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| Alfredo Lucifero, dalla letteratura alla scultura |
| Critica - Romano Battaglia |
| Critica - Lia Bronzi |
| Lettera di Anna Balsamo |
| Tutte le pagine |

di LIA BRONZI
Alfredo Lucifero, con il suo eterno indagare, presente anche nella nutrita produzione letteraria, approda in scultura, nelle maglie del quotidiano e nelle pieghe di un’esistenza vissuta interamente nelle minime e primarie emozioni, in una dimensione della forma che si carica di energia vitale, con grande seduzione estetica, dove il coefficiente è dato dall’equilibrio tra artisticità e fatticità, che sembra riproporre la chiave esegetica del luogo supremo di una umanità che ritrova, nell’assolutezza delle sue definizioni formali, le radici dell’essere.
Le scelte dei soggetti si antepongono, così, come volontà positiva, instaurando una realtà che può essere definita ideale, nel senso che enuclea, dalla totalità del reale, il senso individuale di tale totalità in formulazioni singole, che divengono normative, organizzate in termini universali, quali luoghi di aspirazioni-esperienze cui si tende a dare un valore assoluto. E’ comprensibile, allora, come la ragione intima della cultura di Alfredo Lucifero, toscano con radici calabresi, si concretizzi, nella forma, nella scelta di un mondo ideale come archetipo di nuove idee, secondo una serie di valori esistenziali cui egli attribuisce una preminenza assoluta. Nascono così le belle immagini del mondo di “caccia” come anatre selvatiche, cinghiali, conigli, volpi, ma anche pesci ed ippopotami, abitanti delle acque ed animali domestici come il cane e il cavallo, che propongono di per sé l’ipotesi di una verità nella quale è implicito un giudizio etico, nel senso di verifica della sostanziale positività dell’uomo, nelle sue azioni naturali e necessarie, appartenenti ad una realtà terragna, boschiva e di mare, tutti amori base della vita dell’autore. Capaci, tuttavia, di esprimere al contempo anche la combattività e la poeticità dell’anima, rilevabile nell’addensamento di realtà evocata, dalla quale nasce il pretesto per definire l’incontestabile presenza dell’essere animale, nel suo rapporto con il mondo dell’uomo.
Dal punto di vista formale, appare evidente come la calibratura delle masse, i rapidi spostamenti dovuti alla dissolvenza di luci, riproducono effetti pittorici, riservati al pollice, che imitano la leggerezza della pennellata impressionista, nella sua efficace immediatezza, impianti nei quali l’artista ben manipola la materia, tratteggiando le linee dei contorni, quasi a voler disegnare, incidendole, la corposità che si staglia nel fondo aereo, in modo superbo, cosa ancora più apprezzabile nell’alterità della testa del cavallo. Un discorso a parte meritano le opere riproducenti la figura femminile, affidata alla compostezza delle linee, che sembra cercare una corrispondenza nel mondo esterno, tali opere sono ricche di accensioni timbriche nel loro desiderio di espandersi nello spazio, nell’urgenza della materia ci ripropongono il tema della donna, spoglio di sovrastrutture nella sua eternità, nodo di forze nell’addensamento di amore, che Lucifero sa cogliere così bene, per nobilitarne l’ “humanitas”, mentre l’infinita perfezione delle forme, che sottolineano l’anfora delle anche, nei nudi, e la bellezza e delicatezza dei volti, di fatto esprime un concetto di bellezza coscientemente tesa ad essere eterna e normativa, dato riconoscibile soprattutto nel tenero volto della madre e nell’ultima creazione dell’Autore, che sembra essere immersa nel bagno mitico e temporale dell’antico, ma al contempo intorpidita da una certa sensualità realistica, che rivela se stessa, in modo particolare, nella carnosità delle labbra. Più vicina all’archetipale eterno femminino la scultura della maternità, che sembra uscire dai propri luoghi, per divenire realmente ambiente e concezione architettonica della vita, dove convergono le ancestrali spinte e forze dell’artista, tale opera possiede in sé la sintesi di sostanziali identità estetiche, con il concetto di amore materno. Un altro addensamento di realtà evocata immediatamente, ma che rivela l’incontestabile presenza dell’essere, colto nella psicologia universale, è racchiuso nei due bronzi raffiguranti il Cristo e l’autoritratto, dolce e dolorante il primo, in una posa austera, non esente da una espressione di smarrita malinconia, il secondo.
Tali opere realizzano la sintesi di forma-contenuto, come assunzione figurativa, quale totalità di presenza fissata nel tema plastico, con saldezza di volumi che addensano la luce nell’armonica geometria dei volti, che stagliano l’alveo atmosferico che li racchiude.
Dice Sant’Agostino nel “De Ordine”: “C’è una bellezza di forme in tutte le creature, ma a paragone della bellezza dell’uomo, la bellezza delle scimmie, viene chiamata deformità”.
Ma bellezza è un composto eterogeneo di contrari che comprendono anche la bruttezza, così ci appare la scultura simboleggiante il demonio, già esistente anche in Notre Dame a Parigi, dotata di una verità non soltanto di carattere estetico, nella sua istanza di male-necessario e nella corrispondenza di equilibrio-disordine, ma anche espressione della difficile coesistenza con il quotidiano.
Ambiguità apparente poiché, come opera, risolve lo scambio di comunicazione, secondo un processo di decodificazione semantica, in quanto messaggio poetico concretizzato formalmente nella materia allusivo-simbolica, quale termine di una concreta dialettica storica.
Concludendo, la molteplicità dei temi trattati da Alfredo Lucifero, rifluisce in una sostanziale unicità, quella dell’uomo impegnato nella difficile ricerca della propria positiva umanità, nella totalità ed immediatezza dei valori, come simbolo nutrito di presente, che si riallaccia ad un passato eternamente intuito, mentre la portata del suo intervento nel mondo artistico, sia esso scultore che letterario, rivela una “moralità compiuta” in una realtà odierna in lacerante divenire. Questo il senso e la verità di un artista che è testimone e vate del nostro tempo, nello slancio vitale di un sollievo universale, dove sono presenti le nostre incertezze, ma anche le nostre aspirazioni.
Nell'immagine: Lucifera - Bronzo, 2007


