LA prefaziONE DI NICLA MORLETTI

Cosa dire di questo autore che già così giovane ha nel sangue la più fertile vena poetica?
Egli dichiara di aver scritto la sua prima lirica mentre era in auto, anche se la passione per la poesia era già in lui mentre frequentava le scuole elementari.
Mario De Rosa, pur essendo giovanissimo, ha già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. E lunga, ad elencarla, sarebbe la lista. Un enfant prodige? Un poeta vero dell'anima? Un misto di dolcezza e morbidezza di versi e d'amore? Tutto questo è Mario De Rosa. Lo avvertiamo quando parla di sé o degli avvenimenti della vita. Poche parole, ed è subito armonia.
Ma passiamo ad esaminare questa raccolta di poesie. E finalmente piove... Titolo straordinariamente originale per il significato che racchiude, per l'interpretazione che ciascuno di noi può darne. Personalmente adoro la pioggia che cade fitta sul mondo. Essa, nel suo scivolare lento o addirittura nel suo scrosciare, è musica, nient'altro che musica. Ha ritmo la pioggia che cade sulle foglie degli alberi, ritmo è anche il ticchettìo sui vetri. La pioggia avvolge il mondo nel suo manto di nubi disciolte. È miracolo, armonia. Compagnia per i cuori solitari. È una dolce canzone d'amore, che si può ascoltare da dietro i vetri appannati della finestra alla luce di nostalgici lampioni. E poi ci sono gli innamorati che si baciano sotto la pioggia, mentre nei giardini le rose perdono i loro petali in un ultimo, estremo canto.
Riguardo la pioggia, Mario De Rosa dice: "Nei miei componimenti non faccio, se non in una certa misura, riferimento all'indispensabile elemento biologico, bensì al valore simbolico che possiede l'acqua nell'istante stesso della sua caduta, avvertita, in un contesto meramente poetico, come momento di catarsi, metafora di frescura, liberazione e, al pari del diluvio nelle molteplici cosmogonie del passato, rigenerazione".
Bellissimi i versi: "... E intanto quel benedetto tuono,/ aspettato con misto di angoscia ed eccitazione,/ si scaglia a metà cielo col suo urlo, il suo violento suono/ che nella gente riconosce le grida dell'esaltazione..."
Struggente anche la poesia: "Madre". Rubano l'anima queste parole: "II tuo sorriso d'aranci mi squadra./ Silenziosi i tuoi occhi restano/ agganciati al mio respiro, mentre io/ contemplo dubbioso l'universo..."
Accanto a versi così dolci e immensi si snodano altri ritmi, altri suoni, altre parole, mentre la notte smuove l'ondoso mare della baia di Sciano. "Tu sei con me, stretta tra le mie braccia e i miei occhi" scrive l'autore. Ed è una primavera di baci e d'amore.
Non mancano parole tenere per l'amico, tra le amarezze e le gioie della vita. La via verso un sogno, verso la felicità.
E intanto "quella folla affannosamente si muove,/ mentre aspetta silenziosa.../ Quando di sorpresa cade una goccia minuta in quella cappa afosa/ ... e poi, finalmente, piove...".
E FINALMENTE PIOVE…
di Mario De Rosa
Bastogi Editrice Italiana
2008, pag. 108
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Nota dell’Autore
E finalmente piove... compendia emblematicamente un multiforme universo di idee, che ammette quale cardine il pensiero della "pioggia", quell'evento atmosferico che, potendosi presentare come cataclisma, è in grado tanto di turbare profondamente la quiete d'un paesaggio soleggiato quanto di assumere il volto della Provvidenza in presenza d'un incendio devastante, come quelli che soventi; si abbattono sulla nostra penisola italiana (con preminenza al Sud) a causa di qualche mano scellerata.
Nei miei componimenti non faccio, se non in una certa misura, riferimento all'indispensabile elemento biologico, bensì al valore simbolico che possiede l'acqua nell'istante stesso della sua caduta, avvertita, in un contesto meramente poetico, come momento di catarsi e redenzione, metafora di frescura, liberazione e, al pari del diluvio nelle molteplici cosmogonie del passato, rigenerazione.
Parlare, tuttavia, di palingenesi o, diversamente, di esegesi della realtà in chiave letteraria, potrebbe apparire, alla luce dell'epoca della tecnica e del raziocinio scientifico in cui viviamo (proiettati verso obiettivi un tempo inimmaginabili, metodicamente sostenuti e giustificati in nome del rigore logico), frutto di un vanitoso anelare al passato ormai estinto.
Ciononostante, a mio parere, proprio nell'età della meccanizzazione (e come non mai prima d'ora) ha ragion d'essere l'arte e, in particolar modo, la poesia quale mezzo comunicativo di primaria importanza: non solo per il valore estetico che nelle forme più svariate la contraddistingue, ma soprattutto nella misura in cui riesce ancora a dire ciò che di più umano è sito nel nostro cuore e che rischia, silenziosamente, di scomparire investito dal "Nulla".
In quest'ottica l'ispirazione, sulla quale molto, moltissimo si è detto nei più disparati contesti, rappresenta il momento di evasione indipendente dal nostro volere, fortunatamente ancora lontano da una classificazione rigorosa in termini teoretici e quantitativi.
"Fortunatamente" non perché l'idea che anche l'ispirazione sia frutto di un processo chimico come un altro possa intimorire (sarebbe ingenuo ipotizzare che un'attività della mente non abbia le stesse origini basilari delle altre), bensì perché un'idea simile, senza la giusta analisi critica, finirebbe certamente per cancellare, come è avvenuto e avviene così di frequente in relazione a tutto ciò che non è ancora (e forse non sarà mai) dimostrabile empiricamente in quanto parte della sfera soprasensibile, il rapporto fra chi scrive, cosa scrive e il suo sentire, demolendo la convinzione che il tutto è anche frutto di uno "spirito che ode, perso nella magica illusione che alcune parole, ritmicamente disposte, possono donare".
La poesia è stata per me, come penso per tutti coloro che vi si avvicinano, un esperimento al quale, senza che me ne accorgessi, il mio animo è divenuto avvezzo. Scrivere è poi diventata, per dirla col grande Rainer Maria Rilke, una "necessità", e in tal maniera è oggidì uno dei momenti di massimo raccoglimento che riesco a concedermi.
Concludendo queste brevi note, auguro a color che vorranno immergersi nel fitto mar di questi versi una gradevole lettura, con la speranza che la tenue pioggia autunnale non tardi molto a portarsi via l'umido tepore e il cielo appannato dell'estate...
Dalla Prima Sezione
Madre
Il tuo sorriso d'aranci mi squadra.
Silenziosi i tuoi occhi restano
agganciati al mio respiro, mentre io
contemplo dubbioso l'universo.
Ansimando, tutte le perplessità
del tristo mondo accorrono alla mente
mia, angolo di meditazioni semplici
e di ossessionanti interrogativi.
Tu mi guardi preoccupata, madre,
credendo di avvertire in me il dolore
o lo sconforto, ma io respingo ogni
aiuto, bisognoso di silenzio.
Non preoccuparti vanamente, madre.
Rifletto scetticamente sul cosmo
spudorato. Ma tra pochi minuti
tornerò a pensare all'immanente:
sul capo, allora, una muta carezza
mi accompagnerà, scevro da paure
che non mi spettano. E sorriderò
di nuovo nel tuo sorriso, madre.
***
Mio caro amico
Mio caro amico
che a leggere t'appresti
i miei versi scevri o adorni...
non lasciarti ingannar dalle parole
che scritte vedi in superficie!
Scava, scava affondo tra i punti e le rime,
sotto le virgole e dietro gli spazi
che là, dove più periglioso si fa il cammino,
dove non osano metter piede
color che non amano lo scorrere dolce
della voce del cuore,
tu solo mi troverai.
E da quel momento in poi
sarò pronto a guidarti,
ad accompagnarti sulla via
che, fra le amarezze e le gioie della vita,
dritta conduce ai sogni di quest'uomo.
Mario De Rosa, profilo ed opere nella Galleria degli Autori.

