Il commento di Nicla Morletti
Vittorio Sartarelli è autore che fa dello scrivere l’espressione più elevata del suo percepire, sentire, capire. Ed ha pubblicato numerosi libri con successo e consenso di pubblico, vincendo numerosi premi letterari.
Tutto questo grazie ai suoi alti valori, ai sentimenti elevati e alle collaudate esperienze di vita.
Con il libro: “Racconti” – Carta e Penna Editore, ci fa dono di pagine di intenso lirismo e di profondo valore letterario.
Una volta letto, non possiamo dimenticare: “Il professore di matematica”, dalla voce gutturale e gli occhi grandi dietro un paio di occhiali dalla montatura nera, “La cattiva strada”, “La mia città”, “Venti di guerra”, “Viaggio in Calabria” e “Le donne della mia vita”, racconto dedicato dall’autore alle sue tre donne: la madre, la nonna, la moglie. Tre meravigliose e importanti figure che lo hanno accompagnato amorevolmente lungo il sentiero della vita. Ottimo libro.
RACCONTI
Ricordi, Esperienze, Sentimenti
di Vittorio Sartarelli
Carta e Penna Editore
2009, p. 64
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Leggere i racconti di Vittorio Sartarelli, significa essere proiettati in un tempo e in una dimensione di vita che è contestuale al suo vissuto di uomo molto maturo, con un'esperienza di vita ormai consolidata. I giudizi critici sulle sue pubblicazioni hanno parlato, ripetutamente, di uno scrittore "verista" la sua prosa agile e schietta sembra una sequenza di foto d'epoca, scattate con la professionalità di un fotografo eccellente, che mette a nudo e ti fa rivivere personaggi, situazioni, ambienti e paesaggi di un passato che appassiona.
Dal libro
(...) Si vedeva, bambino, quando scorrazzava per i prati e le strade di campagna di un piccolo paese pedemontano dell’interland cittadino, dove era sfollato con la famiglia, perché c’era la guerra, la II Guerra Mondiale, un ricordo questo, nonostante il numero d’anni trascorsi, che era rimasto impresso nella sua mente in modo indelebile, per la serie di circostanze, alcune drammatiche, alle quali aveva dovuto assistere, suo malgrado. Poi c’era stato il ritorno in città, la scuola elementare, la media, infine il Ginnasio ed il Liceo, dolci anni quelli, che ricordava con nostalgia ed una punta di triste rimpianto, erano stati, forse, i migliori anni della sua vita.
Ora, era quasi, al quarto anno di corso nella facoltà di Giurisprudenza, si trovava in ritardo con il piano di studi, tuttavia, una giustificazione valida a questo ritardo egli l’aveva. Da un paio d’anni, suo padre, valente artigiano meccanico, titolare di un’officina molto bene avviata e con una numerosa clientela, si era ammalato di depressione, facendo precipitare nel baratro della miseria e della disperazione tutta la famiglia, perché oltre tutto, l’unica fonte di guadagno e di sussistenza era il lavoro di suo padre.
Marco si era dovuto occupare dell’attività del padre, per un certo periodo di tempo, egli conosceva anche il lavoro svolto dal suo genitore, era sempre stato vicino a lui, mentre lavorava, sin dalla tenera età e fino al conseguimento della maturità classica. Inoltre si era dovuto occupare della salute e delle cure mediche da offrire a suo padre che, nonostante tutto, non era guarito dalla depressione, che anzi si era quasi cronicizzata rendendolo invalido al lavoro.
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