Concorso di Emoz. 2005

Pietra focaia.

Quanti tagli e fili
e aghi e voglie.
E visi da stendere ad asciugare.
Rossi di sangue e stracci logori da orlare.
Quanti sbagli e stelle
e cenere e polvere.
E cieli blu da perdersi a pettinare.
Capelli e cristalli da annodare.
Sputo il tempo a strofe sui muri.
Soffi e morsi di notti
che sollevo da terra rotta
per te
che sei corda e saliva
e smania rovesciata sulla pelle.
Cieca, come ombra che segue.
Muta, come santo che prega.
E spilli di occhi che fanno fori.
Spalancati porte
donna di miele
e riparati il cuore.
Cade la pioggia
argina il tessuto
nudo ventre di pietra focaia.

Flavio

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Concorso di Emoz. 2005

Miraggio

facce mille facce
tutte si affacciano sullo stesso burrone
visi impauriti
volti mescolati
non il tuo…
TI SENTO..
fugace come la felicità terrena
mi specchio nei pensieri e sei lì
le nostre strade si sfiorano
MIRAGGIO..
un’anima compatibile
non ti mostri
mi lasci dannare tra le fiamme della solitudine
dove sei?
dove sei quando la malinconia regna e mi tormenta?
dove sei quando in sogno grido il tuo nome?
… quando il mondo mi sommerge
continuerò a inseguire
petali di speranza
in cerca del tuo profumo…
zampilli di luce coloreranno i nostri destini.

Ladyviolet4

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Concorso di Emoz. 2005

Anima a nudo

Se io non ti dico quanto ti amo
è solo perché so che potrei
farti del male.
E farmi del male a mia volta.
Se io non ti dico che per te
sarei stata disposta a fare pazzie,
è solo perché
il bene che sento per te
mi fa desiderare solo che tu
sia sereno.
E la tua serenità
non potrei mai essere io.
Se non ti dico quanto mi fai stare bene,
è solo perché non voglio legarti
ad un’effimera felicità
quale quella che io potrei darti.
Non voglio relegarti a qualcosa di transitorio.
Ti ho fatto una promessa:
ci sarò per sempre.
Ed intendo onorarla.
A qualsiasi costo.
Quindi dolcissimo amore mio,
conserverò questo mio sentimento
nell’angolo più sperduto del mio cuore.
Dove solo io potrò fargli visita e
di cui solo io saprò la strada.
Per rifocillarmi durante i giorni di grande arsura.
Ma mai e poi mai te lo ammetterò di nuovo
che quello che provo per te
è tanto immenso e profondo da fare
così male.

Concorso di Emoz. 2005

All’uomo ideale

I voluttuosi sensi
Fino a raggiungere l’anima
che giace nel profondo
Tu… paladino
della mia antica innocenza,
sfiorami i sensi
e… risveglia il pensiero.
Tuffati nei miei incredibili sogni
di ebbrezze perdute nel tempo
Soffocami nella magia
della tua violenza
Straziami di pensieri,
allusioni, di gelosie.
Trascinami
Nella corrente del tuo essere
fino al profondo dell’io,
fino a confondere i voluttuosi sensi
col pensiero
Fino a mescolare
Odio e amore
Violenza e dolcezza
Coraggio e paura.
Trascinami
Fino a confonderti… con me!

Tisbe

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Concorso di Emoz. 2005

Un caffé a Kathmandu

Consegno la chiave. Nella terrazza esterna, sita all’entrata dell’hotel, è seduto Carlos in compagnia solo di una spremuta d’ananas sul tavolino. Lo intravedo dalla vetrata. Mi fermo un attimo a osservarlo. È molto affascinante. Il ruolo di solitario gli calza a pennello. È fantastico come sembra bastarsi…

… L’espressione dei suoi occhi è molto intensa e profonda; di quegli sguardi che ti suscitano una sensazione di sicurezza, ma che nel frattempo appaiono così calmi e penetranti che diventano indiscreti, quasi inquietanti. Mi scruta molto, in silenzio.

… Le emozioni iniziano a trascinarmi facendomi perdere il controllo della ragione: le sue labbra, calde e vellutate, sfiorano dapprima il mio collo poi ogni millimetro della mia pelle proseguendo verso il mio cuore. Resisto poco alla superficiale leggerezza del suo bacio che tende solo a sfiorare le mie labbra, a solleticare il mio desiderio: prendo un’iniziativa che vuol essere solo un monito positivo, l’autorizzazione a continuare, un consenso tacito, ma chiaro come ciò che sta avvenendo. Scatta il graduale vorticoso intenso e prolungato fondersi di sapori d’amore ben amalgamati.

Manuela Mazzi ci regala un breve estratto dal suo prossimo libro “Un caffé a Kathmandu”, la cui pubblicazione è prevista per la prossima primavera.

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Concorso di Emoz. 2005

Parlare d’Amore

Lo conobbi in Africa, e mi disse che si chiamava Amore.
Il suo arrivo era stato annunciato da diverso tempo e di lui si diceva che fosse bello come il sole, che avesse un grande sorriso e una forte luce negli occhi. Quale migliore aspettativa per chi, come me, mangia da sempre pane e sogni.
Arrivò in Kenya un martedì di dicembre, mentre i dow spiegavano le vele per la regata più importante dell’anno.
Io invece spiegavo ai turisti più lagnosi che non è prevista per i prossimi cent’anni un’autostrada in Africa. Qui Terzo Mondo, you understand?
In questo frangente, Lui entrò nella verdeggiante hall dell’albergo, passò davanti a noi, e ci ignorò. Soprattutto MI ignorò. Non fu proprio quello che si dice un buon impatto.
La mia mente, architetto imperfetto, accartocciò all’istante la bozza di “uomo-angelo” creata in 32 anni di sudatissimi studi onirici, e la cestinò. In effetti, non aveva tutti i torti. Il soggetto era goffo nell’incedere, non solo, era anche abbastanza indisponente nel modo di porgersi. Inoltre, a guardarlo bene, aveva una certa aria da finto intellettuale che cercava inutilmente di sostenere con un paio di occhiali dalla montatura nera,in plastica, e una specie di 24 ore da scolaretto giudizioso. Per non parlare, poi, di quella odiosissima evve moscia da bavone pavtenopeo.
Solo che… In Africa, forse non tutti lo sanno, c’è un’aria magica, che rende soave tutto quello che guardi e che respiri; ci sono gli alberi di frangipane con i loro grossi fiori bianchi che profumano di gelsomino. C’è un calore-sudore che avvolge e stravolge i sensi come quando fai l’amore. C’è che il Mare e la Luna respirano insieme, per quattro volte al giorno, ed è come sentire il respiro dell’Universo. E poi le stelle, una distesa infinita di stelle.
Per farla breve, in quel contesto magico ed inebriante, lui stonava come un colombo sul nido di un’aquila pescatrice.

Ed io, me ne innamorai.

Il cervello, vecchio saggio, suggerì -non andare-, ma il mio cuore, sensibile al frastuono di un petalo che cade, urlò: -Sì,vai,tuffati. E quella sera stessa, il mio cuore si tuffò.
Lui mi disse che si chiamava Amore, me lo scrisse anche, e me lo giurò. Ed io lo afferrai. Con tutta me stessa.
Io non so a quanti di voi Amore abbia rivelato di essere l’Amore vero, quello originale, made in Napoli; ma a me lo disse, forte e chiaro, in una notte di luna piena, poco dopo la mezzanotte, sotto una corte di stelle, in Africa.
Sette fuochi, due anelli, una promessa.
Amore e Promessa: un sortilegio perfetto contro il tempo che passa.
E il tempo passò, giorno dopo giorno, inesorabilmente, fino all’ultimo fiocco di neve, e in 3 anni ci tolse il fiato, le forze e tutte le parole.
Fino a sfinirci. Credo si chiami mal di vivere.
Oggi, quell’amore non esiste più.
I fuochi si sono spenti, gli anelli li ha presi il mare, la promessa l’ha voluta il vento.
Ma il ricordo rimane qui, con me, sulla punta di queste parole, lasciate per caso a voi, stasera, tanto per parlar d’Amore.

Gail

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Concorso di Emoz. 2005

Istante di plenilunio magenta

Brividi di notte nel cielo che trema silenzi.
Increspature al bordo della lingua che estingue attonito il grido. Arreso. Sospeso, sorpreso dal dolore previsto sul trampolino tra la mente e il cuore.
Metallo di tenebre riverbera echi aguzzi di presagi maturati nel frutto amaro di un addio.
Melograno di occasioni scadute a cuore aperto semina grani sulla pelle pallida, fragile quinta all’incendio del mondo. Piccolo mondo a quattro mani, la sinfonia suonata il tempo di un amore.
Spalancata la luna, le tenebre s’affacciano sul davanzale del giorno consumato che espelle quello nuovo come un tarlo dal buco nel legno. Le nocche bussano perché ancora, verde, fiorisca, e da dietro non risponde che il respiro del vuoto.
Appollaiate sulla gobba del vento, le stelle aguzzano le punte per ascoltare meglio qual è il congedo di chi muore d’amore.
Il telo scarno di un lenzuolo stropicciato di pianto si offre alla proiezioni di pensieri colti di sorpresa come attori nudi.
Immagini che non hanno consistenza. Pozze d’olio che incollano le dita agli occhi.
Rigonfie d’ombra, le mie pupille vagano alla ricerca di segnali distanti e, accesa la luce di una lacrima, mettono a fuoco figure enigmatiche.
Ricordi.
Cocci a pezzi del recente passato distante.
… I miei racconti sottovoce, l’estremo sorriso di un raggio di sole sulla finestra socchiusa del tuo viso…
Visioni, memorie, frammenti … un istante.
Basta un istante al soffio di un addio.
Sull’orizzonte tra volatile coscienza e eterno sonno, mi aspetta pronto un veliero fantasma.
Solo una domanda, nel viaggio, m’accompagna…
Quando ritornerà ciò che ora sta passando?
Però la luna non risponde. E cade a piombo nel cuore della notte contro lo sfondo di un cielo magenta.

Zaritmac

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Concorso di Emoz. 2005

A lei…

…vado a liberarla, voglio che sia libera, libera di andarsene, libera di dimenticarmi e anche di tornare, se tornare vorrà e anche di amarmi o di amare un altro, se un altro vorrà…e se resterò solo, e se lei se ne andrà, mi resterà soltanto, mi resterà per sempre, nelle mie mani a coppa, fino alla fine dei giorni, la dolcezza dei suoi seni modellati dall’amore…

Mel gabbiano

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Concorso di Emoz. 2005

Ricordami così

Ricordami come una Venere Piangente
adesso che non distinguo la realtà
e tutto mi sembra amore e tutto mi sembra odio..
Adesso che il silenzio lascia spazi e stracci
– di desolazione pura
di ironie sottili, pungenti come aghi,
– beffarde come false ammaliatrici…

Ricordami come una Venere Piangente
di sensibilità sopraffina
sempre in attesa, trepidante, nei gesti silenziosa.

Ricordami così
Non ricordare come ho saputo amare..
..potresti voler essere satellite
per non mettere mai più piede su questa terra…

Sahira

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Concorso di Emoz. 2005

Fantasma d’amore

Puntuale
come il sole ogni mattina
si leva,
diafano fantasma,
nel suo sudario di nebbia
avvolto.

Stagliato
contro l’azzurro del cielo
aleggia
gelida eclissi
di un nobile sentimento
perduto.

Sensazione
di un freddo bisturi tagliente,
lacera ricordi,
brandelli di sogni
miseri resti dell’anatomia
del desiderio

Andrea

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