Due parole

Questa notte all’orecchio m’hai detto due parole.
Due parole stanche
d’esser dette. Parole
così vecchie da esser nuove.
Parole così dolci che la luna che andava
trapelando dai rami
mi si fermò alla bocca. Così dolci parole
che una formica passa sul mio collo e non oso
muovermi per cacciarla.
Così dolci parole
che, senza voler, dico: “Com’è bella la vita!”
Così dolci e miti
che il mio corpo è asperso di oli profumati.
Così dolci e belle
che, nervose, le dita
si levano al cielo sforbiciando.
Oh, le dita vorrebbero
recidere stelle.

Alfonsina Storni
Argentina

Trad. Angelo Zanon Dal Bo

Poesia estratta da Isola Nera (n. 1/29)
Casa di poesia e letteratura diretta da
Giovanna Mulas

© 2006 – 2010, Manuale di Mari. Riproduzione riservata.

Una deroga

-“Amilkerre!!! Ohhho!!! Come stà tu?? Io spettate così tante qweste estate, io così tante felici federe tu!!!”
- “Eh…Amilkerre..sì…Amilkerre…”
-“Cose che tu dice?”
-“Niente, niente!!! Benvenuta cara Joanna!!! Accomodati quì, bella, io devo fare una telefonata eppoi ti accompagno all`Ostello…ma perchè non mi hai avvertito, ti sarei venuto a prendere all`aereoporto, che sei andata a prendere il bus…con questo caldo e nelle tue condizioni….”
-“Cose che tu dice? Tu parle troppo infretta!!! Lezioni? Chi lezioni, chi?”
-“C-O-N-D-I-Z-I-O-N-I, non lezioni…C-O-Ndizioni, capito?”
-“Kontizioni…sì, io capisce, ma allore, andiamo”?
-“…eridagli…lamadonna dei cornuti….Joanna devo t-e-l-e-f-o-n-a-r-e prima, vabbene cara?”
-“No. Ostello conosci che io oggi venghe. Io scritto Ostello. Non serve telefono!”
- “Eh SANTAMADONNA!!!!”
-“????”
Sì, le cose stavano così, i due neppure si capivano. Erano sempre stati così, fin dall’inizio.
Si mise seduta nell’afa e nel vago odore di cartame vecchio. Contenta. Qualsiasi cosa avrebbe visto, sentito, o solo anche compreso, le andava bene.
Con lei, c’era la forza della terra, la forza della fertilità.
Mica era vero che doveva telefonare. Andò nel gabinetto. Teso, innervosito molto più di quanto voleva essere od apparire. Non doveva neppure urinare, solo riordinare le idee.
Ma non c’era che accompagnarla all’Ostello e darle appuntamento per la sera.
Come avevano sempre fatto.
Non c’era da riordinare idee.
Doveva aspettare i documenti. Ah, ecco. Doveva dirle di questo ritardo.
Poi però, quando accadono cose che sono al di fuori della prevedibilità, del corso immaginato degli eventi, ma che fanno parte di un copione scritto ed assodato, si ottiene un certo beneplacido da se stessi.
Foss’anche solo per accettare un poco, per respirare, ancora.
E si avanzano da sè quasi, i passi esitanti, di un quotidiano non più solo.
Perchè certo, una moglie, anche se straniera, non ti fa stare più solo.
Si decidette a cercare una casa in affitto, casa, non ripostiglio.
Guardò sulla cartina geografica dov’è che era nata la straniera che si stava accollando.
Chiedette in stazione il costo d’un biglietto per lassù.
Il panico si chetava, mentre intraprendeva queste azioni. Come se lo status di uomo ammogliato e padre gli conferisse una boa aggiuntiva. (*)

Ognidove

(*) Il brano qui proposto è stato estratto da questo romanzo breve.

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A fine aprile la presentazione del nuovo libro di Eliselle

Finalmente è arrivato. Un brano tratto da Ecstasy Love lo si può trovare qui. Qualche recensione e intervista, per farsi un’idea, la si può raggiungere da qui. Per averne una copia, con o senza il CD musicale che lo accompagna, con o senza pin, la spilletta ispirata e ideata in esclusiva per il romanzo , si può scrivere a questo indirizzo e-mail e sarà mia premura darvi tutte le indicazioni.

Prima che arrivi in libreria passerà un po’ di tempo, e se lo si vuole leggere in anteprima, basta scrivermi. Prima della grande presentazione Domenica 30 Aprile al Tek di Traversetolo (Parma), durante un evento di 13 ore non-stop di musica Plasmaphobia. Un evento unico per tutto il 2006. Un saluto a tutti voi. E buona Pasqua.


Annuncio di Eliselle tratto dal suo Blog

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TuNonDiciMaiUnaParola

Testo rimosso su richiesta dell’autore

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