| Indice |
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| Alfredo Lucifero, dalla letteratura alla scultura |
| Critica - Romano Battaglia |
| Critica - Lia Bronzi |
| Lettera di Anna Balsamo |
| Tutte le pagine |

di VITTORIO SGARBI
Davvero niente di luciferino si potrebbe riscontrare nella scultura di Alfredo Lucifero. La vicenda biblica di Lucifero può essere considerata una metafora dell’attività artistica: l’angelo più bello osò ribellarsi a Dio, voleva mettersi sullo stesso suo piano, diventare anch’egli il creatore della natura.
Alfredo Lucifero non si ribella; al contrario, un atteggiamento di contemplazione francescana sembra contraddistinguere la sua visione del mondo, da angelo obbediente, come se l’unico suo obiettivo fosse quello di rivolgere lodi alla meravigliosa semplicità del creato.
Eppure Lucifero crea, proprio come voleva fare l’angelo ribelle, allestisce una specie di bestiario infinito, un’arca di Noè in cui vuole salvare, prima ancora che le singole specie animali, il senso stesso della natura, fonte di innumerevoli stupori, di eterne soddisfazioni per l’uomo. Lucifero crea, ma senza nessuna presunzione di rivaleggiare con la natura, di stravolgerla e reinventarla, di trasferire nelle sue creature il proprio spirito; plasma la materia senza che mai essa venga dimenticata dalla forma, lascia al bronzo la plasticità rustica, non levigata, come se dalla terra tutto partisse e tutto ritornasse. Lucifero asseconda anche nei procedimenti creativi la natura, con rispetto e fedeltà assoluti: solo tornando a essa, ci dicono le sue opere, l’uomo potrà recuperare la ragione della sua esistenza, si potranno così conciliare nel segno di una continuità storica e culturale che è allo stesso modo mediterranea e occidentale. Forse non senza predestinazione, le origini anagrafiche di Lucifero risalgono a due terre emblematiche in questo senso, la Calabria della Magna Grecia e la Toscana del Rinascimento.
Tornare allo spirito di natura e annullarsi nella sua contemplazione, dunque: un messaggio difficile per tempi come i nostri, così individualistici e antiumanistici, un invito che qualcuno potrebbe considerare ingenuo, troppo ottimistico. Ma l’ingenuità, quando è intesa come assenza di malizia, fiducia nella bontà del mondo, non è forse una virtù? Vivere gustando le gioie visive e sentimentali che la natura ci offre, accontentandoci senza pretendere alcuna risposta definitiva, senza cercare nelle cose significati oscuri e sfuggenti (e forse puramente immaginari) non è forse il modo più saggio di essere? Lucifero vuol dire “portatore di luce”: quindi luce di natura, luce della ragione.
Nell'immagine: Autoritratto - Bronzo, 2002


