La recensione di Nicla Morletti
Un libro dal forte impatto psicologico ed emotivo. Un racconto che cattura l’animo, acuisce i sensi. Che desta attenzione. Pausa. Riflessione.
Un narrare così lucido, così vivo e vero, seppur nel dolore, nell’affanno, nell’angosce che una malattia porta con sé. Sempre.
Mi trovo in perfetta armonia con Giorgio Barberi Squarotti quando scrive: “Una straordinaria lezione di speranza e di vita.” Non si può dire di più quando la forza vitale riesce a sconfiggere la morte e la malattia silenziosa che si annida nelle cellule per distruggere tutto.
Una scrittura, questa, di Lucia Visconti che va ben oltre qualsiasi valore letterario e per questo d’immenso valore.
Questo volume è stato pubblicato dalla Lega Italiana per la lotta contro i tumori – Sez. di Firenze Onlus.
L'ECO ROSSA
di Lucia Visconti Cicchino
LILT - LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI
2008, p. 62
“… il racconto così lucido, sereno pur nel dolore e nell’angosce, è una straordinaria lezione di speranza e di vita … si tratta di una scrittura che è aldilà della letteratura come invenzione, perché coincide con la realtà delle esperienze vere di ciascun uomo, di malattia e di figura della morte, sempre incombente…”
Giorgio Barberi Squarotti
Dal libro
Nonna, io? -
Squilla il telefono.
Poche parole scambiate da Enrico Viviani: non si capisce granché, ma tutti hanno udito ‘ospedale’.
- Cosa è successo? – chiede la moglie, Daniela, con un pizzico d’ansia.
- Rita è in sala travaglio – risponde, cercando di trattenere l’emozione.
- La mia bambina, in sala travaglio!
Immediato il ricordo dei suoi parti: Rita non deve soffrire così.
Accanto a lei c’è Francesco: un sostegno psicologico importantissimo, ma non ne diminuisce le doglie.
Non pensa a “Desiderata”, che incarnerà una stupenda pasqua. Vuole solo correre dalla figlia.
- Prima pranziamo, poi andremo. – temporeggia Enrico. La barba bianca ne fa l’immagine di uomo saggio, certamente concreto.
Ma cosa dici? Vuoi arrivare quando già ha partorito? Per favore portami da lei.
- Mangiamo. Non si sa per quanto dovremo aspettare: è il primo figlio.
Daniela, capelli grigi, curati, occhi acuti, ma circondati da borse ben visibili, sbocconcella e inizia un monologo a mitraglia: “Riuscirà a respirare bene? La bambina avrà il laccio ombelicale che ostacola il parto? Noemi è così minuta: non dovranno ricorrere al cesareo? Quando nacque, il travaglio non fu ‘accio’, ma era il secondo parto. Durante il primo, non riuscivo a comprendere le varie fasi e andai letteralmente in ’tilt’”.
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