Archivi per la categoria ‘Storia da blog’
Storia da blog – Il tramonto – 5^ puntata
A volte il tramonto non è lieve, scende come una scura coltre all’orizzonte e il sole pare che affondi in mare, sciogliendosi in mille riflessi dorati sulla cresta delle onde.
Sara aspettava una sera così. Dopo tanti giorni vissuti freneticamente, quasi senza pensare a te stessa, consumati tra il lavoro, il solito tran tran quotidiano e le notti in qualche pub con il giro di amici un po’ schizzati e chiassosi, prima o poi, una sera in cui resti sola, ti capita. Ed è come se ti vedessi allo specchio. E quello che vedi non ti piace, non lo riconosci, ti senti estranea a te stessa. Non vorresti che fosse questa la tua vita. Perché non è vita ma un continuo, assurdo, alienante stordimento.
Un vento freddo che soffiava da terra investì improvvisamente il suo viso, mentre camminava nervosamente lungo il mare.
- Dio mio, dove avrò parcheggiato la macchina? – pensò fermandosi di scatto e abbandonandosi ad un improvviso gesto di stizza. La collana con cui stava giocherellando da un po’ si spezzò e decine di perle scure caddero a terra rimbalzando più volte, disperdendosi sul marciapiede. Osservando le perle che rotolavano via in tutte le direzioni ebbe come un’illuminazione. Proprio così sfilavano e si perdevano i giorni della sua vita… Proprio come quelle perle, correndo in tutte le direzioni. Non si può vivere sempre così, pensò, come se fossimo eterni, non agguantando ogni giorno perché pensiamo che ce ne saranno sempre altri, che ci sarà sempre una nuova collana e nuovi gioielli per noi.
Quasi senza accorgersene, istintivamente, si chinò tentando di recuperare alcune perle in fuga quando, ad un tratto, sentì qualcuno che la chiamava. Sì, l’uomo che stava parcheggiando la macchina, poco oltre il semaforo, stava chiamando proprio lei. Leggi il resto di questo articolo »
Storia da blog – La luce – 4^ puntata
È l’una di notte. Il monitor del computer è la sola fonte di luce nella stanza a parte la luna, che filtra dalle persiane. Già la luna. Da quanto tempo non la vede? Da quanto tempo non leva più lo sguardo al cielo per osservarla? Questo si chiede Robert ricordando di colpo le lunghe sere d’estate trascorse con Francesca in riva al mare a parlare, a guardare il cielo, le stelle, la luna. Basta poco per riaccendere la dolce memoria, un elemento naturale, un debole filo di luce lunare e la porta del tempo si riapre e ricordi l’amore.
Se sei innamorato guardi sempre le stelle e la luna, cerchi continuamente il cielo. Di giorno e di notte, sei in contatto con l’universo e lo sguardo si perde all’orizzonte, s’invola nell’immensità della vita, varca le porte del paradiso. I tuoi pensieri colgono il senso profondo delle cose, dei fatti, del tempo.
Il tempo. Robert guarda il suo orologio da polso, abbandonato sulla scrivania in un angolo, tra instabili pile di libri. Da molti mesi, ormai, non lo indossa più. La puntualità non ha più senso per lui. Nella sua vita non ci sono più appuntamenti da rispettare a parte quelli di lavoro, regolarmente rinviati, ignorati, rimossi nello stesso atto di assumerli. E’ come se il tempo si fosse fermato.
“Ci vuole una luce più forte”, pensa accendendo la lampada verde sul suo tavolo. Così, una luce più intensa inonda la stanza e copre quella lunare, dissolvendo i ricordi, ma illumina tutti gli altri oggetti reali, le cose del presente, compreso quel fascicolo pieno di correzioni ed appunti sulla scrivania, accanto alla tastiera.
Dio mio! Sono già due settimane che l’editore aspetta la nuova puntata del romanzo… Robert non ricorda più non solo gli appuntamenti, le date, gli impegni presi ma anche gli stessi personaggi della sua storia, ogni volta che riprende a scrivere rilegge a ritroso le puntate precedenti sconvolgendo la trama nella sua mente. Dove andrà a finire il racconto? Veramente non si sa. Povero editore che ha avuto l’idea di proporre alle lettrici di un mensile rosa un romanzo che può cambiare, puntata dopo puntata, in seguito ai loro commenti. L’accordo prevede però che la trama generale della storia sia ben definita e che il testo sia pronto da tempo. Intanto è iniziata la pubblicazione e lettrici attente seguono il racconto manifestando le loro aspettative e proponendo già i primi sviluppi. Robert ne deve tenere conto e questa è anche la sola scusa che ha per rinviare la consegna della puntata che sta scrivendo.
“Una luce più forte”… Ehi! Questo è il titolo della prossima puntata. Bene, almeno il titolo c’è.
Dalla finestra, intanto, penetra il fumo di scarico dell’auto della vicina di casa. La biondina del palazzo di fronte che, non si sa per quale ragione, parcheggia la macchina dall’altro lato della strada, proprio sotto l’unica finestra dell’appartamento di Robert.
Stasera è rientrata presto. Chiude lo sportello con la solita pedata, tenendo tra le braccia sempre un mare di cose, borse, pacchetti, riviste. Robert sbatte le persiane con il solito gesto stizzito, richiudendo la finestra, e la segue con lo sguardo attraverso gli scuri. Una rivista è caduta dalle braccia della biondina e rimane sul marciapiede mentre lei scompare dietro il portone del palazzo.
Una luce più forte, sì, ci vuole una luce più forte.
Storia da blog – Il sangue – 3^ puntata
Sara distesa nel letto con il volto rivolto verso il lucernario, il corpo coperto a metà da un candido lenzuolo, sembra una dea vestita solo di luce e di stelle, i suoi capelli biondi come la coda di una cometa.
Sogna di fare l’amore. Pensa all’uomo molto dolce conosciuto qualche sera prima e a una storia recente, finita male. Deve ricordarsi di non farlo più, ricordarsi che uno uomo è un uomo, un uomo non si usa, non si piega al proprio bisogno. Un uomo è un uomo. O si ama o si odia. Ma c’è un solo gesto che non facciamo nella nostra vita per farci amare? Perché il tempo passa, ma l’amore resta, tutto evapora nell’ebollizione della vita, ma l’amore resta sui bordi dell’anima, permeante, insistente, irriducibile.
Paura di amare? No, forse no. Solo paura di non essere sincera con un uomo conosciuto da poco e meno che mai con sé stessa. Ma perché aveva questi pensieri? Basta incontrare una persona, una sera, e, proprio quando meno te lo aspetti, cominci a pensare così?
All’improvviso il trillo del suo telefonino, un sussulto! Sono le sette! Tardissimo! Correre, correre. Come ogni giorno. S’infila nel bagno, poi nella cabina armadio. Che disordine. Uno stivale che non s’infila e un dolore acuto al dito. E’ quella ferita di due sere fa. Possibile? Ancora? Osservando la goccia di sangue che si sprigiona dal minuscolo taglio sente di nuovo quel profumo. Il profumo delle mani di Marco. Possibile? “Mi sarà entrato nel sangue!” pensò sorridendo.
Sì! Ma perché non l’aveva più chiamata? Sembrava che lo avesse incontrato la sera prima ma erano passati due giorni da allora. Già. Perché non l’aveva più chiamata? Non c’è niente di peggio che svegliarsi la mattina con questi interrogativi. Ricordava gli sms mattutini di Alberto. Ogni giorno un verso nuovo e parole carezzevoli. E poi così, per tutta la giornata, fino a notte fonda. Come mangiare un ciccolatino ogni ora. Questo sì che le dava una carica incredibile per la giornata. Dopo, quando quei messaggi non ti arrivano più, l’astinenza è terribile.
Diamo una sbirciatina ai messaggi ricevuti. Non si sa mai. Macchè! Alberto non c’è più. Perduto per sempre.
Mettendo in moto la sua vecchia auto osserva il suo sconosciuto vicino che con il solito gesto sprezzante chiude la finestra al primo piano, per non accogliere i gas di scarico che salgono proprio verso quelle persiane sempre aperte.
Via. Comincia una nuova giornata, frenetica, alienante. Quello sguardo triste nello specchietto retrovisore è proprio il suo ma non c’è tempo per pensare né per sognare. Meno che mai per amare.
