Sabato, 4 Febbraio 2012

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La barca senza porto di Lara Kant

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

La barca senza porto
Libreria di Manuale di Mari"La barca senza porto". Un libro. Una storia vera. E' Emma stessa, la protagonista a narrare all'autrice le sue vicende. E Lara Kant riporterà il tutto sulla pagina fedelmente, intensamente.
Crudezza, dolore, speranza e tanti altri sentimenti danno vita ad un fluire di emozioni che toccano e segnano il cuore.
Questo romanzo racconta di uno stupro, che ha avuto conseguenze drammatiche sulla psiche di una ragazzina di tredici anni, facendola cadere nel baratro dell'anoressia.
L'autrice con passione, dedizione e amore per le pagine scritte, nel rispetto dei sentimenti e delle debolezze umane, descrive fedelmente i fatti, seguendo passo passo le vicende di Emma, la protagonista. Quasi una simbiosi, una fusione di anime, quella di Emma con la scrittrice. Quest'ultima ne assorbirà la sofferenza, ma la vedrà poi risalire la china e divenire una donna forte e coraggiosa. Un libro di dolore, sì, ma anche di speranza. "Con la fiducia e la forza di volontà si può cambiare il proprio destino. Ci si può salvare." Questo il messaggio dell'autrice che incontrò in uno dei suoi viaggi Emma. Una ragazzina di tredici anni che le mise in mano il suo cuore.
"Ancora oggi – scrive l'autrice – nei momenti di sfiducia e di stanchezza rivedo l'immagine di quella ragazza, dagli occhi incrinati di malinconia, che mi sorride e riconosco il volto ridente della vita".

LA BARCA SENZA PORTO
di Lara Kant
Giraldi Editore
2007 - pag. 101
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...Ad un tratto lo vidi arrivare con la sua grande auto; scesi di corsa "buongiorno. .."lo salutai aprendo lo sportello con impeto. "Ciao" mi rispose guardandomi appena. "Come sta Samantha?" "Bene" tagliò corto. Mi scrutava furtivo... le sue mani tremavano. Passò davanti alla scuola ma non si fermò. "L'abbiamo già passata!" lo avvertii pensando si fosse distratto. Lui non mi rispose; continuò a guidare, come assorto. I tratti del suo viso si erano irrigiditi. In quell'istante mi sentii inerme, prigioniera di uno strano disagio e rimasi in silenzio... Ad un tratto bloccò l'auto davanti ad una cascina abbandonata, in mezzo a scarni fìlari. "Scendi!" mi ordinò afferrandomi per un braccio. Erano giorni che pioveva e le mie scarpe affondavano nel terreno bagnato. Provai una grande malinconia. La sua mano era viscida, sudata... sentivo l'odore forte della sua pelle...


Prefazione

"La barca senza porto" è un romanzo che mi fu ispirato dalle sorprendenti confidenze di una ragazza, Emma, che incontrai pochi anni fa durante uno dei miei viaggi. Il romanzo racconta l'impressionante storia di vita di questa ragazza che, all'età di 13 anni, fu stuprata dal papà di una sua amica.
In seguito alla violenza, che in principio la bambina identifica come penoso tentativo di omicidio, ella cade in un gravissimo stato di anoressia senza ritorno.
Anni dopo, adolescente ormai in fin di vita, accade un fatto prodigioso che convincerà la sua mente, inibita e passiva, a lottare disperatamente per sottrarsi alla morte. La risalita verso la vita sarà lunga ed estenuante ma, con un'enorme forza di volontà, riuscirà a salvarsi. Questa terribile esperienza le forgerà una personalità forte e coraggiosa perché capirà che, con la fiducia e la forza di volontà, si può cambiare il proprio destino. Comprenderà appieno il valore dell'esistenza e la sua misteriosa precarietà; ciò le consentirà di vivere la sua vita con coraggio e consapevolezza proprio come una protagonista, padrona della sua esistenza. Ma il destino, che non ama le sconfitte, continuerà ostinatamente a perseguitarla...
Ho capito sin dal primo incontro che Emma, la protagonista del romanzo, era una persona speciale; un turbine di sensibilità e di valori che infondeva una straordinaria energia che, accanto a lei, era impossibile non percepire. Questa ragazza, dagli occhi scuri e velati di un'insolita tristezza, m'indicò inconsapevolmente la via verso una nuova interpretazione della vita.
Mentre mi raccontava la sua storia, penetrai nei meandri più reconditi del suo spirito e vidi, per la prima volta, la parte più vera degli esseri umani: il loro mondo interiore, puro e fanciullesco, che ognuno di noi dovrebbe trovare il coraggio di ascoltare e donare agli altri, senza il timore di essere feriti e riconosciuti per ciò che si è veramente.
Per motivi di identificazione ho alterato nella narrazione alcuni episodi trascurabili mantenendomi, però, integralmente fedele alla sostanza ed ai dialoghi per non compromettere la purezza originale della storia.
Ho riportato per intero, senza falsi pudori ed inconsce remore, la descrizione cruda e dettagliata della violenza carnale, sperando di trasmettere le stesse vivide ed impressionanti emozioni che mi fecero piangere durante la rivelazione della storia prima e la stesura del romanzo poi.
Ancora oggi, spesso, nei momenti di sfiducia e di stanchezza rivedo l'immagine di quella ragazza, dagli occhi incrinati di malinconia, che mi sorride e riconosco il volto ridente della vita.


Dal Capitolo I

Io sono Helen, un'assistente di volo ormai da anni in pensione.
È una fredda sera d'inverno. Osservo il fuoco nel camino ardere e consumare la legna. Sono malinconica, mi capita spesso di sentirmi sola e di rimpiangere di non essermi fatta una famiglia. Mi alzo dalla poltrona e mi dirigo verso una vecchia cassettiera da dove prelevo un album di fotografie. Lì sono tutti i miei ricordi, i miei amici, la mia vita. È impolverato. È da tempo che non lo sfoglio; ho paura che il passato mi manchi. Esito un po' e poi, con il fiato sospeso, inizio a sfogliarlo: «Dio, come ero giovane e bella ....». Una foto mi colpisce, è quella in cui Emma ed io siamo abbracciate e sorridenti, in uniforme da hostess, davanti ad un aereo. Tiro un lungo sospiro: «Emma, povera Emma, sapessi quanto mi manchi!». In quella foto avevamo circa venticinque anni; lei era diversa da tutte le persone che avevo conosciuto. Ora fissavo il fuoco nel camino... Si, Emma era proprio come quelle fiamme: calda, solare, scoppiettante. Era italiana. C'incontrammo, pochi mesi prima di quella foto, quando entrambe lavoravamo come assistenti di volo per una compagnia britannica. Diventammo subito amiche; di lei mi colpì la sua maturità, la sua gran voglia di vivere. Dimostrava più dei suoi venticinque anni. Non era bella; il suo viso, scavato, portava i segni di una sofferenza che ancora non sapevo. I suoi occhi erano scuri, intensi, vivi... Quando si rattristava traspariva tutto il suo dolore. Durante i viaggi di lavoro per il mondo dividevamo la stessa stanza. Che disordine! Quando preparava le valigie buttava dentro tutto quello che le capitava tra le mani; senza un criterio, un ordine e quando, poi, tirava fuori le sue cose le sparpagliava ovunque; i suoi abiti erano sempre sciattati. Non l'avevo mai vista usare un armadio. I primi tempi ero scandalizzata da quel disordine, io che da buona inglese amavo la precisione e l'ordine. La nostra stanza era sempre un caos, inciampavo sui suoi vestiti. Ma non mi venne mai in mente di chiederle di essere ordinata. Forse, inconsciamente, avevo capito che quel disordine era proprio della sua vita. Ma in compenso mi sentivo sicura accanto a lei che aveva un carattere forte ed espansivo, al contrario di me che ero timida ed introversa. Di lei sapevo solo che viveva qui a Londra da alcuni anni. Un giorno mi disse che si sarebbe presa tre giorni e sarebbe andata a Venezia «Helen, vuoi venire anche tu ?» mi chiese. Accettai senza riflettere. Non ero mai stata in Italia... Partimmo alcuni giorni dopo con il treno. Il carnevale era appena finito. Ci sedemmo con le nostre minuscole valigie in uno scompartimento vuoto. Emma guardava, triste, fuori del finestrino. Come spesso le accadeva, era assorta nel suo mondo; in un passato che solo lei conosceva e che ancora, forse, la perseguitava con il suo bagaglio di sofferenze. Rimanemmo a lungo dal silenzio mentre il treno proseguiva con il monotono traballare delle sue carrozze: «Cos'hai Emma?» le chiesi tutto d'un fiato per rompere quel silenzio che si era fatto pesante. «Oggi sono triste» mi rispose, per niente dispiaciuta della mia domanda. «In te c'è qualcosa che ti tormenta» azzardai io. Sapevo che aveva molte cose da dire, ma era come se non sapesse da dove iniziare.
«I tuoi genitori?» le suggerii timidamente. Sentivo in quel momento che il mio compito era quello di ascoltarla. «I miei veri genitori non li ho mai conosciuti; sono stata adottata quando avevo dodici anni ma, forse, era troppo tardi...» esordì finalmente lei con lo sguardo rivolto al finestrino verso un orizzonte lontano. Poi si ammutolì, per alcuni lunghi minuti, come se stesse rientrando nella sua infanzia. Continuava a guardare l'orizzonte; la sua voce era mutata, aveva assunto una tonalità infantile. Era come se parlasse a se stessa.... "Prima di essere adottata, avevo da sempre vissuto in un orfanotrofio alle porte di Roma. Era un antico convento isolato tra le verdi colline. A volte mi sembrava di sentire delle presenze maligne. Quando mi trovavo da sola, per quei lunghi ed immensi corridoi, avevo l'impressione che qualche fantasma mi corresse dietro. Ero terrorizzata; mi mettevo a correre, con il cuore in gola, fino ai giardini interni dove sentivo le voci delle religiose e delle altre bambine. A volte, nella corsa, urtavo qualche suora... «Emma! Ti abbiamo detto che non si deve correre qui dentro!» tuonavano fredde.
Lì non abitavano né l'amore né la comprensione; le giornate erano lunghissime e sempre uguali. Mi sentivo tanto sola; non riuscivo a comunicare con le altre bambine che, invece, si erano adeguate a quell'ambiente ed avevano assunto la freddezza delle loro educatrici. Me ne stavo, silenziosamente, in disparte e le vedevo giocare; loro mi deridevano e non mi si avvicinavano. Volevo morire... Il momento più bello era la sera, quando tutti dormivano, e io potevo piangere liberamente senza essere derisa e rimproverata.


Lara Kant nasce a Firenze da padre Ufficiale dell'Esercito e da madre casalinga. Quando Lara ha pochi anni la sua famiglia si trasferisce di nuovo a Roma, loro città d'origine, dove tutt'ora risiede l'autrice. Dopo il diploma di Liceo Classico, Lara si iscrive alla Facoltà di Psicologia dell' Università la "Sapienza" di Roma dove è prossima a laurearsi. Indipendente, curiosa e ribelle presto sente però il bisogno di allontanarsi dal suo Paese, corrotto e con ideali sempre più insulsi, per intraprendere viaggi lontani e spesso senza meta alla ricerca di un senso della vita. In uno di questi viaggi, Lara troverà un' anima persa come la sua da cui trarrà l'ispirazione per questo romanzo. Sempre attenta alle vicende umane, il suo obiettivo è continuare a raccogliere le confidenze delle anime che incontra durante il suo cammino per dare ancora una volta voce e considerazione alle sofferenze umane. Prossimamente verrà pubblicato anche un romanzo autobiografico dell' autrice in cui la stessa affronterà, con il coraggio e 1'estrema sincerità che la contraddistingue, temi di vita vissuta in cui ognuno si ritroverà nella sua essenza più profonda.
www.larakant.com
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