Concorso di Emoz. 2008, Concorso di Emozioni

Chicchi d’oro

Lasciati chiamare amore per un giorno
lasciati chiamare amore per una notte

E’ bello credere
nei momenti in cui ci sei
che ci sarai per sempre

Chicchi d’oro
di una storia fatta solo d’istanti
pietre preziose uniche e rare
che annientano e divorano
le briciole di un amore falso
giurato in eterno
e cancellato in un attimo

Ed è per l’intensità di quegli attimi
per quella gioia catturata
come una foto istantanea
per quella passione
che non vedrà mai tramonto
per quello stare insieme
che finisce senza declino
per quello spazio inatteso e regalato
dal cielo dal sole dalle stelle dalla notte
che voglio e posso chiamarti amore

Il tempo di assaporare il tuo sorriso
ed è già tempo di non vederti più

Tu non ci sei
ma io sento ancora
le tue braccia stringermi
e la tua voce
che mi chiama amore

Cinzia Corneli

Immagine: fotogramma tratto dal video della canzone "Baciami adesso" di Mietta

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Amore senza nome

La mattina del giorno dopo giunse finalmente a destinazione.
L’aria era fresca e il sole risplendeva nel cielo limpido di un giorno appena iniziato.
Scese dall’auto, prese il fascicolo delle lettere e s’incamminò per un vialetto che portava ad un grande, elegante cancello con ornamenti in ottone. Passò attraverso le sue ante socchiuse e si diresse lungo un viale ornato di aiuole in fiore.
Si orientò secondo le indicazioni che aveva ricevuto e finalmente vide la targhetta con scritto il nome di lei assieme a due date.
Quelle della sua nascita e della sua morte avvenuta un mese prima, così improvvisa da non lasciare loro il tempo di scambiarsi nemmeno una parola, perché la morte non invia e-mail.
Rimase a contemplare in silenzio quella tomba semplice, quasi da bambina così come lei aveva sempre voluto essere: un po’ bambina e un po’ donna, semplice, impulsiva, spontanea. Soprattutto, innamorata.
Depose accanto alla targhetta il fascicolo con la loro storia d’amore scritta su carta, che lei avrebbe potuto finalmente leggere, e per tutta la vita non ricordò i pensieri che ebbe né le parole che pronunciò in quel momento. Ricordò solo di essersi trovato all’uscita del cimitero e, mentre entrava nell’auto, di essersi fermato a fissare un punto imprecisato del cielo sussurrando a fior di labbra: "Grazie Amore". Sapeva che lei l’ascoltava perché era con lui anche in quel momento, come sempre e per sempre.
Chiuse la portiera e avviò il motore.

Timur Lenk

Immagine: Lindenallee di Andreas Scholz

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Sempre te cercherò

Sempre te cercherò
nelle sieste incantate
di ogni giorno.
Ti rivedrò nelle pallide
tinte del mattino,
che vanno a dissolvere
il nero della notte.
Ti sentirò nel crogiolo
di luce a toni caldi,
quando la mente
pigra, si assopisce.
Ti sfioreò nell’intimità
confidenziale del crepuscolo,
nell’ora incerta…
Mentre il viola si sfuma
all’orizzonte.
Ti troverò nella dissolta
forma, che si fa scia
nella notte chiara
nel "Nulla" che dilata
ogni pensiero.
E sarai ancora:
mia aria, mio respiro
mia luce… mio trasalimento
mio pianto
nel disabitato scorrere
di vita, dove depongo
la mia rosa nera.

Lia Bronzi

Immagine: Line of Poetry II di Hans Paus

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Il mio risveglio

Le colline ruvide d’inverno
oggi hanno la pelle vellutata
e i papaveri adornano le guance
di cipria vermiglia.
La noia si toglie la ghirlanda
e la dona all’allegria.
Odori voluttuosi m’accarezzano
quando il tuo respiro mi è vicino
e la rugiada s’attarda
sulle emozioni della primavera.
La vita scorre tra rivoli d’amore
e il tuo abbraccio è il mio risveglio.


Giuseppina Mira

Immagine: Primavera (2002) di Felix Mas

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Ci assimilammo al mare…

Vagammo
lungo una fioca riva
ove incerti gli affanni
morivano man mano che il giorno andava via

vagammo
come anime randagie
corvi bianchi resi al volo
da un fremito di morte e di speranza

ci sorvegliava il mare
tra veli azzurri, palme di cristallo
il vento, gravido di noi
frugava fra desideri e cerchi d’ansia

ci rifugiammo
in uno spumoso ventre vuoto
ove cresceva il buio rigoglioso
al riparo da luce sterile che opprime

fummo vivi solo lì

nel fruscio del silenzio
nel lucente spirito notturno
nell’eco del nostro sangue

ci amammo

ci assimilammo al mare…


Emma Mazzuca

Immagine: Into the Blue di Ashton Howard

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Dichiarazione all’uomo invisibile

Un sorriso. Click. Un’espressione buffa. Click. Ti fotografo mentalmente, per averti per sempre nei miei ricordi, anche quando sarai lontano. Ma sarebbe impossibile ricordare tanta perfezione. Come potrebbe un battito di ciglia rubarti al mondo e sigillarti nel mio cuore?
Ti voglio tutto per me e non è un capriccio. Non posso farne a meno. Tu sei amore, tu sei vita. La mia vita. E non mi va di liberarmi di ciò che di più caro ho al mondo.
Sorridi ancora. Potrei illudermi… potrei pensare di avere un posto prenotato di fianco a te sul prossimo aereo. Sul prossimo volo che porta al tuo futuro. E anche al mio. Al nostro, se vogliamo. Quel sorriso che ora è solo per me, un giorno sarà un ricordo. Tu partirai, ed il sedile di fianco a te sarà vuoto. O forse ci sarà una ragazza di un altro paese, a cui donerai quegli stessi sorrisi che un tempo parevano essere miei. Tu hai già una tua vita, inutile negarlo, ed io non sono compresa, non sono prevista. E lo spettacolo deve andare avanti, non può calare nessun sipario.
Ma non ci penso, non voglio perdere nulla, nemmeno un secondo. Voglio vivere tutto, ogni singolo istante. Voglio vivere te. Voglio riempirmi di te. Respirarti a fondo per non scordarti più. Voglio che tu rimanga per sempre indelebile, seppur intangibile, nella mia anima. E vorrei dirti tutto questo. Potrei riassumerlo in due parole, ma così assurde suonano alle mie orecchie… eppure così sincere. Così pure e così vere, ma talmente ingenue ed insensate che la paura di dirle le blocca lì, a metà gola, tra un sospiro ed un battito.
Con quale coraggio ti chiedo d’amarmi? Non è giusto che io ti costringa qui accanto a me, ma non voglio che il tuo posto nel mio letto si raffreddi. E tu sembri non vedere nemmeno nei miei occhi che brillano la tua immagine riflessa.
E ti ho sentito, sai, quando mi sussurravi all’orecchio parole in una lingua che pensavi io non conoscessi. Parole d’amore, ma le più amare che potessi udire. Perché chissà quante altre orecchie le hanno sentite prima di me, chissà quanti sguardi hanno incontrato quegli occhi di ambra prima che incrociassero i miei, chissà quanti cuori hai infranto prima del mio, chissà quanti sogni hai rubato.
Le tue labbra mi sfiorano, e dimentico tutto, perfino di esistere. E tu, così bello e così lontano, seppur io senta il tuo respiro sul mio collo, esci silenzioso dal mio sguardo e dalla mia vita in una lacrima, che ti consacra a me come unico ed eterno amore.

Valeria De Gennaro e Alessandro Bonalume

Immagine: Swept Away di Irene Sheri

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Ti cercherò

Ti cercherò fino alla fine dei tempi
oltre le stagioni che trascorrono mute
sugli orizzonti perduti.

Nelle braccia del cielo
navigherò la notte infinita
e tra le stelle troverò i tuoi occhi
persi dentro i miei
in un abbraccio tenero di corpi
per respirare insieme il tuo respiro
anima nell’anima
come radice nella terra avvinta.

E tornerà il dolce canto della primavera
e sarà luce
sulle foglie morte dell’autunno
e sulle lacrime del tempo
che la malinconia intrecciate aveva
come fragili cristalli
ai rami secchi della vita.

Ti cercherò
in ogni angolo sperduto
fino alla fine dei giorni
oltre le stagioni che trascorrono lente
sui miei velati tramonti.

Alifarfalla

Immagine: Richard Leblanc, Sunlight Coast

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D’Oro e Madreperla

Immagine da video Figlio della luna (www.youtube.it)

Amaranto d’Estate fuso nel cobalto del mare, un’era lontana, un mondo che fu.
Io, come fiera fulgida falce, lassù me ne stavo, ancorata alle maglie della notte, i respiri in bilico verso l’orizzonte.
Lei trafelata correva, da una vita o forse mille, amazzone dei suoi stessi timori, rapita dall’orma di quel nome.
Lui ancora attendeva, da una vita o forse mille, assorto nel culto di quella donna, carnefice della sua rassegnazione.
Finché poi la vide.
Gli occhi serrati attorno al suo profilo alla stregua d’un miraggio e niente ebbe il tempo di capire quando Lei a pochi passi si fermò.
Amore mio. Ma dove sono stato prima che arrivassi a me?
Lei, dal canto suo, restò a fissarlo immobile, il fiato incatenato in una morsa, a non incrinare l’equilibrio.
E io? Come ho fatto fino a quel giorno senza te?
E furono sentori sospesi a mezz’aria, sapori affondati nel sangue, al crinale tra sogno e verità.
I baci di Lui sul suo ventre il seno le gambe, miele negl’incavi delle sue forme, le carezze di Lei tra i capelli le spalle giù fino ai fianchi, nettare sulle curve della sua carne.
Rivoli di devota perdizione sulla pelle, vincoli d’eburnea appartenenza stretti ai polsi.
Io, che non li conoscevo, ero inchiodata da tanta meraviglia e una lacrima, impertinente e calda, dalla rete delle ciglia si staccò.
Quindi un’altra, un’altra ancora, stillicidio d’oro e madreperla sulla tela di quel velluto blu.
-Guarda lassù. Sei così bella da incantare anche la Luna-
"Prometti che saremo così sempre"
-Sempre è l’unica realtà-
E fu così, adesso lo sapete, che da allora nel mio nome si specchiano i sospiri degli amanti e nelle stelle cadenti si celano i loro più preziosi desideri.

StregadelMare

Immagine: da un video della canzone Figlio della luna

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