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Aiuto, tre donne al vertice!
È un bel gioco, e può durare tanto. Lo comincia Laura Miller su Salon.com. Salon, per la cronaca, è una delle più antiche riviste online; risale al 1995, praticamente al mesozoico, eppure non perde smalto. Scrive la capessa della pagina libri: da che mondo è mondo, gli scrittori danno consigli ad altri scrittori. È ora invece che a guidare chi scrive sia chi legge, o chi dovrebbe leggere ma a volte non riesce ad andare avanti. Per cominciare, è lei a fornire cinque consigli ai novizi. Leggerli, e anche dissentirne, è divertente e fa venire voglia di cimentarsi. Eccoli.
Uno: che il protagonista non soltanto rifletta e osservi, ma sia mosso dal desiderio di qualcosa. Due: che il protagonista faccia qualcosa, non sia passivo. (Fin qui, sembrano le qualità che dovrebbe avere un corteggiatore, più che un personaggio letterario). Tre: i lettori vogliono una storia, dei personaggi, un tema, un'ambientazione; in questo ordine. Quattro: i lettori se ne infischiano dello stile, della bella scrittura, così come non si va al cinema per ammirare la fotografia o i costumi.
Cinque: lo humour è apprezzato. Ha senso oppure no, un elenchino del genere? Laura Miller avverte che, ovviamente, tanti scrittori di genio hanno infranto queste e altre regole. Altrettanto ovviamente, sono princìpi parecchio generici: necessari, ma non sufficienti. Però può essere utile stuzzicare la consapevolezza dei lettori, smontare i meccanismi di trascinamento di un libro, fomentare un atteggiamento critico, sia pure in formula così rozza. Chissà se la prossima volta che un romanzo ci prende, oppure ci stufa, verificheremo se le cinque regolette sono state applicate, o ne inventeremo di nuove.
Andrebbe fatto, ad esempio, per i libri al top delle classifiche: invariata quella della nonfiction, movimentata invece quella della narrativa. Facciamo un altro gioco. I primi tre titoli sono: Fantasy in Death di J.D.Robb, che è lo pseudonimo usato da Nora Roberts per i thriller; The Help di Kathryn Stockett, ossia L'aiuto già tradotto da Mondadori; e Black Magic Sancrion di Kim Harrison. Che cosa hanno in comune questi bestseller? Sono tutti e tre scritti da donne, e non è che capiti spesso di avere tre donne al vertice. In classifica, e altrove.
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 13 marzo)
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Maupassant un bluff per Cabila
Il nostro catalogo è generalista: pubblichiamo quello che ci piace. E quello che siamo, lo diventiamo giorno per giorno, sperimentando». Chiari e diretti i 4 della Cabila («tribù» in lingua berbera), la sigla milanese nata nel 2006, non «a scopo di lucro», per ora e per necessità... Anzi, aggiungono Balthazar Pagani e Francesca Biagioli, compagni anche nella vita, Efrem Milia e Lucia Stipari, tutti poco più che trentenni, «ci mettiamo del nostro, continuando a lavorare in aree diverse del mondo editoriale, per poi dedicare il tempo libero alla comune passione per i libri».
Bravi, per quel che si può dedurre dai 20 titoli già nel loro minuscolo bagaglio: due collane di narrativa, italiana e straniera. Caccia agli esordienti, ma non solo; «libri che non vogliono essere incasellati», anche se legati spesso all’oggi tra crimini reali o dello spirito. Come Dove vanno le iguane quando piove (riflessi holdeniani solo in superficie) dove Antiniska Pozzi colora di mistero la storia di due donne in una Milano atona di fronte ai travagli dei suoi giovani.
E come Suicide Loft del canadese Gordon j.h. Leenders che gioca, bene, sul vecchio slogan «niente è reale finché non va in tv». Fortemente critico «nei confronti del decadimento di quest’epoca» (neppure agli editori piace «il momento che stiamo vivendo») il futuribile Quadrato di Blaum dello scrittore-traduttore-editor Massimo Gardella. Legata alle recenti allucinanti riesumazioni nel cimitero generale di Torino, Sottosopra è l’opera prima di Giorgio Tacconi. Mentre il successo maggiore è toccato sinora all’inchiesta in salsa romagnola di Come Miss Marple di Vito Testaj.
Ma gli avventurosi «ragazzi» di Cabila crescono e stanno per varare «Carbonio 14», ironico riferimento al metodo chimico di datazione dei fossili: collana di classici che fossile non è partendo, a metà primavera, con un Maupassant «in disuso» quanto attuale: Mont Oriol, denuncia ante litteram di un grande bluff nella cittadina termale omonima. Per poi approdare a Le domeniche di Jean Dézert, unico romanzo pubblicato in vita da Jean de La Ville de Mirmont, ucciso nella Prima Guerra Mondiale e a La vergine e lo zingaro di D.H. Lawrence. Anche qui, tre storie diversamente «contro». Coraggio, tribù, che i lettori siano con voi.
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 13 marzo)
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Santo Padre santo da subito
Una tradizione ripresa nell'ultimo
secolo: un saggio di Roberto Rusconi
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Quell'Italietta in riva al lago
 Puntuale, ogni anno la corriera di Andrea Vitali arriva colma di silhouette, spruzzando di levità i nostri malandati e malandrini giorni. Ogni «commedia» un viaggio à rebours nell’Italietta sospesa fra le due guerre, dove il tran tran signoreggia, appena increspato: sia, il granello nella routine, un vento di lago, il tivanello o il bellanasco (refrigerante motivo serale), o un mistero innocente come i denti da latte.
Ecco perché si sorride avanzando nelle stampe di Andrea Vitali, cerusico in quel di Bellano, villaggio zuppo di gloria, a cominciare dalla straordinaria partecipazione nei manzoniani Promessi sposi. La vita, qui, tra il cotonificio e l’Orrido, tra piazza Grossi e una motonave al passo d’addio, è «una cosa di fantasia, come il babau, il lupo cattivo, l’orco». O La mamma del sole, la nuova cartolina - classe 1933 - confezionata nel «dolce paese».
Un fraseggiar gozzaniano, che specialmente risplende là dove l’autore si prova a immaginare un catalogo di buone cose di pessimo gusto: «una credenza, una pletrèra, un paio di poltrone su cui soggiornavano stabilmente dei gatti rognosi, qualche cadavere di bicicletta e piatti rotti, pentole e pentolini, manici di scopa e di piccone, vanghe arrugginite, rastrelli sdentati come la Velia, rotoli di fil di ferro color del rame, cassette, un crocifisso orbo del Cristo e un elmetto della prima guerra mondiale». Sì, ve ne sarebbero di cose da salvare in questo Paese che non si decompone mai, che mai obbedisce al richiamo della poubelle...
La Velia è, con Maria Domenici, l’altra donna enigmatica della torrida estate lariana. Velia, quattordici figli, affanna e suscita, esalta e deprime i locali «gagliardetti» o «fasciste volontà» che vorrebbero condurla a Roma, al cospetto di Lui. Maria, detta «Quale Stagione» (anche La mamma del sole è tappezzata di bizzarrie onomastiche, il numero egregio, consueto, di Andrea Vitali: da Eupilio a Lacrimella); ebbene, Maria, Ospite del Pio Ospizio San Generoso di Gravedona, compirà a Bellano l’ultimo viaggio, affaticata dalla canicola e da una gravosa valigia interiore, dov’è conservata una memoria macabra o, forse, un caritatevole fine.
Di figurina in figurina - l’arciprete, il maresciallo dei carabinieri, il mastro vetraio, la perpetua, i trasvolatori atlantici, il cavaliere del Regno, il Federale -, Andrea Vitali s’incammina verso l’Osteria del Crachen (e il «Cavallino» di piazza Boldoni?) dove attendono pastasciutta, agnello in guazzetto e una fetta di miscia. Vino in caraffa, beninteso, come s’addice alla letteratura fatta in casa.
Autore: Andrea Vitali
Titolo: La mamma del Sole
Edizioni: Garzanti
Pagine: 286
Prezzo: 18,60 euro
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 13 marzo)
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Ricominciamo dal Manzoni
La riforma dei licei: la centralità
dei Promessi sposi «tonifica» la lingua
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Andare a segno con Barthes
Scompariva trent'anni fa il critico-scrittore:
un'antologia di ricordi e testimonianze, fra cui un inedito
saggio di Susan Sontag pubblicato per la prima volta in Italia
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E' la menzogna
che ci rende civili
Parla Adam Soboczynski che in un pamphlet
semiserio illustra "L'arte di non dire la verità"
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Krúdy, euforia del naufragio
Amato da Márai, raccontò con leggerezza la fine del mondo
austro-ungarico. Arriva in Italia uno dei suoi romanzi più celebri
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