Invisibili

Bari, Fortino di Sant'Antonio abate

Il tuo sorriso è sole di primavera. Spunta all’improvviso un giorno e l’inverno è già finito.

Mi dici: “Non so, c’è qualcosa in te…”
E’ gennaio, forse febbraio, ma che importa? Appena ti vedo avanzare verso di me, i campi diventavano verdi e s’inondano di margherite.
Il tuo sorriso è sole di primavera. Spunta all’improvviso un giorno e l’inverno è già finito. E non hai più mal di gola. Non ti va di parlare ma solo di respirare. Profondamente.
Stasera andremo lungo il mare, nella luce rosea del tramonto ad allargare i nostri sguardi verso l’orizzonte, posandoli sulla passerella di riflessi dorati che la luna disegna sulle onde.
Non diremo nulla. Tutto il tempo tra noi è un bacio. Passare così tra la folla, con la meta più importante che esista nella mente e nel cuore, è una emozione che non avevi provato mai. E’ incredibile ma quando ci sentiamo vivi, veramente vivi, sembra che siamo perduti agli altri. Diventiamo invisibili. Forse questo è uno dei segreti dell’amore.
Stringi forte la mano e ci fermiamo.
Dall’antico bastione, sulla muraglia della città, il nostro punto di osservazione. Siamo arrivati, non abbiamo bisogno di altro.
Solo dei nostri sguardi. E ti chiederai perché ti senti così.
Dirai: “Non so, c’è qualcosa in te…”
Già, c’è qualcosa in me. La stessa cosa che c’è in te.
Un ragazzino in bici sfreccia vicino a noi fischiettando e si volta a guardare mentre ci baciamo. Il suo fischio lontano a noi sembra vento.

Immagine: Bari, Fortino di Sant’Antonio abate

Elisa – L’anima vola

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Commenti

  1. Rocco Giuseppe Greco scrive:

    Non so se è la ragione a ingannare il cuore o è il cuore a persuadere la ragione; è certo, comunque, che la donna può provare piacere sia nel difendersi sia nell’arrendersi.
    Nella mia tormentata resistenza non c’era stato piacere, ma una crudele inquietudine, un ingenuo, pietoso stupore.
    L’uomo, che mi aveva restituito le magiche illusioni della giovinezza, stava per raggiungermi ed io ero pronta a corrispondere a ogni sua richiesta.
    I motivi per cui mi ero difesa mi turbavano ancora, ma i mezzi per difendermi erano tutti indeboliti, travolti, crollati.
    L’amore aveva dimostrato di essere più ingegnoso nell’affermarsi che nel farsi respingere.
    Il mio cuore fremeva e aspettava il momento per rivelarsi interamente alla persona che lo aveva conquistato.
    I sintomi di quell’amore li avevo riconosciuti da tempo, ma ne ero rimasta confusa; paure ed esitazioni mi avevano spinto a una severa difesa. Decisa a contrastarlo, non mi accorgevo che la sua forza s’insinuava e cresceva lentamente dentro di me, serrandomi in un’irresistibile morsa.
    Quando il piacere di vedere l’oggetto amato si trasforma in una necessità; quando ci si stringe il cuore per la tristezza perché lo notiamo allontanarsi; quando si trasale di gioia al rumore dei passi che annunciano il suo ritorno; quando i nostri occhi lo cercano senza che noi lo vogliamo; quando non si vive che per lui; allora il sentimento è diventato più potente di noi e il combatterlo risulta inutile.
    A esaurire ogni mia resistenza fu la forzata separazione, il non desiderato distacco.
    Forse Afrodite aveva voluto punirmi per essermi a lungo trattenuta, per avere temuto l’amore, per averlo contrastato, per non averne colto i beni che è sempre capace di offrire.
    La lontananza, in ogni caso, non mi ha tolto la speranza. Adesso, anzi, sono impaziente di rifarmi del tempo perduto. L’amore che mi anima alimenta il coraggio, anche se non elimina i dubbi, i timori, le riserve.
    Abituata, da giovane, a combattere senza rischi, ora non ho la mente preparata ad agire con precauzione. Mi viene naturale abbandonarmi senza limitazioni e immagino che non sopporterei una disfatta.
    M’inquieta il peso di una catena alla quale non ho la forza di sottrarmi. Vorrei perciò, almeno, alleggerirla.
    Ma come?
    Pensavo che, tenendo strette le braccia, fosse rimasto chiuso il cuore. Mi sono sbagliata.
    L’amore, non si può averlo a comando, e, ora, temo di non avere l’abilità di sciogliere i nodi che mi avvincono.
    In balìa d’Afrodite, mi vedo senza scampo, se lei cessa d’essere generosa.
    E come sperare nei suoi durevoli favori, se anche gli Dei ogni tanto la biasimano per i suoi capricci?
    Da giovani, ci si decide in fretta, quando si tratta di darsi; da vecchi, i preparativi, che precedono, diventano sempre più complicati. Per quanto si voglia essere aperte e disponibili, il comportamento di una fanciulla non è lo stesso di una donna avanzata negli anni.
    La differenza oggi non mi sfugge e trovo pericoloso ingannarmi nella scelta.
    Conoscendo a fondo il mio cuore, sono convinta che soffrirei da morire se le attenzioni del mio uomo si rivolgessero verso un fresco e tenero bocciolo.
    Ma si possono dare regole all’amore?
    Non è lui che, estraneo a calcoli e ragionamenti, fa divenire preziose le persone che ci presenta e i progetti che elabora?
    Non s’interessa di sapere nemmeno la sua sorte. Ci avvolge con invincibile forza, ci incatena alle sue promesse e ci spunta tutte le armi di difesa.
    Nel passato, nulla di tutto ciò mi spaventava. Oggi, m’intimorisce il potere che l’amore concede all’altro.
    Ma c’è nel mio timore qualcosa di estraneo all’amore stesso?
    Non è forse proprio così l’amore?
    Certo è così quello che provo io, ora, alla mia età.
    Ah, spero solo che lui non abusi del potere che gli do!
    Ma che vado pensando?
    È lui che mi fa apparire ancora degna dell’amore e questo addolcisce le mie pene, i miei timori.
    Il desiderio di averlo e il piacere di abbracciarlo mi fanno sfidare le paure.
    I miei timori glieli offrirò come omaggi, le mie paure come sacrifici.
    Sono troppo ansiosa di provargli, senza alcuna restrizione e in mille modi, come in mille modi lo sento, tutto il mio amore.
    Lo confesso: se metto insieme il desiderio e la speranza, lo faccio perché credo all’impulso che mi spinge a sentire mio il bene che bramo, a sentirlo il più vicino possibile.
    In realtà sono certa del mio desiderio, meno certa del suo.

    Da IL GIARDINO DI NOSSIDE (Laruffa Editore)

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