Martedì, 22 Maggio 2012

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Semi di senape di Angela Ambrosini

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Semi di Senape di Angela Ambrosini Racconti originali che creano attesa e mistero tra castelli con bastioni merlati, ombre e bagliori dorati che scivolano su piazze signorili. E poi… una lettera d'amore, una serata qualunque, un negozio di stoffe.
Il lettore rimane avvolto in un vortice di parole, emozioni e sensazioni. Il fantastico si fonde alla realtà. Spirali di sogno ed incubo. Magia e malia. Fascinazione ed enigma.
"Semi di senape", indizi nascosti tra le pieghe del testo, gettati al vento delle idee per dare vita a germogli di parole e storie accattivanti in un'ipnosi dell'anima.
Un ritmo e una dimensione del narrare molto particolare. Da non perdere.


SEMI DI SENAPE
Racconti dal vero
di Angela Ambrosini
L'Autore Libri Firenze 
2007, pag. 72
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Un volo sospeso nel labirinto di una mente offuscata, una ragazza avvelenata dal desiderio di una bellezza poetica e vera, incubi che diventano materia che inghiotte e travolge, animali come similitudine di inquietudini e sofferenze dell'animo, e poi la morte come sogno ineludibile, accarezzato, invocato, udito, covato... Una dimensione straniata e allucinatoria che lega come un collante tenace e ipnotico, che rapisce il lettore e lo fa, perdutamente, suo.
"Marengo d'argento" al Premio Letterario Internazionale "Ida Baruzzi Bertozzi" 2010.


Prefazione di Antonio Melis

Nei racconti di Angela Ambrosini il fantastico si insinua naturalmente nella quotidianità. Proprio per questo, paradossalmente, acquista una dimensione più inquietante. Si tratta spesso di un evento in apparenza minimo, che rompe il corso abituale delle cose e si dilata progressivamente fino a permeare tutto il testo. La linearità è quasi del tutto assente da queste narrazioni. Essa rappresenta solo la superficie visibile dell'esistenza, che è percorsa sotterraneamente da movimenti imprevedibili. Quando si produce il cortocircuito, questi sussulti emergono alla luce del sole.
La narratrice semina sapientemente di indizi nascosti tra le pieghe i suoi testi. Essi corrispondono spesso agli strati occulti della coscienza, che si fanno strada laboriosamente attraverso una temporalità complessa. Si incarnano a volte in figure emblematiche, con un ruolo importante svolto dalle presenze animali, che rappresentano un richiamo oscuro alla alterità irriducibile. C'è un trascorrere continuo tra quella che può assumere le sembianze di una nota di costume e la sua dilatazione a un livello simbolico.
La scrittura di questi racconti stabilisce dei rapporti intertestuali molto fitti, evidenziati dal ricorso frequente alle epigrafi che fanno da contrappunto a molti di essi. Accanto a questa manifestazione esplicita di affinità elettive, ci sono legami evidenti con alcuni scrittori, in particolare Jorge Luis Borges, anche se in forme completamente metabolizzate. Domina su tutto la ricerca di uno stile sostenuto, che trascende sempre il momento aneddotico per lavorare puntigliosamente sulla parola, nella consapevolezza che si tratta di un patrimonio prezioso da salvaguardare dal logorìo prodotto dalla massificazione e dal conseguente svuotamento di significato.


Dalle prime pagine: Il decollo

I segnali luminosi sopra i posti numerati si accesero evidenziando il divieto di fumo e l'obbligo di allacciarsi le cinture di sicurezza. L'impianto d'aria condizionata cominciò a emettere un lieve sibilo, presto inghiottito dal rombo crescente dei motori e dallo sferragliare delle ruote sulla pista. Dal finestrino poteva vedere solo le luci dell'aeroporto fibrillare a sciami geometrici in senso ora orizzontale ora verticale nel buio di quella notte inoltrata d'ottobre. Il ticchettio prodotto a intervalli dal chiudersi delle fibbie delle cinture di sicurezza accomunava i passeggeri di diverse lingue e nazionalità, rigidamente appoggiati allo schienale dei sedili. Aveva appena scambiato qualche breve parola con il suo compagno di viaggio, amico di vecchia data, e non solo collega di lavoro. Le innumerevoli trasferte intraprese insieme avevano consolidato ancor di più l'intesa professionale che li vedeva entrambi militare nella stessa testata giornalistica. Non uno screzio, non una divergenza; un'amicizia collaudata da dieci anni di frequentazione e dalle affinità di carattere.
L'hostess si avvicinò leggera per offrirgli il quotidiano fresco di stampa. Un rapido sguardo al suo articolo gli confermò l'efficace impatto del titolo e dell'occhiello. L'intuito critico, unito a una solida cultura e a quella che si chiama acquisizione del mestiere, aveva fatto di lui un analista politico di prestigio internazionale, stimato anche dai suoi avversari. Si soffermò pochi secondi sull'articolo di fondo del direttore e sulle notizie in prima pagina, rimandando come sempre, quando viaggiava in aereo, l'apertura del quotidiano a dopo il decollo, al momento in cui si sarebbe sentito più rilassato...
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