Martedì, 22 Maggio 2012

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L'odore del mastice di Paolo Perelli

La recensione di Nicla Morletti

L'odore del mastice di Paolo PerelliPaolo Perelli, impegnando sensibilmente il suo cuore, la sua mente, la sua tenace volontà di operare per il meglio nel campo delle lettere, riesce a conquistare e coinvolgere il lettore con un linguaggio suggestivo e ricco di metafore.
“L’odore del mastice” è un romanzo avvincente. Gregorio, il protagonista, è un drammaturgo che scava nelle pagine della vita alla ricerca dell’ispirazione per un nuovo copione. Kyriàkos, un vecchio con il ritmo della musica nei piedi, lo ha scelto come guida per il suo ritorno in Grecia.
La lettura ci conduce in un viaggio alla ricerca del sé più profondo nell’isola del cuore e in quella di Chìos, dove i lentischi diffondono, forte, l’odore del mastice.
Il traguardo? Un’antica esortazione incisa sul Tempio di Delfi: “Conosci te stesso”.


L'ODORE DEL MASTICE
di Paolo Perelli

Kimerik Edizioni
2008, p. 154
Per ordinare il libro con dedica autografa dell'autore clicca qui (Prezzo: € 12,00)

Ricominciare. Da se stesso e dal proprio lavoro. È questo che Gregorio tenta di fare in attesa che la vita gli ispiri un nuovo copione. Il protagonista del romanzo di Paolo Perelli è un drammaturgo ormai fuori mercato, autore di opere considerate troppo intimistiche e dogmatiche, incapaci di stabilire un dialogo con lo spettatore. Dopo un amaro faccia a faccia con l'impresario per cui lavora, si trova improvvisamente privato degli abituali punti di riferimento; trascorre le giornate in attesa di un cambiamento, nascosto dietro il senso di precarietà e frustrazione che torna puntualmente a sollecitarlo. Un incontro "casuale" induce Gregorio a mettere da parte gli affanni quotidiani per far luce dentro sé: Kyriàkos, un vecchietto dalla spontaneità disarmante con il ritmo della musica nei piedi, lo ha scelto come guida per il suo ritorno in Grecia. L'impatto con una cultura diversa, che conosce ad un livello più profondo di quello turistico, acuisce inizialmente il suo senso di smarrimento: Gregorio si trova immerso in una dimensione a lui insolita, priva di quei riferimenti razionali, "latini", nei quali ha sempre vissuto. A poco a poco Gregorio assapora un'insperata condivisione che rappresenta la chiave di volta della sua stessa ricerca, il bandolo della matassa di un'intera esistenza. Lo stile sobrio dell'autore e la sua scrittura chiara e scorrevole si sposano felicemente con le citazioni greche che sovente arricchiscono il testo.


Dal libro


«Signore e signori, siamo giunti alla fine del nostro lungo e incompleto viaggio tra i generi coreografici del mondo greco. L’ultima danza è la più antica di tutte e si chiama Zeïbèkiko. La ballavano gli Zeibèkidi, una tribù dell’Asia Minore che i Turchi sterminarono nell’Ottocento senza mai riuscire a sottomettere. Era una danza individuale legata al ‘pane’: la radice bek la trovate in alcune parole moderne come bakery... Il danzatore non segue uno schema prestabilito, inventa i passi sulla base della musica lasciando andare le proprie sensazioni».
Despina si gira verso un angolo del locale: il vecchietto, che per tutto il tempo è rimasto seduto, si alza lentamente nell’applauso mentre alcuni degli astanti si accovacciano intorno a lui battendo le mani a tempo. Lo guardiamo muoversi avvolto dalla musica come se questa emani da lui stesso. Danza. Nei suoi movimenti è scomparsa la lentezza dell’età; non è diventato più veloce: si muove in un tempo che gli è congeniale. Il pezzo non ha struttura di versi e strofe: difficile capire quanto manchi alla fine. Questa musica non si pone come oggetto dei sensi: è lei che avvolge me…
La danza dura parecchi minuti e termina in un lento smorzarsi che ne suggella la solennità. Istanti di silenzio prima dell’inevitabile applauso. L’uomo ride affannato, allegro, soddisfatto come avesse messo la firma a qualcosa di importante...

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