La recensione di Nicla Morletti
Giovanni Scilio, docente di Italiano e Storia in una Scuola Media Superiore di Modica (RC), scrive romanzi da oltre quindici anni e ha ricevuto numerosi premi letterari.
Trovo molto bello e significativo il titolo: “ L’uomo dall’animo di fanciullo”.
Coloro che conservano nell’io profondo la bellezza e lo stupore degli occhi dei bambini sono destinati a vivere a lungo, a sorridere dopo il pianto, a rialzarsi dopo una caduta. E’ ciò che accade al protagonista del romanzo che, ad un certo punto della sua vita, s’innamora perdutamente della sua affascinante psicoterapeuta. La donna dice e non dice. Illude e delude. Così, in un’altalena di emozioni ora malinconiche, ora liete, l’uomo si smarrisce. Ma albe nuove attendono il nostro eroe...
Interessante e bello. Profondamente autentico. Un romanzo che vi lascerà un segno nel cuore.
L'UOMO DALL'ANIMO DI FANCIULLO
di Giovanni Scilio
Giraldi Editore
2009, p. 146
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Dal libro
«Perché le piace la poesia?» mi chiese la dottoressa per cominciare.
«La poesia mi dà la possibilità di guardarmi dentro, di scrutare in profondità il mio spirito, di mettere a nudo le debolezze e i punti di forza, i sentimenti, gli stati d’animo e le emozioni. Per questo motivo, oltre che leggere le liriche dei grandi autori, a me piace anche scriverne di mie. Non ho certamente la pretesa di comporre versi celebri e di essere citato nei testi di letteratura, ma voglio semplicemente esprimere come sono e cosa sento in quei momenti in cui vengo colto dall’ispirazione. Le mie poesie sono destinate più a me che agli altri.»
«Qual è il poeta che preferisce?» chiese ancora la terapeuta.
«Mi piacciono soprattutto Leopardi, Pascoli, Ungaretti e Montale. Se, però, devo indicarne uno soltanto, la mia scelta cade su Giovanni Pascoli» risposi senza esitazioni.
«Pascoli è considerato un autore che esprime sentimenti tristi, malinconici. Ritiene che ci siano affinità intellettive tra di voi?»
«Credo di sì, ma non tanto per l’infelicità e il dolore che si leggono nei suoi versi, quanto per il modo con cui guarda il mondo, la natura e cioè con gli occhi semplici e spontanei di un fanciullino. Egli stesso dice:
Quel fanciullino che al buio vede o crede di vedere, alla luce sogna o sembra sognare, parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle… Rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo… Egli scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose… Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola e al contrario.
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