LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Un narrare commovente e dolce, questo di Lorenza Caravelli. Un racconto della memoria intriso di sentimenti profondi. Regna sovrano l'amore. Domina regina, la nostalgia. Da sette fotografie prende il via il cammino dell'anima dell'autrice che rievoca la morte di suo padre e così facendo, attraverso i ricordi, lo riporta in vita nel suo stesso animo e in quello di ciascun lettore che rimane avvinto alle pagine, per poi abbandonarsi ad… "un altro finale".
UN ALTRO FINALE
di Lorenza Caravelli
Edizioni Creativa - Collana Piccole Storie
2008, p. 48
Per ordinare il libro clicca qui
Questo racconto è un viaggio nel passato. L'autrice costruisce la storia scorrendo le tappe di una vita attraverso l'osservazione di sette fotografie, spunto e partenza di un cammino a ritroso nei ricordi, sulle quali si innesta un percorso di fantasia, un'alternativa impossibile eppure cara. Una consolazione, un omaggio. "UN ALTRO FINALE" è un racconto della memoria. Lorenza Caravelli ricorda e rivisita la vita e la morte di suo padre, guardando indietro con la lente dell'amore e della nostalgia.
È curioso. Quando guardi le fotografie i segni del tempo, a volte, alterano quasi del tutto i connotati. A distanza di anni, l'unica cosa che resta identica è lo sguardo.
La fronte si interseca di vicoli stretti e tortuosi, mutano i capelli, gli zigomi si abbassano, le guance cambiano forma; solchi e rughe, non sempre di saggezza, ricamano di reti la mappa di un volto che, anno dopo anno, diventa diverso. Ma gli occhi, quelli no. Il fondo di uno sguardo, tolta forse l'innocenza sgranata della primissima infanzia, mantiene la sua essenza nel tempo e travalica le palpebre che cedono, le borse di stanchezza, le ciglia diradate.
Vedere la vita di una persona attraverso le fotografie è leggere un lungo racconto, quello di un'esistenza intera, in cui l'unica costante, durante il principio, lo svolgimento e la fine, dall'introduzione all'epilogo, sono gli occhi: e quello che fa di un uomo lo stesso uomo, a vent'anni, a trentacinque, a cinquanta, a settanta, è lo sguardo. Ci sono dolcezze segrete, lampi di ironia, stupori e disincanti, noia o felicità che portano un timbro particolare e inequivoco, irripetibile, e determinano la mimica e l'espressione: quel quid indefinito, il tratto di personalità, la magia dell'unico. E tutto questo abita solo lì. Negli occhi.
Continua a leggere e commentare nel Blog degli Autori...