La recensione di Nicla Morletti

"Là dove flautato i bambù" è un libro di poesie che cattura l'anima, tra mandorli rosa ed effluvi di zagare. Sinfonie di voci e silenzi. Un canto gentile che si innalza tra bandiere di ogni paese. Di cuore in cuore. Si accende la fiaccola antica nella città di Pechino. E i bambù cantano insieme agli usignoli della notte. Immensa poesia che scaturisce limpida da un'anima generosa e nobile, bella quanto il fremito di una rosa alla brezza del mattino.
"Singolare, per finezza poetica, è la versione in cinese mandarino elaborata, con sapienza e pazienza, da parte dei docenti Mao Wen e Mireille Gouville rispettivamente delle Università degli Studi di Milano e di Bergamo le quali hanno provveduto a inviare a Consolati, Ambasciate, Università, nonché all'Istituto Italiano di Cultura a Pechino, il volume."
LÀ DOVE FLAUTANO I BAMBÙ
di Rosanna Bertacchi
MARIANI & MONTI EDITORE
2009, 126 p.
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"Là dove flautano i bambù" è un inno, un canto di ringraziamento che l'autrice vorrebbe "sì piccolo da stare sulla lingua di un bimbo e sì grande da abbracciare le stelle del cosmo. " Ed è anche un omaggio alla Cina, come esplicita il titolo stesso, scritto da una donna italiana, mamma e poeta con l'Oriente nel cuore.
La poesia di Rosanna Bertacchi sgorga limpida come acqua di vetta e scorre sonora come torrente. Tra forre taglienti e sponde muscose, tra rocce spaccate e vasche di giada. E ode bambù flautare nel vento, sfrulli di aironi sulle risaie, ode il frusciare setoso del pepe e... il fioco tossire del pescatore al tuffo fedele del cormorano.
E incontra gru, dall'eleganza raccolta, che attendono l'aurora dentro il canneto, scopre corolle addormentate sotto la veglia di giunchi devoti, ammutolisce con stupore e rispetto, proprio come gli antichi pittori cinesi, all'ineffabile incanto del pruno fiorito... alla cui grazia s'inchina l'inverno. Rosanna osserva, ascolta, palpita. Lascia che le sillabe le affiorino alle labbra e danzino come note sullo spartito. Lascia che i suoni si rincorrano e si amplessino, come cicogne in amore, a fiorire parole nel verso.
Il suo poetare è frutto di attesa. Attesa fidente del Grande Soffio cui consegnarsi in docile arresa. Simile alla canna che alla brezza si offre per flautare. Simile all'eco che attende la voce per risuonare dentro la valle.
E nell'arresa, mite della ninfea che il sole accoglie come la pioggia, che la poetessa incontra il canto del cuore. Quello che in Oriente è chiamato il grande canto perché sta nel tempo e oltre il tempo, sta nello spazio, e oltre lo spazio perché tutto abbraccia e tutto comprende: vetta e abisso, alba e tramonto, fede e speranza, gaudio e lutto, pietà e amore. Non saprei dire se sia il cuore ad aver svelato all'autrice il "sorriso segreto" della magnolia, cosa regge e sospinge le oche selvagge nel loro migrare sulle "montagne regine", perché il bambù non s'imbelletta di "polvere rossa", perché in Cina i frutti del cedro hanno la grazia amorosa di una mano schiusa a carezza.
Di certo... è il cuore che ha sospinto Rosanna a condividere quiete e dolore, ansie e gioie di una terra, geograficamente lontana, che lei sente vicina e sorella. Tanto... da farle scrivere in una notte, di getto, sotto la sferza delle immagini toccanti del terribile sisma in Sichuan: "giunte le mani sul petto / in raccoglimento mi serro. / Voglio varcare la soglia / del mio esiguo spazio. / Voglio parlare alla terra / che, muta, singhiozza. " Ancora.: "mi inginocchio a questo silenzio / che si fa urna e sacrario / a un dolore inciso / nella carne col sangue /fra macerie di affetti e di case... " Colpisce e convince il trasporto sincero con cui la poetessa, grazie anche all'accorata versione in cinese del testo poetico, si unisce al popolo della grande Cina nella scommessa che "sorgerà il sole su Sichuan / come lo sposo sulla sua sposa" e che proprio là dalla terra violata / sboccerà la corolla / ancora più pura! "
Né possono lasciarci indifferenti i versi di partecipata speranza che l'autrice riserva alle recenti Olimpia di a Pechino: "si è fatto piccolo il mondo / dentro il grande nido..." alludendo a quel "cuore-nido", accogliente e trasparente, dove bandiere di ogni paese hanno sventolato in amicizia e sulle quali, in augurio di pace, si è innalzata ad ali dischiuse una immensa colomba. Bianca.
Dalle prime pagine
Ho gridato.
Ho gridato dai visceri
delle mie carni ferite.
Dai gangli più fondi e roventi
ove aggrumano radici
di madre.
E Tu...
che sei foresta e nido
sei mare e sei conchiglia
azzurrità che abbaglia
ala che veglia e che culla
Tu... che tutto ascolti
- il brusìo e il boato -
accoglienza hai dato
al mio pianto
nel tepore del tuo afflato.
S'è dissolta in un effluvio di tiglio
in un ciclo di virginale pudore
la mia notte affogata di nebbie.
Poi... travolgente sorpresa
il dono-donato di quell'aurora
/ bocca di brace - gola di drago
lingua vibrante in vampe di fuoco
magma ch'erompe qual fiato
dal caos
quasi... messaggio incandescente /
ad un palmo dal mio naso
e dagli occhi
da sentirne - brivido / febbre -
l'ardore sotto la pelle.
~ ~ ~ ~ ~ ~
Ora sciogliere io vorrei
la mia voce
/ come giunca che franga
gli ormeggi
cavalla che spezzi la briglia
aquila che forzi la gabbia
a farsi bava di vento /
per ringraziarti e osannarti
- o Dio -
con la fede degli antichi profeti
slanciata oltre
le colonne del tempo.
Ma come... come cantare...
che nulla - Tu sai - m'appartiene
se non il salso che lascia il dolore
incrostato dentro alle vene.
Tu sei... la parola
tuo... l'incanto del canto
dai tuoi prati
- per misteriosi sentieri -
svola polline di poesia.
Tu... seme - bulbo – radice
che ogni esistenza sostenti
il tronco sei e la fronda
da cui sgemma
ogni nostra delizia.
Al primo tuo soffio di Padre
palpitò l'inerzia del fango
al primo vagito del Figlio
esultò l'intero universo.
E fu Luce... Luce... quel "fiato"
che all'uomo schiuse
le stanze del cuore.
Aspergi - ora - queste labbra
riarse
/ rugiada sia la tua saliva /
che viva sgorghi la voce
con forza di polla sorgiva
linda come la luna
al petto dell'umida notte
generosa qual miele
che fiotta
dai favi ricolmi alle rupi.
Signore, che tutto governi /
il tinnire della cascata
sopra specchi di giada
il tonfo della valanga
dalla faglia che sfaglia
lo svolo della farfalla
sulla corolla della vaniglia /
Tu - che al suono comandi
e al tuono e al silenzio –
forgia questa voce sì roca
con la sapienza delle tue dita.
Lieve diverrà come neve
sull'inverno del gelsomino
docile quanto la vela
che alla brezza s'affida.
Materna sarà come zolla
che ninna il bulbo
di zafferano
calda qual seno che si offre
alla bocca-di-latte.
E garrule si rincorreranno
le sillabe
a fiorire parole nel verso
come si rincorrono le note
...rondini sullo spartito.
Si abbraccerà all'altro
ogni suono
quanto l'argento si abbraccia
al corallo
o l'oro allo zaffiro
nel cesello di una collana.
E leggiadro vorrei l'intreccio
fra melodia e senso
come leggiadro è
l'intreccio del glicine
con l'angelica-bella
nel canto d'amore e di pianto
dell'antico Li Sao*.
* Poema celeberrimo, composto dal grande poeta cinese Chtì Yuan (343-277 a.C.) il quale viene celebrato in tutta la Cina il quinto giorno della quinta luna.
Il Profilo di Rosanna Bertacchi nella Galleria degli Autori.