Martedì, 22 Maggio 2012

Presentare libri

L'eco di un lungo silenzio di Cinzia Corneli

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

L'eco di un lungo silenzio di Cinzia Corneli
L'amore e la sua forza. L'amore e il suo credo, la sua fede, la sua angoscia, in un labirinto di emozioni. Desideri e disillusioni nel cammino della vita, in quello che potremmo qui definire "il male di vivere".
Cinzia Corneli, con il suo stile snello, limpido e allo stesso tempo incisivo, descrive magistralmente in queste pagine la passione d'amore.
Emergono dal profondo le emozioni, si fondono a paesaggi, a sguardi, respiri e sospiri. Ed è suggestione dei sensi e dell'anima. E' amore. Scrive l'autrice: "Nello stesso istante vedo anche te. Sempre intenso il tuo volto, splendido come allora… Ed è come se fosse ancora l'istante in cui ti ho visto per la prima volta."

L’ECO DI UN LUNGO SILENZIO
di Cinzia Corneli
Benucci Editore
1997, pag. 99
CLICCA QUI per ordinare libro con dedica dell'autore!


"Nello stesso istante vedo anche te. Sempre intenso il tuo volto, splendido come allora. Capace di scuotermi, come tanto tempo fa. Le rughe, un tempo accennate, ora evidenti e sottolineate, nella fronte, che spesso aggrottavi. I tuoi capelli, brizzolati, mantengono il taglio di chi non transige.
Sei sempre tu, nel tempo che ha trasportato dinanzi a me, la tua immagine, ogni giorno.
Ed è come se fosse ancora l'istante in cui ti ho visto per la prima volta".

Amore come ombra di un sogno fuggente.
Una confessione serena di ricordi a Lui, dal cuore freddo, che se ne è andato.
Flashback vissuti con dolore, realmente accaduti, oppure idealizzati e dissimulati.
Protagonista è Viola, una donna innamorata, e nello sfondo personaggi quasi surreali:
Lui, Laura, un figlio, una suora...
Quasi che obbediscano al dettato del suo inconscio poetico e figurativo; senza un ordine, ma collegati con acuti colpi di scena.
Il palinsesto di questo romanzo è foggiato ad arte, la lettura è accattivante; emozioni, immagini, desideri e disillusioni si rincorrono velocemente in passi brevi, più poetici che narrativi, con parole limpide e naturali che "scivolano come acqua dalle pietre", per utilizzare una bella espressione della stessa autrice.
Cinzia Corneli ci spinge in suggestioni di estrema bellezza, spirituale, fisica, innata e paesaggistica; come quando identifica respiri, sospiri, sguardi o movimenti così essenziali e ineffabili da ascoltarsi come armoniosi brani musicali.
I pensieri, apparentemente slegati, si ricongiungono con un immaginario "filo di Arianna" in quel labirinto che è l'Amore, dove spesso ci si annulla per poi risorgere. Una storia dove il ritmo serrato e incalzante è scandito da una passione lacerante, e dall'amore, quello che rivede con gli occhi della mente e rivive con gli occhi dell'anima.

L'ECO DI UN LUNGO SILENZIO
Nell'anno in cui il Premio Nobel per la letteratura viene attribuito a Doris Lessing, fa piacere annoverare in Italia l'opera di Cinzia Corneli che descrive con grande efficacia stilistica, la forza della passione d'amore, declinata da una gelosia devastante, con un coraggio e un rigore degni di Simone De Beauvoir.
Solo quando è la donna a parlare di sé, infatti e finalmente, affiora la specificità di un vissuto corporale sempre assimilabile a quello mentale e morale.
Nella lacerazione viscerale trova stanza, quindi, l'emozione e la sua somatizzazione mentre tutto riporta alla fatica di affrontare quotidianamente i lati oscuri della psiche e i segreti che aggravano il male di vivere.
Motivazione giuria per l'attribuzione del 1° premio al XII Concorso Nazionale di narrativa "Città di S. Leucio del Sannio" - Benevento 2007.


Dalle prime pagine

Noi

così tornavo a cercarlo

Così tornavo a cercarlo.
Disperatamente, sperando che il suo nome non fosse nella lista senza speranze.
Mi facevo largo tra la folla, davo e prendevo gomitate come un'estranea qualsiasi.
Indossavo il suo pullover, lo aveva dimenticato nella mia casa una notte di tanti anni fa. Mi andava largo, ma sentivo stringermi dagli spasmi che correvano nelle mie vene.
Lo indossavo spesso, tutte le volte che la nostalgia pulsava troppo forte.
Lo avevo indossato sempre, ogni volta che ero scappata per la strada sperando d'incontrarlo, e tutto era solamente freddo.
Mentre pregavo perché Lui fosse vivo, e correvo all'impazzata per trovare un segnale della sua esistenza, venivo distolta dalla presenza di una zingara.
Una visione in cui riconoscevo la stessa persona nella quale ero imbattuta anni indietro, durante uno dei peggiori momenti della mia vita. Ero rimasta frastornata dal suo colorito grigiastro, quasi malaticcio, e da un mucchio di stracci collocati ai bordi della strada.
I capelli corvini, con una riga nel mezzo, raccolti in un grande ciuffo spettinato. Un'ampia gonna nera plissata, sopra una camicia a fiori, ingrandiva il punto di vita già abbondante.
Passanti frettolosi avevano sorvolato con noncuranza, io ero rimasta irretita dai suoi movimenti. E nel seguirla, prendevo tristemente atto che anch'io avevo mendicato.
Non soldi, ma carezze e baci.
"Signora fate la carità, ho tanti figli, fate la carità bella signora...", ripeteva con uno stillicidio irritante.
Volevo andarmene, invece mi ritrovavo che osservava, senza parole, la spezzata linea della mia vita.
La mia mano si ritraeva, ma lei insisteva nel trattenermi e aveva ripreso a parlare.
Una cantilena, un lamento ininterrotto che rompeva il mio
silenzio assoluto.
Una monotonia con cui, quasi magnetizzandomi, ripeteva "Bella signora, lei soffre per un uomo lontano. Vedo che tornerà molto malato, ma smetta di amarlo signora, smetta di amarlo. Anche se... vedo un figlio... e poi, sì, vedo anche fortuna...".
Non avevo voluto ascoltare più.
Avevo messo frettolosamente degli spiccioli nel suo barattolo e con uno strattone mi ero allontanata.
Ma non aveva terminato il suo numero, voleva altri soldi, così, benché distante, la sentivo ancora borbottare.
Le immagini alterate riprendevano la loro forma e quel lontano brontolio, adesso, era smantellato dalle mie preghiere.
Filtravano da un veloce movimento delle labbra, mentre disarcionavo spine, mentre sfidavo una roulette russa e una corsa forsennata contro il tempo.
"Dio mio fa che sia salvo, fa che sia salvo!", imploravo ininterrottamente, seguitando ad avanzare quasi cadendo in avanti.
E in quella spirale di angoscia era come se fossi ferma, e la strada sembrava corrermi incontro.


Tu e Federico

parole come acqua dalle pietre

Federico è nella tua Caserma.
Gli basta dare un'occhiata a quelle parole leggermente scolorite, distese inerti sotto le tue mani, per irrigidirsi mente lo interroghi.
E smarrirsi, da non parlare più.
Tu inizi a spazientirti, lo guardi quasi con disprezzo.
Sei abituato a trattare con ragazzi arroganti, ribelli, sbandati.
Lui non è così, ma per te è uno qualsiasi e scambi il suo mutismo per strafottenza.
"Maresciallo", prosegue poi Federico, mestamente, di fronte alla tua glaciale freddezza e alle tue minacce.
"Maresciallo...", è tutto ciò che riesce a dire.
E lo fa con lo sguardo ancora posato su quella vecchia agendina, che hai come abitudine di estrarre dal cassetto e fogliare ogni volta che devi ingannare del tempo.
Le parole fitte ma ben leggibili "... Ti hanno visto anche gli Angeli. Loro no. Non se ne sono mai andati...".
Ora anche tu lo fissi smarrito.
"Cosa", dici.
Scivolano parole come acqua dalle pietre.


Cinzia Corneli, è nata a Perugia il 10 marzo 1963 ed è laureata in Economia e Commercio. Originaria di Gaiche, frazione del comune di Piegare, risiede a Corciano (PG).
Vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali, Cinzia Corneli ama e si esprime tramite ogni forma d'arte. Ha debuttato nel 2004 con "L'asciugamano nello zaino" (Benucci Editore), mettendo a nudo i sentimenti di Viola. La storia di una ricerca e di una risposta agli interrogativi inquietanti della nostra vita. Da questo romanzo intrigante, appassionante, struggente e intenso, l'autrice ne ha tratto l'omonimo recital teatrale-musicale.
www.cinziacorneli.com
Share/Save/Bookmark