Martedì, 22 Maggio 2012

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La città punita di Fabio Bertinetti

La recensione di Nicla Morletti


La città punita di Fabio BertinettiUn appassionante romanzo ambientato nel 1526. Domina la figura di Raimondo, Cavaliere delle Bande Nere, mentre un agguerrito esercito si muove verso Roma.
In un caleidoscopio di emozioni, si intrecciano le vicende e forte è la dinamica dell’azione.
Giochi di potere, congiure, complotti animano la narrazione.
Le insidie e gli intrighi rendono accesa la trama e il tessuto del romanzo.
Un evento terrificante è in agguato, qualcosa che “riecheggerà nei secoli”.


LA CITTA' PUNITA
di Fabio Bertinetti

Lulu
2009, p. 269
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Fabio Bertinetti è nato a Roma il 16 dicembre del 1971. Appassionato di scrittura e di storia, è autore di racconti brevi. Ha pubblicato due romanzi: “Il viaggio di Raimondo” (2008 ed. il Filo) e “La città punita” (2009 ed. Lulu).


Dal primo capitolo

Governolo, Mantova, 25 Novembre 1526

La sera si stava approssimando e le Bande Nere iniziavano a sentirsi a proprio agio. Ormai la tattica era sperimentata. Gli assalti notturni alle retrovie dei soldati Tedeschi avevano reso parecchio nei giorni passati, ed era venuto il momento di attaccare il grosso del contingente nemico.
L’obiettivo di Georg Frundsberg era di rinforzare l’esercito imperiale, impegnato con le forze della Lega, quello di Giovanni de Medici impedirlo a tutti i costi. Raimondo cavalcava nelle prime file, accanto a lui vi erano Lucantonio Cuppano e il capitano Giovanni De Medici. Pur essendo molto giovane, Giovanni, aveva già fama di comandante esperto e le sue Bande Nere erano l’unico reparto militare che in quei giorni aveva avuto l’ardore e l’ardire di affrontare i Lanzichenecchi.
Le forze nemiche erano scese dalle pianure Tedesche qualche settimana prima e l’esercito della Lega di Cognac, comandato dal Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, aveva preferito ritirasi da Milano e dirigersi verso Marignano. Giovanni dalle Bande Nere si era rifiutato di seguirne la ritirata preferendo fare di testa sua.
- Capitano!- Esclamò Raimondo a voce bassa
- Dimmi Amico mio – Rispose Giovanni
- Stavo pensando allo scherzo che ci hanno tirato i Gonzaga. Forse in questa guerra abbiamo troppi nemici-
- Cosa vuoi dire?-
- L’affronto di ieri notte Giovanni!-
- Non ti preoccupare, quando avremo vinto questa guerra, la pagheranno. Dovranno pur trattare con Sua Santità il momento in cui gli Imperiali saranno cacciati dall’Italia -
- Non mi preoccupo del futuro, ma del presente-
- Non ti deve intimorire la battaglia Raimondo. Ne hai combattute parecchie al mio fianco e sai come riusciamo a colpire con rapidità. Ben conosci come riusciamo ad essere devastanti.-
- Non mi curo della battaglia. Ho una fiducia smisurata in questi uomini. Senza contare che i Tedeschi ormai ci temono. Da giorni stiamo colpendo le loro vettovaglie. Li cogliamo all’improvviso di giorno e di notte. Non hanno mai il tempo di ingaggiarci e sconfiggerci. Mi preoccupo delle trame che possono essere ordite alle nostre spalle. Ti dico per esperienza che le alleanze si tessono e si sciolgono con la stessa velocità di un batter di ciglia. Ieri hanno sollevato il ponte levatoio di Borgoforte per impedirci di assalire i Tedeschi. Posso anche capire la necessità di un piccolo stato di collaborare con l’impero e far passare i soldati sul proprio territorio, ma impedire il passaggio a noi è un segnale che non mi piace. Per non parlare poi dei falconetti che Alfonso d’Este ci aveva promesso e che non sono mai arrivati-.

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