La recensione di Nicla Morletti
Un romanzo particolare, dal linguaggio e dallo stile ricercato. Scorrono fluide le pagine, dimostrando così l’abilità e la scioltezza del narrare di Finizzi, autore, sicuramente di talento.
Ottimo l’incipit che è pura poesia in contrasto con un mondo legato al materialismo e alla superficialità. Alla leggerezza dell’essere e alla mutevolezza delle cose.
Oreste e Ferruccio, i protagonisti, sono due giovani anticonformisti, sempre alla ricerca di un “oltre”, mentre la notte “squaglia il suo silenzioso torpore, lo squaglia nella sincera disperazione di una rabbiosa poesia scagliata anni luce nello spazio dalla roca voce di Oreste”. E la luna, lassù tra le stelle, ascolta e tace.
LA CROCE PIANGENTE
di Finizzi
Gruppo Albatros Il Filo - collana Nuove voci
2008, p. 233
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In uno spaccato della provincia italiana legata al materialismo e alla superficialità, si muovono, o piuttosto prendono le distanze dalla quotidianità, Oreste e Ferruccio, giovani ribelli e anticonformisti decisi a seguire percorsi alternativi ed estremi nella continua ricerca di un "oltre". Figure di esuli, che ci rimandano a una prospettiva a tratti nichilista a tratti delirante da poeti "maudits", che perdono il senso dell'insieme addentrandosi sempre più in profondità in una dimensione onirica e surreale, come "cocci frantumati senza più né capo né coda". Un romanzo dallo stile ricercato e interessante che ci presenta un punto di vista aspro e tagliente su una realtà che vorremmo diversa ma che forse non abbiamo il coraggio di cambiare.
Capitolo I
"L'armata dei morti
si è rivoltata
è giunta qui
ha scelto un uomo
incredulo rappresentante
di un mondo che non vuole
non riesce
a ristabilire la verità"
La notte squagliava il suo silenzioso torpore, lo squagliava nella sincera disperazione di una rabbiosa poesia, una poesia scagliata anni luce nello spazio dalla roca voce di Oreste.
L'alcool, di cui era imbevuto il suo essere, stava prendendo il sopravvento e a Oreste non pareva vero che la sua insignificante voce, quella sera, sarebbe giunta alla luna. Il suo sguardo, immerso nella luce pallida, sembrava rapito da quello che per lui era l'esplosione d'infinite anime, infinite sofferenze gridate da chissà quanta gente al suo stesso obbiettivo.
Le sue urla si facevano sempre più dure e la sua anima sembrava fuoriuscire da quell'involucro chiamato corpo, per librare nel buio dei sentimenti.
L'armata dei morti
si è rivoltata
ha sempre pazientemente
osservato da lontano
gli orrori degli errori
ora è stanca
vuole mostrarci
ciò che vede
Quanta libertà sentiva in quel momento, e quanta energia si liberava al ciclo da quello che era, per il resto della gente, poco più di un fallito. Uno sbandato che aveva perso il cervello nell'alcool e nelle droghe.
I suoi capelli, sparati in aria, si gettavano in forsennate danze guidate dal ritmo del vento, formando strane creazioni e spauriti disegni. Pronti a gettarsi nuovamente l'uno nelle braccia dell'altro, con il ricordo del loro spettacolo portato chissà dove dall'aria che attraversava tutta la sua persona. Aria che faceva volteggiare all'indietro la giacca militare verde scuro che indossava, scoprendogli il petto alla propria furia, lisciandogli la pelle. Erano soli, lui e la natura, in un confronto che non avrebbe avuto né vinti né vincitori, ma che portava in sé il seme della follia, con tutta la realtà a essa connessa.
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