Archivi per la categoria ‘Storie d'amore’

Come la marea

Natale insieme nella Bogosfera, poesie e racconti per la vita

Il male manifesta continuamente la sua esistenza e non ha bisogno di prove. Eppure ci sorprende infinitamente. Si cela anche nella bellezza, nell’innocenza e persino nella verità. Non sempre la verità fa bene. Fu così che lei, quando gli disse di non amarlo più, avvertì un dolore acuto come se fosse stato lui ad abbandonarla e se ne andò in silenzio, colma di questa punizione. Non riuscì più a dimenticarlo e persino nel suo nuovo amore scoprì una crepa così profonda che decise, in poco tempo, di tornare da lui. Era la notte di Natale. Lui l’aspettava sulla soglia di casa, come la riva la marea. Stringendola in un abbraccio, provato in sogno tante volte, le mostrò sul tavolo della cucina i fiori rossi che lei aveva sempre amato e disse: “scendo a prendere la legna anche se stasera… Non sarà così freddo”. Mancava poco alla mezzanotte. Lei infilò la spina nella presa di corrente e inondò di luci colorate l’albero di Natale. Fuori il mare s’increspò sotto la carezza di una tenera brezza.

Nel rosso lenzuolo

Credevi di sapere tutto. Vero? Di aver conosciuto tutto della vita, del mondo, dell’amore. Tutto selezionato, classificato, archiviato. Come quel tuo vestito ben stirato sul letto ordinato, perfettamente rifatto con un candido lenzuolo.

Ma nell’ordine apparente delle cose si nasconde il caos.

Così una sera, ascoltando le note di una canzone, seduta al tavolino di un bar, lungo il mare o in qualsiasi altro posto, scorgi improvvisamente quel lato della vita che non t’immagini: misterioso, inesplorato, sconosciuto. Quella pratica imprevista che sporge polverosa dallo scaffale dell’archivio e che scopri solo sbattendoci contro il muso. All’improvviso il profumo delle viole si fa più intenso, ti accorgi dei prati fioriti e cogli ogni sguardo. Concentrazione assoluta. Ascolto perfetto, sapore pieno della vita. Sensibilità. Le parole non bastano mai. Le sensazioni le superano infinitamente. E passi come in un altro mondo. Ora il tuo vestito è un rosso lenzuolo che scivola lungo i bordi del letto sfatto. Levitando di emozione in emozione ti accorgi che non sei mai stata così viva. Il lavoro, i problemi quotidiani, le cose e le pene del giorno, nulla ti importa o può infrangere questo tuo meraviglioso stato di grazia.

Sei innamorata.

La strada scivola sotto i tuoi passi. La luna e il sole ruotano attorno a te e il cielo s’incardina sui tuoi pensieri ed è chiaro se sei serena ed oscuro se ti annuvoli. Quando gridi in riva al mare, questo ti risponde con un canto meraviglioso e i gabbiani sembra che volino intorno a te, in preda ad uno strano incanto.

Fai l’amore con il mondo. Hai fatto mai l’amore così? Vedi? Non la conoscevi questa sensazione. No. Proprio no. Hai la voce, un filo soltanto, per dirmi: “Ti amo”. Ed io posso udire quelle due parole e baciarti ed abbracciarti continuamente anche se sono lontano da te migliaia e migliaia di chilometri. Continuamente. Non c’è oceano che possa dividerci. Perché noi siamo il sole, il cielo, la terra, il mare.

Nel letto sfatto, nel rosso lenzuolo dell’amore, noi siamo l’universo intero.

L’Uomo Onda (*)

  

Come lo aveva conosciuto? Non lo ricordava più anche se ogni anno, durante le vacanze estive, ormai da molto tempo, lo incontrava su quella spiaggia baciata da un mare cristallino. Non lo avrebbe ammesso facilmente però ritrovarlo era diventato per lei un appuntamento irrinunciabile e, alla fine, sceglieva sempre quel posto per il desiderio di rivederlo ancora. Le lunghe passeggiate insieme, di primo mattino, nei giorni di luglio, erano puro piacere. Poche parole ma molti sguardi, intensi. Vedeva dalla finestra della sua camera, quell’uomo vestito di bianco, come sempre, in testa un cappello a falde larghe dello stesso colore e nella giacca il vento, che gonfiava l’abito come una vela. Così scendeva in spiaggia e lentamente lo raggiungeva. Convegni taciti che si verificavano e ripetevano naturali, come il sorgere del sole che trova preavviso solo nell’alba. E incontrandosi dopo un anno, quasi non si salutavano, come riprendendo il filo di un dialogo mai interrotto, al primo incrocio di sguardi si segnavano soltanto con un sorriso.
Delle sue frasi, brevi, misurate, lapidarie ricordava una su tutte, quella che forse l’aveva conquistata più di ogni altra. "La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato… Perché l’onda è la forma delle cose buone" diceva, mimando con il corpo e con le mani il movimento perenne del mare. Lei non smise mai di pensare a quella parete e cercò e rivide l’onda riflessa in ogni fatto ed oggetto della sua vita.
Non era solo un amico ma nemmeno un tenero amante, cosa era per lei l’Uomo Onda? Così lo chiamò, dal momento che non conobbe mai il suo vero nome, perché fedele come un’onda, sempre tornava a infrangersi sul suo cuore. Come ci si può affezionare così a una persona senza nome, senza ricordi, senza una storia comune? Eppure non aveva mai avvertito il bisogno di chiedergli nulla, nemmeno quanti anni avesse. Sicuramente più di lei perché raggi di luna avevano già sostato tra i suoi capelli. Era come se lo conoscesse profondamente, da sempre, e parlare passeggiando sulla spiaggia con lui, scambiandosi promesse impossibili, pari solo a sogni, era tutto quello di cui aveva bisogno, non voleva sapere altro. Cielo, terra, aria, mare e l’Uomo Onda, c’era tutto quello che voleva lì. Senza impegni, senza vincoli, senza doveri e diritti, senza tanti "ti amo" e "per sempre". Perché l’amore è amore oppure non é e non ha bisogno di altro.
Quando abbiamo trovato il sito dei nostri sogni non lo lasciamo più e così, a distanza di molti anni, lei ritorna ancora su quella spiaggia, sulla testa il cappello bianco dell’Uomo Onda scosso dal vento, accanto a lei sua figlia, ormai donna. In lei rivede quell’onda di cuore, riflessa in occhi di cielo, in movimento su labbra di rose, scolpita su fianchi di luna.

———
(*) Racconto già pubblicato nel mese di settembre 2006, nell’ambito dell’Iniziativa letteraria "L’Uomo Onda"  lanciata dal Blog degli Autori

Il valzer delle stelle

Dal film "Titanic"

Lo invitò a ballare, in quell’antico borgo sul mare, dove il tramonto è un cuore rosso che si scioglie all’orizzonte.
- Che ballo è questo? – le chiese l’uomo.
- Il valzer delle stelle! – rispose lei aggiungendo subito dopo: – L’ho inventato io! -
- Io sono un marinaio, sei mai stata su una nave? -
- Io? Certo! Anzi ho una nave tutta mia. Vuoi vederla? – rispose lei, mentre si allontanavano dalla balera verso il mare.
Incuriosito l’uomo la seguì fino al castello, l’antico fortilizio costruito su una estrema lingua di terra, circondato quasi completamente dal mare. Salirono le scale diroccate fino alle alte mura di cinta e, percorrendo un lungo cammino di rotonda, giunsero alla vedetta di fronte al mare. Lei si affacciò sporgendosi tra un merlo e l’altro, distese le braccia verso l’orizzonte e disse:
- Vedi? Questa è la prua della mia nave, qui mi fermo tante sere, chiudo gli occhi e navigo. -
- Non senti freddo? – chiese lui mentre cominciava a soffiare un forte vento di maestrale. Lei annuì e si lasciò abbracciare da dietro da quell’uomo conosciuto solo poche ore prima. La luce biava della luna piena illuminava le mura del castello. Leggi il resto di questo articolo »

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  • Laura
    @maria rizzi, sei tu ad avermi emozionata con questo commento. Grazie a te. […]
  • Daniela Quieti
    @maria rizzi, Carissima, speciale Maria, le tue parole, così generose, mi emozionano e mi rendono felice, proprio perché me le dedichi tu. Grazie, di cuore, per questi gratificanti commenti e complimenti vivissimi a te per la tua bella scrittura Daniela […]
  • maria rizzi
    Caro Mario, con le tue magnifiche metafore sei il dolce faro che illumina la notte che ognuno vorrebbe abitare...tra ciglia e stelle...che meraviglia! Grazie di cuore. […]
  • maria rizzi
    @Laura, l'apparente levità dei tuoi versi è splendido velo di Maya per giocare a celare la profondità dei contenuti. Le barche di carta sono quelle che resistono a tutti i venti, credimi! Grazie. Mi hai emozionata! […]
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