Martedì, 22 Maggio 2012

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Fieno per conigli di Maurice Piquè

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Fieno per conigli di Maurice Piquè
Una silloge che affonda le radici nel tempo presente e del tempo presente si nutre. Si nutre di pensieri, riflessioni, impressioni e dona emozioni. L'autore dall'indole sensibile e aperta, profondo conoscitore della psicologia umana, riesce a trasmettere attraverso i suoi versi tutto quanto egli percepisce interiormente.
Queste poesie nascono e crescono da un profondo sentire, e nell'osservare lo scorrere dei giorni e della vita tra l'indifferenza e la distrazione della gente.
In un mondo dove si ama e si soffre, l'autore lotta contro la sottomissione, l'omologazione e nutre grandi speranze scrivendo di getto "fin dove l'inchiostro arriva": "no, il giornalista no. / Troppe catene, troppi orpelli, troppo di tutto. / Meglio scrivere fin dove arriva l'inchiostro, / quando s'impasta con l'anima irrequieta".

FIENO PER CONIGLI
di Maurice Piquè
Il Filo - Collana Nuove voci
2007, pag. 71
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"Mi hanno dato un fucile mitragliatore oliato.
Mi hanno dato una divisa già sporca di sangue,
poi mi hanno detto di andare ad uccidere mio fratello.
Mi hanno dato e detto troppo, credo."


Dalla prefazione di Marina Paola Sambusseti

Fieno per conigli è una silloge che forza le catene del presente, della quotidianità, per spingersi oltre, in un altro tempo, in un 'altra storia, nell'infinito della poesia e di quell'ispirazione che la sottende. Ma per superare la realtà, l'autore, Maurice Piquè, non può che partire proprio da essa. Sperimentando una versificazione corrosiva, tagliente, egli (con sguardo ironico), in versi, ferisce i potenti e risarcisce i più deboli, alla ricerca di una giustizia che tuttavia continua a sfuggire, a "latitare" nella cosiddetta società civile.


VOLEVO FARE IL GIORNALISTA
 
Volevo fare il giornalista,
da bambino.
Poi,
ho scoperto la spazzatura ed il cervello
mi è scoppiato insieme al cuore.
No, il giornalista, no.
Troppe catene, troppi orpelli, troppo di tutto.
Meglio scrivere fin dove arriva l'inchiostro,
quando s'impasta con l'anima irrequieta.
Meglio essere un poeta squattrinato e pieno d'incertezze,
tanto lassù c'è l'esattore finale,
colui il quale mette a posto le cose una volta per sempre.
 
 
AL TELEFONO
 
Al telefono
la tua voce è tornata piena di vita com'era un tempo.
Per un istante
guardo la foto che ho sulla scrivania dell'ufficio.
Ricordi?
Era qualche anno fa.
Il tuo viso tra i fiori in fiore.
Una lacrima,
soltanto una pensa, mi scende sulla guancia.
Sono felice, sì,
stavolta non ho paura,
sei tornata a me lo grido forte ma dentro,
perché sono geloso di questa gioia
e non la voglio dividere
con chi misura l'emozione e quantifica il sentimento.
 
 
BENTORNATA CON TRE ROSE ROSSE
 
Tre rose rosse.
La solita fioraia dai capelli neri scompigliati.
Quella del negozio sotto ai portici
con gli occhiali fuori moda.
Bentornata con tre rose rosse
ed un cartoncino bianco scritto
semplicemente Bentornata!
Il viaggio è stato lungo,
il passo lento,
i suoni ovattati,
gli sguardi annebbiati.
E poi, ah sì!
Le nuvole che offuscavano Dio.
Ma forse,
forse adesso c'è un faro laggiù all'orizzonte.
Il mare ed i suoi scogli neri lucidi, di quando eri bambina.
L'uomo che ti ama per quella che sei e che ti è accaduto.
Un cucciolo di bastardo abbandonato in un canile.
Il walzer che ti piace tanto.
I bambini adorati ed una casa col focolare acceso.
I vecchi buoni amici coi quali giocare e scherzare.
Bentornata semplicemente.


Maurice Piquè, è nato nel 1968 a Massa di Somma (NA). Poeta, scrittore e musicista, frequenta circoli culturali, partecipa a concorsi letterali, reading di poesia radiofonica, performance artistiche di strada e corsi di scrittura creativa.
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