Mercoledì, 8 Febbraio 2012

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Autori - Recensioni Poesie di Federico Tarallo

Poesie di Federico Tarallo

La recensione di Nicla Morletti


Le opere di Federico TaralloPoeta del cuore, Federico Tarallo attinge le sue creazioni alla sensibilità del suo animo aperto alle bellezze del creato, al canto dell'amore e della bontà, che superano i confini terreni per andare oltre la materia. Analizzando se stesso ed elevando una voce mirabile per contenuto e sentimenti chiari, vibranti di accenti, di amore e speranze, ricorda "gli slanci degli anni verdi sul cammino di perle della nostalgia, e giorni di comete che fiorivano di getto nel cielo luminoso dell'infanzia". E sono dolci favole portate dal vento...

Nell'immagine: Il grande pino di Paul Cézanne, particolare

POESIE DI FEDERICO TARALLO


La favola del vento

Di te, o Vento, si canta
di un tempo di placidi effluvi,
quando trasudavano miele
gli alberi e spontanea la terra
le sementi schiudeva.
Tu per i campi correvi
su messi ondeggianti
o tra fronde frementi
t'avvolgevi leggero.

Un dì, quando già verde
la terra s'infiora,
beltà di fanciulla ti prese:
negli occhi suoi un'ombra,
un vago tremore.
Pur, voli
e canti amebei
per silvestri sentieri.

Ora, nella tua corsa,
un'eco di schianto,
quando il mare sommuovi e flagelli
e sabbie e valli turbinando fendi.
Dolce ti effondi, sol quando sull'onde,
le selve e le dune,
senti aleggiar l'Aura gentile,
dalle ombre rapita.

***


Sull'uscio della sera

Ora che il cuore smarrisce gli slanci
degli anni verdi e sparge
sul mio cammino perle
di nostalgia, pure il tuo volto, Madre,
s'invola! Invano cerco la tua voce
sull'uscio della sera, ove pensosa
m'aspettavi ogni sera:
umidi gli occhi di aghi
e di ditali, gonfie le ginocchia
di filastrocche di telai.
A te mi riconducono
quei sogni tuoi di semplicità antica,
quella energia solare
sempre pronta a donarsi e a farsi pane.
Or che anche il vento disperde sul fiume
dei giorni i pascoli del cuore,
segretamente, un suono
di lontani rintocchi,
sul calar della sera,
mi zufola puntuale nell'orecchio.
Forse, sarà l'eco della tua voce,
che pulsa nelle vene:
mi attendi ancora, come un tempo, lì,
sull'uscio della sera!

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