Lunedì, 21 Maggio 2012

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Ottavia. Una vita disperata di M. La Rovere

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Ottavia Una vita disperata
Libreria di Manuale di MariUn romanzo originale, dal forte impatto emotivo che induce a pensare, a riflettere, a capire cosa c'è in fondo al cuore dell'uomo per il tempo di questa umana avventura.
Ma chi è Ottavia? "Non so se Ottavia e il suo mondo esistano veramente – scrive l'autore -. Non mi importa di accertarlo. Però Ottavia vive realmente, esistendo in quella frangia di impossibile che quotidianamente si concretizza sotto i nostri occhi e che ci lascia volutamente increduli proprio perché vogliamo convincerci ad ogni costo di trovarci di fronte all'impossibile. Perché non sappiamo amare. Neppure noi stessi."
E sorge improvviso il desiderio di leggere ancora più attentamente le pagine di questo libro per saperne di più  della vita, dell'amore. Di Ottavia.

OTTAVIA Una vita disperata
di Manlio La Rovere
Il Filo - Collana Nuove voci
2007, pag. 98
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Io non so se Ottavia e il suo mondo esistano veramente o siano veramente esistiti in un posto qualsiasi del nostro orbe terraqueo. Ma non mi importa di accertarlo. Anche perché l'operazione risulterebbe oltremodo difficile. Però, Ottavia vive.
Ottavia vive realmente, esistendo in quella frangia di impossibile che quotidianamente si concretizza sotto i nostri occhi e che ci lascia volutamente increduli proprio perché vogliamo convincerci ad ogni costo di trovarci di fronte all'impossibile. Perché non sappiamo amare. Neppure noi stessi. Nessuno, infatti, ha abbracciato Ottavia. A nessuno è venuto in mente. Proprio come a nessuno viene in mente di abbracciare una delle numerose Ottavie che, in sembianze maschili oltre che femminili, attraversano quotidianamente il campo sensoriale di noi tutti. Perché costa troppo. E l'essere umano, prima d'ogn'altra cosa, è taccagno, egoista ed altro ancora. Ottavia, quindi, avrebbe probabilmente fatto la stessa fine anche se avesse potuto disporre di maggiori benefici materiali, perché le sarebbe venuto a mancare l'unico bene veramente indispensabile. Anzi, vitale. Vitale per lei come per ognuno di noi. Alludo all'amore del prossimo o, più semplicemente, all'amore. Quell'amore che è espressione di carità, misericordia, conforto.


Dal Capitolo I

Il grande specchio dell'antiquato armadio ad una sola anta rifletteva una figura male in arnese, nella quale Ottavia stentava a riconoscere se stessa. La vaga luce crepuscolare che entrava dalla finestra stretta, disadorna e cadente, contribuiva a rendere un'atmosfera di squallore e di povertà.
La casa o, meglio, ciò che Ottavia si ostinava a chiamare casa con inconsapevole eufemismo, era silenziosa, buia ed irreale come sempre a quell'ora. Il quotidiano armistizio con la propria disperata esistenza consentiva ad Ottavia di tirare il fiato, recuperando un minimo di energie per il momento in cui sarebbe ricominciata l'impari lotta: di lì a poco.
Però, non si arrendeva. Non poteva arrendersi! Doveva bere il suo calice amaro fino in fondo, come il buon Gesù, del Quale, intanto, non era degna di pronunciare neppure il Santo Nome. Figuriamoci, poi, se poteva confrontarsi col Suo indicibile sacrificio! Era proprio senza cervello!
«Gesù, perdonami se ho osato tanto» disse con un filo di voce alla figura che veniva riflessa dallo specchio. «Ma Tu lo sai: la mia testa non è mai stata tanto a posto!».
Si segnò lentamente, come trasognata, e vide che Gesù l'aveva perdonata dall'alone debolmente fosforescente che, in quel momento, le contornava il corpo.
La prima volta che aveva notato quel debole chiarore si era spaventata a morte, ma poi si era rassicurata, dicendosi che quello doveva essere senza dubbio un segno tangibile della protezione della Madonna, che lei implorava tanto. Non poteva essere diversamente perché, ogni volta che aveva aguzzato la vista per cercare di capire cosa le stesse succedendo, il fenomeno era svanito come per magia. Perciò, non poteva trattarsi che di un segno benevolo, un segno, quindi, della Madonna o di Gesù Benedetto. Un segno che le veniva inviato solo quando lei si trovava in situazioni particolari, non quando voleva lei. Però, non doveva permettersi di cercare di capire: doveva ricevere il segno come se fosse una grazia. Infatti, se cercava di capire cosa fosse, fissandolo per bene, quello spariva. Perciò, era chiaro che non dovesse capire, ma solo ricevere.
Senonché, quando aveva raccontato la cosa a don Giuseppe, aggiungendo anche le conclusioni alle quali era pervenuta, don Giuseppe si era alquanto arrabbiato con lei, raccomandandole piuttosto rudemente di non dire stupidaggini e, soprattutto, di dimenticare alla svelta sia il fenomeno, sia le arbitrarie conclusioni.
Beh, poteva capirlo: glielo aveva raccontato durante la confessione! Quando ci si confessa, si confessano i peccati, mica si può parlare di altre questioni! Nemmeno nel caso in cui si tratti di questioni relative a miracoli. Eppoi, se uno dovesse star lì a convalidare anche i più piccoli miracoli — perché, in effetti, il suo era un piccolo miracolo, mica un miracolo strabiliante come quelli che raccontava don Giuseppe — se uno, dunque, avesse dovuto star lì a convalidare anche i più piccoli miracoli, buonanotte!
Sì, era giusto, più che giusto, che don Giuseppe l'avesse un po' maltrattata: se l'era proprio meritato!
Da quella volta, comunque, non aveva avuto più né modo, né tempo, di chiarire i suoi dubbi o di rinsaldare le sue certezze. Dopo quello che era successo in casa, i suoi incontri col parroco non avevano potuto più avere una impronta di normalità, né il crisma dell'ufficialità. Mario, negli ultimi tempi, si era imbestialito più che mai ed avrebbe sicuramente scatenato il quarantotto se avesse scoperto che lei continuava ad allontanarsi da casa per andare a confessarsi e, peggio ancora, a comunicarsi. Guai! La prima volta che se ne era accorto, l'aveva riempita di botte, condendole di bestemmie una più orrenda dell'altra!
Ecco, per quanto riguardava le botte, beh, poteva anche sopportare. Anzi, doveva sopportarle, visto che, in qualche modo, ne era lei la causa scatenante. Ma le bestemmie, no. Le bestemmie erano peccati; peccati mortali! E, proprio allo scopo di non far commettere al suo Mario tanti e così gravi peccati, preferiva peccare lei. Perciò, s'era ridotta a sgattaiolare da don Giuseppe solo quando poteva farlo in tutta sicurezza e, in ogni caso, sempre nottetempo, come un malfattore, quando Mario, ubriaco fradicio, russava sonoramente, steso di traverso sul loro misero letto. Se ne andava col cuore in gola e le ali iti piedi perché capitava che, talvolta, Mario si svegliasse di soprassalto. In quei casi, voleva trovarla negli immediati paraggi per... per usarla come più e meglio gli garbasse sul momento. Altrimenti, guai!
Però, anche se le sue azioni erano finalizzate al bene di Mario, lei, per se stessa, commetteva pur sempre dei peccati. Per esempio, non andava più alla Messa, neppure la domenica, sempre per gli stessi motivi. E, quello, non era un peccato da poco! Per di più, era impossibilitata a "fare la comunione", salvo in casi veramente eccezionali. E, quello, anzi quelli, erano una serie di peccati mortali. Altro che perdere la Messa!
Ecco, soprattutto a causa di queste manchevolezze, lei aveva sofferto tanto, molto ma molto di più che per i patimenti inflittile da Mario ed anche dalla vita. Poi, però, un po' per le parole di don Giuseppe, un po' per il conforto venutole dalla signora, un po' per la convinzione che s'era data che, sì, lei peccava ma a fin di bene e che pertanto il Cielo ne avrebbe tenuto conto, si era pian piano rassegnata alla sua condizione. Non che ci si fosse assuefatta: per carità! La sua era pur sempre una condizione da bestie, non da cristiani. Ma, comunque...
C'era voluta, infatti, e ci voleva, tanta e tanta cristiana rassegnazione per poter sopportare, senza morirne, l'interminabile catena di disgrazie che le si erano avventate addosso sin da piccina, simili ad una muta di cani sul cinghiale ferito.
Già, fin da piccina...


Manlio La Rovere, è nato a Chieti nel 1942. Ha seguito la famiglia in vari trasferimenti di residenza fino ad approdare a Livorno. Ex ufficiale dell'Aeronautica Militare, ha collaborato alla pubblicazione di un manuale di medicina tradizionale cinese dal titolo Manuale di Agopuntura di Fu Bao Tian (Giunti), mentre per la Joppolo Editore ha pubblicato il romanzo Santi Maccarese - Una vita diversa. Ottavia è il suo secondo romanzo.
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