Mercoledì, 8 Febbraio 2012

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Schegge (Io e il mio tempo) di Edio Felice Schiavone

La recensione di Nicla Morletti


Schegge (Io e il mio tempo) di Edio Felice SchiavonePoesie d’eterno e sublime stupore. Versi intensi che narrano e catturano “l’istante della vita”, l’attualità quotidiana e “quel bellicoso e superbo atteggiamento dei millenni e della storia dell’umanità”. E attraverso le parole prendono di nuovo vita “Auschwitz 27 gennaio 2005”, “Beslan 1° settembre 2004”, “Madrid 11 marzo 2004”, per dire: “Mai  più”. Mai più stragi, mai più sofferenza. Mai più dolore.
Il messaggio del poeta si addolcisce poi in versi di morbide descrizioni in “Maggio 2006”, quando lucciole come petali di luce ondeggiano lievi lungo il pendio del crepuscolo. Piccoli, pallidi lampi a guisa di una gara pirotecnica e magica nel silenzio delle sere sui campi, oltre l’ultima casa del paese.


SCHEGGE
(Io e il mio tempo)
di Edio Felice Schiavone

Bastogi Editrice Italiana - Collana Il liocorno. Poeti del Novecento
2007, p. 52
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Dalla prefazione di Neuro Bonifazi

Crediamo veramente che nel panorama postmoderno della poesia italiana contemporanea, a cavallo tra il Novecento e il Duemila, pochi poeti, pochissimi (o nessuno), siano andati al cuore stesso della storia umana civile (e incivile), denunciando in un modo così diretto e originale, deciso e senza fronzoli enfatici o partigiani, e senza clamore e quasi con la voce dei suoi bambini o le movenze dei suoi gattini, i gravissimi mali della società caotica mondiale. Il "sublime" di questa poesia sta proprio qui, e nello stile immediato che ne deriva, ossia sta nel condannare la follia estrema delle contrapposizioni e delle distruzioni, delle stragi e del sangue, senza mai forzare la grazia delle figure infantili o dei colori affascinanti delle pericolanti città.


Dal libro


Al Fanciullo (Poeta nella poesia del mondo)

Il sublime, l'istante.
Accoccolato, zitto zitto, un bimbo
sotto l'ombrello nel mezzo del prato
contempla, ascolta, stretto nel miracolo
dell'età - il ritmo liscio, verticale
della pioggia, il variabile
ticchettare istantaneo delle gocce,
e coi gessetti della mente segna
da provetto aritmetico
sulla lavagna grigia d'un mattino
il conteggio infinito
delle gocce che piovono,
delle nubi che passano,
delle ore che spariscono,
del Tempo che non c'è
che va, viene e non c'è.

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