di Olga Karasso
5a stagione di "Pensieri e Parole"
Oggi la "Négritude" - a cura di Olga Karasso
2010: cinquantesimo anniversario dall'indipendenza del Senegal - Lévi-Strauss scriveva che non esiste popolo senza cultura
27 settembre 2010 - ore 18.30 presso
Le Segrete di Bocca - Via Molino delle Armi, 5- 20123 Milano (citofono 1002C)
Trascorsi quasi ottant'anni da quando, a Parigi, con il manifesto di quello che fu l'unico numero di "Légitime défense" del 1932, alcuni studenti antillani idealmente appoggiati da altri originari anch'essi delle colonie, in massima parte francofone, intesero denunciare alle società civili - contro l'imposta assimilazione culturale - l'esistenza indipendente di una razza e cultura negro-africane. Successiva fondamentale rivista di aggregazione del 1934, "L'étudiant noir" resisterà sino al 1940. Solo dopo gli anni bui del nazismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, che tanti ne contò arruolati nei vari eserciti, lo straordinario movimento della "Négritude" (termine coniato da Césaire nel 1939) prese corpo reale intorno alla rivista "Présence Africaine"
ideata, nel 1947, dal senegalese Alioune Diop con il sostegno di André Gide. Del comitato di redazione facevano parte Jean-Paul Sartre e Albert Camus. Sull'onda creata dal surrealismo abbattitore di catene, l'intellighenzia francese accoglieva tra le sue fila scrittori e poeti di levatura eccezionale come il martinicano Aimé Césaire, il senegalese Léopold Sédar Senghor, Léon-Gontran Damas della Guyana e altri.
In Italia, alla fine degli anni Sessanta se ne interessarono attivamente la rivista letteraria a carattere internazionale "Il Canguro" (in particolare Franco De Poli, Olga Karasso e Ermanno Re) e l'editore Ugo Guanda.
Nonostante la congenita facilità umana di intravedere nella propria famiglia l'alieno, i decenni di duri scontri sociali parrebbero avere reso larghe fette dell'umanità più consapevole di un passato comune. Di fronte al seppur sconfortante scenario post-moderno di un pianeta scosso da innumerevoli guerre e guerriglie e gravi problemi di globalizzazione, non si dimentichi che traguardi significativi di accettazione e integrazione del diverso in senso lato sono stati comunque raggiunti. Esiste però effettiva memoria o conoscenza - nel mondo civilizzato ove le relazioni umane paiono di nuovo tendere a imbarbarirsi - di quelli che furono i migliori ideali della Négritude? Del meticcio culturale Senghor. Assimilare senza essere assimilati.
Imprevedibile e pericolosa quanto la natura, la storia umana è fatta degli umori di terre e uomini molto dissimili tra loro ma - nel profondo - la matrice di dolori e speranze è identica.
Armati dei loro sogni e delle loro parole, alcuni tracciano il cammino per future generazioni.
Cultura non equivale a istruzione. Senza coscienza non tanto di un altro, incontrato per strada o durante un viaggio, ma dell'intera tragica odissea umana -, ancora rare saranno le possibilità di convivere in pace. Fosse pure mera utopia, isolata da ogni passata ideologia, sarebbe saggio - tra la confusione dei tanti cellulari - riparlare ogni tanto di "uomo ideale".




