La recensione di Nicla Morletti
Un libro palpitante di emozioni. Pagine intense che invitano a riflettere, parole e versi che penetrano nell’anima in un arcobaleno di luci e sentimenti.
Nardina Federici è poetessa che vive intensamente e intensamente traccia, indelebili su carta, le traiettorie del cuore.
Il sogno si fonde alla poesia e la poesia a una sottile nostalgia.
Il racconto che apre la silloge ha in sé la freschezza del mattino e dei temporali estivi, con un paese che profuma di pietra di fiume e di un grande, celato amore. Seguono altre dolci poesie che trasportano lievi il lettore in tramonti d’ottobre, per strade silenziose, a vivere istanti d’eternità.
IN ATTESA DELL'INVERNO
di Nardina Federici
L'Autore Libri Firenze - Collana Biblioteca 80. Poeti
2007, p. 72
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Dal libro
Il primo amore
Questo sentimento, che attiva la primordiale sensazione che la natura stessa sviluppa la crescita emozionale di un indimenticabile sogno che vola sulla nuvola incontrando l’universo umano senza strutture, è come una ragion d’essere di questo sentire, sono campane che suonano a festa.
Oggi è un dolce mattino d’estate, l’aria s’è rinfrescata dal temporale serale: è qui che la storia continua a volare e grida in quel canto dentro agli occhi coi sensi e l’anima. Grida per un turbamento che precede un evento che strappa al cuore un sentimento, le mani sono tese e aspettano che tutto si avveri.
Sara viveva in un piccolo paese dove si sapeva tutto di tutti, ma un bel giorno accadde quell’evento che lei sognava parlando al suo Dio e chiedendo ogni grazia, ma in lei l’amore sbocciò e fu sofferenza. Il ricordo che conserva la sua mente sono le conversazioni delle donne del paese in cui viveva dalle otto alle dodici di ogni giorno, mentre i bambini erano a scuola.
Il paese sapeva di pietra di fiume ma dalla sua finestra lei cantava le sue canzoni che in quei tempi la radio promuoveva. Sono passate molte stagioni ed estati della sua vita in quella dolce terra bagnata dal fiume e coronata di boschi conservando il profumo di viole e grandi gigli selvatici mentre d’estate, la sera, la grande scalinata che scendeva al paese si riempiva di giovani. Sara viveva col suo grande amore nel cuore così puro. Il tempo passava e così anche la guerra era finita. Ogni casa a quel tempo aveva il suo orto che esalava profumo. La natura nel suo splendore diceva:
«Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà, nessun mortale ha mai sollevato il mio velo, la verità è figlia del tempo.»
Ma Sara continuava a sognare coltivando il suo amore nascosto mentre il tempo passava, passava ma lui era sempre lì anche quando partì abbandonando con grande rimpianto il suo fiume, a lui parlava e con lui divideva il suo segreto sentimento.
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