Concorso di Emoz. 2008, Concorso di Emozioni

Il soliloquio di Elena

Elena si fermò, distratta dalle grida di alcune ragazze che passavano sulla strada. Si voltò in quella direzione, fermando lo sguardo sull’immensa distesa di croci. Un brivido di commozione attraversò il suo volto: “Mio Dio quanti morti!” disse “Quanti drammi dietro queste povere vite stroncate negli anni più belli! Quanta distruzione e quante ferite nell’animo e nel corpo di chi è rimasto! Questo ci ha lasciato la guerra?” Elena non riuscì a trattenere il pianto, quindi asciugandosi le lacrime: “Ora devo farmi coraggio per te, mio caro. Sono qui con te e voglio riprendere il discorso interrotto quella sera. Ricordi quanto mi desideravi? Poi siamo finiti a parlare di amore platonico. Eri dolce e premuroso. Mi accarezzavi e mi guardavi negli occhi dicendomi che mi volevi bene, che avresti voluto restare sempre con me. Non mi volevi lasciare quella sera. Forse avevi intuito che era per l’ultima volta. Ma ora sono tornata e sono qui con te e tornerò altre volte e staremo insieme, mentre curerò i fiori del tuo giardino, le rose piantate dai tuoi amici. Fra poco arriverà la primavera e le rose fioriranno e spunteranno anche le margherite ed io potrò tornare a sfogliare i loro petali come un tempo. Ogni volta sorridevo quando mi dicevano che mi amavi, perché lo sapevo che mi amavi; ero certa del tuo amore. Anche gli uccellini verranno col loro canto. Vedi quel passerotto? Un giorno verrà anche da te e tu potrai affidargli un tuo messaggio. Tu mi credi, vero? La guerra ci ha consentito di trascorrere poco tempo insieme, ma sono stati momenti intensi. Ti ricordi quanto ti dispiaceva che finisse il giorno e quanto ci sentivamo gratificati, quando al tramonto il cielo si riempiva di rosa? Quel rosa ci faceva sperare e credere che le nostre speranze, potessero un giorno diventare realtà, che fosse possibile per noi, dopo avere subito l’offesa della violenza e delle stragi, trascorrere insieme una vita felice”.

Alberto Calavalle

Immagine: Evening Sun Poster di Mary Dipnall

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