LA RECENSIONE di Nicla Morletti

"Stavo aspettando te" è un romanzo d'amore. Uno di quei romanzi che ti catturano fin dalle prime pagine. E tu, che magari, avevi fatto il conto di poterlo leggere con comodo, sì dico il libro, ti ritrovi invece lì ancora in poltrona, senza accorgerti che già si fa sera.
Un bel romanzo d'amore, scritto bene, con stile asciutto, snello e moderno. Ottima la narrazione, l'ambientazione, la descrizione di fatti e personaggi. Ottimi i dialoghi. Mi torna ancora in mente l'incipit: "Un giorno, durante uno dei momenti più difficili della sua esistenza, il padre di una mia cara amica, un uomo molto saggio, mi ha detto: "Ciò che non succede in una vita può succedere in un giorno".
STAVO ASPETTANDO TE
di Claudia Piccini
Ibiskos Editrice Risolo - collana Minimal
2008, 136 p.
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A volte l'amore fa dei giri strani: non sta dove pensavi fosse e si annida proprio dove non stai guardando. Camilla, giovane e brillante ragazza con la passione per la scrittura, riesce finalmente a realizzare il suo sogno: pubblicare un libro. E proprio quando vorrebbe condividere questa gioia col proprio compagno, tutto crolla e si ritrova suo malgrado ad affrontare la fine di una storia in cui molto aveva investito a livello di sentimenti e progetti. Camilla così deve ricostruire la propria vita, superando la delusione e rimettendosi in gioco. E all'improvviso, quando meno se l'aspetta, qualcuno arriva nella sua vita, mettendo in discussione dubbi e decisioni di una ragazza ancora pronta ad amare.
La vita ci riserva spesso molte sorprese, alcune belle, altre meno, alcune volute, altre non aspettate, non desiderate. Quando in certi momenti si è sicuri che tutto stia andando come da noi programmato, casualmente succede qualcosa che scompiglia il nostro complicatissimo puzzle, costruito con fatica. I pezzi vengono improvvisamente rimescolati e ci troviamo in una situazione di "APPARENTE ALLARME".
Spesso ci sentiamo un po' soli, abbandonati, magari fuori luogo perché abbiamo bisogno di stabilità per essere "tranquilli".
Momenti rari nella vita di un uomo, o più frequenti ed apparentemente destabilizzanti con qualche connotazione inizialmente negativa, alla lunga racchiudono sempre un significato più profondo che possiamo apprezzare solo nel tempo: la conoscenza di noi stessi, la comprensione degli altri e delle ragioni altrui, l'amore per la vita.
Allora tutto diventa più chiaro, il puzzle si ricompone... e così i pezzi si incastrano quasi da soli.
L’Autrice
Dal I Capitolo di Stavo aspettando te di Claudia Piccini
Un giorno, durante uno dei momenti più difficili della sua esistenza, il padre di una mia cara amica, uomo molto saggio, mi ha detto: "Ciò che non succede in una vita può accadere in un giorno".
L’ho adorato per questa frase a cui mi aggrappo e che ancora oggi mi da tanta forza.
Ma stasera proprio non riesco a prendere sonno. Metto su Morricone, provo ad alzarmi, andare in terrazza, ma niente da fare, sento solo il rumore di pensieri che non ho voglia di scacciare.
Sono sconvolta, dieci anni insieme e poi?
Cos'è successo?
Ancora non riesco a capire.
Niente di particolare, è proprio questo il guaio.
In amore bisogna preoccuparsi quando per lungo tempo non succede niente di strano, quando va tutto liscio... è lì che si rimane fregati.
Quando Susanna mi ha detto che avrebbe pubblicato il mio romanzo, ho toccato il cielo con un dito e quando mi ha invitata a partecipare alla prima presentazione del libro a Genova, la prima cosa che ho fatto è dirlo a lui.
15 aprile. Ore 17. Squilla il telefono.
"Camilla, ciao, sono Susanna. Ci siamo, ho organizzato tutto per il 28 aprile, ci sarete, tu e Carlo, l'altro scrittore, ci sarà una conferenza, un dibattito sui due libri e poi alcuni lettori che leggeranno alcuni brani, la radio e la televisione, mi raccomando venite numerosi da Firenze!"
Sembra tutto perfetto, forse troppo.
Trascorro l'intera settimana ad organizzare la giornata telefonando a parenti ed amici, fissare treni, programmare in ufficio per non lasciare lavoro arretrato.
Partirò con il treno la mattina presto insieme a lui e Clara, la mia più cara amica, alcuni amici e parenti ci raggiungeranno nel pomeriggio. Dovremo fare una levataccia perché da casa alla stazione di Firenze ci sono più di trenta chilometri ed il treno per Genova parte da Firenze alle cinque e mezza.
Alle nove di sera il cellulare squilla, è lui:
"Ciao Camilla."
"Ciao, Fede dove sei?"
"Senti, non sto bene, e domani... non posso venire con te."
"Cosa ti senti?, hai bisogno, vengo da te?"
"Non lo so, è un discorso lungo... ho bisogno di riflettere... su di noi, non sono più sicuro di niente, scusa... poi ne parliamo."
Sento mettere giù la cornetta e mi devo sedere sul letto.
Provo a richiamarlo ma il telefono è spento.
Sento come un sudore freddo invadermi, cercando di star calma (non è poi la prima volta che Fede ha la serata storta) riesco ad arrivare in bagno e mi bagno la fronte. È un incubo, adesso mi sveglio... adesso mi sveglio. Purtroppo sono già sveglia. Mi passo le mani fra i capelli.
Il primo istinto è sbattere nel muro il cellulare, visto che me lo ha regalato lui ed è quello che faccio, non riuscendo però a spezzarlo, (è duro come lui). Il secondo è pensare: non vado a Genova, me ne resto a casa a crogiolarmi nei pensieri e cerco di chiarire le cose con lui. Ma come faccio? Susanna mi ha chiamata più volte, le ci sono voluti svariati giorni per preparare tutto e forse Carlo non verrà a causa di problemi familiari.
Il mio primo libro edito, Fede non può farmi questo!
Il mio fidanzato mi chiede una pausa di riflessione nove ore prima di uno dei giorni forse più importanti della mia vita. Che faccio? Telefono subito a Susanna e le dico che non vado, invento qualcosa. Anche se non è mia abitudine.
Cerco il cellulare che non sono riuscita a rompere, è là sotto la scrivania e mentre lo prendo sento di nuovo squillare, pensando che sia lui, lo afferro con forza:
"Pronto!"
"Ciao Camilla, sono Susanna."
"Ciao Susanna" con tono sconclusionato.
"Ho trovato un'orchestra e fanno anche musica classica. Morricone. Volevo dirtelo, so che ti piace molto, ti ho chiamata giusto per questo."
Sto sempre peggio, ma cerco di far finta di nulla.
"Sei fantastica, come sempre grazie!"
"A domani allora, quando arrivi alla stazione chiamami!"
"Certo Susanna, grazie ancora, a domani."
Mi sdraio sul tappeto, in modo che più a terra di così non possa stare.
Ho iniziato a scrivere quando avevo sedici anni, è sempre stata la mia passione, ho partecipato a svariati concorsi, ricevuto premi, ottenuto pubblicazioni, finalmente dopo anni di piacere e fatica, è stato pubblicato il mio romanzo.
Come faccio a rinunciare proprio ora?
No, non posso rinunciare adesso, nonostante il casino che ho in testa non posso.
Riesco a malapena a capire cosa devo fare, farfuglio qualcosa, apro l'armadio e tiro fuori la camicia beige, poi quella bianca e i pantaloni neri.
Non ho bisogno di altro. Sì, forse prenderò una bottiglia d'acqua e l'ombrello se dovesse piovere. Niente valigia, tanto non trascorrerò là il fine settimana come programmato.
Ah dimenticavo una cosa importante, il mio romanzo e un'altra cosa, il mio grande entusiasmo per la vita. Chi mi conosce bene sa di cosa sto parlando. Nei momenti critici della vita cerco di reagire per trovare quella forza interna che ti fa amare la vita, questo me lo ha insegnato la mia cara nonna.
Anche se spesso ci riesco, questa volta credo che sarà molto impegnativo.
Giusto il tempo di infilarmi a letto, rivoltarmi migliaia di volte, spegnere la sveglia tanto non ce n'è bisogno ed alzarsi alle quattro senza aver dormito un minuto. Stupendo, non poteva iniziare meglio questa grande giornata!
Sono d'accordo con Clara che mi aspetterà a metà strada. Partiremo io e lei sole. Le lampeggio con i fari per avvertirla che sono io e lei corre subito verso di me, sorridente.
"Buongiorno tesoro!"
"Buongiorno Clara!"
"Sono felicissima per te, so quanto ci tenevi al tuo libro. Sarà una giornata stupenda", d'un tratto si zittisce: "Ma Fede dov'è?"
"Purtroppo non si è sentito bene."
"Che cosa ha fatto?... Mi dispiace."
"Credo una forma influenzale di queste che ci sono in giro."
Si volta verso di me: "Fede, un'influenza, ma dai... ma se va agli allenamenti anche con la febbre a quaranta..." Si accorge che c'è una piccola lacrima sul bordo del mio occhio che sta per cadere. "Di nuovo ti fa soffrire? Basta Camilla, non può continuare così, non ti merita, ma mandalo una volta per tutte!"
Accosto e l'abbraccio, poi ripartiamo promettendoci di trascorrere una giornata se non altro serena.
Claudia Piccini, abita a Greve, nel cuore del Chianti. Laureata in Economia a Firenze nel 2003, si dedica alla scrittura (narrativa e poesia) per passione. Ha partecipato a diversi concorsi e premi letterari ottenendo riscontri positivi e riconoscimenti, tra cui alcuni primi premi e l'inserimento in varie antologie. Ha pubblicato il suo primo romanzo, L'importante è sentir battere il cuore, nel 2006.