Archivi per la categoria ‘Concorso di Emoz. 2008’
Vorrei incontrarti oggi

Del tuo viso, degli occhi,
di quel suadente modo di comunicare,
di accennare un sorriso
o di farti taciturna e severa in un istante,
conservo preciso e indelebile il ricordo.
Dopo tanto tempo
ho tuttora presente l’incedere elegante
-flessuoso e altero-
del tuo morbido corpo di fanciulla
pervaso di innocente malizia e sensualità.
Ma vorrei davvero rivederti ora,
con l’espressione di certo più matura,
lo sguardo forse più sereno
e magari privo della spavalderia
con cui stuzzicavi sovente il mio ardore.
Vorrei incontrarti oggi per capire
dal gesto garbato del porgermi la mano,
dal tono pacato della voce,
da ogni tuo impercettibile sospiro,
se di ieri e di me porti un segno in cuore.
Vorrei scoprire veramente
quanto del mio amore vive ancora in te,
quali emozioni ne conservi
e se nel respiro dei tuoi segreti sogni
ritrovi talvolta l’incanto di allora.
Fabiano Braccini
Immagine: Contemplation. Reflexion, 1877 – Pierre Auguste Renoir
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Come un anno fa

Come un anno fa
profumi di primavera
occhi chiusi
cuori vibranti
sotto
la luna chiara.
Rosa che apre i suoi petali
il vento ne disperde
il profumo
nell’aria che sa
di te e di me.
Come un anno fa
seduti
sotto questa luna argentata,
mani strette
per non perdere
l’attimo
che sa d’infinito.
Immagine: fotogramma tratto dal video della canzone "Only Time" di Enya
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Il soliloquio di Elena

Elena si fermò, distratta dalle grida di alcune ragazze che passavano sulla strada. Si voltò in quella direzione, fermando lo sguardo sull’immensa distesa di croci. Un brivido di commozione attraversò il suo volto: “Mio Dio quanti morti!” disse “Quanti drammi dietro queste povere vite stroncate negli anni più belli! Quanta distruzione e quante ferite nell’animo e nel corpo di chi è rimasto! Questo ci ha lasciato la guerra?” Elena non riuscì a trattenere il pianto, quindi asciugandosi le lacrime: “Ora devo farmi coraggio per te, mio caro. Sono qui con te e voglio riprendere il discorso interrotto quella sera. Ricordi quanto mi desideravi? Poi siamo finiti a parlare di amore platonico. Eri dolce e premuroso. Mi accarezzavi e mi guardavi negli occhi dicendomi che mi volevi bene, che avresti voluto restare sempre con me. Non mi volevi lasciare quella sera. Forse avevi intuito che era per l’ultima volta. Ma ora sono tornata e sono qui con te e tornerò altre volte e staremo insieme, mentre curerò i fiori del tuo giardino, le rose piantate dai tuoi amici. Fra poco arriverà la primavera e le rose fioriranno e spunteranno anche le margherite ed io potrò tornare a sfogliare i loro petali come un tempo. Ogni volta sorridevo quando mi dicevano che mi amavi, perché lo sapevo che mi amavi; ero certa del tuo amore. Anche gli uccellini verranno col loro canto. Vedi quel passerotto? Un giorno verrà anche da te e tu potrai affidargli un tuo messaggio. Tu mi credi, vero? La guerra ci ha consentito di trascorrere poco tempo insieme, ma sono stati momenti intensi. Ti ricordi quanto ti dispiaceva che finisse il giorno e quanto ci sentivamo gratificati, quando al tramonto il cielo si riempiva di rosa? Quel rosa ci faceva sperare e credere che le nostre speranze, potessero un giorno diventare realtà, che fosse possibile per noi, dopo avere subito l’offesa della violenza e delle stragi, trascorrere insieme una vita felice”.
Immagine: Evening Sun Poster di Mary Dipnall
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Il mio canto ti giunga

Il mio canto ti giunga
come roseo tramonto
nell’umida sera.
Le mie parole
come suono di flauto
alle tue orecchie attente.
Perché tu possa leggere
ho piegato l’anima in due
come un libro
che tu più di tutti
sai capire.
Prato, 2008
Immagine: Hot Purple Sunset di Florene M. Welebny
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