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Krúdy, euforia del naufragio
Amato da Márai, raccontò con leggerezza la fine del mondo
austro-ungarico. Arriva in Italia uno dei suoi romanzi più celebri
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Torna il Grinzane per gli scrittori che parlano delle radici
Nella denominazione si aggiungerà forse "Lattes". Potrebbe celebrarsi a Monforte
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Da leonesse a gattine
in un Paese maschilista
La storia dell'Udi, la maggiore organizzazione femminile del dopoguerra, raccontata dalla sua fondatrice, Marisa Rodano. C'era una volta l'orgoglio, la lotta, la dignità: un passato perduto?
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Un detective al capezzale di Neruda
Un Paese che convive
con i terremoti, della natura e della Storia
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La reporter vince sul campo
Allegria! A gennaio le vendite dei libri sono calate del 7%, il commercio al dettaglio nel suo insieme del 3,4%. Le spiegazioni che si danno i giornali specializzati in editoria inteneriscono parecchio: il tempo era brutto, c'era un giorno feriale in meno rispetto al 2009 … Come se il meteo valesse solo per le librerie. Come se le ragioni della débâcle non fossero ben note, ancorché inarginabili.
Nel frattempo, durante il naufragio, c'è chi brinda: Florence Aubenas, giornalista. La sua inchiesta Le Quai de Ouistreham ha sgominato in classifica la tardofemminista Elisabeth Badinter con Le conflit, la femme et la mère. In due giorni, ha venduto 22 mila copie, e con 4 ristampe la tiratura è arrivata a 210 mila. Per un successo così, non basta essere famosi (nel 2005 la Aubenas fu prigioniera per 5 mesi in Iraq, molte le manifestazioni per il suo rilascio). Un poderoso lancio stampa aiuta ma non è sufficiente. Per vendere centinaia di migliaia di copie al brucio, bisogna essere bravi, e intercettare quell'entità ineffabile che è lo spirito del tempo: in questo caso, il malessere sociale.
Quella di Florence Aubenas è una vera inchiesta sul campo: merce rara, in questi tempi. La reporter è andata per sei mesi in Normandia, si è iscritta alle liste di collocamento di Caen, e ha condiviso la fatica delle donne delle pulizie a contratto. È la crisi, è il precariato, visti dall'interno e non tramite le cifre degli economisti o i sorrisi paternalistici dei politici. La Francia aveva bisogno di un racconto, non virtuale, e ora l'ha trovato. Nello spazio che Libération dedica alle recensioni dei lettori, non si parla d'altro: «E se Aubenas non ci fosse andata per sei mesi, chi parlerebbe del vero proletariato? Nessuno. Non c'è romanticismo, i sindacati latitano, identità professionale zero. Boulot de mer...». Eccetera.
Ma la storia più divertente è quella su Claude Allègre, ex ministro, che ha pubblicato Imposture climatique ou la fausse écologie. Il titolo basta e avanza a spiegare la tesi ecoscettica. Meglio non addentrarsi nel testo, in effetti: Le Monde si è divertito a trovare cento errori marchiani. Dati sbagliati, fonti scientifiche malinterpretate, strafalcioni anche divertenti. Georgia Tech non è un'autrice, citata da Allègre con nome e cognome, ma il Georgia Institute of Technology. Allegria!
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 6 marzo)
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L'8 marzo si sputa su Hegel
Altro che mimose: quest’anno l’8 marzo italiano vuol dire Carla Lonzi. Non solo una protagonista nei ’70, gli anni d’oro del femminismo, cui ha dato quell’arma cruciale che è stata (ed è, guardate il web) la pratica dell’«autocoscienza». Non solo autrice di quel Manifesto di Rivolta femminile che mantiene tuttora in nuce tutti gli argomenti d’analisi del femminismo. Golosa della vita, libera (purtroppo per troppo pochi anni, è scomparsa cinquantenne nell’82), a suo modo un unicum nella capacità di portare nella battaglia del femminismo quella creatività maturata attraverso la critica d’arte, insieme a una onestà del pensiero che si traduce nella chiarezza della parola.
Dunque, pienamente giustificato il titolo, «L’arte del femminismo», per i tre giorni di convegno a lei dedicato e che continua sino a domani a Roma, partecipi donne-studiose «nuove» e femministe storiche, prima fra tutte Laura Lepetit e la sua mai interrotta militanza anche come editrice della Tartaruga (magnifica humus per le scrittrici di mezzo mondo e dove Maria Luisa Boccia ha pubblicato, testo fondamentale in questi giorni ristampato, L’io in Rivolta - Vissuto e pensiero di Carla Lonzi).
In ombra per anni (non nell’universo femminista) ora, a dispetto di chi «celebra» il ritorno al sessismo (il pamphlet dell’inglese Natasha Walter), questa «sovvertitrice di concetti e ruoli» riappare alla ribalta grazie a Sandro D'Alessandro che con la EtAl dedica un anno alla riedizione dei suoi libri più importanti, da tempo introvabili, partendo da Sputiamo su Hegel «titolo irriverente di congedo dalla cultura patriarcale» per proseguire con Taci, anzi parla: il diario dal 1972 al ’77 ormai pietra miliare del femminismo anche fuori Italia, cui seguiranno Autoritratto e Vai pure, dialogo con il suo compagno Pietro Consagra.
Operazione coerente con la linea dell’editore: «rintracciare radici culturali e antropologiche e farne strumenti per riflettere sull’attualità» che, un po’ a sorpresa, collima con le richieste «di tante giovani lettrici». Mentre D’Alessandro confessa di sperare che questi libri provochino «reazioni tra i filosofi maschi, ne parlino, dicano qualcosa...». Illusione? Visto che «la cultura patriarcale», pur ferita, è tutt’altro che morta? Forse è meglio che Carla Lonzi non lo sappia.
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 6 marzo)
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La seconda vita di Herta Müller
Del Premio Nobel romeno-tedesca la polizia aveva creato un alter ego fedele al regime
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Kapuscinski, abuso di memoria
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