Il commento di Nicla Morletti
Alberto Calavalle, poeta e narratore esemplare, con il libro “Finestre sulla città e dintorni”, ci fa dono di una raccolta di articoli e saggi composti dall’anno 2002 ad oggi, e già pubblicati precedentemente sul settimanale “Il nuovo amico” ed in altri periodici.
Quasi a formare un diario, i testi si susseguono in ordine cronologico; riflessioni e commenti sono dedicati a luoghi, eventi, personaggi di Urbino: Carlo Bo, Volponi, Raffaello. Si spazia nel mondo dell’arte, della scienza e dell’artigianato, con le famose ceramiche artistiche di Urbino. Si apprende di manifestazioni locali, come “La Festa del Miele a Belforte” e “l’Ars libraria”.
L’autore, con competenza e in uno stile elegante e sobrio, affronta anche temi attuali come la crisi economica, offrendo così al lettore momenti di riflessione e proposte. E poi ci sono i viaggi verso la Cappadocia, a Londra e Granada, un’estate a Riccione.
Il volume si chiude con i capitoli su “Spiritualità e religione”. E tanto la lettura è bella e coinvolgente da farci ritrovare “Sulle soglie dell’infinito”, nel “Deserto del Sinai”, “Sulla via di Santiago”.
FINESTRE SULLA CITTA' E DINTORNI
di Alberto Calavalle
Argalia Editore Urbino
2009, p. 152
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Dalla Prefazione a cura di Mario Narducci, direttore della Rivista aquilana "Novanta9"
Alberto Calavalle e il privilegio della memoria
(...) In “Finestre sulla città”, opera tratta da articoli sparsi, il nostro autore conferma questa linea e la consolida, indicando persino una strada impervia da seguire al giornalismo contemporaneo che sfiora eventi e persone, solo raramente entrando nel merito di un dire etico che invece è imperativo comportamentale.
Nella presente raccolta, accentua, se vogliamo, questa caratteristica, sia che tratti della grande mostra su Raffaello, del Duca Federico, di Carlo Bo e di Volponi, sia che presti attenzione a quelli che potremmo chiamare i “temi minori” della quotidianità quali le presentazioni di libri e le manifestazioni locali, sia ancora che allarghi lo sguardo ai problemi del mondo, ai viaggi, o lo ripieghi ai temi della spiritualità e della religione.
Se vogliamo dare un senso a queste cronache, potremmo coglierlo nella eguale dignità che l’Autore assegna ai giganti della storia e della letteratura come alla minorità dei giorni comuni. Perché tutto, nel profondo, ha un senso e nulla che attiene all’uomo è privo di dignità. Spogliare la grandezza e la minorità di questo senso, è il primo passo verso ogni oppressione.
Abbiamo solo accennato, sin qui, al valore della memoria in Calavalle. Ma la memoria non è indistinta. C’è la memoria passiva e amara di quanti lodano il passato per poi crogiolarsi nell’inerzia; e c’è una memoria attiva, quella che fa passare il tempo e gli uomini trascorsi attraverso il crivello del discernimento, per trarre motivi di rinnovamento positivo del presente.
La memoria in Calavalle ha questa seconda valenza, e ciò gli permette di essere annoverato tra i grandi cultori e amanti di una città unica come Urbino, che si svela teneramente e ampiamente solo quando si avvede di essere compresa.
Un cenno, infine, alla qualità della scrittura di Calavalle, una scrittura asciutta, ma non per questo arida, che privilegia la parola quale strumento univoco e significante, rifiutando i molti volti interpretativi e la banalizzazione narrativa.
Per questo la sua lettura è agevole, piana come lo scorrere di giorni tranquilli, con punte a volte improvvise di abbandono dell’anima, soprattutto quando la memoria rievoca quella Urbino che non c’è più, ma sopra la quale è stato possibile costruire questa Città che tutto il mondo ama e vorrebbe sua.

