Lunedì, 21 Maggio 2012

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Alfredo Lucifero, dalla letteratura alla scultura - Pagina 4

Indice
Alfredo Lucifero, dalla letteratura alla scultura
Critica - Romano Battaglia
Critica - Lia Bronzi
Lettera di Anna Balsamo
Tutte le pagine


da una lettera di ANNA BALSAMO

Per Sua cortesissima disponibilità ho ricevuto, dalla sollecitudine della cara e brava Lia Bronzi, la bella pubblicazione “Alfredo Lucifero - Scultore - Nuova Grafica Fiorentina” e non posso esimermi dall’esprimerLe, da visitatrice di quelle pagine (un libro d’arte è eminentemente una mostra d’arte su pagina), le impressioni significanti che la Sua scultura mi ha suscitato. Intanto le riproduzioni fotografiche che generalmente possono rappresentare più il grafismo delle opere che la loro dimensionalità, nel Suo caso, attraverso una costante di lumeggiato brunito, acquisiscono un rilievo che forza il limite del bianco e nero servendosene nella qualità di strumento di stacco a contrasto. Le Sue sculture più che scolpite nel bronzo paiono sfaccettate in un prezioso scuro cristallo, adamantine in ogni rappresentazione, e sono come raddensate in una manzia dell’esistere e da questa loro sustanzia esistenziale (persone o creature animalesche che siano) sono legate e liberate ed insieme espresse come impastate d’un’ansietà dell’essere che conquista un’esperita e forte conoscenza della cifra del daimon dei vari pathos, è così che si perviene al “vivere gustando le gioie visive” dell’agile nota sgarbiana: ma ciò comporta a monte complesse soluzioni a realizzare il processo creativo ed ecco quindi figure pervase dalla percezione cognitiva del sé, altre dalla tensione espressiva. L’autoritratto coniuga ambedue le situazioni e, nella mimica che sembra sul punto di pronunciarsi in un impulso valutativo, giocano un gran ruolo tutte le fasce muscolari del volto, lo sguardo che si acuisce nell’indagine anche introspettiva sotto l’orafa irsutezza dei sopraccigli e, massimamente, le labbra. La parola sta per accendersi anche sul labbro del Cristo, predisposto al Verbo messianico del Salvatore: già è pronta la vittima nell’aspetto che preconizza l’Ecce Homo. Sul limite della parola in divenire anche la bocca di Rossella, accompagnata dall’intelligere dello sguardo come nel Ritratto Femminile dove pare stia per suggerire, emotiva, un’obiezione. Molto giustamente osserva Sgarbi che, nel Lucifero scultore, la radice della Magna Grecia (più che in rimeditato classicismo, in una personale sintesi morfologica, osservo) confluisce, a causa dell’adozione e appartenenza toscana, nel profondo solco rinascimentale (certo da angolatura contemporanea) fortemente avvertibile per il suo animismo che muove dalla Natura e si fa eclatante in quegli archetipi quasi araldici come l’Ermafrodito, Lucifero, la Sirena. L’Ermafrodito è raccolto nella riflessione della propria ambiguità, penalizzato e premiato dalla medesima, pagando il prezzo di un’eccezionalità a doppio taglio. L’immagine che raffigura Lucifero, se per quella del Cristo avviene di presagire l’Ecce Homo, marca, certa e compiuta, tangibilmente presente, la metamorfosi nel divenire satanico dell’Angelo della Luce; poi c’è la Sirena, quasi di concezione romanica col volto di dolcissima Melusina, in effetti appare rimeditata archeologia, scrigno segreto, speziata di un filo d’ironia alla Barnum. Del resto anche gli esseri animati a cui siamo più avvezzi, proprio nella loro realizzazione compattata dalla forma, ripetono questa sensazione visiva di occultare un segreto: quantomeno, nel segno del mistero, quello della conservazione e evoluzione della specie. Altro è quanto vanno ad esprimere: il cavallo bloccato in un’attitudine d’immobilità degna d’un pezzo degli scacchi, per ossimoro, è frenesia di corsa. L’ippopotamo appare straordinario, liscio gioiello della mota ed è lustro tutt’uno con la propria fluvialità. E’ nelle quattro creature acquatiche - la Sirena, l’Ippopotamo, il Pesce, l’Anatra - che l’espressione formale si fa sensibilmente post-moderna proprio metabolizzando, innovativa, il tema del bestiario che fregiava, esterno e interno, appunto le chiese romaniche.
Squame, penne, villi, pronunciate labbra connotano le creature scolpite tutte favolose, sospette d’essere parlanti-magiche come nelle fiabe. Il setter comunica direttamente sia con l’eccitazione del cacciatore come con il terrore della preda puntata e, alla sua ferma, fa da curioso pendant lo stare all’erta della lepre espresso nelle vibratili orecchie e prudenza fisionomica del muso (che invece la volpe ha, debitamente, appuntito d’astuzia).
A parte considero due figure: il Nudo Femminile e la Maternità dove, pare strano, ma i soggetti di nuovo possiedono ambiguità nella loro ambivalenza: la ricchezza del Nudo Femminile è sensualità che è anche prostrazione. La sublimazione della dedizione in Maternità è la stessa che sacrifica l’immagine che nella forma tormentata, materica, fa assomigliare, mamma ed infante a una Pietà (interpretato molto bene il ruolo materno nel suo coinvolgimento nella cura di proteggere dalla vita e dalla morte).
Eccellenti queste sculture da collocare nell’ideale personale galleria d’arte che rivisitiamo di quanto in quando col pensiero.


Guarda altre immagini delle opere di Alfredo Lucifero nella Galleria degli Autori.



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