Sogno

Inondami alito di leggenda
portami i sapori della sua terra
accompagnami nei suoi respiri.
Accecami cielo puntato da tanto splendore
Illuminami luna monella
brilla stella nei desideri
Addormentami dolce melodia
portami le note
delle sue parole
culla alibi d’amore.
Accoglimi uomo solitario
stringimi fra le tue braccia
fammi sentire il tuo cuore
che batte all’unisono con il mio
Infrangi ogni timore placa i turbamenti
portami nell’oblio dei sensi
dove danzeremo fino all’alba.
Amami
ora che ti appartengo.

Federica

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© 2005, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Il Caso

Avevo atteso che l’aula si svuotasse del tutto, facendo finta di sistemare gli appunti. Sperando che anche tu non avessi fretta e non uscissi da lì tanto in fretta. In realtà, mi sembrava impossibile poter rimanere da solo con te, mia Francy, ma quel giorno avvenne il
miracolo. L’aula andò svuotandosi, io ogni tanto guardavo verso la cattedra e avevo paura che tu potessi da un momento all’altro andartene. Ma forse anche tu avevi visto che io temporeggiavo, forse anche tu stavi facendo finta di correggere non so bene cosa. Ogni tanto ci guardavamo, ma non come uno studente con la sua docente. Sì, furono interminabili quei minuti. L’aula era completamente vuota, ma io non sapevo come attaccare bottone. Un conto era fare le domande durante le lezioni, e ora? Io in fondo sono timido, poi, non era
come parlare a una mia amica o a una mia compagna di università. Avevo il cuore che mi batteva fortissimo. A un certo punto, però, mi decisi. In fondo, anche se più piccolo, ero pur sempre io l’uomo. E forse ti sembrai banale, quando, avvicinandomi a te, chiesi: “Scusi, volevo chiederle alcune cose sull’esame…”. Che approccio… Singolare. Ma, d’altronde, cosa potevo dire? Eppure, iniziammo a parlare, osservando quanto la matematica potesse essere interessante, per nulla arida. Ti stavo vicino e sentivo il tuo profumo. Avevo lo stomaco in subbuglio, ma non riuscivo a staccare i miei occhi da te. A un certo punto, con naturalezza (ma per me fu un gesto molto sensuale), ti sciogliesti i capelli. Li avevo visti sempre legati. E lì la mia timidezza svanì. Fu spontaneo dirti: “Sta davvero bene con i capelli giù”… Forse non attesi neanche la risposta. Me ne andai con quella immagine negli occhi.
Non so se il ghiaccio era rotto. So che il mio cuore era pazzo di te.

Finita la lezione, rimanemmo soli nell’aula…Tu ti attardavi ad uscire, io scribacchiavo qualcosa per aspettare non so bene cosa… ad un tratto con passi flessuosi, leggeri e felpati come quelli di un micio timidone, ti avvicinasti alla cattedra e con un filo di voce mi chiedesti
ragguagli sull’imminente esame.
Fu facile rispondere senza sentirmi in imbarazzo, d’altronde parlavo di matematica, e Tu, mio dolce Paolo, mi guardavi come imbambolato, sempre con questi occhi meravigliosamente espressivi e dolci… Credo che Tu non sentissi nemmeno una parola, di ciò che dicevo, mi guardavi le labbra, come un bambino davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli con il naso schiacciato sul vetro, con l’illusione di avvicinarsi sempre più vicino all’oggetto desiderato. Dopo la caduta dei libri mi si erano sciolti i capelli, e li tirai su alla meglio per non essere in disordine davanti agli studenti… E, non so per quale ragione, mentre Tu mi guardavi e mi parlavi, mi venne istintivo scioglierli del tutto.
Vidi i tuoi occhi brillare, e mentre scuotevo la testa da una parte all’altra per sistemarli in tutta la loro lunghezza… A mezza bocca con una rapidità supersonica mi dicesti che stavo bene con i capelli in giù… Stavo per rispondere… Ma già eri sparito…
Rimasi per altri dieci minuti ad aspettare il tuo ritorno, poiché avevi dimenticato una specie di sacca con libri, quaderni, cd… E anche il tuo tesserino universitario… Non avevo saputo resistere e prima di portare tutto in segreteria guardai dentro e finalmente seppi il tuo
nome… Paolo… Ma vidi anche la tua data di nascita…

Paolo e Francesca

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© 2005, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Il mare e il sole…

Il sole si è nascosto dietro le nuvole bianche e asciutte. Cammino lentamente. Ho raccolto i capelli come piace a te. Come faceva ogni giorno mia nonna con le sue mani abili e sottili. So che ami scioglierli e guardarli accarezzare le mie spalle. La tua voce recita nella mia mente i versi che scrissi per te un anno fa.

Gocce di mare sulle tue labbra
Spicchi di sole sulla tua pelle
Pagliuzze dorate nei tuoi occhi

Nulla riesce a distrarmi. Le vetrine raccolgono i miei sguardi. Non mi curo dei passanti. La tua voce profonda e calda mi accompagna. Ho voglia di sentirla dietro il mio orecchio. Ho voglia di percepire il tuo respiro tiepido sul collo. Lava densa sulla mia pelle.

Il mio sguardo ti percorre
le mie mani ti sfiorano
le mie labbra ti accarezzano

Mi soffermo a guardare il cielo e i pochi alberi mossi dal leggero vento. Socchiudo gli occhi e mi volto ad osservare la mia ombra. Penso a ciò che ho appena lasciato. Al sole che ho appena spento. Al mare che mi aspetta con le sue onde alte e ruggenti. Riprendo il cammino e di nuovo il sorriso inarca le mie labbra. Ho deciso. E questo mi rende serena. Anche se il dolore si è unito a me nella notte facendo scendere lacrime amare sulle mie gote.

Sale e sole
Sole e sabbia
Sabbia e pelle

Uno di noi due doveva scegliere prima o poi. Speravo non mi avresti portata a questo punto. Speravo mi avresti sollevata da ogni responsabilità. Speravo in un tuo addio improvviso. Gridato nella nostra camera. Gettato sui miei occhi disperati. Buttato sul mio grembo sempre pronto ad accoglierti.

Giochi di dita
di lingue
di gambe

Ed invece sei rimasto lì. Ad aspettare il mio arrivo. A godere di quei rari e brevi momenti che potevo donare a noi. Io e te. Tu ed io. Soli e felici. Felici e ardenti. Come tizzoni incandescenti. Come lapilli impazziti che corrono l’uno contro l’altro. Fondendosi. Creando un rosso calore. Illuminando quel presente tanto piacevole da sperare che non arrivi il futuro. Mai.

Danze sfrenate
ritmi cadenzati
tocchi leggeri

Sono arrivata. Mi fermo. Sollevo lo sguardo. Un brivido mi percorre. Le braccia a circondarmi il corpo. Ora vedo la nostra finestra. L’unico collegamento tra noi ed il resto del mondo. La luce è accesa. Mi stai aspettando. Ma ancora non sai che il nostro incontro non sarà come gli altri. Ancora non sai che le mie labbra avranno un altro sapore. Che i miei occhi parleranno un’altra lingua. Che tu sarai il mare che mi accoglierà. Che il sole caldo e rassicurante è ormai tramontato alle mie spalle.

Poi una luce
Il calore di un’esplosione
E noi frementi, uniti, mai più soli

Salgo le scale e busso alla tua porta. La apri e nella penombra scorgo il tuo sorriso. Bello come sempre. Nella mia mente la tua voce ha appena smesso di recitare i miei versi. Ora sei tu che parli. Che mi saluti. Che mi offri da bere. Ci sediamo. Uno di fronte all’altra, con i bicchieri in mano. Mi guardi e mi poni la solita domanda “Quanto tempo abbiamo oggi?”. Sospiro, sorrido e, dopo aver bevuto un sorso di vino, rispondo: “L’eternità”

RemedioS

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© 2005, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Incontrarsi

Camminare e parlare assieme,
giocare e ridere assieme,
baciarsi e amarsi…

Poi d’incanto
io entro in te
e tu entri in me.

Scompaiono il tu e l’io
e si trasforma il noi.

Unione nell’uno
tuttoenulla
tempoespazio
e i confini
si dilatano.

Micca 93

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