LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Ma oscure presenze si aggirano nel bosco e tessono trame diaboliche. Inizia così per i protagonisti una lenta e estenuante scesa fino all’inferno: qualcuno vuole le loro anime per trasformarli poi in semplici strumenti di una diabolica catena di montaggio: “machines”, appunto.
Un libro che si legge tutto d’un fiato. Una trama costruita sapientemente e in modo originale. Domina la suspance. Chi sarà il traditore? La morte incalza e tinge le pagine di sangue. Menti dissolte. Ci sarà una via di scampo? Nelle mani di chi sarà salvezza?
Ancora suspance.
THE MACHINES - MENTI DISSOLTE
di Emanuele Renzi
Il Filo - Collana Nuove voci
2008, pag. 116
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Cinque amici, un fuoristrada e un avventuroso week-end in montagna.
È
l'occasione giusta per assaporare il gusto della libertà e per
riscoprire il piacere di un genuino contatto con la natura. I giovani
trascorrono ore spensierate, sgranando rosari di confidenze e di
innocui racconti. Ma il loro è un sorriso che raggela, un cielo che si
rabbuia: sinistre presenze si annidano nel bosco, sintomi di un male
molto più vicino di quanto chiunque possa pensare. Nel gruppo serpeggia
un cancro maligno: un traditore, nel seno della comitiva, tende le fila
di un intrigo mostruoso. Saranno per gli ignari giovani lunghe ore
d'inferno: mercanti di uomini, criminali maniaci del progresso e del
profitto, tenteranno di strappargli via le anime e di far loro freddi
automi, meri strumenti di una spettrale catena di montaggio: machines.
La
salvezza è nelle mani di colui che ha peccato: mentre la morte incalza
tingendo le pagine di sangue e dannazione; mentre il male attanaglia il
cuore di chi conserva la speranza; mentre cade l'ultima lacrima da
occhi svuotati della loro anima, il traditore tenterà in un gesto
estremo di redimere se stesso e di riconquistare la sacra dignità di
uomo e amico.
Capitolo I
Gli studenti del secondo anno della facoltà di chimica stavano attendendo l'arrivo del professore nel laboratorio appositamente preparato dall'insegnate, il quale credeva talmente tanto nelle sue lezioni da voler preparare tutto l'occorrente di persona, al contrario di molti altri che avevano un aiutante.
Il più grande sogno di Dario era quello di suonare; custodiva questo sogno dall'infanzia, da quando il padre gli aveva regalato una piccola chitarra giocattolo non aveva fatto altro che suonare, suonare, fino al calar del sole. Dopo qualche settimana il genitore cominciò a pensare di aver fatto un errore con quel regalo; lui e la moglie cominciarono ad averne abbastanza di questo suo interesse che sembrava essere diventato una mania e non volevano che lui perdesse tempo dietro a quel pezzo di plastica: secondo loro non sarebbe mai riuscito a combinare qualcosa di buono nella vita. Gli dicevano che era un perditempo, un buono a nulla, e che avrebbe dovuto seguire i loro consigli e interessarsi ad altro: «La musica non porta soldi! Solo illusioni di pseudo - artisti!», erano soliti dire. Ma Dario non ci stava, avrebbe continuato a coltivare questa sua passione che lo portava lontano da tutti i suoi problemi familiari, lo faceva sognare e viaggiare con la mente in un mondo tutto suo che presto si sarebbe trasformato in qualcosa di concreto.
Il professore entrò in laboratorio.
«Scusate il ritardo signori, ma sono stato trattenuto da impegni alquanto importanti!».
Giada, la migliore amica di Dario, non aveva mai creduto alle parole dell'insegnante; secondo lei nascondeva qualcosa, ma prima di dirlo apertamente, preferiva esserne certa. E lo sarebbe stata.
«Oggi vedremo come le molecole dei reagenti che si urtano con collisioni efficaci interagendo tra loro in una reazione, passano in un tempo infinitesimo attraverso uno stato di transizione rappresentato da un aggregato atomico che si trasforma poi rapidamente nei prodotti della reazione...».
Dario non ne poteva più di quelle lezioni: i suoi genitori lo avevano obbligato a frequentare quella facoltà che ha sempre sopportato come si sopporta il mal di denti.
Il ragazzo prese il suo libro e si alzò in piedi; si diresse verso la porta sotto lo sguardo interrogativo di Giada. Uscì e si fermò nel corridoio, dove non c'era anima viva; sbatté i pugni sul muro emettendo un urlo di lamento che si impegnò a soffocare subito dopo.
«Basta! Non ne posso più!».
E si allontanò dalla struttura.
Terminata la lezione, gli studenti uscirono dall'aula e tornarono ai loro mezzi; era stata una dura giornata e da qualche ora il ciclo era diventato paurosamente scuro, coperto da nuvole cariche di pioggia, trasportate da un vento molto forte e gelido che ancora continuava a soffiare. Uno studente si vide tutti i libri e i fogli volare e nell'atto di raccoglierli cominciò a diluviare. Giada, anche lei fuori con le sue amiche, guardò nella borsa che portava sempre a tracolla.
«Oh, no!».
Tania, la sua migliore amica, si voltò sorridendo.
«Che hai dimenticato questa volta, Giada?».
«Voi andate pure, devo aver lasciato un libro in aula! Ci vediamo nel pomeriggio!».
La ragazza entrò per l'ingresso principale e corse verso il laboratorio di chimica; i lunghi, silenziosi e bui corridoi fecero quasi paura ai suoi occhi, e gli unici rumori che sentì furono quelli della pioggia che con forza batteva sul tetto della struttura e del vento che sbatteva i vetri e le porte dal piano superiore. Ad un certo punto udì un altro suono, come un lamento in lontananza. Rallentò, dirigendosi verso l'origine di quel rumore, e si accorse che veniva proprio dal laboratorio; accostò alla porta e origliò. Le venne in mente quando da pie cola la madre la sgridava in continuazione mentre ascoltava, appoggiando l'orecchio ad una porta, i discorsi che la donna faceva con il marito nella stanza contigua.
Le parole dall'aula cominciarono a farsi comprensibili: era il professore che parlava, ma non c'era un interlocutore. "Sicuramente è al telefono", pensò Giada.
«Non me ne frega un benemerito accidente se non riesci a fare tutto con il denaro che ti ho dato! Te ne do altro, basta che porti a termine questa rottura di scatole in meno di... cosa?... Stai scherzando, spero! Lascia perdere il commerciante, che non capisce neppure cosa...».
Giada non doveva stare ad ascoltare e si stava facendo tardi, la sua compagna di appartamento la stava aspettando; ma la cosa si faceva interessante: amava così tanto entrare nella vita degli altri!
«Cosa ti fa pensare che ci metterà i bastoni tra le ruote?... Ti do tutti i soldi che ti servono, basta che chiudi questa faccenda una volta per tutte! Devo... no, no, stammi tu bene a sentire! Devo portare a termine questo dannato esperimento e Serafini attende la prima fornitura a breve!».
Chiuse la conversazione. Giada, come svegliata da un sogno, entrò nel laboratorio.
«Mi scusi professore, mi sono dimenticata un libro... ».
L'uomo sobbalzò alla visione di Giada: avrà ascoltato la sua conversazione al telefono?
Giada afferrò il libro lasciato sotto il tavolo e si voltò lentamente verso il professore che stava riordinando la cattedra preoccupato, prendendo le sue cose e mettendole nella sua ventiquattrore.
«Problemi, professore?» chiese Giada con tranquillità.
L'insegnante non era sicuro di dove la sua studentessa volesse andare a parare.
«Non capisco la sua domanda! Va tutto bene, certo» rispose con ben poca sicurezza.
«Su professore... lo sa benissimo... con chi stava parlando al telefono?».
L'uomo spalancò gli occhi e si bloccò, mentre la ragazza si avvicinò.
«Allora, professore? Che esperimento ha tra le mani?».
Era a pochi metri dall'uomo, quando dalla sua borsa estrasse una calibro 35 puntandola bassa contro l'uomo e sollevandola mano a mano che si avvicinava a lui. Il professore, alla visione dell'arma, non seppe proprio cosa fare: la fissò per qualche istante e poi sollevò lo sguardo verso Giada, per vedere che intenzioni avesse.
«Professore, mi dica più precisamente in che cosa consiste l'esperimento!».
Emanuele Renzi, è nato a Fano (PU) il 26 marzo del 1987; risiede nella provincia di Pesaro e Urbino. Nel 2006 fonda una casa di produzione cinematografica che tutt'oggi presiede. Di professione regista e produttore cinematografico indipendente, The Machines - Menti dissolte è la sua prima opera letteraria.
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