Del perduto amor

Sento tormentarmi,
il desìo della tua immagine.

Effige antica, scolorita
e scolpita.

Il brusìo della mia anima
scandisce questi giorni spenti,
che non ti includono.

Solo ed ammiccante
vago con la mente,
errante,
incurante
del suono di onde infrante.

Si percepisce appena,
lì fuori
il senso della vita.

Di questo mondo
nulla mi appartiene,
se non l’incanto.

T’amo,
come t’amerei,
se fosse vero.

Mirko

© 2006, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Una canzone

Una canzone
Chi l’avrebbe detto
che sono proprio io
Alla fine
A sentirmi
Così vuota
Un ricordo di carta
fra ricordi di carta
Cosa resta?
Scontrini
Visite mostre gelati
Tutto perché?
Non ho saputo
Scuoterti portarti via
E oggi
quando ti ho visto
dietro di te c’era
il vuoto

Adriana

© 2006, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Una deroga

-“Amilkerre!!! Ohhho!!! Come stà tu?? Io spettate così tante qweste estate, io così tante felici federe tu!!!”
- “Eh…Amilkerre..sì…Amilkerre…”
-“Cose che tu dice?”
-“Niente, niente!!! Benvenuta cara Joanna!!! Accomodati quì, bella, io devo fare una telefonata eppoi ti accompagno all`Ostello…ma perchè non mi hai avvertito, ti sarei venuto a prendere all`aereoporto, che sei andata a prendere il bus…con questo caldo e nelle tue condizioni….”
-“Cose che tu dice? Tu parle troppo infretta!!! Lezioni? Chi lezioni, chi?”
-“C-O-N-D-I-Z-I-O-N-I, non lezioni…C-O-Ndizioni, capito?”
-“Kontizioni…sì, io capisce, ma allore, andiamo”?
-“…eridagli…lamadonna dei cornuti….Joanna devo t-e-l-e-f-o-n-a-r-e prima, vabbene cara?”
-“No. Ostello conosci che io oggi venghe. Io scritto Ostello. Non serve telefono!”
- “Eh SANTAMADONNA!!!!”
-“????”
Sì, le cose stavano così, i due neppure si capivano. Erano sempre stati così, fin dall’inizio.
Si mise seduta nell’afa e nel vago odore di cartame vecchio. Contenta. Qualsiasi cosa avrebbe visto, sentito, o solo anche compreso, le andava bene.
Con lei, c’era la forza della terra, la forza della fertilità.
Mica era vero che doveva telefonare. Andò nel gabinetto. Teso, innervosito molto più di quanto voleva essere od apparire. Non doveva neppure urinare, solo riordinare le idee.
Ma non c’era che accompagnarla all’Ostello e darle appuntamento per la sera.
Come avevano sempre fatto.
Non c’era da riordinare idee.
Doveva aspettare i documenti. Ah, ecco. Doveva dirle di questo ritardo.
Poi però, quando accadono cose che sono al di fuori della prevedibilità, del corso immaginato degli eventi, ma che fanno parte di un copione scritto ed assodato, si ottiene un certo beneplacido da se stessi.
Foss’anche solo per accettare un poco, per respirare, ancora.
E si avanzano da sè quasi, i passi esitanti, di un quotidiano non più solo.
Perchè certo, una moglie, anche se straniera, non ti fa stare più solo.
Si decidette a cercare una casa in affitto, casa, non ripostiglio.
Guardò sulla cartina geografica dov’è che era nata la straniera che si stava accollando.
Chiedette in stazione il costo d’un biglietto per lassù.
Il panico si chetava, mentre intraprendeva queste azioni. Come se lo status di uomo ammogliato e padre gli conferisse una boa aggiuntiva. (*)

Ognidove

(*) Il brano qui proposto è stato estratto da questo romanzo breve.

© 2006, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Un po’ di te

Frammenti di te lungo questa spiaggia.
Ricordi indelebili racchiusi nella mia mente
fanno nascere un sorriso.
Cammino
mentre l’aria della sera mi porta il profumo del mare.
Nel suo respiro cerco la tua voce.
Come una carezza le sue onde arrivano lievi,
la mia mano le sfiora e mi rimane un po’ di te.

La donna del mare

© 2006, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.