LA RECENSIONE DI Nicla Morletti

Pregevole e squisito questo libro di ricette di Barbara Becheroni, denso di aromi e gusto, con descrizione di piatti prelibati e davvero speciali, come l’autrice, del resto.
Un libro allo zafferano, dal sapore del risotto della nonna, ancora più gustoso dei manicaretti o dei fegatelli alla toscana.
“Un rito complesso quello del risotto - scrive Barbara - che a volte provoca anche punte di dolore e nostalgia.” Quanto siamo cambiati in questi ultimi decenni? Una volta si andava a comperare il riso da chi lo produceva. Adesso lo acquistiamo nei centri commerciali. E riaffiorano i ricordi di quando eravamo bambini e c’erano anche le torte della nonna, quelle cucinate nel forno a legna. Ma cos’è lo zafferano? La curiosità ci distoglie dal velo della nostalgia. Lo zafferano è una pianta bulbosa con foglie lineari lunghissime, verdi sopra e bianche sotto, fiori violacei a imbuto con pistillo giallorosso; dagli stimmi secchi e polverizzati si ottiene una polvere colorante gialla, dello stesso nome, usata in cucina, dalle proprietà eccitanti. Ma adesso addentriamoci nelle pagine del libro: risotto alla milanese, pasta con sarde, gnocchi alla romana, cous cous, spaghetti ai tre sapori, cannoli siciliani, zuppa giapponese. Il tutto allo zafferano. Mi viene l’acquolina in bocca… Lascio ai lettori tutto il gusto e la specialità delle ricette di Barbara Becheroni e buon appetito a tutti!
...CHE PIU' GIALLO NON SI PUO'!
Ricette e piccole storie a base di zafferano
di Barbara Becheroni
EDIZIONI LUSSOGRAFICA
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Zafferano sempre…
Il motivo che spinge una persona a decidere di scrivere, spesso non è semplice da spiegare. In questo caso però, probabilmente le dita hanno cominciato a cercare la tastiera del PC perché dentro di me si andava formando un'idea. Dopo anni, dopo varie esperienze, dopo ricerche, ecco che, improvvisamente, ho scoperto di avere qualcosa da dire a proposito dello zafferano. Quindi ho messo da parte la stesura di un romanzo (un giallo, naturalmente, per restare sulla stessa gradazione cromatica) e mi sono immersa nella confusa massa di nozioni pratiche e teoriche relative a questa spezia.
Temo, come spesso accade, che l'affetto che nutro verso lo zafferano dipenda dall’imprintig ricevuto durante l'età in cui ancora l'umana specie è soggetta a questa delicata fase di apprendimento: la fanciullezza. Bisogna, nel mio caso, risalire all'incirca ai primi decenni della seconda metà del novecento, tanto per non fare date ed essere il meno chiari possibile.
Le cose che si ricordano, o che si dimenticano, seguono strade piuttosto incomprensibili: perché ricordo il risotto allo zafferano che cucinava mio nonno e non, invece, altre pietanze più elaborate e gustose preparate da altri parenti stretti? Mistero.
Perché il sapore di quel riso è rimasto stampato nei circuiti della mia memoria come un marchio a fuoco sul gluteo di un manzo?
Non lo so.
Perché, invece, non serbo alcuna reminiscenza dei manicaretti di cui ancora mi narra mia madre con un sospiro di nostalgia?
«Ah, i fegatelli alla toscana, quelli cucinati nella rete del maiale, come li preparava la povera nonna Rita! Non li ho assaggiati mai più! Te lo ricordi, vero, quanto erano buoni?»
Inutile, di quei fegatelli non resta in me la benché minima ombra. Come pure degli gnocchetti di ricotta e spinaci, oppure della polenta e non so che, e di mille altre specialità di cui la mia famiglia andava giustamente colma di orgoglio.
Invece il risotto allo zafferano è rimasto.
Ed è rimasto nella sua totalità.
Difficile descrivere un ricordo, soprattutto se risale a tanti anni addietro...
I ricordi degli accadimenti reali, infatti, sono composti da mille sfaccettature: sensazioni odorose, tattili, giochi di luci, toni di voci, il caldo, il freddo, oltre al sapore su cui siamo ora concentrati. Del risotto, dunque, non serbo solo la testimonianza del gusto, per intenderci, ma ho dentro di me il "rito" del risotto.
Un rito complicato, che, a volte, provoca anche punte di dolore e di nostalgia. Oltre a spunti di ragionamento. Quanto siamo cambiati, in questi pochi decenni? Cosa ci ha rubato, il tempo che scivola sulle nostre vite, a parte alcuni affetti importanti?
A quei tempi, infatti, si andava a comprare il riso da chi lo produceva. Adesso lo compro al centro commerciale. Però bisogna mettere i puntini sulle i: oggi vivo in Sicilia, prima vivevo in Lombardia. Oggi coltivo lo zafferano, prima si comprava lo zafferano in drogheria. Mi auguro con tutto il cuore che esistano ancora persone, dove ci sono le risaie, che vadano ad acquistare il riso per la propria famiglia direttamente da chi lo vede nascere e crescere. Perché è un rito che resta dentro, che si conserva indipendente dal passare degli anni, che rimane anche se si cambia e si va a vivere dove non cresce il riso.
Così, prima del risotto, c'era il sacco di riso, un sacco di tela bianca da cui poi si prendeva la giusta quantità di cereale da tenere a portata di mano per cucinare con comodo. E una scampagnata in quello che oggi è il Parco del Ticino.
L'importanza di un ricordo legato a quello che si mangia comincia ad apparire nella sua interezza. Partendo da un piatto di riso, si riesce ad andare indietro, a rivivere momenti passati. A questo punto, posso solo sognare che anche le mie figlie, un domani, prendendo spunto da una ricetta da me tramandata, siano capaci di tornare a condividere con me qualche frazione di tempo in cui eravamo insieme... Forse è un nulla, o un'illusione. Però a me sembra una cosa fantastica.
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IL MESTIERE DI AGENTE LETTERARIO
Barbara Becheroni, è nata a Milano ma vive a Siracusa da una quindicina di anni. Veterinario di professione, si dedica alla scrittura da sempre.Ha pubblicato il romanzo Nel dolore (Carlo Morrone editore), e la raccolta di racconti Strani amori (Armando Siciliano editore), oltre a numerosissimi racconti in varie antologie, l'ultima è Fiocco rosa (Fernandel editore).
Ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il Molinello, il Premio Emigrazione, il Premio Brontolo. Collabora a «Pantelite», i «Siracusani», gli «Amici di Paco» e «La voce dell'isola».
L'amore per lo zafferano è iniziato per caso, ascoltando una trasmissione alla radio. Dopo aver sperimentato la preziosa spezia coltivata artigianalmente a L'Aquila, ha deciso di provare a produrre il Crocus sativus in Sicilia, ottenendo dello zafferano di incredibile qualità. Infine ha provato a racchiudere le sue doti di scrittrice, cuoca e coltivatrice in questo libro, per condividerle con tutti.
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