Il commento di Nicla Morletti

Un bel libro, una narrazione fluida. Interessante la storia di Nora, giovane donna di famiglia borghese che si rifugia con il padre sulle colline tra Parma e Reggio Emilia. Sono mesi di paura quelli narrati da Giampaolo Pansa. Imperversa la guerra civile e il dopoguerra pare non finire mai. Partigiani, fascisti e tedeschi combattono aspramente. Grandi le atrocità. Ed in mezzo alle crudeltà della guerra e della vita sboccia il primo amore di Nora. Pansa si rivela ancora una volta grande scrittore e grande giornalista di inchiesta nel narrare una storia che nasce dai suoi lunghi anni di ricerca sulla Resistenza e sulle sue zone d'ombra. Descritta perfettamente la borghesia agraria emiliana dal 1940 al 1946.
PREMIO PREMIO PER IL GIORNALISMO
"IL MOLINELLO" 2005
I TRE INVERNI DELLA PAURA
di Giampaolo Pansa
RIZZOLI - Collana Narrativa italiana
2008, 576 p.
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Intervista di Nicla Morletti
Squilla il cellulare, frugo nella borsetta e lo trovo finalmente, tra buste, agende e foglietti. Mi trovo nella Piazza del Teatro del Popolo a Rapolano Terme (SI). Con Massimo Lucchesi, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, stiamo mettendo a punto la regia della serata, poco prima della Cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Internazionale Il Molinello 2005.
Rispondo al cellulare: è Giampaolo Pansa a cui è stato assegnato il Premio per Il Giornalismo. La sua voce dai toni bassi e convincenti, tradisce, impercettibile, una sorta di gioia, una vaga allegria che pare diluirsi tra i colori di un cielo chiaro di Marzo.
“Sto per arrivare. Siamo io e mia moglie. Stiamo venendo lì con una Panda gialla. Possiamo parcheggiare di fronte al teatro senza ritrovarci una multa?”
Mi piace quel suo tono gioioso e confidenziale. Lo rassicuro, lui mi dice il numero di targa. Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti sorride, è di buon umore.
Ci stringiamo la mano pochi minuti dopo al Caffè del Teatro, tra musica, occhi curiosi, gente che va e gente che viene. C’è grande attesa per “Il Molinello”.
Chiedo a Pansa della sua esperienza di giornalista, dei suoi incontri, del suo coraggio, della sua professionalità. Giampaolo Pansa. Una firma storica.
E lui risponde, mentre fluide scorrono le parole: “La ricerca della verità è la prerogativa del giornalista. Ed io l’ho sempre fatto. In quarantacinque anni di lavoro ho sempre scritto con la mia testa, con autonomia intellettuale, al servizio di nessun partito. Mi sono sempre considerato un uomo libero, un libero pensatore e scrittore. Ho esaminato eventi e cose con concretezza e ho detto sempre la verità.”
“Quali sono stati i quotidiani per cui hai lavorato di più?” domando.
Sorride e riprende a parlare: “Ho lavorato per La Stampa, Il Giorno, Il Corriere della Sera, analizzando sempre i fatti, andando sempre a cercare alla fonte, la mia ricerca non finisce mai…”
“E il rapporto con i colleghi?”
“Sono stato un uomo fortunato, ho incontrato sempre Direttori speciali e grandi professionisti come Alberto Ronchey”.
“Già, Ronchey ti ha definito un grande e brillante giornalista d’inchiesta.”
“Ho lavorato a La Stampa per Ronchey per quattro anni. Ed è stata una grande esperienza. Ronchey è un grande, un uomo libero che aveva fiducia nei giovani giornalisti, un grande direttore di lavoro.”
“La poesia di Mario Luzi è nata tra le colline toscane e dalle crete senesi ha tratto ispirazione. Proprio qui, in quella che è anche “la mia terra”. Cosa ne pensi di questo luogo dove il Maestro Cascella ha scolpito grandi monumenti in travertino?”
“Abito a Siena, da dieci anni ormai. Camminare tra le Crete dà un senso alla mia vita. Mi auguro di farlo più a lungo possibile. Questo è un paesaggio che affascina, ruba l’anima.”
Ma il tempo scandisce i suoi secondi, i suoi minuti. Ed è ora di entrare in Teatro. La Cerimonia sta per iniziare...
Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935, é una firma storica fra le più prestigiose e autorevoli del giornalismo italiano.
Apprezzato per le sue notevoli qualità di cronista e di narratore, come giornalista ha lavorato a "La Stampa", al "Giorno", al "Corriere della Sera", a "Panorama", a "La Repubblica", di cui è stato vicedirettore dal 1978 al 1991, e a "L’Espresso".
Tra i suoi articoli più famosi ci sono i resoconti dei congressi di partito negli anni Ottanta e l'intervista fatta agli operai della FIAT davanti ai cancelli della fabbrica nel 1977, dopo l'uccisione del vicedirettore della "Stampa" Carlo Casalegno.
Ha scritto numerosi saggi di storia contemporanea e romanzi accolti sempre da un ampio consenso di pubblico e di critica.
È autore di: Il Malloppo; Storie Italiane di violenza e terrorismo; La resistenza in Piemonte; L'esercito di Salò; L'intrigo; Ottobre addio. Viaggio tra i comunisti italiani (premio Fregene per la saggistica); L'anno dei barbari; Il gladio e l'alloro; I bugiardi; Ma l'amore no; Siamo stati così felici; I nostri giorni proibiti; La bambina dalle mani sporche; I nostri giorni proibiti (Premio Bancarella 1997); Guerra partigiana tra Genova e il Po; Ti condurrò fuori dalla notte; Il bambino che guardava le donne; Romanzo di un ingenuo; Le notti dei fuochi; I figli dell'Aquila; Il sangue dei vinti; Il Bestiario d'Italia 1994-2004; Prigionieri del silenzio; Questi anni alla Fiat, Giampaolo Pansa intervista Cesare Romiti.
Altri libri di questo autore presentati nel Portale Manuale di Mari:
La grande bugia