Martedì, 22 Maggio 2012

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Eppure mi sfiorano le stelle di Carmelo Consoli

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Eppure mi sfiorano le stelle
Carmelo Consoli è una tra le figure più rappresentative della poesia contemporanea. Lo testimonia questo libro dal seducente titolo: "Eppure mi sfiorano le stelle". Pagine di intense vibrazioni del cuore, mentre canti gregoriani scavano dentro profonde melodie e di notte la luna risplende magica su Firenze, tra tegoli e vicoli, di lampione, in lampione, fin sulla cresta delle colline.
Poeta di grande sensibilità e dall'ascolto profondo, Carmelo Consoli aspira alla bellezza, all'amore, al sublime, all' "Alto". I suoi versi nascono da ricordi, da motivi sentimentali, da osservazioni dirette, guidati dalla forza del suo nobile pensiero che lo rende partecipe della vicenda umana e spirituale.
EPPURE MI SFIORANO LE STELLE
(ovvero poesie di aeree vibrazioni e deliri quotidiani) di Carmelo Consoli
Bastogi Editrice Italiana - collana Il liocorno. Poeti del Novecento
2008, 80 p.
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Dalla prefazione di Lia Bronzi

Proprio per quel ricercare indefessamente la coscienza della vita e la lealtà dello stesso vivere, l'evoluzione poetica, spirituale ed artistica in questa nuova raccolta di Carmelo Consoli, dal titolo Eppure mi sfiorano le stelle, in "nuce", già suona lessicalmente in esplicazione di vaste risonanze, sintetizzando con una fraseologia matura e chiara il senso d'infinito implicito, fra picchi d'arte e sensibilissime vibrazioni del cuore, che il poeta avverte nel rimodellarsi quotidiano a valenze superiori per serene illuminazioni, con capacità d'ascolto dei più piccoli o più assordanti rumori dell'esistere. Dall'esegesi del sé e del mondo contestuale in cui egli vive o ha vissuto, secondo un'aulodia di spiccata sensibilità umana, qual è la sua, come ci è stato dato di constatare dalla sua frequentazione, fluisce una poesia lirica, ma anche sociale e civile, con graduale conseguimento di versi precisi, attinenti la costituzione dell'essere umano e la sua aspirazione alla bellezza, all'amore ed alla Trascendenza, punto di riferimento costante anche nelle altre pubblicazioni, tanto che la nuova raccolta apre e chiude con due liriche rispettivamente intitolate: "Eppure mi sfiorano le stelle" e "Alla fine" a testimoniare la sua tensione spirituale verso l'Alto", secondo uno spazio ideale che è anabasi poetica stessa, dove l'atteggiamento si fa preghiera di timbro ontologico e colloquiale con Dio padre e dove la capacità di fare aderire con straordinaria interiorizzazione la parola al pensiero è totalmente riuscita, per estrema duttilità versificatoria.


Dal libro


Eppure mi sfiorano le stelle

Ecco Signore
il mio giorno paziente
ti rimetto gli occhi scavati
dalla luce.

Notte di inquieti silenzi;
sono dentro
all'immobile cuore della terra
eppure
mi sfiorano le stelle,
l'altrove dell'immenso,
l'ala leggera
della tua carezza.

Visibile, invisibile
il tuo volto
cieca crisalide d'amore
io prego
alla pallida luna
quotidiano mistero
fatto uomo.


Al semaforo

Verde
quasi verde
giallo
mezzo giallo
rosso
passi accennati
alla strada
poi ripresi
invertiti
mani avanti
indietro
corpi a roteare
mezzo giro
di danza
su e giù
d'ignari amanti
da marciapiede.

Ah, valzer di un attimo solo!


L'arrotino

Indietro,
indietro
giunge sorgente
dai ricordi
il grido dell'arrotino;
chiama
il cuore chiuso
dei palazzi
alla mola,
alla fiamma.

Per chi ha
qualcosa da riparare:
il filo dei ferri,
lo smalto del passato;
alle finestre,
ai sogni,
al tempo
del tempo,
ai sorrisi
di chi non sa.


Il Profilo di Carmelo Consoli nella Galleria degli Autori.
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