Martedì, 22 Maggio 2012

Presentare libri

Gloria di Margherita Boscolo Abate

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Gloria di Margherita Boscolo Abate
Un bel romanzo dal tessuto narrativo eccellente. Pagine intense scritte da una donna che è riuscita a catturare, di una storia di ricordi, gli attimi più significativi, i sogni e le nostalgie. Memorie passate e lontane racchiuse "nel lungo arco di vita inglobato nello svolgersi di mezzo secolo".
Giulia, la protagonista, è una donna volitiva che l'autrice prende per mano di capitolo in capitolo, di vicenda in vicenda. Quasi una simbiosi tra le parti, nel lungo cammino dell'adolescenza fino alla maturità, con i numerosi avvenimenti, la guerra compresa con la sue asperità. La scrittrice scava nell'animo della protagonista e svela i suoi sogni, ne rivela le fantasie.
"Gloria" è una storia di ricordi e di nostalgie. "Gloria" è una storia di paura d'amare. Una lettura coinvolgente e appassionante che tiene il lettore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.

GLORIA
di Margherita Boscolo Abate
Editing Edizioni - Collana Romanzi Editing
2005, p. 296
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La protagonista del romanzo, Gloria, si trova a fare un bilancio della propria vita e l'autrice, Margherita Boscolo, l'accompagna con premurosa attenzione, delineandone la psicologia fragile e insieme forte in un arco di tempo che dagli anni venti arriva al secondo dopoguerra: un quarto di secolo, una difficile pista di lancio per l'esistenza, con tremori, entusiasmi e un mai sopito senso di esclusione dalla pienezza della vita. Intorno a Gloria, prima bambina, poi adolescente e giovane donna con una grande gioia di vivere, l'autrice delinea un microcosmo completo che vibra di grazia leggera: la famiglia numerosa, i compagni di tante avventure, gli insegnanti, le amiche del Convitto, le avventure che fanno soffrire, i corteggiatori snobbati. E sullo sfondo la casa vicina al mare dell'infanzia, i canali e le calli di Venezia, i paesi che si affacciano sul Lago Maggiore: interni caldi e paesaggi immersi nella luce, scenografie ideali per paesaggi dell'anima. E gli avvenimenti della storia "maggiore": il fascismo, la guerra, il razionamento,l'oscuramento, il difficile dopoguerra.
Con una scrittura fresca e piacevolissima, in cui emergono come punti di forza dialoghi diretti e coinvolgenti, Margherita Boscolo ci aiuta a ricordare lontane stagioni, a rivivere le avventure di un tempo, a sorridere dei nostri sogni di ieri.


Dalla prefazione di Fabia Binci

"È privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta una bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezioni. Uno chiude dietro di sé il piccolo cancello della mera fanciullezza ed entra in un giardino incantato. Là perfino le ombre splendono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione... Uno va avanti. E il tempo pure va avanti, finché si scorge di fronte a noi una linea d'ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la ragione della prima gioventù..." (J. Conrad).
(...) Gloria, che diceva alle sue amichette "Sono nata dal mare, nel giorno del suo sposalizio", era alta una spanna e già parlava dell'avvenire con sicurezza: avrebbe fatto "il dottore che opera". Presto si sarebbe, però, scontrata con gli schemi rigidi del suo tempo. Né dottore, né ingegnere, non erano professioni che potevamo addirsi ad una donna. Tutt'al più avrebbe potuto fare la maestrina. Ma Gloria non riusciva a rassegnarsi. "Accidenti agli uomini - pensava - perché non poteva fare quello che facevano loro? Che differenza c'era?"
Un'infanzia sbarazzina popolata di presenze e di voci, un'adolescenza disarmante per la grinta e il coraggio di rompere gli schemi, una giovinezza piena di promesse, che affascinano e disorientano: ecco le tappe più importanti della storia di Gloria, un piccolo romanzo di formazione, in cui la psicologia femminile è tratteggiata con un sorriso appena accennato, senza rinunciare alla profondità. Dopo un percorso accidentato, la ragazzina ribelle e anticonformista, che si divertiva a scandalizzare gli adulti, si sarebbe comportata come tutte le altre donne. Non avrebbe pensato più "al comando, ali 'indipendenza, alla parità di diritti" e per amore avrebbe ceduto, contenta del ruolo di donna di casa, di moglie e di madre...


Dal Prologo

La caffettiera borbottava sul fornello. Gloria allungò il braccio e spense il gas. Versò il caffè nelle tazzine, diede ancora un'occhiata in giro, sì, era tutto a posto. Dal corridoio, agli amici che l'aspettavano, disse con voce cantilenante: -Arrivo. Nel versare il caffè chiese:
- Hanno detto niente per gli esami?
- Non ancora - rispose il marito.
- Quest'anno, cara la mia signora, vedo in pericolo le sue vacanze - intervenne l'ingegner Rebuffi con tono leggero. Sembrava divertito.
- Lei, Ingegnere, se la ride perché non ha figli. A lei, il blocco degli esami non fa né caldo né freddo, lo sappiamo - concluse un po' acre Gloria.
- Adesso fa la cattiva. Non è vero quello che lei dice. Seguo invece con molto interesse lo sviluppo di queste trattative e sono veramente dispiaciuto per i ragazzi.
Con questo tira e molla finiscono per piantare di studiare, ora che ne avrebbero più bisogno.
- Pensi Ingegnere - l'interruppe la signora Trentini - noi abbiamo prenotato l'albergo in montagna, e continuiamo a spostare la data... Fino a quando lo si possa fare, non lo so. Gigino deve dare gli esami e noi dobbiamo aspettare. Forse perderemo anche la caparra, è vero Gino? - disse rivolgendosi al marito.
- Io invidio l'Ingegnere. Solo, senza figli, va, viene, non deve rendere conto a nessuno. I professori fanno sciopero? E lui se ne frega.
- Questa sera ce l'avete con me - esplose l'ingegnere - speriamo che si mettano presto d'accordo, così mi lasciate in pace. Lei che ne dice, Dottore? - chiese rivolgendosi ad Alberto Mori.
- Caro Ingegnere, se andiamo avanti così, il Ministero della Pubblica Istruzione dovrà prendere qualche provvedimento, non può lasciare ancora tante famiglie in queste condizioni di disagio. Anche oggi sul giornale, la solita musica. I professori giudicano insufficienti le concessioni del Governo, e confermano il blocco degli scrutini e degli esami.
- Zitto, zitto Alberto - disse Gloria Mori - sentiamo se c'è qualche cosa di nuovo.
Tutti rimasero in ascolto. Lo speaker del telegiornale leggeva il comunicato sulle trattative in corso. I Sindacati non mollavano e lo sciopero dei professori continuava. Il Ministero della Pubblica Istruzione per ovviare al disagio di tante famiglie avrebbe preso dei provvedimenti.
Non aveva ancora finito di leggere che in sala cominciarono le discussioni.
- Che avrà voluto dire il Ministro? Che razza di provvedimenti prenderà? - disse Gloria guardando gli altri -.
- Forse promuoveranno tutti d'ufficio - rispose l'ingegnere.
- Faranno giusto un esamino per salvare le apparenze, ma promuoveranno tutti, sono convinto anch'io - disse il signor Trentini.
- Per quanto riguarda la Scuola Media, sono d'accordo con voi - intervenne Alberto Mori - è la Scuola dell'obbligo, hanno fatto le tre classi, una promozione in massa sarebbe quasi una scelta logica, ma per la maturità è una cosa diversa, è la licenza che da modo di frequentare l'Università. Non possono fare una promozione d'ufficio, ammettendo tutti all'Università senza esami.
- Mi faccia il piacere, lei crede che quelli che escono dal Liceo, ora, sappiano qualche cosa? Sapranno forse alla meno peggio quelle quattro materie che devono portare all'esame, e, dopo quindici giorni, non ricorderanno nemmeno quelle.
Figuriamoci, glielo dicono un mese prima, mi sapete dire in un mese che cosa possono imparare? Giusto un'infarinatura superficiale, tanto da sbatterla in faccia alla Commissione d'Esame. Una volta sì, che bisognava studiare sul serio - riprese l'ingegnere già lanciato - bisognava studiare tutte le materie, e fin dall'inizio dell'anno, se si voleva arrivare agli esami con una buona preparazione. Bella riforma hanno fatto.
- Bisogna pur incominciare - disse Gloria - ormai la scuola tradizionale non va più bene per i ragazzi di oggi. Pian piano si arriverà a un tipo di scuola, che noi nemmeno ce la sogniamo. Tanto per incominciare, in Inghilterra c'è l'Università aperta. Possono iscriversi tutti, e senza bisogno di titoli di studio. Le lezioni vengono tenute alla televisione. A fine anno scolastico, è obbligatoria una permanenza di otto giorni in un Centro Universitario, dove ci saranno gli stessi professori che hanno tenuto le lezioni e che esamineranno i candidati. La spesa, tutto compreso: libri, materiale didattico e permanenza di otto giorni al Centro, si aggira sulle centomila lire all'anno. Con quattrocento - cinquecento mila lire si può ottenere una laurea idonea a tutti gli effetti. Una cosa rivoluzionaria, e sembra che abbia avuto molto successo. Casalinghe, impiegati che vogliono migliorare la loro posizione, sogni che si avverano con poche ore di lezione al giorno, e tutto comodamente a casa. Ci vorrebbe anche da noi una cosa del genere.
- Campa cavallo - disse ridendo il marito - Accontentiamoci che le trattative vadano in porto, così ce ne possiamo andare anche noi. In questi giorni il caldo si fa sentire.
- Sempre nel solito posto? - chiese la Signora Trentini - non vi siete ancora stancati?
Per noi un posto vale l'altro - rispose Gloria - quello che conta è potersene stare tranquilli. I ragazzi invece non ne vogliono sapere. Fintante che erano piccoli, ci stavano volentieri, ma da qualche anno ogni volta che ci andiamo è una tragedia. Quest'anno ci vengono senza brontolare, perché hanno in programma uno l'Inghilterra e l'altro la Sardegna. In attesa di partire, si sacrificano e vengono con noi.
- Ormai, bisogna fare quello che vogliono loro - soggiunse il marito, con una punta di amarezza.
- D'altra parte, siamo giusti - intervenne l'ingegnere - che cosa offre quel piccolo paese a due giovanotti?
- D'accordo, però non possiamo far sempre quel che accomoda a loro. Facciamo un po' per uno, diamine, se si dice sempre di sì, dove si va a finire?
- Noi, in Piemonte, dai miei genitori non ci andiamo più, perché sono musi a non finire, e non solo da parte dei ragazzi - disse in tono lagnoso la signora Trentini, lanciando un'occhiata al marito - Una volta si andava per anni nello stesso posto, e nessuno osava protestare e, se qualcuno lo faceva, era tempo perso perché non spostava proprio niente. Cara mia non ci si pensava nemmeno perché era naturale che fosse così. Non tutti andavano in villeggiatura, e quelli che ci andavano erano dei privilegiati.
- I tempi sono cambiati, signori miei - rispose Gloria - se noi ci fossimo trovati in tempi come questi, ci saremmo comportati né più né meno come i nostri ragazzi. Perciò, non brontoliamo, la gioventù è sempre la stessa, come sono gli stessi i genitori. In ogni periodo ci saranno sempre le stesse critiche, da una parte e dall'altra. Quando i giovani diventeranno adulti, e avranno famiglia con relative preoccupazioni, avranno anche loro da criticare sulla nuova generazione. È una cosa che finirà solo quando noi grandi ricorderemo che da giovani ci comportavamo allo stesso modo, anche se non apertamente come fanno loro adesso, ma questo solo perché, allora, non si poteva, e non perché non provavamo le stesse sensazioni e non avremmo voluto farlo.
- Signori, io vi do la buonanotte, domani mi devo alzare presto. L'ingegner Rebuffi si era alzato.
- Signora Mori, buonanotte e grazie tante; Dottore, ci vediamo domani.
- Buonanotte - rispose Gloria - Ve ne andate anche voi? - chiese rivolgendosi
ai signori Trentini.
- Sì, è tardi signora, al mattino si fa fatica ad alzarsi.
Si erano avviati verso l'uscita, le due donne più avanti chiacchieravano fra di loro.
- Quando ci vediamo? - chiese Gloria alla signora.
- Ci telefoniamo, buonanotte cara e grazie. Buonanotte a tutti.
Finalmente se n'erano andati tutti, e Gloria se ne stava seduta di traverso sulla poltrona, con le gambe appoggiate sul bracciolo. Lo sguardo fisso davanti a sé guardava la parete di fronte senza vederla.
Il marito la guardava sorridendo. Dopo qualche minuto alzò la mano e gliela sventolò davanti agli occhi. Gloria si scosse.
- Dov'eri? - le chiese il marito in tono scherzoso. Pensavi all'Università aperta e alla contestazione giovanile, vero? Perché pensi sempre al passato? Ormai,
quello che è stato è stato. Perché questi rimpianti? Non sei felice? Che cosa ti manca? Tante cose insieme non si possono avere, lo sai.
Gloria, che era rimasta in silenzio ad ascoltare, disse con voce bassa: - Se avessi fatto il medico non mi sarei sposata, mi sarei dedicata tutta alla professione.
- Sarà, ma non ti vedo alle prese con una professione. Va bene che sei una casalinga per forza. I lavori di casa ti avviliscono, lo capisco benissimo.
- Non è questo il problema, faccio volentieri le faccende in casa. Ma tutti i giorni, per anni e anni sempre le stesse cose! Mi sembra di essere una macchina. Sento il bisogno di fare qualche cosa che mi dia soddisfazione, o per lo meno che mi dia l'impressione di essere utile a qualcuno. Vedi, ora che i ragazzi sono grandi e vogliono essere autonomi, io sento che non sono più necessaria a loro come
quando erano piccoli; voglio dire, che quello che faccio io, può farlo benissimo chiunque altro, e loro non se ne accorgerebbero nemmeno. Credo che arrivati a questo punto, si senta il bisogno, direi la necessità, di fare qualche cosa di diverso, per non aver l'impressione di non servire più a niente. Forse è la vecchiaia che si avvicina e ti fa sentire in questo modo.
- Senti, senti, Gloria che parla di vecchiaia, dici continuamente che ti pare d'essere sempre uguale! Meno male, avevo paura di invecchiare solo io.
- È cosi, ma i ragazzi ormai sono due uomini, e automaticamente, guardando loro, io divento una persona di una certa età, una donna anziana. C'è poco da ridere. Per i ragazzi, le persone sopra i trent'anni sono vecchie, figurati noi che i trent'anni li abbiamo passati da un pezzo, siamo addirittura decrepiti. D'altra parte, anche noi da ragazzi la pensavamo allo stesso modo. È strano però come
nei sogni io mi vedo sempre della stessa età, e su per giù sono gli stessi sogni che facevo quando ero ragazza. Non sogno mai di essere vecchia, di essere mamma e cose del genere. Sono sempre o quasi, ancora da sposare e generalmente sono sogni molto belli e avventurosi.
- Forse, non hai avuto tutto quello che ti aspettavi dalla vita. Saranno i desideri repressi che affiorano dall'inconscio. Ecco anche spiegato quella sensazione di attesa che dici sempre di provare.
- Non è proprio di attesa, è come se fino adesso fosse stato tutto provvisorio, è come se potessi, da un momento all'altro, chiudere questo periodo per incominciare quello vero. Non so spiegarmi bene, ma all'incirca è così.
Alberto Mori se ne stava zitto. Era inutile continuare a discutere con Gloria su questo argomento. Finiva per dire qualche cosa che, dopo, le sarebbe dispiaciuto di aver detto. Quando lei continuava a rinvangare il passato e a pensare a tutti quei se... se... si sentiva escluso. In quelle occasioni era meglio lasciarla sola, a rimuginare ed a sognare su quello che avrebbe potuto essere, se le cose fossero andate in modo diverso, poi si sarebbe messo il cuore in pace e non avrebbe più pensato al passato. Non ci avrebbe pensato finché qualcosa o qualcuno non fosse venuto a ricordarglielo.
Aveva bisogno sempre di trovare qualche cosa di interessante da fare, cose che l'assorbissero completamente, in modo da non pensare ad altro che a quello che stava facendo in quel momento. Era come se facesse di tutto per non pensare, perché se lo faceva piombava sempre nella stessa struggente malinconia.

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