La recensione di Nicla Morletti

Al cambio di luna di Paola Merolli
"Sognavo di volare verso la luna, ricoperta da un mantello di lino con
segni e figure dipinte da me: la mappa della mia vita, gioie e dolori",
scrive l’autrice. Poi, d’improvviso, il campanello della porta sembra
interrompere l’incantesimo. Squilli insistenti. Deve andare. Non ci
sono vie di fuga.
Affascina
la lettura di questi racconti. Stile asciutto, fresco, chiaro. Bello.
Creatività e immaginazione stimolano la fantasia: luna di fiori, luna
della vendemmia, della fragola e della tempesta. Luna delle fate. Luna
della coppia: il principio maschile e quello femminile si incontrano.
"E le piante germogliano."

AL CAMBIO DI LUNA
di Paola Merolli

Giraldi Editore – collana Narrativa e poesia
2007, 198 p.
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"Brevi racconti. Quasi minimal ma non per questo di minor rilievo.
Storie raccontate dal punto di vista femminile, mai noiose, alcune
volte quasi paradossali che esprimono comunque un punto di vista
diverso e anche inaspettato. Si leggono tutti d’un fiato perché
incuriosiscono e fanno anche  sorridere. Uno sguardo al mondo femminile
soffice ma contemporaneamente disincantato."
Paolo Villaggio

Dal racconto "Luna dei Fiori"

Luna allegra. Luna delle rane. Luna della coppia.
Il freddo è solo un ricordo. Ora il principio maschile e quello femminile si incontrano. Le piante germogliano.

Piove.
Gocce tamburellano contro le persiane chiuse. Gocce atterrano sulle
mattonelle a scacchiera del balcone con un tintinnio secco, incalzante,
un becchettare da galline, mentre altre rimbalzano sulle foglie a
orecchio d’elefante, come chicchi di melograno.
La sveglia sul
comodino lampeggia e inizia a suonare. La guardo irritata. È presto. Si
deve essere sbagliata. Lei continua, però, imperterrita e superba. Deve
avere un’avversione personale nei miei confronti. Mi vendico: con un
dito le tolgo la voce, la rendo invisibile.
Che strazio! Dormivo
così bene. Sognavo di volare verso la luna, ricoperta da un mantello di
lino con segni e figure dipinti da me: la mappa della mia vita, gioie e
dolori.
Un lampo e il campanello della porta. Non ci sono scappatoie. Squilli insistenti. Devo andare.
Chi
può essere? Non aspettavo nessuno a quest’ora. Mi guardo in giro
soddisfatta. Ieri ho riempito la casa di morbidi cuscini variopinti,
una baraonda chiassosa: oggi è uno degli anniversari del glorioso
"Giorno del Cambiamento".
La misteriosa creatura ha iniziato a
battere i pugni contro la porta. Devo aprire. Sto per farlo, quando mi
accorgo di indossare ancora il pigiama: orsacchiotti bruni che si
rincorrono tra mazzi di bianchi gelsomini, su di un prato verde acqua!
Fino
a poco tempo fa, fino al fatidico "Giorno", non mi sarei mai fatta
vedere così: sarei corsa ciabattando verso l’armadio e ne avrei tirato
fuori un pesante burka. Ma ora non me ne importa.
Apro. Solo uno spiraglio. Davanti a me un uomo senza età. Basso e tondo, con un gran ciuffo di capelli e una valigetta.
È stremato dalla lunga attesa e mi fissa inebetito.
"Lei chi è?"
"Il
tecnico del computer" borbotta, indicandomi il marchio sul risvolto del
giaccone e scansandomi per entrare finalmente in casa.
"È sola?"
Alla
mia risposta affermativa si rilassa. Nessun rivale. Può occupare il
territorio e chiudere le labbra sui denti pronti a sbranare. Si toglie
il giaccone e apre la valigetta con un sinistro fruscio della cerniera.

"Vuole un caffè?" devo tornare padrona della mia casa.
"No, grazie. Inizio subito."
Di
poche parole ed efficiente. Un uomo soffocato da un uso eccessivo di
tecnologia. Abitudinario e monotono, rimugina invece di macinare
farina. Peccato. Avrebbe potuto essere un pirata, con la classica toppa
nera sull’occhio mancante, perso per una scheggia di legno schizzata
dall’albero maestro. Provo per lui una soave commiserazione.
"Io, una volta, passavo notti intere a consultare i tarocchi."
"Buon per lei" risponde annoiato. Mi vorrebbe azzittire ma con la nuova me, non funziona.
"Lei sogna?"
Naturalmente lui non sogna mai, e se lo fa, non lo ricorda. Il suo sonno è fatto con la stessa stoffa della realtà.
"Devo lavorare" mi risponde continuando ad intrecciare fili e ruotare viti.
"Sì, certo. Ma può diventare tutto così monotono, senza anima."
"Con
l’anima non si mangia. Dalle nostre parti si dice: l’uccello mattiniero
acchiappa il verme." Proprio così mi ero sentita fino a quel magico
giorno: un verme bianco, molle come il fumo, rinchiuso dentro una bolla
di vetro. "Si è mai sentito in trappola?" "Una volta. Ero rimasto
chiuso in ascensore."Una risposta deludente. Mi avvicino alla finestra.
Scrosci di pioggia. La città è sommersa da acque verdi. Un paesaggio
sottomarino.
I rami degli alberi fluttuano come alghe e le persone si muovono con un’andatura lenta, dondolante, da pesce.
Odore di terra bagnata.
"Sua
madre?" chiede il lavoratore infaticabile, per riguadagnare terreno,
indicando una foto incorniciata sulla mensola del camino. "No. Mia
nonna."
Vicino alla foto c’è una palla di semi d’araucaria: me la
portò da non so più quale paese. Emana ancora un leggero sentore di
lei. La poggio sul cuore, come un chiodo di garofano sul dente che
duole.
La nonna ha sempre creduto in me: è stata l’unica.
Mia
madre, in compagnia di zie e cugine, passava il tempo a pregare tra
ceri e confessionali perché io diventassi una maestra o una suora. Una
combriccola bisbi-gliante che si riuniva per frantumare il mio futuro.
Per loro non avrei mai provato le gioie dell’amore e, sicuramente mai,
quelle del talamo.
"Erano tutti convinti che sarei rimasta sola per il resto della mia lunghissima vita."
"Come mai?" sussurra l’uomo, la testa scomparsa sotto il tavolo.
"Sono brutta."
"Non dica così."
La sua debole protesta è accompagnata dalla luce spettrale di un lampo e il suono raggelante di un tuono.
Fino
al "Giorno del Cambiamento" non avevo mai assaporato la sensazione
dello sguardo di un uomo su di me. Mai saputo cosa si prova ad essere
corteggiate, e nessuno, mai, mi aveva chiesto di procreare.
"Agli
esseri più belli si chiede una progenie, sì che mai non perisca la rosa
di bellezza. Shakespeare" declamo Ed ecco apparire il mio gatto: l’ho
chiamato come il celebre drammaturgo ed ho inciso questa frase sulla
catenina che porta al collo. Sono una fanatica della bellezza e di chi
la possiede, la bellezza senza scopo. Legame con il divino.
"Anche lui è brutto" mormoro.
"No, non è vero!"
Sul gatto il suo tono di protesta suona molto più convincente.
Shakespeare
non è un prezioso esemplare con il pelo terso, ma un trovatello.
L’unica cosa bella che ha sono gli occhi color pesca e le ciglia
piumose. Lui, però, non si lamenta mai. Con noncuranza si lascia
accarezzare e poi sparisce. Prende la vita com’è.
"Quanti anni ha?"
mi chiede, continuando ad accarezzare Shakespeare che inarca la schiena
e fa le fusa, beato. "Non lo so. Lei ha un gatto?"
"No. Avevo un merlo dal becco dorato. È morto."
Il
suo primo accenno d’umanità. Forse riuscirà a capire. "Io ho passato la
maggior parte della mia vita a vegetare. Mi accontentavo di esistere."
‘"È
impossibile non finire per essere come gli altri credono che uno sia.’
L’ho letto da qualche parte." Che la mia prima impressione sia stata
completamente sbagliata? Non un leggendario pirata, ma un filosofo con
la barba bianca e il mento poggiato su una mano, in posa pensosa e
rassegnata?
Ad ogni modo si sbaglia. Io ho cambiato il mio destino.
Con un unico, semplice gesto ho ribaltato la realtà: ho ricominciato
dal principio. Di nuovo viva, con corpo e cuore in salvo.
"Se fossi nata durante il Medioevo avrei avuto qualche probabilità in più."
"Perché?"
La voce del filosofo-pirata mi arriva lontana, sommersa da quella più forte dell’acquazzone.
"Avrei
potuto annullare gli effetti devastanti della mia bruttezza con potenti
elisir d’amore fatti con radici di mandragola raccolte ai piedi dei
patiboli, dove germogliavano grazie allo sperma degli impiccati…"
Parlo
e mi avvicino sempre più alla mia vittima, fino a soffiarli sul viso
sussurri, versi di uccelli, miagolii e schiocchi di lingua.
Il poveretto indietreggia spaventato e balbetta.
"Se ora potessi avere quel caffè…"
Entro
in cucina con un sorriso soddisfatto. Ce la sto facendo. Sto parlando
con uno sconosciuto. Per me non provare timidezza, non nascondermi, è
un’esperienza così esaltante: prima di quell’evento incredibile non
l’avrei mai fatto. Non parlavo mai di ciò che provavo. Mi aggiravo
silenziosa tra i sentimenti e piangevo. Le lacrime mi scendevano sul
viso, lungo il fianco del naso, come gocce di pioggia, ma più lente.
Oppure le inghiottivo. Ne ho inghiottite cosi tante che a soli diciotto
anni iniziai a soffrire di gastrite e rigurgiti gastrici. Ora ho smesso
di piangere.
Il caffè è pronto. Lui afferra la tazzina con un gesto veloce, ancora guardingo.
"Lei forse penserà che sia un po’ strana…" "No, ma che dice?" sogghigna e sorseggia rumorosamente il caffè.
Fa
lo spiritoso. Certo, lui non sa cosa vuoi dire sentirsi una donna sana,
rinchiusa dentro un corpo che tutti ignorano. È una tragedia. Le donne
non sopportano di essere ignorate. Neanche le dee. Quando Agamennone
doveva partire per Troia, Artemide gli tolse il vento: era arrabbiata
perché nessuno l’adorava.
"Allora, ha finito?"
"Non si arrabbi."
Come
non essere infuriata quando faccio parte di quella folta schiera di
donne considerate brutte ed accettate solo perché fanno risplendere
ancora di più le donne belle? Le brutte sono necessarie per mantenere
l’ordine universale e accrescerne la varietà. I mostri hanno fascino;
sono, al contempo, amati e temuti.
"E non so neanche cucinare!"
"Ma perché…"
"Stia
zitto. Il massimo cui avrei potuto aspirare, fino al memorabile
‘Giorno’, era di diventare la badante di una vecchia e ricca signora."
"Non dica così."
"La smetta!"
Lo
preferisco quando sta zitto, ma, come la maggior parte degli uomini,
non accetta consigli e riprende a parlare, infaticabile come il suo
cacciavite.
"Ha mai provato con i gruppi di sostegno?"
Mi sono
proprio sbagliata. Su di lui il mio intuito, raffinato in anni di
silenzioso apprendistato, non ha funzionato. Non è un pirata, né un
filosofo: è un rompiscatole. Vuole darmi dei suggerimenti. A me che non
ho lasciato niente d’intentato.

Paola Merolli nella Galleria degli Autori di Manuale di Mari.
Sito web dell’autrice: www.paolamerolli.com

 

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