Concorso di Emozioni 2014


Scena dal film “Colazione da Tiffany” (1961)

Un bacio vorrei avere
che s’involi lontano
con ali di airone rosa
oltre il cielo chiaro…

(Un bacio vorrei avere, Blog Manuale di Mari)

In collaborazione con il Portale letterario diretto da Nicla Morletti, nel giorno di San Valentino, aspettando la Primavera, ritorna il CONCORSO DI EMOZIONI. Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari! Pubblica Poesie e Storie d’Amore!

Dal 2005 moltissimi poeti, scrittori, blogger si incontrano qui, nel Blog ideatore di questa innovativa Iniziativa letteraria, per pubblicare le loro opere e commentare quelle di altri autori.
Puoi partecipare in modo del tutto gratuito pubblicando DA OGGI FINO AL 21 MARZO 2014, direttamente nei commenti di questo post poesie e racconti. Se pubblichi poesie, racconti e brani editi estratti da tuoi libri puoi aggiungere anche il titolo e l’immagine della copertina del libro. In questa edizione è possibile aggiungere una immagine scelta dall’autore anche per le opere inedite.

Durante lo svolgimento dell’Iniziativa Punto Flora donerà un fiore, un giglio bianco o una rosa rossa, agli autori delle opere selezionate dalla Redazione.

Alcune opere saranno segnalate direttamente nella home page del Portale Manuale di Mari diretto da Nicla Morletti.

*Raccomandazioni*: evita testi troppo lunghi e commenta anche le opere e gli interventi di altri autori.

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Commenti

  1. Gloria Venturini scrive:

    Campane a Venezia

    Le parole
    sono ponti trasparenti,
    toccano il cuore e la mente,
    l’altra faccia
    della mia anima.
    Non ci siamo mai parlati
    veramente io e te,
    a Venezia,
    persi dentro a calli oscurate
    dalle ombre del giorno,
    quando tira il freddo vendo
    di tramontana,
    quando la foschia confonde
    la luce quotidiana
    e fa sembrare ogni momento
    un lungo crepuscolo.
    I ricordi
    sono rimasti tra me e Lei,
    fitti come la nebbia di notte
    a Santa Lucia.
    Intimi amanti
    di una passione diversa,
    friabile, solo sognata…
    … estranea,
    poi solo occhi inesistenti.
    Il tempo era scandito
    dalle campane di piazza San Marco,
    dalle onde e dalle maree,
    da mani nude in tasca
    intorpidite dalla nostalgia
    di vedere l’icona d’oro
    e noi, stretti stretti,
    come i tasselli di un mosaico arcano.
    Si sfogliano i molteplici frammenti
    di un istante, di una carezza,
    mentre lente suonano le campane,
    nel tramonto di questa sera
    rosso veneziano.

  2. scrive:

    Oggi 21 marzo lascio in questo magico giardino una goccia della mia anima.

    E tutti la chiamano…

    Silenzio avvolge
    cuore dormiente e
    ali rattrappite si spiegano
    in nuovi voli
    senza confini.
    Magiche note
    danzano come leggiadre farfalle
    posandosi su delicate parole
    senza tempo.
    Sensuale bacio di un amore
    pieno di luce e speranza
    per emozioni evanescenti
    lasciate al vento
    e tutti la chiamano…
    poesia.

    • Franca Fasolato scrive:

      La poesia,… raccoglie , custodisce, testimonia i battiti del tempo umano, l’onda del cuore.
      E’, a mio avviso: un gioco linguistico, uno ben diverso da l’altro come le foglie dello stesso albero in tutto il suo splendore rifiorente a primavera.

      Ma, anche inventiva, bellezza, di una realtà più profonda.

      Purtroppo in questi tempi non c’è più molto posto per la poesia nell’animo della gente. Così diventa di nicchia.

      Tuttavia, essa quando ” canta” attinge ad un mondo universale, in cui ciascuno può rispecchiarsi.

      Infine che dire …. la poesia è Libertà, e che a sua volta fa nascere Libertà!

      Un saluto cordiale a tutti e buna primavera vestita di poesia Franca Fasolato.

  3. rita rucco scrive:

    “DAMMI MILLE BACI, E QUINDI CENTO, POI DAMMENE ALTRI MILLE”

    E dopo mille baci e coccole
    e sospiri in cui non c’è lo spazio
    per pensieri per parole per domande?
    Cosa c’è ora? E dopo ancora dopo
    quando i mille saranno cento
    e poi dieci poi uno poi nessuno…
    Come riempire lo spazio illimitato che ti resta?
    Che ne sarà dei tuoi pensieri e delle tue parole?
    E cosa delle tue domande?

    Ridammi i miei mille baci, e quindi i cento, e poi altri mille…

  4. federica scrive:

    TI HO PERDUTO

    Un mucchietto di riso
    scappa tra le dita
    così ti ho perduto, uomo.

    Prima di farmi piccola,
    innamorata, ti ho perduto!
    Prima di camminare
    su felci di rugiada,
    nel mio inchiostro,
    su fogli bianchi,
    nell’aria che calpesto.

    Ti ho perduto, uomo!
    Dopo che la mia voce
    ha lasciato il deserto,
    dopo la fatica di anni
    a cogliere germogli dai rami.

    Così ti ho perduto:
    come fracida neve
    sporca di fango,
    che regala l’abbaglio,
    l’ultimo.

    (Simonetto Federica)

  5. scrive:

    Con questa mia poesia inedita desidero partecipare al concorso Emozione 2014, grazie.

    IMMAGINE INDELEBILE

    Viaggiano nell’universo della memoria
    le stelle dei tuoi occhi.
    Di là dall’ultima galassia
    ascolterò la sonorità del dolce sorriso
    e lascerò al tramonto celeste
    il profumo intenso di
    un’immagine integrale.

  6. lara swan scrive:

    da “Palpito d’Ali”

    FRESCA SORGIVA

    La brezza notturna
    sfiora le corolle
    tiepide ancora
    dell’ultimo sole

    Fra il canto dei grilli
    e il sussurro del vento
    smorzo il respiro
    origliando il tuo passo

    Avida attendo
    l’armonia della tua voce
    fresca sorgiva di un arido giorno

  7. scrive:

    Soltanto ora di Olga Karasso

    Soltanto ora
    che ha vinto il tempo la partita
    nelle spietate sue devastazioni
    d’indifferenza coperto i brividi
    delle illusioni di tante passioni

    soltanto ora
    che nel ricordo di chi ero fatico
    non rammento chi ero
    ora che di me il ricordo è vago
    mi riempio di tenerezza
    come la madre che vede la figlia
    tornata docile a casa invecchiata
    dopo i lunghi viaggi senza meta
    piango di nostalgia di me
    non più di te
    ora che la memoria pare ricordi
    che la mia vita ti doveva
    le mie emozioni migliori
    ora che la memoria pare ricordi
    che la tua vita mi doveva
    le tue emozioni migliori

    soltanto ora
    che il ricordo è statico
    male illuminato
    più non mi fa gemere
    soltanto ora
    so dirti che t’ho amato
    amore mio
    senza morire di dolore.

  8. rita rucco scrive:

    PESANO GRAVIDE SUI BORDI DELL’ANIMA

    Pesano gravide sui bordi dell’anima
    le parole
    che non ti ho detto

    Sospese in gesti nascosti
    di pudore
    ormai adulto
    Non hanno vocali
    colori

    Si affacciano tiepide
    poi si arroventano dentro
    Ma non sgorgano
    mai

    Quelle parole che non ti ho detto
    hanno i colori che voglio donarti

    Perché non è tardi
    Ancora

  9. Andreina scrive:

    PER L’ETERNITA’

    Ti amavo, ti amo, ti amerò.
    Ti amo di un amore eterno
    Al di là della fine dei tempi,
    in tutte le eternità
    E se avessi un’altra vita, ancora
    E ancora e ancor di più…
    E più ancora ti amerei.

    L’anima mia ti ho donato
    Come forziere per il tuo amore,
    il mio cuore ti ho regalato
    Come custodia per i tuoi desideri.
    Solo te ho scelto,
    unicamente te,
    nella mia vita sempre tu :
    nell’incanto del cielo
    nelle rughe del mare
    nel sorriso di un bimbo
    nella sabbia rovente
    nel cuore del mio cuore.

    La mia vita è un sonno leggero,
    mi perdo nel tuo sguardo,
    m’ immergo nuda nei tuoi occhi
    e all’ombra dei tuoi baci mi ristoro…

    “Oh come saprei amarti amore mio,
    come nessuno seppe mai!”
    Morire e ancor più amarti
    E ancor più amarti
    E ancor più…

  10. Sara Biserna scrive:

    AMARAMENTE DOLCE

    Perle di miele traboccano dal tuo bacio assaporato, per affogare e riemergere nel velenoso siero
    della mia insaziabile gola.

    Il desiderio di carnosa ebbrezza nasce dalle tue labbra di zucchero raffinato per morire sulle mie
    di selvatico ribes.

    Le tue velate carezze rivestono di inebriante cioccolato la mia nuda glassa.

    Il tuo intimo respiro effonde odori caramellati tra gli aspri affanni.

    Il richiamo bramoso di un deciso contatto traspare dai tuoi sguardi insicuri.

    E come orsetto di gelatina Tu sfuggi al mio morso di bambina, per invitarmi, di nuovo,
    al prossimo incontro… amaramente dolce.

  11. scrive:

    TRILOGIA ELEMENTARE DELLLA MORTE-lirica n°1.il corteggiamento-

    CATTIVI PENSIERI.
    (all’ultima delle mie 17 Muse ispiratrici)

    Chissà come passerà questa notte
    che allunga le sue mani su una metà del cielo
    come faccio io sui tuoi fianchi!
    Chissà se riuscirà a trattenermi
    dall’andare a cercarti un diadema di stelle
    per convincerti a me;
    chissà che all’ombra del buio
    non sia una specie di gioco;
    e chissà che a giocare col buio
    non ci pensi anche TU…

    era il 25 ottobre 2005 alle ore 23,31

  12. scrive:

    TRILOGIA ELEMENTARE DELLA MORTE-lirica n°2-il compiacimento-

    ALL’ULTIMA DELLE MIE 17 MUSE ISPIRATRICI.
    (cattivi pensieri)

    Sui gradini della notte…
    e su cuscini di cosce, le tue,
    mi diverto a solleticare coi baffi
    fantasie di bambini e sogni di donne
    e grovigli di stelle annoiate e invidiose
    mi prendono in giro e però son contente
    che TU abbia ancora voglia di me.

    Era il 30 agosto alle ore 23,17.

  13. Franca Fasolato scrive:

    RE DEI SENTIMENTI

    Giungi come rugiada
    alle corolle dischiuse all’orizzonte
    che esalano generose vergini essenze!

    Tra gli steli al vento scivola il silenzio…
    ombra furtiva
    che ruba l’ultima goccia di luna sull’erba.

    Scende un aroma di pace,
    beatitudine sull’eden dell’anima
    che non conosce fine né morte.

    L’eternità della natura
    ha disegnato spruzzi di luce
    sul volto dell’Amore.

    I pensieri echeggiano liberi
    intrisi di spazio e di tempo
    senza confini.

    Poi, prigionieri dei sensi
    stendono le loro ali
    per riprendersi l’orizzonte
    terso di mistero ancestrale.

    Oh, … figlio di Venere e di Giove
    enigma ed essenza alchemica
    astro siderale dell’universo
    che lanci sorridente le frecce
    del tuo arco atavico,
    e nel tuo scrigno custodisci
    con orgoglio sapienza e follia
    … virtù e malia .

    Di miele e rugiada disseta
    le mie porpore labbra ma,
    difendi sempre il corpo sinuoso
    e l’anima mia!…

  14. Armando Bettozzi scrive:

    Come tenera, e quanto vellutata
    (a Lisa)

    Come tenera, e quanto vellutata
    e sì vermiglia era quella rosa
    appena còlta…E pur s’era spinosa
    l’ho stretta tra le mani, e te l’ho data

    come t’avessi – in quell’ora fatata -
    dato il mio cuor, che ti sognavo sposa,
    col respiro d’una giornata afosa…
    ma tenera era invece, la serata…

    Com’era verde, e tenero, anche il prato
    nel favoloso incanto silenzioso
    che sol l’intenso battere ritmato

    avvertivam quel dì di primavera.
    Incanto che a ridir appar lezioso…
    Ma la favola…si faceva vera.

    Armando Bettozzi

  15. Armando Bettozzi scrive:

    Acqua frizzantina
    (a Lisa)

    Sei come l’acqua della ferrarelle,
    che è come lo champagne, ma è modesta,
    e lievemente frizza e non dà in testa
    e il meglio è di fontane e fontanelle.

    Zampilli fresca e bella fra le belle,
    come fa l’acqua ai giochi della festa
    che balla con le luci; sei onesta
    come acqua di sorgenti villanelle.

    Acqua ch’è vita, acqua che ristora
    sei tu pel cuore mio che pellegrino
    nel sole va cercando una dimora

    e in te la trova, e come un assetato
    a grossi sorsi più che col buon vino,
    ti prende fino a che non s’è ubriacato.

    Armando Bettozzi

  16. Armando Bettozzi scrive:

    Se non dovessi andar per primo io
    (a Lisa)

    Se non dovessi andar per primo io,
    e fossi invece tu ad andare via
    da sola, senza me, sarebbe ria
    inver, la sorte mia, ed un rinvio,

    una proroga, con forza al buon Dio
    io urlerei, perché la vita mia
    sarebbe una terribile agonia
    per tutto il tempo che ancor fosse il mio.

    Il fatto, Lisettina, è che t’ho amata
    e t’amo, e anche solo immaginare
    di non averti accanto, ove sei stata

    dal primo incontro ad ora, mi fa male.
    Forse è egoismo, ché non sto a pensare
    al tuo soffrir per me…E allor m’assale

    una vision ferale
    che il cuor ferisce e toglie anche il respiro
    e come inebetito sto…E sospiro…

    Armando Bettozzi

  17. Armando Bettozzi scrive:

    Come sassi di torrente
    (a Lisa)

    Sassi, oltre la trasparenza
    dell’acqua chiara e d’un cielo terso
    che su lei si specchia –
    doppia serenità – increspata appena
    da uno scatto di trote
    improvviso, che pare farli sparire.
    Ma breve è il tremolio,
    e tornano a mostrarsi, sereni,
    e lisciati dal carezzar dell’acqua
    che assieme al tempo scorre su di loro.
    Sotto il cristallo frantumato e offeso
    da un temporale scuro e rumoroso
    che ne fa liquida poltiglia
    scompaiono allo sguardo,
    per riapparire ancora, immutati
    e caso mai, un po’ più avvicinati.

    Noi, come sassi di torrente,
    in balìa di eventi che ci attraversano,
    ancorati restiamo sul fondale
    del nostro bell’amore originale,
    che sa frenar la corsa più impetuosa
    di acque tumultuose
    e, guai, se non sapesse!
    ché ne sarei travolto e trascinato
    e non sarebbe quello a farmi male.

    Armando Bettozzi

    • lara swan scrive:

      Mi piace la similitudine nella parte finale…

      … mi è sembrato di vedere l’increspatura dell’acqua e l’argento che brilla sotto la superficie…

  18. Armando Bettozzi scrive:

    Bèlla!
    (a Lisa)

    Ma chi t’ha disegnata: Raffaèllo?
    Che llui se ne ‘ntennéva!…È stato quello
    a ffàsse uscì dar còre tutto er bbèllo
    pe méttelo côr làpise e er pennèllo

    su un fòjo…su ‘na tela…addòsso a un muro…
    E mmo’ pare evidente, te lo ggiuro,
    l’ha messo puro addòsso a tte…È sicuro!
    Colore chiaro, qui…llà un po’ più scuro…

    Abbasta che te guardo pe un momento
    ed èccote che sei da svenimento!
    Cià messo tutto quanto quer talento
    pe cui je ciànno fatto er monumento.

    Eh, ssì…è così…Sei proprio bèll’assai;
    ma questo certamente ce lo sai…
    Però nun sai, che…quer bèllo che ciai,
    nun te lo perderai né mmo’…né mai!

    Armando Bettozzi

  19. Armando Bettozzi scrive:

    La mia folgorazione
    (a Lisa)

    Ho visto donne ricche di bellezza
    dagli occhi senza luce e incantatori
    dotate d’egoismo e di freddezza
    e inutili a se stesse e ai rubacuori.
    C’è chi ne cerca il bacio e la carezza
    con modi ricercati e adulatori
    ma senza mai sentire d’una brezza
    i freschi effetti; o i teneri colori
    veder d’un’ alba che si specchia in mare.
    Per me, un giorno, al par d’una visione
    tu sei apparsa come a dissipare
    quel torbido che m’anellava intorno
    e é stata ed è la mia folgorazione
    che mi dà luce giorno dopo giorno.

    Lisetta, all’improvviso sei entrata
    nel giro dei miei giorni, a dare vita
    ad una storia bella incominciata
    in quel bel modo… senza via d’uscita.
    Da allora, amore mio, t’ho tanto amata,
    seppure tante volte ti ho ferita.
    Ma questa nostra storia si è salvata
    benché possa sembrare un po’sfiorita.
    Sapessi il mio dolore nel vedere
    quegli occhi che mi avevano turbato,
    soffrire nel passar tra le bufere
    che contro il nostro amore van soffiando…
    Ma niente dal mio cuore han cancellato
    e anche ora che ti scrivo, ti sto amando.

    Armando Bettozzi

  20. scrive:

    SENZA TITOLO e comunque a M.R.

    Arrivederci, prima o poi,
    da qualche parte,
    male che vada
    faremo all’amore
    più o meno bene,
    ma se va bene
    giocheremo
    a contarci le rughe
    sui gradini della notte.

    Era una sera d’autunno del 2013.

  21. Armando Bettozzi scrive:

    ricordando i…primi sintomi…

    dedicata a Lisa
    per San Valentino

    Un’ amica…assai speciale
    (i primi…sintomi…eternati…)

    Se scorrono sereni i miei momenti
    portandosi con sé ogni mia tristezza,
    e se mi s’empie il cuore di dolcezza
    guardando gli occhi neri e sorridenti

    specchiare qualità di sentimenti,
    che lasciano assorbirsi, e leggerezza
    san dare, e rilasciare sicurezza
    che vo cercando, e non avrei altrimenti…

    Se un senso di mancanza mi pervade
    dopo ogni incontro, e quel guardo vitale
    lo cerco poi nel buio, e non accade,

    e per riaverlo, il nuovo giorno aspetto,
    vuol dir che sei amica…assai speciale.
    È questo quel che, invero, sento in petto.

    Armando Bettozzi
    14 Febbraio 2014

  22. Armando Bettozzi scrive:

    Er primo bacio… pe sempre.

    Chiudi l’occhi, opri la bocca
    Senti un sòno che rintocca
    Come fusse de campane…
    Senti cose accosì strane
    Che nun te ce raccapezzi;
    Senti er còre fasse a pezzi
    Manco fusse ch’è schioppato;
    Senti er sangue riscallato…
    E poi tutto s’addorcisce…
    Ciai pavura che finisce
    Tutto quanto quer calore,
    Ma er miracolo d’amore
    Dura sempre finché er core
    Nun s’affredda… e pure allora
    Nun se ferma… e cerca ancora…

    ***

    Il primo bacio… per sempre.

    Chiudi gli occhi, apri la bocca
    senti un suono che rintocca
    come fosse di campane…
    Senti cose così strane
    che non ti ci raccapezzi;
    senti il cuore farsi a pezzi
    neanche fosse ch’è scoppiato;
    senti il sangue riscaldato
    e poi tutto si addolcisce…
    Hai paura che finisce
    tutto quanto quel calore,
    ma il miracolo d’amore
    dura sempre finché il cuore
    non si fredda… e anche allora
    non si ferma… e cerca ancora…

    Armando Bettozzi

  23. scrive:

    Trilogia elementare della morte: Lirica n°3- il trionfo della Morte-

    BALLATA ONIRICA PER UNA DONNA.
    (ovverosia di Eros e Tanatos-a mia Madre-)

    C’era una donna più o meno bella
    ed era sempre più o meno quella:
    donna di mare, di terra, e d’argento
    venduta per caso ai fruscii del vento,
    donna di ghiaccio, di paglia e di biada
    sempre a cercare di trovare un a strada;
    e quando a un’alba decise di andare
    venne e poi, di nuovo a danzare.

    E allora danza vestita di poco
    fino a che mi vedrai prendere fuoco,
    danza da sola, danza per me,
    fallo, se vuoi, come Salomè;
    e non temere di annoiare i tuoi piedi
    tanto ti vedo e forse mi vedi,
    e non fermarti nè maledire
    ma danza fino, sognando, a venire.

    E venne una donna vestita di poco
    era mia Madre bruciata dal fuoco,
    e venne una donna vestita di niente
    era mia Madre nella mia mente;
    e allora danza e respira rugiada
    tra fiori di campo e fili di biada,
    e ora sorridi e sorseggia rugiada
    tra i tuoi fiori di stelle e i miei sogni di strada.

    Era il 14 luglio 2013 intorno alle ore 15,51.

  24. Giovanni Minio scrive:

    Un giorno da vivere

    I suoi occhi erano verdi,
    i capelli, riccioli di mare,
    le sue labbra, color fuoco
    ed io ardevo insieme a loro.
    Il sole splendeva alto, nel cielo.
    Era un giorno da vivere.
    Io lo vissi contento.

  25. Giovanni Minio scrive:

    Un Giorno

    Era un giorno
    che sapeva di te.
    Fù un giorno speciale
    e nel parlarti,
    fui rapito estasiato,
    fui portato quasi in braccio,
    dalle tue parole,
    dai sorrisi e dai tuoi occhi verdi,
    che mandavano baci.
    Ora ascolto i tuoi vivaci sorrisi
    e guardo dove
    qualcosa c’ispiri
    a migliorare la vita,
    a farne quasi una gita,
    nel paese dei ricordi,
    negli accordi
    che suonano ora,
    i nostri cuori.

    • lara swan scrive:

      la trovo musicale… mi piace molto oltre per il sentimento che esprime anche per l’immagini vivide… complimenti

  26. Giovanni Minio scrive:

    Un istante

    I fiori sbocciavano
    sul mio cuore d’infante
    e fontane d’amore
    versavano abbondanze
    mentre tutt’intorno,
    il giorno splendeva.
    I gatti girano nelle stanze,
    facendo capolino
    a questo tenero bambino
    che conservo nel cuore.
    Mi guardano stupiti,
    come stupendo
    è il tuo viso
    che rimiro ogni istante,
    nonostante non sei quà.

  27. Giovanni Minio scrive:

    Dove tutto

    Nell’immensità dei tuoi sorrisi,
    nell’incommensurabilità
    del tuo amore,
    Io mi dipingo,
    variopinto, estasiato,
    oltre il mio spirito,
    oltre il mio corpo e la mia mente.
    E lì, sospeso, galleggio.
    Poi, giù nella foresta,
    nuoto, percorro
    i guadi dell’innocenza
    e tingo di rosa la mia stanza.
    Poi sobbalzo e mi spingo
    dove nulla è più di questo,
    dove tutto è già abbastanza.

  28. scrive:

    [l’espianto]

    Non era ancora finita la giornata
    mi disse che andava via
    aggiunse che potevo tenere tutto
    anche il tempo passato insieme

    ero sul divano
    guardavo fuori
    stavo quasi pensando che
    sarebbe stata una buona giornata
    è il sarebbe che ti fotte
    condizionali, congiuntivi
    ci mettono anni a scuola per insegnarti
    a coniugare bene i verbi
    dimenticandosi che
    oltre il presente
    il resto è tutto un gioco a perdere
    come il tempo perso ad imparare le coniugazioni
    e la grammatica
    “la cultura è importante” ripetevano sempre
    come se
    la cultura ti possa salvare il culo
    possa evitare che le porte si chiudano

    fuori il clima è mite
    non ci sono nuvole
    e un leggero vento porta sotto il tuo naso
    l’ossigeno necessario
    viziandoti

    guardo la tua schiena
    sinuosa
    ondeggiante
    ripenso a com’è nuda
    e m’accarezzo le mani che ancora sanno
    la sensazione che si prova ad accarezzarla

    Non era ancora finita la giornata
    mi disse che andava via
    aggiunse che potevo tenere tutto
    anche il tempo passato insieme

    non era ancora finita la giornata
    potevo tenere tutto mi disse
    uscendo

    nella mano sinistra aveva la sua borsa
    nella destra
    un sacchetto di carta
    con metà del mio cuore ancora vivo

  29. Mario Prontera scrive:

    “10 agosto 2013: San Lorenzo, un altro”.
    (ovverosia della facile difficoltà di amare ed essere amati).

    Cadono, a volte, le stelle
    per non morire di noia:
    vorrei essere io a raccoglierti,
    ma dovrai allungare le braccia
    fino a sfiorare la luna
    e i suoi foruncoli di cenere
    prima di toccare i miei baffi
    e i tuoi capezzoli di ghiaccio.

    Era il 10 agosto 2013 alle ore 23,17

  30. Giovanni Minio scrive:

    Un Mistero

    Nei sobborghi subumani
    di urbani malintesi,
    spesso giacciamo,
    cacciandoci in pasticci.
    Mentre i tuoi ricci
    che profumano d’amore,
    mi riportano alla bellezza
    d’una luna quasi sospesa,
    sopra questo mondo
    mezzo matto che,
    pieno di brutture
    ed impossibili congetture,
    riduce questa vita
    ad insana dipartita.
    Resta poi poco
    o quasi niente,
    della bellezza, dell’amore
    e della vera gente.
    Ma la magia,
    a volte ritorna
    ed allora qualcosa mi contorna
    che non fa più parte del pensiero,
    ma è un grande volo,
    un sogno, un mistero.

  31. Giovanni Minio scrive:

    A Laura

    Nei momenti più belli
    ed immerso nei tuoi capelli,
    sussurro il tuo nome.
    Laura dagli occhi verdi.
    Perchè lì ritrovo il mio cuore,
    perchè lì ritrovo l’amore.

  32. Giovanni Minio scrive:

    Corro

    Era semplicemente
    un treno che arrivava
    e ti portava da me.
    Era così semplice amarti,
    era così che andava…
    Le rotaie corrono all’impazzata,
    su quel treno
    che porta da te.
    Ed Io corro,
    ora che so dove sei,
    corro verso di te!

  33. Mario Manfio scrive:

    CANTAR L’AMORE.

    Voglio cantar l’amore; voglio dire
    ciò che d’esso ho imparato nella vita.
    Quando, da adolescenti, noi ci apriamo
    a conoscer la vita, senza più
    aver bisogno di restar uniti
    a quel cordone ombelicale che
    di noi faceva sol delle appendici
    dei genitori, subito ci assale
    il desiderio di trovar qualcuno
    sul quale riversare in nostro amore.
    E’ una ricerca che s’effettua quasi
    senza che noi ce ne rendiamo conto…
    un giorno noi sentiamo per qualcuno
    un sentimento nuovo, che invade
    tutto quanto di noi e il cuore canta
    una canzone ch’è fatta di gioia.
    Ci par che non potremmo viver più
    senza avere al fianco quel “qualcuno”,
    che colora di sé i nostri giorni…
    Poi cresciamo: di solito succede
    che uniamo la nostra vita a un’altra.
    Quando siam sull’altare a dire il “sì”,
    ci sembra d’aver fatto la conquista
    più importante… ma rare son le volte
    che poi quest’illusion rimane ancora
    col passare degli anni immutata…
    un po’ alla volta, essa si trasforma:
    la passione diventa tenerezza,
    consuetudine il vivere assieme.
    Quando si resta soli, perché l’altro
    questo mondo ha lasciato, nasce dentro
    un qualche cosa che ci fa tornare,
    in qualche modo, all’adolescenza:
    si sente la mancanza di quell’altro,
    pesa la solitudine, alla quale
    non siam più avvezzi… si vorrebbe ancora
    trovar qualcuno cui poter donare
    il nostro amore, cui poter narrare
    ciò che proviamo dentro, con il quale
    rivivere quei giorni e quelle ore
    vissuti già, quasi in un’altra vita…
    Però siam diventati più esigenti:
    non basta più un paio d’occhi azzurri,
    un bel paio di gambe, o un bel seno…
    Abbiamo un po’ paura di sbagliare,
    forse paura di non esser più
    all’altezza… Aspettando l’occasione
    più giusta, noi lasciam fuggire il tempo…
    Ma di dentro provamo il rovello
    di non avere quel che noi vorremmo.
    Più il tempo passa, più diventiam tristi,
    anche se non vogliamo far vedere
    agli altri la nostra irrequietudine.
    Nella vita ci manca qualche cosa
    che le persone sensate hanno deciso
    ch’è qualcosa ch’ai giovani compete,
    che per i vecchi è quasi grottesca.
    Ma il vuoto accompagna le giornate
    e un po’ per volta noi ci convinciamo
    ch’esso sia una parte ineluttabile
    di questa vita di persone anziane.

    Mario Manfio

  34. Andreina scrive:

    DICHIARAZIONE D’AM…ICIZIA

    Ho scoperto di esistere il giorno stesso in cui ti ho incontrato, due anime inquiete che si cercavano disperatamente, per dare un senso ad un’esistenza vuota. Ci eravamo trovati, come la mappa trova l’isola dove e’ sepolto il forziere contenente un’ intera fortuna… potremmo anche non disotterrare le monete d’oro, ma il fatto stesso di navigare sulla rotta giusta, ha il potere di cambiarci la vita, e tu hai avuto questo stesso potere, tanto da modificare la mia, stravolgendone l’esistenza; L’universo intero aveva cospirato, affinchè quel giorno le nostre strade si incrociassero, a quell’ora, in quel posto, e noi potessimo riconoscerci per colmare quel bisogno che portavamo impresso dentro, l’uno dell’altro . Nel medesimo istante in cui ti ho guardato, la netta percezione che la mia vita sarebbe cambiata, si e’ impossessata di me ancora oggi che sono giunta alla fine dei miei giorni, non mi ha lasciata.
    Sei riuscito, con la tua costante presenza, a non farmi piu’ sentire sola e smarrita. Mi rendi felice per il solo motivo di esistere, e perpetui questo incantesimo ogni giorno. Hai costruito un ponte nel mio cuore che mi conduce fuori da me stessa, hai colorato i giorni grigi e bui, hai colmato di musica la tristezza, hai modificato il mondo per me, regalandomi un pezzettino di paradiso gia’ qui sulla terra.
    Mi completo e mi fondo in te, al punto che e’ difficoltoso distinguere dove inizi tu e dove finisco io.
    E’ meraviglioso vedere quanta fiducia riponi in me, mi lusinga, anche se, io non mi fido di me stessa quanto te. Lasci ogni giorno qualcosa del tuo passaggio nella mia vita e prendi un po’ di me che ti completi.
    Sei pronto a perdonare i miei torti piu’ grandi, ami i miei difetti, non mi giudichi, sai ascoltarmi, mi consigli, mi sostieni, mi sopporti…
    Io non sono perfetta, e tu lo sai bene, ma questa amicizia ci renderci speciali. Ho l’ immenso desidero, di farti assaporare il mio affetto profondo, perche’ la nostra amicizia e’ fatta di colore, sapore, odore, melodia, di tatto, vista, udito e di tanto, tanto cuore.
    .Nei giorni in cui tacciamo, le nostre anime sussurrano tra loro e solo noi possiamo ascoltarle, e’ il linguaggio degli angeli, fatto di complicita’, intesa, sensazioni, sinergia, calore, intuizione, percezione. Basta uno sguardo ed entrambi leggiamo negli occhi dell’altro il significato. So’ cosa si cela dietro ogni tuo sospiro o cosa preoccupa il tuo cuore, prima ancora che me ne parli, io ho gia’ capito tutto.
    Conosco i tuoi gusti, i tuoi desideri, i tuoi ideali…conosco i tuoi limiti, i tuoi difetti, le tue fragilita’, non esiste persona che stimi, che ammiri o che tenga in considerazione e ottenga la mia totale fiducia, piu’di te.
    Sei l’arcobaleno dopo un temporale, l’ombrello da dividere insieme sotto la pioggia, la schiuma dell’onda che appiccica la salsedine al corpo.
    E’ stata un’impresa trovare il giusto equilibrio tra noi…oserei definirla una battaglia! Entrambi forti, orgogliosi, prepotenti, testardi, permalosi… Oddio mio che macello!
    Tienimi stretta e non lasciarmi andare alla deriva nel momento della prova… io ti leghero’ forte, forte a me, per timore di smarrirti. Come vivrei senza te, cosa farei se non ci fossi piu’, che diverrei , cosa sarei? Una canna sbattuta dal vento, degli occhiali senza lenti, un calzino spaiato, una lucciola senza luce, un quadro senza tela. Non e’ solo egoismo, cio’ che detta le mie parole, ma anche disperata sopravvivenza. Sei la cosa piu’ bella che la vita potesse riservarmi, “ Chi trova un amico trova un tesoro”, io l’ho trovato e mi sento sfacciatamente fortunata; non voglio dividerti con nessuno, ne’ voglio darti il giusto spazio vitale… gli istrici, i porcospini, i ricci, trovano la giusta distanza dai loro compagni evitando di ferirsi mortalmente con gli aculei, vivendo la loro esistenza ad una adeguata distanza,io l’ho trovata la mia dimensione…e’ incollata a te! Non ho ricevuto molte tenerezze dalla mia vita matrigna, ma e’ riuscita a riscattarsi conducendoti a me in cambio del dolore provato. Dimentica di ogni ingiustizia e sopruso, la tua presenza dissolve il passato come bolle di sapone che scoppiando svaniscono alla vista, ma lasciano gocce d’acqua che asciugheranno al sole.

  35. scrive:

    Quel giorno arrivò alla fine, come il tempo che passa incurante di ciò che accade e ciò che proviamo, perché è questo il bello della vita, volente o nolente, il tempo scorre inesorabile, facendo provare sensazioni che magari non riusciremmo neppure a spiegare da quanto forti e genuine erano, sta di fatto però che le abbiamo provate, le abbiamo immagazzinate dentro di noi, rendendoci migliori o più forti, ma con la consapevolezza che domani è un altro giorno, un’altra occasione per riprovare un’altra emozione, speranzosi di poter lasciare alle spalle la persona che ci aveva fatto provare tutto questo. Non ero il primo e l’unico al mondo a provare questo tipo di sentimenti ma viverli sulla propria pelle era tutt’altro che ascoltarli da un amico.
    Il sole arrivò presentando un’altra giornata. Settimane prima avevo preso un impegno con un’amica per vederci a Venezia per un semplice saluto, visto che erano parecchi mesi che non ci vedevamo, a causa dei suoi impegni extraeuropei, e scambiare due chiacchiere con consolidate amicizie era sempre un piacere. Non poteva che avvenire in un momento migliore, m’avrebbe fatto distrarre leggermente da quella situazione non troppo facile che stavo passando.
    La mattinata passò con estrema naturalezza e semplicità, parlare di cose che non riguardavano la mia vita privata mi faceva stare bene, ma come tutte le cose finiscono e quelle poche ore terminarono, ed io mi ritrovai sul traghetto diretto alla stazione.
    Avevo approfittato bevendo qualche bicchiere di vino, visto che una volta rimasto solo non facevo altro che pensare a lei, ma l’alcool anziché assopire i miei pensieri li esaltava e li amplificava all’inverosimile. Stavo ancor più male, così arrivato in stazione durante l’attesa del treno, un desiderio che non sarebbe mai divenuto realtà s’insinuò dentro di me, desiderai che una volta aperta quella dannata porta del convoglio, lei fosse scesa e avvicinandosi a me m’avrebbe sussurrato: “Ti Amo e voglio stare con te.”
    Non sarebbero servite altre parole, non ci sarebbero stati dubbi nella mia mente, ma solo immensa felicità, ma questo genere si situazioni andava a lieto fine esclusivamente nei film o nei romanzi, dove tutto si può creare e distruggere allo stesso tempo, ma nella vita quotidiana solo poche persone fortunate riuscivano a giovare del lieto fine, e di certo io non sarei stato una di quelle.
    Il treno arrivò, spalancando le porte proprio di fronte a me. Molte persone scesero, ma lei non c’era, e com’era arrivato quell’ammasso metallico, ripartì, lasciando a terra solamente l’affetto per lei, come se tutto quello che era accaduto fosse stato un incubo ed ora sarei ritornato alla realtà.

  36. Maria Luisa Seghi scrive:

    La poesia che ho postato è una mia opera ed è presente nel libro ” SEI ANIME IN ARMONIA ”
    Il volume è stato scritto da sei autrici poetesse e io sono una delle sei anime..

    DORMIVI ACCANTO A ME…

    In quella sala, luci abbaglianti,
    dottori in camici verdi, tavoli con ferri luccicanti.

    Io, ero lì, loro… avevano in mano la mia vita
    Sono entrata nel tunnel di un sonno profondo,
    il mio corpo era inerte, fuori dal mondo.
    Il risveglio è avvenuto in un giorno luminoso e chiaro
    C’era il sole, ma era solo Febbraio.

    Dolori fortissimi pungevano il mio corpo
    fili e cannelli in ogni direzione,
    sembravo un robot in riparazione.
    Ero viva, mi ero salvata
    la Madonna mi aveva accontentata.

    Poi, finalmente a casa, in seno alla famiglia
    La vita, anche con la sofferenza è una meraviglia.

    Tu…uomo della mia vita, dormivi accanto a me,
    per paura di farmi male,
    sfioravi dolcemente il mio volto con le dita,
    lentamente hai appoggiato la testa sulla mia spalla,
    sentivo il tuo lieve respiro, ti ho accarezzato,
    ho sorriso, non ho detto niente,
    non c’erano parole da dire in quel momento
    solo la gioia della vicinanza.

    Tu…dormivi accanto a me, un momento incantato..
    poi, dolcemente ti sei addormentato.

    Maria Luisa Seghi

  37. scrive:

    L’uomo della luna

    Sono l’uomo della luna
    raggio di luce biava
    ondeggio all’infinito
    sulla cresta delle onde
    spuma di carezze per te

    Sono l’uomo della notte
    pensiero ladro d’amore
    ti seguo continuamente
    senza farmi accorgere
    nascosto nella mente

    Sono l’uomo del mare
    vento senza appuntamento
    come un bacio improvviso
    riva amica della sera
    sfioro dolce il tuo viso


    Fonte immagine:bendikov.ru

  38. Vittorio Sartarelli scrive:

    Quando nasce un amore

    Si era quasi alla metà dell’estate, quando, un giorno Marco si accorse casualmente che in spiaggia, a distanza di alcune cabine dalla sua, c’era una ragazza che lo fissava intensamente e con insistenza. All’inizio, non diede molta importanza alla cosa, era consapevole d’essere un bel ragazzo e non era la prima volta che era fatto segno dell’attenzione da parte delle ragazze, pensò che quel fatto sarebbe finito lì.
    Constatato, invece, che anche nei giorni seguenti quella ragazza continuava a fissarlo, s’incuriosì alquanto, perché quella ragazzina lo guardava così insistentemente e con grande intensità? Era una giovane bruna, piccolina, piuttosto rotondetta, tuttavia perfettamente formata e proporzionata, con un corpo da donna adulta.
    Quel fatto, in sè così strano, era anche intrigante e avvincente perché, a quell’epoca, stiamo parlando dei primi anni ’50 del secolo scorso, non accadeva tutti i giorni che una ragazza prendesse l’iniziativa, cercando di provocare in ogni caso una reazione da parte sua. Marco decise che doveva trovare il modo di conoscerla, ma come?
    Tenuto nel giusto conto le consuetudini e i pregiudizi ambientali dell’epoca, non era facile iniziare un rapporto di conoscenza e frequentazione con una persona dell’altro sesso, bisognava trovare il modo. A questo punto del racconto, occorre fare un inciso di carattere sociologico che sia utile a chiarire quale era, all’epoca, in Sicilia, la così detta morale dominante che regolava senza possibilità di trasgressioni i rapporti tra due persone giovani di sesso diverso. Non si ammetteva che un uomo ed una donna che non si conoscevano, avessero fatto conoscenza e si fossero frequentati in pubblico o in privato senza che, prima, le rispettive famiglie fossero state infornate ed avessero dato il loro consenso.
    In ogni caso, il rapporto di conoscenza e di frequentazione doveva avere una sua ragion d’essere che era, di solito, identificata nella finalità del matrimonio. Ma, alla base di tutto ci voleva l’età giusta, la posizione sociale consolidata e la capacità reddituale di mettere su famiglia da parte dell’uomo, per non parlare di un altro requisito considerato indispensabile: il gradimento della persona nelle rispettive famiglie.
    L’uomo da sposare era identificato come “il buon partito”, la donna come una creatura fisicamente “illibata”, di buona famiglia e di costumi castigati. Questi erano gli stereotipi che, nell’immaginario collettivo di allora, riconducevano all’unione tra due esseri di sesso diverso.
    Tutto faceva parte di un protocollo di comportamenti unanimemente riconosciuto che andava dalla richiesta della mano della donna da parte del padre del pretendente, all’inizio di una frequentazione “assistita” che era il fidanzamento durante il quale i due promessi sposi, sia in privato che in pubblico dovevano essere, sempre, accompagnati da una persona della famiglia e, alla fine, c’era il matrimonio che concludeva l’iter dei comportamenti.
    Qualsiasi scantonamento da quei binari di morale precostituita, come appuntamenti clandestini o, passeggiate senza scorta, era causa di generale deprecazione e, soprattutto per la donna, si configurava in un declassamento della sua moralità fino a giungere alla frivolezza e ai facili costumi, quando addirittura non scadeva nella triviale e degradante connotazione di donna da marciapiede.
    Questo codice tribale di comportamenti, si riconosceva in un’epoca, era la “summa” di tradizioni, usi e costumi, d’intere generazioni passate e costituiva un retaggio atavico, nella formazione della cultura e della morale di parecchie popolazioni italiche soprattutto meridionali.
    Vi erano, tuttavia, in questi comportamenti sociali delle realtà che stridevano fortemente, nel confronto perché, mentre da una parte si tendeva ad idealizzare la donna, ponendola sul piedistallo della purezza e della sacralità della famiglia, sempre in nome della morale, dall’altra c’era un’altra tipologia di donna, la “Prostituta” e quindi del peccato, della depravazione dei sensi, con la quale tutto era permesso fare, come se si fosse trattato di un oggetto. Tutto questo era perfettamente legalizzato, accettato e coperto da una falsa morale di comodo.
    Non poteva, quindi, Marco presentarsi davanti la cabina balneare della ragazza e dire a sua madre che voleva conoscere la figlia perché gli piaceva e voleva allacciare con lei una relazione d’amore; e allora ? Marco si servì di una stratagemma.
    Si accompagnava ai familiari di Marco, durante la stagione balneare, una sua cugina quasi coetanea, egli la pregò tanto di fargli il favore d’iniziare, lei, la conoscenza con quella ragazza e poi, alla prima occasione, possibilmente subito, di presentargliela. In quel modo avrebbe aggirato l’ostacolo, la conoscenza sarebbe stata indiretta, non avrebbe scandalizzato nessuno e la cosa, fatta alla luce del sole, sarebbe passata come un’occasionale, innocente, amicizia trasversale tra giovani coetanei.
    Con l’aiuto della cugina, il piano funzionò e nel giro di due giorni, Marco poté finalmente conoscere e parlare con quell’impertinente, adorabile provocatrice. All’inizio tutto sembrava un gioco, era stato per lui una difficoltà da superare ma, anche una curiosità da soddisfare e c’era riuscito. Tutto filava liscio, tra loro due nascevano lunghi discorsi che miravano ad approfondire reciprocamente la loro conoscenza.
    I giorni trascorrevano lieti, ma in fretta ed il tempo per stare insieme sembrava loro sempre poco, pian piano sapevano sempre più di se stessi, scoprivano piacevolmente d’avere identità di vedute e gli stessi buoni sentimenti. Una cosa che per Marco era cominciata quasi per gioco e per curiosità, senza particolari intendimenti, si rivelava sempre più interessante e coinvolgente, da essere difficile venirne fuori e, del resto egli, questo non lo voleva.
    E venne il giorno della dichiarazione d’intenti, accadde tutto com’era cominciato, fu lei Sara che per prima disse a Marco d’essere certa di amarlo perdutamente e che, se lui voleva, il suo amore sarebbe durato per sempre. Sulle prime, Marco rimase in silenzio, affermare che non se l’aspettava sarebbe stato mentire a sè stesso, forse avrebbe voluto prendere lui l’iniziativa, ma, non si sentiva ancora sicuro, forse aveva paura d’impegnarsi per il futuro.
    Non si sentì di dire niente; erano entrambi molto giovani, prendere un impegno del genere, per tutta la vita a sedici anni gli sembrava un’enormità. Si sentiva confuso, aveva bisogno di riflettere, la cosa lo faceva diventare, per il ruolo che doveva assumere, più grande di quello che era in realtà. Quella notte Marco non poté chiudere occhio, mille pensieri affollavano la sua mente; per la prima volta nella sua vita si ritrovò a farsi un profondo e sincero esame introspettivo. Era di fronte ad un evento nuovo come non mai, qualcosa che l’aveva aggredito improvvisamente e lo teneva stretto, prigioniero di sé stesso, era un problema che doveva essere affrontato e metabolizzato psicologicamente.
    Ovviamente, non poteva far finta di niente, era accaduta una cosa che aveva sconvolto piacevolmente la sua esistenza e dalla quale non poteva adesso prescindere. L’estate stava finendo, forse la stagione più bella che egli avesse mai trascorso e non solo per quest’ultima cosa che gli era capitata. Stranamente, ancora non si rendeva conto che proprio quell’ultima cosa, era la più importante e la più bella che gli potesse capitare: si era innamorato, senza accorgersene!
    Quella dichiarazione improvvisa e perentoria, anche se per molti versi annunciata, aveva sconvolto Marco, era stata così sincera e appassionata, fatta da una ragazza appena conosciuta che si prometteva a lui per tutta la vita. Una decisione così importante ed impegnativa per una ragazza di sedici anni e per la quale decisione, lei non aveva mostrato il minimo tentennamento, come se si sentisse già predestinata. Marco, tuttavia, non aveva fatto niente per aumentare quel sentimento che era sbocciato in lei, improvvisamente, con degli stimoli così vigorosi ed intimi, si era semplicemente limitato a parlare con lei di tante cose, anche di sé stesso se vogliamo ma, non in modo tendenzioso, ciò nonostante la cosa era avvenuta per una sorta di scintilla primordiale che aveva fatto nascere l’amore. Egli, ormai messo di fronte alle sue responsabilità di uomo, aveva il dovere morale di rispondere, in ogni caso, a quella sollecitazione dei sentimenti.
    Marco aveva a disposizione due possibilità: una molto semplice e più facile da concretizzare, poteva elegantemente tirarsi fuori, come se nulla fosse accaduto, dire grazie per l’apprezzamento e salutarsi come improbabili amici futuri, dimostrando insensibilità verso i sentimenti ed anche d’essere un po’ vile; l’altra, invece, molto più importante e responsabile, non era semplice e per niente facile da mettere in atto, significava corrispondere quel magnifico sentimento, accettando con dedizione quell’offerta incondizionata d’amore, impegnandosi, a sua volta per la loro vita futura.
    Fu il cuore a dettare la sua scelta, egli si rendeva conto, ormai, che in lui era cambiato qualcosa, era nato un sentimento nuovo che lo faceva sentire profondamente legato a quella persona, come se si fossero conosciuti da sempre. Era certo, “aveva incontrato” il “vero amore”, che di solito nella vita capita una sola volta, faceva la scelta giusta, per altro più consona alla sua personalità ed ai principi morali che lo animavano; anche se era conscio delle difficoltà del compito che si stava assegnando, dovevano passare, infatti, molti anni ancora, tuttavia s’impegnò a ricambiare con tutto sé stesso, quel meraviglioso sentimento che mette insieme due anime gemelle.
    Quando Marco le manifestò palesemente i suoi sentimenti, Sara ebbe un sussulto per l’emozione, mentre gli occhi, lucidi, le si illuminavano di gioia, istintivamente, gli gettò le braccia al collo, lo avrebbe voluto baciare a lungo con passione ma, poi si ritrasse, non potevano ancora permettersi effusioni in pubblico. Se si fossero baciati avrebbero sconfessato il loro rapporto, ufficiale, che era di semplice amicizia e poi, erano sorvegliati per così dire “a vista” e, in quell’opera di sorveglianza, sicuramente pilotata, eccelleva il fratellino minore di Sara, una peste di ragazzino di sette anni, dispettoso e insopportabile, in pratica, onnipresente.
    Nonostante l’asfissiante marcamento, riuscirono a trovare quel giorno un momento di temporanea disattenzione da parte di chi li sorvegliava, per scambiarsi il loro primo bacio che costituiva il suggello al loro patto d’amore. Tanto esso fu breve, quanto più intenso e indimenticabile, era la speranza del futuro e per essere stato scambiato in regime di clandestinità, ebbe il sapore dolce-amaro delle cose meravigliose ma, proibite.
    L’estate volgeva al termine e, con essa la stagione balneare, man mano che passavano i giorni e si avvicinava la fine temporanea di quella meravigliosa avventura, Marco avvertiva sempre più i morsi struggenti di quell’amore che l’aveva, ormai, pervaso completamente, egli si sentiva sempre più legato a quella che ormai considerava la sua donna, già una cosa sua, esclusiva che nessuno e niente avrebbe mai potuto togliergli, senza distruggere anche la sua vita.
    Vittorio Sartarelli

  39. Giovanni scrive:

    Un diluvio

    S’è allagato il mio cuore,
    del tuo amore.
    S’è allagata la mia città,
    della tua bellezza.
    Ed Io annaspo in questi flutti.
    Ed Io nuoto verso la felicità.

  40. scrive:

    UNA CENA ROMANTICA

    Il tramonto arriva come ogni sera,
    ma questa sera,
    ho voluto regalarti
    un sogno, mio Amore!

    Stasera ho scelto il posto
    che tanto ti piaceva,
    vicino al mare,
    per farti una sorpresa.

    Sai, ho disegnato un grande cuore nella sabbia,
    poi l’ho riempito tutto di fiori,
    perché Tu, solo Tu,
    potrai entrare a piedi nudi!

    Intorno poi, ho acceso il fuoco,
    guardia e nostro protettore
    in modo che nessuno,
    uomo, animale o volatile possa disturbarci.

    Solo le stelle ho invitato, per nostra compagnia,
    per guardarle mentre cadono
    sognando l’impossibile,
    davanti al nostro mare.

    Ma in questo istante, finché non vieni,
    ho pregato il Sole di fermarsi.
    E lui subito mi ha ascoltato
    ed i colori gioiosi del suo tramonto
    sono rimasti fermi ed immobili
    per salutarti, mio Amore.

    Sono sicuro che il profumo dei fiori
    e quello delle rose,
    mischiato con il sapore del mare,
    faranno a gara tra di loro,
    di fronte all’aroma della tua pelle
    e all’essenza della tua anima.

    Guarderò poi il Sole e gli dirò di ritirarsi
    in modo che il bacio del suo tramonto
    verso il mare infinito,
    diventi tutt’uno con il nostro bacio,
    quando le mie labbra si uniranno teneramente alle tue.

    Ti servirò poi la cena, senza fretta, dolcemente.

    Ma non sono solo parole!
    Adesso tutto è pronto, mio Amore.

    Ti bendo ora gli occhi, così puoi entrare
    nel cuore della nostra Terra
    che ho affittato per noi due,
    solo per stasera.

    Poi, quando la benda ti toglierò,
    potrai vedere e sentire fino all’anima
    il meraviglioso momento
    che prima ti ho descritto.

    Ora ti accompagno al tavolo,
    sarò al tuo fianco,
    con il cuore, non con la mia mente.
    E’ arrivato il momento per dirti
    quanto ti amo veramente!

  41. gaia zuccolotto scrive:

    VERNICE ROSSA

    Dei puntini di tempra gialla
    Son ciò che tuttora nel cuore balla,
    Stelle dipinte fra grigia tempesta
    Su un cielo blu cupo, di cartapesta.
    Della dolcezza di una storia d’amore
    Non resta che un triste infinito dolore.

    La vernice delle stelle non le fa brillare,
    Quel cielo blu cupo mette nostalgia.
    Non esiste più nulla per cui lottare,
    Solo quella profonda malinconia,
    Che non ha colore, che è solo bianca
    E nel cuore rimpiazza l’amore che manca.

    Questo cielo notturno attende l’albore
    Per macchiarsi di un rosso che parli d’amore.
    Ma il pittore è cieco e non vede il penello
    Intinto nel rosso che brama la tela,
    E lascia incompleto il quadro più bello,
    Che carente d’amore tristemente anela.

    Gaia Zuccolotto

  42. scrive:

    Stralcio dal libro “Accadde un giorno”.
    (La dichiarazione d’amore!)

    Il pranzo sempre squisito, li vede allegri e contenti. Spesso scambiano anche delle battute con i clienti più vicini al loro tavolo, con i quali Elena e Giulio entrano quasi subito in confidenza. In pratica, anche Giulio è diventato un promoto¬re dell’Oasi e si comporta come qualsiasi proprietario di una struttura turistica dovrebbe comportarsi, ricevendo, spesso, il gradito consenso di Elena, cui replica: «Sono o non sono della famiglia e, quindi, socio dell’impresa?».
    «Abbiamo fatto un ottimo acquisto anche in questo senso!» gli risponde Elena, ammiccando compiaciuta.
    Appena preso il caffè, dice a Elena: «Hai un quarto d’ora da dedicarmi o devi tornare al lavoro subito?».
    «Certo che ce l’ho! Che domande. Per te sono sempre… disponibile» gli ribatte, pronunciando l’ultima parola con un tono malizioso, quasi lascivo.
    «Sì, questo lo so. Te l’ho chiesto perché volevo andare alla grande quercia, per stare un po’ solo con te e parlarti…».
    «Che gl’è tutto sto segreto? Nun c’è mica qualcosa che non va?».
    «No, che vai a pensare! È… che mi va di parlarti, in intimità, sotto la “nostra” quercia».
    «Allora andiamo, che mi hai messo ‘na gran curiosità!».
    Escono dall’edificio e si avviamo lungo il viale che porta in campagna e al cui lato c’è la quercia.
    L’aria è calda e in essa aleggiano ancora i profumi della terra che il temporale del giorno precedente, sia pure di breve du¬rata, ha suscitato con la sua forza.
    Sono arrivati alla quercia, l’erba è asciutta.
    «Voglio metterci una panchina, qui sotto, è un posto così bello e rilassante. Spero che poi non ci vengano tutti i turisti… bisogna pensarci bene».
    «Mi hai portato qui per parlare di panchine e di turisti?» fa con modi scherzosi Elena.
    «No, certo che no, era solo un pensiero vagante…».
    «Sediamoci sull’erba» dice Giulio assumendo un atteggia¬mento serio.
    «Ti ricordi che qualche giorno fa ti avevo promesso che avrei scritto una poesia per te?».
    «Sì, che me lo ricordo. Non mi dire che… l’hai fatto?».
    «Sì, eccola». Le dice mostrandole il foglio stampato appena preso dalla tasca posteriore.
    «Dai, allora, che aspetti! Leggimela!».
    «Ora la leggo, ma un poeta ha bisogno di una certa atmosfe¬ra, intorno a sé… tu capisci…».
    «Sì, certo, capisco. Sto qui bonina, nun mi movo e nun re¬spiro nemmeno… »
    Le lancia uno sguardo affettuoso, poi apre il foglio e, non senza difficoltà, gliela legge.

    ELENA
    La vita volgeva al termine,
    nulla sembrava più poter scuotere
    il suo corso, ormai, monocorde.
    All’improvviso sei apparsa tu,
    come meteora che solca il cielo d’estate,
    parimente fulminea penetrasti nella mia vita.
    L’animo mio fu lacerato
    dal tagliente calore del tuo amore,
    che sciolse la crosta del tempo.
    Riemersero sensazioni ed emozioni,
    cristallizzate nella memoria,
    ingabbiate dalla monotonia,
    frustrate dalla vita,
    incistate dall’oblio della mente.
    Elena sei stata la scintilla che riattizza
    il fuoco mai spento di un uomo
    ancor desideroso di vivere…
    TI AMO

    Appena finita di leggere, un silenzio profondo li avvolge, solo il frusciare delle foglie della quercia osa interrompere la magia del momento.
    I loro sguardi s’incrociano in un muto colloquio, dai loro occhi stillano lente lacrime.
    Elena si riprende dallo stordimento:
    «Giulio, io non so se questa è una poesia con la P maiuscola, perché non sono in grado di giudicare, posso dire che, per me, è tutta maiuscola, perché da essa traspare tutto l’amore che provi per me e lo hai comunicato in modo eccezionale, da par tuo e… meno male che non sai scrivere poesie!». Trascorrono alcuni secondi poi Elena abbracciandolo, continua: «Bravo Giulio, sei proprio bravo, questo è un altro bellissimo regalo che custodirò con devozione, veramente una perla del tuo intelletto…».
    Non riesce più a parlare per la commozione e nemmeno Giulio a replicare.
    Mentre tornano all’agriturismo, Giulio ripresosi dall’emozione, le dice: «Elena, tu sei così innamorata da definire una perla questa mia poesia e io altrettanto da accettare questo giudizio troppo benevolo. In ogni caso, l’ho scritta con la passione nel cuore e con la felicità nella mente ed è questo che voglio che tu sappia e apprezzi».
    «Questo, Giulio, l’ho “sentito” veramente e non era possibile, non avvertirlo e ti confermo che mi è piaciuta tantissimo!».
    «Posso farla leggere ai miei amici… quando sarà possibile?».
    «Certo, se a te fa piacere, ma ricordati che loro la valuteranno con un altro sentire…».
    Elena l’interrompe, dicendogli: «Se è piaciuta a me, piacerà anche a loro! Non devono mica fare la giuria di un concorso!»
    Alza le mani e annuisce.
    Quando rientrano, incontrano Valeria che fissando Elena, osserva: «Elena, ma tu hai pianto! Oh Giulio, ma che me l’hai fatta piangere?» domanda volgendosi verso lui. «Dio bono, anche tu hai pianto, madonna mia l’amore che fa fare!».
    «Mamma, poi ti dico e ti faccio leggere una cosa».
    «Nun voglio legger nulla… che a me nun mi va di… piangere!».
    Valeria in poche battute aveva afferrato la situazione. Gran donna non c’è che dire!

  43. rita rucco scrive:

    TI HO BACIATO SULLA GUANCIA

    Ti ho baciato sulla guancia
    stanotte
    E tu hai pianto
    Abbiamo camminato
    con le tue mani intrecciate alle mie
    bagnate fradice
    di felicità

  44. Mario Manfio scrive:

    L’AMOUR…

    Con le chimere delle età passate
    si riaffacciano all’animo pensieri
    che credevo per sempre già sepolti.
    Con quella bella età fiorita allora,
    piena di illusioni e di speranze,
    tornano alla ribalta i primi amori
    (senza un volto od un nome ben precisi:
    la giovinezza dell’amor s’infiamma)
    e il cuor vorrebbe riandar sui luoghi
    e nei tempi nei quali son fioriti.
    Alla mente ritornan le compagne
    del liceo, con le gonne ondeggianti,
    i vestiti leggeri dell’estate,
    i capelli nell’aria svolazzanti,
    un filo di rossetto sulle labbra…
    Altri tempi! Altro modo di vedere
    la vita, il rapporto tra i due sessi…
    L’amore di quegli anni fu la bionda
    Annamaria (amore del liceo
    che durò anche dopo la “matura”,
    poi finì, non saprei ridire come,
    forse per… naturale consunzione).
    Non l’ho più vista da una quarantina
    d’anni… mi piacerebbe rivederla:
    scoprire come si sia trasformata:
    i suoi capelli sono ancora biondi?
    oppur tali li rende il parrucchiere?
    s’è ingrassata oppure è dimagrita.?.
    Chi stai cercando di turlupinare?
    Credo che sia più esatto se io dico
    che vorrei ritrovare la ragazza
    di cinquant’anni fa, cui forse adesso
    non penso con frequenza, ma che – certo -
    non ho dimenticato. Come dice
    la canzon, non si può dimenticare
    quello ch’è stato il nostro primo amore.

    MARIO MANFIO

    • Franca Fasolato scrive:

      Gentile Nicla,
      grazie per le sue belle parole le quali mi hanno ispirato in questo momento queste righe di immagini.

      CANTO NOTTURNO

      Le stelle accese
      scendono veloci
      verso la distesa
      di ampi spazi.

      Si fermano immobili
      nell’aria profumata
      di corolle variopinte
      che beccheggiano lente
      la rugiada: linfa di gioia.

      Formano poi,
      mazzi di allegri colori
      col laccio del canto
      dell’usignolo notturno
      per inseguire nella volta
      sperate chiarezze.

      Cavalcando…
      schegge di stelle

      … risalgono nell’ombra serena

      al sorriso della luna
      per cercare una possibile

      …. terra promessa

      di Vita e di Amore.

  45. scrive:

    Vorrei

    Se solo riuscissi a far nascere l’amore
    come pendice certa alla mia sorte
    e distendere il folto respiro tra le fronde
    ritogliendo il senso all’universo!
    O con mani frementi
    sfiorare l’alba che mi sorge in petto
    oltrepassando i più segreti elisi
    solo con l’essenza dell’affetto
    senza i dolorosi tornaconti del cuore.

  46. lara swan scrive:

    Da “Palpito d’Ali”

    OLTRE LO SCINTILLIO

    Il cuore ti dono
    impavido timoniere
    fra le tue braccia
    sfuma ogni pena
    ai caldi tuoi baci
    si rinnova la vita

    Ti seguirò figlio del mare
    oltre lo scintillio
    di coriandoli rosa
    vezzo mirabile
    del primo albeggiare

  47. MarAnn scrive:

    …vado via con un bacio sulle tue labbra
    in quell’angolo perfetto di una bocca d”amore
    con la poesia del passato vado via così…
    con un bacio colorato di tramonto senza confine
    vado via con un bacio sulla dimenticata età
    che giorni e giorni hanno atteso librando la libertà
    la dolcezza piena di felicità tra la folla, la pioggia,
    le danze vissute,le sconosciute realtà, il viso sul cuore
    …bacio le tue labbra d’amore.

  48. scrive:

    La pioggia di Brest (dalla silloge La nera signora)

    Pioveva quel giorno a Brest
    nell’assito della strada, sul trionfo di ferro grigio della stazione, al crocevia di Barbes
    e la foto congela il ricordo, l’odore d’assenza, la bellezza appena incrinata dell’amore
    c’erano passi e parole in un rettangolo di luce tenue
    quella felicità simile al tedio che si ripeteva in gesti uguali
    abbandonata all’apparenza, al silenzio infinito della neve

    e poi si apriva uno spazio incerto dove le illusioni perdevano contorni
    il tempo si dilatava nella consolazione della sera
    i profili si facevano indistinti perdendosi nel buio
    e cadevano gocce limpide sulla ghiaia del viale
    sui rampicanti del giardino, sull’allineamento curvo del dolore
    tutto si piegava, si sfaldava , si allungava

    i tuoi occhi erano un leggero tratto di matita, vecchi pescatori di una costa lontana
    cristallo affilato era il mio cuore, un delicato gioco d’incastri
    quando indugiavamo in quel debole blu dove si ferma l’ombra
    in una cruda primavera di tritoni e conchiglie

    ci credevamo avviati verso il sogno
    avvezzi a nuovi baci, ad un chiaro incanto
    e invece lentamente stavamo già precipitando
    nel verbo dell’oblio, nel prodigio del ricordo.

    sempre più giù nell’infinito limbo del disamore.

  49. Lilly Bianchi scrive:

    Mi resta

    Mi resta il tuo profumo sulla pelle
    ricordo d’indelebile connubio,
    amore che la mente non cancella
    ardore che combusta dentro il cuore.
    Mi resta il tuo sorriso che consola
    i giorni vuoti e tristi senza luce.
    Mi resta nell’abbraccio il tuo cuscino
    che nutre la speranza sul cammino.

  50. scrive:

    Vista la delicata situazione che si era venuta a creare, Vincenzo guadagnò l’uscita e se ne andò. Angelo raggiunse l’improvvisata pista da ballo insieme alla ragazza, e cominciò a sognare. Adesso erano là, lui e lei, insieme, in mezzo a tutta quella gente che ballava. Ma nel suo sogno, non esisteva più nessuno: c’era solo lei.
    Il disco cominciò a girare:

    Love me tender,
    Love me sweet,
    Never let me go.
    You have made my life complete,
    And I love you so.

    Teso come una corda di violino, lui appoggiò lievemente le mani sui suoi fianchi e deglutì. Lei posò le mani sulle sue spalle. Al suo contatto lui tremò, e un brivido caldo percorse le sue membra. Un cuore impazzito prese a martellargli il petto. Gli parve di salire su una giostra incantata. E mentre il mondo girava, ondeggiando intorno a lui, si lasciò cullare dentro a quel tenero abbraccio. Ebbe la sensazione di staccarsi dal suolo e partire verso luoghi altissimi; di fluttuare in mezzo a luoghi incantevoli. E quelle parole, in inglese, della canzone – oh, quanto corrispondenti alle circostanze! – le tradusse e le fece sue per introdurre un ideale monologo tra lui e lei: “Sì, amami dolcemente mio tesoro. Stringiti forte a me… Stringimi forte! Finanche a soffocarmi, ma non lasciare che questa sera ci separi. Tu hai dato un senso a questa vita vuota. Ti prego, non andare via”.

    Love me tender,
    Love me true,
    All my dreams fulfilled.
    For my darling I love you,
    And I always will.

    Lei era un incanto: sarà stato per via di quel ciuffo di capelli che si posava leggero su un sopracciglio, per quei grandi occhi azzurri, evidenziati dal rimmel, per quel velo di trucco sul viso o per quell’aria da ragazzina offesa? Era al limite delle lacrime: si vedeva che soffriva. Sui suoi occhi trasparenti luccicava tremula una stilla di pianto. In quegli occhi, di una profondità senza limiti, ci si smarrì. Lui accennò qualche passo di danza, lei lo seguì leggera. Sentendosi sopraffare da un’ondata di emozione profonda, in un estremo tentativo di trattenere le lacrime, lei si morse le labbra e accennò un espressione di ritrovato orgoglio. Poi, chinò il capo, si abbandonò fiduciosa sulla sua spalla e chiuse gli occhi. Lei trasse un lungo tremante respiro. Lui scorse una lacrima rigarle il volto. Infine, sopraffatta dall’emozione, lei prese a singhiozzare violentemente e si aggrappò a lui, fremente. Lui sollevò una mano fin sopra la sua nuca, che rimase a mezz’aria, esitante; poi l’abbassò teneramente per carezzare i suoi morbidi capelli.
    “Amami anima mia; amami sinceramente. Il mio sogno, il sogno di una vita, oggi si è avverato. Io ti amo, e ti amerò sempre”.

    Love me tender,
    love me long,
    take me to your heart.
    For it’s there that I belong,
    and we’ll never part.

    In un’atmosfera da sogno, le dolci note della canzone scandivano la placida evoluzione dei due giovani in quell’incantevole danza. Ad ogni movimento del suo collo, lui sentiva il suo profumo, intenso e penetrante. Estasiato, lo aspirò profondamente, come a volercisi annegare. Mentre lei si muoveva, ondeggiando lentamente a passo di danza, lui la stringeva a sé; e ad ogni minimo, lieve movimento del suo corpo, una marea di sensazioni l’inondavano. Si emozionò nell’avvertire il suo calore, e si lasciò trasportare da prolungati brividi di felicità nel sentire la lieve pressione del suo petto ad ogni suo respiro; immaginò che, probabilmente, non potesse esistere null’altro di più meraviglioso al mondo. No, nulla più avrebbe contato per lui se non quei pochi magici minuti trascorsi abbracciato con lei. Tutto si riassumeva lì, in un intenso abbraccio.
    “Amami mia cara, amami ardentemente, fa che quest’istante non finisca mai. Deliziami dei tuoi baci. Prendimi nel tuo cuore e nelle tue braccia, perché è ad essi che appartengo. Non separiamoci mai”.

    Love me tender,
    love me dear,
    tell me you are mine.
    I’ll be yours through all the years,
    till the end of time.

    Lui sentì che, inesorabilmente, quei preziosi frammenti di felicità, strappati al destino, presto sarebbero svaniti insieme alle magiche note di quella melodia. Ballare con lei era ben più di quanto lui aveva osato sperare: era vivere un sogno. Esitante, rifletté su quelle irripetibili circostanze, adesso che uno strano destino aveva spinto quella ragazza fra le sue braccia. Si convinse che doveva tentare qualcosa, prima che giungesse il momento di doversi lasciare. Avrebbe talmente voluto accarezzarla, colmarla di baci e non saziarsi mai di lei. Le avrebbe sussurrato che l’amava coma mai aveva amato in vita sua; ma si rese subito conto che, seppure suggeriti dal cuore, i suoi desideri si spingevano ben oltre i limiti della ragione. Intanto i secondi passavano inesorabili e la canzone volgeva al termine. Sospirò, desiderando che il tempo si fermasse.
    “Amami ragazza mia; amami affettuosamente. Dimmi che non c’è nessun altro; dimmi che sei mia. Io sarò tuo attraverso gli anni, finché avrò vita”.

    Love me tender,
    love me true,
    all my dreams fulfilled.
    For my darling I love you,
    and I always will.

    Ancora qualche passo di danza e la canzone sarebbe terminata. Lui sentì la tensione crescere dentro di lui. Il desiderio di lei era così forte e intenso da farlo star male. Un dolore indefinibile gli opprimeva il petto. Lei sollevò il volto bagnato di pianto e, nel guardarla, lui si commosse. Il trucco le colava sotto gli occhi e sulle guance vellutate; gli sembrò ancora più bella. Lui avvertì, irrefrenabile, l’impulso di baciarla, ma si trattenne, lottando contro se stesso, ai limiti della resistenza. Cercò un fazzoletto nella tasca della giacca e glielo porse. Lei lo prese educatamente e, con garbo, si asciugò gli occhi e il viso.
    “Grazie”, gli sussurrò lei, riconoscente, e gli restituì il fazzoletto.
    Il disco si fermò di colpo. Lei fece per andarsene, ma lui la trattenne: “Ti prego, restiamo insieme ancora un po’, il tempo di un altro disco”. Non credeva in Dio, ma formulò ugualmente una preghiera: “Ti prego! Fa che mettano ancora un ballo lento, uno solo. Permettimi di stare ancora un po’insieme a lei”.
    “Va bene, – acconsentì lei – ma solo il tempo di un’altra canzone”.
    Un nuovo disco cominciò a girare: “Only you”.
    Si avvicinarono di nuovo l’uno all’altra, come al principio del primo disco: Lui appoggiò le sue mani sui suoi fianchi, e lei posò le sue sulle sue spalle. Le note della canzone invasero il salone:

    Only you, can make all this world seem right
    Only you, can make the darkness bright
    Only you, and you alone, can thrill me like you do
    And fill my heart with love for only you

    Di nuovo la paura di vederla andare via l’assalì, sapeva che questa volta non ci sarebbe stata più una seconda chance. Era venuto il momento di giocarsi tutte le sue carte.
    “Va meglio ora?” Esordì lui.
    “Sì, va molto meglio”, sorrise lei, pur mantenendo un’aria triste. Rimasero silenziosi ancora per alcuni secondi. Poi, ricordandosi improvvisamente di qualcosa, lei iniziò a parlare: “Mi scusi per quello che è successo poco fa; mi sono lasciata prendere dalla rabbia, vi ho trascinato per il braccio senza nemmeno chiedervi se volevate ballare con me. Mi sono comportata da maleducata”.
    “Non si scusi, sono felice che lei l’abbia fatto; ma, visto che abbiamo quasi la stessa età, perché non ci diamo del tu?”
    Lei acconsentì.
    Ancora una volta, fu il silenzio.
    “Non parla più”, si disperò Angelo, dentro di sé. “Devo trovare a tutti i costi un’idea, qualcosa da dirle per poterla conoscere, dovessi farci la figura dell’imbranato”.
    Non riuscendo a trovare nessun argomento adatto alla situazione, buttò giù una frase qualsiasi: “È davvero bella questa canzone; non trovi?”
    “Sì, mi piace”.
    “È una canzone d’amore… Tu lo capisci l’inglese?”
    “Un po’”.
    “Capisci le parole della prima strofa?”
    “No, che cosa dicono?”
    Ora il suo cuore si mise a battere talmente forte, che gli sembrò quasi di sentirselo pulsare in gola.
    “Dicono… dicono: Solo tu puoi far sembrare giusto questo mondo. Solo tu puoi rendere chiara l’oscurità…” E aggiunse, sudando freddo, ma con molto sentimento: “E riempire il mio cuore d’amore solo per te”.
    Lei lo fissò con uno sguardo dolce e inquisitore.
    “Tu… credi nell’amore?”
    Impacciato, lui esitò per qualche attimo, poi balbettò: “Se devo essere sincero… non ci credo”.

    Only you, can make this change in me
    For it’s true, you are my destiny
    When you hold my hand, I understand
    the magic that you do
    You’re my dream come true
    my one and only you

    “E tu…” riprese lui, ardito. “Tu ci credi?”
    Lei aggrottò le sopracciglia, pensosa: “Beh…” Sembrava quasi che stesse per dire di sì, ma poi ci ripensò e affermò: “ No, non ci credo neppure io”.
    “Perché non ci credi?” Le domandò.
    “Non lo so… forse perché non ho mai trovato nessuno capace di amarmi veramente. Nel mio caso: o sono io che sbaglio tutto o è l’altra persona che non mi capisce”. E aggiunse curiosa: “E tu, perché non ci credi?”
    “È difficile da spiegare…” si soffermò a riflettere. “Forse è perché, a parte l’affetto dei miei genitori, intorno a me non ho conosciuto altro che indifferenza”. E riprese: “Mi sembra strano che una bella ragazza come te non riesca a credere nell’amore”.
    Lei lo disilluse: “Me lo dicono tutti che sono bella. Quante ragazze della mia età desidererebbero sentirselo dire! Lo so, dovrei ringraziare Dio per questo, ma la bellezza, da sola, non è sufficiente per trovare l’amore vero, ammesso che esista”.
    “Mi dispiace”, si lasciò sfuggire lui.
    Sorpresa, lei lo fissò con uno sguardo dolce e penetrante.
    “Davvero ti dispiace?”
    Disarmato da quell’insostenibile, affascinante sguardo, lui riprese a sudare freddo.
    “Sì, mi dispiace veramente. Mi piacerebbe vederti felice”.

    Only you, can make this change in me
    For it’s true, you are my destiny
    When you hold my hand, I understand
    the magic that you do
    You’re my dream come true
    my one and only you

    Seguì una breve pausa. Lei abbassò casualmente gli occhi e si accorse che zoppicava.
    “Che ti è successo alla gamba? Sei caduto?”
    Lui trasalì. Sembrò quasi volersi giustificare: “Ah, scusa, avrei dovuto dirtelo prima. Da bambino sono stato colpito da Poliomielite alla gamba sinistra”.
    Lei ne fu sinceramente mortificata: “Scusami… non immaginavo. Sono veramente imperdonabile”.
    “E perché? Non mi hai detto nulla di offensivo”.
    Una cappa d’imbarazzante silenzio si stese su di loro. Poi, la ragazza, come a volere farsi perdonare, riprese l’iniziativa: “Non ti sembra strano?”
    “Cosa?”
    “È da un po’che balliamo e non ci siamo ancora presentati”.
    “Già… è vero”, si rincuorò lui. “Che sbadato che sono… io mi chiamo Angelo, e tu?…”
    “Chiara”.
    “Chiara… è un nome splendido!” Esultò. E aggiunse: “E poi… adesso che ci penso bene, non avresti potuto chiamarti altrimenti”.
    “Perché?”
    “I tuoi occhi… hai degli occhi bellissimi”.
    “Che c’entrano i miei occhi col mio nome?”
    “I tuoi occhi sono… azzurri e trasparenti, come un’alba ‘chiara’…”
    Il disco terminò l’ultimo giro: “One and only you…”
    Il sogno di Angelo s’infranse sulle ultime note della canzone. Senza che lui se l’aspettasse, sollevandosi un poco sulle punte, lei si protese su di lui per baciarlo. Gli schioccò un bacio rapido e furtivo sulla guancia; poi, si staccò da lui.
    “Grazie per avermi difesa, poco fa”.
    Stordito, lui non trovò altro da dire che: “Non ho fatto niente”.
    “Scusami Angelo, – riprese lei – ma adesso devo proprio andare. Si è fatto tardi. A quest’ora i miei genitori staranno già in ansia per me. Ho appena visto arrivare il fratello della mia amica. Fa il tassista. È venuto a prenderci per accompagnarci a casa”.
    Lui la guardò smarrito: “Ci rivedremo?”
    Sull’istante lei si mostrò sorpresa, ma ci pensò su lo stesso, per alcuni secondi. Dal suo sguardo, pareva quasi che stesse per dirgli di sì; ma poi, un pensiero improvviso, che sembrò turbarla, la bloccò.
    “Non lo so…” rispose lei alla fine, confusa. “Ciao Angelo”. E corse via.

    • lara swan scrive:

      un bella pagina… intensa e densa di sentimento…
      due bellissime canzoni che sottolineano i turbamenti del cuore…
      complimenti!

      • scrive:

        Carissima Lara, un grazie di cuore per il tuo cortese commento. Le tue parole mi toccano e mi gratificano per la mole di lavoro profuso nello scrivere il mio romanzo: Libera me Domine, che consta di ben 500 pagine. Se questa pagina densa di sentimenti veri e spontanei, ti ha colpito, vuol dire che non ho lavorato invano, e che esistono ancora persone molto speciali come te che apprezzano quanto di bello e di nobile possa esprimere ancora l’animo umano.

  51. scrive:

    Quando tornerai
    con la tua lira
    a tessere arabeschi
    muterai le carni
    di tutti i destini
    non informe intreccio
    di sviliti mondi
    non rullo di tamburi
    ma ciò che sgorga
    dal silenzio
    specchio
    di ogni verità
    quando verrai
    o dio dei ritorni
    mi coprirò di rugiada
    e forse morirò
    per ogni possibile resurrezione

    maria allo

  52. scrive:

    Nascondo il tuo amore nelle mie ali
    Volando con te tra le nuvole.
    Perdendomi per sempre il tempo
    Invece di lasciarti volare tra le mie braccia
    Con baci e carezze .
    Virtualmente tuo per sempre.

    • federica scrive:

      BELLISSIMA la tua lirica, efficace nelle immagini strette. Il nostro vissuto intenso depositato ma non cancellato sfogliato dai sogni che come bibliotecari accedono nei meandri di quello che per noi non diventerà mai polvere ma un papavero rosso senza cuore nero.

  53. sergio doretti scrive:

    Sono ritornato dalle vacanze anziani ma forse voi non lo sapete io ne ho 86.
    Ho visto che sono fra gli ultimi della fila e forse anche il più vecchio.

    tanti auguri a risentirci.

    con affetto

    sergio doretti

    • Robert scrive:

      @sergio doretti,

      forse tu sei il più giovane di tutti. Sei ultimo della fila? E allora tutti gli altri sono più vecchi di te. ;)) Ti abbraccio.

      R.

  54. Waterlily scrive:

    E’ giusto che sia così 

    Occhi negli occhi per scavare nell’anima ed inciampare
    Tra inquietudini e certezze.
    Mani nelle mani per cogliere l’emozione
    Di attimi
    Eterni.
    Sorrisi Tra altri sorrisi per gioire uniti da un unico canto.
    Dita fermano lacrime di dolore che solcano
    Il viso.
    Labbra baciano lacrime di gioia che scendono dagli occhi.
    Braccia schiacciano
    Altre braccia,
    Per sentirne il calore
    Perfetto e ricambiato.
    E’ giusto che sia un miracolo.
    E’ giusto che sia così.

                   Waterlily

  55. Waterlily scrive:

    Vedo
    Ascolto
    Sento
    Ssssst….

    Fruscìo delle foglie,
    -Gocce di raggi tiepide e asciutte
    Sugli occhi chiusi-,
    Cammino
    Nel vento,
    Il vento Muove
    Le cose e i pensieri
    Con tocchi
    Leggeri,
    E i pensieri
    -Bisbigliano
    Caleidoscopi
    Tintinnanti-
    Come i
    -Giochi di luce dei quadri di Monet.-

                    Waterlily

  56. scrive:

    RESPIRO

    Sono nuda ai margini del vivere,
    stanca e ubriaca di insonnia,
    ammalata di amore.
    Amo l’amore pure se mi maltratta,
    se mi illude, mi trascina con sé
    e m’abbandona.

    Odio questa zavorra che mi perseguita,
    perché ho freddo anche quando l’estate esplode.
    Odio la mia ostinata speranza
    che mi fa vedere il mondo come una cartolina
    venuta da lontano.

    Io respiro…
    Le pareti del cuore mi si stringono addosso,
    le sento continuamente mentre devo sorridere…
    e respirare.
    Respiro…

    Sto morendo piano
    e nessuno se ne accorge…
    come una foglia morta non chiedo più nulla,
    mentre auto e passi, e parole al telefono la sfiorano…
    Benedico la pioggia che mi bagna
    e la notte che mi nasconde.
    Respiro…

    Sono nuda ai margini dell’amore,
    stanca di non avere paesaggi
    da fermarsi e godere, di un momento,
    né del vento del sud.
    Eppure amo l’amore, perché è la sola cosa che possiedo
    fintanto che la mia stupida poesia
    non mi abbandona.
    Respiro…

  57. Gaia scrive:

    Carissimi,
    È con somma tristezza che stamani ho realizzato che anche questa splendida avventura di Emozioni sta per giungere al termine. E dunque, dopo un’inevitabile commozione, sento ora il bisogno e la gioia di ringraziare tutti voi per i sentimenti d’amore condivisi con partecipazione e sincero affetto, per i vostri commenti che mi hanno aiutata a crescere e a scovare una scintilla di luce anche tra fitte ombre….. e naturalmente ringrazio di cuore Robert, senza il cui dolcissimo animo nulla sarebbe potuto essere. E la soave Nicla! Auguri allora di giorni felici a voi, che vorrei nominare uno ad uno, e ai vostri cari e che siano giorni di pace e amore, anche nelle più piccole cose…. A presto, affettuosamente, con dolcezza, con riconoscenza, Gaia

  58. dorella scrive:

    IN MONTAGNA

    Lieve si posa come fiore,
    come ali di farfalla
    sulle mie labbra il tuo bacio
    frena il mio dire d’amore,
    il mio respiro d’aria pura,
    e la falce di luna lucente
    il breve cielo attraversa
    tra rocce rosse
    al calar della sera.
    Ampio sorriso foriero
    delle ore più belle:
    abbraccio tenero,
    dolce carezza dilata
    e colma il mio cuore
    che ansante e trepido
    già raggiunge le stelle.

  59. Franca scrive:

    ATTIMI

    Attimi che segnano
    il tuo universo buio
    impercettibili,
    eppure vivi
    trasportati dal quel vento
    caldo che ti aiuta
    a comprendere
    ogni sensazione,
    ogni emozione,
    e poi d’incanto,
    ti riscalda il petto,
    brucia più
    del fuoco del camino
    e lascia dentro tracce
    di lava incandescente.

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