
Stacco la chiave dal cruscotto, mi tolgo la cintura e scendo.
“Dove vai?!”
“Vado a piedi. E tu pure.”
“Ma sei impazzita? Vai a piedi? Siamo a trenta chilometri da casa, è una mezz’ora buona di strada! A piedi ci vorrà una notte intera!”
“Meglio, così hai tutto il tempo di farti su la canna e fumartela. Fuori dalla mia auto.”
Zanna mi prende per un braccio e mi strattona verso di lui. Io prendo la spinta e ne approfitto per tirargli un ceffone in piena guancia. Lui non demorde, mi immobilizza anche il braccio destro e me lo mette dietro la schiena. Ho visto in un film che messa così potrei dargli una testata sul naso e farlo sanguinare fino a domattina. Senza pensare alle conseguenze, eccitata dall’adrenalina che mi corre nel corpo, prendo la spinta e butto la testa all’indietro, ma Zanna mi previene. Afferrandomi entrambe le mani mi gira attorno e senza che me ne renda conto si mette dietro di me, tenendole bloccate col suo braccio, mi spinge la mano libera sulla fronte e me la tiene ferma.
Tra me e lui c’è un rapporto violento.
Sempre più spesso facciamo a botte, gli tiro delle sberle per i motivi più assurdi e lui non perde occasione per spingermi e punzecchiarmi, quasi cercasse la rissa. Questa sera, avrà la sua rissa.
“Lasciami andare!”
“Vedi cosa succede a fare la furba?”
Non mi scoraggio e con un movimento veloce alzo la gamba sinistra e gli pesto forte il piede. Gli faccio male quel tanto da farlo urlare e lasciarsi sfuggire un braccio.
Mi libero del tutto sfilandomi dalla sua morsa e corro verso l’auto con le chiavi pronte all’uso. A Zanna serve un attimo per riprendersi e recuperare l’equilibrio. L’attimo in cui sono già arrivata alla portiera, pronta a salire.
Metto le dita sotto alla maniglia e tiro.
“Che cazzo fai, Frà, aspetta!”
Caccia una delle sue solite bestemmie che fumano.
“Mi hai rotto le palle, tu la tua erba e le tue pasticche del cazzo!”
Zanna si arrende e mi guarda rassegnato.
“Ne abbiamo già parlato mi pare. E ti ho detto che non c’è nulla. Nulla di cui…”
“… preoccuparsi, sì lo so. Certo! E di tuo cugino non te ne frega niente, vero?”
Vedo che ho colpito nel segno.
E’ quel secondo di esitazione che ha nel cercare una risposta, quel fremito nella sua voce quando apre la bocca per ribattere alla mia domanda provocatoria.
“Certo che me ne frega. Ma lui cosa c’entra adesso?”
“Lo sai meglio di me, Zanna. E non fare finta di niente, non trattarmi come un’imbecille. So tutto. Gino lo farete morire di crepacuore un giorno o l’altro.”
“Che cazzo ne vuoi sapere tu?! Ascolti le chiacchiere della gente, adesso?”
“Gino NON E’ la gente. Gino è tuo nonno. E’ mio amico. E quando s’è messo a piangere sono stata io a consolarlo. Io. Tu eri al parco a sfumacchiare, forse, insieme a Motoretta e a Luca, mentre vi pregustavate le calate favolose del sabato in arrivo. Non te lo dimenticare.”
Sento la pelle del viso in fiamme, che tira come un palloncino prossimo a scoppiare.
Zanna si avvicina muto come un pesce e si ferma davanti a me.
Con una precisione assoluta, mi restituisce lo schiaffo. Non mi fa troppo male.
“Ora siamo pari.”
Senza dire una parola lo fisso con occhi cattivi.
Quando a un tratto mi prende per la nuca e mi trascina contro al suo petto.
Le due dita sono come tenaglie che mi tengono fermo il collo. Mi costringono ad alzare il viso. Mi dà un bacio tenero.
Un bacio che diventa caldo e doloroso e appassionato.
Sento il sapore della sua lingua che accarezza la mia, sa un po’ di tabacco.
Chiudo gli occhi, che hanno perso ogni traccia d’ira. Aspettavo questo momento.
Sapevo che sarebbe arrivato, prima o poi, e non faccio nulla per fermarlo.
Zanna non è il mio tipo, ma da qualche tempo la curiosità di sapere se ci sapeva fare era diventata troppo forte e pressante. Le fitte allo stomaco che mi prendevano ogni volta che lui mi toccava si erano fatte più profonde e dolorose. I nostri stupidi scherzi violenti non nascondevano altro che questa strana attrazione. Un’attrazione fatta di sguardi e di continui litigi. Inizio a capire anche Luca e Laura, il loro comportamento prima che tutto andasse in frantumi.
Non so perché, ma mi viene da piangere.
Zanna non smette di baciarmi mentre con le dita pulisce il mio viso dalle lacrime.
Io non riesco a staccarmi da lui, le mie mani lo tengono stretto forte addosso a me.
Gli accarezzo la schiena.
Quando l’incantesimo si rompe e decidiamo di tornare a casa, prima di salire in auto, senza chiedermi nulla Zanna prende la bustina di erba e la butta nel fosso pieno di acqua e fango, poco lontano al ciglio della strada.
Indosso la cintura e rimetto in moto.
Il brano è tratto dal nuovo romanzo di Eliselle:

Per chi volesse leggere il libro, il volume comprende anche un cd audio e si può acquistare on line










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