LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

"Profumo d'avventura" è un racconto che ruota attorno ad un protagonista, il signor Veraldo che torna al paese nativo per "una mesta incombenza", un funerale. E si trova al centro di un'avventura galante che, nei suoi attimi di gioia e bellezza, racchiude l'eternità.
Piace subito la figura del signor Veraldo. Si tratta di un personaggio vitale e saggio. Accattivanti anche le altre figure che ruotano attorno a lui. Una storia d'amore che lascia una scia di profumo di cose buone e che infonde fiducia nella vita.
PROFUMO D'AVVENTURA
di Otello Giuffredi
La Versiliana Editrice
Collana Il pungitopo
2008, pag. 101
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"I pochi personaggi che animano queste pagine sono accattivanti e
simpaticamente connotati. Ognuno di essi ci si rivolge ammiccante e si
fa voler bene. Eppure non vi è nulla di scontato in questa storia
d'amore vissuta e narrata con stupore e leggerezza e la lettura ridarà
fiducia a chi l'ha perduta, affinché continui, come il protagonista e
le "sue" donne, a credere nell'amore vivificato dalla memoria e da una
sottile ironia."
Brescia Oggi – 14.10.2008
L'avventura amorosa del signor Veraldo
Scrivere
è un placebo. Una magnifica ossessione. Un modo per fare i conti con se
stessi e creare un mondo a parte. Scrivere è diventato un esercizio
costante, una palestra continua per Otello Giuffredi, nato in provincia
di Parma ma naturalizzato bresciano, già coiffeur cittadino in zona
tribunale, che si cimentò per la prima volta con il romanzo
d'invenzione oltre vent'anni fa con l'arguto e visionario «Se fossi
stato io il barbiere personale di Mussolini». Da allora è seguita una
nutrita serie di romanzi, variamente ispirati all'esperienza personale,
al vissuto di Otello Giuffredi, puntualmente trasfigurati con trame e
invenzioni letterarie. E poi, ancora, poesie e racconti.
Ultimo di
questa lunga nidiata giunge ora «Profumo d'avventura», racconto che
ruota attorno ad un protagonista, il signor Veraldo, che si incammina
verso la senilità scontandone qualche ubbia ma senza perdere il gusto
per la vita, il senso di un'esistenza vissuta pienamente, la lucidità
di uno sguardo maturo ma ancora curioso e partecipe verso l'umanità che
lo circonda. Veraldo torna al paese natale per una mesta incombenza, un
funerale, e si trova al centro di un'avventura galante, una liaison che
si consuma nel volgere di poche ore ma non per questo è meno ricca,
«totale» e appagante, coinvolgendolo in una passione matura per una
farmacista assai più giovane di lui che prende però in pugno
l'iniziativa.
Il «Profumo d'avventura» del titolo è il nome di un
antico profumo visto sul caminetto di un conoscente, eco e promessa di
incontri fatali e relazioni turbinose. Questa storia d'amore breve ma
intensa ha in effetti il profumo di certi romanzi d'appendice d'altri
tempi, di certi colpi di fulmine ottocenteschi vissuti però con
disinibizione moderna. Il racconto si legge d'un fiato e costringe a
simpatizzare per il signor Veraldo e il suo autore: per la loro
vitalità e per la saggezza del loro sguardo sul mondo.
Dalla Parte Prima
Che il trascorrere degli anni, ormai, fosse una sorta di inarrestabile, indegno rotolamento verso il basso, inteso come "conduttore" verso la tomba, l'aveva capito già da un pezzo, da quando, raggiunta la settantina, i sintomi di vari malanni riaffioravano più perentori e precisi che mai.
Certi capogiri ostinati che lo facevano talvolta barcollare, mentre le ginocchia, tremule, parevano sottrarsi al loro preciso compito, che era giustamente quello si sorreggerlo, e d'indirizzarlo ove la sua mente avrebbe desiderato esser condotta e lì approdare, erano segni inequivocabili ed ammonitori al contempo. Inoltre la sua memoria fotografica, della quale s'era sempre vantato giustamente, ora era quasi latitante e si permetteva anche di giocargli brutti scherzi, e fargli fare, forse, brutte figure.
Questo accadeva, talvolta, quando non riusciva a ricordare persone conosciute da tempo, e che improvvisamente, gli si paravano dinnanzi, lasciandolo muto e amorfo come un fiammifero svedese. A sua consolazione però, vi erano episodi che rinverdivano i suoi allori d'un tempo, come quando gli accadeva di riuscire a riconoscere una persona senza essere riconosciuto. Magra consolazione si dirà, infatti non esser riconosciuto, significa esser mutato parecchio, e che cos'è la mutazione del proprio sembiante, se non l'osceno invecchiamento fisico, che altera i propri connotati, stralunandoli al punto di far dire ad altri: "Chi è costui? Non l'ho visto mai"...
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Otello Giuffredi, nato a Basilicanova, in provincia di Parma, vive attualmente a Brescia. Ha pubblicato i romanzi: "Se fossi stato io il barbiere personale di Mussolini" (1987), "LM 623... non era una famiglia" (1987), "La zuppa del cane" (1991), "In lontananza Parigi" (1995), "Rosso alchermes" (1998), "L'inspiegabile caso dell'avvocato Pistorno" (2002), nonché racconti e poesie.