La recensione di Nicla Morletti

Un bel romanzo. Una bella, dolce storia dall’incipit radioso.
Pupa si sposa. Un abito candido di picché, le ballerine ai piedi, la chiesa senza fiori. È l’alba di un giorno del 1950 e la luce delle candele, scalda il cuore, accende emozioni. E lei, Pupa, la protagonista, che nel suo candore affascina subito il lettore, ripensa a quando era bambina, alla campagna toscana, al verde dei colli. Poi gli anni quaranta, la guerra e un’Africa diversa e lontana, dove il Ghibli soffia sul deserto...
Leggere questo libro è un piacere. A voi tutti la scoperta di pagine nuove. Di altre emozioni.
LE NOZZE DI PUPA
di Enrica Teresa Vignoli
Gruppo Albatros Il Filo - collana Nuove voci
2008, p. 60
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7 agosto 1950, l'alba di un lunedì come tanti forse, ma non per Pupa. Un abito bianco, discreto in picchè cordonato, delle ballerine bianche con la punta stondala, una chiesa senza fiori, un'atmosfera riscaldata solo dalla tenue luce di poche candele, ma un cuore colmo d'emozioni e ricordi. Ecco, questo è il giorno più importante, più bello della vita di una giovane donna: il giorno del suo matrimonio. Tutto scorre nella sua mente come scene di un film a rallentatore. Contorni sfumati per ricordi di bimba che riportano dalla campagna toscana negli anni Quaranta, quando si tentava di vivere una vita "normale" in mezzo al fragore della guerra con il suo acre sapore di morte, ai colori decisi di un'Africa non più lontana. Sotto un unico cielo alte palme in un mondo senz'acqua, tra ghibli e couscous, reggiseni e chador, sincretismi e allegria. E poi le difficoltà di un'infanzia segnata da tragiche vicende molto più grandi di lei lasciano alcune ferite non rimarginabili, ma non impediranno a Pupa di provare affetti profondi e di affacciarsi alla vita piena di speranze e di capacità di amare, assicurandole al contempo una forza e una volontà non comuni. Un fare sapiente lascia fluire immagini e pensieri, un senso di attesa e trepidazione che ci porta per mano sulla soglia di quella chiesa in una mattina d'estate sognando fiordalisi.
Dal libro
La forte emozione le impediva di respirare ma non di accorgersi che nessuno, in quel buio, avrebbe notato il suo vestito. Aveva scelto un taglio classico, un tailleur come allora andavano di moda, ma non vistoso, non certo un vestito da sposa: giacca aderente, tre bottoni, gonna stretta sotto il ginocchio; picchè, la stoffa, picchè cordonato bianco. In testa portava soltanto un triangolo di vero pizzo e ai piedi eleganti decolleté, basse “cenerentole” bianche senza tacco alla moda di “Sabrina” con la punta stondata.
Senza tacco: finalmente una moda che non la faceva sentire troppo alta e si sbiadiva così un antico complesso che l’angosciava da quando era bambina: … a scuola sempre l’ultimo banco.
Grazie al lavoro si era pure comprata una trousse di tartaruga vera. Piccola scatola rigida che nascondeva uno specchio, era la prima reale borsa, una borsa elegante, con piccoli segreti da conservare per un’altra volta. Non l’avrebbe forse già pensata in vista sul comò in camera di sua figlia, affetto e ricordi per sempre conservati nella piccola scatola color arancio? Una scatola o una borsa … la moda ha sempre dei misteri.
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