mistero
nuovi volti e nuove voci.
Hai scelto una formula difficile, non posso dirti che ho colto tutto,
senz’altro ho sentito la tua anima vibrare, come sempre!
Un abbraccio.
Replica
TIMUR LENK replica:
aprile 15th, 2011 alle 13:37
@maria rizzi. Cara Maria, un’ispirazione va espressa come si presenta. Potrei fornire la traduzione della mia poesia, ma non ne renderebbe del tutto l’essenza.
Se richiesto la fornirò. Ma tu dimostri che si può comunque sentire un’anima vibrare.
Un abbraccio. Timur
Replica
Daniela Quieti replica:
aprile 23rd, 2011 alle 22:30
@TIMUR LENK,
Dear Timur, amazing. Happy Easter!
Replica
Salva con nome: Poesia Dedicata.doc
A chi, da innamorato, ha scritto versi
e vi ha incartato il cuore, per l’amata
chi ne ha fatto aquiloni di giornata
poi nascosti, per non andare persi.
A chi è giunto nei luoghi più sommersi
sospinto da corrente alternata
e nel percorso di vita più frustrata
si è sentito tra esseri diversi.
A chi ha chiuso la mente in un cassetto
al sogno che non era ancor maturo
al pensiero di averlo lì, protetto…
da questo mondo e da brutte intenzioni
per porlo con rispetto, lì al sicuro
privandosi così…delle emozioni!
“Poesia e Musica”
(poesia Edita Libro Padrone il Vento)
Replica
Anna Maria Campello replica:
aprile 14th, 2011 alle 18:16
@Fiorella Cappelli,
le due poesie a rime alternate sono profonde e musicali. Mi è piaciuta l’immagine originale “a chi da innamorato ha scritto versi e vi ha incartato il cuore”.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:26
@Anna Maria Campello,
Grazie Anna Maria, ma solo una delle due è a rima alternata, l’altra “poesia dedicata…” è un sonetto.
Replica
La Forza dell’amore
Eccoti, dentro al tempo scivolata
aggrappata alla fune della vita
bianchi capelli, sciolta chioma amata
attendi che la festa sia finita.
Nel conto, giorni lunghi, rosa e neri
il ghiaccio della luna nelle ossa
nel percorso di gioie e dispiaceri
eri fertile, ricca terra smossa.
Scacciapensieri per nenie inventate
in malvasie di momenti vissuti
caldi tepori, poi fredde nottate
tenerezze di figli e orgasmi muti (Rit.)
Tu, mutilata nel petto e nel cuore
al presente ora lasci l’eredità
sacrificata te stessa all’amore
ma una Donna…mai vissuta a metà.
Scacciapensieri per nenie inventate
in malvasie di momenti vissuti
caldi tepori, poi fredde nottate
tenerezze di figli e orgasmi muti.
Poesia e Musica
(Edita Libro Padrone il Vento)
Replica
Notte senza fine
Sole solo come ricordo
Chiara Alba da mille giorni attesa
e chissà se di nuovo rivista
Tempeste lì,
dentro al cuore
Burrasche lì,
Fuori nella vita
Per tanti giorni,per troppi giorni
Eppure, sul limitar del tempo
sul ciglio di strade sconosciute
Luce nuova,accecante,inaspettata
viene a stanarti,scovarti,cercarti
dentro le caverne oscure
dove accartocciata,
sanguinante
finita era l’anima tua
E nell’aria dell’ultimo cielo
il grigio cancellò il nero
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 14th, 2011 alle 16:09
@Clemente Luciano, … è la luce dell’Amore, la vita rinasce dentro e fuori della nostra anima.
Complimenti per questi versi.
Cettina
Replica
Clemente Luciano replica:
aprile 14th, 2011 alle 20:13
@Cettina Lascia Cirinnà, ….grazie Cettina. Sì,è l’amore che adesso,anche per me sta cominciando a riaffacciarsi dopo un periodo oscuro,vissuti in silenzio in angoli bui dell’anima. Però rimane sempre lo sconforto e l’impossibilità di dimenticare l’amarezza di questo periodo. Perciò nell’ultimo verso dico che “il grigio cancellò il nero”. Perchè anche con l’amore che sta tornando e che cancella il nero dello sconforto più buio,rimane un grigio nell’anima. E il grigio non è un colore vivido,splendente che rappresenta la piena felicità.
Replica
maria rizzi replica:
aprile 20th, 2011 alle 11:16
@Clemente Luciano,
Caro Luciano, originale, giocata su un registro stilisticamente
nuovo e molto appassionante, la tua lirica d’amore e di dolore.
Le immagini sono nitide e sanguigne come tele.
Ci sono saltata dentro, ho respirato i tuoi sentimenti e mi sono schiusa
all’alito di speranza finale! Bravissimo!
Replica
Clemente Luciano replica:
aprile 22nd, 2011 alle 21:09
@maria rizzi, @maria rizzi, grazie Maria.Le parole di un’artista come te mi hanno reso molto felice,anche se immeritate.Forse,però, quando certe emozioni,sentimenti,vicende sono vissute molto intensamente (e ancor di più in silenzio e in solitudine) vengono fuori e riportate sula carta molto più facilmente.Grazie e buona vita,Maria.
Replica
FUORI DA QUI
Provare
ad essere lì, tra i tuoi pensieri,
risalendo in superficie
quando meno te lo aspetti,
per ricordarti un campionario
di odiosi pregi
e adorabili difetti.
Avvertire
un segnale così potente
da zittire tutto il resto,
certi giorni un po’ smorzato,
da qualcosa di indigesto,
come un dialogo alterato.
Desiderare ardentemente
che ogni sogno
possa tramutarsi in realtà.
Sperare semplicemente
che tu ,in realtà,
di me
abbia bisogno.
Replica
Remisson Aniceto replica:
aprile 14th, 2011 alle 14:33
SUBSTANCIA
Para Rosangela de Fatima
Mi trovo tante volte pensando a te
E visualizzo la tua perfetta forma di donna,
di giorno a sfiorare le labbra di velluto,
la notte ad accarezzare la seta dei capelli.
Se sei lontano da me, giorno dopo giorno
Ti trasformo nella delizia del frutto che apprezzo nella frescura dell’acqua che mi sazia la sete.
E nella sostanza che mi permette il domani.
Posso sentirti nella soave brezza mattutina,
nei primi raggi del sole che mi riscaldano
e sempre ti vedo in ogni oggetto, in ogni volto,
in ogni goccia di brina della verde erba
e nel battito delle ali delle rondinelle…
sono piccolino davanti alla tua presenza
e oscuro nella tua trasparenza,
ma i miei occhi mantengo serrati
mentre il giorno corre,
finchè l’ora vitale non giunge
finchè ti incontro, nata dal nulla,
fiorita, cristallina davanti ai miei occhi
e bevo dalla tazza delle tue labbra
e mi scaldo al sole del tuo sorriso
e mi sciolgo in infantile allegria
e se ne vanno dal mio volto l’ombra e l’amarezza
e tutto ciò che mi fa soffrire quando non ti ho
Onda che vieni e che vai
E torni nuovamente
E torni a partire
Ma che non si ferma mai
In questo oceano di delizie che è il tuo corpo
Che bagna il mio corpo
Che fa nascere il sole sul mio volto.
E’ la delizia, la dolcezza dei miei giorni
E ad ogni ora ti aspetto
Per regnare sempre nella mia vita
Per la traduzione in lingua italiana ringrazio Ena Villani ed i suoi amici.
Replica
Anna Maria Campello replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:45
@Enrico, questa tua poesia, secondo me, è intensa nella sua semplicità e rispecchia momenti di amore nella quotidianità.
Replica
Enrico replica:
aprile 14th, 2011 alle 19:41
@Anna Maria Campello, Grazie Anna Maria, del tuo bellissimo commento.
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:48
@Enrico,
Mi è piaciuta molto, specialmente nei versi “risalendo in superficie, /quando meno te lo aspetti/per ricordarti un campionario/di odiosi pregi e adorabili difetti/
Ma verso la fine avrei cambiato la seconda “verità” in realtà” per non ripeterla due volte e poi perché più convincente e scorrevole…
Replica
Domani
Nella luce del domani
le mani si cercano
intrecciano ghirlande d’amore
per abbellire il corpo stanco
petali di rose saranno
il tappeto
dove le orme
ci porteranno
dopo un lungo cammino
mano nella mano
come due innamorati
tre cigni bianchi
saranno silenziosi testimoni
di un grande amore
tutt’intorno
complice
il Lago tace.
Replica
Gaia replica:
aprile 14th, 2011 alle 15:55
@Cettina Lascia Cirinnà,
Cara Cettina, davvero suggestiva la complicità che evoca il tuo Domani.
Complimenti, Gaia
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:01
@Gaia, grazie a presto -Cettina-
Replica
Fiorella Cappelli replica:
aprile 14th, 2011 alle 23:51
@Cettina Lascia Cirinnà,
la tua lirica sa di quiete, pacate profondità e profumi di primavera…
Replica
CERCAMI
Due occhi per vedere
e scegliere una stella
due dita per toccare
la sua punta più bella
cercami ed io ti troverò
colpendo dritto il segno
cercami ed io ti chiamerò
dovessi aver bisogno
cercami ed io ti troverò.
Due braccia per tenerla
lontana dai pensieri
il corpo come scudo
dai ricordi di ieri
cercami ed io ti troverò
sarà come un bel sogno
cercami ed io ti chiamerò
dovessi aver bisogno
cercami ed io ti troverò.
Due labbra per sentire
com’è dolce una stella
un cuore che la scaldi
rendendola più bella
e il cielo che la tenga
lontana dalle altre
per renderla splendente
agli occhi della gente.
Cercami ed io ti troverò
colpendo dritto il segno
cercami ed io ti troverò
sarà come un bel sogno
cercami ed io ti chiamerò
dovessi aver bisogno
cercami ed io ti chiamerò
anche fuori dal sogno
cercami ed io ti troverò
ti renderò felice
e sarò sempre lì
vicino alla tua luce
cercami ed io ti troverò
dovessi aver bisogno.
—
“poesia e musica”
Replica
Remisson Aniceto replica:
aprile 14th, 2011 alle 14:21
Molto bello, una poesia appassionata, che dà grande piacere di leggere. Complimenti all’autore sguardo di tulipano!
Replica
La traccia della vita mia
Amore mio dovevi dirmelo
che il vuoto intorno a te
si faceva insopportabile
e che il cassetto dei perché
non si chiudeva più.
Mi son distratto a vivere
qualcosa che era mio
senza voltarmi un attimo
troppo silenzioso anch’io
per essere con te.
Adesso accetta questo scampolo,
quest’attimo di tempo.
Per non rinchiuderci in un angolo
e non riuscire più, a fuggire via a fuggire via.
Per non distruggere una traccia
profonda come tutta questa, vita mia.
Amore mio adesso un brivido
Mi sfiora piano e poi
E accende quell’immagine
e l’album dentro me
fa scorrere le pagine
e gli occhi si riempiono.
Di lacrime e di attesa
per avere ancora un’attimo
e poter chiedere scusa. E poter chiedere scusa.
Adesso accetta questo scampolo,
quest’attimo di tempo.
Per non rinchiuderci in un angolo
e non riuscire più, a fuggire via a fuggire via.
Per non distruggere una traccia
profonda come tutta questa, vita mia.
Replica
Remisson Aniceto replica:
aprile 14th, 2011 alle 14:26
La traccia della vita mia.
Bella, una bella poesia!
Replica
Giorgio Simoni replica:
aprile 14th, 2011 alle 16:02
@Remisson Aniceto, Grazie: è il testo di una mia canzone…
Replica
Vita nuova
Tra vortici di fumo
tenuti bassi nella campagna
ho incontrato il sole.
Come rosoni multicolore
di una cattedrale
ho moltiplicato la luce.
I sogni che fino ad allora
avevano passato parola ad altri,
spezzano la catena.
Che piacevoli forme geometriche,
abbracci di calore,
fiumi di parole sugli avambracci tesi.
Le mani carezzevoli
spiegate come vele verso quel
timido viso incolto.
Carica sulle spalle
l’essenziale porto, audace ad occhi chiusi,
ferma immobile bevo nel tuo calice.
Federica Simonetto
Replica
Bramante replica:
aprile 14th, 2011 alle 22:58
@federica simonetto, Bei versi, che scorrono fluidi e silenziosamente armonici
Replica
Il giorno se ne andava
e l’eclissarsi del suo chiarore
sembrava preannunciare
Il giungere della quieta e calma oscurità
di cui la notte è dolce indossatrice.
Mi soffermai un istante ad ammirarla
restando quasi ammaliato
dalla sua immensa ed irreale bellezza.
La soave luce del crepuscolo
illuminava il suo splendente e raggiane viso
riscaldando dolcemente le sue guance
simili a rosee nuvole
vaganti nel purpureo cielo d’autunno.
I suoi occhi,
penetrati dall’ultima luce del giorno,
si erano mutati
in due grandi cerchi di fuoco
che avvolgevano la mia mente e il mio cuore
facendoli navigare
nell’immenso e fervido fiume dell’oblio.
Il giorno pian piano
lasciava il posto alla più fredda notte
mentre in cielo cominciavano ad apparire
le prime stelle della sera
brillando luminose come diamanti.
Si era alzato il vento,
un vento lieve, leggero,
che portava con se
l’inebriante profumo della sua pelle
e il dolce suono della sua voce
che vibrava lentamente
diffondendosi tra gli sconfinati spazi del tempo.
Ah, delicata visione,
perdendosi nel nulla
il mio silenzio urla forte il suo nome
che risuona dolcemente
tra le infinite vie del mio cuore
e che riporta alla mia mente
le dolci note di una melodia mai composta,
il suo sorriso così raggiante
da riflettersi nell’anima del sole,
il suo sguardo così profondo
da smarrirsi nell’oceano stesso
e un impervio amore che,
per non perdersi nei meandri dell’infinito,
si agggrappa ansimante
ai suoi dolci ed eterni ricordi.
Replica
Remisson Aniceto replica:
aprile 14th, 2011 alle 14:35
Apprezzo l’opportunità di leggere il testo così bello
Replica
Christian replica:
aprile 14th, 2011 alle 14:56
@Remisson Aniceto, Grazie :-)))
Replica
Gaia replica:
aprile 14th, 2011 alle 16:06
@Christian,
..il giorno che se ne va, per lasciare posto all’irreale/reale e consolatrice bellezza della notte, ai suoi profumi, colori, dolci eterni ricordi… È una poesia molto bella e romantica Christian. Gaia
Replica
Christian replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:04
@Gaia, grazie Gaia… fa sempre piacere sapere che le tue parole riescono a toccare il cuore di qualcuno!!!
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AMORE
è stata la passione
del tuo cuore trepidante,
sono state le tue arti
traboccanti d’amore,
che hanno scatenato in me,
quella piacevole sensazione,
quella voglia immensa di
vivere e di amare.
Con le tue arti esotiche,
così intense e maliziose,
sei riuscita ad accendere in me,
tutte quelle voglie d’amore,
che da tempo non sentivo,
e che credevo oramai ,
già sopite per sempre;
invece, grazie a te,
amore mio.
Mi sono riscattato
dall’abisso della disperazione!
Replica
VOGLIO ESSERE LA TUA POESIA
Quella poesia
che alla luce della calda luna ,ci faccia salire verso il cielo,
con i bagliori dell’Aurora Boreale,
tieniti stretta a me ,fai che non sia una chimera.
Voglio essere la tua poesia
Quella poesia
di un usignolo che vuole nidificare nel tuo cuore
fare di questo mio sogno un poema ,una canzone
volando nel paesaggio mattutino.
Voglio essere la tua poesia
Quella poesia
che accarezzandoti percepirei la dolcezza della tua pelle
Il dolce nettare delle tue labbra
Il navigare del tuo essere.
Replica
Maria Gabriella Castelli replica:
aprile 15th, 2011 alle 19:18
@Riccardo,
vorrei essere questa poesia per qualcuno ma non ho ancora incontrato l’Uomo che ne possa essere l’autore per me!
Meno male che ci sono ancora Poeti (ed Uomini che cantano la Donna) come te!!
Ciao
Gabriella
Replica
riccardo replica:
aprile 16th, 2011 alle 17:01
@Maria Gabriella Castelli, Io ringrazio te per le belle parole che hai riservato alle mie poesie, questo è stimolo per me, per continuare a scrivere inni alla donna e all’amore.
Replica
Un canto si innalza
dalle soffici piume di un angelo.
L’odore del cielo e il respiro della notte
sfiorano lievemente il mio cuore sospendendone i palpiti.
Le stelle sembrano quasi spegnersi
in un biblico olocausto di luce
mentre la rabbia,
prima immersa in una dubbia latenza,
diventa adesso
una triste ed amara certezza.
Vorrei fuggire, perdermi, sparire!
Perdutamente solo
offusco i miei sogni nell’ignara speranza
di riuscire a distruggere,
in un gelido sonno,
anche solo un istante
di un passato tremore e senso di vuoto.
Replica
Irene replica:
aprile 14th, 2011 alle 16:37
@Christian,
stupenda poesia! ire
Replica
Christian replica:
aprile 14th, 2011 alle 17:06
@Irene, Grazie Ire… amo tutte le mie poesie ma questa è una di quelle che preferisco!!!
Replica
Cettina Lascia Cirinnà replica:
aprile 19th, 2011 alle 14:57
@Christian, è mirabile la descrizione di un sentire intimo così doloroso, ma la poesia riesce ad alleviare qualsiasi sofferenza.
Complimenti da Cetina.
Replica
Christian replica:
aprile 19th, 2011 alle 17:11
@Cettina Lascia Cirinnà, sono daccordissimo con te Cettina.
Grazie per le tue parole!!!
Replica
Vorrei solo essere capace di riessere quello che forse non sono mai stato capace di essere …
vorrei … vorrei solo,
vorrei solo poter non logorarmi con i pensieri,
addormentarmi chiedendo quello che neppure i sogni mi danno.
Poter fare e pensare di nuovo liberamente a ciò che mi fa felice …..
poter … poter solo,
poter solo sorridere a chi mi fa felice solo al pensarla non sentendomi sbagliato,
svegliandomi non più chiedendomi il perché, ma inarcando le labbra all’in su.
Sarà quello che il vento porterà …
sarà … sarà solo,
sarà solo il vento caldo o freddo che sia, a farmi accelerare il respiro,
con gli occhi ancora chiusi o appena aperti pronti per ….
… addormentarmi o svegliarmi …
forse non più triste …
forse solo non più …
Replica